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Chirurgia refrattiva: come correggere miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia.
Come funziona la chirurgia refrattiva?
La chirurgia refrattiva è un insieme di procedure volte a correggere i principali difetti visivi, quali miopia, ipermetropia e astigmatismo, riducendo o eliminando la dipendenza da occhiali e lenti a contatto. Il principio su cui si basa è la modifica della forma della cornea, la struttura trasparente situata nella parte anteriore dell’occhio. La cornea rappresenta il principale elemento refrattivo del sistema visivo e contribuisce a circa due terzi della capacità dell’occhio di mettere a fuoco le immagini. Grazie alla sua particolare curvatura, devia i raggi luminosi in modo che convergano correttamente sulla retina, dove si forma l’immagine. Quando è presente un vizio refrattivo, la luce non viene focalizzata nel punto corretto: nella miopia le immagini si formano davanti alla retina, mentre nell’ipermetropia si formano dietro di essa. La chirurgia refrattiva, eseguita mediante tecnologie avanzate come il laser ad eccimeri, interviene rimodellando con estrema precisione il tessuto corneale per modificare il percorso dei raggi luminosi e riportare il fuoco direttamente sulla retina. In termini semplici, per correggere la miopia si riduce la curvatura centrale della cornea, rendendola più piatta e diminuendone il potere refrattivo. Per correggere l’ipermetropia, invece, si aumenta la curvatura della zona centrale, incrementando la capacità della cornea di far convergere la luce. Nel caso dell’astigmatismo, il trattamento mira a rendere più regolare la superficie corneale, uniformandone la curvatura nei diversi meridiani.
Laser occhi: cos’è il laser a eccimeri?
Il laser a eccimeri è una tecnologia impiegata nella chirurgia refrattiva per correggere miopia, astigmatismo e ipermetropia, e in alcuni casi anche la presbiopia. Agendo sulla cornea, ne modifica con precisione la forma per migliorare la messa a fuoco delle immagini sulla retina. La procedura è personalizzata in base alle caratteristiche visive di ogni paziente e consente di intervenire in modo accurato sul potere refrattivo dell’occhio, favorendo una messa a fuoco più nitida e naturale delle immagini.
Quali sono le principali tecniche di chirurgia refrattiva?
Oggi sono disponibili diverse tecniche di chirurgia refrattiva per correggere i difetti visivi. Tra le più utilizzate si possono individuare le seguenti:
- PRK (cheratectomia fotorefrattiva)
Questa procedura prevede l’utilizzo del laser dopo la rimozione dell’epitelio corneale, cioè lo strato più esterno della cornea. Il laser serve a rimodellare la curvatura della superficie corneale, migliorando così la capacità visiva. Al termine dell’intervento viene applicata una lente a contatto terapeutica, priva di potere correttivo, con funzione protettiva durante la fase di guarigione. Lo strato epiteliale si rigenera generalmente nell’arco di 4-5 giorni.
- Vantaggi: è la procedura tecnicamente più facile da eseguire. Il fatto di non creare un flap corneale (come per la LASIK), riduce il rischio di complicanze a lungo termine.
- Svantaggi: dolore post-operatorio, maggiore rischio di avere opacità corneali legate all’intervento.
- LASEK
Questa tecnica è simile alla PRK, ma con una differenza importante: l’epitelio corneale non viene eliminato, bensì sollevato e poi riposizionato al termine del trattamento laser. Dopo aver sollevato lo strato epiteliale, il laser modifica la forma della cornea per correggere il vizio refrattivo; successivamente, l’epitelio viene rimesso in sede e viene applicata una lente a contatto terapeutica. Il riposizionamento dell’epitelio contribuisce a proteggere la superficie corneale durante la cicatrizzazione.
- LASIK E FEMTOLASIK
Per entrambi le metodiche, si crea un sottile lembo corneale (detto flap), che comprende epitelio, membrana di Bowman e stroma superficiale. Questo passaggio, nella LASIK, viene eseguito con uno strumento di grande precisione chiamato microcheratomo, mentre nella FEMTOLASIK viene effettuato utilizzando un laser ultrarapido ad alta precisione, chiamato laser a femtosecondi (o femtolaser). Una volta sollevato il flap, il laser ad eccimeri modella la cornea riducendone lo spessore nelle aree necessarie. Al termine, il lembo viene riposizionato senza bisogno di punti di sutura, aderendo spontaneamente ai tessuti sottostanti.
