Cataratta

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Cataratta: sintomi, cause, intervento

Cos’è?

La cataratta è un’opacizzazione della lente naturale che si trova all’interno dei nostri occhi (cristallino), collocata tra l’iride e il corpo vitreo (sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare).

cataratta

Che cause ha?

Ci sono diversi tipi di cataratta, tutti sono dovuti a modificazioni nella composizione chimica del cristallino (principalmente ossidazione delle sue proteine), che comportano una riduzione della sua trasparenza. Le cause di queste alterazioni possono essere molteplici: quella principale è l’invecchiamento, ma ci sono anche altri fattori che possono essere coinvolti nello sviluppo della cataratta:

Inoltre uno stile di vita malsano potrebbe contribuire ad accelerare l’opacizzazione del cristallino: anche se non tutti gli studi scientifici concordano su questo punto, [1], per precauzione è tuttavia consigliabile non fumare, seguire una dieta sana e praticare un’attività fisica regolare.

Quanto conta l’invecchiamento?

Il normale processo di senescenza causa l’indurimento del cristallino e la riduzione della sua trasparenza (opacizzazione): si tratta della cataratta senile, il tipo più comune.
I bambini, similmente agli adulti, possono sviluppare invece la cataratta congenita (ereditata). L’opacità del cristallino congenita può essere causata da stati infettivi o infiammatori che si verificano durante la gestazione e colpiscono il nascituro, come ad esempio la rosolia.
Nel caso l’opacità si sviluppi in maniera prematura, di solito intorno ai 40 anni di età, si potrà parlare di cataratta giovanile.

I traumi oculari possono causare la cataratta in soggetti di qualsiasi età. Traumi perforanti, ferite, calore intenso o traumi chimici possono danneggiare il cristallino e determinare l’insorgenza di una cataratta traumatica. Anche alcuni farmaci, tra cui i cortisonici, possono favorire l’opacizzazione del cristallino.

cataratta giovanile

Quali sono i sintomi?

I sintomi che più comunemente vengono riferiti sono: visione offuscata (come se si vedesse attraverso un vetro smerigliato) oppure visione doppia, ipersensibilità alla luce (fotofobia) e sensazione di abbagliamento, percezione dei colori meno vivida, necessità di cambi frequenti nella prescrizione degli occhiali.
Inoltre può accadere che chi ha una presbiopia sia in grado di vedere meglio da vicino (rispetto al periodo precedente l’insorgenza della cataratta) a causa di una progressiva miopizzazione dell’occhio dovuta all’indurimento del nucleo del cristallino. La pupilla, che normalmente è nera può, alla lunga, diventare di colore giallastro o addirittura bianca.

Come si diagnostica?

Di solito la cataratta viene diagnosticata con l’ausilio di specifici strumenti. A tal fine è opportuno effettuare una visita oculistica periodica completa. L’oculista esaminerà l’occhio per determinare il tipo, le dimensioni e la sede dell’opacità del cristallino. Se l’opacità si identifica principalmente nella parte centrale del cristallino si potrà parlare di cataratta nucleare. All’esame alla lampada a fessura, effettuato dall’oculista durante la visita, il nucleo del cristallino appare opaco, più denso e compatto e assume una caratteristica colorazione giallastra. La progressione della cataratta nucleare è in genere lenta e si può sviluppare nel giro di diversi anni.
Oltre che il nucleo, il processo di opacizzazione può coinvolgere anche la zona più periferica del cristallino, dando luogo in questo caso allo sviluppo di una cataratta corticale. In un primo momento le opacità possono essere poco consistenti e non incidere molto sul visus. Quando invece con il passare del tempo tali opacità tendono progressivamente ad estendersi fino a confluire tra loro, la corticale assume un aspetto biancastro e il visus del paziente può risultare notevolmente ridotto.
Più raramente le opacità possono iniziare in prossimità della porzione centrale della capsula posteriore del cristallino, in tal caso si sviluppa una cataratta sottocapsulare(o subcapsulare) posteriore. Data la localizzazione dell’opacità in corrispondenza dell’asse ottico, in questo caso si ha una precoce riduzione del visus.
Durante la visita l’oculista oltre al cristallino, potrà esaminare anche la parte posteriore del bulbo oculare, in modo da valutare l’eventuale presenza di altre alterazioni oculari che potrebbero contribuire alla riduzione della qualità visiva.

cataratta intervento

Come si cura?

