Appannamento visivo

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Difetti e disturbi

Vista offuscata? Cause, sintomi e trattamento dell’appannamento visivo.

Descrizione: Vista offuscata? Occhi stanchi? Occhi arrossati? Gli oculisti IAPB Italia ti spiegano quali sono i sintomi dell’appannamento visivo, le cause e i trattamenti possibili.

vista offuscata

Cos’è?

È un’anomalia oculare che consiste in una riduzione della capacità visiva, ossia di quell’abilità che si ha di distinguere nitidamente gli oggetti nello spazio che ci circonda. Consiste, quindi, in un offuscamento delle immagini. Molto probabilmente a tutti noi è capitato, almeno una volta nella vita, di avere la vista appannata da un occhio o da entrambi, magari solo per pochi attimi, ma prima di farsi prendere subito dal panico, occorre sempre valutare con attenzione la gravità del sintomo. Analizziamo dunque di seguito quando “vedere appannato” è sinonimo di una patologia oculare o sistemica importante e quando invece il sintomo non assume particolare rilevanza patologica.

Quando si manifesta?

L’appannamento visivo si può presentare in qualsiasi fase della vita; tuttavia le cause variano a seconda dell’età. Il paziente può riferire una vista offuscata in generale, oppure riferire di vedere sfocato a destra o a sinistra (in base all’occhio interessato).

nei giovani quali malattie possono causare la vista offuscata?

La sensazione di appannamento si può verificare, ad esempio, a causa di un’uveite (infiammazione che coinvolge uno degli strati che compongono il bulbo oculare, detto ùvea). Il paziente affetto da uveite presenta occhio arrossato (i vasi intorno alla cornea assumono un aspetto violaceo e si dilatano, tanto da dare al paziente la sensazione di avere sangue nell’occhio), dolore agli occhi accompagnato a volte da mal di testa, vista offuscata indipendentemente dalla lacrimazione. La terapia si avvale dell’uso di colliri midriatici (che dilatano la pupilla), colliri antibiotici e cortisonici.

Un’altra patologia che può facilmente indurre a vedere sfocato è la cheratite (infiammazione della cornea), che può essere causata da agenti infettivi (virus, batteri, protozoi e funghi), agenti fisici (raggi ultravioletti) e malattie sistemiche (artrite reumatoide). L’infezione viene curata con l’uso di colliri antibiotici e antinfiammatori steroidei.

Anche la congiuntivite può causare appannamento a causa di alterazioni qualitative e/o quantitative del film lacrimale (ad esempio si possono avere secrezioni mucose o purulente e occhio che lacrima in maniera copiosa), così come le blefariti possono provocare analoghe alterazioni. Infine l’annebbiamento visivo può essere causato anche da un trauma oculare, con contemporanea presenza di occhio rosso e/o presenza di sangue nell’occhio per rottura di un capillare e conseguente stravaso ematico (emorragia sottocongiuntivale).

QUALI SONO LE CAUSE della vista offuscata PIÙ FREQUENTI NEGLI ANZIANI?

Con l’avanzare dell’età le cause sono più frequentemente legate alla perdita di trasparenza del cristallino ossia alla cataratta.

visione offuscata

Generalmente la cataratta senile si instaura progressivamente col passare degli anni e chi ne soffre potrebbe non avvertire eventuali cambiamenti finché non supera un livello-soglia. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche permette la sostituzione del cristallino opaco con uno artificiale (trasparente), che generalmente riporta l’acuità visiva a valori buoni o soddisfacenti.
Un altro tipo di appannamento si può verificare durante l’attacco acuto di glaucoma, unitamente alla comparsa di altri segni e sintomi quali: occhi rossidolore oculare intenso, edema corneale, visione di aloni attorno alle luci, mal di testa.

QUALI CAUSE Di vista offuscata POSSONO NON DIPENDERE DALL’OCCHIO?

La diminuzione dell’irrorazione sanguigna può causare un annebbiamento visivo di varia entità, che può arrivare anche alla perdita temporanea della vista. Questa condizione si ha nel caso in cui, ad esempio, si soffra d’ipotensione sistemica (bassa pressione arteriosa). Si verifica in persone con problemi cardiocircolatori, in caso di disidratazione o dopo essersi alzati bruscamente in piedi.
Anche l’ipoglicemia (bassa concentrazione di zuccheri nel sangue) può dare appannamento visivo.
Intossicazioni, avvelenamenti o uso/abuso di farmaci possono portare ad abbassamento della vista per vari motivi, che spesso esordisce come una sensazione di appannamento. Lo stesso avviene in caso di infiammazione del nervo ottico (neurite ottica) che, in alcuni casi, in fase iniziale può manifestarsi con un appannamento: la visione potrebbe non essere più limpida come in precedenza.

APPANNAMENTO E SFOCATURA SONO LA STESSA COSA?

No, anche se i concetti sono affini. Per essere precisi la sfocatura è provocata da difetti visivi (miopiaipermetropia e astigmatismo), che sono la causa più frequente nei giovani pazienti, mentre dopo i 40 anni si è colpiti da presbiopia: si vede sfocato da vicino e si ha, dunque, generalmente bisogno di lenti da lettura. In questi casi viene usata solo impropriamente l’espressione ‘appannamento visivo’; l’appannamento in senso proprio, invece, è provocato da un’alterazione della trasparenza dei tessuti dell’occhio o da un eccesso o difetto di lacrimazione. Ovviamente è importante riferirlo all’oculista per risalire alla sua causa.

Può essere provocato da disturbi della lacrimazione?

Sì. I disturbi della lacrimazione possono favorire la sensazione di appannamento. In particolare la sindrome da occhio secco può essere provocata da:

  • ridotta produzione di fluido lacrimale;
  • eccessiva perdita, per evaporazione, della componente acquosa delle lacrime.

Quando si ha una ridotta produzione di lacrime?

Tra le cause di una ridotta produzione ci sono le patologie autoimmuni (sindrome di Sjogren), soprattutto nei giovani, che determinano un’infiammazione cronica della superficie oculare, inducendo secchezza oculare. Con l’aumento progressivo dell’età, inoltre, si associa l’invecchiamento delle strutture oculari e la secrezione acquosa delle lacrime diminuisce, in particolare nelle donne in menopausa, a causa delle variazioni dell’assetto ormonale.

Quando si ha l’evaporazione delle lacrime?

vedere sfocato

Sono importanti le condizioni ambientali in cui si vive. Infatti l’uso di climatizzatori, l’inquinamento atmosferico e l’uso prolungato degli schermi aumentano l’evaporazione del film lacrimale, portando così talvolta ad avere occhi arrossati, visione appannata, secchezza oculare, occhi stanchi.

Si può curare questo problema?

Il trattamento dei disturbi della lacrimazione viene eseguito con sostituti lacrimali (lacrime artificiali) che migliorano il comfort della superficie oculare.

Può essere correlato a patologie della retina?

La difficoltà di lettura a distanza ravvicinata, con deformazione accompagnata da appannamento centrale dell’immagine, fa sospettare una maculopatia. In pratica chi ne è colpito riferisce di vedere molto bene, ma di avere una zona centrale – quella più importante per le attività quotidiane – appannata, distorta o addirittura nera. Un appannamento si può presentare anche in persone affette da malattie sistemiche quali, ad esempio, il diabete, che può indurre una retinopatia.

Se la vista è molto appannata ho qualcosa di grave?

Non necessariamente (spesso non vi è correlazione tra la gravità oggettiva della patologia e la sensazione soggettiva), ma se il problema persiste è importante consultare un oculista. Ci possono essere casi in cui la visione risulta molto appannata, per esempio se la cornea perde parte dell’epitelio, oppure se si soffre di una patologia come il glaucoma. In ogni caso, bisogna sempre sottoporsi periodicamente a visite di controllo.

Link utile: sito dell’American Academy of Ophthalmology

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 12 dicembre 2012. Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2019.

Ultima revisione scientifica: 31 Maggio 2021.

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Maculopatie

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Malattie oculari

Maculopatia: cause, sintomi, trattamento, consigli utili.

Description: Maculopatia occhi: sintomi, cause, come prevenirla. Maculopatia test: gli esami da fare per la diagnosi. Leggi l’articolo completo degli oculisti IAPB Italia.

Maculopatia: cos’è?

maculopatia
Per maculopatia si intende qualsiasi malattia dell’occhio che colpisce la macula, l’area che si trova al centro della retina e che serve alla visione distinta centrale (anche per leggere questo testo, oltre che per riconoscere i volti, guidare, ecc.). Al centro della macula c’è la fovea: si tratta di una depressione retinica dove si trova la foveola, la zona più sottile in cui sono presenti solo i coni. Questi ultimi sono dei fotorecettori – ossia cellule in grado di trasformare i segnali luminosi in impulsi bioelettrici – responsabili anche della percezione dei colori (a differenza dei bastoncelli, abbondanti nella periferia retinica, che vengono sfruttati per percepire forme e movimento in condizioni di scarsa luminosità).

Maculopatia occhi: quante forme esistono?

Le maculopatie si possono distinguere in ereditarie e acquisite.
Le forme ereditarie sono le seguenti:

  • malattia di Stargardt o distrofia maculare giovanile;
  • malattia di Best o distrofia vitelliforme;
  • distrofia maculare pseudoinfiammatoria di Sorsby;
  • distrofia maculare North Carolina;
  • distrofia maculare tipo Butterfly;
  • edema maculare cistoide dominante.

Le forme acquisite, invece, includono:

  • degenerazione maculare legata all’età (AMD), di cui si riconoscono due tipologie:
    • la forma atrofica (secca ovvero non essudativa)
    • la forma essudativa (umida, neovascolare).
  • maculopatia miopica (riguarda soggetti con miopia elevata);
  • infezioni (corioretinite da Toxoplasma);
  • fenomeni infiammatori (uveite, corioretinopatia sierosa centrale);
  • traumi (edema di Berlin);
  • problemi vascolari (occlusione vascolare retinica arteriosa o venosa, centrale o di branca);
  • alterazioni dell’interfaccia vitreo-retinica (pucker maculare, foro maculare);
  • complicanze post-operatorie (edema maculare cistoide dopo intervento di cataratta);
  • maculopatia da assunzione di farmaci (quali antimalarici, tamoxifene, tioridazina e clorpromazina);
  • maculopatia correlata a patologie sistemiche (diabete).

maculopatia occhi

Degenerazione maculare legata all’ età (amd)

L’AMD generalmente si presenta dopo i 55 anni e rappresenta la principale causa di cecità legale nel mondo occidentale. Come accennato in precedenza, può presentarsi in due forme diverse, quella atrofica e quella essudativa, che andremo ad analizzare un po’ più nel dettaglio.
La maculopatia atrofica o secca è caratterizzata da una evoluzione lenta e meno aggressiva della forma umida; colpisce quasi sempre entrambi gli occhi, anche se in forma asimmetrica. In una percentuale tra il 10 e il 15 % la forma atrofica può evolvere nella forma più grave (essudativa); per questo è molto importante seguire attentamente la patologia con visite ed esami strumentali periodici (circa ogni 6 mesi a meno che non si riscontrino peggioramenti significativi della sintomatologia).
La maculopatia essudativa o umida è meno comune, ma più aggressiva e ad evoluzione più rapida. È caratterizzata dalla presenza di nuovi vasi sanguigni retinici nella sede maculare (centro della retina), che possono evolvere fino a una cicatrice sottoretinica. Tale forma può essere trattata con iniezioni intravitreali ripetute di farmaci anti-VEGF (iniezioni nell’occhio), che hanno lo scopo di bloccare la crescita dei nuovi vasi (neovascolarizzazione) e facilitare il riassorbimento dell’essudazione retinica.

Maculopatia miopica

La miopia elevata (superiore alle 6 diottrie) favorisce spesso l’insorgenza di una particolare forma degenerativa che coinvolge il polo posteriore (maculopatia miopica). In particolare, sia la regione peripapillare che quella maculare presentano fenomeni di distrofia della coriocapillare e dell’epitelio pigmentato che ricordano gli aspetti della maculopatia degenerativa senile, pur avendo delle proprie peculiarità. La complicanza più grave della maculopatia miopica è la neovascolarizzazione sottoretinica, che causa un improvviso e importante calo del visus nel paziente.

Pucker maculare

Si tratta di una patologia secondaria ad alterazioni del vitreo, che colpisce principalmente soggetti oltre i 50 anni di età. Nel paziente affetto da pucker maculare si evidenzia la presenza di una membrana epiretinica che porta con il tempo alla distorsione della superficie retinica centrale (zona maculare) e quindi all’insorgenza di particolari disturbi visivi: metamorfopsie (immagini distorte), micropsie (immagini più piccole), calo del visus in generale (il paziente riferisce di avere la vista offuscata o la vista annebbiata).

Foro maculare

È in genere monolaterale e si presenta con maggiore frequenza nei soggetti di sesso femminile. I sintomi nella fase iniziale della malattia possono essere piuttosto sfumati, tanto da non essere percepiti dal paziente. Di solito i disturbi visivi più frequenti sono: metamorfopsie, riduzione del visus, scotoma.

Maculopatia occhi: edema maculare cistoide post-intervento di cataratta

Con il termine edema maculare cistoide s’intende l’accumulo di liquido all’interno degli strati retinici. Si tratta di una complicanza che può presentarsi dopo l’intervento di cataratta. All’esame alla lampada a fessura l’oculista può osservare un rigonfiamento retinico di grado variabile, la scomparsa del tipico riflesso maculare per la perdita della fisiologica depressione foveolare, la presenza delle tipiche “cisti” ripiene di liquido. Anche in questo caso il visus del paziente può risultare piuttosto ridotto.

Maculopatia: sintomi

Il sintomo principale della maculopatia è una caratteristica perdita della funzione visiva centrale: chi ne è affetto risulta avere una zona di non visione al centro del campo visivo (scotoma negativo, che si ha quando lo stimolo luminoso non viene percepito per riduzione o assenza di sensibilità), da non confondere con la visione di una macchia di intensità e colore vario (ad esempio nera) nella stessa zona (scotoma positivo) denunciata, ad esempio, da chi è colpito da neurite ottica.
Altro sintomo comune nelle maculopatie è la distorsione delle immagini (metamorfopsia). Con minore frequenza il paziente può avere l’errata percezione delle dimensioni degli oggetti osservati, che possono essere sia sottostimate (micropsia) che sovrastimate (macropsia).

Maculopatia test: gli esami da fare per la diagnosi


L’acuità visiva è il test più importante per valutare la funzionalità maculare (in particolare l’acuità da vicino). I maculopatici, quando guardano attraverso un foro (detto stenopeico), vedono meno delle persone la cui vista è buona. L’esame del fondo oculare è ovviamente fondamentale perché consente di verificare lo stato della retina e l’eventuale progressione della malattia. Un test per la maculopatia estremamente importante è quello di Amsler – che consiste in una griglia a quadretti al cui centro compare un punto nero – che consente di valutare in maniera dettagliata la capacità visiva intorno al punto di fissazione (area foveale e quella parafoveale ad essa contigua): è fondamentale per seguire il decorso della malattia. I pazienti malati riferiscono di vedere linee curve (deformate) anziché segmenti retti e perpendicolari tra loro. Questi test sono fondamentali e devono essere sempre effettuati al fine di una corretta diagnosi di maculopatia. A questi esami può essere a volte indispensabile associare indagini strumentali, come l’OCT, l’angio-Oct, la fluorangiografia e l’angiografia al verde di indocianina.

Maculopatia: trattamento

Il trattamento dipende dal tipo di maculopatia. Per la degenerazione maculare senile atrofica, attualmente non esistono terapie, anche se per controllare la malattia e cercare di rallentarne l’evoluzione, è indicata una terapia di “supporto” per la retina a base di integratori specifici da assumere per via orale (sempre sotto il controllo dell’oculista).
Attualmente i farmaci anti-VEGF somministrati mediante iniezione intravitreale rappresentano, invece, la terapia di riferimento nella maggior parte delle forme di AMD neovascolare, in assenza di controindicazioni sistemiche o locali. Il primo farmaco anti-VEGF ad essere introdotto e approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) è stato il Pegaptanib nel 2004. Tuttavia, in relazione alla limitata percentuale di pazienti con un significativo miglioramento dell’acuità visiva, questo trattamento è stato poi superato dall’uso di farmaci più efficaci, quali Ranibizumab, Bevacizumab e Aflibercept. La molecola del Ranibizumab si è dimostrata essere piuttosto efficace in termini di mantenimento dell’acuità visiva del paziente, garantendo inoltre un’elevata sicurezza locale e sistemica. Il Bevacizumab è una molecola più grande, utilizzata comunque per il trattamento della AMD neovascolare come molecola alternativa e più economica rispetto ad altre. Il trattamento con i suddetti farmaci intravitreali prevede un’iniezione al mese per i primi 3 mesi, ed eventuali successive somministrazioni in base alla risposta del paziente.
Una relativamente nuova risorsa è rappresentata dall’Aflibercept, molecola per la quale è suggerito un regime di trattamento con iniezioni intravitreali mensili per i primi tre mesi, seguite da iniezioni ogni 8 settimane.
Sempre nell’ambito dei farmaci anti-VEGF, come nuova cura (ottobre 2019) per il trattamento della AMD neovascolare, è stato approvato da parte della FDA il Brolucizumab. Tale approvazione è poi giunta anche per l’Europa nel 2020. Si tratta di una nuova molecola, che si è dimostrata di pari efficacia rispetto all’Aflibercept, per il cui utilizzo è prevista sempre una somministrazione intravitreale mensile per i primi tre mesi (dose di carico), per poi passare ad un intervallo di trattamento ogni 12 settimane.
In caso di altre patologie maculari, quali ad esempio il pucker o il foro maculare, la terapia è di tipo chirurgico.

Maculopatia occhi: consigli utili per la prevenzione

Il fumo è un fattore di rischio per le maculopatie
Alcuni semplici consigli possono risultare sicuramente utili per ridurre il rischio d’insorgenza di una patologia maculare. Vediamo di seguito quali sono:

  • evitare il fumo di sigaretta (nocivo per la salute anche per altre ragioni);
  • seguire un’alimentazione ricca di sostanze antiossidanti (vitamina C, vitamina E, luteina, zinco, zeaxantina, ecc.). Inoltre, può essere consigliabile assumere alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi (Omega-3 e Omega-6), come ad esempio il pesce; ma è anche importante che la dieta sia povera di grassi animali mentre dovrebbe essere ricca di verdure a foglia verde, frutta fresca e noci;
  • fare attività fisica in maniera regolare;
  • difendersi dai raggi ultravioletti, soprattutto nei periodi estivi, al mare e sulla neve (leggi anche “Proteggere gli occhi dal sole”).

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Aggiornamento scientifico: 24 Maggio 2021.

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Distacco posteriore di vitreo

I tuoi occhi

Come vediamo

Distacco posteriore di vitreo (DPV): cause, sintomi, trattamento.

Descrizione –  Corpi mobili, lampi luminosi, visione offuscata:  i sintomi, le cause e il trattamento in caso di distacco del vitreo.

cos’è il distacco posteriore di vitreo?

distacco posteriore di vitreo

È la conseguenza della separazione del corpo vitreo (sostanza gelatinosa situata all’interno del bulbo oculare), dalla superficie retinica. Il distacco del vitreo avviene per un fenomeno di degenerazione vitreale. Il corpo vitreo – che costituisce approssimativamente i due terzi del volume oculare – è costituito per circa il 99% da acqua e per il resto da acido ialuronico, zuccheri, elettroliti e proteine di tipo collagene. Le caratteristiche anatomiche e fisico-chimiche del vitreo gli permettono di svolgere numerose funzioni. In particolar modo esso è un mezzo di rifrazione, contribuisce al mantenimento della tensione oculare, interviene nel metabolismo del cristallino e della retina. Le sue proprietà viscoelastiche gli consentono, inoltre, di svolgere un’azione protettiva nei confronti di retina e cristallino in caso di traumi contusivi.

quali sono le condizioni che possono determinare un distacco posteriore del vitreo?

Il distacco posteriore di vitreo può essere considerato normale dopo una certa età e quindi definito un fenomeno fisiologico dovuto all’ invecchiamento più che una vera e propria malattia dell’occhio. Nell’età adulta il vitreo subisce modificazioni sia della sua struttura che del suo volume. Si assiste infatti ad un processo di fluidificazione che determina una marcata alterazione dello stato di gel con conseguente diminuzione della stabilità vitreale. Venendo meno la sua consueta consistenza gelatinosa, il vitreo tende quindi a staccarsi dalla retina. Il distacco posteriore di vitreo oltre che dall’invecchiamento può essere causato anche da altri fattori, quali:

  • miopia elevata;
  • interventi chirurgici pregressi (come la cataratta);
  • processi infiammatori dell’occhio (come le uveiti);
  • pregresso trauma oculare.

vitreo occhio: quanto è frequente il distacco?

Essendo legato al processo fisiologico di invecchiamento delle strutture oculari, il distacco del vitreo aumenta la sua incidenza dopo i 40 anni. In particolare, nelle persone senza difetti della vista (emmetropi), tale condizione aumenta del 50% dopo i 70 anni. Anche se si è miopi il rischio che si verifichi è maggiore. Si pensi che la prevalenza nella miopia elevata (superiore a 6 diottrie) può raggiungere il 90-100% dei pazienti oltre i 70 anni. Quindi, l’inizio dei fenomeni degenerativi del corpo vitreo inizia più precocemente in caso di miopia elevata, ciò perché nei soggetti miopi il bulbo oculare risulta più lungo della norma alterando così l’equilibrio biochimico del gel vitreale.

vitreo occhio: come si esegue la diagnosi del distacco?

Mediante una normale visita oculistica, in particolare eseguendo un esame accurato del fondo oculare a pupilla dilatata (che consente di valutare con precisione le condizioni del vitreo e della retina).

quali sono i sintomi del distacco posteriore di vitreo?

distacco del vitreo
In alcuni casi il distacco vitreale può verificarsi senza che il paziente avverta specifici sintomi, in altre occasioni il soggetto invece riferisce:

  • comparsa di corpi mobili vitreali (leggi anche scheda sulle miodesopsie), descritti come ragnatele, linee fisse o ombre nel campo visivo. Tali ombre sono tanto più fastidiose quanto più interessano le aree centrali della visione e, quindi, quanto più sono prossime alla macula (regione centrale della retina che permette la visione chiara e distinta). I corpi mobili sono aggregazioni cellulari che galleggiano all’interno del corpo vitreo: sono il segno di una degenerazione vitreale che quasi sempre accompagna il distacco posteriore di vitreo o, al contrario, ne è causa.
  • presenza di fosfeni (lampi luminosi simili al flash della macchina fotografica che solo la persona colpita nota). I fosfeni, di solito, compaiono quando il vitreo durante il processo di distacco esercita delle trazioni sulla superficie retinica; tali trazioni, nei casi più gravi, possono tirare in maniera piuttosto energica la retina fino a danneggiarla (come quando si toglie il nastro adesivo da un pacco, che si può rovinare). Ecco perché, quando si nota la comparsa improvvisa di numerosi corpi mobili nel campo visivo, accompagnata dalla presenza di lampi luminosi piuttosto frequenti, è bene recarsi subito dal proprio oculista per fare un esame del fondo oculare ed escludere la presenza di rotture o distacchi della retina. In attesa della visita (da eseguire il prima possibile) è consigliabile per il paziente evitare gli sforzi fisici (come sollevare pesi, chinarsi in avanti, praticare attività sportive faticose), così da non favorire l’insorgenza di ulteriori trazioni sulla retina.
  • visione offuscata in generale.

Si può curare il distacco del vitreo?

Non esiste una terapia che risolva completamente il disturbo che, in ogni caso, tende a regredire molto lentamente e spontaneamente. Infatti, col passare del tempo, le ombre appariranno sempre più sbiadite e si percepiranno sempre meno, dal momento che il cervello tende ad ignorare l’immagine fastidiosa (perché non rappresenta un nuovo stimolo). In questi casi si consiglia di idratare l’organismo, bevendo molta acqua (almeno 2 litri al dì o, comunque, più di quanta se ne beva già), di arricchire la dieta con frutta e verdura, o di assumere integratori mirati e specifici; infine, bisogna evitare traumi e sforzi fisici, effettuando visite oculistiche periodiche di controllo (soprattutto se aumentano i corpi mobili vitreali e i flash luminosi).

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 28 agosto 2009. Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2021.

Ultima revisione scientifica: 17 maggio 2021. 

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Miodesopsie

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Miodesopsie (corpi mobili): cause, sintomi, trattamento, consigli utili.

Cosa sono?

Miodesopsie

Le miodesopsie (dal greco òpsis =“visione” e myōdes=“simile a mosche”) sono dei corpi mobili filiformi o puntiformi presenti all’interno del vitreo che proiettano sulla retina la loro ombra e, dunque, compaiono all’interno del campo visivo, generando il cosiddetto fenomeno delle “mosche volanti”, ossia la presenza di macchie nella visuale simili a delle mosche perennemente presenti davanti agli occhi. Tali ombre possono variare nella forma (tipo ragnatele, circolari o filamentose), nella dimensione (vedendo puntini neri davanti gli occhi o macchie più grandi mobili) e nella quantità (singole o molteplici). Si spostano quando muoviamo gli occhi.

A che età insorgono?

I corpi mobili si possono manifestare a qualunque età e accompagnarci anche per tutta la vita. In ogni caso, possono iniziare a svilupparsi tra i 20 e i 30 anni, ma si presentano con maggiore frequenza tra i 50 e i 60 anni.

Quali sono le cause delle miodesospie?

Le miodesopsie spesso si sviluppano naturalmente nei pazienti anziani, senza che alla base ci sia una particolare patologia oculare. Le cause della miodesopsia, infatti, sono correlate ad un fisiologico invecchiamento del vitreo (sostanza gelatinosa che si trova all’interno del bulbo oculare, formata principalmente da acqua e da fibre collagene). Con l’avanzare dell’età il corpo vitreo subisce un processo di deterioramento: inizialmente si assiste ad una fluidificazione della componente gelatinosa, seguita poi dalla formazione di piccoli frammenti o addensamenti proteici che, bloccando almeno parzialmente i raggi luminosi che penetrano nell’occhio, proiettano le loro ombre sulla retina. Quindi, le miodesopsie non sono considerate, il più delle volte, una patologia; questo lieve disturbo può essere però amplificato a livello psicologico (prestandoci un’attenzione eccessiva).

Quali sono le patologie correlate?

miodesopsie cause

Nei casi più gravi le alterazioni della trasparenza del corpo vitreo si possono presentare a causa di determinate patologie:

  • distacco posteriore di vitreo: provoca la comparsa di corpi mobili e svolgendo un’azione meccanica trattativa, potrebbe predisporre al distacco della retina;
  • distacco della retina: evento che può essere indotto da diverse cause, ma che va immediatamente diagnosticato per intervenire in maniera repentina;
  • infezioni o emorragie del corpo vitreo;
  • traumi oculari;
  • tumori: retinoblastoma, melanoma della coroide;
  • cataratta evoluta.

Ci sono poi da ricordare alcuni fattori di rischio per lo sviluppo delle miodesopsie:

  • miopia: i soggetti miopi o fortemente miopi, hanno un bulbo oculare più lungo della norma. Tale fattore può portare ad una precoce degenerazione vitreale e quindi alla comparsa delle miodesopsie;
  • esiti di chirurgia oculare (ad esempio post-intervento di cataratta);
  • malattie sistemiche (diabete).

In alcuni pazienti alla presenza dei corpi mobili si può associare la visione di lampi di luce (fosfeni) indotta dalle sollecitazioni che il corpo vitreo esercita sulla retina. Una visita oculistica accurata, che preveda un esame del fondo oculare, è, in questi casi, fortemente consigliata, per verificare che le trazioni vitreali non abbiamo danneggiato la retina (provocando rotture o distacco della stessa).

Mosche volanti, vista annebbiata, vista offuscata: i sintomi delle miodesopsie

Le miodesopsie si evidenziano maggiormente quando si fissa una superficie o uno sfondo chiaro e luminoso (tipo una parete bianca o il cielo) oppure quando si usa il computer (monitor con sfondo bianco o, comunque, chiaro). A seconda della causa che ha determinato la comparsa delle miodesopsie i sintomi possono essere più o meno gravi/eclatanti. Il paziente può quindi:

  • avere vista annebbiata durante la lettura o quando guarda il pc;
  • percepire ombre diffuse nel campo visivo che si spostano quando sposta lo sguardo nelle diverse direzioni;
  • apprezzare la comparsa di flash luminosi nella parte periferica del campo visivo;
  • avere vista offuscata in generale

come si esegue la diagnosi?

Per una corretta diagnosi è sicuramente importante, per prima cosa, definire con precisione la storia clinica del paziente (anamnesi). L’oculista deve principalmente raccogliere le seguenti informazioni:

  • epoca d’insorgenza del disturbo ed eventuali sintomi associati;
  • caratteristiche delle miodesopsie presenti nel campo visivo: forma, dimensione, quantità, presentazione in un solo occhio o entrambi;
  • presenza di disturbi visivi specifici (spesso il paziente riferisce avere la vista offuscata o di vedere dei puntini neri davanti agli occhi);
  • presenza o meno di miopia;
  • traumi precedenti;
  • chirurgia oculare precedente;
  • condizioni di salute generale.

Poi si potrà procedere con la visita vera e propria: valutazione del visus (naturale e corretto), esame del segmento anteriore dell’occhio, tonometria, ed infine, a pupilla dilatata, esame del fondo oculare per controllare con attenzione il vitreo e la retina.

Quali sono le terapie?

Al momento non esiste una cura per la miodesopsia, non esiste una terapia farmacologica che elimini completamente il disturbo. È importante però che si dia spazio alla capacità di adattamento del cervello, evitando di concentrarsi ossessivamente sul corpo mobile e sulle ombre vaganti da esso proiettate. Bisogna, viceversa, cercare di concentrarsi sull’immagine.
Infine, ruotando gli occhi i corpi mobili potrebbero non dare più fastidio perché talvolta si collocano proprio di fronte alla macula, l’area della retina deputata alla visione centrale; adottando questo semplice accorgimento si può quindi ridurre il fastidio da essi provocato.
Una possibile cura per il trattamento delle miodesopsie, in alcuni casi, potrebbe consistere nella vitreolisi con yag laser. Se i corpi mobili non si localizzano troppo vicino ad altre strutture oculari, il laser può essere in grado di vaporizzarli o romperli in corpi mobili più piccoli, o semplicemente spostarli dall’area visiva centrale. Il trattamento non è molto invasivo, dura circa 20-30 minuti, non provoca dolore. Si tratta comunque di una procedura non del tutto priva di possibili complicanze (cataratta, aumento della pressione oculare, rottura o distacco della retina), ragion per cui la decisione di ricorrere o meno a tale trattamento spetta sempre all’oculista.
L’unica alternativa terapeutica alla vitreolisi laser è la vitrectomia, una procedura chirurgica piuttosto invasiva e che può portare alla comparsa di eventi avversi significativi, pertanto eseguita dai chirurghi solo in casi selezionati.

Rimedi naturali e consigli utili per la cura delle miodesopsie

Per ovviare il problema delle “mosche volanti” ci sono alcuni rimedi naturali, come ad esempio mantenere sempre l’organismo ben idratato. In tal senso, quindi, è importante bere molta acqua (almeno due litri al giorno) soprattutto nei mesi più caldi. Si consiglia, inoltre, di condurre una vita sana e di seguire un’alimentazione ricca di frutta e verdura per integrare l’eventuale carenza di sali minerali, che vengono persi soprattutto con il sudore. Infine, possono essere utili integratori alimentari ricchi di vitamine e sali minerali, che spesso vengono prescritti dall’oculista. Altro piccolo consiglio da seguire, potrebbe essere quello di indossare occhiali con lenti scure quando si sta all’aperto e la giornata è molto luminosa, in modo da filtrare i raggi solari e mitigare l’effetto delle ombre proiettate sulla retina dai corpi mobili.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 17 aprile 2009. Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2021.

Ultima revisione scientifica: 10 maggio 2021.

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Cheratiti

I tuoi occhi

Malattie oculari

Cheratiti: cause, sintomi, trattamento, consigli utili.

cheratiti

Che cos’è la cheratite?

La cheratite è una malattia dell’occhio, caratterizzata
dall’infiammazione della cornea, struttura che costituisce la parte anteriore del bulbo. Le caratteristiche principali della cornea sono: la specularità, l’avascolarità, la trasparenza.

Quali cause ha?

La cheratite può essere causata da vari fattori:

  • infettivi (batteri, virus, protozoi, funghi);
  • agenti fisici (ad esempio i raggi ultravioletti);
  • malattie sistemiche (artrite reumatoide).

Quali sono i sintomi e i segni della cheratite?

occhio rosso
In presenza di una cheratite i sintomi più frequenti sono: dolore, occhi che lacrimano, intolleranza alla luce (fotofobia), secrezione mucosa o purulenta, riduzione del visus.

All’esame alla lampada a fessura i segni che l’oculista può riscontrare sono i seguenti: iperemia congiuntivale (occhio rosso), chemosi, gonfiore palpebrale. A livello corneale si può evidenziare la presenza di edema (eccesso di contenuto acquoso all’interno della cornea), piccole erosioni superficiali (a livello dell’epitelio), opacità disseminate all’interno della cornea (infiltrati stromali) e, a volte, torbidità dell’umore acqueo (reazione infiammatoria in camera anteriore).

Quali forme di cheratite infettiva esistono?

Le cheratiti infettive sono sicuramente quelle più comuni, vediamo di analizzarle più nel dettaglio in base all’agente eziologico che le provoca.

Cheratiti batteriche

Le infezioni batteriche corneali possono essere provocate da uno svariato numero di microrganismi Gram positivi e Gram negativi. Gli agenti maggiormente coinvolti nello sviluppo di una cheratite batterica sono lo Staphilococcus aureus e lo Pseudomonas Aeruginosa. Qualsiasi infezione corneale necessita di un pronto intervento e di una rapida diagnosi, ciò per fare in modo che i sintomi citati in precedenza non evolvano in situazioni più serie e pericolose. Si possono sviluppare infatti delle vere e proprie ulcere corneali che provocano dolore agli occhi associato, talvolta, a mal di testa. In caso di infezione con Staphilococcus aureus le ulcere di solito sono rotonde o di forma ovalare e tendono a rimanere circoscritte, con bordi ben evidenziabili, ma possono espandersi in profondità portando alla formazione di ipopion (raccolta in camera anteriore di materiale biancastro costituito da fibrina e neutrofili). L’ulcera da Pseudomonas insorge piuttosto rapidamente ed altrettanto velocemente si ingrandisce. È presente di solito edema corneale, secrezione muco-purulenta, ipopion.

In ogni caso per impostare una cura mirata ed efficace, si può ricorrere agli esami di laboratorio per identificare con precisione l’agente infettante.

Cheratiti virali

I virus maggiormente coinvolti nel determinare lo sviluppo di una cheratite sono il virus Herpes Simplex (HSV), il virus Herpes Zoster e l’Adenovirus.

Il paziente con infezione da herpes simplex presenta di solito gli occhi molto arrossati, capillari dilatati (alcuni si rivolgono all’oculista dicendo di avere sangue nell’occhio), lieve edema corneale e infiltrati subepiteliali, con formazione in seguito di una caratteristica ulcera dendritica (cheratocongiuntivite erpetica).

Simili sono le manifestazioni oculari anche in caso di infezione da parte del virus herpes zoster. Tale virus può riattivarsi dopo periodi di latenza e migrare attraverso un nervo sensoriale. In questi casi sono presenti anche sintomi a livello sistemico quali: mal di testa, malessere e febbre, seguiti a distanza di alcuni giorni da iperemia cutanea con eruzioni vescicolari lungo il decorso del nervo interessato.

Gli Adenovirus, che sono coinvolti nella maggior parte delle infezioni virali che si sviluppano a carico delle vie respiratorie (faringiti, raffreddori, tonsilliti, ecc.), possono determinare a loro volta infezioni della congiuntiva e della cornea (cheratocongiuntiviti). Il paziente che ha un’infezione da Adenovirus presenta quindi di solito i classici sintomi influenzali (febbre, raffreddore, ingrossamento dei linfonodi pre auricolari, malessere generale, vomito), ed in più i sintomi della cheratocongiuntivite virale: iperemia congiuntivale, occhio gonfio e che lacrima, infiltrati corneali sottoepiteliali, che possono localizzarsi nella parte centrale o periferica della cornea, e variare per numero e densità. Questi infiltrati sembra si formino a seguito di una reazione immunitaria nei confronti del virus, possono persistere per diverso tempo e purtroppo spesso incidono in maniera negativa sul visus del paziente.

Come possono evolvere?

Le cheratiti, se non curate, possono compromettere la trasparenza della cornea, indispensabile alla corretta visione. Possono essere complicate da perdita di tessuto, che assume la forma di un cratere (l’ulcera corneale, con rischio di perforazione); l’ulcera può evolvere in cicatrici che, se centrali, compromettono la visione. Questa condizione ha come terapia il trapianto di cornea o l’impiego di laser ad eccimeri se l’opacità è confinata nello stroma anteriore.

Quali sono le terapie?

Le terapie dipendono dalla causa che ha provocato la cheratite. In generale la terapia ha tre obiettivi principali:

  • Controllo dell’infezione
  • Controllo dell’infiammazione
  • Favorire la crescita dell’epitelio (riepitelizzazione).

L’infezione è controllata con farmaci antibiotici, sia per via topica (colliri) che per via orale, in caso di cheratite batterica. L’uso di antinfiammatori steroidei – utilizzati per ridurre o eliminare le cicatrici –, quando improprio, può favorire la formazione di ulcere e sono assolutamente controindicati in caso di infezione provocata dal virus dell’herpes. Infatti per la cheratite virale di natura erpetica la terapia è basata sull’uso di colliri o unguenti

antivirali ad applicazione topica (nei casi più gravi si può procedere anche alla somministrazione per via orale), farmaci analgesici e antinfiammatori per ridurre il dolore, colliri a base antibiotica per ridurre il rischio di una sovrainfezione batterica. I farmaci devono essere usati solo dopo la prescrizione di un medico oculista. La riepitelizzazione avviene utilizzando dei lubrificanti, con la temporanea chiusura della palpebra e/o applicazione di lenti a contatto terapeutiche.

Da pochi anni è disponibile anche in Italia un protocollo terapeutico che prevede il trattamento della cornea con staminali. Nel caso specifico di cheratiti che hanno danneggiato la superficie oculare, sono trattabili gli effetti avversi delle cheratiti infettive da batteri, miceti, Acanthamoeba, oltre a quelle di origine autoimmune (“cheratiti
immununitarie”).

Inoltre c’è anche la possibilità di ricorrere all’impiego della membrana amniotica che può favorire il ripristino dell’integrità e della trasparenza corneale.

Infine si potrebbe anche utilizzare un collirio a base di NGF (Nerve Growth Factor) quando si è affetti da cheratite neurotrofica, sempre dietro prescrizione di un oculista.

Quali sono le persone più a rischio?

  • I portatori di lenti a contatto devono prestare massima attenzione alla manutenzione delle lenti; i liquidi di conservazione delle lenti possono essere infetti e, quindi, veicolare l’infezione nell’occhio mediante la lente a contatto (in caso di cheratite o forte congiuntivite l’analisi del liquido e del recipiente delle lenti a contatto può dare al medico informazioni sull’agente infettante e, una volta esaminato, vanno eliminati lenti, liquidi e contenitori). Particolare attenzione va riservata alla cheratite da Acanthamoeba. Si tratta di un agente infettante molto resistente, un protozoo che può trovarsi nelle acque di piscine, fiumi, laghi. L’uomo è altamente resistente, ma basta una minima lesione dell’epitelio corneale per sviluppare una cheratite di questo tipo. Per questo motivo i portatori di lenti a contatto sono particolarmente a rischio, perché la lente può provocare le lesioni microscopiche; questa cheratite è caratterizzata da un forte dolore agli occhi e da un annebbiamento visivo. È estremamente pericolosa e l’infezione può interessare anche il bulbo oculare.
  • Pazienti affetti da Herpes zoster, in particolare quelli che hanno lesioni sulla punta del naso, possono andare incontro ad un interessamento corneale.
  • Pazienti con sindrome dell’occhio secco possono contrarre cheratiti, in quanto presentano spesso erosioni dell’epitelio (prima difesa contro le infezioni).
  • Tutti coloro che guardano senza protezione Fonti di ultravioletti (lampade UVA, saldatrici ed esposizione diretta alla luce del sole) possono anche sviluppare
    la cheratite attinica, caratterizzata da appannamento visivo e dolore che di solito aumenta di notte.

Quali sono le cheratiti più pericolose?

La cheratite da Acanthamoeba sopra descritta è tra le più pericolose, soprattutto se la diagnosi e la terapia specifica non fossero tempestive. Le cheratiti da funghi, molto rare, possono avere effetti devastanti e possono facilmente penetrare nella camera anteriore (che si trova dietro la superficie esterna del bulbo oculare). In questi casi gli antinfiammatori di tipo steroideo possono favorire la progressione dell’infezione.
La cheratite da Candida si sviluppa spesso in associazione con altre cheratiti o in pazienti con un sistema immunitario depresso.

Consigli utili per la prevenzione delle cheratiti

Ci sono una serie di consigli che possono essere utili per prevenire la cheratite:

  • lavare correttamente le mani prima di indossare o rimuovere le lenti a contatto;
  • utilizzare preferibilmente lenti a contatto giornaliere, piuttosto che le quindicinali o mensili;
  • non indossare le lenti a contatto al mare, in piscina, sotto la doccia;
  • non dormire con le lenti a contatto;
  • indossare occhiali da sole con appositi filtri UV;
  • utilizzare gli occhialini protettivi quando si fanno lampade o lettini solari;
  • in presenza di herpes labiale evitare di toccare la bocca e poi gli occhi;
  • in caso di occhio secco, tenere gli occhi sempre ben lubrificati in modo da ridurre il rischio di microlesioni che possano favorire infezioni.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 12 febbraio 2008. Ultimo aggiornamento: 4 maggio 2021.

Ultima revisione scientifica: 4 Maggio 2021.

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Congiuntivite

I tuoi occhi

Malattie oculari

Congiuntivite: cause, sintomi, cure e consigli utili.

congiuntivite

Cos’è la congiuntivite?

È un’infiammazione della congiuntiva, la membrana trasparente che ricopre la parte bianca dell’occhio (la sclera) e la superficie interna delle palpebre. È una delle malattie dell’occhio più comuni. Può manifestarsi in forma acuta o cronica.

Quali cause ha?

Le cause della congiuntivite possono essere varie, ma le più frequenti sono le seguenti:

  1. infezioni oculari (dovute a batteri, virus, funghi o parassiti);
  2. allergie (vedi la scheda informativa sull’allergia congiuntivale);
  3. sostanze chimiche (cosmetici, farmaci, fattori ambientali);
  4. agenti fisici di varia natura (tra cui l’esposizione eccessiva al sole e ad altre radiazioni).

Quali sono i sintomi della congiuntivite?

 Occhio o occhi che lacrimano, arrossati, con bruciore, dolore o fastidio. A volte, allo specchio si possono vedere i capillari dilatati e sembra che ci sia sangue nell’occhio.  Altri sintomi della congiuntivite sono palpebra gonfia e rossa, sensazione di sabbia negli occhi (sensazione di corpo estraneo), secrezione (gli occhi tendono ad “appiccicarsi”) e fotofobia.

Quali sono i segni della congiuntivite?

I segni più frequenti della congiuntivite sono:

  1. iperemia congiuntivale (il cosiddetto occhio rosso);
  2. edema congiuntivale (rigonfiamento più o meno accentuato della mucosa congiuntivale);
  3. follicoli:aggregati linfocitari macroscopicamente visibili, di forma conica, rappresentano una reazione congiuntivale ad uno stimolo irritativo (insieme ad altri segni sono caratteristici della congiuntivite follicolare);
  4. papille: strutture poligonali rilevate sulla superficie congiuntivale, si sviluppano essenzialmente a livello della congiuntiva palpebrale superiore, di quella inferiore e al limbus corneale;
  5. pseudomembrane e membrane;
  6. secrezione: può essere acquosa, mucosa, schiumosa o purulenta e fornire informazioni importanti riguardo l’agente eziologico della congiuntivite;
  7. piccole emorragie congiuntivali bulbari o tarsali (in particolar modo nelle forme virali).

Quali forme di congiuntivite infettiva esistono?

La congiuntivite batterica è la forma più comune, di cui esistono quattro tipologie principali: la congiuntivite batterica catarrale, quella purulenta, la forma membranosa e quella pseudomembranosa. Ogni forma di congiuntivite batterica ha i suoi sintomi particolari.

Esaminiamole più nel dettaglio:

  • Congiuntivite catarrale: è caratterizzata da abbondante secrezione mucopurulenta o catarrale, è molto contagiosa, talora assume carattere epidemico e spesso coinvolge prima un occhio e poi l’altro. Dà senso di corpo estraneo e fotofobia molto marcata. È caratterizzata da un arrossamento prima della congiuntiva tarsale poi di quella bulbare che diviene edematosa, si possono presentare emorragie multiple sottocongiuntivali (di tipo petecchiale) specialmente sotto la palpebra superiore. [1]
  • Congiuntivite purulenta: è un processo infiammatorio acuto, di notevole gravità, caratterizzato da irritazione, edema palpebrale importante, occhi rossi e abbondante secrezione purulenta. È possibile anche un coinvolgimento della cornea. Il batterio comunemente responsabile di questo tipo di congiuntivite è la Neisseria gonorrhoeae.
  • Congiuntivite membranosa: è una forma di congiuntivite grave ma rara, caratterizzata dalla presenza delle cosiddette membrane [2]. Queste ultime si staccano con difficoltà, causando il sanguinamento della congiuntiva una volta rimosse. In alcuni casi la patologia si può complicare in una cheratocongiuntivite batterica in cui si ha il coinvolgimento anche della cornea. Tale forma di congiuntivite va sempre distinta da cheratocongiuntiviti da adenovirus, Streptococco beta-emolitico, congiuntiviti gonococciche, da Candida o ustioni chimiche.
  • Congiuntivite pseudomembranosa: in questo caso la congiuntiva tarsale è ricoperta da una membrana di fibrina sottile che si stacca facilmente dalla mucosa sottostante che appare iperemica, talora sanguinante, ma sostanzialmente integra.

La congiuntivite virale è causata principalmente dagli adenovirus, dal virus dell’Herpes Simplex e dall’Enterovirus. Dal punto di vista clinico i virus provocano con maggiore frequenza congiuntiviti di tipo acuto, caratterizzate da iperemia, gonfiore e ipertrofia follicolare. Inoltre, la forma virale della congiuntivite può essere caratterizzata da lieve febbre, tosse, mal di gola e rigonfiamento delle ghiandole linfatiche (ai lati del collo). La secrezione è di tipo sieroso (fluido) e non diviene mai di tipo purulento a meno che non si sovrapponga un’infezione batterica. Nelle congiuntiviti virali il coinvolgimento della cornea è più frequente rispetto a quelle batteriche.