- Vantaggi: entrambi le procedure sono generalmente indolori e consentono un recupero visivo molto rapido già nei primi giorni successivi all’intervento.
- Svantaggi: la creazione del flap rappresenta la fase più delicata del trattamento e il risultato può dipendere dall’esperienza del chirurgo, soprattutto quando si utilizza il microcheratomo. Nella FEMTOLASIK, invece, il lembo viene creato con maggiore precisione grazie al laser a femtosecondi, rendendo la procedura più sicura e prevedibile. In alcuni casi, il flap può non aderire completamente allo stroma anche a distanza di tempo (fino a un anno o più), con il rischio di uno spostamento in seguito a traumi oculari. Inoltre, è possibile, seppur raramente, lo sviluppo di infezioni o contaminazioni nello spazio sottostante il lembo.
- SMILE
La tecnica SMILE rappresenta un approccio più recente ed è eseguita esclusivamente con laser a femtosecondi. A differenza delle altre metodiche, non viene rimosso né sollevato l’epitelio corneale. Il laser crea all’interno della cornea un sottilissimo lenticolo di tessuto, con caratteristiche precise (dimensioni, forma e spessore) in base al difetto da correggere, come miopia e astigmatismo. Successivamente, viene effettuata una piccola incisione attraverso cui il lenticolo viene estratto. Questo consente di modificare la forma della cornea senza creare flap, con un approccio meno invasivo sulla superficie oculare.
Quali difetti possono essere corretti con il laser ad eccimeri?
Il laser ad eccimeri consente di trattare i principali vizi di refrazione dell’occhio, ovvero:
- miopia
- ipermetropia
- astigmatismo (anche quando associato ad altri difetti visivi)
- presbiopia (la cui correzione richiede una valutazione particolarmente accurata caso per caso).
Dal punto di vista tecnico, la quantità di tessuto corneale da rimodellare varia a seconda del difetto da correggere. In particolare, per correggere miopia e astigmatismo è generalmente necessario asportare una quantità maggiore di tessuto corneale rispetto all’ipermetropia, a parità di potere diottrico. È importante sottolineare che non tutti i pazienti sono automaticamente idonei al trattamento: la scelta della tecnica e l’idoneità all’intervento devono essere stabilite dallo specialista, sulla base di una valutazione approfondita delle caratteristiche oculari e delle esigenze visive individuali.
Chirurgia refrattiva: quando è il momento giusto?
La chirurgia refrattiva viene generalmente eseguita in una fascia di età compresa tra i 25 e i 40 anni, periodo in cui le condizioni oculari risultano più stabili. Prima dei 25 anni, infatti, i difetti visivi possono ancora evolvere in modo significativo. Intervenire troppo precocemente potrebbe quindi ridurre l’efficacia del trattamento nel tempo, rendendo necessarie eventuali correzioni successive. Dopo i 40 anni, invece, entrano in gioco altri fattori da considerare. In particolare, la comparsa della presbiopia (la difficoltà a mettere a fuoco da vicino) può influenzare il risultato finale e le aspettative del paziente. Inoltre, con l’avanzare dell’età aumenta la probabilità di sviluppare occhio secco, condizione che può accentuare i fastidi nel periodo post-operatorio. Un aspetto fondamentale, indipendentemente dall’età, è la stabilità del difetto refrattivo. Prima di sottoporsi all’intervento è necessario che il vizio di refrazione sia rimasto invariato per almeno uno o due anni, così da garantire una maggiore prevedibilità e durata del risultato. In ogni caso, la decisione di procedere con l’intervento deve essere sempre presa in accordo con l’ oculista, dopo un’attenta valutazione delle caratteristiche dell’occhio e delle esigenze visive individuali.
Chirurgia refrattiva: quando è controindicata?
