Blefarite

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Blefarite: sintomi, cause, consigli e rimedi

Cos’è la blefarite?

La blefarite consiste in un’infiammazione del bordo palpebrale (in greco blépharon), localizzata nella zona di impianto delle ciglia.

Blefarite

Che sintomi dà?

I sintomi classici dell’infiammazione: bruciore e sensazione di calore sul bordo palpebrale. Molto frequente è anche il prurito, a causa del quale si tende a strofinare la palpebra con la mano. Quest’ultimo comportamento va però evitato, in quanto favorisce l’infiammazione, provocando, a lungo andare, microlesioni della cute palpebrale. A questa sintomatologia tipica delle forme lievi si aggiunge, nelle blefariti gravi, il gonfiore palpebrale, il dolore localizzato esacerbato dall’ammiccamento (che diventa irregolare) e, in ultimo, l’intolleranza alla luce (fotofobia).

Da cosa è provocata?

Le blefariti possono essere provocate da un’alterata secrezione delle ghiandole palpebrali di Meibomio (secrezione sebacea ricca di lipidi), da vizi refrattivi non corretti (in particolare ipermetropia e astigmatismo), malattie della pelle (come l’eczema seborroico), turbe alimentari (avitaminosi e dispepsie), patologie come il diabete o l’accumulo eccessivo di grassi nel sangue e, inoltre, da fattori allergici e ambientali (polveri, fumo). I batteri (stafilococchi, streptococchi) possono essere la causa primaria oppure complicare la blefarite stessa.

Tipi di blefarite

In base al tipo d’infiammazione si possono distinguere fondamentalmente tre tipi di blefarite: iperemica, squamosa, ulcerativa.


Nella forma iperemica il bordo palpebrale appare arrossato, a volte lievemente edematoso, i disturbi possono tendere a cronicizzare.

Nella forma squamosa, oltre ai sintomi già descritti, si evidenzia una desquamazione sottile, con la presenza di materiale furfuraceo depositato in prossimità dell’impianto delle ciglia. Tale forma potrebbe essere correlata con la contemporanea presenza di dermatite seborroica o acne rosacea a livello del viso.

La forma ulcerativa è caratterizzata dalla presenza di piccoli ascessi a livello dei follicoli piliferi, con formazione di crosticine, il tutto causato da una colonizzazione di tipo batterico (stafilococco). Qualora i sintomi si dovessero protrarre per periodi piuttosto lunghi o diventare sempre più eclatanti si potrebbe arrivare alla caduta delle ciglia, ad un ispessimento del bordo palpebrale o all’orientamento delle ciglia verso il bulbo (trichiasi).

Come si esegue la diagnosi?

È fondamentale per prima cosa raccogliere con attenzione la storia clinica del paziente (anamnesi), in modo da poter essere subito a conoscenza di eventuali malattie o fattori di rischio specifici che potrebbero favorire lo sviluppo di una blefarite. La diagnosi vera e propria si basa invece su un attento esame delle palpebre, effettuato dall’oculista durante la visita tramite la lampada a fessura (strumento che consente una migliore osservazione grazie ad appositi sistemi d’ingrandimento e di illuminazione).

Come si cura la blefarite?

Generalmente a livello locale vengono prescritti dall’oculista colliri antibiotici, nei casi più gravi si possono prescrivere prodotti a base cortisonica. Tuttavia una cura completa della blefarite non dovrebbe prescindere dal trattamento della patologia primaria che potrebbe averla determinata. Oltre a curare la blefarite bisogna, quindi, esaminare accuratamente la congiuntiva e la cornea, per escludere un loro coinvolgimento nel processo infiammatorio/infettivo. A questo proposito è bene ricordare che in caso di blefarite è consigliabile non usare le lenti a contatto (Lac) sia per evitare un peggioramento dei sintomi, sia perché l’alterata secrezione delle ghiandole di Meibomio potrebbe rendere il film lacrimale non adatto all’uso delle Lac.
Negli ultimi anni, sta prendendo piede per il trattamento di alcune forme di blefarite, maggiormente quelle associate ad una disfunzione delle ghiandole di Meibomio (meibomite), l’utilizzo della luce pulsata. Si tratta di una metodica attraverso la quale si trasferisce calore all’interno delle palpebre, in modo da facilitare la normale secrezione delle ghiandole di Meibomio e ridurre quindi l’infiammazione palpebrale.

Può diventare cronica?

Sì, può diventarlo. Le blefariti possono presentare una evoluzione subacuta o cronica, con resistenza ai trattamenti terapeutici e spiccata tendenza alle recidive. Pertanto, considerata tale tendenza e la notevole difficoltà ad una guarigione definitiva, per prevenire la blefarite è necessario seguire norme generali igienico-comportamentali.
Il rispetto delle regole igieniche è fondamentale per minimizzare il rischio di ogni tipo d’infezione, compresa la blefarite. Si raccomanda quindi di lavarsi sempre accuratamente le mani, specialmente prima di toccare gli occhi (abitudine, quest’ultima, che dovrebbe però essere evitata il più possibile).
Quando un familiare o un convivente lamenta sintomi riconducibili a una potenziale blefarite o ad altra infezione oftalmica, il consiglio è quello di evitare l’uso promiscuo di oggetti (non condividere gli asciugamani ad esempio) e di cambiare più spesso lenzuola, indumenti, federe dei cuscini, per ridurre il rischio di contaminazione.
Si raccomanda, inoltre, alle donne di evitare l’utilizzo di cosmetici per gli occhi durante l’intera terapia.

È importante lo stile di vita?

Sì, lo è. In particolare è importante seguire una corretta alimentazione ricca di frutta, verdura fresca e proteine magre, come quelle del pollo e del pesce. Al contrario bisogna limitare gli zuccheri e le bevande contenenti caffeina, che potrebbero peggiorare i sintomi della blefarite.

A quali malattie può essere associata?

La blefarite può essere associata a una congiuntivite, manifestandosi quindi come blefarocongiuntivite. Si tratta di un quadro clinico caratterizzato sia da un’infiammazione della congiuntiva che dall’infiammazione del bordo palpebrale.

consigli utili per curare la blefarite

In presenza di blefarite è di fondamentale importanza la pulizia del bordo palpebrale da effettuare con attenzione e delicatezza almeno due volte al giorno (la mattina appena svegli e la sera prima di andare a letto), mirata alla rimozione delle squame e delle crosticine qualora presenti. L’operazione di pulizia può essere effettuata con acqua bollita ( fatta diventare tiepida), oppure con soluzione fisiologica, o ancora mediante apposite salviette monouso acquistabili in farmacia. Qualora l’oculista lo consigli è possibile anche effettuare un lavaggio del bordo palpebrale con specifici prodotti sotto forma di shampoo. In alcuni casi si può ricorrere anche a rimedi naturali come ad esempio degli impacchi caldo umidi (magari con camomilla), utilizzando una garzina o dell’ovatta da posizionare sulle palpebre per 5-10 minuti.

