Ipermetropia

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Ipermetropia: cause, diagnosi, correzione.

ipermetropia L’ipermetropia è un difetto di vista (ametropia) che spesso non dà sintomi. Tuttavia è un disturbo che può essere facilmente individuato grazie a una visita oculistica. L’ipermetropia è, per così dire, un vizio refrattivo opposto alla miopia. Nell’occhio ipermetrope, infatti, i raggi luminosi provenienti dall’infinito vengono focalizzati al di là della retina (oltre il piano retinico). Questo è dovuto principalmente alla presenza di un bulbo oculare “corto” (ipermetropia assiale), anche se altre particolari condizioni possono esserne causa.

Come si presenta?

L’occhio ipermetrope può correggere naturalmente, entro certi limiti, il difetto tramite la capacità di messa a fuoco (accomodazione), riportando l’immagine sulla regione centrale della retina. Questa compensazione è limitata e può avvenire solo per ipermetropie medio-basse e dipende dal grado di accomodazione disponibile: è massimo in giovane età ma diminuisce con gli anni.

Questo spiega perché un certo grado di ipermetropia da giovani viene compensato tranquillamente; ma con l’avanzare dell’età necessita di correzione con lenti sempre più forti, fino alla correzione totale del difetto. Molti soggetti apparentemente privi di difetti visivi (emmetropi) sono, in realtà, ipermetropi lievi.

Come si misura?

 ipermetrope

L’ipermetropia si misura in diottrie: più forte è il difetto, maggiori sono le diottrie necessarie alla sua correzione. In particolare, per correggere l’ipermetropia, l’oculista prescrive delle lenti con “potere positivo”. Tali lenti sono convesse, presentano uno spessore maggiore nella parte centrale e sono più sottili nella parte periferica; sono chiamate anche convergenti perché aumentano la convergenza dei raggi di luce incidenti in un unico punto detto fuoco. Spesso si può riscontrare la presenza contemporanea di ipermetropia e astigmatismo: anche in questo caso, è opportuna la prescrizione di apposita correzione da parte dello specialista, che consenta al soggetto di vedere bene ed avere un comfort visivo ottimale. Dopo i 40 anni d’età, in un soggetto ipermetrope, si avrà lo sviluppo della presbiopia (difficoltà a mettere a fuoco da vicino), quindi il soggetto presenterà ipermetropia e presbiopia.

Sintomi dell’ipermetropia

Le ipermetropie lievi possono non mostrare alcun sintomo e non richiedere, quindi, alcun tipo di correzione soprattutto nei giovani. Tuttavia, ci sono alcuni disturbi, soprattuto nei bambini, che possono essere indizi di un’ipermetropia da correggere, vediamo quali sono i più frequenti:

  • affaticamento oculare (occhi stanchi e pesanti);
  • dolore agli occhi e mal di testa;
  • bruciore agli occhi;
  • vista offuscata;
  • lacrimazione eccessiva;
  • fastidio alla luce.

Persone con un’ipermetropia elevata hanno difficoltà sia nella visione da lontano che da vicino e necessitano, quindi, di occhiali o lenti a contatto.

Ipermetropia nei bambini

Un basso grado di ipermetropia è considerato normale nei bambini piccoli (di solito si possono rilevare 2-3 diottrie alla nascita). Questo perché, nei bambini appena nati, il bulbo oculare presenta una dimensione più corta rispetto a quella normale e una conseguente anomalia nella messa a fuoco delle immagini, che avviene oltre la retina. Nei primi 3 anni di vita il bulbo oculare cresce e si allunga rapidamente, ciò porta a una progressiva riduzione dell’ipermetropia fino al raggiungimento dell’emmetropia, cioè l’assenza di vizi refrattivi.

Possiamo dunque dire che tutti nasciamo con un’ipermetropia “fisiologica”, che nella maggior parte dei casi si risolve naturalmente con la crescita. Nel caso in cui ciò non dovesse accadere o il bambino dovesse già nascere con valori di ipermetropia piuttosto elevati, il problema deve essere individuato il più precocemente possibile per non incorrere in problemi più “gravi”.

Infatti, una forte ipermetropia, se presente in un periodo critico dello sviluppo psicofisico del bambino, può comportare un rischio di ambliopia (occhio pigro) e una tendenza allo strabismo. Il bambino, non vedendo bene, non impara a fissare correttamente gli oggetti. Se uno dei due occhi vede meglio dell’altro, le immagini che arrivano al cervello dall’occhio peggiore possono venire “soppresse” (il cervello non ne tiene conto): quest’occhio può perdere la capacità di fissare un oggetto e, dunque, deviare (strabismo). Per evitare che si verifichi tutto ciò è assolutamente necessario l’utilizzo di lenti.

Correzione dell’Ipermetropia

Oltre che con occhiali e lenti a contatto la correzione dell’ipermetropia può avvenire con chirurgia refrattiva mediante laser ad eccimeri (lo stesso usato per la miopia) oppure può essere corretta durante l’intervento di cataratta.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 19 aprile 2007. Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2022.

Ultima revisione scientifica: 2 febbraio 2022

Miopia

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Difetti e disturbi

Miopia: cause, trattamento, correzione.

Miopia significato

La miopia è un difetto visivo a causa del quale si vede sfocato da lontano (la visione da vicino può essere buona). Nel linguaggio medico è considerata un “vizio di refrazione” (o rifrazione). Il termine “miopia” deriva dal termine greco “myo”, che significa “chiudere”, per indicare l’abitudine tipica dei miopi di strizzare gli occhi per vedere meglio da lontano.

Nell’occhio normale (emmetrope) i raggi luminosi che provengono dagli oggetti distanti vengono messi a fuoco esattamente sulla retina. Nell’occhio miope, invece, questi stessi raggi cadono davanti alla retina e poi divergono: sulla superficie retinica si forma un’immagine sfocata.

Quanto maggiore è il difetto visivo, tanto minore è la distanza alla quale si vede bene. Il difetto si misura in diottrie (che nel gergo comune vengono anche chiamate “gradi”). Il potere di 1 diottria è quello necessario per riuscire a mettere a fuoco un oggetto posto alla distanza di un metro. Nella prescrizione degli occhiali, la miopia si indica con un numero preceduto da un segno negativo (ad esempio possiamo avere :  -1.75 sf , che sta a significare che il soggetto ha una miopia di quasi 2 diottrie). Molti pazienti, quando iniziano a diventare miopi, chiedono al proprio oculista a quanti “gradi massimi di miopia” (intendendo a quante diottrie al massimo) possono arrivare. Si tratta di una risposta complicata da dare, perché in ogni soggetto, il vizio refrattivo può evolvere in maniera diversa (come vedremo di seguito).

Quali tipi di miopia esistono?

La miopia si può distinguere, sulla base dell’entità del difetto, in lieve (fino a 3 diottrie), media (da 3 a 6 diottrie), elevata (oltre le 6 diottrie).

miopia
Si tratta di un difetto della vista frequentissimo nel mondo e in Italia ne è affetto indicativamente il 25% della popolazione (vale a dire circa 15 milioni di persone). In generale in Occidente si ritiene che abbia una prevalenza indicativa del 30%. In Asia, invece, si riscontrano percentuali fino all’80-90% [1].

In genere la miopia insorge in età scolare, aumenta nel periodo dello sviluppo e tende a stabilizzarsi intorno ai 20-25 anni, aumentando solo lievemente dopo quell’età (se non sono presenti particolari patologie che la fanno peggiorare rapidamente).

In una piccola percentuale di casi si presenta nella forma degenerativa della retina, che può determinare gravi conseguenze per la vista: insorge già nei bambini piccoli (tipicamente a 2-3 anni d’età) e progredisce col passare degli anni arrivando anche a valori molto elevati (ad esempio a 30 diottrie), poiché il bulbo oculare continua ad allungarsi in modo patologico, arrivando a compromettere l’integrità di tutte le strutture anatomiche.

A cosa è dovuta la miopia?

Le ragioni principali della miopia sono tre:

  1. bulbo oculare più lungo del normale: è la causa più comune;
  2. curvatura della cornea o del cristallino maggiore della norma;
  3. eccessivo potere refrattivo del cristallino (la lente all’interno dell’occhio è troppo “potente”).

Miopia e astigmatismo sono in molto casi associati (il soggetto è quindi sia miope che astigmatico), oppure, dopo i 40 anni, oltre alla miopia compare anche la presbiopia (il soggetto è miope e presbite).

Quali cause sono all’origine della miopia?

Possiamo parlare di miopia genetica, ma può essere correlata anche allo stile di vita. Uno studio pubblicato nel 2018 su Nature Genetics [2] ha individuato 161 geni “responsabili” di questo vizio refrattivo.

Tuttavia negli ultimi anni, grazie allo studio di grandi basi dati, si è scoperta anche una correlazione più stretta tra miopia e stile di vita [3]. Infatti i bambini che trascorrono troppo tempo in ambienti chiusi svolgendo attività da vicino (ad esempio leggere alla luce artificiale) correrebbero più rischi di svilupparla e di avere una sua progressione più rapida. Tanto che alcuni Paesi asiatici hanno adottato programmi nelle scuole per favorire attività alla luce naturale e all’aria aperta: guardando da lontano l’occhio si riposa.

Quali sono i sintomi della miopia?

Il sintomo caratteristico del miope è la vista offuscata, oltre a tale disturbo il soggetto può riferire anche:

  • affaticamento oculare (occhi stanchi/senso di pesantezza agli occhi);
  • bruciore agli occhi;
  • occhi pesanti associati a mal di testa;
  • necessità di strizzare gli occhi per vedere in maniera più nitida;
  • difficoltà a vedere bene in condizioni di scarsa illuminazione.

Come si corregge?

miopia e astigmatismoTradizionalmente la miopia si corregge con l’utilizzo di lenti (occhiali o lenti a contatto). Gli occhiali sono il mezzo più diffuso e di facile uso, ma possono non essere l’ideale se il difetto è elevato. L’immagine risultante percepita dal soggetto miope è, infatti, rimpicciolita con tanto più la lente è forte (ovvero ha un alto “potere diottrico”), che inevitabilmente causa delle distorsioni nella zona paracentrale e periferica del campo visivo. Quindi un oculista potrà valutare l’opportunità di prescrivere l’impiego di lenti a contatto, tenendo conto della salute oculare complessiva del miope e della presenza di una buona lacrimazione.

La miopia si può prevenire?

Stando agli studi più recenti si può prevenire in una misura contenuta (secondo l’oculistica tradizionale, invece, non era affatto prevenibile) [4]. Bisogna, in ogni caso, sempre fare ricorso alla giusta correzione sin da quando si presenta il vizio: usare le lenti giuste è fondamentale per rallentarne l’evoluzione.

Inoltre, per quanto riguarda l’importanza di uno stile di vita sano, secondo ricerche condotte in Australia [5], i bambini che trascorrono molto tempo all’aria aperta e al sole tendono a sviluppare più difficilmente miopia.

Secondo uno studio pubblicato nel 2011 dall’Università di Cambridge (Regno Unito) [6] per i bambini il rischio di avere la miopia si riduce del 2% per ogni ora in più trascorsa all’aperto ogni settimana.

Che la vita “artificiale” sia associata a una maggiore probabilità di essere miopi è stato confermato anche da una ricerca pubblicata a maggio 2012: nelle grandi città del Sud-Est asiatico i bambini sono affetti dal vizio refrattivo in misura compresa tra l’80 e il 90% [7].

Inoltre, una prolungata deprivazione visiva (privazione della luce) provoca miopia in seguito ad allungamento del bulbo oculare, fenomeno presumibilmente correlato all’aumento dei livelli di cortisolo nel plasma sanguigno.

Va detto, comunque, che esiste anche una componente non legata allo stile di vita, ma ereditaria: se uno o entrambi i genitori sono miopi è più probabile che lo siano anche i figli.

miopia bambiniLa qualità dell’immagine migliora con l’applicazione di lenti a contatto, che sono ad esempio molto utili durante l’attività sportiva. È importante, però, ricordare che necessitano di una serie di accorgimenti di pulizia e manutenzione. [8]

In ogni caso si può decidere di ricorrere, d’intesa con l’oculista, alla chirurgia refrattiva. Tali interventi, tuttavia, non garantiscono in modo certo l’“eliminazione” completa del vizio refrattivo, soprattutto nel medio e nel lungo periodo.

Miopia nei bambini

La miopia è un vizio refrattivo piuttosto comune nei bambini, per cui risulta fondamentale sottoporli a visita oculistica fin da quando sono piccoli. In alcuni casi, ad esempio, è possibile riscontrare una miopia nei bambini di tre anni, e siccome il vizio refrattivo tende a peggiorare con la crescita, va individuato e corretto il prima possibile per favorire un normale sviluppo visivo del bambino (evitando quindi l’ ambliopia) e per mettere a suo agio il piccolo nello svolgimento delle sue attività quotidiane. Quando un bambino viene sottoposto a visita è molto importante per l’oculista raccogliere correttamente l’anamnesi. Occorre chiedere ai genitori se hanno notato atteggiamenti strani del bambino, come ad esempio la tendenza ad avvicinarsi molto alla televisione, oppure l’abitudine a strizzare gli occhi per guardare da lontano. Occorre valutare, inoltre, se anche i genitori sono miopi, fattore che potrebbe aumentare la possibilità che il bimbo abbia a sua volta sviluppato la miopia. Una volta misurata la vista e individuata l’eventuale presenza di miopia, l’oculista prescrive una correzione della miopia adeguata per il bambino, in modo che non risulti né ipocorretta né sovracorretta.
La miopia può regredire?
Generalmente la miopia non tende a regredire, ma anzi aumenta con la crescita e quindi con l’allungamento del bulbo oculare. Col passare degli anni, il bambino che in primo momento ha corretto la miopia con gli occhiali, potrà optare per l’utilizzo delle lenti a contatto o per l’eliminazione del vizio refrattivo tramite laser (da eseguire quando la miopia risulti stabilizzata da qualche tempo).