Quando la visione diventa insufficiente allo stato attuale l’unico trattamento è l’asportazione chirurgica: oggi nei Paesi avanzati si procede generalmente con la tecnica della facoemulsificazione, che consiste nella frantumazione del cristallino attraverso l’emissione di ultrasuoni; poi si procede all’aspirazione di tali frammenti. Dopodiché si impianta una piccola lente artificiale (IOL) detta anche “lentina”. L’intervento si esegue in anestesia locale o topica.

Il recupero successivo all’operazione è solitamente rapido, sia perché si effettuano delle incisioni sulla cornea molto più piccole di quanto non si facesse in precedenza (il rischio di astigmatismo post-operatorio è ridotto) sia per il ricorso a una più raffinata tecnica di facoemulsificazione (meno traumatica).
Inoltre, da alcuni anni, per eseguire l’intervento di cataratta, si può utilizzare anche il laser a femtosecondi o femtolaser. Grazie all’utilizzo di questo particolare laser è possibile praticare incisioni molto più precise sulla cornea, frammentare il cristallino in maniera meno traumatica (utilizzando in seguito meno ultrasuoni) e tagliare in maniera più accurata anche la capsula che lo contiene.

cataratta congenita

Quando si opera?

La cataratta va operata quando provoca un deficit visivo rilevante in rapporto alla esigenze del singolo (di solito da anziani) o quando il procrastinare l’intervento aumenterebbe i rischi operatori legati a una maggiore durezza del cristallino.
Ci sono poi casi in cui l’intervento di cataratta potrebbe dare luogo a complicanze, o al contrario, potrebbe portare dei vantaggi, contribuendo ad esempio a ridurre la pressione intraoculare nei glaucomatosi. Inoltre l’intervento viene generalmente sconsigliato nel caso in cui si sia affetti da una forma umida di degenerazione maculare legata all’età (AMD) ancora in rapida evoluzione (ossia che non si sia stabilizzata). Il medico oculista dovrà, quindi, decidere assieme al paziente il momento migliore per l’intervento.

Ci sono complicanze dovute all’intervento?

Sì, come in qualunque altro trattamento chirurgico. La cataratta è, comunque, l’intervento chirurgico più effettuato al mondo (se ne eseguono decine di milioni l’anno nei Paesi sviluppati, oltre mezzo milione solo in Italia). Le tecniche attuali hanno ridotto molto i rischi intraoperatori (valutati attorno allo 0,01% circa).
Le complicanze, tuttavia, possono riguardare sia l’atto operatorio che il periodo successivo; una possibile complicanza è l’ipertono anche transitorio (aumento della pressione oculare). Altri problemi possono riguardare la superficie oculare (in particolare l’occhio secco), così come il fondo oculare, ad esempio l’èdema maculare o il distacco di retina (nei soggetti predisposti), oltre a poter coinvolgere il corpo vitreo (insorgenza o aumento di miodesopsie o corpi mobili), ecc. [2]
Per quanto riguarda il momento chirurgico ci possono essere problemi a diverse strutture oculari (generalmente anteriori) che, nella maggior parte dei casi, non influenzano il risultato funzionale; tuttavia, potrebbero complicare l’intervento chirurgico stesso.

Quali sono gli accorgimenti da prendere dopo l’operazione?

Si deve evitare di sfregare l’occhio e di dormire sullo stesso lato dell’occhio operato. È importante instillare i colliri prescritti dal medico ed evitare gli sforzi fisici (come sollevare dei pesi). Si consiglia l’uso di occhiali da sole a causa dell’ipersensibilità alla luce (di solito transitoria). È bene infine nell’immediato post-operatorio, evitare ambienti polverosi, contatto accidentale con sostanze irritanti (fumo di sigaretta, sapone, shampoo, ecc.). Inoltre, è importante sottoporsi ai controlli stabiliti dall’oculista, poiché è alto il rischio d’infezione nelle due settimane successive all’intervento.