Vedi anche: Malattie delle palpebre

Ultima revisione scientifica: 06 aprile 2021.

Contatta l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
 
Il Numero Verde di consultazione oculistica è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.
Scrivi nel Forum: un medico oculista ti risponderà gratuitamente.

Cataratta

I tuoi occhi

Malattie oculari

Cataratta: sintomi, cause, intervento

Che cos’è la cataratta?

La cataratta è una condizione oculare caratterizzata dalla progressiva perdita di trasparenza del cristallino, la lente naturale situata all’interno dell’occhio. Il cristallino si trova dietro l’iride e davanti al corpo vitreo, una sostanza gelatinosa che occupa la parte interna del bulbo oculare. Quando il cristallino diventa opaco, la luce non riesce più a raggiungere correttamente la retina, causando un peggioramento graduale della qualità visiva. La persona può percepire immagini sfocate, una ridotta sensibilità ai contrasti, maggiore difficoltà nella visione notturna e un aumento dell’abbagliamento provocato dalle fonti luminose. Si tratta di una delle principali cause di riduzione della vista, soprattutto con l’avanzare dell’età, anche se può manifestarsi in qualsiasi fase della vita per motivi congeniti, traumatici o legati ad altre patologie oculari e sistemiche. La cataratta tende generalmente a svilupparsi lentamente e, nelle fasi iniziali, può non causare sintomi evidenti. 

cataratta

Quali sono le cause della cataratta?

La cataratta si sviluppa quando il cristallino perde gradualmente la sua naturale trasparenza a causa di alterazioni della sua struttura interna. Questi cambiamenti interessano soprattutto le proteine che compongono il cristallino, le quali, nel tempo, possono subire processi degenerativi e di ossidazione che ne compromettono la capacità di lasciar passare correttamente la luce. L’invecchiamento rappresenta la causa più frequente della cataratta ed è il principale fattore responsabile della sua comparsa. Con il passare degli anni, infatti, il cristallino tende naturalmente a diventare meno trasparente. Tuttavia, esistono numerose altre condizioni che possono favorire o accelerare questo processo. Tra i principali fattori associati allo sviluppo della cataratta vi sono: 

  • diabete e altre malattie metaboliche; 
  • predisposizione genetica e forme congenite presenti fin dalla nascita; 
  • carenze nutrizionali prolungate; 
  • esposizione a radiazioni ionizzanti; 
  • alcune patologie oculari o sistemiche. 

Anche le abitudini di vita possono influenzare la salute degli occhi. Sebbene la ricerca scientifica continui a studiare il ruolo di determinati comportamenti nello sviluppo della cataratta [1], è ampiamente riconosciuto che uno stile di vita sano contribuisce al benessere visivo generale. Per questo motivo è consigliabile evitare il fumo, seguire un’alimentazione equilibrata ricca di nutrienti antiossidanti e praticare regolarmente attività fisica. La comparsa della cataratta è spesso il risultato della combinazione di più fattori e il suo sviluppo può variare notevolmente da persona a persona, sia per tempi sia per gravità dei sintomi.  

cataratta giovanile

Quanto incide l’invecchiamento?

L’invecchiamento rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo della cataratta. Con il passare degli anni, il cristallino va incontro a naturali modificazioni strutturali che ne aumentano la rigidità e ne riducono progressivamente la trasparenza. Questo processo porta alla comparsa della cosiddetta cataratta senile, la forma più frequente della malattia. Non tutte le cataratte, tuttavia, sono legate all’età avanzata. In alcuni casi l’opacizzazione del cristallino può essere presente fin dalla nascita: si parla allora di cataratta congenita, una condizione che può essere associata a fattori genetici o a infezioni e processi infiammatori verificatisi durante la gravidanza. Tra le possibili cause rientrano alcune infezioni materne che possono interferire con il corretto sviluppo dell’occhio del feto. Quando la cataratta compare in età relativamente giovane, generalmente intorno ai 40 anni o anche prima, viene definita cataratta giovanile o precoce. Questa forma può essere favorita da predisposizione individuale, patologie sistemiche o altri fattori di rischio che accelerano l’invecchiamento del cristallino. L’opacizzazione del cristallino può inoltre svilupparsi a qualsiasi età in seguito a un trauma oculare. Lesioni penetranti, contusioni, ustioni causate da fonti di calore o esposizione a sostanze chimiche possono infatti danneggiare il cristallino e determinare la comparsa di una cataratta traumatica. Anche alcuni trattamenti farmacologici possono aumentare il rischio di sviluppare la cataratta. In particolare, l’uso prolungato di farmaci corticosteroidei è stato associato a una maggiore probabilità di opacizzazione del cristallino, soprattutto nei soggetti predisposti. In sintesi, sebbene l’età rappresenti la causa più comune della cataratta, esistono numerosi altri fattori che possono favorirne la comparsa o anticiparne lo sviluppo, rendendo importante una regolare valutazione oculistica nel corso della vita. 

Quali sono i sintomi della cataratta?

La cataratta si manifesta generalmente con un peggioramento graduale della qualità della vista. Nelle fasi iniziali i sintomi possono essere lievi e poco evidenti, ma tendono ad accentuarsi con il progredire dell’opacizzazione del cristallino. Tra i disturbi più frequentemente riferiti vi sono la visione offuscata o annebbiata, spesso descritta come la sensazione di guardare attraverso un vetro appannato o opaco e la visione doppia. Molti pazienti lamentano inoltre una maggiore sensibilità alla luce (fotofobia) e un fastidioso senso di abbagliamento, soprattutto in presenza di luci intense o durante la guida notturna. Un altro sintomo caratteristico è la progressiva alterazione della percezione dei colori, che possono apparire meno brillanti, più spenti o tendenti alle tonalità giallastre. È inoltre frequente la necessità di modificare ripetutamente la prescrizione degli occhiali a causa dei continui cambiamenti del visus. In alcuni soggetti affetti da presbiopia può verificarsi un fenomeno particolare: la visione da vicino può temporaneamente migliorare rispetto agli anni precedenti. Questo effetto è dovuto a una variazione del potere refrattivo del cristallino che, diventando più rigido e denso, induce una progressiva tendenza alla miopia. Sebbene possa sembrare un miglioramento della vista, si tratta in realtà di un segnale che può accompagnare lo sviluppo della cataratta. Negli stadi più avanzati, l’opacizzazione del cristallino può diventare visibile anche dall’esterno. La pupilla, normalmente di colore nero, può assumere una tonalità grigiastra, giallastra o, nei casi più evoluti, apparire biancastra. Poiché la cataratta tende a svilupparsi lentamente, molte persone si adattano gradualmente ai cambiamenti visivi senza accorgersi immediatamente del problema. Per questo motivo, controlli oculistici periodici sono fondamentali per una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo. 

cataratta intervento

Come si diagnostica la cataratta?

