Retinoblastoma

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Retinoblastoma

Cos’è?

retinoblastoma

Il retinoblastoma è il tumore maligno oculare più frequente in età pediatrica e rappresenta il 4% dei tumori pediatrici. Statisticamente colpisce annualmente la retina di un bambino ogni ventimila nati vivi; può svilupparsi sia in un solo occhio (60% dei casi) che in entrambi (40% dei casi). I primi segni e sintomi sono riscontrati in bambini di età inferiore ai 3 anni; le diagnosi dopo i 6 anni sono piuttosto rare. Nel 40% dei casi ha un’origine ereditaria. In Italia, come nel resto dei paesi industrializzati, la sopravvivenza dei pazienti affetti da retinoblastoma supera il 95%, mentre nei paesi in via di sviluppo si aggira intorno al 50%. Tale differenza è strettamente correlata ad una diagnosi precoce e all’utilizzo di trattamenti adeguati, maggiormente disponibili nei paesi più industrializzati.

Da cosa è causato?

Da una mutazione del gene oncosoppressore RB1, che comporta la proliferazione incontrollata di cellule e lo sviluppo del tumore all’interno dell’occhio. La mutazione può essere trasmessa per via ereditaria o insorgere spontaneamente (mutazione sporadica).

Quali sono i sintomi?

Purtroppo, è in genere privo di sintomi, per cui spesso viene diagnosticato tardivamente. Il segno più frequente è la leucocoria ovvero un riflesso bianco nella pupilla simile a una piccola macchia dovuto alla massa tumorale che si sviluppa all’interno della camera vitrea. Frequente è anche lo strabismo (la deviazione di uno o entrambi gli occhi verso l’interno o verso l’esterno).

Come si effettua la diagnosi?

Inizialmente attraverso l’esame del fondo oculare. In seconda battuta è fondamentale che i bambini siano sottoposti ad ecografia oculare; talvolta, nei centri ad alta specializzazione vengono sottoposti anche a fluorangiografia. È importante sempre che gli esami siano eseguiti in tutti e due gli occhi, in quanto le forme inizialmente unilaterali possono poi coinvolgere anche l’altro occhio. Il bambino deve essere sottoposto, se possibile, a TAC e Risonanza Magnetica per valutare il coinvolgimento del nervo ottico e/o la presenza di eventuali metastasi.

Quali sono le terapie disponibili?

Attualmente esistono dei protocolli terapeutici stabiliti dalla comunità scientifica che impongono determinati trattamenti a seconda dello stadio della malattia. I trattamenti locali includono: fotocoagulazione laser, crioterapia, termoterapia transpupillare e brachiterapia (applicazione di placche radioattive). A questi trattamenti viene associata attualmente una chemioterapia per via sistemica. Negli ultimi tempi si sta affermando l’utilizzo di chemioterapia per via arteriosa, attraverso l’arteria oftalmica. Purtroppo nelle forme più avanzate di malattia è necessario rimuovere chirurgicamente il bulbo oculare malato (enucleazione).

Con che frequenza bisogna fare visitare i malati?

I bambini affetti da retinoblastoma devono essere seguiti con controlli in tempi molto ravvicinati per via della velocità di progressione della malattia e, anche dopo essere stati curati, devono essere sottoposti a controlli semestrali per i primi 5 anni dalla fine della terapia.

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Pagina pubblicata il 12 dicembre 2007. Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2019. 

Ultima revisione scientifica:02/11/2022

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Fondo oculare

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Esami e interventi

Fondo oculare

fondo oculare

Cos’è?

L’esame del fondo oculare (detto anche fundus oculi o oftalmoscopia) è un esame  diagnostico che viene utilizzato per visualizzare le strutture interne del bulbo,  ovvero il corpo vitreo, la testa del nervo ottico, la retina centrale (la macula) e la retina periferica.

Come si esegue?

Si effettua dopo aver dilatato la pupilla mediante instillazione di speciali colliri (detti midriatici). Si esegue in ambiente scarsamente illuminato, seduti o distesi. Si tratta di un esame non invasivo né doloroso, il paziente potrebbe però avvertire un lieve fastidio, dovuto all’abbagliamento provocato dal fascio di luce indirizzato nell’occhio durante l’esplorazione.

Con quali strumenti si effettua?

Con uno strumento chiamato “oftalmoscopio”.