Quanto è frequente la cataratta?

Secondo l’Istat in Italia colpisce circa l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. Per l’OMS è la prima causa al mondo di cecità e ipovisione (anche se quasi sempre è reversibile). Secondo gli ultimi dati disponibili è responsabile del 53% dei casi di disabilità visiva [3], principalmente concentrati nei Paesi in via di sviluppo, dove in molti casi non si hanno le risorse necessarie per effettuare l’operazione di cataratta.

Cos’è una cataratta secondaria?

È un’opacizzazione della capsula posteriore del cristallino, ossia dell’involucro che si trova dietro la “lentina” (quella artificiale). Le cause non sono ancora del tutto note (però si manifesta a causa di aggregati proteici a livello della suddetta capsula): si presenta nel 25-30% dei casi a due anni dall’intervento. I sintomi della cataratta secondaria sono grosso modo gli stessi che il paziente ha riscontrato nel momento in cui è iniziato il processo di opacizzazione del cristallino, ossia: diminuzione dell’acuità visiva, offuscamento visivo, abbagliamento, visione dei colori meno nitida, visione sdoppiata.

Si può curare la cataratta secondaria?

Sì. Il trattamento viene eseguito a livello ambulatoriale con un breve intervento laser (capsulotomia) che rimuove l’opacizzazione [4]. Per prima cosa si procede all’instillazione di alcune gocce di anestetico, poi si provvede all’applicazione di una lente sull’occhio, utile per focalizzare il raggio laser.
Dopo l’intervento è possibile un certo grado di irritazione o d’infiammazione oculare, la percezione di mosche volanti e una sensibilità aumentata alla luce.

vista offuscata

Lo sviluppo della cataratta è prevenibile?

Secondo gli studi condotti soprattutto negli ultimi anni si può ritenere che la cataratta sia, almeno in parte, prevenibile. Si può cercare di agire sui fattori di rischio per tardarne l’insorgenza, tra cui s’ipotizza ci siano il fumo, l’inattività fisica, una cattiva alimentazione e l’esposizione al sole forte senza valide protezioni (occhiali scuri con filtri a norma di legge) [5]. Parecchi studi osservativi dimostrano, inoltre, l’effetto benefico di una dieta sana nella prevenzione della cataratta.
Ricercatori canadesi e americani scrivono sulla rivista Ophthalmology che “la presenza di diabete mellito, ipertensione, obesità e sindrome metabolica […] si è visto, in diversi studi osservativi, che aumenta il rischio di cataratta. La prevenzione e il trattamento di queste condizioni possono ridurlo”. [6]
Gli stessi esperti [7] concludono che “è controverso il ruolo dei complementi alimentari multivitaminici e minerali nella riduzione della cataratta correlata all’età (ARC)”. Infatti sembrerebbe che “alti dosaggi delle vitamine C ed E lo aumentino”, mentre invece “un trial randomizzato dell’assunzione di multivitaminici/minerali con 9 anni di follow-up ha evidenziato un numero inferiore di cataratte nucleari (una riduzione del 34%)” [8].
I fattori genetici giocano un ruolo importante e, comunque, durante la terza età si verificano processi d’invecchiamento che coinvolgono tutto l’organismo, cristallino compreso.

[1anche perché estremamente difficile da dimostrare. Sul fronte degli studi che evidenziano l’esistenza di un nesso tra l’esercizio fisico intenso e la riduzione della probabilità di essere colpiti da cataratta citiamo, tuttavia, Williams PT, “Prospective Epidemiological Cohort Study of Reduced Risk for Incident Cataract with Vigorous Physical Activity and Cardiorespiratory Fitness during a 7-Year Follow-up”, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2009 50: 95-100. Invece in uno studio più recente, anche se effettuato su un numero molto inferiore di persone, si sostiene che il nesso è stato evidenziato solo con la retinopatia diabetica (Wang YX, Wei WB, Xu L, Jonas JB, “Physical activity and eye diseases. The Beijing Eye Study”, Acta Ophthalmol. 2018 Oct 18. doi: 10.1111/aos.13962, Epub ahead of print)

[2Per un elenco esaustivo delle possibili complicanze si consulti il consenso informato della SOI (Società Oftalmologica Italiana).