Come funziona la correzione col laser?

miopia gradi massimi Le tecniche laser forniscono risultati molto buoni nei difetti lievi e medi, ma meno nei difetti elevati. Il laser agisce modificando la curvatura della superficie oculare e, di conseguenza, il potere refrattivo della cornea stessa (capacità d’ingrandimento), permettendo la focalizzazione dell’immagine sul piano retinico (immagine a fuoco). Il laser ad eccimeri può essere utilizzato in due modi: sulla superficie anteriore della cornea e, in tal caso la procedura, si chiama PRK (“fotoablazione corneale di superficie”); oppure su un suo strato più profondo (dopo aver eseguito una microscopica incisione semicircolare che consente di sollevare un sottile strato di tessuto chiamato lembo) e, in tal caso, la procedura si chiama LASIK o “cheratomileusi con laser ad eccimeri”. L’indicazione e la scelta del tipo di intervento vengono valutati dal chirurgo sulla base di variabili quali il tipo e grado di miopia, lo spessore corneale e le esigenze della persona miope. Tuttavia va detto che la correzione laser non cancella eventuali rischi per la salute oculare associati a una miopia elevata (ad esempio l’assottigliamento retinico).

Si può impiantare una lente correttiva dentro l’occhio?

Sì, la correzione della miopia mediante chirurgia è possibile: in alcuni casi si decide di impiantare all’interno dell’occhio una lente artificiale. La lente può essere aggiunta al cristallino naturale (IOL fachica) nella camera anteriore (davanti all’iride) o nella camera posteriore (davanti al cristallino), oppure può essere impiantata direttamente al posto del cristallino.

vista offuscataLe tecniche con cristallino artificiale sono, quindi, più invasive ed espongono l’occhio a qualche rischio supplementare (gli stessi degli altri interventi intraoculari come, ad esempio, quello di cataratta); consentono però di correggere le miopie più elevate (nelle quali le procedure laser non sono attuabili) e forniscono, a parità di miopia trattata, una qualità visiva migliore.

Com’è preferibile correggere la miopia?

Soprattutto nei bambini è preferibile la correzione con occhiali. Inoltre, sono fondamentali alcuni accorgimenti nello scegliere il modello: il margine superiore della montatura deve arrivare al sopracciglio per evitare che il bambino, quando rivolge lo sguardo verso l’alto, veda fuori dalla lente; le lenti devono essere infrangibili e la correzione del difetto deve essere totale. Inoltre, gli occhiali vanno portati praticamente sempre (è importante che al cervello arrivino immagini nitide, in modo da evitare un possibile peggioramento del difetto).

Nei bambini e negli adolescenti fino a 14-16 anni non sono generalmente indicate le lenti a contatto sia per problemi di gestione, manutenzione e pulizia, sia perché nell’età infantile si ha un maggiore rischio di sensibilizzazione al materiale delle lenti a contatto (a causa della minor tollerabilità da parte del sistema immunitario nei suoi confronti). Bisogna, comunque, sempre rispettare le buone norme nell’utilizzo delle lenti a contatto qualora se ne facesse uso.

L’aumento della miopia nel mondo

vista offuscataSecondo una ricerca condotta negli Usa si è riscontrato un aumento consistente del numero di miopi tra il periodo 1999/2004 e i primi anni ’70 (+66,4%). Dunque, uno stile di vita troppo artificiale sembra avere, anche in questo caso, un ruolo rilevante riguardo al vizio refrattivo [9].

Più in generale – secondo un altro studio pubblicato nel 2016 generale – è miope il 28,3% della popolazione mondiale (dato riferito al 2010) e il trend è in ascesa: se nel 2020 si prevede che lo sarà oltre un terzo degli abitanti delle Terra (33,7%), per il 2050 si stima che sarà miope circa la metà della popolazione mondiale (40% miopia lieve-moderata +9,8% miopia elevata) [10].

Quanti geni contribuiscono a causarla?

Il numero dei geni che, in vario modo, contribuisce alla miopia continua a crescere perché se ne scoprono sempre di nuovi. Infatti le ricerche genetiche diventano sempre più raffinate e, con gli anni, il ruolo del DNA è divenuto più chiaro.

Come abbiamo visto, nello studio pubblicato su Nature Genetics (2018) [11] si sostiene che siano 161 i geni coinvolti in varia misura nel difetto rifrattivo, riguardando però aspetti anche molto diversi della fisiologia e della morfologia oculare. Ovviamente dobbiamo anche tenere conto del fatto che esiste un aspetto epigenetico, per cui i geni si possono attivare o non attivare, senza dimenticare che c’è un’intricata rete di relazioni tra i fattori genetici stessi che spesso non è facile da determinare con precisione.

MIOPIA nei bambini E covid-19

È facile intuire che le abitudini di vita di adulti e bambini siano state completamente stravolte dall’inizio della pandemia da Covid-19. Questa situazione ha avuto gravi ripercussioni sulla salute fisica e psicologica di molte persone che si sono trovate ad affrontare lunghi periodi di lockdown con tutte le problematiche del caso (impossibilità di eseguire un intervento chirurgico già programmato da tempo, lunghe liste d’attesa per le visite ambulatoriali, ritardi per le terapie in ambito oncologico, ecc.). Anche per quanto riguarda la vista, attraverso diversi studi, è stato evidenziato un dato molto importante: l’aumento dell’incidenza della miopia o un peggioramento della stessa, nei bambini con età compresa tra i 6 e i 13 anni (*).

Durante la pandemia è fortemente aumentato il tempo che i bambini hanno dovuto trascorrere al chiuso e di conseguenza le ore di studio davanti allo schermo per svolgere le attività di didattica a distanza. Nei bambini sottoposti allo screening, l’orario di esposizione ai device tecnologici, variava da una a tre ore al giorno, tralasciando il tempo trascorso per fare i compiti, con tempo passato all’aperto spesso ridotto a zero. È noto che una minore attività all’aperto e quindi una scarsa esposizione degli occhi alla luce solare, peggiori la miopia e spesso la faccia insorgere; ecco così spiegata la correlazione tra covid-19 e miopia.

È stato dimostrato da studi passati e confermati da dati recenti (**), che facendo in modo che un bambino trascorra almeno un paio d’ore al giorno all’aria aperta, si riesce a diminuire la possibilità di sviluppare la miopia.

Secondo alcuni ricercatori (***) la riduzione delle attività all’aria aperta e il progressivo aumento del tempo trascorso in casa davanti a schermi televisivi, pc, tablet e smartphone sono i fattori che più hanno inciso sull’incidenza della miopia tra i bambini. Inoltre, rispetto ai bambini più grandi, in quelli più piccoli (6-8 anni) la rifrazione ottica risulta maggiormente sensibile ai cambiamenti ambientali, considerata anche l’importanza che questo periodo riveste nello sviluppo del sistema visivo e nell’eventuale manifestazione di questo difetto.

Esistono numerosi possibili meccanismi che sembrerebbero giustificare l’effetto protettivo del tempo trascorso all’aria aperta sulla vista e in particolare sullo sviluppo della miopia:

  • La luce solare aumenta il rilascio di dopamina a livello retinico, mentre gli ambienti chiusi la inibiscono. La dopamina è un neurotrasmettitore che svolge un ruolo importante nella crescita del tessuto retinico e nel corretto sviluppo della funzione visiva. Rende inoltre meno elastica la sclera contrastando l’allungamento del bulbo oculare e quindi l’insorgenza/progressione della miopia.
  • L’intensità luminosa, maggiore negli ambienti all’aperto, induce miosi pupillare, quindi un aumento della profondità di campo e una maggiore nitidezza visiva.
  • Stando all’aperto c’è una richiesta accomodativa inferiore perché si utilizza maggiormente la visione da lontano.

Per cercare di far fronte alle problematiche esposte è perciò importante:

  • avere una piena consapevolezza sugli effetti dell’utilizzo prolungato dei dispositivi;
  • considerare i benefici per la salute delle attività all’aperto e di uno stile di vita attivo;
  • limitare il tempo di gioco davanti allo schermo e fare in modo che le ore trascorse sui dispositivi digitali siano impiegate maggiormente per lo studio.

*https://iapb.it/covid-19-e-miopia-un-nuovo-studio-conferma-la-correlazione/

**https://babymagazine.it/device-e-pandemia-covid-la-miopia-cresce-tra-i-bambini/

*** https://iapb.it/il-confinamento-in-casa-aumenta-lincidenza-della-miopia-tra-i-bambini/

Link utili: Quaderno del Ministero della Salute , Dieci falsi miti sulla salute degli occhi (Ministero della Salute)

Leggi anche: “Miopia e fattori ambientali“ di Tim Lougheed (estratto di “Oftalmologia Sociale“, n. 3 del 2014)

[1soprattutto nel Sud-Est asiatico

[2Tedja MS et al., “Genome-wide association meta-analysis highlights light-induced signaling as a driver for refractive error“, Nat Genet. 2018 Jun;50(6):834-848. doi: 10.1038/s41588-018-0127-7. Epub 2018 May 28

[3Si vedano, ad esempio, Ku PW, Steptoe A, Lai YJ, Hu HY, Chu D, Yen YF, Liao Y, Chen LJ, “The Associations between Near Visual Activity and Incident Myopia in Children: A Nationwide 4-Year Follow-up Study”, Ophthalmology, 2018 Jun 19, pii: S0161-6420(17)33464-4, doi: 10.1016/j.ophtha.2018.05.010 (Epub ahead of print). Oppure si legga Sherwin JC, Reacher MH, Keogh RH, Khawaja AP, Mackey DA, Foster PJ, “The association between time spent outdoors and myopia in children and adolescents: a systematic review and meta-analysis“, Ophthalmology, 2012 Oct;119(10):2141-51. doi: 10.1016/j.ophtha.2012.04.020. Epub 2012 Jul 17

[4Si veda, tra gli altri, Rudnicka AR, Kapetanakis VV, Wathern AK, Logan NS, Gilmartin B, Whincup PH, Cook DG, Owen CG, “Global variations and time trends in the prevalence of childhood myopia, a systematic review and quantitative meta-analysis: implications for aetiology and early prevention“,
Br J Ophthalmol. 2016 Jan 22. pii: bjophthalmol-2015-307724. doi: 10.1136/bjophthalmol-2015-307724, Epub ahead of print, Review. Quest’articolo conclude: “Capire l’eziologia della miopia infantile ci darà indizi per la sua prevenzione, offrendo potenzialmente strategie per limitare l’impatto economico dell’errore refrattivo”, ndr

[5La ricerca è stata condotta su oltre quattromila bambini ed è stata pubblicata sulla rivista Ophthalmology (“Outdoor activity reduces the prevalence of myopia in children“ by Rose KA, Morgan IG, Ip J, Kifley A, Huynh S, Smith W, Mitchell P, 2008 Aug;115(8):1279-85. Epub 2008 Feb 21): ha coinvolto 1.765 piccoli di sei anni e 2.367 dodicenni. Gli oculisti dell’Università di Sidney si sono resi conto che ciò che conta è la maggior quantità di luce a cui si è esposti quando si sta all’aria aperta: più essa è intensa e maggiore è la profondità di campo e, dunque, la visione è più definita. Inoltre, l’aspetto più interessante è che la retina viene stimolata a rilasciare la dopamina, un neurotrasmettitore che sembra inibire o rallentare l’allungamento del bulbo oculare tipico dei miopi, a causa del quale il fuoco cade troppo avanti rispetto alla superficie retinica.

I ricercatori australiani hanno osservato questo fenomeno nei dodicenni.

[8vedi Dodecalogo per il corretto uso delle lenti a contatto.
Se non si presta grande attenzione all’igiene possono infatti comparire problemi oculari acuti, quali le infezioni (potenzialmente dannose come le cheratiti) oppure cronici, determinati dalla minore ossigenazione della cornea; la superficie esterna e trasparente dell’occhio e dal maggiore stress a carico dell’apparato lacrimale.

[9Secondo un articolo pubblicato su Archives of Ophthalmology (“Increased Prevalence of Myopia in the United States Between 1971-1972 and 1999-2004“, by Susan Vitale; Robert D. Sperduto; Frederick L. Ferris III, Arch Ophthalmol. 2009;127(12):1632-1639), l’incidenza della miopia tra le persone di età compresa tra i 12 e i 54 anni è significativamente superiore rispetto ai primi anni ’70. Se per rimediare al difetto visivo si ricorre a occhiali, lenti a contatto o all’intervento laser, secondo gli autori “identificare i fattori di rischio modificabili per la miopia potrebbe portare allo sviluppo di strategie d’intervento efficaci a livello di costi”. Insomma, si vuole stabilire se questo vizio refrattivo (che si affianca all’ipermetropia e all’astigmatismo) sia in qualche modo prevenibile. Questo studio, effettuato da ricercatori del National Eye Institute e dei National Institutes of Health, è stato condotto su 4.436 partecipanti nel biennio 1971-2 e su 8.339 persone dal 1999 al 2004. Ovviamente, il calcolo dell’incidenza della miopia negli Usa è basato su proiezioni (vedi comunicato dell’American Academy of Ophthalmology)

[10Holden BA, Fricke TR, Wilson DA et al., “Global prevalence of Myopia and High Myopia and temporal trends from 2000 through 2050“, Ophthalmology Vol 123, Number 5 May 2016

[11Tedja MS et al., “Genome-wide association meta-analysis highlights light-induced signaling as a driver for refractive error”, Nat. Genet. 2018 Jun;50(6):834-848. doi: 10.1038/s41588-018-0127-7. Epub 2018 May 28


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Pagina pubblicata il 14 febbraio 2013. Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2022.

Ultima revisione scientifica: 24 gennaio 2022.

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Chirurgia refrattiva

I tuoi occhi

Esami e interventi

Chirurgia refrattiva: come correggere miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia.

Come funziona la chirurgia refrattiva?

La chirurgia refrattiva è un insieme di procedure volte a correggere i principali difetti visivi, quali miopia, ipermetropia e astigmatismo, riducendo o eliminando la dipendenza da occhiali e lenti a contatto. Il principio su cui si basa è la modifica della forma della cornea, la struttura trasparente situata nella parte anteriore dell’occhio. La cornea rappresenta il principale elemento refrattivo del sistema visivo e contribuisce a circa due terzi della capacità dell’occhio di mettere a fuoco le immagini. Grazie alla sua particolare curvatura, devia i raggi luminosi in modo che convergano correttamente sulla retina, dove si forma l’immagine. Quando è presente un vizio refrattivo, la luce non viene focalizzata nel punto corretto: nella miopia le immagini si formano davanti alla retina, mentre nell’ipermetropia si formano dietro di essa. La chirurgia refrattiva, eseguita mediante tecnologie avanzate come il laser ad eccimeri, interviene rimodellando con estrema precisione il tessuto corneale per modificare il percorso dei raggi luminosi e riportare il fuoco direttamente sulla retina. In termini semplici, per correggere la miopia si riduce la curvatura centrale della cornea, rendendola più piatta e diminuendone il potere refrattivo. Per correggere l’ipermetropia, invece, si aumenta la curvatura della zona centrale, incrementando la capacità della cornea di far convergere la luce. Nel caso dell’astigmatismo, il trattamento mira a rendere più regolare la superficie corneale, uniformandone la curvatura nei diversi meridiani. 

