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Esami e interventi
Fondo oculare

Cos’è?
L’esame del fondo oculare, noto anche come oftalmoscopia o fundus oculi (termine latino ancora ampiamente utilizzato in ambito medico), è un’indagine diagnostica che consente di osservare le principali strutture interne dell’occhio. Attraverso questo esame è possibile valutare il corpo vitreo, la retina centrale (macula), la retina periferica, la testa del nervo ottico e i vasi sanguigni oculari.L’osservazione diretta di queste strutture permette allo specialista di individuare precocemente numerose patologie oculari che potrebbero compromettere la funzione visiva. Inoltre, il fondo oculare rappresenta un importante strumento per la valutazione dello stato di salute generale del paziente. Le alterazioni della retina e dei vasi sanguigni retinici, infatti, possono fornire indicazioni utili per la diagnosi e il monitoraggio di diverse malattie sistemiche, tra cui il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa e alcune patologie cardiovascolari. Grazie al suo elevato valore diagnostico, l’esame del fondo oculare costituisce una procedura fondamentale sia in ambito oftalmologico sia nella prevenzione e nel controllo di numerose condizioni che interessano l’intero organismo.
Come si esegue?
L’esame del fondo oculare viene generalmente eseguito durante una visita oculistica in ambiente ambulatoriale e rappresenta una procedura semplice, rapida e non invasiva. Nella maggior parte dei casi, per consentire una visualizzazione completa delle strutture interne dell’occhio, è necessario dilatare la pupilla mediante l’instillazione di colliri midriatici. Dopo alcuni minuti, quando la dilatazione è completa, il medico procede con l’osservazione del fundus oculi. L’esame viene effettuato in un ambiente poco illuminato, con il paziente seduto oppure sdraiato. Durante l’osservazione, il medico utilizza uno strumento dotato di una sorgente luminosa e invita il paziente a dirigere lo sguardo in diverse direzioni, così da poter esaminare accuratamente tutte le aree della retina, il nervo ottico, la macula e il corpo vitreo. L’oftalmoscopia è un’indagine indolore e ben tollerata. L’unico lieve disagio che il paziente può avvertire è dovuto al fascio di luce utilizzato per illuminare l’interno dell’occhio, che può causare un temporaneo senso di abbagliamento o fastidio destinato a scomparire rapidamente al termine dell’esame. Grazie alla sua semplicità e alla breve durata, questa procedura può essere eseguita in pazienti di tutte le età, compresi bambini e anziani. Non è richiesta una preparazione particolare prima dell’esame. È comunque consigliabile evitare l’uso di lenti a contatto e, poiché la dilatazione pupillare può determinare un temporaneo offuscamento della vista e una maggiore sensibilità alla luce, è opportuno farsi accompagnare all’appuntamento qualora si preveda di dover guidare successivamente. Durante l’esame è sufficiente seguire le indicazioni dell’oculista, mantenendo lo sguardo nelle posizioni richieste per consentire un’esplorazione completa delle strutture oculari. Al termine della procedura, gli effetti dei colliri midriatici possono persistere per alcune ore; per questo motivo è consigliabile evitare di guidare fino al completo recupero della normale capacità visiva, utilizzare occhiali da sole in caso di esposizione a luce intensa e rimandare eventuali attività che richiedano una visione ravvicinata particolarmente precisa fino alla scomparsa dell’effetto del farmaco.
Con quali strumenti si effettua?
La metodica tradizionale si basa sull’utilizzo dell’oftalmoscopio, uno strumento dotato di una sorgente luminosa e di un sistema ottico che permette di visualizzare il fondo dell’occhio attraverso la pupilla. Esistono due principali modalità di esecuzione: l’oftalmoscopia diretta e quella indiretta.
- L’oftalmoscopia diretta viene eseguita con un oftalmoscopio portatile, simile a una piccola torcia, che incorpora una sorgente luminosa e una serie di lenti correttive in grado di compensare eventuali difetti refrattivi dell’esaminatore o del paziente. Questa tecnica consente di ottenere un’immagine diritta e particolarmente dettagliata delle strutture centrali della retina, offrendo un buon livello di ingrandimento. Tuttavia, il campo di osservazione è relativamente limitato e non permette una valutazione completa delle aree retiniche periferiche.
- L’oftalmoscopia indiretta, invece, utilizza una sorgente luminosa montata sul capo dell’esaminatore e una lente convergente posta davanti all’occhio del paziente. Pur fornendo un’immagine invertita e con un ingrandimento inferiore rispetto alla tecnica diretta, offre il vantaggio di un campo visivo molto più esteso, consentendo l’esplorazione anche della periferia retinica. Per questo motivo rappresenta uno strumento particolarmente utile nella ricerca di lesioni periferiche e nel controllo di patologie che possono interessare l’intera retina.