L’oftalmoscopio diretto è un apparecchio simile ad una torcia, munito di una sorgente luminosa posizionata nella testina e di un sistema di lenti in grado di correggere eventuali vizi refrattivi del paziente o dell’esaminatore.   Consente di ottenere un’immagine del fondo oculare diritta (non capovolta), con un discreto ingrandimento e buona percezione dei dettagli; il campo d’osservazione non è molto ampio, consente infatti una buona visualizzazione della parte centrale della retina, non si riesce invece ad apprezzare la periferia retinica. L’oftalmoscopio indiretto è uno strumento che viene posizionato sul capo dell’esaminatore, provvisto a sua volta di un sistema di illuminazione. Consente di avere una visualizzazione della retina molto più ampia, così da osservare bene anche la periferia, offre però un’immagine meno ingrandita e invertita. Inoltre, con l’oftalmoscopio indiretto si utilizza una lente tra l’apparecchio e l’esaminato. Anche con la lampada a fessura è possibile eseguire  l’esame del fondo oculare utilizzando lenti addizionali, posizionate tra lo strumento e l’occhio del paziente.

Quando serve?

Tutte le persone si devono sottoporre all’esame del fondo dell’occhio con una periodicità che dipende dall’età, dalla presenza di eventuali patologie sistemiche e/o oculari.
esame del fondo oculare

Persone che non hanno alcun disturbo e hanno meno di 40 anni possono sottoporsi all’esame una volta ogni 18-24 mesi. Potrebbe bastare una volta l’anno per chi è affetto da miopia o da patologie oculari non gravi (oppure per individui sani con più di 40 anni).

Chi ha problemi retinici o di diabete e ipertensione dovrà sottoporsi a controlli ravvicinati, la cui cadenza esatta deve essere decisa dal singolo oculista a seconda della situazione specifica.

Comunque è importante sottoporsi a un esame del fondo oculare anche quando si vedono per la prima volta dei fosfeni (lampi luminosi) o miodesopsie (mosche volanti). Nel primo caso il corpo vitreo potrebbe esercitare una trazione sulla retina, con rischio di un suo distacco.

Cosa consente di osservare?

L’esame del fondo oculare permette di osservare lo stato del corpo vitreo (il gel che riempie il bulbo oculare) e  sue eventuali degenerazioni e di visualizzare l’albero vascolare arterioso e venoso retinico. Permette, inoltre, di osservare la macula, la zona centrale della retina che consente la visione distinta, in grado di farci percepire chiaramente i dettagli degli oggetti, di leggere i caratteri piccoli, riconoscere i volti delle persone.  Eventuali degenerazioni e anomalie (distrofie) della macula possono essere dunque diagnosticate e monitorate con  l’esame del fondo oculare. Si può, infine, valutare la conformazione della testa del nervo ottico individuando eventuali patologie (locali o sistemiche).

Quali malattie?

Retina Il diabete o l’ipertensione sono patologie che colpiscono i vasi: ciò che accade nell’occhio avviene, ad esempio, anche nel rene e nel cuore. Il vantaggio è che, con il fondo dell’occhio, si riescono a visualizzare le vene e le arterie con sistemi non invasivi. Per quanto riguarda le patologie oculari il semplice esame del fondo dell’occhio ci permette di diagnosticare e monitorare nel tempo diverse patologie quali: maculopatie, retinite pigmentosa, distacco di retina, neuriti ottiche, occlusioni venose e arteriose retiniche, distacco posteriore del vitreo, emorragie vitreali, glaucoma.    In questo modo l’oculista può impostare, in maniera tempestiva,  una terapia mirata, per scongiurare che si sviluppino danni  gravi e irreversibili per i nostri occhi.

Quali sono le controindicazioni di un esame del fondo oculare?

Generalmente non ha controindicazioni. Tuttavia, bisogna stare attenti se si ha   la camera anteriore dell’occhio (spazio compreso tra l’iride e la cornea) poco profonda. Instillando le gocce midriatiche (per dilatare la pupilla), si corre il rischio di provocare la chiusura dell’angolo irido-corneale e di ostacolare così il normale deflusso dell’umore acqueo, provocando un innalzamento improvviso ed importante della pressione oculare. Ecco perché, in tali casi, l’esame del fondo oculare potrebbe essere effettuato con la pupilla non dilatata, riuscendo ad esplorare in tal modo esclusivamente il polo posteriore della retina.