Laser occhi: cos’è il laser a eccimeri?

Il laser a eccimeri è una tecnologia impiegata nella chirurgia refrattiva per correggere miopiaastigmatismo e ipermetropia, e in alcuni casi anche la presbiopia. Agendo sulla cornea, ne modifica con precisione la forma per migliorare la messa a fuoco delle immagini sulla retina. La procedura è personalizzata in base alle caratteristiche visive di ogni paziente e consente di intervenire in modo accurato sul potere refrattivo dell’occhio, favorendo una messa a fuoco più nitida e naturale delle immagini. 

Quali sono le principali tecniche di chirurgia refrattiva?

Oggi sono disponibili diverse tecniche di chirurgia refrattiva per correggere i difetti visivi. Tra le più utilizzate si possono individuare le seguenti: 

  • PRK (cheratectomia fotorefrattiva) 

Questa procedura prevede l’utilizzo del laser dopo la rimozione dell’epitelio corneale, cioè lo strato più esterno della cornea. Il laser serve a rimodellare la curvatura della superficie corneale, migliorando così la capacità visiva. Al termine dell’intervento viene applicata una lente a contatto terapeutica, priva di potere correttivo, con funzione protettiva durante la fase di guarigione. Lo strato epiteliale si rigenera generalmente nell’arco di 4-5 giorni. 

  • Vantaggi: è la procedura tecnicamente più facile da eseguire. Il fatto di non creare un flap corneale (come per la LASIK), riduce il rischio di complicanze a lungo termine. 
  • Svantaggi: dolore post-operatorio, maggiore rischio di avere opacità corneali legate all’intervento. 

 

  • LASEK 

Questa tecnica è simile alla PRK, ma con una differenza importante: l’epitelio corneale non viene eliminato, bensì sollevato e poi riposizionato al termine del trattamento laser. Dopo aver sollevato lo strato epiteliale, il laser modifica la forma della cornea per correggere il vizio refrattivo; successivamente, l’epitelio viene rimesso in sede e viene applicata una lente a contatto terapeutica. Il riposizionamento dell’epitelio contribuisce a proteggere la superficie corneale durante la cicatrizzazione. 

 

  • LASIK E FEMTOLASIK 

Per entrambi le metodiche, si crea un sottile lembo corneale (detto flap), che comprende epitelio, membrana di Bowman e stroma superficiale. Questo passaggio, nella LASIK, viene eseguito con uno strumento di grande precisione chiamato microcheratomo, mentre nella FEMTOLASIK viene effettuato utilizzando un laser ultrarapido ad alta precisione, chiamato laser a femtosecondi (o femtolaser). Una volta sollevato il flap, il laser ad eccimeri modella la cornea riducendone lo spessore nelle aree necessarie. Al termine, il lembo viene riposizionato senza bisogno di punti di sutura, aderendo spontaneamente ai tessuti sottostanti. 

  • Vantaggi: entrambi le procedure sono generalmente indolori e consentono un recupero visivo molto rapido già nei primi giorni successivi all’intervento.  
  • Svantaggi: la creazione del flap rappresenta la fase più delicata del trattamento e il risultato può dipendere dall’esperienza del chirurgo, soprattutto quando si utilizza il microcheratomo. Nella FEMTOLASIK, invece, il lembo viene creato con maggiore precisione grazie al laser a femtosecondi, rendendo la procedura più sicura e prevedibile. In alcuni casi, il flap può non aderire completamente allo stroma anche a distanza di tempo (fino a un anno o più), con il rischio di uno spostamento in seguito a traumi oculari. Inoltre, è possibile, seppur raramente, lo sviluppo di infezioni o contaminazioni nello spazio sottostante il lembo. 

 

 

  • SMILE 

La tecnica SMILE rappresenta un approccio più recente ed è eseguita esclusivamente con laser a femtosecondi. A differenza delle altre metodiche, non viene rimosso né sollevato l’epitelio corneale. Il laser crea all’interno della cornea un sottilissimo lenticolo di tessuto, con caratteristiche precise (dimensioni, forma e spessore) in base al difetto da correggere, come miopia e astigmatismo. Successivamente, viene effettuata una piccola incisione attraverso cui il lenticolo viene estratto. Questo consente di modificare la forma della cornea senza creare flap, con un approccio meno invasivo sulla superficie oculare. 

Quali difetti possono essere corretti con il laser ad eccimeri?

Il laser ad eccimeri consente di trattare i principali vizi di refrazione dell’occhio, ovvero: 

  • miopia 
  • ipermetropia  
  • astigmatismo (anche quando associato ad altri difetti visivi) 
  • presbiopia (la cui correzione richiede una valutazione particolarmente accurata caso per caso). 

Dal punto di vista tecnico, la quantità di tessuto corneale da rimodellare varia a seconda del difetto da correggere. In particolare, per correggere miopia e astigmatismo è generalmente necessario asportare una quantità maggiore di tessuto corneale rispetto all’ipermetropia, a parità di potere diottrico. È importante sottolineare che non tutti i pazienti sono automaticamente idonei al trattamento: la scelta della tecnica e l’idoneità all’intervento devono essere stabilite dallo specialista, sulla base di una valutazione approfondita delle caratteristiche oculari e delle esigenze visive individuali. 

Chirurgia refrattiva: quando è il momento giusto?

La chirurgia refrattiva viene generalmente eseguita in una fascia di età compresa tra i 25 e i 40 anni, periodo in cui le condizioni oculari risultano più stabili. Prima dei 25 anni, infatti, i difetti visivi possono ancora evolvere in modo significativo. Intervenire troppo precocemente potrebbe quindi ridurre l’efficacia del trattamento nel tempo, rendendo necessarie eventuali correzioni successive. Dopo i 40 anni, invece, entrano in gioco altri fattori da considerare. In particolare, la comparsa della presbiopia (la difficoltà a mettere a fuoco da vicino) può influenzare il risultato finale e le aspettative del paziente. Inoltre, con l’avanzare dell’età aumenta la probabilità di sviluppare occhio secco, condizione che può accentuare i fastidi nel periodo post-operatorio. Un aspetto fondamentale, indipendentemente dall’età, è la stabilità del difetto refrattivo. Prima di sottoporsi all’intervento è necessario che il vizio di refrazione sia rimasto invariato per almeno uno o due anni, così da garantire una maggiore prevedibilità e durata del risultato. In ogni caso, la decisione di procedere con l’intervento deve essere sempre presa in accordo con l’ oculista, dopo un’attenta valutazione delle caratteristiche dell’occhio e delle esigenze visive individuali. 

Chirurgia refrattiva: quando è controindicata?

La chirurgia refrattiva si basa sul rimodellamento della cornea attraverso l’asportazione controllata di tessuto, con l’obiettivo di correggere il difetto visivo. Proprio per questo motivo, non tutte le condizioni oculari sono compatibili con l’intervento. Una delle principali limitazioni è rappresentata da una cornea troppo sottile. Poiché la procedura comporta una riduzione dello spessore corneale, è fondamentale valutare preventivamente questo parametro mediante un esame specifico, la pachimetria corneale, per garantire la sicurezza del trattamento. Un’altra condizione da considerare attentamente è la secchezza oculare. Attraverso test dedicati alla funzionalità lacrimale, è possibile misurare la quantità e la qualità delle lacrime prodotte. Nei pazienti con occhio secco significativo, l’intervento può peggiorare i sintomi e compromettere il decorso post-operatorio, rendendo quindi la procedura sconsigliata. Inoltre, tutte le patologie corneali rappresentano potenziali controindicazioni. In particolare, il cheratocono (una condizione in cui la cornea si assottiglia e assume una forma irregolare) costituisce un limite importante, poiché il trattamento laser potrebbe aggravare la malattia. Anche l’entità del difetto visivo gioca un ruolo determinante. In generale: la miopia può essere trattata con buoni risultati entro valori di circa 10 diottrieoltre tali livelli aumentano i rischi e si riduce la prevedibilità del risultatoper l’ipermetropia, valori superiori a 5-6 diottrie possono portare a risultati meno soddisfacenti o non completamente correttivi. In tutti i casi, la valutazione finale sull’idoneità all’intervento, come già sottolineato in precedenza, deve essere effettuata dallo specialista, sulla base di un esame completo dell’occhio e di un’attenta analisi dei rischi e dei benefici per il singolo paziente. 

Ci sono persone per cui il laser è particolarmente indicato?

La chirurgia refrattiva può offrire benefici significativi in alcune categorie di pazienti, non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto funzionale. Un primo gruppo è rappresentato da chi utilizza le lenti a contatto (LAC) in modo non corretto o con difficoltà (vedi i consigli per l’uso corretto delle LAC). Un uso improprio può infatti favorire infezioni o irritazioni ricorrenti: in questi casi, l’intervento laser può rappresentare una valida alternativa, eliminando la necessità di ricorrere alle LAC. Possono trarre vantaggio anche persone che, per motivi professionali o attività sportive, trovano scomodo o limitante l’uso di occhiali o lenti a contatto. Ad esempio, chi pratica sport intensi o lavora in ambienti particolari può incontrare difficoltà nell’utilizzo di correzioni tradizionali. Un’altra situazione tipica è quella dei pazienti con una marcata differenza del vizio refrattivo tra i due occhi (anisometropia). Quando questa differenza supera una certa soglia, gli occhiali non permettono una visione confortevole, poiché il cervello fatica a integrare immagini troppo diverse tra loro. In questi casi, le opzioni principali sono l’uso di lenti a contatto o il ricorso alla chirurgia refrattiva. È importante sottolineare che l’intervento laser non ha esclusivamente una finalità estetica (eliminare gli occhiali), ma può migliorare concretamente la qualità della visione e della vita quotidiana. Tuttavia, nella maggior parte dei casi è considerato un trattamento non essenziale e quindi non viene coperto dal Servizio Sanitario Nazionale, salvo situazioni particolari. 

Quando può essere considerato un intervento a fini medico-funzionali? 

In alcuni casi specifici, la chirurgia refrattiva può essere riconosciuta come necessaria dal punto di vista medico. Tra le principali condizioni rientrano: 

  • Anisometropia significativa 

Differenza tra i due occhi superiore a circa 4 diottrie (equivalente sferico), non legata a precedenti interventi refrattivi, con impossibilità o intolleranza all’uso delle lenti a contatto e presenza di visione binoculare stabile. 

  • Astigmatismo elevato 

Difetti astigmatici di entità importante (pari o superiori a circa 4 diottrie). 

  • Asimmetria visiva post-chirurgica 

Differenze marcate tra i due occhi conseguenti a interventi chirurgici precedenti (non refrattivi), con necessità di riequilibrare la visione. 

  • Trattamenti terapeutici della cornea (PTK) 

In caso di opacità, cicatrici, distrofie corneali, tumori superficiali o esiti negativi di precedenti interventi, la chirurgia laser può avere una finalità non refrattiva ma terapeutica. 

  • Situazioni anatomiche o traumatiche particolari 

Condizioni che impediscono l’uso degli occhiali (ad esempio malformazioni o esiti di traumi), purché sia documentata anche l’intolleranza alle lenti a contatto. 

Un aspetto rilevante è che, quando richiesta, la certificazione di intolleranza alle lenti a contatto deve essere rilasciata da una struttura pubblica diversa da quella che esegue l’intervento, e deve essere adeguatamente documentata. 

L’occhio miope “guarsice”?

La miopia non viene eliminata definitivamente dalla chirurgia refrattiva, ma può essere corretta in modo efficace. In altre parole, l’occhio miope di per sé rimane tale, ma grazie all’intervento è possibile ottenere una visione nitida senza l’uso di occhiali o lenti a contatto. In alcuni casi, per raggiungere il risultato desiderato o per perfezionarlo nel tempo, può essere necessario un ritocco laser successivo. È importante chiarire che la chirurgia refrattiva agisce esclusivamente sulla cornea e non interviene su altre strutture oculari. Di conseguenza, eventuali problematiche associate alla miopia — come quelle a carico della retina, della pressione oculare o altre condizioni — non vengono risolte dall’intervento. Chi è già sottoposto a controlli periodici, ad esempio per patologie retiniche, dovrà continuare a effettuarli regolarmente anche dopo l’operazione. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la visione da vicino. Le persone miopi, infatti, sono naturalmente avvantaggiate nella lettura a distanza ravvicinata. Dopo l’intervento, l’occhio diventa emmetrope (cioè privo di difetti refrattivi evidenti), perdendo questo “vantaggio”. Con il passare degli anni, intorno ai 40 anni, compare la presbiopia, una condizione fisiologica che riduce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti vicini. Dopo la correzione della miopia, questa difficoltà non è più compensata naturalmente: sarà quindi necessario utilizzare occhiali per la visione da vicino. Va comunque considerato che la presbiopia tende a manifestarsi in tutte le persone con l’avanzare dell’età, indipendentemente dall’intervento, e rappresenta un’evoluzione naturale della funzione visiva. 

Cosa fare prima dell’intervento chirurgico?

L’impiego delle lenti a contatto deve essere sospeso il più a lungo possibile prima dell’intervento. La durata dell’interruzione dipende dal singolo caso; tuttavia, di norma non si procede all’intervento prima di almeno due settimane dalla sospensione. Le lenti a contatto, infatti, possono indurre temporanee deformazioni della cornea, che potrebbero interferire con la corretta valutazione preoperatoria. Nei giorni che precedono l’intervento è inoltre consigliabile prestare particolare attenzione alla salute oculare: anche una lieve irritazione potrebbe compromettere il risultato. È quindi opportuno evitare l’esposizione a vento forte (ad esempio guidando una moto senza adeguate protezioni) e ridurre il contatto con persone affette da infezioni oculari, come congiuntiviti ocheratiti. 