Un’altra modalità frequentemente impiegata nella pratica clinica è l’esame del fondo oculare mediante lampada a fessura. In questo caso vengono utilizzate apposite lenti diagnostiche posizionate tra lo strumento e l’occhio del paziente. Tale approccio permette una valutazione accurata delle diverse strutture retiniche, associando elevata qualità dell’immagine e buona versatilità diagnostica.Negli ultimi anni si sono diffuse tecniche di imaging sempre più sofisticate. Tra queste, la fotografia del fondo oculare (fundus fotografia) che consente di acquisire immagini digitali ad alta risoluzione della retina, documentando in modo preciso eventuali alterazioni. Le immagini ottenute possono essere archiviate e confrontate nel tempo, facilitando il monitoraggio dell’evoluzione delle malattie oculari e la valutazione della risposta ai trattamenti. Tra gli strumenti più avanzati per lo studio della retina e del nervo ottico vi è la tomografia a coerenza ottica (OCT). Questa tecnologia non sostituisce l’osservazione diretta del fondo oculare, ma la integra fornendo sezioni dettagliate dei vari strati retinici con una risoluzione micrometrica. Grazie alla sua elevata precisione, l’OCT è diventato un esame indispensabile nella diagnosi precoce e nel follow-up di numerose patologie, tra cui il glaucoma, l’edema maculare, le maculopatie e la degenerazione maculare legata all’età. La scelta della tecnica più appropriata dipende dal quesito clinico, dalle caratteristiche del paziente e dalle strutture oculari che si desidera analizzare. Spesso più metodiche vengono utilizzate in modo complementare, consentendo una valutazione completa e accurata dello stato di salute della retina e del nervo ottico.
Quali sono i rischi o gli effetti collaterali?
L’esame del fondo oculare è una procedura sicura, non invasiva e generalmente ben tollerata. Nella maggior parte dei casi non provoca complicazioni significative; tuttavia, soprattutto quando è necessaria la dilatazione della pupilla mediante colliri midriatici, possono comparire alcuni effetti collaterali temporanei. L’effetto più comune è la visione offuscata nelle ore successive all’esame, associata a una maggiore sensibilità alla luce. Questi disturbi sono dovuti alla dilatazione pupillare e possono rendere difficoltose attività come la lettura, l’utilizzo di dispositivi elettronici o la guida di veicoli. I sintomi tendono a regredire spontaneamente nell’arco di poche ore, ma in alcuni soggetti possono persistere più a lungo. Subito dopo l’instillazione del collirio è possibile avvertire una lieve sensazione di bruciore, pizzicore o fastidio oculare, generalmente di breve durata. In casi poco frequenti possono comparire arrossamento della congiuntiva, lacrimazione o una temporanea sensazione di irritazione. Le reazioni allergiche ai farmaci utilizzati per la dilatazione della pupilla sono rare, ma possibili. Possono manifestarsi con rossore, prurito, gonfiore delle palpebre o aumento della lacrimazione. Manifestazioni sistemiche più importanti sono eccezionali, ma devono essere valutate rapidamente dal medico. Per questo motivo è sempre opportuno informare l’oculista di eventuali allergie note a farmaci o colliri. Una complicanza molto rara, ma potenzialmente seria, riguarda i soggetti predisposti al glaucoma ad angolo stretto. In questi pazienti la dilatazione pupillare può favorire un improvviso aumento della pressione intraoculare, causando dolore oculare intenso, visione annebbiata, comparsa di aloni colorati attorno alle luci, cefalea, nausea o vomito. Per ridurre questo rischio, l’oculista valuta preventivamente l’anatomia dell’occhio e l’eventuale presenza di fattori predisponenti prima di procedere alla dilatazione. Nel complesso, i benefici diagnostici dell’esame del fondo oculare superano ampiamente i rischi associati alla procedura. Le complicanze gravi sono estremamente rare, mentre gli effetti collaterali più comuni sono temporanei e si risolvono spontaneamente senza conseguenze.
Quanto dura l’esame?
L’osservazione vera e propria del fondo oculare è relativamente rapida e richiede generalmente circa 10 minuti per ciascun occhio. Tuttavia, per calcolare la durata complessiva della procedura è necessario considerare anche il tempo necessario affinché i colliri producano una dilatazione pupillare adeguata. L’effetto dei farmaci midriatici compare solitamente dopo 25-40 minuti dall’instillazione. Di conseguenza, l’intero percorso diagnostico, comprensivo della preparazione e dell’esame, richiede mediamente tra 45 e 60 minuti. Nonostante il tempo necessario per la dilatazione della pupilla, il fondo oculare rimane un esame semplice, indolore e di grande importanza diagnostica.
