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Malattie oculari
Cataratta: sintomi, cause, intervento
Che cos’è la cataratta?
La cataratta è una condizione oculare caratterizzata dalla progressiva perdita di trasparenza del cristallino, la lente naturale situata all’interno dell’occhio. Il cristallino si trova dietro l’iride e davanti al corpo vitreo, una sostanza gelatinosa che occupa la parte interna del bulbo oculare. Quando il cristallino diventa opaco, la luce non riesce più a raggiungere correttamente la retina, causando un peggioramento graduale della qualità visiva. La persona può percepire immagini sfocate, una ridotta sensibilità ai contrasti, maggiore difficoltà nella visione notturna e un aumento dell’abbagliamento provocato dalle fonti luminose. Si tratta di una delle principali cause di riduzione della vista, soprattutto con l’avanzare dell’età, anche se può manifestarsi in qualsiasi fase della vita per motivi congeniti, traumatici o legati ad altre patologie oculari e sistemiche. La cataratta tende generalmente a svilupparsi lentamente e, nelle fasi iniziali, può non causare sintomi evidenti.

Quali sono le cause della cataratta?
La cataratta si sviluppa quando il cristallino perde gradualmente la sua naturale trasparenza a causa di alterazioni della sua struttura interna. Questi cambiamenti interessano soprattutto le proteine che compongono il cristallino, le quali, nel tempo, possono subire processi degenerativi e di ossidazione che ne compromettono la capacità di lasciar passare correttamente la luce. L’invecchiamento rappresenta la causa più frequente della cataratta ed è il principale fattore responsabile della sua comparsa. Con il passare degli anni, infatti, il cristallino tende naturalmente a diventare meno trasparente. Tuttavia, esistono numerose altre condizioni che possono favorire o accelerare questo processo. Tra i principali fattori associati allo sviluppo della cataratta vi sono:
- diabete e altre malattie metaboliche;
- predisposizione genetica e forme congenite presenti fin dalla nascita;
- carenze nutrizionali prolungate;
- esposizione a radiazioni ionizzanti;
- traumi o lesioni oculari;
- alcune patologie oculari o sistemiche.
Anche le abitudini di vita possono influenzare la salute degli occhi. Sebbene la ricerca scientifica continui a studiare il ruolo di determinati comportamenti nello sviluppo della cataratta [1], è ampiamente riconosciuto che uno stile di vita sano contribuisce al benessere visivo generale. Per questo motivo è consigliabile evitare il fumo, seguire un’alimentazione equilibrata ricca di nutrienti antiossidanti e praticare regolarmente attività fisica. La comparsa della cataratta è spesso il risultato della combinazione di più fattori e il suo sviluppo può variare notevolmente da persona a persona, sia per tempi sia per gravità dei sintomi.

Quanto incide l’invecchiamento?
L’invecchiamento rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo della cataratta. Con il passare degli anni, il cristallino va incontro a naturali modificazioni strutturali che ne aumentano la rigidità e ne riducono progressivamente la trasparenza. Questo processo porta alla comparsa della cosiddetta cataratta senile, la forma più frequente della malattia. Non tutte le cataratte, tuttavia, sono legate all’età avanzata. In alcuni casi l’opacizzazione del cristallino può essere presente fin dalla nascita: si parla allora di cataratta congenita, una condizione che può essere associata a fattori genetici o a infezioni e processi infiammatori verificatisi durante la gravidanza. Tra le possibili cause rientrano alcune infezioni materne che possono interferire con il corretto sviluppo dell’occhio del feto. Quando la cataratta compare in età relativamente giovane, generalmente intorno ai 40 anni o anche prima, viene definita cataratta giovanile o precoce. Questa forma può essere favorita da predisposizione individuale, patologie sistemiche o altri fattori di rischio che accelerano l’invecchiamento del cristallino. L’opacizzazione del cristallino può inoltre svilupparsi a qualsiasi età in seguito a un trauma oculare. Lesioni penetranti, contusioni, ustioni causate da fonti di calore o esposizione a sostanze chimiche possono infatti danneggiare il cristallino e determinare la comparsa di una cataratta traumatica. Anche alcuni trattamenti farmacologici possono aumentare il rischio di sviluppare la cataratta. In particolare, l’uso prolungato di farmaci corticosteroidei è stato associato a una maggiore probabilità di opacizzazione del cristallino, soprattutto nei soggetti predisposti. In sintesi, sebbene l’età rappresenti la causa più comune della cataratta, esistono numerosi altri fattori che possono favorirne la comparsa o anticiparne lo sviluppo, rendendo importante una regolare valutazione oculistica nel corso della vita.