Cosa fare dopo l’intervento?

La chirurgia refrattiva è una procedura rapida, di pochi minuti, e spesso consente di ottenere un miglioramento visivo già immediato. Proprio per questo, la rapidità del recupero può portare a sottovalutare l’importanza del periodo post-operatorio. È invece fondamentale seguire con attenzione tutte le indicazioni fornite dall’oculista e rispettare la terapia prescritta, utilizzando i colliri con regolarità e precisione. Nei giorni successivi all’intervento, l’occhio risulta più sensibile e vulnerabile. Eventuali infezioni potrebbero compromettere il risultato e, in alcuni casi, causare complicazioni anche rilevanti. Per questo motivo è consigliabile limitare temporaneamente alcune attività, in particolare: 

  • evitare l’uso di moto o scooter senza adeguata protezione; 
  • ridurre le attività all’aperto in ambienti polverosi o ventosi; 
  • non frequentare luoghi con presenza di fumo; 
  • sospendere temporaneamente l’accesso alla piscina, a causa dell’azione irritante del cloro. 

Le attività quotidiane come leggere, utilizzare il computer, guardare la televisione o andare al cinema possono invece essere riprese senza particolari limitazioni, salvo diversa indicazione dello specialista. Un aspetto particolarmente importante è mantenere una corretta idratazione dell’occhio. A questo scopo è necessario applicare regolarmente lacrime artificiali, secondo le indicazioni ricevute. La frequenza di utilizzo può variare anche in base all’ambiente: spazi chiusi con aria secca, dovuta a riscaldamento o aria condizionata, possono aumentare l’evaporazione del film lacrimale e rendere necessario un uso più frequente dei lubrificanti oculari. Seguire scrupolosamente queste indicazioni aiuta a favorire una guarigione ottimale e a ridurre il rischio di complicazioni. 

Che tipo di anestesia si utilizza?

Nella chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri viene impiegata un’anestesia locale superficiale, sotto forma di collirio anestetico. Le gocce vengono applicate direttamente sulla superficie dell’occhio poco prima dell’intervento. Grazie a questo tipo di anestesia, la procedura risulta indoloreDurante l’intervento viene richiesto di fissare una luce di riferimento, chiamata “mira”, che serve a mantenere correttamente l’allineamento dell’occhio. È importante sapere che questa anestesia non blocca i movimenti oculari. Di conseguenza, è fondamentale la collaborazione del paziente, che deve cercare di mantenere lo sguardo il più fermo possibile per permettere al laser di lavorare con precisione. 

Quale probabilità c’è di poter eliminare gli occhiali?

  • Dopo un intervento di chirurgia refrattiva è possibile non aver più bisogno di occhiali o lenti a contatto, ma questo risultato non può essere garantito con assoluta certezza. Quando l’intervento raggiunge l’obiettivo previsto, la qualità visiva risulta generalmente molto buona. Tuttavia, la risposta individuale può variare, poiché entrano in gioco diversi fattori legati alle caratteristiche dell’occhio e alla sua capacità di adattamento. Non sempre il vizio refrattivo viene corretto completamenteinoltre, nel tempo può verificarsi una parziale ricomparsa dello stesso, fenomeno noto come regressione  (più frequente nei casi iniziali di difetti elevati). In queste situazioni può essere presa in considerazione la possibilità di un secondo trattamento laser (ritocco). Anche in questo caso, però, non sempre è possibile ottenere una correzione definitiva e stabile nel tempo, e potrebbe rendersi nuovamente necessario l’uso di occhiali o lenti a contatto, almeno in alcune condizioni (ad esempio per la guida notturna o per la visione da vicino). Per comprendere meglio questo aspetto, alcuni dati indicano che, in occhi con miopia elevata (intorno a -8 diottrie prima dell’intervento), può verificarsi a distanza di alcuni mesi una riduzione dell’effetto correttivo, con un ritorno parziale del difetto, seppur generalmente inferiore rispetto alla situazione iniziale. In conclusione, la chirurgia refrattiva consente spesso di ridurre in modo significativo la dipendenza dagli occhiali, ma il risultato finale può variare da persona a persona e non sempre comporta una completa e permanente eliminazione del difetto visivo. 

 

Chirurgia reftattiva: i rischi

Come per qualsiasi procedura medica, anche la chirurgia refrattiva comporta possibili effetti collaterali e complicanze. Secondo la Food and Drug Administration (FDA), l’ente statunitense che si occupa della tutela della salute pubblica, possono verificarsi diversi disturbi, generalmente di entità variabile e nella maggior parte dei casi reversibili, ma talvolta anche più rilevanti. Uno dei problemi più frequenti è la secchezza oculare. Dopo l’intervento può comparire o accentuarsi la sindrome dell’occhio secco, talvolta anche in forma significativa. Per questo motivo, può rendersi necessario l’uso regolare di lacrime artificiali o gel lubrificanti, anche in pazienti che prima non ne avevano bisogno. Un altro aspetto da considerare, come anticipato nel paragrafo precedente, è che non sempre si riesce a eliminare completamente il difetto visivo. In alcuni casi può persistere un residuo che richiede ancora l’utilizzo di occhiali o lenti a contatto, seppur con una gradazione solitamente inferiore. Studi clinici hanno evidenziato che una parte dei pazienti può andare incontro a un peggioramento o a una regressione del risultato nel tempo. Tra gli effetti indesiderati possono inoltre comparire disturbi della qualità visiva, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione. Alcuni pazienti riferiscono la presenza di aloni attorno alle luci, fenomeni di abbagliamento, visione “a stella” (starburst), oppure sdoppiamento delle immagini. In alcuni casi questi disturbi possono risultare fastidiosi nella vita quotidiana. Infine, seppur estremamente raro, esiste anche il rischio di complicanze gravi, fino a una riduzione importante della capacità visiva. Si tratta di eventualità poco frequenti, ma che devono comunque essere considerate nel processo decisionale. In conclusione, la chirurgia refrattiva è una procedura generalmente sicura ed efficace, ma è fondamentale affrontarla con una corretta informazione sui possibili rischi, valutando attentamente benefici e rischi insieme allo specialista. 

Cosa prevede il consenso informato?

  1. Il consenso informato riassume i principali aspetti che il paziente deve conoscere prima di sottoporsi a chirurgia refrattiva. 

     Correzione dei difetti refrattivi 

    • Miopia, ipermetropia e astigmatismo possono essere corretti con il laser ad eccimeri 
    • L’intervento è generalmente sicuro e preciso, ma non privo di variabilità 

    Finalità dell’intervento 

    • Agisce esclusivamente sui vizi di refrazione 
    • Non modifica eventuali patologie oculari associate 

    Qualità del risultato visivo 

    • Non consente di ottenere una capacità visiva superiore a quella raggiungibile con occhiali o lenti a contatto 
    • Non è garantita l’eliminazione completa degli occhiali 
    • In alcuni casi può essere necessario un trattamento aggiuntivo per perfezionare il risultato 

    Effetti legati all’età 

    • Nei pazienti miopi sopra i 45 anni, la correzione della miopia comporta la perdita della compensazione naturale per la visione da vicino, si rende quindi necessaria una correzione ottica per la presbiopia 

    Prevedibilità del risultato 

    • Anche con intervento eseguito correttamente, fattori individuali non prevedibili possono influenzare la guarigione, pertanto il risultato finale non è garantibile con assoluta precisione 
    • Tali fattori sono indipendenti dall’abilità del chirurgo e dalla tecnologia utilizzata 

    Selezione dei pazienti 

    • Non tutti i soggetti sono idonei alla chirurgia. Esistono possibili limitazioni legate a malattie sistemiche (immunodeficienze, malattie autoimmuni, infezioni, diabete, epilessia), condizioni particolari (gravidanza, allattamento, presenza di pacemaker, esposizione professionale a UV o luce blu), assunzione di farmaci (farmaci ormonali, antiaritmici, antimalarici, antiacne, farmaci per emicrania, ecc.) 

    Condizioni oculari che possono controindicare o limitare l’intervento 

    • Difetti refrattivi elevati o progressivi 
    • Camera anteriore bassa 
    • Glaucoma 
    • Cataratta 
    • Infiammazioni oculari ricorrenti 
    • Esiti di ustioni oculari 
    • Patologie della superficie oculare (es. occhio secco, anomalie palpebrali) 

     

    Patologie corneali a rischio 

    • Cheratiti 
    • Ectasie corneali 
    • Cheratocono 
    • Cheratoglobo 
    • Distrofie corneali 

     

    Spessore corneale 

    • La cornea viene assottigliata durante l’intervento, deve avere pertanto uno spessore adeguato in relazione: 
    • al difetto da correggere 
    • alla zona ottica da trattare 
    • alla dimensione pupillare (anche in condizioni di scarsa illuminazione) 

    Fase post-operatoria 

    • Obbligo di seguire scrupolosamente la terapia con colliri 
    • Necessità di effettuare controlli specialistici regolari 

    Scarsa aderenza alle indicazioni 

    • può compromettere il risultato 
    • può aumentare il rischio di complicanze. 

Quali sono le principali complicanze della chirurgia con laser ad eccimeri?

  • La chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri è generalmente sicura ed efficace, ma, come ogni procedura chirurgica, può essere associata a possibili complicanze o effetti indesiderati, per lo più rari o transitori. 

    Complicanze generali 

    • Infezioni oculari 

    Si tratta di eventi eccezionali. Nella maggior parte dei casi rispondono bene alla terapia antibiotica; tuttavia, in situazioni particolari, soprattutto in presenza di difese immunitarie ridotte, possono evolvere in quadri più severi con conseguenze importanti per la vista fino, in casi estremi, alla perdita della funzione visiva o dell’occhio. 

    • Centratura non ottimale del trattamento 

    Il laser potrebbe non agire perfettamente nel punto previsto sulla cornea. Grazie ai moderni sistemi di centratura, questa evenienza è oggi molto rara. 

    • Correzione refrattiva non completa 

    L’intervento potrebbe non eliminare totalmente il vizio refrattivo oppure correggerlo in eccesso. Questo è più probabile nei difetti elevati. Se necessario, è possibile effettuare un trattamento aggiuntivo (“ritocco”). 

    • Ampiezza insufficiente della zona trattata 

    Se, in condizioni di scarsa illuminazione, la pupilla si dilata oltre l’area trattata, possono comparire fenomeni visivi come aloni o abbagliamento, talvolta tali da interferire con attività come la guida notturna. Alcuni farmaci possono accentuare la dilatazione pupillare e quindi questi disturbi. 

    • Sindrome dell’occhio secco 

    È la manifestazione più frequente, soprattutto dopo LASIK. Può durare alcuni mesi e richiede l’uso regolare di lacrime artificiali. Nella maggior parte dei casi tende a migliorare progressivamente nel corso del tempo, anche se la completa risoluzione non è sempre garantita. 

    Complicanze molto rare 

    Possono verificarsi eventi poco comuni, tra cui: 

    • formazione di ulcere corneali; 
    • cheratite interstiziale diffusa non specifica; 
    • colliquazione corneale (disfacimento della cornea); 
    • infiammazioni corneali profonde non specifiche. 

    Inoltre, come per tutte le tecniche relativamente recenti, non si può escludere del tutto la comparsa di effetti non ancora conosciuti che potrebbero emergere con il followup a lungo termine. 

    Complicanze specifiche delle tecniche PRK e LASEK 

    • Ritardo nella riepitelizzazione 

    La ricostruzione dello strato superficiale della cornea può richiedere più tempo del previsto, a seconda delle caratteristiche individuali del paziente. 

    • Opacità corneale (haze) 

    Può svilupparsi una perdita di trasparenza della cornea, di entità variabile. Nelle forme più marcate può compromettere la qualità visiva ed essere associata a irregolarità della superficie. Generalmente tende a regredire nel tempo, anche se talvolta può rendersi necessario un ulteriore trattamento laser per regolarizzare la cornea. 

    Complicanze specifiche della LASIK 

    • Problemi nella creazione del flap corneale 

    Il lembo può risultare incompleto, irregolare o mal posizionato. In questi casi viene riposizionato e l’intervento può essere rimandato. Oggi si tratta di un evento molto raro. 

    • Cheratite dell’interfaccia (DLK) 

    È una reazione infiammatoria che, se riconosciuta precocemente, si risolve senza conseguenze grazie a un trattamento adeguato.  

    • Infiltrazione epiteliale sotto il flap (epithelial ingrowth) 

    Tessuto epiteliale può crescere sotto il lembo corneale. Spesso rimane limitato alla periferia senza dare disturbi significativi, ma in alcuni casi può indurre irregolarità visive. Se tende ad estendersi verso il centro, può richiedere un intervento correttivo. 

    Complicanze specifiche della SMILE 

    • Estrazione incompleta o irregolare del lenticolo 

    Se il lenticolo non viene separato correttamente, la procedura può essere interrotta e rinviata. 

    • Perdita della suzione durante il trattamento 

    Un’interruzione del contatto tra occhio e dispositivo può impedire il completamento dell’intervento. 

    • Infiammazione sterile dell’interfaccia 

    Richiede monitoraggio attento e gestione terapeutica nel periodo post-operatorio. 

    In sintesi 

    La maggior parte delle complicanze è rara, spesso gestibile e, nelle tecniche più moderne, sempre più prevenibile grazie al progresso tecnologico e a una corretta selezione del paziente. Tuttavia, è fondamentale un’accurata valutazione preoperatoria e un attento followup dopo l’intervento. 

     

Riassumendo: cosa è importante sapere?

Prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri, è fondamentale essere consapevoli di alcuni aspetti essenziali: 

1.Obiettivo dell’intervento 

La procedura ha lo scopo di diminuire la dipendenza da occhiali o lenti a contatto, migliorando la qualità visiva 

2.Risultato non sempre definitivo o completo 

Non è sempre possibile eliminare del tutto e in modo permanente l’uso di dispositivi correttivi: in alcuni casi potrebbero comunque essere necessari 

3.Limiti del trattamento 

L’intervento agisce sul difetto refrattivo, ma non cura eventuali altre patologie oculari presenti 

4.Evoluzione della miopia 

La procedura non blocca l’eventuale progressione della miopia nel tempo 

5.Rischio di complicanze 

Sebbene generalmente raro, esiste un rischio di complicazioni, che può aumentare se non si seguono correttamente le indicazioni terapeutiche e i controlli postoperatori 

6.Necessità di occhiali per vicino 

Dopo la correzione della vista da lontano, soprattutto con l’avanzare dell’età, può rendersi necessario l’utilizzo di occhiali per leggere o per attività a distanza ravvicinata, talvolta anche subito dopo l’intervento. 