Inoltre possono presentarsi reazioni avverse ai colliri che si usano per la dilatazione: possono andare da una semplice reazione allergica a fenomeni sistemici più gravi. Tali effetti sono molto rari e, comunque, controllabili. I midriatici (gocce per dilatare le pupille) sono molti; nel caso in cui vi siano effetti collaterali è bene ricordare quale tipo di farmaco abbia creato problemi, comunicandolo tempestivamente all’oculista o recandosi a un pronto soccorso (possibilmente oculistico). Infine bisogna far passare un lasso di tempo sufficiente per riacquistare la visione che precedeva la dilatazione della pupilla: non ci si può mettere subito alla guida per motivi di sicurezza, dato che si vede annebbiato (leggi anche i consigli utili).

Si può fotografare il fondo dell’occhio?

Sì, con uno strumento chiamato “retinografo”. La retinografia è appunto un esame che permette di documentare lo stato del fondo oculare grazie a immagini digitali a colori, senza dover dilatare la pupilla.

 

Ultima revisione scientifica: 27/10/2022

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Glaucoma prematurely affects people of African descent

A study by the New York Eye and Ear Infirmary of Mount Sinai (NYEE) points to the importance of early screening strategies for populations of African heritage to prevent blindness

Eye Health at risk in children with Type 2 Diabetes

Children with type 2 diabetes are more likely to develop diabetic retinopathy than those with type 1 diabetes, says the American Academy of Ophthalmology

Eating disorders may increase the risk of diabetic retinopathy

Diabetic retinopathy can be a danger for those suffering from eating disorders, as confirmed by an article published by the American Academy of Ophthalmology

How do optical illusions work?

According to an article in The New York Times, optical illusions are the result of the interaction between our eyes and mind. What we see is our brain's response to stimuli that can be misleading
The National Low Vision Centre publishes International Vision Rehabilitation Standards

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This document lays out international standards for the delivery of care and training of health professionals in vision rehabilitation and is the result of a collaboration with the WHO, which began in 2013

Corioretinite

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Corioretinite

Cos’è la corioretinite?

È un’infiammazione che colpisce la zona posteriore dell’occhio (in particolare coroide, retina e corpo vitreo) [1].

Parlare di “uveite posteriore” è la stessa cosa?

La differenza è più teorica che clinica. Si parla allo stesso modo di coroidite, retino-coroidite (l’infiammazione ha inizio a livello retinico e successivamente colpisce la coroide) e vasculite retinica: la nomenclatura varia principalmente a seconda della localizzazione iniziale dell’infiammazione.

Quali possono essere le cause?

Possono essere distinte in corioretiniti con causa infettiva e quella non infettiva. Più in particolare:

Come si manifesta?

Generalmente il sintomo principale è la riduzione della vista sia a causa dell’infiammazione che del conseguente intorbidamento del corpo vitreo.

Come si presenta?

È caratterizzata dalla presenza di focolai infiammatori sulla superficie della retina. La malattia può essere a focolaio unico, a focolai multipli e disseminati oppure diffusa. Si può presentare in forma purulenta o essudativa. La prima forma è causata da agenti infettivi (batteri, virus, funghi, parassiti), mentre quella essudativa è rara, di origine ignota e si presenta in età giovanile, con emorragie retiniche seguite da fenomeni degenerativi.

Quali sono i sintomi?

I disturbi dipendono dalla localizzazione dei focolai infiammatori sulla retina. Infatti, se si localizzano a livello della macula (centro della retina) o si presentano in maniera diffusa, la funzione visiva è gravemente compromessa. Inoltre, se vi è un interessamento infiammatorio del vitreo (corpo vitreo torbido) si ha la comparsa di miodesopsie e sintomi legati alla retinite concomitante: sensazioni luminose come fosfeni (lampi di luce), metamorfopsie (distorsione delle immagini) e micropsie (rimpicciolimento delle immagini).

Come si esegue la diagnosi?

La diagnosi si esegue con l’esame del fondo oculare [2]. Inoltre, altri esami di approfondimento includono la fluoroangiografia ed esami del sangue che mirano a individuare eventuali agenti patogeni.

Quali possono essere le complicanze?

La vasculite può essere responsabile di complicanze anche invalidanti per la funzione visiva come, ad esempio, l’èdema papillare (del nervo ottico), la maculopatia cistoide, il distacco di retina e le endoftalmiti.

Qual è la terapia?