La chirurgia refrattiva si basa sul rimodellamento della cornea attraverso l’asportazione controllata di tessuto, con l’obiettivo di correggere il difetto visivo. Proprio per questo motivo, non tutte le condizioni oculari sono compatibili con l’intervento. Una delle principali limitazioni è rappresentata da una cornea troppo sottile. Poiché la procedura comporta una riduzione dello spessore corneale, è fondamentale valutare preventivamente questo parametro mediante un esame specifico, la pachimetria corneale, per garantire la sicurezza del trattamento. Un’altra condizione da considerare attentamente è la secchezza oculare. Attraverso test dedicati alla funzionalità lacrimale, è possibile misurare la quantità e la qualità delle lacrime prodotte. Nei pazienti con occhio secco significativo, l’intervento può peggiorare i sintomi e compromettere il decorso post-operatorio, rendendo quindi la procedura sconsigliata. Inoltre, tutte le patologie corneali rappresentano potenziali controindicazioni. In particolare, il cheratocono (una condizione in cui la cornea si assottiglia e assume una forma irregolare) costituisce un limite importante, poiché il trattamento laser potrebbe aggravare la malattia. Anche l’entità del difetto visivo gioca un ruolo determinante. In generale: la miopia può essere trattata con buoni risultati entro valori di circa 10 diottrie, oltre tali livelli aumentano i rischi e si riduce la prevedibilità del risultato; per l’ipermetropia, valori superiori a 5-6 diottrie possono portare a risultati meno soddisfacenti o non completamente correttivi. In tutti i casi, la valutazione finale sull’idoneità all’intervento, come già sottolineato in precedenza, deve essere effettuata dallo specialista, sulla base di un esame completo dell’occhio e di un’attenta analisi dei rischi e dei benefici per il singolo paziente.
Ci sono persone per cui il laser è particolarmente indicato?
La chirurgia refrattiva può offrire benefici significativi in alcune categorie di pazienti, non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto funzionale. Un primo gruppo è rappresentato da chi utilizza le lenti a contatto (LAC) in modo non corretto o con difficoltà (vedi i consigli per l’uso corretto delle LAC). Un uso improprio può infatti favorire infezioni o irritazioni ricorrenti: in questi casi, l’intervento laser può rappresentare una valida alternativa, eliminando la necessità di ricorrere alle LAC. Possono trarre vantaggio anche persone che, per motivi professionali o attività sportive, trovano scomodo o limitante l’uso di occhiali o lenti a contatto. Ad esempio, chi pratica sport intensi o lavora in ambienti particolari può incontrare difficoltà nell’utilizzo di correzioni tradizionali. Un’altra situazione tipica è quella dei pazienti con una marcata differenza del vizio refrattivo tra i due occhi (anisometropia). Quando questa differenza supera una certa soglia, gli occhiali non permettono una visione confortevole, poiché il cervello fatica a integrare immagini troppo diverse tra loro. In questi casi, le opzioni principali sono l’uso di lenti a contatto o il ricorso alla chirurgia refrattiva. È importante sottolineare che l’intervento laser non ha esclusivamente una finalità estetica (eliminare gli occhiali), ma può migliorare concretamente la qualità della visione e della vita quotidiana. Tuttavia, nella maggior parte dei casi è considerato un trattamento non essenziale e quindi non viene coperto dal Servizio Sanitario Nazionale, salvo situazioni particolari.
Quando può essere considerato un intervento a fini medico-funzionali?
In alcuni casi specifici, la chirurgia refrattiva può essere riconosciuta come necessaria dal punto di vista medico. Tra le principali condizioni rientrano:
- Anisometropia significativa
Differenza tra i due occhi superiore a circa 4 diottrie (equivalente sferico), non legata a precedenti interventi refrattivi, con impossibilità o intolleranza all’uso delle lenti a contatto e presenza di visione binoculare stabile.
- Astigmatismo elevato
Difetti astigmatici di entità importante (pari o superiori a circa 4 diottrie).
- Asimmetria visiva post-chirurgica
Differenze marcate tra i due occhi conseguenti a interventi chirurgici precedenti (non refrattivi), con necessità di riequilibrare la visione.
- Trattamenti terapeutici della cornea (PTK)
In caso di opacità, cicatrici, distrofie corneali, tumori superficiali o esiti negativi di precedenti interventi, la chirurgia laser può avere una finalità non refrattiva ma terapeutica.
- Situazioni anatomiche o traumatiche particolari
Condizioni che impediscono l’uso degli occhiali (ad esempio malformazioni o esiti di traumi), purché sia documentata anche l’intolleranza alle lenti a contatto.