Aggiornamento scientifico: 1 luglio 2026

Allergie oculari

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Allergie oculari: cause, sintomi, trattamento

Allergia agli occhi

Le allergie oculari sono fenomeni patologici che si manifestano a carico dell’apparato visivo (in persone che generalmente hanno già un’allergia di base).

Si tratta di individui che hanno un sistema immunitario che reagisce eccessivamente agli allergeni esterni, con conseguente sviluppo di una serie di fastidi che possono coinvolgere le vie respiratorie (rinite, asma), la cute (orticaria, dermatite, eczema) e/o, per l’appunto, gli occhi (congiuntivite allergicablefarite).

La reazione allergica è quindi una risposta complessa dell’organismo determinata dall’interazione di diversi fattori:

  • interni (genetici, immunitari)
  • esterni (ambientali).

Congiuntivite allergica: le cause

Nella maggior parte dei casi l’esposizione ai pollini o agli acari della polvere è il fattore scatenante della congiuntivite allergica.

La migliore forma di prevenzione contro l’allergia consiste nell’evitare il contatto con la sostanza allergenica.
Per quanto riguarda i pollini si consiglia pertanto – soprattutto durante la stagione primaverile – di evitare zone come parchi e campagna. Quando si è in casa è opportuno chiudere le finestre e, comunque, occorre cambiare più spesso i filtri dell’aria dei sistemi di condizionamento.
Per contrastare, invece, l’azione dannosa degli acari della polvere, bisogna evitare in ambiente domestico l’uso di materiali d’arredamento che possano favorirne l’accumulo (tendaggi, cuscini non anallergici, tappeti).

Le donne, inoltre, possono sviluppare una congiuntivite allergica a seguito dell’utilizzo di creme per il viso e/o per il contorno occhi o di particolari cosmetici. In tal caso è bene interrompere immediatamente l’utilizzo del prodotto sospetto.

Quali sono i sintomi della conguntivite allergica?

Normalmente chi soffre di allergia oculare presenta sintomi molto fastidiosi, ma che di solito non causano danni agli occhi. Essi sono facilmente riconoscibili nei seguenti:

  • prurito agli occhi;
  • occhio che lacrima (il paziente può riferire lacrimazione abbondante o sensazione di avere gli occhi “lucidi”);
  • occhio secco;
  • gonfiore palpebrale (può interessare tutte e due le palpebre o essere localizzato maggiormente a livello della palpebra superiore o di quella inferiore);
  • occhio arrossato (iperemia congiuntivale);
  • tremore delle palpebre (occhio che trema);
  • marcata sensibilità alla luce (fotofobia);
  • bruciore agli occhi, nei casi più gravi accompagnato da un un dolore all’occhio;
  • negli stati infiammatori più gravi si può avere una visione sfuocata.

Se si avvertono tali disturbi è consigliabile rivolgersi al proprio oculista e a un allergologo per una diagnosi certa.

come si manifesta l’allergia agli occhi?

L’esame biomicroscopico, effettuato mediante lampada a fessura, permette di valutare i segni della congiuntivite allergica.
La persona affetta da allergia oculare presenta

  • iperemia congiuntivale (occhi rossi),
  • lieve secrezione mucosa,
  • papille tarsali (piccoli rilievi interni alla palpebra),
  • rigonfiamento palpebrale (edema), che può essere più o meno marcato (in alcuni casi il gonfiore può localizzarsi sotto l’occhio, estendendosi fino allo zigomo).

Come si cura l’allergia agli occhi?

Le allergie oculari sono trattabili di solito solo nella fase acuta, anche se purtroppo di solito tendono a ripresentarsi periodicamente, diventando una condizione cronica: in questo caso non c’è una cura risolutiva. In base alla gravità dei sintomi si può però ricorrere all’utilizzo di colliri ad azione antistaminica, decongestionanti, a stabilizzatori dei mastociti, antinfiammatori e steroidi oppure si possono assumere gli antistaminici per via orale. Inoltre, può dare dei benefici il cosiddetto ‘vaccino’ ossia la terapia desensibilizzante specifica.

IN CHE MISURA È EFFICACE IL ‘VACCINO’?

Il trattamento con il “vaccino” contro l’allergia è consigliabile qualora i sintomi si presentino con una certa frequenza (nonostante l’instillazione di colliri specifici e antistaminici assunti per bocca) o, comunque, quando risulti difficile ridurre o annullare il contatto con l’allergene (come nel caso degli acari della polvere).

COME SI SOMMINISTRA IL VACCINO DESENSIBILIZZANTE?

Il vaccino viene somministrato per via orale o attraverso iniezione sottocutanea, utilizzando piccole dosi dell’allergene, che vengono gradatamente aumentate fino a raggiungere la dose di mantenimento, che viene poi somministrata a intervalli regolari nel tempo. Lo scopo del vaccino antiallergico è quello di rendere il soggetto meno reattivo ai successivi contatti con l’allergene stesso, in modo da avere nel tempo l’eliminazione o la diminuzione della sintomatologia (desensibilizzazione o immunoterapia allergene-specifica). In generale i migliori risultati terapeutici si ottengono con un inizio precoce della terapia.

Per quanto riguarda le controindicazioni, in genere si escludono da trattamento con il vaccino individui con malattie sistemiche gravi (come tumori, patologie autoimmuni, deficienze immunitarie e importanti alterazioni alle vie respiratorie) e le donne in gravidanza. Gli effetti indesiderati sono rari e, comunque, generalmente di scarsa entità. Si sconsiglia però vivamente di praticare attività fisica intensa dopo la sua somministrazione. In caso di effetti collaterali generalmente si ricorre al cortisone: in questi casi è però opportuno rivolgersi al pronto soccorso più vicino.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si esprime così in proposito: “Il vaccino antiallergico costituisce l’unica opzione terapeutica in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, consentendo sia di prevenire l’insorgenza di nuove sensibilizzazioni allergiche sia di rallentare o arrestare la progressione della malattia”.

SI È PIÙ SUSCETTIBILI A INFIAMMAZIONI OCULARI IN SEGUITO A ESPOSIZIONE AL SOLE SE SI È ALLERGICI?

Sì. Basti pensare che, ad esempio, in spiaggia si è esposti, oltre ai raggi solari (che è sempre bene contrastare con l’utilizzo di occhiali muniti di appositi filtri), anche all’azione irritante di vento, sabbia e acqua. Tutte queste condizioni non fanno altro che stimolare il sistema immunitario del soggetto allergico, favorendo la comparsa di svariati sintomi a livello oculare, così come anche a livello cutaneo e respiratorio. Tuttavia va detto che in spiaggia, così come sulla neve, generalmente sono presenti pochi allergeni, per cui viceversa la reazione allergica può essere – soprattutto dopo i primi giorni d’esposizione – nulla o, comunque, molto contenuta (se ci si protegge adeguatamente dal sole, dalla sabbia e dal vento).

QUANTO SONO DIFFUSE LE ALLERGIE IN ITALIA?

In Italia (così come in altri Paesi sviluppati) si sta assistendo a un progressivo aumento delle allergie, con una prevalenza di rinite allergica nei giovani adulti (che può essere associata a congiuntivite) di circa il 25% e di approssimativamente il 9% nei bambini in età scolare. Secondo l’Istat [[ANNUARIO STATISTICO ITALIANO, ISTAT, 2015, (capitolo 4 – Sanità e salute)]] si tratta di una malattia cronica importante (la terza in assoluto dopo l’ipertensione e l’artrosi/artrite): le malattie allergiche colpirebbero complessivamente circa il 10,1% della popolazione italiana.

Tra coloro che già manifestano una sensibilità ad allergeni, i disturbi oculari si stima che siano presenti in circa un caso su due.

Inoltre, a parere di alcuni scienziati ci sarebbe un’importante correlazione tra l’aumento delle allergie e la crescita dei livelli di inquinamento; quest’ultimo, infatti, sembrerebbe avere la capacità di potenziare l’azione irritante dei normali allergeni.

Infine, secondo uno studio commissionato dal governo americano i cambiamenti climatici, in particolare per l’aumento delle temperature e l’alterazione negli andamenti delle precipitazioni, oltre che per le maggiori concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, ci si attende contribuiscano all’incremento dei livelli di alcuni allergeni aerei e degli episodi associati di asma e altre patologie allergiche. [ USGCRP, 2016: Crimmins, A., J. Balbus, J.L. Gamble, C.B. Beard, J.E. Bell, D. Dodgen, R.J. Eisen, N. Fann, M.D. Hawkins, S.C. Herring, L. Jantarasami, D.M. Mills, S. Saha, M.C. Sarofim, J. Trtanj, and L. Ziska, Eds., [“The Impacts of Climate Change on Human Health in the United States: A Scientific Assessment”, U.S. Global Change Research Program, Washington, DC, 312 pp., http://dx.doi.org/10.7930/J0R49NQX .]]

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Pagina pubblicata il 26 luglio 2012. Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2021. 

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Infiammazioni oculari

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Infiammazione dell’occhio: occhi rossi, occhi gonfi, occhi appiccicosi

OCCHI INFIAMMATI: TIPOLOGIE

infiammazione dell'occhio Le infiammazioni che colpiscono gli occhi possono riguardare sia le strutture interne del bulbo oculare (associate, ad esempio, a uveiti) e sia le sue strutture esterne (sclera, congiuntiva e cornea).

INFIAMMAZIONE DELL’OCCHIO: SINTOMI

I sintomi con cui si manifestano generalmente le infiammazioni oculari più superficiali e le uveiti anteriori (iriti, iridocicliti) sono fondamentalmente:

  • bruciore
  • lacrimazione
  • fastidio alla luce (fotofobia)
  • sensazione di sabbia negli occhi (sensazione di corpo estraneo).

In caso di fenomeni di natura infettiva, quali congiuntiviti e/o cheratiti di origine batterica o virale, si può osservare abbondante secrezione acquosa o muco-purulenta (gli occhi sono appiccicosi, con difficoltà ad aprire le palpebre, soprattutto al mattino appena svegli).

Gli  occhi, inoltre, possono apparire gonfi (chemosi) e rossi (iperemia congiuntivale).

Quando il gonfiore si localizza a livello delle palpebre, associato a dolore, si può ipotizzare la presenza di un calazio (occhio gonfio sotto e dolorante se il calazio riguarda la palpebra inferiore).

Altre cause degli occhi gonfi possono essere:

  • blefarite;
  • reazione allergica;
  • pregressa chirurgia;
  • trauma oculare;
  • puntura d’insetto;
  • ustioni;
  • reazione ad agenti irritanti (smog, fumo di sigaretta, ecc.).

Alcuni soggetti lamentano occhio gonfio al mattino. Di solito, si tratta di pazienti che soffrono di secchezza oculare che si accentua durante la notte, e che li porta appena svegli ad avvertire anche altri disturbi, tra cui: pesantezza agli occhi, sensazione di palpebra che gratta, difficoltà ad aprire gli occhi.

In caso di gonfiore localizzato in un punto specifico, ad esempio a livello dell’angolo interno dell’occhio, si può ipotizzare la presenza di un’infiammazione (di solito su base infettiva) dei canalicoli lacrimali.

Ci possono essere cali della vista?

Sì, nei casi più gravi si può avvertire una riduzione visiva a causa dell’infiammazione e dell’intorbidamento dei mezzi diottrici (come umore acqueo e vitreo) e si può provare dolore, che si accentua con l’esposizione alla luce. Questo avviene specialmente nel caso delle uveiti anteriori, per cui si verifica un’irritazione dei nervi ciliari. Nella riduzione dell’acuità visiva un ruolo fondamentale è svolto anche dalla perdita di trasparenza della cornea (superficie oculare), causata dalla presenza di cellule infiammatorie. Nelle uveiti posteriori, invece, la sintomatologia è dominata da alterazioni della funzione visiva: percezione di macchie scure nel campo visivo (scotomi), di immagini deformate e/o inusualmente luminose (metamorfopsie e/o fotopsie rispettivamente), annebbiamento visivo (per l’infiammazione in atto nel corpo vitreo).

QUANDO L’INFIAMMAZIONE OCULARE DIVENTA RISCHIOSA

Le endoftalmiti, infiammazioni ancora più complesse che colpiscono i tessuti intraoculari, si producono a seguito di infezioni, causate per lo più da microrganismi in seguito a traumi oculari (chirurgici o accidentali). Le endoftalmiti postoperatorie possono presentarsi immediatamente in modo grave oppure tardivamente. Generalmente si presentano subito dopo le operazioni (entro 24-72 ore), con occhi rossi e gonfi, dolore e forte riduzione della vista, edema palpebrale, infiammazione corneale e vitreale. Le cause primarie sono, in questa circostanza, i batteri: è specialmente lo stafilococco che causa più frequentemente endoftalmite acuta dopo un intervento chirurgico (cataratta). Le endoftalmiti possono essere causate, inoltre, da un’infezione sistemica che può colpire anche gli occhi attraverso il flusso sanguigno, a partire da altri focolai infettivi (persone in emodialisi, alimentazione per via parenterale, persone trattate con farmaci immunosoppressori). In questo caso la causa primaria dell’infezione sono funghi come la Candida albicans o l’ Aspergillus fumigatus .

LA DIAGNOSI

Molto spesso la diagnosi di infiammazione e di infezione oculare viene effettuata dallo specialista esaminando l’occhio con la lampada a fessura, mentre altre volte l’oculista può ricorrere ad esami di laboratorio su prelievi (effettuati mediante tamponi congiuntivali o corneali, come nel caso delle ulcere oculari) per individuare il possibile agente patogeno e – mediante un antibiogramma – valutare le eventuali resistenze agli antibiotici, adottando quindi la terapia più mirata.

OCCHI ARROSSATI RIMEDI

La terapia varia a seconda del tipo d’infiammazione. Generalmente si ricorre a colliri antibiotici (terapia topica), cicloplegici (che dilatano la pupilla), antinfiammatori steroidei e, nei casi più gravi, a medicinali assunti per bocca.