La diagnosi di cataratta viene generalmente effettuata attraverso una visita oculistica completa, eseguita con l’ausilio di strumenti specialistici. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici, soprattutto con l’avanzare dell’età o in presenza di sintomi visivi. Durante la visita, l’oculista analizza accuratamente l’occhio per identificare tipo, dimensioni e localizzazione dell’opacità del cristallino. In base alla sede in cui si sviluppa l’opacizzazione, è possibile distinguere diverse forme di cataratta. Quando l’alterazione interessa prevalentemente la parte centrale del cristallino, si parla di cataratta nucleare. All’esame con lampada a fessura, il nucleo appare più denso e opaco, con una tipica colorazione giallastra. Questa forma tende a progredire lentamente, sviluppandosi nel corso di diversi anni. Se invece l’opacizzazione coinvolge la porzione periferica del cristallino, si configura una cataratta corticale. Nelle fasi iniziali le opacità possono essere leggere e non influire in modo significativo sulla qualità visiva. Con il tempo, però, tendono ad aumentare e a unirsi tra loro, conferendo alla corticale un aspetto biancastro e determinando una riduzione progressiva del visus. Più raramente, l’opacità può originarsi nella zona posteriore del cristallino, in prossimità della capsula. In questi casi si parla di cataratta sottocapsulare posteriore. Data la sua posizione lungo l’asse ottico, questa forma provoca spesso un calo della vista più precoce rispetto alle altre. Nel corso della visita, oltre alla valutazione del cristallino, l’oculista esamina anche il segmento posteriore dell’occhio, per escludere o identificare eventuali patologie oculari associate che possano contribuire alla compromissione della funzione visiva. 

cataratta congenita

Come si cura?

Quando la cataratta compromette in modo significativo la qualità della visione, l’unica soluzione efficace è rappresentata dall’intervento chirurgico. Attualmente, la tecnica più utilizzata è la facoemulsificazione, un metodo moderno e poco invasivo che consiste nella frammentazione del cristallino opacizzato mediante ultrasuoni. I frammenti così ottenuti vengono poi rimossi attraverso un sistema di aspirazione, lasciando spazio all’impianto di una lente intraoculare artificiale (IOL) che sostituisce il cristallino naturale.  L’intervento viene eseguito generalmente in anestesia locale o topica (con colliri anestetici) ed è rapido e indolore.Uno dei principali vantaggi delle tecniche moderne è il recupero visivo piuttosto rapido. Ciò è possibile grazie alle incisioni molto piccole praticate sulla cornea, che spesso non richiedono punti di sutura e riducono il rischio di effetti collaterali, come l’astigmatismo post-operatorio. Negli ultimi anni si è diffusa anche una tecnologia avanzata: il laser a femtosecondi (femtolaser). Questo strumento consente di eseguire alcune fasi dell’intervento — come le incisioni corneali, l’apertura della capsula e la frammentazione del cristallino — con un livello di precisione molto elevato.  Grazie a questa maggiore accuratezza, l’intervento risulta ancora più controllato e meno traumatico per i tessuti oculari, con una potenziale riduzione dell’energia ultrasonica necessaria e un recupero più confortevole. 

Quando si opera?

L’intervento di cataratta viene preso in considerazione quando la riduzione della vista diventa tale da interferire con le normali attività quotidiane del paziente, come leggere, guidare o svolgere le proprie abitudini. La decisione non dipende soltanto dal grado di opacizzazione del cristallino, ma soprattutto dalle esigenze individuali e dalla qualità di vita percepita. In alcuni casi, inoltre, è preferibile non rimandare troppo l’operazione: con il passare del tempo, infatti, il cristallino può diventare più duro, rendendo l’intervento tecnicamente più complesso e aumentando i possibili rischi. Esistono anche situazioni particolari in cui l’intervento può avere un ruolo aggiuntivo o richiedere maggiore attenzione. Ad esempio, nei pazienti affetti da glaucoma, la chirurgia della cataratta può contribuire alla riduzione della pressione intraoculare, con un potenziale beneficio per la malattia. Al contrario, in presenza di alcune condizioni oculari, è opportuno valutare con cautela il momento dell’intervento. È il caso, per esempio, della degenerazione maculare legata all’età (AMD) nella forma umida ancora attiva, in cui è generalmente preferibile attendere una fase di stabilizzazione prima di procedere. Per questo motivo, la scelta del momento più adatto per operare deve essere sempre personalizzata e condivisa tra oculista e paziente, tenendo conto delle condizioni cliniche, dei possibili benefici e dei rischi. 

Quali sono le complicanze dovute all’intervento?

Dopo l’intervento di cataratta è fondamentale seguire alcune semplici ma importanti precauzioni per favorire una corretta guarigione e ridurre il rischio di complicazioni. Innanzitutto, è essenziale non toccare o strofinare l’occhio operato e fare attenzione durante il riposo, evitando di dormire sul lato interessato, soprattutto nei primi giorni. Questo aiuta a prevenire traumi involontari e irritazioni. Un’altra regola fondamentale è seguire con precisione la terapia prescritta dall’oculista, in particolare l’uso dei colliri antibiotici e antinfiammatori, che servono a prevenire infezioni e controllare l’infiammazione. La regolarità nell’applicazione è determinante per il buon esito dell’intervento. È inoltre consigliabile limitare gli sforzi fisici, evitando attività come sollevare pesi, piegarsi bruscamente o praticare sport intensi, poiché potrebbero aumentare la pressione all’interno dell’occhio e interferire con il processo di guarigione. Nei giorni successivi all’intervento è piuttosto comune una maggiore sensibilità alla luce: per questo motivo è utile indossare occhiali da sole quando si esce all’aperto, anche per proteggere l’occhio da polvere e agenti irritanti. Particolare attenzione deve essere prestata all’ambiente circostante: è opportuno evitare luoghi polverosi o contaminati e ridurre il contatto con sostanze potenzialmente irritanti, come fumo di sigaretta, saponi, shampoo o cosmetici che potrebbero accidentalmente entrare in contatto con l’occhio. Infine, è molto importante rispettare i controlli post-operatori programmati, poiché nelle prime settimane dopo l’intervento l’occhio è più vulnerabile e il medico deve monitorare attentamente la guarigione, intervenendo tempestivamente in caso di eventuali complicazioni.

Quanto è frequente la cataratta?