Quali sono i sintomi della cataratta?
La cataratta si manifesta generalmente con un peggioramento graduale della qualità della vista. Nelle fasi iniziali i sintomi possono essere lievi e poco evidenti, ma tendono ad accentuarsi con il progredire dell’opacizzazione del cristallino. Tra i disturbi più frequentemente riferiti vi sono la visione offuscata o annebbiata, spesso descritta come la sensazione di guardare attraverso un vetro appannato o opaco e la visione doppia. Molti pazienti lamentano inoltre una maggiore sensibilità alla luce (fotofobia) e un fastidioso senso di abbagliamento, soprattutto in presenza di luci intense o durante la guida notturna. Un altro sintomo caratteristico è la progressiva alterazione della percezione dei colori, che possono apparire meno brillanti, più spenti o tendenti alle tonalità giallastre. È inoltre frequente la necessità di modificare ripetutamente la prescrizione degli occhiali a causa dei continui cambiamenti del visus. In alcuni soggetti affetti da presbiopia può verificarsi un fenomeno particolare: la visione da vicino può temporaneamente migliorare rispetto agli anni precedenti. Questo effetto è dovuto a una variazione del potere refrattivo del cristallino che, diventando più rigido e denso, induce una progressiva tendenza alla miopia. Sebbene possa sembrare un miglioramento della vista, si tratta in realtà di un segnale che può accompagnare lo sviluppo della cataratta. Negli stadi più avanzati, l’opacizzazione del cristallino può diventare visibile anche dall’esterno. La pupilla, normalmente di colore nero, può assumere una tonalità grigiastra, giallastra o, nei casi più evoluti, apparire biancastra. Poiché la cataratta tende a svilupparsi lentamente, molte persone si adattano gradualmente ai cambiamenti visivi senza accorgersi immediatamente del problema. Per questo motivo, controlli oculistici periodici sono fondamentali per una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo.
Come si diagnostica la cataratta?
La diagnosi di cataratta viene generalmente effettuata attraverso una visita oculistica completa, eseguita con l’ausilio di strumenti specialistici. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici, soprattutto con l’avanzare dell’età o in presenza di sintomi visivi. Durante la visita, l’oculista analizza accuratamente l’occhio per identificare tipo, dimensioni e localizzazione dell’opacità del cristallino. In base alla sede in cui si sviluppa l’opacizzazione, è possibile distinguere diverse forme di cataratta. Quando l’alterazione interessa prevalentemente la parte centrale del cristallino, si parla di cataratta nucleare. All’esame con lampada a fessura, il nucleo appare più denso e opaco, con una tipica colorazione giallastra. Questa forma tende a progredire lentamente, sviluppandosi nel corso di diversi anni. Se invece l’opacizzazione coinvolge la porzione periferica del cristallino, si configura una cataratta corticale. Nelle fasi iniziali le opacità possono essere leggere e non influire in modo significativo sulla qualità visiva. Con il tempo, però, tendono ad aumentare e a unirsi tra loro, conferendo alla corticale un aspetto biancastro e determinando una riduzione progressiva del visus. Più raramente, l’opacità può originarsi nella zona posteriore del cristallino, in prossimità della capsula. In questi casi si parla di cataratta sottocapsulare posteriore. Data la sua posizione lungo l’asse ottico, questa forma provoca spesso un calo della vista più precoce rispetto alle altre. Nel corso della visita, oltre alla valutazione del cristallino, l’oculista esamina anche il segmento posteriore dell’occhio, per escludere o identificare eventuali patologie oculari associate che possano contribuire alla compromissione della funzione visiva.