A prescindere dalla causa alla base dell’infiammazione, la terapia si avvale fondamentalmente di cinque categorie di farmaci: i corticosteroidi, i midriatici e i cicloplegici, gli immunosoppressori, gli antinfiammatori non steroidei e antibiotici. I cortisonici rappresentano il cardine del trattamento antiuveitico. Possono essere somministrati per via locale (colliri o pomate), sistemica (orale, intramuscolo o endovena) e per via perioculare (iniezioni dietro al bulbo oculare). Ovviamente per le uveiti causate da determinati agenti patogeni (come sifilide, toxoplasmosi e tubercolosi) sarà necessario effettuare terapie specifiche e mirate.

[1La corioretinopatia sierosa centrale è una malattia caratterizzata da un distacco sieroso del neuroepitelio al polo posteriore, causato dal passaggio di fluido dalla coroide nello spazio sottoretinico attraverso un difetto dell’epitelio pigmentato; non è però caratterizzato da un processo infiammatorio (come nel caso delle corioretiniti).

[2I focolai infiammatori di corioretinite possono essere isolati o confluenti fra loro e, all’esame oftalmoscopico, appaiono come chiazze bianco-grigiastre a bordi sfumati, che spiccano sul restante fondo rosso. Il vitreo sovrastante è di solito lievemente torbido. Nella forma essudativa attiva si riscontra la presenza di un focolaio infiammatorio che ha l’aspetto di un nodulo sfumato biancastro con vitreo sovrastante torbido. All’esame oculistico può essere evidenziata l’infiammazione all’interno del bulbo oculare (camera vitrea), talvolta così intensa da rendere impossibile l’esplorazione della retina retrostante. Molto spesso si riscontra una vasculite retinica: i vasi si infiammano, si possono restringere fino all’occlusione. A guarigione avvenuta, ossia il focolaio si spegne, la lesione si cicatrizza e assume l’aspetto di un’area retinica con pigmentazione irregolare e vitreo sovrastante rischiarato.

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Pagina pubblicata il 5 luglio 2010. Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2022.

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Gli edulcoranti, presenti in bevande "senza zucchero", sono comunque nocivi per i pazienti diabetici a rischio di retinopatia. Lo conferma uno studio australiano.
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Pucker maculare

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Pucker maculare: cause, sintomi, terapia e guarigione

COS’È IL PUCKER MACULARE?

pucker maculare

Il pucker maculare (membrana epiretinica) è un’alterazione anatomica dell’interfaccia vitreoretinica  (zona di confine tra il corpo vitreo e la retina): consiste nello sviluppo di una sottile membrana traslucida sopra la macula (zona centrale della retina). Quando tale membrana si ispessisce e tende a raggrinzirsi (il significato di pucker in inglese è appunto raggrinzimento), causa una deformazione e una progressiva distorsione della retina, con conseguente peggioramento della visione centrale.

Pucker maculare QUALI SONO LE CAUSE?

Il pucker maculare chiamato anche membrana epiretinica o maculopatia cellophane, nella maggior parte dei casi si forma spontaneamente per ragioni ancora non note.
Il corpo vitreo, sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare, in condizioni normali è attaccato alla superficie retinica. Con l’invecchiamento o in presenza di altre circostanze, il vitreo  inizia a ritirarsi e a modificare i suoi normali rapporti con la retina, fino ad arrivare a staccarsi (distacco posteriore del vitreo). Nella maggior parte dei casi tale evento non ha nessuna ripercussione sulla retina, in alcune circostanze, invece, come conseguenza del distacco, si può formare un tessuto fibroso-cicatriziale, con successiva contrazione della retina e quindi sviluppo del pucker maculare.
Si è visto che le membrane epiretiniche sono composte da diversi tipi di cellule, in particolare: cellule gliali, fibroblasti, macrofagi e cellule dell’epitelio pigmentato. Altre cause che potrebbero portare alla formazione del pucker maculare, sono:

  • età (la malattia si presenta principalmente nei soggetti oltre i 50 anni);
  • processi infiammatori;
  • complicanza di un trattamento laser retinico (particolarmente in caso di panfotocoagulazioni in pazienti affetti da diabete e che hanno sviluppato una retinopatia diabetica);
  • pregresso intervento chirurgico oculare;
  • distacco della retina;
  • trauma oculare.

I SINTOMI del pucker maculare

I sintomi più frequenti che si possono presentare in un paziente affetto da pucker maculare sono:

  • visione sfocata;
  • distorsione della vista: il soggetto può percepire le immagini come distorte (metamorfopsie), ad esempio quando guarda la televisione;
  • vedere gli oggetti di dimensione minore (micropsia) o maggiore (macropsia) rispetto a quella reale;
  • vedere delle linee rette, come ondulate o interrotte;
  • nella lettura dei testi scritti, soprattutto quelli con caratteri più piccoli, le righe possono apparire ondulate.