La cataratta è una patologia molto comune, soprattutto con l’avanzare dell’età. In Italia si stima che una percentuale elevata della popolazione anziana presenti segni di opacizzazione del cristallino: circa il 60–70% delle persone oltre i 70 anni e oltre l’80% degli ultraottantenni è interessata da questa condizione in misura variabile. A livello mondiale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cataratta rappresenta una delle principali cause di cecità e disabilità visiva, soprattutto nelle persone oltre i 50 anni [3]. Le stime più recenti indicano che è responsabile di una quota molto rilevante dei casi di cecità globale, generalmente compresa tra il 40% e il 50%, confermandone il ruolo predominante tra le malattie oculari [4]. Nonostante sia una condizione nella maggior parte dei casi trattabile con un intervento chirurgico, il suo impatto rimane elevato nei Paesi a basso e medio reddito, dove molte persone non hanno accesso alle cure necessarie. 

Cos’è una cataratta secondaria?

La cosiddetta cataratta secondaria, più correttamente definita opacizzazione della capsula posteriore, è una condizione che può comparire dopo l’intervento di cataratta. Durante l’operazione, infatti, il cristallino naturale viene rimosso ma la sua capsula viene lasciata in sede per sostenere la lente artificiale (IOL). Con il tempo, questa sottile membrana può diventare opaca, causando una nuova riduzione della qualità visiva. Le cause precise non sono ancora completamente chiarite, ma si ritiene che il fenomeno sia legato alla proliferazione e all’accumulo di cellule e proteine sulla superficie della capsula stessa. Si tratta di una condizione abbastanza frequente, che può comparire anche a distanza di mesi o anni dall’intervento, interessando una percentuale significativa di pazienti. I sintomi sono molto simili a quelli della cataratta “originaria” e possono includere: 

  • riduzione dell’acuità visiva; 
  • sensazione di visione offuscata o annebbiata; 
  • maggiore sensibilità alla luce e abbagliamento; 
  • percezione dei colori meno vivida; 
  • talvolta visione sdoppiata. 

Per questo motivo, il paziente può avere l’impressione che la cataratta sia “ritornata”, anche se in realtà si tratta di un fenomeno diverso che riguarda la capsula e non la lente artificiale. 

Si può curare la cataratta secondaria?

Sì, la cataratta secondaria può essere trattata in modo semplice ed efficace. 
La terapia di riferimento è la capsulotomia mediante YAG laser, una procedura rapida e minimamente invasiva eseguita in ambulatorio, senza necessità di ricovero. Il trattamento consiste nel creare, tramite impulsi laser molto precisi, una piccola apertura nella capsula opacizzata che si trova dietro la lente artificiale. In questo modo si ripristina il passaggio della luce verso la retina e si ottiene un rapido miglioramento della visione. Prima della procedura vengono somministrate alcune gocce di collirio anestetico per rendere l’intervento indolore; in alcuni casi può essere applicata una lente a contatto speciale sull’occhio per facilitare la corretta messa a fuoco del raggio laser. 
L’intervento dura generalmente pochi minuti ed è ben tollerato dalla maggior parte dei pazienti. Il recupero visivo è nella maggior parte dei casi molto rapido: spesso si osserva un miglioramento già nelle ore successive o nei giorni immediatamente successivi al trattamento. Nel periodo postprocedura possono comparire alcuni disturbi lievi e transitori, tra cui: 

  • sensazione di irritazione o lieve fastidio oculare; 
  • visione temporaneamente offuscata; 
  • aumento della sensibilità alla luce; 
  • comparsa di miodesopsie (le cosiddette “mosche volanti”), generalmente destinate a ridursi nel tempo. 

Più raramente possono verificarsi complicanze, come un aumento della pressione intraoculare o problemi alla retina, motivo per cui è importante attenersi alle indicazioni dello specialista ed effettuare i controlli consigliati. 

Lo sviluppo della cataratta è prevenibile?

La cataratta è principalmente legata ai processi di invecchiamento del cristallino; tuttavia, numerosi studi suggeriscono che sia in parte prevenibile o quantomeno ritardabile, intervenendo sui fattori di rischio modificabili. Tra i principali elementi su cui è possibile agire figurano: 

  • il fumo di sigaretta 
  • la sedentarietà 
  • un’alimentazione povera di nutrienti antiossidanti 
  • l’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti senza adeguata protezione (occhiali con filtri UV certificati). 

Adottare uno stile di vita sano, quindi, può contribuire a rallentare la comparsa o la progressione della cataratta [5]. Numerose ricerche osservazionali evidenziano, inoltre, l’effetto protettivo di una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura e sostanze antiossidanti, nel mantenimento della salute oculare e nella riduzione del rischio di opacizzazione del cristallino. Un ruolo importante è svolto anche da alcune condizioni sistemiche. Studi internazionali indicano che diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità e sindrome metabolica sono associati a un aumento del rischio di cataratta. Di conseguenza, la prevenzione e il corretto trattamento di queste patologie possono contribuire a ridurre la probabilità di svilupparla. Per quanto riguarda gli integratori, il loro effetto rimane oggetto di discussione. Alcuni studi suggeriscono che: dosaggi elevati di vitamine antiossidanti, come la vitamina C ed E, non offrano benefici certi o possano avere effetti contrastanti, al contrario, trial clinici di lunga durata hanno evidenziato una possibile riduzione di alcune forme di cataratta (in particolare quella nucleare) nei soggetti che assumono integratori multivitaminici/minerali nel lungo periodo. Tuttavia, l’utilizzo di supplementi non può essere considerato una strategia preventiva definitiva. Infine, è importante ricordare che la componente genetica e l’invecchiamento fisiologico rimangono fattori determinanti: con l’avanzare dell’età si verificano modificazioni strutturali e biochimiche del cristallino che ne riducono progressivamente la trasparenza. Questo spiega perché la cataratta sia estremamente comune nella popolazione anziana, nonostante le misure preventive adottate. 

[1] Sul fronte degli studi che evidenziano l’esistenza di un nesso tra l’esercizio fisico intenso e la riduzione della probabilità di essere colpiti da cataratta citiamo, tuttavia, Williams PT, “Prospective Epidemiological Cohort Study of Reduced Risk for Incident Cataract with Vigorous Physical Activity and Cardiorespiratory Fitness during a 7-Year Follow-up”, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2009 50: 95-100. Invece in un altro studio, anche se effettuato su un numero inferiore di persone, si sostiene che il nesso è stato evidenziato solo con la retinopatia diabetica (Wang YX, Wei WB, Xu L, Jonas JB, “Physical activity and eye diseases. The Beijing Eye Study”, Acta Ophthalmol. 2018 Oct 18. doi: 10.1111/aos.13962, Epub ahead of print) 

[2] Per un elenco esaustivo delle possibili complicanze si consulti il consenso informato della SOI (Società Oftalmologica Italiana). 