[3spesso è però operabile, per cui è da considerarsi potenzialmente transitoria, ndr

[4che si è creata dietro la lente artificiale

[6Olson RJ, Braga-Mele R, Chen SH, Miller KM, Pineda R 2nd, Tweeten JP, Musch DC., “Cataract in the Adult Eye Preferred Practice Pattern®”, Ophthalmology

[7ivi, p.17

[8ibidem


Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus

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Aggiornamento scientifico: 30 marzo 2021

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Orzaiolo

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Difetti e disturbi

Orzaiolo

Orzaiolo: sintomi, cause, consigli e rimedi

Cos’è?

L’orzaiolo è un’infiammazione alla base delle ciglia che interessa le ghiandole di Zeiss, (piccole ghiandole sebacee) ed è causato, solitamente, da un’infezione stafilococcica. Quando si sviluppa l’orzaiolo, l’infezione batterica porta alla formazione di una sorta di brufolo di colorito bianco-giallastro, localizzato alla radice di un ciglio, che può manifestarsi sia sulla palpebra superiore che su quella inferiore.

Quali sono i sintomi?

Gonfiore, arrossamento delle palpebre, senso di pesantezza, a volte prurito. Può causare dolore locale, e quindi risultare molto fastidioso. La lacrimazione può essere più intensa della norma e il paziente potrebbe avvertire una sensazione di corpo estraneo nell’occhio.

Quali cause ha?

L’orzaiolo è generalmente causato da un batterio, lo Staphylococcus aureus (90-95% dei casi), tuttavia qualora si dovesse presentare frequentemente e magari associato alla comparsa di altri foruncoli cutanei sparsi in altre zone del corpo, è opportuno sottoporsi a esami clinici – non solo oculistici – e a visite dermatologiche.

L’orzaiolo nei bambini

Anche nei bambini si può verificare la comparsa di un orzaiolo. La causa principale è come per gli adulti l’infezione stafilococcica, ma vanno presi in considerazione anche altri fattori: scarsa igiene, disordini alimentari, stress. Spesso le mamme quando notano la comparsa di un brufoletto sulla palpebra del bambino tendono a spaventarsi, anche perché il dolore e il gonfiore palpebrale rendono il piccolo paziente piuttosto irrequieto e capriccioso. Non bisogna comunque assolutamente allarmarsi, perché l’orzaiolo è chiaramente una patologia benigna, che tende a risolversi nel giro di pochi giorni senza provocare alcun danno a livello visivo. Per evitare che il problema si ripresenti con una certa frequenza e per garantire una rapida guarigione, è importante invogliare il bambino a lavarsi spesso le mani, correggere le sue abitudini alimentari (in caso faccia abuso di cibi poco “sani”), ricordargli di non toccare/strofinare gli occhi senza motivo.

Per lenire il dolore e favorire la scomparsa dell’orzaiolo si può intervenire in un primo momento con il classico rimedio della nonna, che consiste nell’applicazione di impacchi caldo-umidi (fatti con acqua o acqua e camomilla), da praticare anche un paio di volte al giorno per una decina di minuti. Su indicazione del proprio oculista è possibile anche l’utilizzo di una pomatina antibiotica per alcuni giorni.

Quali sono i rimedi per l’orzaiolo?

Pomate, spesso antibiotiche, che andrebbero prescritte sempre da un medico oculista. Generalmente la rottura spontanea dell’orzaiolo, con la conseguente fuoriuscita del pus, allevia i sintomi fino al suo spontaneo riassorbimento. Si può ricorrere all’uso di impacchi purché non siano troppo caldi, altrimenti si rischia di irritare ulteriormente le palpebre.

Cosa va evitato?