Con il passare del tempo tali sintomi possono rimanere stabili, oppure andare incontro ad un peggioramento.  Se la malattia evolve, si crea una sofferenza dei fotorecettori della zona centrale della retina con conseguente comparsa di una macchia che impedisce la visione centrale.

COME avVIENE LA DIAGNOSI del pucker maculare?

È importante che l’oculista, per prima cosa, esegua in maniera scrupolosa l’anamnesi del paziente, in particolare che ponga attenzione ai sintomi che gli vengono riferiti (ad esempio la presenza di difficoltà di messa a fuoco o di alterazioni delle immagini, che possono essere percepite distorte, più piccole o più grandi). Poi, durante la visita, lo specialista può effettuare un test per valutare l’effettiva entità della distorsione delle righe mediante una griglia (test di Amsler).

La diagnosi precisa comunque viene fatta grazie all’esame del fondo oculare, che permette di visualizzare la membrana. Tuttavia, la conferma deve essere ottenuta tramite OCT (tomografia a coerenza ottica), ossia un esame che consente di analizzare gli strati della retina, in particolare la macula, e di valutare così l’entità della trazione e l’evoluzione della patologia nel tempo.

Intervento pucker maculare quando operare

Inizialmente si valuta l’evoluzione del pucker, senza effettuare un’azione diretta ma – come abbiamo detto – eseguendo soltanto controlli frequenti del fondo oculare e l’OCT.  Una risoluzione spontanea del pucker maculare è un’evenienza piuttosto rara e comunque limitata alle fasi iniziali della malattia. Negli anni si è cercato di trovare delle nuove terapie per il pucker maculare, nel tentativo di migliorare il visus del paziente e permettergli di svolgere tranquillamente la maggior parte delle sue attività quotidiane, senza dover ricorrere per forza all’intervento chirurgico. Come terapia farmacologica, in casi selezionati, è stata proposta la somministrazione tramite iniezione intravitreale, di una molecola chiamata ocriplasmina (è simile alla plasmina umana, un enzima naturalmente presente nell’occhio in grado di demolire le proteine responsabili dell’adesione presente tra corpo vitreo e retina, riducendone in tal modo il rigonfiamento e migliorando la vista).

Quando, invece, bisogna operare una membrana epiretinica? 

Nel momento in cui la trazione comporta una riduzione dell’acuità visiva rilevante: in questi casi, infatti, si rende necessario l’intervento chirurgico di vitrectomia con peeling della membrana. Questa operazione permette di bloccare i meccanismi di trazione e, in molti casi, di appianare la retina, con un possibile miglioramento della sintomatologia (la distorsione viene ridotta). E’ comunque un intervento molto delicato, in quanto si agisce direttamente sulla zona più importante della retina (la macula) e purtroppo non sempre consente di ottenere il risultato sperato.

Cosa succede dopo l’intervento di pucker maculare?

I tempi di recupero dopo intervento di pucker maculare possono essere piuttosto variabili e comunque strettamente correlati alla gravità della malattia prima della chirurgia. Il recupero dell’acutezza visiva, è progressivo, ma può anche essere nullo, scarso o incompleto, sempre in relazione alle condizioni oculari preesistenti (non solo della macula, ma anche ad esempio del nervo ottico e della cornea). In ogni caso il recupero visivo non potrà definirsi completo prima di 6 mesi; a volte, il visus, può stabilizzarsi del tutto anche a distanza di un anno. A guarigione avvenuta, l’occhio andrà sempre controllato periodicamente dall’oculista; nei mesi e negli anni successivi all’intervento è necessario sottoporsi a controlli periodici che potranno poi essere progressivamente diradati.

Link utile: Consenso informato SOI

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Pagina pubblicata il 2 ottobre 2007. Ultimo aggiornamento: 14 aprile 2022.

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Foro maculare

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Malattie oculari

Foro maculare: cause, sintomi, trattamento.

Cos’è il foro maculare?

foro maculare

È un difetto a tutto spessore del tessuto retinico; si tratta, nello specifico, di un foro che si apre nella regione centrale della retina (la fovea, a sua volta al centro della macula). È caratterizzato da un sollevamento circoscritto della retina neurosensoriale. Oltre i 50 anni di età la sua incidenza è di 3 casi su 1000. È prevalente nel sesso femminile e più frequentemente coinvolge un solo occhio (78-90% dei casi). Alcune situazioni possono simulare la presenza di un foro maculare. In alcuni casi, infatti, si possono formare delle membrane a livello della macula, tra il corpo vitreo e la retina. Tali membrane svolgendo un’azione trattiva, provocano un’alterazione del profilo retinico in sede maculare portando alla formazione di uno “pseudoforo” maculare (la membrana epiretinica si interrompe in senso circolare dando l’aspetto di un falso foro maculare).