[3] World Health Organization (WHO). Blindness and vision impairment – Fact sheet. 
Disponibile su: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/blindness-and-visual-impairment 2 

[4]London Cataract Centre. Global Cataract Statistics 2025. 
Disponibile su: https://www.londoncataractcentre.co.uk/blog/global-cataract-statistics-2025/ 3 

 [5] Ophthalmology (2015), Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. (2014), IOVS (2012), Berkely Lab (2009) 

 

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus

Leggi le condizioni generali di consultazione di questo sito.

Aggiornamento scientifico: 25 giugno 2026

Contatta l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
 
Il Numero Verde di consultazione oculistica è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.
Scrivi nel Forum: un medico oculista ti risponderà gratuitamente.

Orzaiolo

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Orzaiolo

Orzaiolo: sintomi, cause, consigli e rimedi

Cos’è?

L’orzaiolo è un’infiammazione alla base delle ciglia che interessa le ghiandole di Zeiss, (piccole ghiandole sebacee) ed è causato, solitamente, da un’infezione stafilococcica. Quando si sviluppa l’orzaiolo, l’infezione batterica porta alla formazione di una sorta di brufolo di colorito bianco-giallastro, localizzato alla radice di un ciglio, che può manifestarsi sia sulla palpebra superiore che su quella inferiore.

Quali sono i sintomi?

Gonfiore, arrossamento delle palpebre, senso di pesantezza, a volte prurito. Può causare dolore locale, e quindi risultare molto fastidioso. La lacrimazione può essere più intensa della norma e il paziente potrebbe avvertire una sensazione di corpo estraneo nell’occhio.

Quali cause ha?

L’orzaiolo è generalmente causato da un batterio, lo Staphylococcus aureus (90-95% dei casi), tuttavia qualora si dovesse presentare frequentemente e magari associato alla comparsa di altri foruncoli cutanei sparsi in altre zone del corpo, è opportuno sottoporsi a esami clinici – non solo oculistici – e a visite dermatologiche.

L’orzaiolo nei bambini

Anche nei bambini si può verificare la comparsa di un orzaiolo. La causa principale è come per gli adulti l’infezione stafilococcica, ma vanno presi in considerazione anche altri fattori: scarsa igiene, disordini alimentari, stress. Spesso le mamme quando notano la comparsa di un brufoletto sulla palpebra del bambino tendono a spaventarsi, anche perché il dolore e il gonfiore palpebrale rendono il piccolo paziente piuttosto irrequieto e capriccioso. Non bisogna comunque assolutamente allarmarsi, perché l’orzaiolo è chiaramente una patologia benigna, che tende a risolversi nel giro di pochi giorni senza provocare alcun danno a livello visivo. Per evitare che il problema si ripresenti con una certa frequenza e per garantire una rapida guarigione, è importante invogliare il bambino a lavarsi spesso le mani, correggere le sue abitudini alimentari (in caso faccia abuso di cibi poco “sani”), ricordargli di non toccare/strofinare gli occhi senza motivo.

Per lenire il dolore e favorire la scomparsa dell’orzaiolo si può intervenire in un primo momento con il classico rimedio della nonna, che consiste nell’applicazione di impacchi caldo-umidi (fatti con acqua o acqua e camomilla), da praticare anche un paio di volte al giorno per una decina di minuti. Su indicazione del proprio oculista è possibile anche l’utilizzo di una pomatina antibiotica per alcuni giorni.

Quali sono i rimedi per l’orzaiolo?

Pomate, spesso antibiotiche, che andrebbero prescritte sempre da un medico oculista. Generalmente la rottura spontanea dell’orzaiolo, con la conseguente fuoriuscita del pus, allevia i sintomi fino al suo spontaneo riassorbimento. Si può ricorrere all’uso di impacchi purché non siano troppo caldi, altrimenti si rischia di irritare ulteriormente le palpebre.

Cosa va evitato?

Vanno evitate le terapie fai-da-te; bisogna invece affidarsi alle indicazioni di un oculista di fiducia. In particolare:

  • non utilizzare trucchi di scarsa qualità e non eccedere nell’applicazione di prodotti a livello del bordo palpebrale;
  • evitare di mettere o rimuovere le lenti a contatto con le mani sporche;
  • non toccare o strofinare gli occhi, se non si è sicuri di aver prima lavato accuratamente le mani;
  • non interrompere la terapia prescritta dall’oculista prima del tempo, anche se i sintomi sono diminuiti e l’orzaiolo sembra essere quasi del tutto scomparso.

Fake news

Se leggete di spremere l’orzaiolo come se fosse un brufolo non fatelo assolutamente perché quando l’orzaiolo “scoppia” si rischia di sortire un effetto contrario, propagando l’infezione e irritando ulteriormente la cute palpebrale.

Cosa si può fare per prevenire l’orzaiolo?

Localmente è molto importante una costante detersione del bordo palpebrale e una buona igiene (mani comprese), indicazione che risulta ancora più importante per chi è affetto da blefarite. Anche una corretta alimentazione può contribuire alla prevenzione dell’orzaiolo, quindi è consigliabile seguire una dieta ricca di frutta, verdura, pesce, ecc.

Orzaiolo o calazio

A volte le due condizioni vengono confuse: scopri la differenza nell’articolo sul calazio.

Aggiornamento scientifico: 22 marzo 2021

Contatta l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
 
Il Numero Verde di consultazione oculistica è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.
Scrivi nel Forum: un medico oculista ti risponderà gratuitamente.

Calazio

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

calazio

Calazio: sintomi, cause, cure e rimedi

Cos’è?

Il calazio è una piccola neoformazione benigna che deriva dall’infiammazione di una o più ghiandole di Meibomio, situate all’interno delle palpebre. Queste ghiandole producono la componente lipidica del film lacrimale, fondamentale per mantenere l’occhio lubrificato e ridurre l’evaporazione delle lacrime. Quando il loro dotto escretore si ostruisce, il secreto tende ad accumularsi, provocando una reazione infiammatoria e la formazione del calazio. Clinicamente, il calazio si manifesta come un piccolo nodulo o una tumefazione localizzata sulla palpebra, generalmente indolore e a crescita lenta. Può essere visibile a occhio nudo come una piccola pallina o una puntina biancastra, oppure essere percepito al tatto come un rigonfiamento sottocutaneo.  

Sintomi del calazio

I sintomi del calazio sono generalmente abbastanza caratteristici da consentire al medico di orientarsi rapidamente verso la diagnosi. Nella fase iniziale, il disturbo si manifesta con la comparsa di un piccolo nodulo o rigonfiamento sulla palpebra, facilmente visibile a occhio nudo o percepibile al tatto. Tra i segni più comuni vi sono: 

  • gonfiore della palpebra; 
  • rossore oculare; 
  • iperemia congiuntivale; 
  • sensazione di fastidio/pesantezza a livello della palpebra.  