Vanno evitate le terapie fai-da-te; bisogna invece affidarsi alle indicazioni di un oculista di fiducia. In particolare:

  • non utilizzare trucchi di scarsa qualità e non eccedere nell’applicazione di prodotti a livello del bordo palpebrale;
  • evitare di mettere o rimuovere le lenti a contatto con le mani sporche;
  • non toccare o strofinare gli occhi, se non si è sicuri di aver prima lavato accuratamente le mani;
  • non interrompere la terapia prescritta dall’oculista prima del tempo, anche se i sintomi sono diminuiti e l’orzaiolo sembra essere quasi del tutto scomparso.

Fake news

Se leggete di spremere l’orzaiolo come se fosse un brufolo non fatelo assolutamente perché quando l’orzaiolo “scoppia” si rischia di sortire un effetto contrario, propagando l’infezione e irritando ulteriormente la cute palpebrale.

Cosa si può fare per prevenire l’orzaiolo?

Localmente è molto importante una costante detersione del bordo palpebrale e una buona igiene (mani comprese), indicazione che risulta ancora più importante per chi è affetto da blefarite. Anche una corretta alimentazione può contribuire alla prevenzione dell’orzaiolo, quindi è consigliabile seguire una dieta ricca di frutta, verdura, pesce, ecc.

Orzaiolo o calazio

A volte le due condizioni vengono confuse: scopri la differenza nell’articolo sul calazio.

Aggiornamento scientifico: 22 marzo 2021

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Calazio

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Difetti e disturbi

calazio

Calazio: sintomi, cause, cure e rimedi

Cos’è?

Si tratta di una piccola neoformazione caratterizzata dall’infiammazione delle ghiandole di Meibomio, che si trovano all’interno delle palpebre e contribuiscono, col loro secreto, alla formazione delle lacrime. Il calazio di solito si presenta come una piccola pallina o punta bianca localizzata sulla palpebra, ben visibile ad occhio nudo oppure percepibile al tatto.

Quali sono i sintomi?

  • Gonfiore delle palpebre,
  • dolore,
  • iperemia congiuntivale.

L’entità dei sintomi dipende dal grado d’infiammazione della ghiandola e dal numero di ghiandole coinvolte. La dimensione del calazio varia: può essere piccola (tipo un grano di miglio) oppure più grande, fino ad arrivare a gonfiori talmente consistenti da causare la chiusura della palpebra.

Quali sono le cause?

Generalmente il calazio è legato ad una dieta non equilibrata e disordinata e, soprattutto, al consumo eccessivo di:

  • insaccati
  • dolciumi
  • formaggi
  • cibi ricchi di grassi, ecc.

Altrimenti, in alcuni casi, soprattutto nei bambini, può essere dovuto a difetti visivi non corretti. Infatti, la contrazione involontaria dei muscoli oculari, può causare la chiusura del dotto escretore delle ghiandole di Meibomio e, quindi, il secreto ghiandolare può avere difficoltà a fuoriuscire, con conseguente gonfiore e infiammazione palpebrale. Altri fattori coinvolti nella formazione del calazio sono: costituzionalità, patologie del tratto intestinale, stati ansiosi, blefariti.

Il calazio nei bambini?

Come negli adulti anche nei bambini si può osservare, a volte anche con una certa frequenza, la formazione di calazi. È sicuramente un dato di fatto che i più piccoli tendono spesso a toccarsi gli occhi con le mani sporche, a volte per gioco, altre per capriccio, altre ancora per stanchezza/sonnolenza, e tale gesto porta inevitabilmente ad una scarsa igiene oculare, con conseguente predisposizione alla formazione del calazio. Inoltre spesso i bambini tendono a non seguire un’alimentazione corretta, abusando di cibi grassi o ricchi di zuccheri (cioccolato, merendine, patatine fritte ecc.). Da non sottovalutare, infine, il ruolo che potrebbero avere nella formazione del calazio nei bambini, i fattori ambientali, genetici ed ereditari.