Cosa provoca il foro maculare?

I fori maculari generalmente si formano spontaneamente e il meccanismo non è tuttora ben chiaro; possono essere causati da un trauma, da miopia elevata e, non ultimi, da fattori vascolari (associati, ad esempio, alla retinopatia diabetica). Tuttavia l’ipotesi più accreditata si fonda sulla teoria della “trazione vitreale”, ad opera di membrane che si formano sopra la retina (epiretiniche). Queste ultime si formerebbero in seguito alla contrazione della corteccia vitreale (così come proposto dalla teoria di Gass JDM e Johnson, secondo i quali questo sarebbe il principale fattore scatenante). Anche l’età è un fattore importante da prendere in considerazione: con il passare degli anni si verifica un fenomeno fisiologico di invecchiamento delle strutture oculari, compreso il corpo vitreo. Tale processo porta ad una graduale degenerazione del vitreo, fino ad arrivare al suo distacco. Nel momento in cui si verifica il distacco posteriore del vitreo, soprattutto se avviene in maniera violenta, si può avere una sorta di “strappo” sulla macula con conseguente formazione del foro.

QUALI SONO I SINTOMI del foro maculare?

foro maculare sintomi

I sintomi principali di un foro maculare sono:

  • Visione centrale distorta;
  • Macchia scura centrale (scotoma);
  • Difficoltà nella messa a fuoco da vicino (problemi nell’identificazione dei caratteri molto piccoli);
  • Metamorfopsie: visione deformata delle immagini;
  • Miodesopsie: percezione di corpi mobili (mosche volanti) nel campo visivo, associati a flash quando presente azione trattiva vitreale.

Nella fase iniziale della malattia, possono non essere presenti sintomi.

COME SI DIAGNOSTICA?

La diagnosi del foro maculare avviene attraverso l’esame del fondo oculare. Tuttavia, l’esame indispensabile e non invasivo per studiarne le caratteristiche è l’OCT(tomografia a coerenza ottica). Quest’esame consente, attraverso un’analisi quantitativa, di misurare lo spessore retinico e il diametro del foro, permettendo di classificare i vari stadi e, quindi, di valutare l’evoluzione della malattia che l’ha provocato. Inoltre, tra le metodiche diagnostiche strumentali bisogna annoverare la microperimetria, esame non invasivo che ha consentito di migliorare l’approccio chirurgico e prognostico (analizzando la sensibilità retinica della macula, la zona della retina deputata alla visione centrale).

Come si cura il foro maculare?

La percentuale di guarigione spontanea del foro maculare non è molto alta e comunque , nella maggior parte dei casi, limitata agli stadi iniziali della patologia. L’evoluzione del foro è piuttosto variabile da un caso all’altro, si possono alternare infatti fasi di stabilizzazione della malattia e di conseguenza anche del visus, a fasi di peggioramento.

Il trattamento è chirurgico (vitrectomia),  e consiste nell’asportazione del corpo vitreo, con rimozione delle membrane epiretiniche. Dopo la chirurgia va però sempre presa in considerazione la possibilità che una “guarigione” anatomica del foro, possa non corrispondere ad un recupero funzionale completo (vedi prossimo paragrafo).

Come si opera il foro maculare?

Il foro maculare si opera con un intervento chirurgico che prende il nome di vitrectomia. Si tratta di una procedura che prevede una rimozione totale o parziale del corpo vitreo, seguita dall’asportazione delle membrane  epiretiniche, in modo da ottenere una chiusura del foro e ripristino della struttura anatomica della regione maculare. Nella maggior parte dei casi l’intervento, soprattutto se eseguito da specialisti esperti nel trattamento del foro maculare (chirurghi vitrei-retinici), ha una buona percentuale di successo sia a livello anatomico che funzionale. In rari casi, con intervento chirurgico non perfettamente riuscito, si può rilevare la permanenza del foro ed un recupero visivo scarso o assente. L’entità di visione recuperabile con l’intervento dipende fondamentalmente dalle preesistenti condizioni generali dell’occhio, in particolare della retina, del nervo ottico e della cornea, oltre che dalle dimensioni del foro pre-trattamento.