Come si cura?
Quando la cataratta compromette in modo significativo la qualità della visione, l’unica soluzione efficace è rappresentata dall’intervento chirurgico. Attualmente, la tecnica più utilizzata è la facoemulsificazione, un metodo moderno e poco invasivo che consiste nella frammentazione del cristallino opacizzato mediante ultrasuoni. I frammenti così ottenuti vengono poi rimossi attraverso un sistema di aspirazione, lasciando spazio all’impianto di una lente intraoculare artificiale (IOL) che sostituisce il cristallino naturale. L’intervento viene eseguito generalmente in anestesia locale o topica (con colliri anestetici) ed è rapido e indolore.Uno dei principali vantaggi delle tecniche moderne è il recupero visivo piuttosto rapido. Ciò è possibile grazie alle incisioni molto piccole praticate sulla cornea, che spesso non richiedono punti di sutura e riducono il rischio di effetti collaterali, come l’astigmatismo post-operatorio. Negli ultimi anni si è diffusa anche una tecnologia avanzata: il laser a femtosecondi (femtolaser). Questo strumento consente di eseguire alcune fasi dell’intervento — come le incisioni corneali, l’apertura della capsula e la frammentazione del cristallino — con un livello di precisione molto elevato. Grazie a questa maggiore accuratezza, l’intervento risulta ancora più controllato e meno traumatico per i tessuti oculari, con una potenziale riduzione dell’energia ultrasonica necessaria e un recupero più confortevole.
Quando si opera?
L’intervento di cataratta viene preso in considerazione quando la riduzione della vista diventa tale da interferire con le normali attività quotidiane del paziente, come leggere, guidare o svolgere le proprie abitudini. La decisione non dipende soltanto dal grado di opacizzazione del cristallino, ma soprattutto dalle esigenze individuali e dalla qualità di vita percepita. In alcuni casi, inoltre, è preferibile non rimandare troppo l’operazione: con il passare del tempo, infatti, il cristallino può diventare più duro, rendendo l’intervento tecnicamente più complesso e aumentando i possibili rischi. Esistono anche situazioni particolari in cui l’intervento può avere un ruolo aggiuntivo o richiedere maggiore attenzione. Ad esempio, nei pazienti affetti da glaucoma, la chirurgia della cataratta può contribuire alla riduzione della pressione intraoculare, con un potenziale beneficio per la malattia. Al contrario, in presenza di alcune condizioni oculari, è opportuno valutare con cautela il momento dell’intervento. È il caso, per esempio, della degenerazione maculare legata all’età (AMD) nella forma umida ancora attiva, in cui è generalmente preferibile attendere una fase di stabilizzazione prima di procedere. Per questo motivo, la scelta del momento più adatto per operare deve essere sempre personalizzata e condivisa tra oculista e paziente, tenendo conto delle condizioni cliniche, dei possibili benefici e dei rischi.
Quali sono le complicanze dovute all’intervento?
Dopo l’intervento di cataratta è fondamentale seguire alcune semplici ma importanti precauzioni per favorire una corretta guarigione e ridurre il rischio di complicazioni. Innanzitutto, è essenziale non toccare o strofinare l’occhio operato e fare attenzione durante il riposo, evitando di dormire sul lato interessato, soprattutto nei primi giorni. Questo aiuta a prevenire traumi involontari e irritazioni. Un’altra regola fondamentale è seguire con precisione la terapia prescritta dall’oculista, in particolare l’uso dei colliri antibiotici e antinfiammatori, che servono a prevenire infezioni e controllare l’infiammazione. La regolarità nell’applicazione è determinante per il buon esito dell’intervento. È inoltre consigliabile limitare gli sforzi fisici, evitando attività come sollevare pesi, piegarsi bruscamente o praticare sport intensi, poiché potrebbero aumentare la pressione all’interno dell’occhio e interferire con il processo di guarigione. Nei giorni successivi all’intervento è piuttosto comune una maggiore sensibilità alla luce: per questo motivo è utile indossare occhiali da sole quando si esce all’aperto, anche per proteggere l’occhio da polvere e agenti irritanti. Particolare attenzione deve essere prestata all’ambiente circostante: è opportuno evitare luoghi polverosi o contaminati e ridurre il contatto con sostanze potenzialmente irritanti, come fumo di sigaretta, saponi, shampoo o cosmetici che potrebbero accidentalmente entrare in contatto con l’occhio. Infine, è molto importante rispettare i controlli post-operatori programmati, poiché nelle prime settimane dopo l’intervento l’occhio è più vulnerabile e il medico deve monitorare attentamente la guarigione, intervenendo tempestivamente in caso di eventuali complicazioni.