In caso di endoftalmiti il trattamento è basato sulla somministrazione di intense dosi di antibiotici per via topica e/o sistemica, ricorrendo a volte anche alla somministrazione intravitreale (iniezioni del farmaco antibiotico nel corpo vitreo contenuto nel bulbo oculare).

OCCHI INFIAMMATI RIMEDI NATURALI

In caso di occhi appiccicosi al mattino è possibile intervenire, detergendo delicatamente le palpebre con una garzina imbevuta con acqua e camomilla, oppure con soluzione fisiologica, prima di instillare eventualmente i colliri prescritti dal proprio oculista.

Per quanto riguarda i rimedi naturali per gli occhi gonfi, ne elenchiamo alcuni di seguito:

  • struccare sempre gli occhi prima di andare a letto;
  • utilizzare trucchi anallergici e di buona qualità;
  • riposare un numero adeguato di ore la notte;
  • evitare lo stress;
  • fare impacchi con acqua fredda ;
  • fare impacchi caldo umidi con acqua e camomilla o malva;
  • instillare colliri lubrificanti (soprattutto per chi sta al pc per molte ore durante il giorno);
  • evitare di abusare delle lac e seguire sempre corrette norme igieniche per l’applicazione/rimozione delle stesse e per la manutenzione;
  • seguire una dieta equilibrata , ricca di frutta e verdura, evitando di abusare di sale, spezie, alcool;
  • bere acqua in abbondanza durante il giorno.

Ovviamente bisogna sottolineare che, in caso di infiammazione oculare, occorre rivolgersi sempre all’oculista, il quale eseguendo una visita approfondita, potrà capire la causa dei disturbi del paziente e impostare una terapia adeguata.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia ETS
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Pagina pubblicata il 9 giugno 2010. Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2021.

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Retinopatia diabetica

I tuoi occhi

Malattie oculari

Retinopatia diabetica: cause, sintomi, trattamento

Cos’è?

La retinopatia diabetica è una grave complicanza del diabete: colpisce la retina e, in età lavorativa, è la prima causa d’ipovisione e cecità nei Paesi sviluppati. Si calcola che venga diagnosticata una retinopatia a circa un terzo dei diabetici.

Quanto è diffusa?

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che i diabetici nel mondo siano 422 milioni [1]. Secondo l’Istat (2017) in Italia la prevalenza del diabete è stimata intorno al 5,3% della popolazione (oltre 3,2 milioni di persone [2]); colpisce particolarmente gli anziani ossia il 16,5 per cento tra le persone dai 65 anni in su [3].

Se generalmente il diabete di tipo 1 (il più grave) è diagnosticato dopo i 30 anni, indicativamente la prevalenza di retinopatia diabetica è del 20% dopo 5 anni di malattia, del 40-50% dopo 10 anni e di oltre 90% dopo 20 anni. [4]

La IAPB internazionale scrive:

Mentre in passato erano colpiti soprattutto i Paesi più benestanti, oggi gli Stati a basso e medio reddito rendono conto di circa il 75% dei diabetici e molti di questi  Paesi sono ancora poco attrezzati per diagnosticarlo correttamente, per trattarlo e gestire le conseguenze varie e complesse di questa patologia. Attualmente il Sud-Est asiatico e il Pacifico occidentale rendono conto di oltre la metà dei diabetici adulti a livello mondiale. [5]

Va detto, comunque, che la zona del mondo dove si registra la maggiore prevalenza di diabetici è il Mediterraneo orientale [5] (13,7% della popolazione maggiorenne), mentre complessivamente la regione europea si attesta al 7,3% (l’Africa è al 7,1%). [7]

In un Rapporto sul diabete l’OMS scrive:

La retinopatia diabetica è un’importante causa di cecità e si verifica come risultato di un danno accumulato nel lungo periodo a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina. […]
La retinopatia diabetica ha provocato globalmente l’1,9% della disabilità visiva (moderata o grave) e il 2,6% della cecità nel 2010. Ci sono studi che suggeriscono che la prevalenza di qualunque tipo di retinopatia in persone con diabete sia del 35%, mentre quella della retinopatia proliferante (pericolosa per la vista) sia del 7%.

La retinopatia diabetica è prevenibile?

 retinopatia diabetica

Sì, i danni alla retina sono generalmente evitabili controllando bene il diabete. In particolare, è stato dimostrato che un attento controllo della pressione arteriosa in chi ha il diabete di tipo 2 riduce il rischio di malattia micro-vascolare del 37%, il tasso di progressione della retinopatia diabetica del 34% e il rischio di peggioramento dell’acuità visiva del 47%. [8]

Occorre sempre prestare attenzione alla prevenzione primaria (controllando attentamente fattori di rischio quali la glicemia elevata, l’ipertensione arteriosa e la dislipidemia), la prevenzione secondaria (individuando tempestivamente la retinopatia diabetica e approntando i necessari trattamenti) e la prevenzione terziaria (riabilitazione visiva).

In che modo si può diagnosticare e prevenire?

Innanzitutto controllando periodicamente il livello di zuccheri in circolo: occorre sottoporsi ai classici esami del sangue e, in particolare, della glicemia. Inoltre è essenziale eseguire controlli periodici del fondo oculare e, se necessario, sottoporsi ad esami specifici (come fluorangiografia  e OCT) per valutare l’eventuale presenza della malattia e la sua gravità. Quest’ultima dipende, in massima parte, dal grado di scompenso del diabete: ciò che conta non è solo il valore della glicemia, ma pesano anche le sue variazioni quotidiane (=differenza tra massimo e minimo). Un test attendibile è l’emoglobina glicata (HbA1c): si misura con un semplice prelievo sanguigno e dà una misura dell’andamento della glicemia degli ultimi mesi.

Come si esegue la diagnosi?

diabete

Per la diagnosi della retinopatia diabetica l’osservazione del fondo oculare (oftalmoscopia diretta e indiretta) è un momento essenziale nella visita della persona con diabete mellito.

Altre metodiche che permettono di studiare il microcircolo e scoprire le alterazioni dei vasi retinici sono:

  • retinografia (utile quando si debbano effettuare confronti nel tempo delle condizioni del fondo oculare);
  • fluorangiografia (la digitalizzazione di tale metodica permette di elaborare le immagini in modo da evidenziare con grande nitidezza le più piccole alterazioni della rete capillare e fornisce informazioni utili per un eventuale trattamento laser).

Invece l’OCT è un esame diagnostico retinico non invasivo che consente di valutare l’eventuale presenza di liquido nei tessuti della retina (edema maculare diabetico) e la sua evoluzione nel tempo.

Qual è la causa?

La causa principale della retinopatia diabetica è la presenza di un diabete mal controllato che, nel tempo, porta allo sviluppo di alterazioni dei piccoli vasi sanguigni, fino a creare dei veri e propri sfiancamenti (detti microaneurismi) e la trasudazione della parte liquida del sangue in prossimità della regione maculare – il centro della retina – che, a sua volta, può provocare la maculopatia diabetica (èdema maculare).
L’accumulo di sostanze al di fuori dei vasi è detto essudato. La malattia progredisce lentamente, provocando danni prima reversibili (curabili), che diventano progressivamente irreversibili (il tessuto nervoso retinico può essere danneggiato irreparabilmente e si può perdere la vista se non ci si cura correttamente).

Quali forme esistono?

Esistono due tipi di retinopatia diabetica:

  • Forma non proliferante. I vasi retinici presentano zone di indebolimento, con dilatazione della parete (microaneurismi), e possono sanguinare, producendo emorragie retiniche, edema e/o ischemia. L’edema si verifica quando trasuda del liquido dalle pareti alterate dei capillari: il fluido provoca un rigonfiamento della retina o l’accumulo di grassi e proteine (essudati duri). L’ischemia (carenza di ossigeno ai tessuti) è il risultato dell’occlusione dei vasi capillari; la retina, ricevendo sangue in quantità insufficiente, non riesce a funzionare correttamente. Ciò favorisce il passaggio alla forma proliferante.
  • Forma proliferante. Si presenta quando i capillari retinici occlusi sono numerosi, compaiono ampie zone di sofferenza retinica (aree ischemiche ed essudati molli). Queste zone di retina sofferente, nel tentativo di supplire alla ridotta ossigenazione, reagiscono stimolando la crescita di nuovi vasi sanguigni. I nuovi vasi sono però anomali perché hanno una parete molto fragile e si moltiplicano sulla superficie della retina. Essi sanguinano facilmente, dando luogo a emorragie vitreali, e portano alla formazione di tessuto cicatriziale, il quale, contraendosi progressivamente, può provocare il raggrinzimento e/o il distacco della retina.

Quali sono i sintomi?

A volte la retinopatia diabetica porta ad un calo progressivo della vista fino all’ipovisione e alla cecità, mentre in altri casi rimane priva di sintomi soggettivi (non si avverte alcun disturbo) fino a stadi avanzati della malattia, quando però si manifesta un calo grave ed improvviso dell’acuità visiva.

I sintomi più comuni delle retinopatia diabetica sono:

  • affaticamento oculare;
  • comparsa di macchie scure nel campo visivo (miodesopsie);
  • difficoltà nella percezione dei colori;
  • visione di aloni intorno alle luci;
  • vista offuscata;
  • scarsa visione notturna;
  • calo del visus.

Quale terapia si può seguire?

 retinopatia

È essenziale, se i valori sono alterati, riportare entro i valori normali la glicemia e l’emoglobina glicosilata [9]. A tale scopo possono essere utili ai diabetici, da un lato, i farmaci ipoglicemizzanti e, dall’altro, integratori alimentari specifici, rimedi vasoprotettori ed anti-edemigeni (contro l’accumulo di liquidi sotto la retina). In caso di retinopatia diabetica avanzata, invece, può essere necessario, oltre all’impiego dell’insulina per via generale, il ricorso alla laserterapia  fotocoagulativa retinica allo scopo di salvare la vista residua. Se si è affetti da una grave retinopatia diabetica, con sanguinamento consistente, può essere necessario invece un intervento chirurgico di vitrectomia (rimozione dell’umor vitreo ed asportazione di eventuali membrane). In caso di presenza di èdema maculare diabetico si può fare ricorso anche a iniezioni intravitreali [10] che inibiscono la proliferazione indesiderata di vasi retinici dannosi.

Quando andare dall’oculista?

retinopatia diabetica proliferante

In seguito alla diagnosi di diabete è vivamente consigliabile prenotare tempestivamente una visita oculistica, in modo da valutare le condizioni visive e lo stato della retina. Sarà poi l’oculista a indicare la data più opportuna per la visita successiva e potrà adottare la terapia più idonea ed efficace. E’ ovviamente importante farsi seguire anche da un diabetologo.

Le linee-guida SID (Società Italiana di Diabetologia) e AMD (Associazione Medici Diabetologi) raccomandano intervalli di screening ogni due anni se la retinopatia è assente all’ultimo controllo, un anno se lieve, sei mesi o direttamente invio a consulenza se si riscontra retinopatia moderata o più grave [11]

Soprattutto se si soffre il diabete di tipo 1 può essere opportuno controllare il fondo oculare almeno una volta l’anno.

Il New England Journal of Medicine [12] scrive in particolare:

In pazienti che avevano da 5 anni il diabete di tipo 1 le attuali raccomandazioni riguardo allo screening della retinopatia diabetica comprendono esami retinici annuali con dilatazione della pupilla per diagnosticare una retinopatia proliferante oppure un edema maculare clinicamente significativo; entrambi i casi richiedono un intervento tempestivo per preservare la vista. [13]

Link utili: Social Manifesto sulla retinopatia diabetica

Vedi anche: video sulla prevenzione della retinopatia diabetica

Bibliografia

  • Bourne RR, Stevens GA, White RA, Smith JL, Flaxman SR, Price H et al., “Causes of vision loss worldwide, 1990–2010: a systematic analysis”, Lancet Global Health. 2013;1:(6)e339-e349
  • Global Report on Diabetes, WHO, 2016
  • ISTAT, “Il diabete in Italia”, 2017
  • R. Frezzotti e R. Guerra, “Oftalmologia essenziale”
  • B. Cassin, M. L. Rubin, “Dizionario di Oftalmologia”, V ediz., 2007
  • White Paper sulla retinopatia diabetica, 2016
  • “Frequency of Evidence-Based Screening for Retinopathy in Type 1 Diabetes”, commento di SID Italia, 2017
  • Standard italiani per la cure del diabete mellito 2018

  • Fonti di riferimento: OmsEpicentro (Istituto Superiore di Sanità), Istat, Oftalmologia essenziale.

     

    [1] dati pubblicati nel 2016 e riferiti al 2014, ndr

    [2] secondo altre fonti andrebbero aggiunte circa un milione di persone non ancora diagnosticate, ndr

    [3] dati relativi al 2016

    [4] Kempen JH, O’Colmain BJ, Leske MC et al., “The prevalence of diabetic retinopathy among adults in the United States”, Arch Ophthalmol 2004; 122:552-563

    [5Diabetic Retinopathy-An Overview

    [6] intesa come regione Oms, ndr

    [7Global burden of diabetes, WHO, 2016, p.25

    [8] Holman RR, Paul SK, Bethel MA et al., “Long-term follow-up after tight control of blood pressure in type 2 diabetes”, N Engl J Med 2008; 359:1565-1576

    [9] proteina presente nel sangue che tende a legarsi al glucosio e permette di ricostruire quanti zuccheri si sono assunti di recente

    [10] anti-VEFG, cortisone

    [11Sito di SID Italia

    [12] DCCT/EDIC Research Group., Nathan DM, Bebu I, Hainsworth D, Klein R, Tamborlane W, Lorenzi G, Gubitosi-Klug R, Lachin JM., “Frequency of Evidence-Based Screening for Retinopathy in Type 1 Diabetes“, N Engl J Med. 2017 Apr 20;376(16):1507-1516. doi: 10.1056/NEJMoa1612836

    [13] Secondo R. Frezzotti e R. Guerra (nel volume Oftalmologia essenziale) a 15-20 anni dalla diagnosi praticamente tutti i pazienti affetti da diabete grave e oltre il 60% delle persone affette dalla forma meno grave presentano un certo grado di retinopatia diabetica.

 

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Pagina pubblicata il 1 luglio  2019. Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021.