Un aspetto rilevante è che, quando richiesta, la certificazione di intolleranza alle lenti a contatto deve essere rilasciata da una struttura pubblica diversa da quella che esegue l’intervento, e deve essere adeguatamente documentata.
L’occhio miope “guarsice”?
La miopia non viene eliminata definitivamente dalla chirurgia refrattiva, ma può essere corretta in modo efficace. In altre parole, l’occhio miope di per sé rimane tale, ma grazie all’intervento è possibile ottenere una visione nitida senza l’uso di occhiali o lenti a contatto. In alcuni casi, per raggiungere il risultato desiderato o per perfezionarlo nel tempo, può essere necessario un ritocco laser successivo. È importante chiarire che la chirurgia refrattiva agisce esclusivamente sulla cornea e non interviene su altre strutture oculari. Di conseguenza, eventuali problematiche associate alla miopia — come quelle a carico della retina, della pressione oculare o altre condizioni — non vengono risolte dall’intervento. Chi è già sottoposto a controlli periodici, ad esempio per patologie retiniche, dovrà continuare a effettuarli regolarmente anche dopo l’operazione. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la visione da vicino. Le persone miopi, infatti, sono naturalmente avvantaggiate nella lettura a distanza ravvicinata. Dopo l’intervento, l’occhio diventa emmetrope (cioè privo di difetti refrattivi evidenti), perdendo questo “vantaggio”. Con il passare degli anni, intorno ai 40 anni, compare la presbiopia, una condizione fisiologica che riduce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti vicini. Dopo la correzione della miopia, questa difficoltà non è più compensata naturalmente: sarà quindi necessario utilizzare occhiali per la visione da vicino. Va comunque considerato che la presbiopia tende a manifestarsi in tutte le persone con l’avanzare dell’età, indipendentemente dall’intervento, e rappresenta un’evoluzione naturale della funzione visiva.
Cosa fare prima dell’intervento chirurgico?
L’impiego delle lenti a contatto deve essere sospeso il più a lungo possibile prima dell’intervento. La durata dell’interruzione dipende dal singolo caso; tuttavia, di norma non si procede all’intervento prima di almeno due settimane dalla sospensione. Le lenti a contatto, infatti, possono indurre temporanee deformazioni della cornea, che potrebbero interferire con la corretta valutazione preoperatoria. Nei giorni che precedono l’intervento è inoltre consigliabile prestare particolare attenzione alla salute oculare: anche una lieve irritazione potrebbe compromettere il risultato. È quindi opportuno evitare l’esposizione a vento forte (ad esempio guidando una moto senza adeguate protezioni) e ridurre il contatto con persone affette da infezioni oculari, come congiuntiviti o cheratiti.
Cosa fare dopo l’intervento?
La chirurgia refrattiva è una procedura rapida, di pochi minuti, e spesso consente di ottenere un miglioramento visivo già immediato. Proprio per questo, la rapidità del recupero può portare a sottovalutare l’importanza del periodo post-operatorio. È invece fondamentale seguire con attenzione tutte le indicazioni fornite dall’oculista e rispettare la terapia prescritta, utilizzando i colliri con regolarità e precisione. Nei giorni successivi all’intervento, l’occhio risulta più sensibile e vulnerabile. Eventuali infezioni potrebbero compromettere il risultato e, in alcuni casi, causare complicazioni anche rilevanti. Per questo motivo è consigliabile limitare temporaneamente alcune attività, in particolare:
- evitare l’uso di moto o scooter senza adeguata protezione;
- ridurre le attività all’aperto in ambienti polverosi o ventosi;
- non frequentare luoghi con presenza di fumo;
- sospendere temporaneamente l’accesso alla piscina, a causa dell’azione irritante del cloro.
Le attività quotidiane come leggere, utilizzare il computer, guardare la televisione o andare al cinema possono invece essere riprese senza particolari limitazioni, salvo diversa indicazione dello specialista. Un aspetto particolarmente importante è mantenere una corretta idratazione dell’occhio. A questo scopo è necessario applicare regolarmente lacrime artificiali, secondo le indicazioni ricevute. La frequenza di utilizzo può variare anche in base all’ambiente: spazi chiusi con aria secca, dovuta a riscaldamento o aria condizionata, possono aumentare l’evaporazione del film lacrimale e rendere necessario un uso più frequente dei lubrificanti oculari. Seguire scrupolosamente queste indicazioni aiuta a favorire una guarigione ottimale e a ridurre il rischio di complicazioni.