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Pagina pubblicata il 3 aprile 2009. Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2022.

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Distacco di retina

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Malattie oculari

Distacco di retina: cause, sintomi, trattamento.

COS’È IL DISTACCO DELLA RETINA?

distacco retina

La retina è una sottile membrana che riveste la superficie interna dell’occhio. Si tratta di un fine tessuto nervoso sensibile alla luce (fotosensibile). In condizioni normali la retina resta nella sua sede naturale grazie alla pressione del corpo vitreo, un liquido gelatinoso che si trova all’interno dell’occhio e che esercita un effetto tampone, spingendo la retina stessa sulla parete interna del bulbo e proteggendola da eventuali traumi provenienti dall’esterno.

Se la retina presenta una rottura o un foro può, nei casi più gravi, arrivare a distaccarsi.

Come avviene il distacco della retina

Quando le retina si stacca, tende ad accartocciarsi in maniera simile a una carta da parati che si stacca da una parete. In tal caso la retina non è più in grado di offrire al cervello un’immagine adeguata e la visione diviene offuscata e ridotta. Il paziente vede comparire davanti a sé una sorta di tenda scura che piano piano coinvolge tutto il campo visivo.

Cosa provoca il distacco della retina

A seconda della patogenesi (cause) si possono identificare tre tipologie di distacco della retina:

  • Regmatogeno: avviene in occhi di soggetti che presentano degenerazioni retiniche periferiche (dette appunto regmatogene). Tali degenerazioni sono caratterizzate solitamente dalla presenza di piccoli fori o di zone di assottigliamento della retina periferica e costituiscono pertanto una sorta di punto “debole” del tessuto retinico. A livello di tali degenerazioni si possono sviluppare una o più rotture, che consentono il passaggio di liquido nello spazio sottoretinico dando così inizio al distacco.
  • Trazionale: è provocato dalla formazione di membrane fibro-vascolari all’interno dell’ occhio in grado di creare una trazione che solleva la retina. Le malattie che più frequentemente sono all’origine di questo tipo particolare di distacco retinico sono le vasculopatie proliferative (retinopatia diabetica proliferante, trombosi venosa retinica, ecc.).
  • Essudativo: il sollevamento della retina è determinato dall’accumulo di liquido sottoretinico, in assenza di lacerazioni o rotture della stessa. Il distacco essudativo può essere provocato dalle presenza d’infiammazione, lesioni vascolari o neoplastiche.

Altre cause di distacco della retina possono essere:

  • presenza di una miopia medio-elevata, cioè superiore alle tre diottrie. È, comunque, un evento abbastanza raro, si verifica all’incirca in una persona su diecimila;
  • La presenza di un cristallino artificiale (IOL) impiantato durante un intervento di cataratta, può creare dei rischi per la retina. Anche negli occhi afachici (che non hanno il cristallino per malformazione congenita o a seguito di chirurgia) il distacco retinico può presentarsi con una certa frequenza. Dopo l’estrazione del cristallino si verificano infatti, delle alterazioni vitreali capaci di modificare i normali rapporti vitreoretinici e favorire il sollevamento della retina;
  • distacco posteriore del vitreo. Il vitreo in condizioni di normalità, svolge un importante ruolo nel mantenimento dell’adesione retinica. Quando si verifica un distacco posteriore del vitreo, si possono produrre delle rotture dovute all’azione trattiva del gel vitreale sulla retina;
  • In presenza di gravi traumi, soprattutto di tipo contusivo, si assiste ad una contrazione e avulsione della base del vitreo, che essendo tenacemente adeso alla retina, può tirarla con sé provocandone il distacco.

Infine, secondo uno studio scientifico [1], il distacco potrebbe essere favorito, tra l’altro, dall’assunzione per via orale di una classe di antibiotici chiamati “fluorochinoloni”.

Molto rara invece, soprattutto nei giovani, l’evenienza di rotture retiniche spontanee con conseguente distacco.

Comunque, in caso siano presenti fattori di rischio per il distacco della retina (degenerazione vitreale con presenza di trazioni vitreo-retiniche forti, degenerazioni retiniche periferiche e/o assottigliamento della retina, miopia elevata, ecc.), è consigliabile eseguire visite oculistiche periodiche, evitare condizioni di forte stress, evitare di compiere sforzi fisici eccessivi che potrebbero sollecitare la retina e favorirne il distacco.

QUALI SONO I SINTOMI?