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Astigmatismo

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Astigmatismo: sintomi, diagnosi e correzione

Cos’è l’astigmatismo?

astigmatismo L’astigmatismo è un disturbo della vista (ametropia) che comporta una minore nitidezza visiva a causa di una deformazione della superficie dell’occhio (cornea) o di un’alterazione delle strutture interne del bulbo oculare. Di conseguenza le immagini risultano poco definite (i contorni non appaiono nitidi) ed è necessario correggere il difetto.

Si può essere contemporaneamente miopi e astigmatici?

Sì, la persona astigmatica può essere miopia, ma anche ipermetropia e presbiopia.

La sua correzione prevede l’utilizzo di occhiali (con lenti cilindriche o toriche), lenti a contatto o un intervento di chirurgia refrattiva. In parole semplici l’occhio astigmatico vede gli oggetti poco definiti e, nei casi più gravi, leggermente distorti: il difetto è presente guardando sia da lontano che da vicino.

Come si fa a capire che si è astigmatico?

Molto spesso chi è astigmatico se ne accorge solo dopo una visita oculistica. Per questo motivo è importante sottoporsi sin da bambini a controlli regolari. Esiste anche un autotest (basato sulla osservazione di una sorta di stella) che consente di capire se possa essere presente un astigmatismo; tuttavia ciò non esclude affatto la necessità di sottoporsi ad una visita oculistica completa.

Astigmatismo nei bambini

L’astigmatismo nei bambini è un vizio refrattivo piuttosto comune, e il fatto che spesso i piccoli pazienti non si lamentino di vedere male e che per i genitori non sia facile individuare la presenza di tale disturbo, riporta l’attenzione su quanto sia importante eseguire visite oculistiche sin dalla tenera età. È l’unico modo per individuare e correggere precocemente il disturbo ed evitare in tal modo l’insorgenza di problematiche più serie (ad esempio l’ambliopia).

Nella maggior parte dei casi, l’astigmatismo è congenito, quindi si presenta fin dalla nascita. La principale causa è genetica, per cui può essere importante determinare se uno o entrambi i genitori siano astigmatici per fare diagnosi precoce nel bambino. Altre possibili cause di astigmatismo nei bambini sono: eventuali infezioni alla cornea, presenza di anomalie palpebrali che possano influire sulla curvatura corneale, esiti di pregressa chirurgia oculare, malattie degenerative della cornea.

Tra i principali sintomi che presenta il bambino astigmatico abbiamo:

  • difficoltà a concentrarsi nella lettura;
  • problemi a vedere alla lavagna;
  • occhi stanchi e pesanti;
  • mal di testa;
  • eccessiva sensibilità alla luce;
  • occhi rossi;
  • talvolta prurito agli occhi;
  • vista offuscata.

Come già accennato in precedenza, l’astigmatismo nel bambino dovrebbe essere rilevato il più precocemente possibile, perché, soprattutto se associato ad altri vizi refrattivi, come la miopia o l’ipermetropia e se peggiora con il passare del tempo, può condizionare in maniera importante la quotidianità del piccolo, in particolare l’apprendimento scolastico.

La correzione dell’astigmatismo può essere ottenuta tramite occhiali, in seguito, il bambino, crescendo, può optare per le lenti a contatto o eventualmente, per liberarsi del tutto da qualsiasi tipo di correzione, far ricorso alla chirurgia refrattiva.

Quali tipi di astigmatismo esistono?

A seconda della struttura che determina il difetto visivo si parla di:

  • astigmatismo corneale: è dovuto ad un’anomala curvatura della cornea;
  • astigmatismo interno o lenticolare: è dovuto ad alterazioni delle strutture interne dell’occhio, ad esempio il cristallino (la nostra lente naturale).

astigmatico
Possiamo immaginare la cornea come una calotta sferica trasparente, attraversata da meridiani (come avviene su un mappamondo). A seconda del meridiano che presenta la curvatura maggiore si distinguono tre differenti tipi di astigmatismo:

  1. “secondo regola”: è la forma di astigmatismo più diffusa, nel quale il meridiano più curvo è tra quelli verticali (compresi tra 60° e 120°);
  2. “contro regola”, nel quale il meridiano più curvo è tra quelli orizzontali (compresi tra 0-30° e 150°-180°) ;
  3. “obliquo”, nel quale il meridiano più curvo è tra quelli obliqui (compreso tra 60° e 30°, 120°-150°).

astigmatici

Inoltre, si può distinguere tra:

a) astigmatismo semplice, nel quale si ha solo questo difetto visivo: il fuoco, anziché consistere in un solo punto, sarà disposto lungo una linea. Infatti sulla retina la messa a fuoco lungo un meridiano è diversa da quella lungo l’altro. A seconda della posizione della linea che si forma il difetto si può a sua volta suddividere in:

  • astigmatismo miopico semplice (un meridiano si focalizza sulla retina, mentre l’altro si focalizza davanti);
  • astigmatismo ipermetropico semplice (un meridiano si focalizza sulla retina, mentre l’altro cade dietro);

b) astigmatismo composto, in cui il difetto visivo è associato ad un altro vizio refrattivo (miopia o ipermetropia). A sua volta si suddivide in:

  • astigmatismo miopico composto (entrambi i meridiani si focalizzano davanti alla retina);
  • astigmatismo ipermetropico composto (entrambi i meridiani si focalizzano dietro alla retina);

c) astigmatismo misto in cui una linea focale è miope e l’altra ipermetrope (un fuoco è davanti alla retina mentre l’altro cade dietro).

Avere un po’ di astigmatismo è normale?

Sì, poiché un certo grado di astigmatismo corneale è fisiologico (fino a 0,5 diottrie si può anche evitare di correggerlo). Tale astigmatismo è, infatti, generalmente compensato in modo naturale dai mezzi diottrici interni all’occhio (cristallino, corpo vitreo, ecc.). L’astigmatismo di grado elevato è generalmente congenito e subisce lievi variazioni nel corso della vita. L’astigmatismo irregolare può essere causato da alterazioni della cornea in seguito a traumi, lesioni e infezioni o può essere dovuto a una malattia chiamata cheratocono.

Quali sono i sintomi dell’astigmatismo?

L’astigmatismo non corretto determina l’insorgenza di disturbi derivanti dal continuo cambio di messa a fuoco (accomodazione), nel tentativo di ottenere un’immagine nitida. Tali sintomi consistono in:

  • affaticamento oculare (con senso di pesantezza agli occhi e sonnolenza);
  • bruciore agli occhi;
  • lacrimazione eccessiva;
  • dolore agli occhi, all’arcata sopraccigliare e mal di testa;
  • vista offuscata.

In presenza di tali disturbi soltanto una accurata visita oculistica con misurazione del visus permetterà di fare la giusta diagnosi.

Importante: in persone molto astigmatiche a entrambi gli occhi che, anche mediante l’utilizzo di occhiali, non riescono ad essere corrette adeguatamente, deve essere esclusa la presenza del cheratocono (malattia che ha come caratteristica principale proprio un astigmatismo irregolare).

Come si può diagnosticare l’astigmatismo?

astigmatico significato

Con una visita oculistica, provando la correzione migliore del difetto. Tuttavia nei casi più difficili può essere d’aiuto l’esecuzione di una “topografia corneale”, un esame computerizzato che permette di ottenere una mappa della curvatura della cornea, in modo da poter diagnosticare correttamente tutti i tipi di astigmatismo. Tale difetto va monitorato nel tempo, controllandone eventuali variazioni, per escludere la presenza di patologie della superficie oculare.

Questo vizio refrattivo può essere generalmente corretto con l’uso di occhiali con lenti cilindriche o toriche oppure con lenti a contatto gas-permeabili o morbide; queste ultime in genere permettono di ottenere una qualità della visione migliore rispetto ai classici occhiali.

Si può correggere col laser?

Sì, anche l’astigmatismo può essere corretto tramite la chirurgia refrattiva. Tuttavia il laser non sempre consente di rinunciare agli occhiali (specialmente a lungo termine), per cui è necessaria un’attenta valutazione prima di prendere una simile decisione (dopo aver consultato uno o più medici oculisti). astigmatica

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Presbiopia

I tuoi occhi

Malattie oculari

Presbiopia: cause, sintomi, trattamento.

Presbiopia significato: qual è?

La presbiopia è un disturbo della vista caratterizzato dalla perdita graduale, progressiva e irreversibile, della capacità di mettere a fuoco da vicino, ma non è considerata un vizio refrattivo. Si tratta di una condizione fisiologica legata all’avanzare dell’età. Infatti, dopo i 40 anni il nostro cristallino, la lente naturale che si trova all’interno dell’occhio, perde progressivamente la capacità di mettere a fuoco gli oggetti alle differenti distanze ossia si verifica una diminuzione della capacità accomodativa.
presbiopia

PRESBIOPIA SINTOMI: SCOPRI QUALI SONO?

Il soggetto che sta iniziando a diventare presbite lamenta la vista annebbiata o la vista offuscata e riferisce stanchezza oculare (a volte accompagnata da una sorta di dolore/fastidio agli occhi e da mal di testa), soprattutto durante la lettura e altre attività che vengono svolte a una distanza ravvicinata. Altri sintomi riscontrati possono essere:

  • bruciore;
  • arrossamento oculare;
  • difficoltà a leggere le scritte molto piccole;
  • necessità di strizzare frequentemente gli occhi per vedere meglio;
  • necessità di allontanare l’oggetto che si sta osservando;
  • perdita di concentrazione durante la lettura;
  • necessità di ingrandire i caratteri su tablet, pc o smartphone.

La presbiopia, insorge solitamente intorno ai 40 anni e progredisce fino ai 60-65 anni nell’occhio che non ha altri disturbi visivi (emmetrope).

Che rapporto c’è tra la presbiopia e altri difetti visivi?

Nell’occhio miope (che vede male da lontano) il disturbo insorge più tardi in proporzione all’entità del difetto o, almeno apparentemente, non insorge affatto (perché i due difetti si compensano): infatti un soggetto che presenta miopia e presbiopia, molto spesso si abitua a togliere gli occhiali che usa per vedere da lontano, riuscendo comunque a svolgere tutte le attività a distanza ravvicinata. Discorso diverso è quello valido per il soggetto ipermetrope, che necessita da subito degli occhiali per vicino.

Che cause ha?

La causa principale della presbiopia è la perdita di elasticità del cristallino dovuta all’età, per cui la messa a fuoco da vicino risulta difficoltosa. Viceversa, un occhio più giovane possiede un meccanismo d’accomodazione efficiente ed automatico, grazie al cambiamento di forma del cristallino, che varia a seconda della distanza a cui si trova l’oggetto osservato. In sostanza, nel presbite è come se diventasse difettoso il meccanismo di messa a fuoco automatico tipico di alcuni apparecchi fotografici. Di solito chi ha questo difetto visivo, non riuscendo a leggere da vicino, allunga le braccia allontanando il piano di lettura.

Come si corregge la presbiopia?

Il modo più diffuso di correggere la presbiopia consiste nell’uso degli occhiali. presbiopia sintomi

I tipi di lenti a disposizione sono:

  1. lenti monofocali, con cui si può vedere bene da vicino;
  2. lenti bifocali, che permettono una visione corretta da lontano e a una sola distanza ravvicinata (occhiali con le lunette);
  3. lenti multifocali o progressive che consentono, con un solo paio d’occhiali, di vedere bene a più distanze.

Dopo aver scelto quale tipo di occhiali sia più indicato per le proprie esigenze, è importante ricordarsi che le lenti per vedere bene da vicino non saranno mai le stesse per tutta la vita. Infatti, ogni 4-5 anni ci accorgeremo che il disturbo è peggiorato: a quel punto sarà necessario sostituire le vecchie lenti con quelle nuove (con un ingrandimento maggiore fino ai 60-65 anni).

Sono state introdotte sul mercato, negli ultimi anni, le lenti a contatto multifocali che permettono di correggere – se pur ancora non perfettamente – i difetti visivi. È molto importante che chi le utilizza venga informato della difficoltà d’impiego che queste comportano e del fatto che la qualità della visione attualmente non è la stessa ottenuta con gli occhiali.

Quali novità e prospettive ci sono?

Una nuova frontiera nella correzione della presbiopia è rappresentata dalla chirurgia refrattiva e dallo sviluppo di evolute tecniche di chirurgia del cristallino. 

presbiopia significato

La correzione della presbiopia mediante chirurgia del cristallino si avvale dell’utilizzo delle lenti intraoculari (IOL) accomodative o multifocali.

Queste lenti vengono inserite al posto del cristallino durante l’intervento di cataratta; ma è importante sottolineare che non tutte le persone sono idonee per questo particolare tipo di lente.

Nel caso della chirurgia refrattiva laser (PRK o LASIK) vengono realizzate sulla superficie della cornea zone concentriche che hanno diverse capacità d’ingrandimento (ossia differente potere refrattivo), le quali consentono di mettere a fuoco oggetti collocati a distanze diverse.


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Pagina pubblicata il 9 novembre 2012. Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2021.

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Daltonismo

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Daltonismo

Che cos’è il daltonismo?

daltonismo Il daltonismo è una condizione in cui si ha un’alterata percezione dei colori.

Quanti tipi di daltonismo esistono?

Le persone affette da acromatopsia hanno una visione monocromatica (in bianco e nero perché non percepiscono né il rosso né il verde né il blu), mentre coloro che sono colpiti da protanopia, deuteranopia o tritanopia hanno una visione bicromatica, in quanto non percepiscono uno dei tre colori primari.

Più in particolare si ha:

  1. protanopia (insensibilità al rosso) e protanomalia (insufficiente sensibilità al rosso);
  2. deuteranopia (insensibilità al verde) e deuteranomalia/teranomalia (scarsa sensibilità al verde);
  3. tritanopia (insensibilità al blu, al violetto e al giallo) e tritanomalia (insufficiente sensibilità a questi colori).

Per avere un’idea di ciò che questo significhi, si possono fare delle simulazioni: una persona non affetta da daltonismo può, su alcuni monitor, ridurre la percentuale di rosso/verde/blu fino ad eliminarla. Invece chi è affetto da acromatopsia vedrà come in un film in bianco e nero.

daltonismo tipi

daltonismo test

Perché si usa il termine “daltonismo”?