La zona interessata può apparire infiammata e, in alcuni casi, presentare piccole croste lungo il margine palpebrale. Il paziente può inoltre avvertire una maggiore sensibilità alla luce (fotofobia), una sensazione di corpo estraneo nell’occhio e presentare una lieve lacrimazione. A differenza dell’orzaiolo, il calazio è generalmente poco doloroso o addirittura indolore. Tuttavia, quando l’infiammazione è particolarmente intensa o si associa a un’infezione secondaria, possono comparire dolore, tensione palpebrale e secrezioni oculari. Le dimensioni del calazio possono variare notevolmente: da un piccolo nodulo simile a un grano di miglio fino a una tumefazione più voluminosa. Nei casi più importanti, il gonfiore può rendere difficile mantenere la palpebra completamente aperta. Inoltre, la pressione esercitata dal calazio sulla superficie dell’occhio può provocare disturbi visivi temporanei, come visione offuscata; nei casi più avanzati, la compressione della cornea può persino favorire la comparsa di un astigmatismo indotto. L’intensità dei sintomi dipende dal grado di infiammazione della ghiandola di Meibomio coinvolta e dal numero di ghiandole interessate. Sebbene il calazio sia generalmente una condizione benigna, la persistenza dei sintomi o l’aumento delle sue dimensioni richiedono una valutazione specialistica. 

Cause e fattori di rischio del calazio

Il calazio, come anticipato in precedenza, si sviluppa in seguito all’ostruzione di una o più ghiandole di Meibomio, situate all’interno delle palpebre. Quando il dotto escretore di queste ghiandole si chiude, il secreto lipidico prodotto normalmente non riesce a defluire correttamente e si accumula all’interno della ghiandola, provocando un’infiammazione cronica e la formazione di una piccola cisti palpebrale. Oltre a questa causa diretta, esistono diversi fattori che possono favorire l’insorgenza del calazio o aumentarne il rischio di comparsa. Tra questi, un ruolo importante è svolto dalle infiammazioni croniche delle palpebre, come la blefarite, che possono coinvolgere anche le ghiandole di Meibomio e alterarne il normale funzionamento. Anche alcune condizioni oculari possono contribuire allo sviluppo del disturbo. In particolare, nei bambini e nei giovani, difetti refrattivi non corretti, come miopia, ipermetropia o astigmatismo, possono indurre una maggiore contrazione della muscolatura oculare. Questo fenomeno può favorire l’ostruzione dei dotti ghiandolari, ostacolando la fuoriuscita del secreto e predisponendo all’infiammazione della palpebra. Tra i fattori predisponenti vengono spesso citate anche alcune abitudini alimentari scorrette. Una dieta poco equilibrata e ricca di grassi saturi, zuccheri e alimenti particolarmente elaborati — come insaccati, formaggi grassi, dolciumi e cibi molto calorici — può alterare la qualità delle secrezioni delle ghiandole di Meibomio e favorirne l’ostruzione. Sebbene l’alimentazione non rappresenti l’unicapossibile causa del calazio, uno stile alimentare sano e bilanciato può contribuire al benessere generale dell’apparato oculare. Altri fattori associati alla comparsa del calazio comprendono una predisposizione individuale (costituzionalità), alcuni disturbi gastrointestinali e condizioni di stress o ansia, che possono influenzare indirettamente i processi infiammatori dell’organismo. In molti casi il calazio si sviluppa in presenza di più fattori concomitanti. Per questo motivo, oltre al trattamento della lesione, è importante identificare e correggere eventuali condizioni predisponenti, al fine di ridurre il rischio di recidive. 

Diagnosi del calazio

La diagnosi del calazio viene effettuata dall’oculista attraverso una semplice visita specialistica. Nella maggior parte dei casi è sufficiente l’esame clinico della palpebra: il medico osserva attentamente la lesione sia esternamente sia internamente, valutandone posizione, dimensioni, consistenza e caratteristiche, al fine di identificarne correttamente la natura. Generalmente il calazio presenta caratteristiche cliniche facilmente riconoscibili e non richiede esami strumentali o approfondimenti diagnostici specifici. La visita consente inoltre di distinguere il calazio da altre patologie palpebrali, come l’orzaiolo, le cisti sebacee o altre lesioni che possono manifestarsi con sintomi simili. Solo in casi particolari, ad esempio quando il nodulo persiste nonostante il trattamento, tende a recidivare frequentemente o presenta caratteristiche atipiche, l’oculista può richiedere ulteriori accertamenti per escludere altre condizioni patologiche. Nella maggior parte dei pazienti, tuttavia, la diagnosi è immediata e si basa esclusivamente sull’esame obiettivo della palpebra con la lampada a fessura. 

Il calazio nei bambini

Come negli adulti, anche nei bambini si può osservare, talvolta con una certa frequenza, la formazione di calazi. È noto che i più piccoli tendono spesso a toccarsi gli occhi con le mani non sempre pulite: lo fanno per gioco, per stanchezza o sonnolenza, oppure per semplice abitudine. Questo comportamento favorisce una scarsa igiene oculare e può predisporre alla comparsa del calazio. A questo si aggiunge un altro fattore: l’alimentazione. Nei bambini, infatti, non sempre è equilibrata e può includere un consumo eccessivo di cibi ricchi di grassi e zuccheri (come cioccolato, merendine e snack fritti), che possono contribuire indirettamente all’insorgenza del problema. Non vanno inoltre trascurati i possibili fattori predisponenti di natura ambientale, genetica ed ereditaria, che possono aumentare la probabilità di sviluppare calazi. Per quanto riguarda il trattamento, soprattutto nei bambini molto piccoli, si può inizialmente ricorrere a rimedi semplici e non invasivi. In particolare, sono utili gli impacchi caldoumidi da applicare sull’occhio interessato un paio di volte al giorno: il calore favorisce la fluidificazione del contenuto della ghiandola ostruita e può facilitare la risoluzione spontanea. Se dopo alcuni giorni la tumefazione palpebrale non tende a migliorare o a ridursi, è opportuno consultare un oculista, che valuterà la situazione e prescriverà una terapia adeguata. Questa prevede generalmente l’uso di colliri o pomate antibiotiche, talvolta associati a cortisonici, a seconda del quadro clinico. 

Quali rimedi e cure sono indicate?