Quanto è frequente la cataratta?
La cataratta è una patologia molto comune, soprattutto con l’avanzare dell’età. In Italia si stima che una percentuale elevata della popolazione anziana presenti segni di opacizzazione del cristallino: circa il 60–70% delle persone oltre i 70 anni e oltre l’80% degli ultraottantenni è interessata da questa condizione in misura variabile. A livello mondiale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cataratta rappresenta una delle principali cause di cecità e disabilità visiva, soprattutto nelle persone oltre i 50 anni [3]. Le stime più recenti indicano che è responsabile di una quota molto rilevante dei casi di cecità globale, generalmente compresa tra il 40% e il 50%, confermandone il ruolo predominante tra le malattie oculari [4]. Nonostante sia una condizione nella maggior parte dei casi trattabile con un intervento chirurgico, il suo impatto rimane elevato nei Paesi a basso e medio reddito, dove molte persone non hanno accesso alle cure necessarie.
Cos’è una cataratta secondaria?
La cosiddetta cataratta secondaria, più correttamente definita opacizzazione della capsula posteriore, è una condizione che può comparire dopo l’intervento di cataratta. Durante l’operazione, infatti, il cristallino naturale viene rimosso ma la sua capsula viene lasciata in sede per sostenere la lente artificiale (IOL). Con il tempo, questa sottile membrana può diventare opaca, causando una nuova riduzione della qualità visiva. Le cause precise non sono ancora completamente chiarite, ma si ritiene che il fenomeno sia legato alla proliferazione e all’accumulo di cellule e proteine sulla superficie della capsula stessa. Si tratta di una condizione abbastanza frequente, che può comparire anche a distanza di mesi o anni dall’intervento, interessando una percentuale significativa di pazienti. I sintomi sono molto simili a quelli della cataratta “originaria” e possono includere:
- riduzione dell’acuità visiva;
- sensazione di visione offuscata o annebbiata;
- maggiore sensibilità alla luce e abbagliamento;
- percezione dei colori meno vivida;
- talvolta visione sdoppiata.
Per questo motivo, il paziente può avere l’impressione che la cataratta sia “ritornata”, anche se in realtà si tratta di un fenomeno diverso che riguarda la capsula e non la lente artificiale.
Si può curare la cataratta secondaria?
Sì, la cataratta secondaria può essere trattata in modo semplice ed efficace.
La terapia di riferimento è la capsulotomia mediante YAG laser, una procedura rapida e minimamente invasiva eseguita in ambulatorio, senza necessità di ricovero. Il trattamento consiste nel creare, tramite impulsi laser molto precisi, una piccola apertura nella capsula opacizzata che si trova dietro la lente artificiale. In questo modo si ripristina il passaggio della luce verso la retina e si ottiene un rapido miglioramento della visione. Prima della procedura vengono somministrate alcune gocce di collirio anestetico per rendere l’intervento indolore; in alcuni casi può essere applicata una lente a contatto speciale sull’occhio per facilitare la corretta messa a fuoco del raggio laser.
L’intervento dura generalmente pochi minuti ed è ben tollerato dalla maggior parte dei pazienti. Il recupero visivo è nella maggior parte dei casi molto rapido: spesso si osserva un miglioramento già nelle ore successive o nei giorni immediatamente successivi al trattamento. Nel periodo post‑procedura possono comparire alcuni disturbi lievi e transitori, tra cui:
- sensazione di irritazione o lieve fastidio oculare;
- visione temporaneamente offuscata;
- aumento della sensibilità alla luce;
- comparsa di miodesopsie (le cosiddette “mosche volanti”), generalmente destinate a ridursi nel tempo.