Come comportarsi dopo l’esame?
Al termine dell’esame del fondo oculare, soprattutto quando è stata effettuata la dilatazione pupillare mediante colliri midriatici, è necessario adottare alcune semplici precauzioni fino alla completa scomparsa degli effetti del farmaco. Come già accennato in precedenza, è consigliabile evitare di mettersi alla guida subito dopo l’esame e rimandare attività che richiedono una visione nitida e prolungata, come la lettura, l’utilizzo del computer, dello smartphone o di altri dispositivi elettronici. L’esposizione alla luce intensa può risultare particolarmente fastidiosa; l’utilizzo di occhiali da sole aiuta a ridurre il disagio e a proteggere gli occhi fino al completo riassorbimento dell’effetto del collirio, che generalmente avviene nell’arco di poche ore. Una volta terminata la dilatazione pupillare, la vista ritorna progressivamente alla normalità senza conseguenze permanenti. Qualora durante l’esame vengano evidenziate alterazioni della retina, del nervo ottico o di altre strutture oculari, l’oculista potrà richiedere ulteriori approfondimenti diagnostici oppure impostare un programma di controlli e trattamenti mirati. Seguire attentamente le indicazioni dello specialista è fondamentale per garantire un corretto monitoraggio della salute oculare e per identificare precocemente eventuali patologie che potrebbero compromettere la funzione visiva.
Quanto spesso si dovrebbe fare l’esame del fondo oculare ?
La periodicità dell’esame del fondo oculare non è uguale per tutti, ma varia in base all’età, alle condizioni generali di salute, all’eventuale presenza di patologie oculari e alla familiarità per alcune malattie degli occhi. Si tratta infatti di un esame fondamentale non solo per la diagnosi precoce delle malattie retiniche, ma anche per il monitoraggio di numerose condizioni sistemiche che possono interessare l’occhio. Nelle persone sane, senza sintomi visivi e senza fattori di rischio particolari, il controllo del fondo oculare può essere eseguito con una frequenza variabile in base all’età. Prima dei 40 anni, in assenza di disturbi, può essere sufficiente sottoporsi all’esame ogni 18-24 mesi, nell’ambito delle normali visite oculistiche periodiche. Dopo i 40 anni è generalmente consigliabile effettuare controlli più regolari, poiché con l’avanzare dell’età aumenta il rischio di sviluppare patologie come la degenerazione maculare legata all’età, il glaucoma e altre malattie retiniche.I soggetti affetti da miopia, soprattutto se elevata, oppure da patologie oculari non particolarmente gravi, dovrebbero sottoporsi all’esame almeno una volta all’anno, secondo le indicazioni dell’oculista. Anche la presenza di familiarità per glaucoma, degenerazione maculare o altre malattie ereditarie può rendere opportuni controlli più frequenti. Nei pazienti con diabete mellito, ipertensione arteriosa o altre malattie sistemiche che possono coinvolgere la retina, il monitoraggio deve essere più ravvicinato. In particolare, il controllo periodico del fondo oculare è indispensabile per individuare precocemente eventuali segni di retinopatia diabetica o di danno vascolare retinico correlato all’ipertensione. La cadenza degli esami viene stabilita dal medico sulla base delle caratteristiche cliniche del singolo paziente e dell’eventuale presenza di alterazioni già documentate. Chi è stato sottoposto a interventi chirurgici oculari o a specifici trattamenti lasernecessita solitamente di un programma di follow-up personalizzato per monitorare l’evoluzione postoperatoria.
Quali strutture si possono osservare con l’esame del fondo oculare?