Che tipo di anestesia si utilizza?
Nella chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri viene impiegata un’anestesia locale superficiale, sotto forma di collirio anestetico. Le gocce vengono applicate direttamente sulla superficie dell’occhio poco prima dell’intervento. Grazie a questo tipo di anestesia, la procedura risulta indolore. Durante l’intervento viene richiesto di fissare una luce di riferimento, chiamata “mira”, che serve a mantenere correttamente l’allineamento dell’occhio. È importante sapere che questa anestesia non blocca i movimenti oculari. Di conseguenza, è fondamentale la collaborazione del paziente, che deve cercare di mantenere lo sguardo il più fermo possibile per permettere al laser di lavorare con precisione.
Quale probabilità c’è di poter eliminare gli occhiali?
- Dopo un intervento di chirurgia refrattiva è possibile non aver più bisogno di occhiali o lenti a contatto, ma questo risultato non può essere garantito con assoluta certezza. Quando l’intervento raggiunge l’obiettivo previsto, la qualità visiva risulta generalmente molto buona. Tuttavia, la risposta individuale può variare, poiché entrano in gioco diversi fattori legati alle caratteristiche dell’occhio e alla sua capacità di adattamento. Non sempre il vizio refrattivo viene corretto completamente, inoltre, nel tempo può verificarsi una parziale ricomparsa dello stesso, fenomeno noto come regressione (più frequente nei casi iniziali di difetti elevati). In queste situazioni può essere presa in considerazione la possibilità di un secondo trattamento laser (ritocco). Anche in questo caso, però, non sempre è possibile ottenere una correzione definitiva e stabile nel tempo, e potrebbe rendersi nuovamente necessario l’uso di occhiali o lenti a contatto, almeno in alcune condizioni (ad esempio per la guida notturna o per la visione da vicino). Per comprendere meglio questo aspetto, alcuni dati indicano che, in occhi con miopia elevata (intorno a -8 diottrie prima dell’intervento), può verificarsi a distanza di alcuni mesi una riduzione dell’effetto correttivo, con un ritorno parziale del difetto, seppur generalmente inferiore rispetto alla situazione iniziale. In conclusione, la chirurgia refrattiva consente spesso di ridurre in modo significativo la dipendenza dagli occhiali, ma il risultato finale può variare da persona a persona e non sempre comporta una completa e permanente eliminazione del difetto visivo.
Chirurgia reftattiva: i rischi
Come per qualsiasi procedura medica, anche la chirurgia refrattiva comporta possibili effetti collaterali e complicanze. Secondo la Food and Drug Administration (FDA), l’ente statunitense che si occupa della tutela della salute pubblica, possono verificarsi diversi disturbi, generalmente di entità variabile e nella maggior parte dei casi reversibili, ma talvolta anche più rilevanti. Uno dei problemi più frequenti è la secchezza oculare. Dopo l’intervento può comparire o accentuarsi la sindrome dell’occhio secco, talvolta anche in forma significativa. Per questo motivo, può rendersi necessario l’uso regolare di lacrime artificiali o gel lubrificanti, anche in pazienti che prima non ne avevano bisogno. Un altro aspetto da considerare, come anticipato nel paragrafo precedente, è che non sempre si riesce a eliminare completamente il difetto visivo. In alcuni casi può persistere un residuo che richiede ancora l’utilizzo di occhiali o lenti a contatto, seppur con una gradazione solitamente inferiore. Studi clinici hanno evidenziato che una parte dei pazienti può andare incontro a un peggioramento o a una regressione del risultato nel tempo. Tra gli effetti indesiderati possono inoltre comparire disturbi della qualità visiva, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione. Alcuni pazienti riferiscono la presenza di aloni attorno alle luci, fenomeni di abbagliamento, visione “a stella” (starburst), oppure sdoppiamento delle immagini. In alcuni casi questi disturbi possono risultare fastidiosi nella vita quotidiana. Infine, seppur estremamente raro, esiste anche il rischio di complicanze gravi, fino a una riduzione importante della capacità visiva. Si tratta di eventualità poco frequenti, ma che devono comunque essere considerate nel processo decisionale. In conclusione, la chirurgia refrattiva è una procedura generalmente sicura ed efficace, ma è fondamentale affrontarla con una corretta informazione sui possibili rischi, valutando attentamente benefici e rischi insieme allo specialista.