Più raramente possono verificarsi complicanze, come un aumento della pressione intraoculare o problemi alla retina, motivo per cui è importante attenersi alle indicazioni dello specialista ed effettuare i controlli consigliati.
Lo sviluppo della cataratta è prevenibile?
La cataratta è principalmente legata ai processi di invecchiamento del cristallino; tuttavia, numerosi studi suggeriscono che sia in parte prevenibile o quantomeno ritardabile, intervenendo sui fattori di rischio modificabili. Tra i principali elementi su cui è possibile agire figurano:
- il fumo di sigaretta
- la sedentarietà
- un’alimentazione povera di nutrienti antiossidanti
- l’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti senza adeguata protezione (occhiali con filtri UV certificati).
Adottare uno stile di vita sano, quindi, può contribuire a rallentare la comparsa o la progressione della cataratta [5]. Numerose ricerche osservazionali evidenziano, inoltre, l’effetto protettivo di una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura e sostanze antiossidanti, nel mantenimento della salute oculare e nella riduzione del rischio di opacizzazione del cristallino. Un ruolo importante è svolto anche da alcune condizioni sistemiche. Studi internazionali indicano che diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità e sindrome metabolica sono associati a un aumento del rischio di cataratta. Di conseguenza, la prevenzione e il corretto trattamento di queste patologie possono contribuire a ridurre la probabilità di svilupparla. Per quanto riguarda gli integratori, il loro effetto rimane oggetto di discussione. Alcuni studi suggeriscono che: dosaggi elevati di vitamine antiossidanti, come la vitamina C ed E, non offrano benefici certi o possano avere effetti contrastanti, al contrario, trial clinici di lunga durata hanno evidenziato una possibile riduzione di alcune forme di cataratta (in particolare quella nucleare) nei soggetti che assumono integratori multivitaminici/minerali nel lungo periodo. Tuttavia, l’utilizzo di supplementi non può essere considerato una strategia preventiva definitiva. Infine, è importante ricordare che la componente genetica e l’invecchiamento fisiologico rimangono fattori determinanti: con l’avanzare dell’età si verificano modificazioni strutturali e biochimiche del cristallino che ne riducono progressivamente la trasparenza. Questo spiega perché la cataratta sia estremamente comune nella popolazione anziana, nonostante le misure preventive adottate.
[1] Sul fronte degli studi che evidenziano l’esistenza di un nesso tra l’esercizio fisico intenso e la riduzione della probabilità di essere colpiti da cataratta citiamo, tuttavia, Williams PT, “Prospective Epidemiological Cohort Study of Reduced Risk for Incident Cataract with Vigorous Physical Activity and Cardiorespiratory Fitness during a 7-Year Follow-up”, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2009 50: 95-100. Invece in un altro studio, anche se effettuato su un numero inferiore di persone, si sostiene che il nesso è stato evidenziato solo con la retinopatia diabetica (Wang YX, Wei WB, Xu L, Jonas JB, “Physical activity and eye diseases. The Beijing Eye Study”, Acta Ophthalmol. 2018 Oct 18. doi: 10.1111/aos.13962, Epub ahead of print)
[2] Per un elenco esaustivo delle possibili complicanze si consulti il consenso informato della SOI (Società Oftalmologica Italiana).
[3] World Health Organization (WHO). Blindness and vision impairment – Fact sheet.
Disponibile su: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/blindness-and-visual-impairment 2
[4]London Cataract Centre. Global Cataract Statistics 2025.
Disponibile su: https://www.londoncataractcentre.co.uk/blog/global-cataract-statistics-2025/ 3
[5] Ophthalmology (2015), Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. (2014), IOVS (2012), Berkely Lab (2009)
Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
Leggi le condizioni generali di consultazione di questo sito.
Aggiornamento scientifico: 25 giugno 2026

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