La terapia di base del calazio consiste innanzitutto nel seguire uno stile di vita sano, accompagnato da un’alimentazione equilibrata. In alcuni casi può essere utile l’assunzione di fermenti lattici vivi, con l’obiettivo di favorire il corretto equilibrio della flora intestinale e un migliore assorbimento dei nutrienti. Un altro intervento fondamentale è rappresentato dal massaggio delicato della palpebra interessata, utile per tentare di liberare meccanicamente l’ostruzione del dotto escretore della ghiandola di Meibomio. Il massaggio può essere eseguito per alcuni minuti, fino a 2-3 volte al giorno. Prima di procedere, è importante lavare accuratamente le mani. Si individua quindi il punto della palpebra in cui è presente il calazio e, con il polpastrello, si esercita una lieve pressione, eseguendo movimenti rotatori sia in senso orario che antiorario. Durante la manovra è possibile avvertire un leggero fastidio o dolore, che rientra nella normalità. L’eventuale utilizzo di pomate antibiotiche o antibiotico-cortisoniche deve avvenire esclusivamente su prescrizione del medico oculista. Il massaggio può essere effettuato anche durante l’applicazione della pomata, per facilitarne l’assorbimento e potenziarne l’efficacia. Su indicazione dello specialista, possono essere adottati anche rimedi complementari, come gli impacchi caldo-umidi. Questo metodo, spesso definito “rimedio della nonna”, consiste nell’applicare sulla palpebra chiusa una garza imbevuta di acqua precedentemente bollita e fatta raffreddare fino a raggiungere una temperatura tollerabile. L’impacco va mantenuto per circa 10 minuti e può essere ripetuto un paio di volte al giorno; il calore aiuta a fluidificare il contenuto ghiandolare e a favorire il drenaggio. È importante considerare che il calazio può andare incontro a recidive. Per questo motivo, è consigliabile verificare la presenza di eventuali difetti visivi non corretti: l’affaticamento visivo, infatti, può contribuire alla comparsa o al mantenimento del disturbo. 

Cosa va evitato?

È importante evitare l’utilizzo di impacchi troppo caldi, soprattutto nelle fasi in cui è presente una marcata infiammazione. La cute palpebrale, infatti, può risultare già arrossata, tesa e sensibile a causa del calazio: l’esposizione a temperature eccessive potrebbe provocare piccole ustioni, con conseguente peggioramento dei sintomi e maggiore disagio per il paziente. Inoltre, è fondamentale non spremere il calazio né strofinare la palpebra con forza. Questo comportamento, particolarmente frequente nei bambini (ma da evitare anche negli adulti), può aggravare l’infiammazione, favorire infezioni secondarie e rallentare il processo di guarigione. Infine, in presenza di uno o più calazi (calazio multiplo), si raccomanda di evitare l’uso di cosmetici per gli occhi, come trucco o mascara, e di sospendere temporaneamente l’utilizzo delle lenti a contatto. Queste precauzioni aiutano a ridurre l’irritazione locale e a prevenire ulteriori complicazioni, favorendo una più rapida risoluzione del disturbo. 

Fake news sul calazio

Se leggete di far scoppiare o pungere il calazio per drenarlo non fatelo assolutamente, perché l’operazione potrebbe far insorgere infezioni. 

Quanto dura?

Generalmente, la tumefazione tende a regredire spontaneamente nel giro di 7-10 giorni. Tuttavia, se il calazio persiste per diverse settimane, è possibile che si sia formata una vera e propria “capsula” (calazio incistato) che ingloba la ghiandola di Meibomio. In questi casi, su indicazione dell’oculista, può rendersi necessario un piccolo intervento chirurgico finalizzato all’asportazione della ghiandola interessata. Il trattamento chirurgico viene generalmente preso in considerazione quando il calazio non si risolve spontaneamente o risulta refrattario alla terapia medica; quando raggiunge dimensioni elevate senza mostrare segni di regressione; oppure quando provoca sintomi importanti e fastidiosi per il paziente, come dolore, senso di corpo estraneo o disturbi visivi. In alcuni casi, anche dopo una prima guarigione, il calazio può ripresentarsi (calazio recidivante). La recidiva può interessare lo stesso punto in cui era comparso inizialmente, una zona adiacente della stessa palpebra oppure l’occhio controlaterale. In queste situazioni, è opportuno approfondire con l’oculista la presenza di eventuali fattori predisponenti o condizioni sistemiche, come disfunzioni intestinali, rosacea, dermatite seborroica o patologie tiroidee, che possono favorire la comparsa ricorrente dei calazi. 

Si può fare un intervento?

L’asportazione chirurgica del calazio è una procedura semplice e di breve durata, eseguita in ambiente sterile e in anestesia locale. L’anestetico viene iniettato direttamente nella palpebra, in modo da garantire l’assenza di dolore durante l’intervento. Una volta ottenuta l’anestesia, il chirurgo procede con una piccola incisione del tessuto palpebrale. Nella maggior parte dei casi l’accesso avviene dalla superficie interna della palpebra, così da evitare cicatrici visibili sulla cute esterna; in alcune situazioni particolari, invece, può essere necessario intervenire dall’esterno, applicando poi alcuni punti di sutura. Attraverso l’incisione viene introdotto uno strumento specifico, chiamato curette, che consente di svuotare la cavità cistica e rimuovere accuratamente il materiale infiammatorio e sebaceo accumulato all’interno della ghiandola di Meibomio. Dopo la rimozione del contenuto, si procede con una pulizia accurata della ghiandola, al fine di ridurre il rischio di recidive. Al termine della procedura, che dura generalmente pochi minuti, viene esercitata una lieve pressione sulla zona trattata per controllare eventuali piccoli sanguinamenti. A seconda del tipo di incisione effettuata, la ferita può essere lasciata senza sutura oppure richiusa con pochi punti. Viene quindi applicata una pomata antibiotica e spesso l’occhio viene bendato per alcune ore. Nel periodo immediatamente successivo all’intervento è normale avvertire un lieve dolore, fastidio o una sensazione di corpo estraneo. Il gonfiore della palpebra è frequente e può persistere per alcuni giorni prima di ridursi gradualmente. In caso di sutura, i punti vengono rimossi dopo alcuni giorni, secondo le indicazioni dello specialista. La terapia post-operatoria prevede generalmente l’utilizzo di colliri o pomate antibiotiche e/o antinfiammatorie, secondo modalità e durata stabilite dall’oculista. Il rispetto delle indicazioni mediche e delle norme igieniche locali è fondamentale per favorire una corretta guarigione e prevenire complicazioni. Nel complesso, il recupero è rapido e, nella maggior parte dei pazienti, si osserva un miglioramento evidente già nelle prime settimane successive all’intervento. 