Cosa prevede il consenso informato?
Il consenso informato riassume i principali aspetti che il paziente deve conoscere prima di sottoporsi a chirurgia refrattiva.
Correzione dei difetti refrattivi
- Miopia, ipermetropia e astigmatismo possono essere corretti con il laser ad eccimeri
- L’intervento è generalmente sicuro e preciso, ma non privo di variabilità
Finalità dell’intervento
- Agisce esclusivamente sui vizi di refrazione
- Non modifica eventuali patologie oculari associate
Qualità del risultato visivo
- Non consente di ottenere una capacità visiva superiore a quella raggiungibile con occhiali o lenti a contatto
- Non è garantita l’eliminazione completa degli occhiali
- In alcuni casi può essere necessario un trattamento aggiuntivo per perfezionare il risultato
Effetti legati all’età
- Nei pazienti miopi sopra i 45 anni, la correzione della miopia comporta la perdita della compensazione naturale per la visione da vicino, si rende quindi necessaria una correzione ottica per la presbiopia
Prevedibilità del risultato
- Anche con intervento eseguito correttamente, fattori individuali non prevedibili possono influenzare la guarigione, pertanto il risultato finale non è garantibile con assoluta precisione
- Tali fattori sono indipendenti dall’abilità del chirurgo e dalla tecnologia utilizzata
Selezione dei pazienti
- Non tutti i soggetti sono idonei alla chirurgia. Esistono possibili limitazioni legate a malattie sistemiche (immunodeficienze, malattie autoimmuni, infezioni, diabete, epilessia), condizioni particolari (gravidanza, allattamento, presenza di pacemaker, esposizione professionale a UV o luce blu), assunzione di farmaci (farmaci ormonali, antiaritmici, antimalarici, antiacne, farmaci per emicrania, ecc.)
Condizioni oculari che possono controindicare o limitare l’intervento
- Difetti refrattivi elevati o progressivi
- Camera anteriore bassa
- Glaucoma
- Cataratta
- Infiammazioni oculari ricorrenti
- Esiti di ustioni oculari
- Patologie della superficie oculare (es. occhio secco, anomalie palpebrali)
Patologie corneali a rischio
- Cheratiti
- Ectasie corneali
- Cheratocono
- Cheratoglobo
- Distrofie corneali
Spessore corneale
- La cornea viene assottigliata durante l’intervento, deve avere pertanto uno spessore adeguato in relazione:
- al difetto da correggere
- alla zona ottica da trattare
- alla dimensione pupillare (anche in condizioni di scarsa illuminazione)
Fase post-operatoria
- Obbligo di seguire scrupolosamente la terapia con colliri
- Necessità di effettuare controlli specialistici regolari
Scarsa aderenza alle indicazioni
- può compromettere il risultato
- può aumentare il rischio di complicanze.
Quali sono le principali complicanze della chirurgia con laser ad eccimeri?
La chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri è generalmente sicura ed efficace, ma, come ogni procedura chirurgica, può essere associata a possibili complicanze o effetti indesiderati, per lo più rari o transitori.
Complicanze generali
- Infezioni oculari
Si tratta di eventi eccezionali. Nella maggior parte dei casi rispondono bene alla terapia antibiotica; tuttavia, in situazioni particolari, soprattutto in presenza di difese immunitarie ridotte, possono evolvere in quadri più severi con conseguenze importanti per la vista fino, in casi estremi, alla perdita della funzione visiva o dell’occhio.
- Centratura non ottimale del trattamento
Il laser potrebbe non agire perfettamente nel punto previsto sulla cornea. Grazie ai moderni sistemi di centratura, questa evenienza è oggi molto rara.
- Correzione refrattiva non completa
L’intervento potrebbe non eliminare totalmente il vizio refrattivo oppure correggerlo in eccesso. Questo è più probabile nei difetti elevati. Se necessario, è possibile effettuare un trattamento aggiuntivo (“ritocco”).
- Ampiezza insufficiente della zona trattata
Se, in condizioni di scarsa illuminazione, la pupilla si dilata oltre l’area trattata, possono comparire fenomeni visivi come aloni o abbagliamento, talvolta tali da interferire con attività come la guida notturna. Alcuni farmaci possono accentuare la dilatazione pupillare e quindi questi disturbi.