Per curare il calazio, soprattutto nei bambini molto piccoli, si può ricorrere almeno in prima battuta a dei rimedi naturali, che consistono nell’applicare sull’occhio interessato per un paio di volte al giorno degli impacchi caldo-umidi. Se a distanza di qualche giorno la tumefazione palpebrale non dovesse accennare a risolversi, si dovrà consultare un oculista, che provvederà ad impostare una terapia adeguata (di solito a base di colliri o unguenti antibiotici o antibiotico/cortisonici).

Quali rimedi e cure sono indicate?

Sicuramente la terapia di base consiste in una dieta sana, con un’eventuale assunzione di fermenti lattici vivi, in modo da regolarizzare l’assorbimento intestinale dei nutrienti. Inoltre, è indicato un delicato massaggio della palpebra gonfia per cercare di rimuovere meccanicamente l’ostruzione del dotto escretore della ghiandola.

Il massaggio può essere eseguito per alcuni minuti, fino a 2-3 volte al giorno. È importante assicurarsi di aver lavato bene le mani, dopo di che si identifica il punto della palpebra dove è presente il calazio e con il polpastrello del dito si applica una lieve pressione eseguendo un movimento rotatorio prima in senso orario e poi antiorario (non importa se durante l’operazione si avverte un leggero dolore/fastidio).

L’utilizzo di pomate antibiotiche o antibiotico-cortisoniche va prescritto esclusivamente dal medico oculista (si può effettuare il massaggio circolare descritto in precedenza, nel momento in cui si applica la pomata sulla palpebra). Sempre su indicazione dell’oculista è possibile in alcuni casi ricorrere a rimedi naturali, al così detto “rimedio della nonna”, effettuando un paio di volte al giorno, degli impacchi caldo-umidi (con acqua bollita), servendosi di una garzina imbevuta e posizionata esternamente sulla palpebra chiusa per una decina di minuti. In ogni caso, potrebbero verificarsi delle ricadute. È opportuno, inoltre, accertarsi che non siano presenti difetti visivi non corretti perché l’affaticamento visivo può contribuire all’insorgenza del calazio.

Cosa va evitato?

Bisogna evitare gli impacchi troppo caldi, soprattutto quando è presente una forte infiammazione: la cute palpebrale già arrossata e tesa per la presenza del calazio, sottoposta a temperature elevate potrebbe ustionarsi, con conseguente peggioramento dei sintomi per il paziente. Soprattutto quando si parla di bambini (ma è un consiglio valido anche per gli adulti) è bene non spremere il calazio o strofinare la palpebra con violenza. Infine, in presenza di uno o più calazi (calazio multiplo) si consiglia di evitare di truccarsi e di indossare le lenti a contatto.

Fake news sul calazio

Se leggete di far scoppiare o pungere il calazio per drenarlo non fatelo assolutamente, perché l’operazione potrebbe far insorgere infezioni.

Quanto dura?

Generalmente la tumefazione scompare entro 7-10 giorni. Tuttavia, se dopo diverse settimane il calazio dovesse permanere ancora, potrebbe essersi formata una “capsula” (calazio incistato) che congloba la ghiandola: in questo caso bisognerebbe procedere, dietro indicazione dell’oculista, con un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale per l’asportazione di una o più ghiandole. Generalmente il trattamento chirurgico è consigliato quando il calazio non va via spontaneamente o risulta refrattario alla terapia medica; oppure quando è di dimensioni elevate e non tende a regredire; infine, quando provoca eccessivi disturbi al paziente

In alcuni casi, dopo una prima guarigione, il calazio può ripresentarsi (calazio recidivante) nello stesso punto in cui è apparso la prima volta, o in una zona adiacente della palpebra, oppure nell’occhio controlaterale. In tali casi è consigliabile indagare con il proprio oculista sulle possibili cause sistemiche (disfunzioni intestinali, rosacea, dermatite seborroica, patologie tiroidee), che potrebbero determinare la comparsa frequente dei calazi.

Si può fare un intervento?

L’intervento chirurgico si effettua attraverso un’incisione del tessuto palpebrale, seguita da asportazione e pulizia della ghiandola infiammata. In genere per evitare cicatrici si interviene dalla parte interna della palpebra, in alcuni casi si procede dall’esterno applicando poi dei punti di sutura.