Una delle strutture analizzabili è il corpo vitreo, una sostanza gelatinosa, trasparente e incolore che occupa gran parte del bulbo oculare tra il cristallino e la retina. Il vitreo contribuisce a mantenere la forma dell’occhio, favorisce la diffusione delle sostanze nutritive e svolge una funzione protettiva nei confronti delle strutture oculari. Attraverso l’esame del fondo oculare è possibile identificare eventuali alterazioni o processi degenerativi del vitreo, come quelli che possono essere associati alla comparsa di miodesopsie (“mosche volanti”) o a fenomeni di trazione sulla retina. L’esame permette inoltre di osservare la retina, il sottile tessuto nervoso che riveste internamente la parete posteriore dell’occhio e che ha il compito di trasformare gli stimoli luminosi in impulsi nervosi destinati al cervello. Oltre alla retina centrale, è possibile valutare anche la retina periferica, individuando eventuali degenerazioni, rotture o altre alterazioni che potrebbero predisporre al distacco di retina. Particolare attenzione viene rivolta alla macula, la regione centrale della retina deputata alla cosiddetta visione distinta o visione centrale. Grazie alla macula riusciamo a percepire i dettagli fini, leggere caratteri di piccole dimensioni, distinguere i colori e riconoscere i volti. Al centro della macula si trova la fovea, una piccola depressione che rappresenta l’area di massima acuità visiva. Molte patologie che compromettono la qualità della visione centrale, possono essere identificate e monitorate attraverso l’esame del fondo oculare. Un’altra struttura fondamentale valutabile durante l’esame è il nervo ottico, osservabile nel punto in cui emerge dalla retina, denominato testa del nervo ottico, papilla ottica o disco ottico. Questa struttura rappresenta il collegamento tra l’occhio e il cervello, permettendo la trasmissione delle informazioni visive raccolte dalla retina. L’analisi della sua forma, del colore e delle sue caratteristiche anatomiche può fornire indicazioni importanti sulla presenza di patologie oculari, come il glaucoma, o di alcune malattie neurologiche e sistemiche. Infine, il fondo oculare consente di esaminare i vasi sanguigni retinici, costituiti da arterie e vene che garantiscono l’apporto di ossigeno e nutrienti alla retina. Lo studio dell’albero vascolare retinico può evidenziare alterazioni legate a patologie oculari oppure a malattie generali dell’organismo, come diabete mellito, ipertensione arteriosa e altre condizioni che interessano la circolazione sanguigna.
Quali patologie si possono rilevare con l’esame del fondo oculare?
Tra le principali condizioni oculari diagnosticabili con l’esame del fondo oculare vi è il glaucoma, una malattia caratterizzata da un progressivo danno del nervo ottico. L’osservazione della papilla ottica permette infatti di individuare alterazioni sospette e di monitorarne l’eventuale evoluzione nel tempo. Se non riconosciuto e trattato precocemente, il glaucoma può determinare una perdita permanente del campo visivo. L’esame del fondo oculare è inoltre fondamentale per la diagnosi e il monitoraggio delle maculopatie, in particolare della degenerazione maculare legata all’età (DMLE), una patologia che colpisce la macula e compromette progressivamente la visione centrale. Particolarmente importante è il ruolo dell’esame nella prevenzione e nel controllo della retinopatia diabetica, una delle complicanze più frequenti del diabete mellito. Attraverso l’osservazione diretta della retina è possibile evidenziare microaneurismi, emorragie, essudati e altre alterazioni vascolari che, se non trattate, possono portare a una grave riduzione della vista. Analogamente, il fondo oculare consente di individuare i segni della retinopatia ipertensiva, causata dalle modificazioni dei vasi retinici secondarie all’ipertensione arteriosa. L’esame permette inoltre di diagnosticare diverse altre patologie retiniche, tra cui:
- degenerazioni della retina periferica;
- rotture retiniche;
- distacco di retina;
- edema maculare;
- membrane epiretiniche;
- fori maculari;
- occlusioni delle arterie o delle vene retiniche;
- corioretiniti e altre malattie infiammatorie della retina.
È possibile inoltre evidenziare fenomeni degenerativi a carico del vitreo, emorragie vitreali o segni di trazione vitreoretinica che potrebbero predisporre a rotture o distacchi della retina.
Esistono controindicazioni all’esame del fondo?

Particolare attenzione deve essere riservata ai soggetti che presentano una camera anteriore poco profonda o un angolo irido-corneale stretto. In queste condizioni la dilatazione pupillare può, in casi selezionati, favorire la chiusura dell’angolo di drenaggio dell’umore acqueo e determinare un rapido aumento della pressione intraoculare. Per ridurre questo rischio, l’oculista valuta preventivamente la conformazione dell’occhio e, quando necessario, può decidere di eseguire l’esame senza dilatazione pupillare oppure adottare specifiche precauzioni. In assenza della dilatazione, tuttavia, l’osservazione risulta generalmente limitata alle aree centrali della retina e del nervo ottico. Un’altra possibile controindicazione riguarda l’ipersensibilità o l’allergia ai farmaci midriatici. È comunque sempre consigliabile informare preventivamente l’oculista della presenza di alcune condizioni mediche, in particolare malattie cardiovascolari, aritmie, ipertensione arteriosa o altre patologie per le quali si assumono farmaci specifici. In alcuni pazienti particolarmente sensibili, infatti, i farmaci utilizzati per la dilatazione pupillare possono influenzare temporaneamente la frequenza cardiaca o la pressione arteriosa.
Ultima revisione scientifica: 10 luglio 2026.