- Sindrome dell’occhio secco
È la manifestazione più frequente, soprattutto dopo LASIK. Può durare alcuni mesi e richiede l’uso regolare di lacrime artificiali. Nella maggior parte dei casi tende a migliorare progressivamente nel corso del tempo, anche se la completa risoluzione non è sempre garantita.
Complicanze molto rare
Possono verificarsi eventi poco comuni, tra cui:
- formazione di ulcere corneali;
- cheratite interstiziale diffusa non specifica;
- colliquazione corneale (disfacimento della cornea);
- infiammazioni corneali profonde non specifiche.
Inoltre, come per tutte le tecniche relativamente recenti, non si può escludere del tutto la comparsa di effetti non ancora conosciuti che potrebbero emergere con il follow‑up a lungo termine.
Complicanze specifiche delle tecniche PRK e LASEK
- Ritardo nella riepitelizzazione
La ricostruzione dello strato superficiale della cornea può richiedere più tempo del previsto, a seconda delle caratteristiche individuali del paziente.
- Opacità corneale (haze)
Può svilupparsi una perdita di trasparenza della cornea, di entità variabile. Nelle forme più marcate può compromettere la qualità visiva ed essere associata a irregolarità della superficie. Generalmente tende a regredire nel tempo, anche se talvolta può rendersi necessario un ulteriore trattamento laser per regolarizzare la cornea.
Complicanze specifiche della LASIK
- Problemi nella creazione del flap corneale
Il lembo può risultare incompleto, irregolare o mal posizionato. In questi casi viene riposizionato e l’intervento può essere rimandato. Oggi si tratta di un evento molto raro.
- Cheratite dell’interfaccia (DLK)
È una reazione infiammatoria che, se riconosciuta precocemente, si risolve senza conseguenze grazie a un trattamento adeguato.
- Infiltrazione epiteliale sotto il flap (epithelial ingrowth)
Tessuto epiteliale può crescere sotto il lembo corneale. Spesso rimane limitato alla periferia senza dare disturbi significativi, ma in alcuni casi può indurre irregolarità visive. Se tende ad estendersi verso il centro, può richiedere un intervento correttivo.
Complicanze specifiche della SMILE
- Estrazione incompleta o irregolare del lenticolo
Se il lenticolo non viene separato correttamente, la procedura può essere interrotta e rinviata.
- Perdita della suzione durante il trattamento
Un’interruzione del contatto tra occhio e dispositivo può impedire il completamento dell’intervento.
- Infiammazione sterile dell’interfaccia
Richiede monitoraggio attento e gestione terapeutica nel periodo post-operatorio.
In sintesi
La maggior parte delle complicanze è rara, spesso gestibile e, nelle tecniche più moderne, sempre più prevenibile grazie al progresso tecnologico e a una corretta selezione del paziente. Tuttavia, è fondamentale un’accurata valutazione preoperatoria e un attento follow‑up dopo l’intervento.
Riassumendo: cosa è importante sapere?
Prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri, è fondamentale essere consapevoli di alcuni aspetti essenziali:
1.Obiettivo dell’intervento
La procedura ha lo scopo di diminuire la dipendenza da occhiali o lenti a contatto, migliorando la qualità visiva
2.Risultato non sempre definitivo o completo
Non è sempre possibile eliminare del tutto e in modo permanente l’uso di dispositivi correttivi: in alcuni casi potrebbero comunque essere necessari
3.Limiti del trattamento
L’intervento agisce sul difetto refrattivo, ma non cura eventuali altre patologie oculari presenti
4.Evoluzione della miopia
La procedura non blocca l’eventuale progressione della miopia nel tempo
5.Rischio di complicanze
Sebbene generalmente raro, esiste un rischio di complicazioni, che può aumentare se non si seguono correttamente le indicazioni terapeutiche e i controlli post‑operatori
6.Necessità di occhiali per vicino
Dopo la correzione della vista da lontano, soprattutto con l’avanzare dell’età, può rendersi necessario l’utilizzo di occhiali per leggere o per attività a distanza ravvicinata, talvolta anche subito dopo l’intervento.
Aggiornamento scientifico: 1 luglio 2026