La parola daltonismo deriva dal nome del ricercatore britannico John Dalton che per primo, nel 1794, descrisse il disturbo nell’articolo “Fatti straordinari legati alla visione dei colori”. Lo stesso scienziato era affetto da discromatopsia rosso-verde o, più precisamente, da deuteranopia.

Daltonismo test: come si esegue la diagnosi?

daltonismo test

La diagnosi viene eseguita mediante un esame cromatico del riconoscimento dei colori. Spesso vengono utilizzate le tavole di Ishihara [[ il cosiddetto Test di Ishihara è stato ideato dal prof. Shinobu Ishihara, docente presso l’Università di Tokyo (Giappone), e pubblicato la prima volta nel 1917 ]].

Si ratta di tavole numeriche contenute in sequenza all’interno di un libro, disegnate per eseguire un test rapido nel riconoscimento dei colori. In pratica una serie di punti di dimensioni variabili, definiscono un numero (test numerico per daltonismo), che risulta facilmente riconoscibile per un soggetto che ha una normale percezione cromatica, in presenza, invece, di daltonismo, l’insieme di pallini colorati non viene visualizzato correttamente o può risultare confuso con lo sfondo.

Lo stesso test per il daltonismo si può utilizzare per i bambini, mostrando loro però delle tavole contenenti la rappresentazione di un simbolo, piuttosto che di un numero, oppure facendo individuare al piccolo paziente un percorso colorato all’interno della tavola.

Per approfondire maggiormente l’entità e le caratteristiche dell’ alterata percezione cromatica, si può effettuare il test di Farnsworth, che consiste nel mettere nella corretta successione tonale una serie di colori (è uno dei test per daltonici, considerati “difficili” dai pazienti, perché più complesso e più lungo da eseguire; viene utilizzato meno frequentemente).

Inoltre, sono stati elaborati dei software (ad esempio applicazioni per dispositivi elettronici come telefoni cellulari o tablet) che possono, in prima battuta, consentire di rilevare eventuali difetti nella percezione cromatica. Tuttavia, tale verifica non ha un valore diagnostico preciso: è sempre necessario, per una corretta diagnosi, rivolgersi a un medico oculista.

Qual è la causa del daltonismo?

La causa più frequente di questa patologia è un’alterazione ereditaria dei fotorecettori.
Per questa ragione dobbiamo esaminare alcuni principi base della genetica. Nell’uomo si trovano 22 coppie di cromosomi omologhi e una coppia di cromosomi diversi (detti eterosomi o cromosomi sessuali).

Eterosomi

UOMINIXY
DONNEXX

La forma congenita dei disturbi rosso-verde è dovuta a una mutazione recessiva sul cromosoma X e sono, quindi legati, al sesso dell’individuo. Perché un soggetto sia daltonico per i disturbi rosso verde non deve avere neanche un cromosoma X “sano”. Poiché gli uomini hanno un solo cromosoma X (ereditato sempre dalla madre), devono avere una madre che sia portatrice o affetta dalla malattia per avere, rispettivamente, il 50% o il 100% di possibilità di esserne colpiti. Al contrario, non è influente se il padre sia o meno daltonico, in quanto il figlio maschio non eredita mai il cromosoma X del padre.

In che modo si trasmette geneticamente?

Il daltonismo si trasmette geneticamente ai maschi nel seguente modo:

 Madre SanaMadre PortatriceMadre Malata
Padre SanoFiglio Sano (100%)Figlio Sano (50%) Figlio Malato (50%)Figlio Malato (100%)
Padre MalatoFiglio Sano (100%)Figlio Sano (50%) Figlio Malato (50%)Figlio Malato (100%)

La figlia femmina, invece, ha due cromosomi X, uno materno e l’altro paterno, e deve avere quindi la madre portatrice o malata e il padre affetto da daltonismo per essere malata anche lei:

 Madre SanaMadre PortatriceMadre Malata
Padre SanoFiglia Sana (100%)Figlia Sana (50%) Figlia Portatrice (50%)Figlia Portatrice (100%)
Padre MalatoFiglia Portatrice (100%)Figlia Portatrice (50%)Figlia Malata (50%)Figlia Malata (100%)

Questo spiega perché gli uomini siano maggiormente affetti da daltonismo rispetto alle donne. Infatti, essendo il difetto a carattere genetico sono colpiti entrambi gli occhi (anche se, a volte, il deficit è espresso in modo diverso nelle due retine).

Si può curare?

Attualmente il daltonismo non è curabile. Tuttavia, a livello sperimentale, il difetto – essendo di natura genetica – potrebbe in futuro avvalersi della terapia genica. Grazie a quest’ultima ricercatori dell’Università della Pennsylvania sarebbero riusciti a trattare la cecità cromatica nei cuccioli di cani. Quest’approccio – la cui efficacia dovrà però essere confermata da nuovi studi condotti anche sugli esseri umani – è basato sulla sostituzione di un gene difettoso (CNGB3) con uno sano. Inoltre, dal momento che esistono diverse forme di daltonismo bisogna considerare che la terapia genica potrebbe anche richiedere la sostituzione di più geni (mediante iniezioni sotto la retina) e, dunque, essere estremamente difficoltosa nonostante le buone premesse. Non sono, quindi, ancora note terapie risolutive per le varie forme di daltonismo.

Ciononostante, nel 2014 è stato pubblicato uno studio in cui si sostiene che nelle scimmie è possibile “curare” geneticamente una specifica forma di daltonismo (mancata distinzione tra rosso e verde), trasformando i primati con visione bicromatica in tricromatica [Vedi lo [studio pubblicato dall’Università di Washington (Pubmed)]]. Questa stessa università ha proposto anche un test genetico per la valutazione del daltonismo [[Vedi https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27622081]]. Nuove sperimentazioni sono in corso, ma al momento non esiste alcuna terapia genica efficace sull’essere umano. Tuttavia, esistono delle lenti per daltonici dotate di speciali filtri che consentono di avere una percezione dei colori più prossima a quella che hanno le persone non daltoniche.

Quant’è comune il daltonismo?

Si stima che siano affette da daltonismo circa 300 milioni di persone nel mondo (su una popolazione di 7,5 miliardi), mentre in Italia i daltonici sono 2,2-2,5 milioni. Nella maggioranza dei casi riguarda più i maschi (7-8%) che non le femmine (0,4-0,5%).

Più nel dettaglio:

Sessoprotanopiaprotanomaliadeuteranopiadeuteranomalia
Uomini1,01%1,08%1%5%
Donne0,02%0,03%0,1%0,35%

La tritanopia (“cecità” al colore blu) e la tritanomalia (ridotta percezione del blu) sono malattie genetiche molto rare, causate da un’alterazione sul cromosoma 7; gli uomini e le donne sono colpiti in egual misura. Invece la deuteranomalia [[il soggetto non percepisce il verde: è l’anomalia più frequente del senso cromatico]] è la forma più comune e colpisce molto più spesso i maschi.

Il daltonismo è solo ereditario?

Nella maggior parte dei casi lo è, ma non è solo così. Infatti i deficit di sensibilità cromatica possono essere anche acquisiti; in questo caso possono essere bilaterali (colpiscono entrambi gli occhi) o monolaterali (un solo occhio ne è affetto).
Inoltre:

  • l’opacità del cristallino (cataratta) può portare ad una lieve alterazione della sensibilità blu-giallo: le frequenze luminose sono “tagliate” dal cristallino opacizzato;
  • negli alcolisti si osserva una diffusa riduzione della sensibilità ai colori, maggiormente per il blu-giallo piuttosto che per il rosso-verde;
  • traumi cranici possono portare ad un’alterata sensibilità ai colori;
  • in soggetti affetti da maculopatia o otticopatie si può riscontrare un deficit del senso cromatico.
 
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Pagina pubblicata il 17 luglio 2007. Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2021.

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Uveiti

I tuoi occhi

Malattie oculari

Uveite: cause, sintomi, trattamento.

Cosa sono?

L’uveite è una patologia degli occhi dovuta ad un processo infiammatorio che interessa l’ùvea ovvero lo strato intermedio del bulbo oculare (situato tra la retina e la sclera), costituito da iride, corpo ciliare e coroide.

Come si classificano?

Uveite
Ci sono molti modi di classificare le uveiti.
A seconda della zona colpita, ovvero della sede anatomica:

  • Uveiti anteriori;
  • Intermedie;
  • Posteriori;
  • Panuveiti (in questo caso viene coinvolta tutta l’ùvea).

In base al decorso clinico:

  • Uveiti acute;
  • Uveiti croniche.

Infine, a seconda delle cause che le originano (eziologia):

  • Uveiti esogene (possono essere provocate da agenti provenienti dall’esterno);
  • Uveiti endogene (provocate da agenti già presenti nel nostro organismo);
  • Uveiti infettive (dovute a virus, batteri, funghi e parassiti);
  • Uveiti non infettive (in associazione o meno con patologie sistemiche).

Talvolta la causa esatta può rimanere ignota.

Quali sono i sintomi delle uveiti?

La sintomatologia dipende da quale parte dell’uvea è colpita dall’infiammazione:

  1. le uveiti anteriori acute si presentano con intolleranza alla luce (fotofobia), dolore all’occhio, vista offuscata e occhio che lacrima, mentre quelle anteriori croniche possono presentarsi con occhi rossi e visione di mosche volanti (miodesopsie) o essere quasi totalmente prive di sintomi (asintomatiche).
    All’esame oculistico nelle uveiti anteriori l’occhio appare molto arrossato (i vasi intorno alla cornea assumono un aspetto violaceo e si dilatano tanto che il paziente riferisce spesso, quando si presenta a visita, di avere un occhio “rosso sangue”); la cornea non è più trasparente, ma viceversa mostra delle opacità (precipitati corneali); l’umore acqueo, che occupa la camera anteriore, appare torbido per la presenza di cellule infiammatorie, mentre nell’iride possono comparire delle alterazioni visibili (noduli o aree atrofiche), segni che si attenuano nelle forme croniche;
  2. le uveiti intermedie possono presentarsi con mosche volanti (corpi mobili) o divenire maggiormente sintomatiche nel momento in cui si instaurano delle complicanze quali l’èdema maculare (liquido che si forma tra gli strati del centro della retina). All’esame oculistico il corpo vitreo apparirà torbido e la retina potrà apparire normale;
  3. le uveiti posteriori possono presentarsi come quelle intermedie, cioè con la comparsa di mosche volanti, accompagnate da una qualità visiva ridotta (i pazienti quando si rivolgono all’oculista, riferiscono di vedere appannato o di vedere sfocato). Si può anche verificare un rapido calo della vista nel caso in cui il processo infiammatorio colpisca la fòvea (zona centrale della macula deputata alla visione distinta). All’esame oculistico il corpo vitreo appare opaco, mentre la retina è colpita dall’infiammazione.

Che complicazioni si possono avere?

occhi rossi

Le uveiti anteriori si possono complicare con la formazione di adesioni tra l’iride e la superficie anteriore del cristallino (sinechie posteriori). Quando queste adesioni si formano attorno alla pupilla si può avere la cosiddetta seclusio pupillare, con conseguente mancato passaggio di umore acqueo dalla camera posteriore del bulbo oculare a quella anteriore, che può portare a un considerevole aumento della pressione oculare. Altre complicanze dell’uveite anteriore sono la cataratta e le sofferenze della cornea.
Le uveiti intermedie, invece, hanno come complicanze l’edema maculare cistoide e il distacco di retina per trazione.
Nelle uveiti posteriori le complicanze riguardano il diretto coinvolgimento della macula da parte dell’infiammazione che provoca l’èdema maculare; fenomeni di occlusione dei vasi della retina; formazione di nuovi vasi nella coroide e infiammazione del nervo ottico.

Sarcoidosi oculare

La sarcoidosi è una malattia infiammatoria rara che causa la formazione di piccoli noduli rossi e gonfi, chiamati granulomi. Gli organi più comunemente colpiti sono i polmoni, i linfonodi, la cute, l’occhio, il sistema nervoso, il fegato e le articolazioni.

La sarcoidosi può manifestarsi in persone di qualsiasi età ma, di solito, compare in età adulta, con maggiore frequenza nelle donne rispetto agli uomini. Non si sa quale sia la causa della malattia, ma si pensa possa dipendere da un’eccessiva risposta del sistema immunitario a fattori infettivi (virus e batteri) e ambientali, in persone geneticamente predisposte.

In circa la metà dei soggetti affetti da sarcoidosi, possono svilupparsi problemi a livello oculare, in particolare sotto forma di un’infiammazione nella parte anteriore dell’occhio (uveite anteriore), oppure nella parte posteriore (uveite posteriore), o in entrambe le parti contemporaneamente (panuveite). L’uveite può, inoltre, manifestarsi in in solo occhio o colpire entrambi. Il paziente affetto da sarcoidosi oculare presenta: occhio rosso, talvolta associato a dolore, vista annebbiata, fastidio alla luce (fotofobia), comparsa di macchie scure nel campo visivo.

Il trattamento dell’uveite in paziente con sarcoidosi consiste nella somministrazione di colliri cortisonici (per controllare l’infiammazione), midriatici (per dilatare la pupilla ed ostacolare la formazione di adesioni tra iride e cristallino). Nei casi più gravi, può essere indicata anche una terapia sistemica con cortisonici e immunosoppressori.

Cosa fare?

Le uveiti sono patologie che vanno trattate con tempestività: ci sono forme che, nei casi peggiori, possono portare alla cecità. È indispensabile, quindi, intervenire subito con una terapia medica: l’obiettivo è scongiurare le complicanze per evitare il calo visivo e ridurre il dolore e trattare la patologia di base.

Come si possono curare?

Il tipo di terapia dipende essenzialmente dalla forma di uveite. Le uveiti infettive necessitano di una terapia specifica topica (ossia farmaci sulla superficie oculare come colliri, gel o pomate) e sistemica anche antibiotica (per via generale) volta a combattere l’agente patogeno in causa. Escludere un’origine infettiva è fondamentale per iniziare qualsiasi terapia più o meno specifica a base di cortisone. I cortisonici possono essere usati sia per bocca che sotto forma di collirio (ossia sistemica e topica rispettivamente), ma sempre sotto il controllo di un medico oculista. Alcune forme di uveite possono, inoltre, necessitare di ulteriori opzioni terapeutiche quali gli immunosoppressori o i farmaci biologici.

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Pagina pubblicata il 27 aprile 2009. Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2021.

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