Calazio e orzaiolo

Palpebre arrossate, gonfie e dolenti rappresentano sintomi comuni sia del calazio sia dell’orzaiolo, condizioni che possono apparire simili ma che hanno origine e caratteristiche differenti. Il calazio è una patologia di natura infiammatoria non infettiva, legata all’ostruzione delle ghiandole di Meibomio, situate all’interno della palpebra. L’orzaiolo, invece, è un processo infettivo di origine batterica, che interessa più frequentemente le ghiandole sebacee associate ai follicoli delle ciglia, le ghiandole di Zeiss. Un elemento distintivo importante riguarda la sintomatologia dolorosa: l’orzaiolo si presenta tipicamente con dolore, arrossamento marcato e tumefazione localizzata sul margine palpebrale, spesso associati a una sensazione di tensione o fastidio alla palpazione.  
Il calazio, al contrario, dopo una possibile fase iniziale di lieve infiammazione, tende a evolvere in un nodulo più profondo e generalmente indolore o solo lievemente fastidioso. Queste differenze sono fondamentali per orientare correttamente la diagnosi e il trattamento, evitando di confondere due condizioni che, pur condividendo alcuni segni clinici, richiedono approcci terapeutici differenti.

Aggiornamento scientifico: 18 giugno 2026.

ti potrebbe anche interessare: l’orzaiolo

Contatta l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
 
Il Numero Verde di consultazione oculistica è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.
Scrivi nel Forum: un medico oculista ti risponderà gratuitamente.

Giornata mondiale della vista 2019

Giornata mondiale della vista

Giornata mondiale della vista: 30 mila visite gratuite in tutta Italia

Il 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Vista con lo scopo di informare l’opinione pubblica sull’importanza e il valore della vista durante tutta la nostra vita.

Un’imponente campagna di informazione per far comprendere il valore della vista anche attraverso l’erogazione di 30 mila visite gratuite a disposizione di coloro i quali non si sono mai recati dal medico oculista.

Opuscoli v2

Media

Opuscoli

Istituzionali

Opuscolo Istituzionali
Depliant Polo Nazionale
Opuscolo Istituzionali
Depliant IAPB

Patologie

Opuscolo Patologie
La retinopatia diabetica
Opuscolo Patologie
La retinite pigmentosa
Opuscolo Patologie
La prevenzione malattie oculari
Opuscolo Patologie
L'occhio secco
Opuscolo Patologie
Lo Strabismo
Opuscolo Patologie
L'ipovisione e la riabilitazione visiva
DOCUMENTO IN CORSO DI REVISIONE
Opuscolo Patologie
Il glaucoma
Opuscolo Patologie
La degenerazione maculare legata all'eta
Opuscolo Patologie
Il cheratocono
Opuscolo Patologie
La cataratta

Giornata Mondiale della Vista

Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2024
2024
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2023
2023
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2022
2022
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2021
2021
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2020
2020
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2019
2019
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2018
2018
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2017
2017
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2016
2016
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2015
2015
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2014
2014
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2013
2013
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2012
2012
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2011
2011
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2010
2010
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2009
2009
Opuscolo Giornata Mondiale della Vista
Giornata mondiale della vista 2008
2008

Settimana glaucoma

Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2025
2025
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2024
2024
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2023
2023
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2022
2022
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2021
2021
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2020
2020
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2019
2019
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2018
2018
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2017
2017
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2016
2016
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2015
2015
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2014
2014
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2013
2013
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2012
2012
Opuscolo Settimana glaucoma
Settimana Glaucoma 2011
2011

La prevenzione non va in vacanza

Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2024
2024
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2023
2023
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2022
2022
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2021
2021
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2020
2020
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2019 Cartoline
2019
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2019
2019
Opuscolo La prevenzione non va in vacanza
La prevenzione non va in vacanza 2018
2018

Settimana della retinopatia diabetica

Opuscolo Settimana della retinopatia diabetica
Settimana della retinopatia diabetica
2015

Bambini

Opuscolo Bambini
Tutti i bambini si meritano 10. decimi!
2013
Opuscolo Bambini
Che bello vederci bene!
2010
Opuscolo Bambini
Apri gli occhi stickers
Opuscolo Bambini
Apri gli occhi DVD
Opuscolo Bambini
Apri gli occhi
Opuscolo Bambini
Vediamoci chiaro

Varie

Opuscolo Varie
Social Manifesto

Contatta la Fondazione Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità – IAPB Italia ETS

 
Il Numero Verde di consultazione oculistica è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.
Scrivi nel Forum: un medico oculista ti risponderà gratuitamente.

Sostienici demo

Dona ora
Sostieni la IAPB Italia Onlus

Grazie per il tuo splendido gesto!

DONAZIONE DIRETTA

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Sed nisl enim, placerat tempus molestie a, ornare ut massa. Integer vestibulum rutrum erat, eget mattis turpis ultricies vel.

DONAZIONE DIRETTA

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Sed nisl enim, placerat tempus molestie a, ornare ut massa. Integer vestibulum rutrum erat, eget mattis turpis ultricies vel.

5×1000

Sostieni la prevenzione delle malattie oculari e dei disturbi della vista.

DONAZIONE DIRETTA

Perché un bonifico in favore della IAPB Italia onlus.

DONAZIONE COME AZIENDA

La tua azienda può supportare la nostra missione.

home

Sostenendo IAPB Italia Onlus, sosterrai la riabilitazione visiva e la lotta alla cecità

È una struttura della IAPB Italia onlus presso il Policlinico A. Gemelli di Roma.

Il servizio gratuito di consultazione oculistica telefonica è disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.

Chiama l'oculista al numero verde 800-068-506

Sostenendo IAPB Italia ETS, sosterrai la riabilitazione visiva e la lotta alla cecità

È una struttura della IAPB Italia ETS presso il Policlinico A. Gemelli di Roma.

Il servizio gratuito di consultazione oculistica telefonica è disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.

Chiama l'oculista al numero verde 800-068-506

Eventi & news

30 Ottobre 2025

La cecità corticale è una condizione rara in cui la perdita della vista non dipende dagli occhi, che rimangono integri, ma da un danno alla corteccia visiva del cervello. Può insorgere a qualsiasi età in caso di traumi, ictus, emorragie, tumori o infezioni che colpiscono quest’area del cervello.

23 Ottobre 2025

Nella cecità corneale, la perdita della vista è causata dall’opacizzazione della cornea, che normalmente è trasparente e permette il passaggio della luce all’interno dell’occhio. In questi casi la vista è offuscata ma, se le altre strutture oculari sono sane, non c’è mai la perdita della percezione della luce.

16 Ottobre 2025

L’aberrometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di valutare in modo oggettivo la qualità della vista, evidenziando le aberrazioni oculari che possono alterare la precisione delle immagini percepite. Queste anomalie possono derivare da irregolarità della cornea, del cristallino o del film lacrimale. 

 

Zoom

[zoom_api_link meeting_id="79835819980" class="zoom-meeting-window" id="zoom-meeting-window" title="YTest"]

test slider

Non rischiare di perdere i momenti importanti della tua vita, proteggi i tuoi occhi
IAPB Italia – Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità
Non rischiare di perdere i momenti importanti della tua vita, proteggi i tuoi occhi
IAPB Italia – Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità