Strabismo

I tuoi occhi

Malattie oculari

Strabismo: cause, sintomi, trattamento.

Cos’è?

strabismo

Significato di strabismo: condizione in cui gli assi visivi dei due occhi non sono allineati (i cosiddetti “occhi storti”). Se insorge in età adulta può comportare la visione doppia (diplopia). Quando, invece, è presente già alla nascita il cervello del bambino esclude spontaneamente le immagini provenienti dall’occhio deviato: l’occhio non utilizzato viene automaticamente disattivato per evitare lo sdoppiamento dell’immagine. È importante, in questi casi, una diagnosi precoce, altrimenti la deviazione oculare potrebbe determinare un’importante riduzione permanente dell’acuità visiva del bambino (ambliopia).

Quanto è frequente?

Lo strabismo è una malattia relativamente comune: riguarda circa il 4% dei bambini. Se il trattamento viene effettuato troppo tardi l’ambliopia diventa permanente. Di regola più precocemente si tratta, migliore sarà il risultato a livello visivo. La comparsa di strabismo in età adulta provoca, invece, una visione doppia, poiché il cervello è ormai abituato a ricevere immagini dai due occhi e non può più ignorare l’immagine proveniente dall’occhio deviato.

Cosa significa vedere doppio?

In condizioni normali i due occhi puntano lo stesso oggetto e le immagini sono proiettate su due punti retinici ben precisi detti corrispondenti; in questo modo nel cervello avviene la fusione delle immagini percepite da ciascun occhio. Tra i due occhi esiste, però, una certa distanza: ciò consente la stereopsi ossia la visione tridimensionale binoculare. Per far avvenire la fusione delle immagini in una rappresentazione visiva unica è importante il coordinamento tra la funzione sensoriale e quella motoria. Quando viene meno l’equilibrio tra tali funzioni, le immagini stimolano punti retinici totalmente non corrispondenti e il cervello percepisce due immagini diverse senza riuscire a fonderle. In questo caso si può creare diplopia (stesso oggetto percepito in due luoghi diversi) oppure si crea confusione (due oggetti sovrapposto nello stesso punto).

Quali sono le cause?

vederci doppio

Lo strabismo può essere presente fin dalla nascita (strabismo congenito) oppure svilupparsi in età adulta (forma acquisita). Le cause che lo determinano possono essere di varia natura a seconda dell’età di insorgenza della patologia:

  • problemi refrattivi (quali miopia e, soprattutto, ipermetropia e astigmatismo);
  • malattie oculari congenite (quali ad esempio la cataratta e la ptosi);
  • malattie neurologiche, paresi cerebrali o dei muscoli oculari (strabismo da cause neurologiche);
  • malattie endocrinologiche (alterazioni della funzionalità tiroidea).

In caso di problemi refrattivi, se il bambino vede meglio con un occhio, il cervello ignora l’immagine dell’occhio che vede meno con la soppressione, un sistema di difesa spontaneo che il bambino ‘utilizza’ per evitare la diplopia (particolarmente fastidiosa). Il cervello ‘spegne’ un occhio per far tornare la visione unica. Tuttavia, così il cervello non impara ad utilizzare l’occhio escluso. La capacità di utilizzare entrambi gli occhi, se non viene acquisita nei primi anni di vita, non è più possibile recuperarla e, di conseguenza, l’occhio non utilizzato diventa pigro e tende a deviarsi assumendo il caratteristico atteggiamento dell’occhio strabico (occhio storto).

Nell’adulto lo strabismo può essere provocato da un’alterazione dei muscoli oculari di tipo restrittivo (come accade in caso di patologie della tiroide o nella miopia elevata), può presentarsi come scompenso di una forma infantile, oppure derivare da paralisi. In quest’ultimo caso i fattori che più frequentemente possono indurre strabismo sono: malattie di natura infettiva, malattie vascolari, traumi cranici, malattie neurodegenerative, diabete.

Interessanti, inoltre, sono gli studi effettuati negli anni riguardo il concetto di strabismo su base ereditaria. A tale proposito, vale le pena citare uno studio pubblicato nel 2018 [Sherin Shaaban et al., “[Genome-Wide Association Study Identifies a Susceptibility Locus for Comitant Esotropia and Suggests a Parent-of-Origin Effect“, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2018 Aug; 59(10): 4054-4064, doi:10.1167/iovs.18-24082]], secondo il quale l’esotropia, il tipo di strabismo concomitante più comune (occhi convergenti), presenti familiarità: “ha la sua maggiore incidenza tra le antiche popolazioni europee e si ritiene che sia ereditata come tratto [genetico] complesso”. Ulteriori studi saranno però necessari per comprendere meglio questa correlazione genetica.

Esistono diversi tipi di strabismo?

Sì. Lo strabismo viene distinto a seconda della deviazione o della direzione in cui guarda l’occhio. In particolare, a seconda della direzione verso cui l’occhio interessato è rivolto, abbiamo:

  • Strabismo convergente (o Esotropia): l’occhio è rivolto verso l’interno;
  • Strabismo divergente (o Exotropia): l’occhio è rivolto verso l’esterno;
  • Strabismo verticale: l’occhio è rivolto verso l’alto (Ipertropia) o verso il basso (Ipotropia).

Esiste, poi, lo strabismo concomitante, in cui l’angolo di deviazione è lo stesso in tutte le direzioni di sguardo e quello incomitante (o paralitico), in cui la deviazione varia a seconda della posizione degli occhi: è maggiore dove agisce il muscolo oculare deficitario.

Per quanto riguarda lo strabismo concomitante, ne esistono di tre tipi: accomodativo, tonico e misto.

Alla base dello strabismo accomodativo vi è un’alterazione del rapporto convergenza/accomodazione, generalmente causata da un’ipermetropia non corretta: il bambino ipermetrope tende a compensare il difetto di refrazione accentuando l’accomodazione, scatenando così lo strabismo. Nello strabismo tonico l’alterazione del rapporto convergenza/accomodazione è, invece, a favore della convergenza che viene aumentata per un difetto innervazionale, muscolare o orbitario. Nello strabismo misto coesistono sia la componente accomodativa sia quella tonica. Lo strabismo concomitante non dà sintomi particolari in quanto intervengono meccanismi di compensazione diversi a seconda dell’età del paziente (soppressione, alternanza).

Qual è lo strabismo più frequente nei bambini?

Lo strabismo concomitante è, in genere, quello più frequente nell’età infantile e, nel mondo occidentale, prevale lo strabismo convergente o esotropia (occhio deviato verso l’interno) su quello divergente o exotropia (occhio deviato verso l’esterno). L’exotropia o strabismo divergente si manifesta di solito verso i 10 anni, mentre il convergente o esotropia appare molto prima (tra i 2 e i 3 anni), nel periodo in cui si va sviluppando la visione binoculare.

Quale si presenta più spesso negli anziani?

Lo strabismo incomitante (paralitico) è, generalmente, quello più frequente negli anziani. È dovuto a ridotta efficienza di un muscolo oculare in seguito a una lesione nervosa, infiammatoria o traumatica. Gli occhi possono apparire in posizione corretta oppure presentare uno strabismo che si accentua in una posizione (in cui dovrebbe agire il muscolo paralizzato). L’angolo di deviazione oculare è massimo dove dovrebbe agire il muscolo difettoso: aumenta l’asimmetria perché, per compensazione, si ha un’accentuazione dell’azione del muscolo corrispondente dell’occhio sano. Infatti, in presenza di una paralisi dei muscoli dell’occhio, viene persa la capacità di muovere i due occhi allo stesso modo e nello stesso momento.

vertigini

La diplopia è il sintomo principale, accompagnata spesso da vertigini, difficoltà di orientamento e tendenza a inclinare la testa. Infatti la diplopia aumenta quando si guarda nella direzione del muscolo paralizzato: si tende a ruotare il capo dalla parte opposta per cercare di evitare di vedere doppio, causando così sovente anche un torcicollo (oppure si tiene un occhio chiuso per evitare il fastidio). Tra le cause di paralisi vi possono essere traumi cranici, malattie vascolari, malattie infettive, patologie degenerative del sistema nervoso centrale e diabete.

Quali sono i sintomi?

I sintomi dello strabismo possono essere:

  • Mal di testa
  • Stanchezza visiva (pesantezza e dolore agli occhi)
  • Bruciore agli occhi
  • Fotofobia (sensibilità alla luce)
  • Ammiccamento eccessivo degli occhi
  • Diplopia (visione doppia)
  • Talvolta inclinazione del capo
  • Vertigini e difficoltà di orientamento.

Qual è l’approccio diagnostico?

È importante eseguire un’attenta misurazione della vista con l’instillazione di un collirio cicloplegico che, bloccando l’accomodazione, permette di individuare vizi refrattivi importanti e correggere alcune forme di strabismo con gli occhiali. Questo è il caso, ad esempio, di strabismi convergenti dei bambini causati da ipermetropie elevate. È fondamentale, inoltre, eseguire l’analisi della motilità oculare per identificare i muscoli deficitari o iperfunzionanti, capendo così quali sono i muscoli da rinforzare (resezione) o indebolire (recessione) con l’intervento chirurgico.

Negli adulti, invece, prevalgono le forme paretiche; dunque, si usa soprattutto lo schermo di Hess, un esame eseguito adoperando lucette rosse e verdi: fornisce informazioni sulla capacità funzionale residua del/dei muscolo/i deficitari. Tale esame, monitorando l’evoluzione dello strabismo e l’eventuale sua stabilizzazione, permette di definire il momento ideale per eseguire un eventuale intervento chirurgico.

STRABISMO NEL NEONATO

I neonati fino ai tre mesi di vita non sono in grado di controllare bene i muscoli oculari, ma entro il sesto mese dovrebbero riuscire a seguire gli oggetti in movimento con entrambi gli occhi. Se ciò non si verificasse si potrebbe trattare di strabismo infantile.

In realtà, nei neonati è spesso difficile determinare la differenza tra occhi che sembrano essere deviati e il vero strabismo. I bambini molto piccoli, infatti, hanno spesso un naso largo, piatto e una piega di pelle tra quest’ultimo e le palpebre (che tende a coprire l’occhio durante lo sguardo laterale) che dà solo l’apparenza di occhi convergenti verso l’interno (impressione che scompare con la crescita del bambino). Qualsiasi oculista è, comunque, in grado di distinguere il vero strabismo da quello falso (anche detto pseudo-strabismo).

TRATTAMENTO DELLO STRABISMO

Quando lo strabismo s’instaura a causa dell’ambliopia l’occhio che vede bene deve essere bendato al fine di incoraggiare quello pigro (che vede meno) a lavorare di più, migliorando così la capacità visiva. Se lo strabismo si manifesta per un problema della vista (come l’ipermetropia) bisognerebbe prescrivere le lenti. In alcuni casi si può intervenire chirurgicamente sui muscoli degli occhi, ma si tratta di una eventualità rara; comunque, l’intervento non va mai eseguito prima dei due-tre anni di vita.

Invece, nel caso di strabismo che insorge in età adulta come conseguenza di patologie sistemiche (generali) quali diabete o ipertensione, l’unica terapia è la cura di queste ultime: la risoluzione dello strabismo può essere spontanea (anche dopo 6-7 mesi). Quando, invece, abbiamo uno strabismo paralitico stabile nel tempo la terapia possibile, per evitare la diplopia, è l’applicazione di prismi ossia di lenti che deviano le immagini. In sostanza, invece di raddrizzare l’occhio spostiamo l’immagine, facendo sì che cada al centro della retina. In questo modo non si elimina lo strabismo, ma si consente una visione stereoscopica in posizione frontale (evitando così la diplopia).

QUAL È LA CAUSA ESATTA DEGLI STRABISMI CHE NON SEGUONO A PARALISI?

Quelli non paralitici dipendono da anomalie dei fattori nervosi che regolano la posizione degli occhi: ogni muscolo preso singolarmente è normalmente funzionante, ma viene alterato l’equilibrio sotteso al meccanismo della visione binoculare. Se quest’alterazione non è costante e si manifesta solo in determinate condizioni si è in presenza di eteroforia o strabismo latente; se, invece, l’alterazione è ben visibile in qualsiasi condizione si è in presenza di eterotropia o strabismo manifesto. Nell’eteroforia o strabismo latente la deviazione viene mantenuta latente dal meccanismo della fusione: la deviazione oculare è quindi evidente solo quando viene interrotta la fusione.

CHE COS’È LO STRABISMO DI VENERE?

L’espressione “strabismo di Venere”, non fa parte della terminologia clinica vera e propria, ma è più che altro un termine popolare che viene utilizzato per descrivere una lieve forma di strabismo divergente (in ricordo del celebre quadro del Botticelli, in cui l’artista dipingeva Venere, dea dell’amore e della bellezza, con uno sguardo ammaliatore ma un po’ “particolare”).

Nello strabismo di Venere, gli occhi non risultano perfettamente allineati, mostrando una tendenza a deviare (più comunemente verso l’esterno) rispetto al proprio asse naturale. Di solito l’entità della deviazione è minima, non sempre evidente, e quindi si può parlare di un microstrabismo. Se lo strabismo di Venere si riscontra nei neonati, potrebbe essere legato alla non completa maturazione del sistema visivo e della motilità oculare, e quindi risolversi spontaneamente con la crescita. Occorre comunque sempre rivolgersi ad un oculista per definire le cause e l’entità di uno strabismo di Venere, e verificare se si tratti solo di un particolare tratto estetico (in questo caso sinonimo di bellezza e fascino) o di una patologia da studiare e trattare.

 

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Pagina pubblicata il 28 febbraio 2012. Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2019.

Ultima revisione scientifica: 15 settembre 2021.

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Ambliopia

I tuoi occhi

Malattie oculari

Ambliopia (occhio pigro): cause, sintomi, trattamento.

Cos’è l’ambliopia?

È una condizione in cui la funzione visiva di un occhio (o più raramente di entrambi) è ridotta o assente.

ambliopia

Si tratta di una patologia che si sviluppa in età pediatrica (occhio pigro nel bambino). È caratterizzata da una riduzione dell’acuità visiva, generalmente in un solo occhio.

Consiste in un deficit dell’apparato visivo: il cervello, non riuscendo a interpretare correttamente le informazioni che gli giungono, disattiva – parzialmente o del tutto – i segnali che provengono da uno dei due occhi. Nei bambini il danno è generalmente reversibile, in linea di massima fino a 4-6 anni, ma sull’età precisa non c’è concordanza della comunità medico-scientifica.

Perché si sviluppa l’ambliopia?

L’ambliopia si presenta quando il bambino non usa (in maniera involontaria) un occhio. Questo avviene quando non vede più a fuoco da un occhio o perché il cervello non riesce più a “combinare” (fondere) le immagini che – in caso di strabismo – provengono dall’occhio deviato con quelle fornite dall’occhio sano o, più raramente, perché alla retina non arrivano affatto segnali visivi.

Quali sono le cause dell’ambliopia?

Astigmatismo, miopia e ipermetropia, se non vengono corretti adeguatamente e tempestivamente, possono portare all’ambliopia. In caso di strabismo il cervello non riesce a fondere le immagini provenienti dai due occhi. Questa sensazione è estremamente fastidiosa, per cui il bambino – il cui cervello sopprime le informazioni che derivano dall’occhio più debole – rischia una compromissione della sua funzionalità visiva in un occhio. Tale esclusione può avvenire per patologie congenite o della prima infanzia: la cataratta congenita, se non diagnosticata e asportata precocemente, può portare ad esempio ad ambliopia (così come una marcata ptosi, patologia in cui le palpebre sono calanti)

occhio pigro

OCCHIO PIGRO RIMEDI

La prima cura consiste nel correggere il difetto visivo o eliminare gli ostacoli che impediscono la corretta visione. Si deve poi cercare di far lavorare l’occhio pigro; per fare questo generalmente si copre l’occhio sano (bendaggio dell’occhio dominante). Questa terapia consiste nell’applicazione di una benda o di un cerotto coprente sull’occhio dotato di migliore funzionalità e deve essere approntata seguendo precisamente le indicazioni di un medico oculista.

Queste terapie possono durare da alcuni mesi fino ad alcuni anni. Durante la cura i genitori non devono assecondare la richiesta, da parte del bambino, di togliere la benda. Infatti, se la si esaudisse, si verificherebbe un danno non recuperabile. In alcuni casi vengono impiegate, in alternativa, gocce di atropina instillate nell’occhio dominante (sano): dilatando la pupilla, la visione diventa sfocata, e dunque l’occhio pigro si “riattiva” perché costretto a “lavorare”. Tuttavia bisogna tenere conto degli effetti indesiderati contenuti nel foglietto illustrativo del farmaco.

Cosa comporta l’ambliopia?

Se non corretta per tempo può causare la perdita della capacità visiva di uno o di entrambi gli occhi. Ciò significa che viene meno la visione binoculare tridimensionale: non si riescono più ad apprezzare né la profondità né le distanze degli oggetti.

Cosa deve fare il genitore?

Per un genitore è molto difficile accorgersi se uno dei due occhi veda meno, soprattutto quando non è presente uno strabismo. È indispensabile, quindi, che venga effettuata una visita medica oculistica già in età pediatrica (la prima entro i tre anni). Questo perché il modo migliore per affrontare l’ambliopia è prevenirla mediante visite oculistiche pediatriche, cioè eliminare tutte le cause che possono provocarla.

Ambliopia nell’adulto

Quando non si riesce ad avere una diagnosi precoce dell’ambliopia, e di conseguenza non si mettono in atto tutti i rimedi terapeutici menzionati in precedenza durante l’epoca infantile, il paziente si ritrova in età adulta ad avere un deficit visivo (di solito monolaterale) più o meno grave. Molti soggetti adulti che vivono tale condizione tendono a “trascurare” l’occhio ambliope, non facendo più visite oculistiche di controllo in maniera regolare, non aggiornando la gradazione della lente dell’occhio “debole”, adducendo la scusa: “tanto è un occhio che vede poco”. In realtà, si tratta di un atteggiamento scorretto. Bisogna sempre fare visite di controllo regolari, modificare gli occhiali (qualora fosse necessario) e mettere l’occhio pigro nella condizione di lavorare al meglio delle sue possibilità, altrimenti si rischia che, con il passare degli anni, venga ulteriormente escluso dall’occhio sano. Si può intervenire sull’occhio pigro in caso si fosse sviluppata una cataratta in età adulta, o eseguire un intervento di chirurgia refrattiva per annullare la presenza di vizi refrattivi che creino troppa differenza tra i due occhi (sempre previa consultazione con il proprio oculista). Ovviamente è ben noto che, una volta terminato il periodo di sviluppo del cervello, non si può più trattare l’ambliopia con gli stessi risultati che si ottengono su un bambino. Il cervello ha in pratica terminato il suo sviluppo, e ha perso, per la maggior parte, la sua capacità di modellarsi. Ci sono alcune teorie, però, riguardanti la “plasticità” del cervello umano, secondo le quali, l’attività fisica, appositi esercizi di ginnastica oculare, il bendaggio dell’occhio dominante, la chirurgia dello strabismo o altre misure, potrebbero essere in grado di migliorare l’acuità visiva di un occhio ambliope nell’adulto. Si tratta, tuttavia, di teorie sulle quali non tutti gli oculisti concordano e sulle quali si stanno facendo ulteriori studi.

 

Leggi anche: “Ambliopia, l’importanza del trattamento precoce

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Pagina pubblicata il 30 maggio 2008. Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2021.

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Lenti a contatto

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Lenti a contatto: applicazione, cura e caratteristiche

 

Cosa sono?

Le lenti a contatto (LAC) sono “dispositivi medici” per la correzione dei disturbi refrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo). Soprattutto per difetti di una certa entità, grazie al loro impiego la visione è generalmente migliore e più ampia rispetto a quella che normalmente si ottiene con gli occhiali. Tuttavia la loro manutenzione e un loro corretto impiego sono fondamentali per preservare la salute oculare (bisogna seguire le norme igieniche).

Quali tipi esistono?

lenti a contatto

Anche se esistono centinaia di tipi diversi, possiamo dividere le lenti a contatto in due grandi gruppi: morbide e rigide (categoria che comprende quelle gas-permeabili, dette anche semirigide). Inoltre, ve ne sono di terapeutiche (senza alcun potere correttivo) che vengono impiegate esclusivamente dai medici oculisti: alcuni tipi sono in grado di rilasciare farmaci nell’occhio (ad esempio antibiotici) e, dunque, per alcune patologie possono essere di grande utilità. Lenti a contatto terapeutiche possono essere utilizzate anche in seguito a certi interventi chirurgici effettuati sulla cornea (ad esempio dopo il laser PRK), per consentire una rapida guarigione e alleviare il dolore.

Lenti a contatto rigide gas-permeabili, con una conformazione particolare detta “a geometria inversa”, vengono utilizzate nell’ortocheratologia. Si tratta di lenti realizzate con materiali estremamente permeabili all’ossigeno che si indossano durante la notte (cosa che normalmente non bisogna mai fare). Attraverso tale utilizzo le lenti per ortocherotologia sono in grado di cambiare la forma della superficie corneale (sfruttando le sue caratteristiche di plasticità) e, in questo modo, produrre una correzione temporanea del difetto refrattivo. Quando al mattino la lente viene rimossa, si ottiene un buona visione senza aver la necessità di indossare occhiali o lenti a contatto correttive (ovviamente occorre un tempo di adattamento dell’occhio all’utilizzo della LAC notturna per ottenere un risultato ottimale e duraturo nell’arco della giornata).

Quali difetti correggono?

Le LAC possono correggere diversi difetti visivi e di varia entità, quali ad esempio miopia e ipermetropia. Esistono poi le lenti a contatto toriche, adatte a correggere l’astigmatismo (lenti a contatto per astigmatici), ma anche adatte a correggere miopia e astigmatismo o ipermetropia e astigmatismo.

Negli ultimi anni ha avuto larga diffusione anche l’utilizzo di lenti a contatto bifocali (che contengono zone differenti per la visione da lontano e da vicino) o multifocali (utilizzate per la visione a breve, media e lunga distanza). Queste LAC sono quindi in grado di correggere miopia, ipermetropia, astigmatismo, in combinazione con la presbiopia (visione da vicino). La qualità visiva di queste LAC a volte può non essere ottimale come quella delle monofocali (che correggono solo per lontano) ma sono una valida alternativa per chi svolge una vita molto dinamica (sport, incontri di lavoro, ecc.) e non vuole dover ricorrere per forza agli occhiali (per questioni pratiche o semplicemente estetiche).

Una menzione a parte va fatta per le lenti a contatto colorate, che possono essere utilizzate per scopi cosmetici o terapeutici. Devono essere in ogni caso prescritte da un medico oculista (anche se si vuole indossarle solo per una questione estetica), per evitare gravi problemi agli occhi.

CHE CARATTERISTICHE HANNO?

Le lenti a contatto vengono applicate sulla superficie oculare e “galleggiano” sul film lacrimale. Inoltre le lenti morbide, ricche d’acqua, assorbono la componente acquosa delle lacrime. Dunque una buona funzionalità lacrimale è importante.

Sia le lenti a contatto morbide che quelle rigide sono costruite in base a una serie di parametri; infatti non tutti gli occhi sono uguali. I parametri fondamentali di una lente a contatto sono la geometria della lente (la forma), il raggio base, il diametro della lente, il materiale che la compone e, ovviamente, il suo potere refrattivo.

Come applicarle la prima volta?

lenti
È fondamentale che la prima applicazione di una lente a contatto venga fatta da una persona esperta, capace non solo di scegliere la lente migliore per la singola persona, ma anche di fornire informazioni sul suo corretto utilizzo. È, inoltre, essenziale provare le lenti stesse e verificare che non si avverta una sensazione di fastidio dopo un po’.

Che problemi si possono avere?

L’uso improprio delle lenti a contatto può portare a importanti complicanze dovute principalmente a:

  • ipossia cronica: dovuta al fatto che le lenti riducono la quantità di ossigeno che giunge alla cornea (però ne esistono di tipi che lasciano traspirare meglio la superficie oculare);
  • microtraumatismo: per la presenza continua di un corpo estraneo nell’occhio (la lente), che si può anche rompere;
  • infezioni: dovute alla presenza di germi patogeni nella lente, a causa delle manipolazioni o della non perfetta manutenzione (bisogna usare solo gli speciali liquidi di conservazione e sostituire periodicamente il contenitore portalenti).

Questi fenomeni possono essere la causa di vere e proprie cheratiti e/o congiuntiviti oppure di disturbi “minori” ma fastidiosi: bruciore, prurito, intolleranza alle lenti, sensibilità alla luce (fotofobia) e occhi arrossati. I disturbi più lievi possono portare all’impossibilità di continuare a portare le lenti a contatto, mentre quelli più gravi possono compromettere la funzione visiva stessa dell’occhio (come l’ulcera corneale).

Infine, è importante sottolineare la necessità di una corretta applicazione e gestione delle lenti a contatto, al fine di ottenere un’ottima qualità visiva e ridurre al minimo le possibili complicanze correlate al loro impiego, prestando sempre attenzione all’igiene (devono essere applicate con le mani lavate e asciutte, non vanno mai messe sotto l’acqua corrente, non vanno mai tenute oltre i tempi indicati).

Possono sostituire integralmente gli occhiali?

lenti a contatto morbide

Le lenti a contatto non dovrebbero sostituire integralmente gli occhiali: non bisogna esagerare col loro uso (anche perché, alla lunga, si rischia di avere fenomeni di sensibilizzazione). Il tempo massimo di utilizzo cambia da soggetto a soggetto e dipende da molti fattori, tra cui il tipo di lente utilizzata.

Comunque, quando le lenti cominciano a dare fastidio, si appannano e l’occhio si arrossa bisognerebbe rimuoverle senza indugio e utilizzare gli occhiali (generalmente dopo 6-8 ore al massimo). È, inoltre, consigliabile instillare lacrime artificiali senza conservanti, in modo tale da idratare adeguatamente l’occhio e prevenire un’eventuale secchezza.

lenti a contatto rigide

Leggi anche il Dodecalogo per l’uso corretto delle lenti a contatto

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 23 ottobre 2007. Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2021.

Ultima revisione scientifica: 30 agosto 2021.

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Cefalea oftalmica

I tuoi occhi

Come vediamo

Mal di testa o cefalea oftalmica: cause, sintomi, trattamento.

Mal di testa o cefalea oftalmica: cos’è?

mal di testa

La cefalea, detta comunemente “mal di testa”, è uno dei disturbi più frequenti al mondo. Si presenta con una spiacevole sensazione di dolore cranico, che può essere localizzato o diffuso, pulsante o fisso, accompagnato a volte da altri sintomi (come vomito, nausea, febbre, vertigini, aumento della lacrimazione e fotofobia). Questo stato di malessere può presentarsi da qualche minuto a diverse ore, manifestandosi ad intervalli regolari (cefalea cronica) oppure sporadicamente (a distanza di tempo tra un “attacco” e il successivo).

Quali sono le cause del mal di testa?

Le cause della cefalea oftalmica non sono sempre note, ma può ad esempio avere come origine un difetto visivo non corretto (vizio refrattivo quale la miopia, l’ipermetropia o l’astigmatismo) oppure una nevralgia del nervo trigemino.

Il dolore che si avverte può derivare da anomalie che si manifestano a livello cerebrale per cause non sempre conosciute (cefalea primaria), come un ingrossamento dei vasi sanguigni (vasodilatazione), l’attivazione di alcune fibre nervose o la contrazione di alcuni muscoli pericranici (della testa).

In altri casi la cefalea è la conseguenza di differenti stati patologici ossia è un sintomo che, nel momento in cui viene curata la patologia che l’ha indotto, si attenua fino a scomparire.

Cosa fare in caso di cefalea?

La visita oculistica può rappresentare una tappa fondamentale nell’inquadramento della cefalea. Ne esistono, infatti, alcuni tipi che dipendono dagli occhi e altri che si manifestano con sintomi oculari ma hanno un’origine diversa (emicrania oftalmica e nevralgia del trigemino).

Cos’è l’emicrania oftalmica?

L’emicrania oftalmica è un disturbo caratterizzato da forte mal di testa e disturbi visivi (vista sfocata improvvisa seguita da mal di testa). In particolare, il dolore alla testa può essere preceduto da una fase chiamata “aura” (emicrania con aura tipica) caratterizzata dalla presenza di disturbi visivi, come ad esempio la comparsa di appannamento del visus o di scotomi scintillanti (visione di flash e lampi di luce colorati nel campo visivo) e/o neurologici (disturbi della forza muscolare, della sensibilità e del linguaggio), per una durata media che va dai 5 ai 20 minuti (comunque, generalmente non più di 60 minuti). Vi sono comunque forme d’emicrania in cui la sintomatologia che si presenta durante l’aura non è accompagnata da mal di testa (aura emicranica non seguita da cefalea). Il paziente spesso riferisce di avere una sorta di “nevralgia agli occhi”. Può accusare mal di testa frontale (sopra gli occhi), dolore a livello temporale (quindi un mal di testa al lato dell’occhio destro o dell’occhio sinistro), può riferire “mal di testa dietro gli occhi”.

Si può curare?

Gli attacchi emicranici sono spesso innescati da fattori e situazioni ricorrenti. Il primo approccio terapeutico consiste, quindi, ovviamente nell’adottare norme igieniche di vita, evitando comportamenti che tendono a scatenare le crisi. Inoltre, possono essere prescritti farmaci analgesici, antiemetici (contro la nausea), i derivati dell’ergot e molecole che inibiscono parzialmente la trasmissione tra neuroni (agonisti selettivi dei recettori serotoninergici 5-HT1).

Cos’è la nevralgia del trigemino?

È una condizione dolorosa che può essere causata da un’infiammazione della guaina mielinica che avvolge il trigemino (nei casi più gravi si può arrivare fino a un suo danneggiamento strutturale). Questo nervo molto ramificato veicola le informazioni sensoriali tattili, termiche e dolorifiche del volto. Nelle forme lievi o moderate, che interessano generalmente solo tratti del nervo, si ha un suo indolenzimento che può essere trattato con antinfiammatori e analgesici.

La forma grave di nevralgia del trigemino è invece caratterizzata da episodi d’intenso dolore (con tanto di scosse), che si avvertono a livello di occhi, naso, cuoio capelluto, fronte, mascella e mandibola. Può essere indotta da comuni attività quotidiane, dal freddo ambientale o dalla compressione dei cosiddetti trigger point (punti da cui emerge il trigemino, ad esempio sotto l’arcata sopraccigliare).

Il trattamento terapeutico della forma grave di nevralgia del trigemino si avvale dell’uso di farmaci anticonvulsivanti (normalmente utilizzati per trattare l’epilessia) ed antidepressivi, che spesso risultano in grado di migliorare il dolore neuropatico. Se la terapia non dovesse risultare efficace, possono essere necessari persino trattamenti chirurgici (che prevedono, ad esempio, la distruzione selettiva delle fibre termodolorifiche).

Quali sono le cause oculari?

Come abbiamo visto, alcune cefalee sono causate da difetti della vista (ipermetropia, miopia e astigmatismo) oppure da uno stato di affaticamento oculare.

Cosa comporta l’ipermetropia?

L’ipermetropia è un difetto della vista che, se non è elevato, può restare misconosciuto. Infatti, chi ne è affetto, come la persona emmetrope (senza difetti visivi), modificando la forma del cristallino, riesce ad aumentare il potere diottrico (capacità di ingrandimento), ovviando in questo modo all’ipermetropia. Questo meccanismo comporta un uso continuo dell’accomodazione, caratterizzato appunto dalla variazione della globosità del cristallino in base alla lontananza o vicinanza dei bersagli visivi.

I raggi luminosi provenienti dall’infinito vengono messi a fuoco sulla retina. In questa situazione il cristallino è a riposo accomodativo. Quando i raggi luminosi si avvicinano divengono sempre più divergenti: non venendo messi a fuoco sulla retina, rendono sfocata l’immagine. Ecco quindi che, con la variazione della forma del cristallino, aumenta il suo potere convergente e permette ai raggi di cadere a fuoco sul piano retinico.

Con l’aumentare dell’età si riduce fisiologicamente il potere accomodativo e l’ipermetropia si manifesta, anche nelle forme che prima risultavano misconosciute. Nel bambino e nel giovane ipermetrope la capacità visiva per lontano e vicino è buona, ma lo sforzo accomodativo dà origine ad una stanchezza oculare dovuta alla messa a fuoco (astenia accomodativa), a cui si accompagnano mal di testa dopo la lettura, bruciori oculari, lacrimazione, visione annebbiata, facili congiuntiviti e strabismo.

Cosa comporta la miopia?

mal di testa frontale

La miopia viene generata da una serie di fattori, quali la curvatura eccessiva della cornea o del cristallino e la lunghezza eccessiva del bulbo oculare. A causa di queste alterazioni i raggi luminosi non vengono messi a fuoco sulla retina, ma in un punto davanti ad essa; è per questo motivo che gli oggetti lontani risultano sfocati. Quindi il soggetto miope, quando cerca di mettere a fuoco gli oggetti posti in lontananza, senza correzione con occhiali fa un continuo sforzo che induce frequenti mal di testa e affaticamenti visivi.

Cosa comporta l’astigmatismo?

L’ astigmatismo è un difetto oculare in cui la cornea non è perfettamente sferica, ma ha una curvatura che varia nei suoi meridiani (la cornea è simile alla metà di un mappamondo). Tale diversità provoca una differente messa a fuoco dei raggi luminosi sulla retina e, quindi, un calo della vista sia per lontano che per vicino. È frequente, inoltre, un’astenopia accomodativa caratterizzata da bruciori oculari, lacrimazione, mal di testa, annebbiamento visivo e congiuntiviti.

Si può curare la cefalea da cause oculari?

Sì. La terapia mira principalmente a correggere i vizi refrattivi: ci si avvale di occhiali, lenti a contatto oppure si può fare ricorso a un trattamento laser.

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Pagina pubblicata il 12 novembre 2009. Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2021.

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Occhi rossi

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Occhi rossi: cause, sintomi e rimedi


occhi rossi

Di che si tratta?

L’occhio rosso, un disturbo molto frequente, è spesso il segno di un’infiammazione oculare.

Quali sono le cause degli occhi rossi?

Le cause sono le più varie: possono essere di origine virale, batterica, allergica, traumatica, ecc. In linea di massima si può distinguere un arrossamento dell’occhio di tipo transitorio (indicativamente fino a una durata di 1-2 giorni), che generalmente non ha conseguenze rilevanti, da un arrossamento che, al contrario, è indice di una malattia vera e propria. Quando l’arrossamento è persistente o si manifesta in maniera ricorrente è opportuno consultare un oculista. Inoltre, il rossore può interessare tutto l’occhio, oppure si può avere un arrossamento all’angolo esterno dell’occhio o a quello interno.

Qual è il mio caso?


occhi rossi bambini

Occhi rossi al risveglio
Si potrebbero presentare in soggetti affetti da congiuntiviti di varia origine (ad esempio allergica), in questi casi spesso il paziente riferisce anche presenza di lacrimazione abbondante, fotofobia, prurito. Ma si potrebbe anche trattare unicamente di secchezza oculare, per cui oltre al rossore potrebbe essere presente anche sensazione di sabbiolina nell’occhio, pesantezza oculare, difficoltà ad aprire le palpebre.

Bisogna inoltre distinguere i casi in cui gli occhi abbiano secrezioni da quelli in cui non ci siano. Nel primo caso molto probabilmente si tratta di una congiuntivite batterica, mentre nel secondo caso le cause possono essere varie.

Se il disturbo persiste è sempre opportuno sottoporsi ad una visita di controllo non facendo ricorso a colliri senza un’esatta diagnosi. Possono aiutare lacrime artificiali o gel oculari umettanti notturni. È comunque importante escludere che si sia affetti da un’uveite anteriore, frequentemente causa di occhio rosso e dolorante, accompagnato o meno da annebbiamento visivo.

Dopo uso prolungato dello schermo
Ci sono delle buone norme che vanno rispettate quando si trascorre molto tempo davanti a uno schermo. Innanzitutto è importante assicurarsi che un eventuale disturbo refrattivo sia corretto mediante occhiali (possibilmente antiriflesso) oppure con lenti a contatto. Secondo la normativa vigente per preservare la vista è importante che la distanza tra occhi e video sia compresa tra i 50 e i 70 cm. Inoltre, lo schermo deve essere posto in modo da consentire a chi lavora di poter agevolmente guardare oltre lo schermo stesso.
Ovviamente vanno evitati i riflessi: bisogna collocare la postazione di lavoro nella giusta posizione rispetto alle finestre e alle fonti di luce artificiale (non alle spalle ma eventualmente disposta perpendicolarmente). In particolare, le lampade devono essere fuori dal campo visivo di chi usa il computer (per non abbagliarlo). Per la normativa si può far riferimento alle Linee guida d’uso dei videoterminali, contenute in allegato al decreto pubblicato sulla Gazzetta il 18 ottobre 2000 (n. 244).

Dopo uso prolungato di lenti a contatto

Se gli occhi sono arrossati per prima cosa bisogna togliersi le lenti a contatto, in modo tale da far “respirare” l’occhio. In secondo luogo è opportuno instillare lacrime artificiali a volontà ma, se l’arrossamento e il bruciore persistono, è certamente il caso di sottoporsi a una visita oculistica di controllo.

Dopo l’esposizione al sole
Se gli occhi sono arrossati dopo una prolungata esposizione al sole si può ricorrere alle lacrime artificiali; ma se il disturbo non passa si potrebbe aver contratto una cheratite attinica o una congiuntivite causata dai raggi ultravioletti. Anche in questo caso è sempre meglio consultare un oculista.

Dopo uso del motorino o della bicicletta

È il caso di utilizzare sempre caschi a norma di legge dotati di filtri ai carboni attivi e di un buon sistema di protezione dal vento. L’utilizzo della visiera è fondamentale per ridurre il rischio di traumi da corpo estraneo. Ovviamente il contatto con pollini e agenti inquinanti atmosferici è più frequente e vi è, quindi, un rischio maggiore di reazioni allergiche. In quest’ultimo caso possono essere utili spray nasali, colliri antistaminici e/o antistaminici assunti per bocca (dopo aver consultato un allergologo e un oculista).

Occhi rossi nei bambini

Anche nei bambini, come negli adulti, può verificarsi con una certa frequenza la comparsa di occhi rossi. È importante, da parte dei genitori, non sottovalutare il sintomo, e se il rossore dovesse essere prolungato, comparire frequentemente o associarsi ad altri disturbi (bruciore, lacrimazione, secrezione, ecc.) è bene rivolgersi subito all’oculista. In fase di valutazione del bimbo, lo specialista dovrà prendere in considerazione vari aspetti. Innanzitutto se è presente nel bambino occhio rosso con secrezione o senza secrezione, se il piccolo paziente riferisce dolore, se al rossore si associa anche chemosi congiuntivale (gonfiore della congiuntiva), lacrimazione, fastidio alla luce, se è interessato un solo occhio o entrambi. In base alla causa dell’arrossamento oculare, l’oculista dovrà poi prescrivere apposita terapia, a base di solito di colliri antibiotici, cortisonici, o antistaminici (nelle forme allergiche).

Occhi rossi nei bambini: rimedi naturali

Nei bambini, in caso di arrossamento degli occhi o leggero gonfiore, può essere utile ricorrere a dei rimedi naturali, in modo da prevenire eventuali congiuntiviti. Ad esempio, in caso di occhio rosso con secrezione, si può utilizzare per la pulizia delle palpebre (magari prima di instillare eventuali colliri antibiotici prescritti dall’oculista) una garzina imbevuta di soluzione fisiologica. Può essere utile (sempre per provare a ridurre i fastidi del bimbo) fare degli impacchi tiepidi con acqua e camomilla o eufrasia.

Gli occhi rossi si sono arrossati all’improvviso: che fare?

Bisogna accertarsi che non si tratti di una ferita corneale o congiuntivale: la causa più comune possono essere piccoli corpi estranei.
L’occhio rosso, se accompagnato da un dolore molto forte, può essere causato da una pressione alta agli occhi (pressione intraoculare), come nel caso del glaucoma acuto; sarà quindi importante recarsi al più presto presso una struttura di pronto soccorso per iniziare rapidamente le cure. La comparsa di una macchia rossa intensa color sangue è, invece, spesso dovuta ad un’emorragia sottocongiuntivale.

Occhi arrossati, rimedi naturali

Nei casi più banali, almeno se non è presente un corpo estraneo nell’occhio, per curare gli occhi arrossati sarà utile l’uso di lacrime artificiali. In generale bisogna correggere bene i difetti visivi e proteggere gli occhi dagli agenti atmosferici. In ogni caso è sempre necessaria una diagnosi precisa e non bisogna accontentarsi di rimedi fai-da-te o ricorrere all’autodiagnosi, che può essere fuorviante. Fondamentale, invece, è affidarsi a bravi specialisti. Come rimedi naturali per gli occhi rossi è possibile, come abbiamo già accennato in precedenza per i bambini (e comunque sempre dopo aver consultato l’oculista), ricorrere ad impacchi tiepidi con acqua e camomilla, ed utilizzare per la pulizia palpebrale delle garze imbevute con soluzione fisiologica.

 

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Pagina pubblicata il 25 febbraio 2013. Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2021.

Ultima revisione scientifica: 19 luglio 2021.

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Dolore oculare

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Dolore agli occhi: cause, sintomi associati, trattamento.

Quali sono le cause del dolore oculare?

dolore agli occhi

Le cause del dolore agli occhi possono essere molte: bisogna, però, distinguere il dolore oculare associato ad altri sintomi (occhi rossi, lacrimazione, gonfiore delle palpebre) dal dolore oculare puro e semplice (il paziente parlando con l’oculista riferisce di avere “mal di occhi”). Nel primo caso si tratterà di una patologia limitata all’occhio stesso, che andrà diagnosticata da un medico oculista. Nel secondo caso, invece, di solito il dolore è avvertito all’occhio ma in realtà si tratta di un dolore riflesso: nella maggior parte dei casi è causato da un’infiammazione del nervo trigemino, generalmente provocata a sua volta dalla sinusite (che va correttamente diagnosticata e curata).

Come bisogna comportarsi se si avverte dolore quando si muovono gli occhi?

Si può avvertire dolore alla muscolatura quando si spostano gli occhi in seguito a una forte infiammazione (di origine allergica, virale, batterica, ecc.). Nel caso in cui il dolore sia legato al movimento oculare, bisogna sottoporsi a visita oculistica per escludere una sclerite ed eventualmente sottoporsi a un esame del campo visivo (poiché la causa potrebbe essere persino una neurite ottica retrobulbare). Tra le possibili cause di dolore oculare, ci sono anche le uveiti, le cheratocongiuntiviti o un attacco acuto di glaucoma.

Quali sono le terapie necessarie per curare il dolore?

Naturalmente variano a seconda della patologia. Nel caso dell’infiammazione oculare è necessario che la terapia venga approntata da un medico oculista. E’ fondamentale non ricorrere all’automedicazione né cercare cure fai-da-te: al massimo si può provare a instillare lacrime artificiali lubrificanti. Ad esempio, un “rimedio” da evitare sono gli impacchi caldi con la camomilla: se l’occhio è dolorante e molto infiammato, nel momento in cui si applica l’impacco caldo si rischia di scottare la cute palpebrale e di far aumentare dolore e infiammazione; in secondo luogo, i fiori di camomilla possono, talvolta, scatenare allergie e sensibilizzazione.

Cosa bisogna fare se si è preso un colpo ad un occhio?

Bisogna recarsi urgentemente presso un pronto soccorso oculistico o andare tampestivamente dal proprio oculista di fiducia. Infatti le conseguenze di un trauma oculare – anche se possono non dare sintomi nell’immediato – possono portare a danni gravi (rottura o distacco della retina, emorragie, ecc.): per questo non vanno mai sottovalutati.

Che tipi di dolori oculari esistono?

Il dolore agli occhi può presentarsi unicamente al risveglio (il dolore agli occhi al risveglio si verifica maggiormente in chi soffre di occhio secco, in quanto durante la notte le lacrime tendono ad evaporare di più), oppure essere continuo nel corso della giornata. Molte persone, invece, lamentano un dolore localizzato (puntorio) della durata di poche frazioni di secondo (fitte all’occhio). Se vi siete già recati da un oculista e il sintomo si ripresenta non bisogna preoccuparsi, poiché si tratta di un fenomeno aspecifico e non è necessariamente segnale di una patologia: in questo caso è un piccolo “acciacco” quotidiano con cui si può convivere. Il fastidio oculare può interessare entrambi gli occhi, oppure può essere un dolore localizzato prettamente all’occhio destro o all’occhio sinistro. Il paziente può genericamente dire: “ho mal di occhi”, oppure specificare dove è localizzato il fastidio (dolori sopra gli occhi, male agli occhi che coinvolge l’orbita).

Comunque, generalmente, se il dolore si protrae nel tempo, occorre indagare per risalire alla sua causa e sottoporsi a cure adeguate. Ovviamente è sempre opportuno consultare uno specialista per la diagnosi specifica. Tuttavia il dolore potrebbe essere associato anche ad altre malattie che non originano direttamente dall’occhio, quali ad esempio la sinusite. In quest’ultimo caso bisognerà trattare la causa primaria consultando, tra l’altro, un otorinolaringoiatra.

 

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Pagina pubblicata il 10 luglio 2007. Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2021.

Ultima revisione scientifica: 9 luglio 2021.

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Fotofobia

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Fotofobia: cause, sintomi, trattamento.

fotofobia

Cos’è la fotofobia?

È un sintomo d’ipersensibilità oculare caratterizzato da un eccessivo fastidio alla luce solare e a un’intensa illuminazione artificiale. Si presenta con un senso di avversione all’esposizione luminosa, di disagio e, in alcuni casi, persino di dolore all’occhio.

Perché si presenta?

Si manifesta nei casi in cui un’elevata quantità di luce entra nell’occhio, causando un’eccessiva stimolazione da parte dei fotorecettori retinici, con conseguente generazione dell’impulso elettrico che – attraverso le fibre del nervo ottico – viene trasmesso al cervello.

Quando si riscontra?

fastidio alla luce

La fotofobia si può presentare in casi d’infiammazione e infezione dell’occhio, in presenza di determinate patologie oculari o a seguito di traumi. In particolare si può osservare intolleranza alla luce in caso di:

Inoltre, la fotofobia si può presentare anche in rapporto a stati febbrili, nella cefalea e nella meningite (malattia infiammatoria delle membrane che rivestono l’encefalo). Si manifesta frequentemente nelle persone con occhi chiari, nei soggetti affetti da cataratta, da distacco di retina e accompagna spesso l’albinismo (la retina degli albini è priva di pigmento o ne contiene una quantità ridotta; di conseguenza è particolarmente vulnerabile). Può essere associata ad irritazioni indotte dalle lenti a contatto e agli interventi di chirurgia refrattiva. Inoltre, può essere la conseguenza di un effetto indesiderato di alcuni farmaci come i cicloplegici (per la dilatazione della pupilla) e gli antibiotici (ad esempio, le tetracicline).

Sintomi associati alla fotofobia

In base alla causa che ha determinato l’insorgenza della fotofobia, il paziente può presentare una serie di sintomi associati all’intolleranza alla luce. Le manifestazioni oculari di più facile riscontro sono le seguenti:

  • vista offuscata;
  • occhio arrossato;
  • bruciore;
  • lacrimazione abbondante (a causa della quale a volte il paziente riferisce di vedere appannato);
  • difficoltà a tenere gli occhi aperti;
  • dolore all’occhio (a volte associato a mal di testa).

Si può curare?

occhi rossi

Il trattamento è volto alla cura della patologia di base. Molte volte la fotofobia scompare rimuovendo il fattore che l’ha determinata. Le persone sensibili possono, comunque, indossare occhiali scuri con protezione a norma di legge contro i raggi ultravioletti, eliminando o almeno riducendo i disturbi visivi alla luce e, se presente, anche il dolore oculare.

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Pagina pubblicata il 20 luglio 2009. Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2021.

Ultima revisione scientifica: 5 luglio 2021.

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Fosfeni

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Fosfeni (fotopsie): cause, sintomi, trattamento.

Descrizione:
Fosfeni: scintille, lampi di luce nel campo visivo? I fosfeni potrebbero essere sintomo di malattie retiniche o vitreo-retiniche. Gli oculisti IAPB Italia spiegano di cosa si tratta.

Cosa sono?

I fosfeni consistono nella visione all’interno del campo visivo, di scintille e lampi di luce, a volte colorati, che potrebbero essere sintomo di malattie retiniche o vitreo-retiniche (ovvero che colpiscono sia la retina che il corpo vitreo, il liquido gelatinoso che riempie la cavità del bulbo oculare).

Quali patologie esattamente possono provocare la comparsa di fosfeni?

Le alterazioni retiniche o le trazioni vitreali possono creare dei fenomeni avvertiti come lampi di luce o flash di una macchina fotografica. Questi sintomi possono essere causati da alterazioni retiniche periferiche (come fori retinici) o da patologie più gravi (come il distacco di retina). Possono essere provocati, inoltre, da un iniziale distacco posteriore del corpo vitreo o da sue alterazioni. Raramente si possono presentare in chi non ha alcuna patologia oculare.

Quando si manifestano?

Si possono manifestare quando si verifica un distacco del corpo vitreo dalla retina, soprattutto nei soggetti di età superiore ai 50 anni. Infatti il gel vitreale, quando si addensa, esercita uno stiramento sul tessuto retinico provocando la comparsa di lampi di luce che possono apparire o scomparire per diverse settimane. In questo caso è importante cercare di non fare sforzi (evitare di sollevare carichi troppo pesanti) per evitare danni alla retina. Quando aumenta la visione di corpi mobili e si restringe il campo visivo (con la comparsa tipo di una sorta di “tenda”) bisogna recarsi immediatamente da un oculista per esaminare il fondo dell’occhio, in quanto potrebbe essere avvenuto un distacco di retina.

Che sintomi presentano i pazienti affetti da fosfeni?

I pazienti affetti da fosfeni possono descrivere i loro sintomi in vari modi. Alcuni riferiscono disturbi visivi caratterizzati dalla presenza di lampi di luce negli occhi; altri dicono di vedere cerchi luminosi nel campo visivo o anche dei flash luminosi. A volte, tali disturbi visivi, possono essere percepiti anche ad occhi chiusi, in un singolo occhio o in entrambi.

Si possono curare?

Sì, in base alla patologia oculare che li ha determinati. Si dovrà procedere con un intervento chirurgico in caso di distacco di retina e con trattamenti laser fotocoagulativi per le rotture retiniche. Se i fosfeni sono causati da trazioni vitreali bisogna aumentare l’apporto di acqua e sali minerali. Una ridotta idratazione comporta l’alterazione vitreale che potrebbe essere causa di trazioni sulla retina.

Si manifestano solo in caso di malattie oculari?

No, la visione di scintille si può manifestare durante la fase che precede il mal di testa (aura emicranica), che non sempre è seguita dal dolore (aura senza emicrania, detta anche “abortiva”). Sono gli scotomi (macchie) scintillanti, presenti nel campo visivo solo per qualche minuto, che precedono in genere una cefalea. Questi casi non dipendono da una malattia oculare, ma l’occhio è una delle “vittime” della cefalea.

Le fotopsie, inoltre, possono essere causate da spasmi vascolari retinici: si possono presentare durante un brusco passaggio dalla posizione supina (clinostatismo) a quella eretta (ortostatismo).

In conclusione quando vediamo dei lampi di luce per la prima volta dobbiamo recarci dall’oculista per esaminare il fondo dell’occhio. Sarà questo specialista che, dopo aver esaminato la retina e il corpo vitreo, potrà dire se tali fenomeni siano o meno un segno di patologia.


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Pagina pubblicata il 27 maggio 2009. Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2021.

Ultima revisione scientifica: 21 giugno 2021.

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Occhio secco

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Occhi secchi: cause, sintomi, rimedi

Description: Occhi secchi. Scopri quali sono le cause della sindrome degli occhi secchi, i sintomi e rimedi. Leggi i consigli degli oculisti IAPB Italia.

Cos’è l’occhio secco?

occhio secco

Per sindrome dell’occhio secco si intende un’alterazione del delicato equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale. Infatti, quando si altera la quantità di lacrime oppure peggiora la loro qualità, l’occhio tende a seccarsi.
Se viene a ridursi o a mancare la pellicola protettiva (film lacrimale) non risulta più lubrificata la superficie oculare esterna (cornea).

Occhio secco, cause: quali sono?

La secchezza oculare può essere determinata fondamentalmente da due fattori:

  • scarsa produzione di lacrime (ipolacrimia). Le ghiandole lacrimali non producono una quantità di lacrime sufficiente a mantenere la superficie oculare sempre ben idratata.
  • eccessiva evaporazione lacrimale (dislacrimia). Questa problematica di solito è causata da un’ostruzione o cattivo funzionamento della ghiandole di Meibomio, che si trovano nelle palpebre e sono responsabili della produzione della componente lipidica delle lacrime. Nel momento in cui la parte oleosa del film lacrimale diventa insufficiente, le lacrime evaporano velocemente con conseguente sviluppo di occhio secco.

La sindrome dell’occhio secco può, inoltre, essere causata da:

  • malattie sistemiche (sindrome di Sjogren, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, patologie della tiroide);
  • menopausa (a causa di uno squilibrio ormonale);
  • uso errato o prolungato delle lenti a contatto;
  • assunzione di alcuni tipi di farmaci (antipertensivi, ansiolitici, antistaminici, ecc.).

QUALI altre MALATTIE possono CAUSARe Occhio SECCO?

occhi secchi

Tra le cause scatenanti ci possono essere le seguenti patologie: blefariticongiuntiviti (anche allergiche) e ridotta secrezione lacrimale senile. Anche i trattamenti specifici per il glaucoma (colliri ipotensivi per abbassare la pressione oculare) sono una possibile causa della sindrome. Inoltre, l’occhio secco può essere provocato da deficit di vitamina A (detta anche “ipovitaminosi A”), il quale porta a una riduzione del numero di cellule caliciformi che producono lo strato mucoso del film lacrimale.
Altra causa può essere un’alterazione della dinamica palpebrale (mediante l’ammiccamento il film lacrimale si distribuisce uniformemente sulla superficie oculare), che in condizioni estreme può avvenire in caso di paresi facciale, nell’esoftalmo determinato da ipertiroidismo o in seguito a traumi facciali.

OCCHI SECCHI, SINTOMI: QUALI SONO?

I sintomi che si evidenziano con maggiore frequenza nei pazienti che presentano occhi secchi sono:

  • bruciore oculare;
  • sensazione di corpo estraneo;
  • alterata lacrimazione;
  • arrossamento oculare;
  • fastidio alla luce (fotofobia);
  • difficoltà di apertura delle palpebre per occhio secco al risveglio (dovuto allo sviluppo di una spiccata secchezza oculare notturna);
  • annebbiamento visivo.

Il più delle volte questi sintomi si manifestano con disturbi minimi, in persone che si trovano, ad esempio, in ambienti ventosi, fanno uso prolungato di lenti a contatto, frequentano ambienti con aria condizionata o troppo riscaldati.

COME SI PUÒ DIAGNOSTICARE?

La diagnosi di occhio secco va fatta sempre dall’oculista attraverso un’accurata visita e l’utilizzo di appositi test per l’esame della lacrimazione. Lo studio del film lacrimale può essere effettuato sia attraverso un’analisi quantitativa della lacrima prodotta (test di Schirmer) che qualitativa (test di rottura del film lacrimale-BUT). Una volta ottenuti i risultati l’oculista provvederà ad impostare la terapia più adatta al singolo paziente, prescrivendo, di solito, sostituti lacrimali sotto forma di collirio e/o gel.

È VERO CHE È PIÙ FREQUENTE NELLE DONNE?

Sì, è vero. Si è visto che le donne – specialmente tra i 40 ed i 60 anni – soffrono più frequentemente di secchezza oculare. Molto probabilmente la sua maggiore incidenza è dovuta agli squilibri ormonali che avvengono durante la menopausa.

ESISTONO ALTRI FATTORI DI RISCHIO?

secchezza oculare
In generale lo smog, il fumo di sigaretta, l’esposizione eccessiva all’aria condizionata o all’aria calda, l’utilizzo prolungato del computer, del tablet o dello smartphone [Moon JH, Kim KW, Moon NJ, “Smartphone use is a risk factor for pediatric dry eye disease according to region and age: a case control study”, [BMC Ophthalmol., 2016 Oct 28;16(1):188], sono tutti fattori che potrebbero contribuire alla secchezza oculare.
Anche interventi sul segmento anteriore dell’occhio ( ad esempio la chirurgia refrattiva che utilizza il laser per “eliminare” i difetti visivi come la miopia, l’intervento di cataratta, ecc.) sono considerati un fattore di rischio della secchezza oculare, anche se il problema potrebbe essere transitorio [vedi consensi informati della SOI CORNEALE] [vedi consensi informati della SOI CATARATTA].

OCCHI SECCHI, RIMEDI: QUALI SONO?

Non è sempre possibile curare alla radice la secchezza oculare come, ad esempio, nel caso delle patologie autoimmunitarie, ma è possibile comunque attenuarne i sintomi cercando di favorire e mantenere sempre una buona lubrificazione della superficie oculare. A tale scopo la terapia per l’occhio secco che viene più comunemente prescritta dall’oculista è l’instillazione di lacrime artificiali. Ovviamente tali prodotti riducono i sintomi soltanto per tempi brevi e, quindi, sono necessarie instillazioni frequenti. Possono essere d’aiuto anche lubrificanti sotto forma di gel oftalmici che, nei casi più gravi, permettono di umettare per un periodo prolungato l’occhio, rimanendo a contatto più a lungo con la sua superficie (soprattutto durante la notte). Tale gel si lega alle lacrime formando un film lubrificante particolarmente resistente.
In caso la terapia con lacrime artificiali non risultasse sufficiente, o in situazioni in cui si dovesse evidenziare una spiccata sofferenza corneale, potrebbe essere utile l’utilizzo di particolari lenti a contatto per proteggere la superficie oculare dallo sfregamento delle palpebre.
Esistono infine terapie a base di emoderivati, in particolare il collirio a base di autosiero o a base di farmaci immunosoppressori (come la ciclosporina). In qualche caso può essere utile l’occlusione del puntino lacrimale con dei piccoli dispositivi rimovibili, che bloccando il normale deflusso delle lacrime, permettono una maggiore lubrificazione dell’occhio.

Occhio secco, rimedi della nonna

Tra i rimedi naturali per l’occhio secco (conosciuti anche come rimedi della nonna), abbiamo gli impacchi fatti con la camomilla, da applicare sulle palpebre per alcuni minuti. Tale rimedio potrebbe risultare utile per far diminuire l’infiammazione palpebrale (quando presente) e garantire la produzione della componente “grassa” delle lacrime da parte delle ghiandole di Meibomio. In tal modo il film lacrimale risulterà più stabile e il paziente potrà avere un certo sollievo dai classici sintomi da occhio secco.

ConSigli utili per prevenire l’occhio secco

Ci sono alcuni semplici consigli da seguire per prevenire la secchezza oculare o quantomeno attenuarne i sintomi:

  • non fumare. Il fumo è un agente fortemente irritante per la superficie oculare, quindi in un soggetto che soffre di occhio secco, potrebbe provocare un peggioramento dei sintomi;
  • seguire una dieta sana e variegata, in particolare ricca di cibi contenenti omega-3 (come il pesce) e vitamina A;
  • bere molta acqua;
  • pause cicliche (ad esempio di un quarto d’ora ogni due ore) quando si trascorre molto tempo davanti a uno schermo. Durante queste soste bisogna consentire agli occhi di riposare guardando lontano. Si è tra l’altro visto che, almeno tra i bambini, chi soffriva di occhio secco e usava molto il cellulare (guardando lo schermo) doveva sospenderne l’uso per quattro settimane prima di vedere migliorare i propri sintomi soggettivi e i segni oggettivi. È comunque preferibile, quando possibile, ridurre al minimo l’utilizzo di pc, tablet, smartphone, ecc;
  • tenere l’ambiente pulito ed umidificato;
  • limitare l’uso delle lenti a contatto;
  • fare periodicamente delle visite oculistiche di controllo per verificare il proprio stato di salute oculare.

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Pagina pubblicata il 25 marzo 2013. Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2021.

Ultima revisione scientifica: 14 giugno 2021.

Astenopia

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Astenopia (affaticamento oculare): cause, sintomi, trattamento, consigli utili.

Description: Occhi stanchi, bruciore agli occhi, occhi secchi? Sono sintomi di affaticamento oculare o astenopia. Scopri di cosa si tratta.

astenopia

COS’È l’astenopia?

Si tratta di stanchezza oculare dovuta a un sovraccarico lavorativo dei nostri occhi, più precisamente dell’apparato muscolare (intrinseco ed estrinseco) del bulbo oculare. Infatti, ogni volta che si osserva un oggetto da vicino, si azionano sia i muscoli esterni sia quelli interni dell’occhio per mettere a fuoco, compiendo un vero e proprio sforzo.

Quali persone colpisce?

Di solito tutti coloro sottoposti a stress visivo, in particolar modo chi trascorre molte ore al giorno di fronte al computer (videoterminalisti) o le persone con difetti visivi non corretti oppure corretti in modo errato.

DA COSA PUÒ ESSERE CAUSATA?

Le cause possono essere molte: si va dai difetti di vista non corretti quali l’ipermetropiaastigmatismo e miopia, allo strabismo manifesto o latente, l’ambliopia, le blefariti o le congiuntiviti croniche, la sindrome dell’occhio secco, un’insufficienza di convergenza, fino ad arrivare a cause più gravi quali le maculopatie o le retinopatie degenerative.

Quali sono i sintomi dell’astenopia?

I sintomi con cui l’astenopia può presentarsi sono molti:

  • occhio che lacrima;
  • bruciore agli occhi;
  • occhi secchi con sensazione di corpo estraneo (tipo sabbia);
  • fastidio alla luce (fotofobia);
  • dolore agli occhi e mal di testa;
  • il soggetto spesso riferisce vista annebbiata, vista offuscata, vista doppia

Come si esegue la diagnosi?

rimedi occhi stanchi

Per una corretta diagnosi è importante che l’oculista esegua una scrupolosa anamnesi, in modo da indagare sulle attività che il paziente svolge quotidianamente (soprattutto se queste richiedono un grosso sforzo visivo), sul tipo di sintomi che si sono manifestati (se solo a livello oculare o accompagnati anche da mal di testa), sulla frequenza con cui il paziente si è sottoposto a controlli oculistici per controllare l’acuità visiva e aggiornare la gradazione degli occhiali.

Si potrà poi passare alla visita vera e propria, che dovrà comprendere:

  • valutazione della refrazione (misurazione dell’acuità visiva);
  •  
  • esame alla lampada a fessura del segmento anteriore, in particolare per valutare il film lacrimale e se sia presente o meno secchezza oculare;
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  • tonometria (misurazione della pressione dell’occhio);
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  • esame del fondo oculare.
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In alcuni casi può risultare utile eseguire anche un esame ortottico, con studio della fissazione e della motilità oculare.

QUALI SONO I RIMEDI PIÙ SPESSO INDICATI per L’astenopia?

occhi che lacrimano

I rimedi per gli occhi stanchi da adottare sono:

  1. mettere occhiali dotati di correzione che tenga conto della distanza di lavoro;
  2. fare periodicamente della pause quando si lavora al computer (ad esempio un quarto d’ora ogni due ore);
  3. se si soffre di disturbi di abbagliamento si può eventualmente ricorrere a lenti filtranti speciali (da usare dietro indicazione di un oculista);
  4. migliorare l’illuminazione dell’ambiente durante le ore lavorative (evitando fastidiosi riflessi: la fonte luminosa dovrebbe essere posta a 90° rispetto allo schermo);
  5. correggere la propria postura (si è infatti notato che ha influenza sull’astenopia);
  6. instillare, se necessario, sostituti lacrimali (le cosiddette “lacrime artificiali”), in grado di lubrificare costantemente la superficie oculare;
  7. usare colliri a base di inositolo, sostanza che può contribuire a contrastare l’azione ossidante dei radicali liberi prodotti nelle situazioni di sforzo accomodativo, favorendo la risposta contrattile muscolare oculare.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 25 luglio 2012. Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019.

Ultima revisione scientifica: 7 giugno 2021.

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