Calazio e orzaiolo

Palpebre arrossate, gonfie e doloranti sono sintomi che caratterizzano anche l’orzaiolo. Le due patologie, però, hanno origine diverse. L’orzaiolo è causato da un’infiammazione di natura batterica che colpisce un tipo di ghiandole diverse rispetto al Calazio: le ghiandole di Zeiss. Inoltre spesso il calazio non mostra una sintomatologia dolorosa come avviene di solito per l’orzaiolo.

Aggiornamento scientifico: 15 Marzo 2021.

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Giornata mondiale della vista 2019

Giornata mondiale della vista

Giornata mondiale della vista: 30 mila visite gratuite in tutta Italia

Il 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Vista con lo scopo di informare l’opinione pubblica sull’importanza e il valore della vista durante tutta la nostra vita.

Un’imponente campagna di informazione per far comprendere il valore della vista anche attraverso l’erogazione di 30 mila visite gratuite a disposizione di coloro i quali non si sono mai recati dal medico oculista.

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Eventi & news

30 Ottobre 2025

La cecità corticale è una condizione rara in cui la perdita della vista non dipende dagli occhi, che rimangono integri, ma da un danno alla corteccia visiva del cervello. Può insorgere a qualsiasi età in caso di traumi, ictus, emorragie, tumori o infezioni che colpiscono quest’area del cervello.

23 Ottobre 2025

Nella cecità corneale, la perdita della vista è causata dall’opacizzazione della cornea, che normalmente è trasparente e permette il passaggio della luce all’interno dell’occhio. In questi casi la vista è offuscata ma, se le altre strutture oculari sono sane, non c’è mai la perdita della percezione della luce.

16 Ottobre 2025

L’aberrometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di valutare in modo oggettivo la qualità della vista, evidenziando le aberrazioni oculari che possono alterare la precisione delle immagini percepite. Queste anomalie possono derivare da irregolarità della cornea, del cristallino o del film lacrimale. 

 

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Non rischiare di perdere i momenti importanti della tua vita, proteggi i tuoi occhi
IAPB Italia – Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità
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Rivista (archivio) 2019

Servizi

Rivista (archivio)

Ottobre - Dicembre 2019
Ottobre – Dicembre 2019

“Oftalmologia Sociale” è la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus. Si tratta di una rivista di sanità pubblica, in cui si spazia dalle news sull’oftalmologia mondiale alle notizie dall’Italia, passando per la riabilitazione visiva, le cellule staminali e le altre frontiere della ricerca medico-scientifica.

Scarica oftalmologia_sociale-n.4-2019.pdf

Luglio - Settembre 2019
Luglio – Settembre 2019

“Oftalmologia Sociale” è la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus. Si tratta di una rivista di sanità pubblica, in cui si spazia dalle news sull’oftalmologia mondiale alle notizie dall’Italia, passando per la riabilitazione visiva, le cellule staminali e le altre frontiere della ricerca medico-scientifica.

Scarica oftalmologia_sociale-n.3-2019.pdf

 

Aprile-giugno 2019
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“Oftalmologia Sociale” è la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus. Si tratta di una rivista di sanità pubblica, in cui si spazia dalle news sull’oftalmologia mondiale alle notizie dall’Italia, passando per la riabilitazione visiva, le cellule staminali e le altre frontiere della ricerca medico-scientifica.

 

Scarica oftalmologia_sociale-n.2-2019.pdf

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Gennaio-marzo 2019
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News dal mondo e dall’Italia, interviste a luminari dell’oftalmologia, studi scientifici, testimonianze sulla riabilitazione visiva… Questo numero, ricco di temi e d’interventi, si apre con un’articolo sulla classificazione e l’accertamento di cecità e ipovisione: si tratta di un argomento tanto importante quanto delicato, che non riguarda solo l’oftalmologia legale, ma anche la convivenza civile.

Tra gli studi scientifici segnaliamo, in particolare, quello dedicato al trattamento della retinopatia del prematuro.

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