I principali sintomi che si possono presentare in caso di distacco della retina sono:

  • Miodesopsie: comparsa nel campo visivo di piccoli corpi mobili (punti neri, macchie scure). A volte si può avere anche la percezione di una sorta di ragnatela scura nella parte centrale della visione.
  • Fotopsie: comparsa di flash luminosi o lampi di luce nell’occhio colpito, percepiti soprattutto nella parte periferica del campo visivo.
  • Visione offuscata o distorta.
  • Rapido peggioramento del visus con la comparsa di un’ ombra o una “tenda” nera che ostacola la visione sia centrale che periferica.

Non è mai presente dolore. Se ci si accorge di un brusco calo di vista, bisogna recarsi immediatamente a un pronto soccorso oculistico. Un trattamento immediato può, infatti, ridurre al minimo i danni.

Come si cura il distacco della retina

Se il problema viene diagnosticato in fase precoce spesso come cura per il distacco della retina è sufficiente effettuare un trattamento argon laser fotocoagulativo intorno alle degenerazioni retiniche.

Come si Opera il distacco della retina

Nei casi più gravi è necessario un intervento chirurgico, che si può eseguire fondamentalmente secondo due approcci: ab-externo, ossia tramite chirurgia episclerale (senza entrare all’interno dell’occhio), oppure ab-interno con la vitrectomia.

Nel primo caso si esegue un intervento di cerchiaggio che consiste nell’ applicare una banda di silicone intorno al bulbo, allo scopo di riavvicinare la parete alla retina distaccata, riparare eventuali rotture e neutralizzare le trazioni vitreali.

Nel secondo caso (vitrectomia), si esegue la rimozione del gel vitreale dall’interno dell’occhio, sostituendolo con un mezzo tamponante (aria, gas o olio di silicone), che spinge la retina a riattaccarsi, favorendo il suo processo di guarigione. Il gas si riassorbe spontaneamente nel giro di 2-6 settimane, mentre l’olio di silicone deve essere rimosso con un secondo intervento chirurgico a distanza di 3-6 mesi. Di solito l’operazione per distacco di retina viene fatta in anestesia locale, in casi particolari può essere necessario ricorrere a quella generale.

Nell’ 80-90% dei casi è sufficiente una sola operazione, qualora dovesse verificarsi una recidiva del distacco, sarebbe necessario ricorrere ad un secondo intervento.

Nel post-operatorio non si prova dolore eccessivo, ma l’occhio può risultare infiammato, la pressione oculare alterata e, quindi, sarà necessario seguire in maniera scrupolosa la terapia prescritta dall’oculista e fare le visite di controllo programmate. Dopo la chirurgia, nella gran maggioranza dei casi si ottiene un riaccollamento della retina ai piani sottostanti. I tempi di recupero post intervento per distacco di retina dipendono dall’entità del distacco stesso e dalla sua durata. Nei casi in cui il distacco abbia coinvolto la regione maculare (l’area della visione centrale) il recupero visivo sarà incompleto. Può comunque, anche in questo caso, rimanere un certo grado di visione periferica.Tanto maggiore è la durata del distacco, tanto minore è la possibilità di recupero della vista. Persone che non si sottopongono all’intervento (o se quest’ultimo risulta inefficace) possono riportare un deficit visivo grave e permanente.

Il paziente deve ricordarsi che, anche a guarigione avvenuta, l’occhio va periodicamente controllato dall’oculista; nei mesi e negli anni successivi all’intervento deve quindi sottoporsi ad alcuni periodici controlli che verranno progressivamente diradati.

COME SI PUÒ FARE PREVENZIONE?

Se l’oculista riscontra alterazioni a livello della periferia retinica il distacco può essere prevenuto effettuando un trattamento argon laser. Inoltre è importante sapere se in famiglia ci sono stati precedenti casi di distacco di retina: potrebbe esserci una predisposizione genetica. Se si è già avuto un distacco in un occhio, il rischio che si verifichi anche nell’altro è leggermente maggiore rispetto alla media. Dunque saranno necessari controlli oculistici più frequenti.

[1] “Oral Fluoroquinolones and the Risk of Retinal Detachment“, Mahyar Etminan, Farzin Forooghian, James M. Brophy, Steven T. Bird, David Maberley, JAMA, 2012;307(13):1414-1419, doi:10.1001/jama.2012.383


Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus

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Pagina pubblicata il 27 novembre 2012. Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2022.

Ultima revisione scientifica: 14 febbraio 2022.

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