La recente pandemia da Covid-19 ha dimostrato che il virus può infettare l’uomo attraverso la congiuntiva, facendo sviluppare al paziente tra gli altri sintomi ben noti, una vera e propria congiuntivite. I sintomi e i segni della congiuntivite da Coronavirus, sono del tutto simili a quelli di qualsiasi altra infezione virale, per cui non è possibile, attualmente, con una semplice visita oculistica fare una diagnosi precisa. In soggetti con congiuntivite virale, che presentano altri sintomi sistemici riferibili ad infezione da Covid-19, per una conferma diagnostica è necessario eseguire specifici test (tampone nasofaringeo, test sierologico).

Quali forme esistono di congiuntivite allergica ?

In base alla sintomatologia di esordio e alla durata della stessa è possibile fare una prima distinzione tra congiuntiviti allergiche di tipo acuto e congiuntiviti allergiche di tipo cronico.

Nel primo caso i sintomi si presentano in maniera eclatante con prurito molto forte e gonfiore delle palpebre, la regressione dei disturbi però si verifica in un tempo relativamente breve. Nel tipo cronico i sintomi quali prurito, fotofobia, arrossamento oculare, sono meno irruenti e fastidiosi, ma tendono a persistere per lunghi periodi.

Una seconda distinzione va fatta in base alla causa scatenante della congiuntivite allergica e a tal proposito si possono identificare fondamentalmente 4 forme principali:

  • congiuntivite allergica stagionale
  • congiuntivite allergica perenne
  • congiuntivite atopica
  • congiuntivite allergica gigantopapillare

La congiuntivite allergica stagionale è la forma più comune, si presenta in primavera, ma a volte può tendere a diventare cronica. Nella maggior parte dei pazienti che presentano questa congiuntivite è possibile rilevare una positività ai comuni allergeni, in particolare al polline e la simultanea presenza di altri sintomi quali: rinite, asma, eczema. La sintomatologia è caratterizzata da iperemia congiuntivale, lacrimazione abbondante, prurito, edema palpebrale. La cornea non è interessata.
La congiuntivite allergica perenne è un’infiammazione bilaterale della congiuntiva, a carattere cronico. I pazienti infatti manifestano i sintomi durante l’intero arco dell’anno in risposta a diversi allergeni, quali: acari della polvere, pelo di animali, spore fungine.
Il primo sintomo caratteristico di questa congiuntivite è un forte prurito, accompagnato da marcata iperemia della congiuntiva e lacrimazione.

La congiuntivite atopica colpisce solitamente soggetti adulti di sesso maschile ed è associata spesso ad eczema del viso, o delle superfici flessorie degli arti superiori e inferiori. Anche in questo caso è presente iperemia congiuntivale e prurito, c’è inoltre un coinvolgimento della cute palpebrale che appare screpolata, ispessita e ricoperta di piccole croste. Spesso si osserva un interessamento corneale.

La congiuntivite allergica gigantopapillare è caratteristica dei portatori di lenti a contatto o di protesi oculari. La sintomatologia in un primo momento può essere piuttosto sfumata con la presenza di una lieve secrezione mucosa e un leggero prurito. Nelle fasi più avanzate della malattia il prurito e le secrezioni aumentano, macroscopicamente si nota la presenza di papille giganti tarsali, si sviluppa inoltre intolleranza alle lenti a contatto.

La congiuntivite allergica colpisce indicativamente il dieci per cento della popolazione mondiale. E’ stata, tra l’altro, ipotizzata – in particolare nei bambini – una correlazione tra questa patologia e l’elevata concentrazione di particolato in città (soprattutto PM2,5 e PM10); tuttavia, in questo caso si è preferito classificarla come “congiuntivite di origine ignota”.

La congiuntivite nel neonato

Per congiuntivite nel neonato s’intende un’infiammazione congiuntivale insorta nel primo mese di vita. Nella maggior parte dei casi, le cause di una congiuntivite neonatale sono da ricondurre a microrganismi presenti nel canale cervicale al momento del parto. Si possono distinguere le seguenti forme di congiuntivite neonatale:

  • Congiuntiviti chimiche
  • Congiuntiviti da Neisseria Gonorrhoeae
  • Congiuntivi da Clamidia
  • Congiuntiviti da batteri
  • Congiuntiviti da virus

Le congiuntiviti chimiche sono provocate dall’azione di alcuni farmaci (nitrato d’argento e colliri antibiotici) che vengono applicati sulla congiuntiva del neonato al momento della nascita. I sintomi (iperemia, lacrimazione, nelle forme più gravi edema palpebrale) compaiono entro poche ore dopo il parto per poi risolversi nel giro di 24-36 ore.

La congiuntivite gonococcica, provocata da Neisseria Gonorrhoeae, si sviluppa entro 3-4 giorni dalla nascita in forma iperacuta e bilaterale. Il piccolo paziente presenta un marcato edema palpebrale, chemosi congiuntivale e secrezione muco-purulenta. Se non diagnostica e trattata in maniera repentina si possono verificare ulcerazioni corneali che possono compromettere il visus in maniera grave.

La congiuntivite da Clamidia (congiuntivite da inclusi) è la causa più frequente di congiuntivite neonatale, si presenta 5-14 giorni dopo il parto e i sintomi più frequenti sono: iperemia e chemosi congiuntivale, secrezione mucopurulenta, edema palpebrale e formazione di pseudomembrane, frequente il coinvolgimento corneale. Se non trattata, la cicatrizzazione congiuntivale e corneale può portare a cecità.

La congiuntivite di natura batterica è provocata nella maggior parte dei casi da Staphilococcus aureus ed Haemophilus influenzae e in generale batteri Gram-negativi, presenti in ambito ospedaliero. L’infezione si sviluppa di solito verso il quinto giorno dalla nascita con iperemia congiuntivale, edema palpebrale, e segni simili ad altre congiuntiviti. La terapia consiste nella somministrazione di colliri a base antibiotica.

La congiuntivite virale è provocata nella maggior parte dei casi da Herpes Simplex Virus (HSV) e insorge solitamente 6-14 giorni dopo la nascita, può essere mono o bilaterale. Ci può essere un interessamento anche della cornea. Il trattamento si avvale di farmaci antivirali.

La congiuntivite nei bambini

La congiuntivite è una patologia oculare piuttosto diffusa anche tra i bambini. Le principali cause che possono scatenarla sono: le infezioni batteriche, le infezioni virali e le allergie.

Le congiuntiviti batteriche sono facilmente riconoscibili perché oltre ai classici sintomi (rossore oculare, edema palpebrale, chemosi della congiuntiva, fotofobia) sono caratterizzata dalla comparsa di secrezioni dense e appiccicose di colorito giallastro, che spesso impediscono al piccolo (soprattutto la mattina al risveglio) di aprire facilmente gli occhi.

Le congiuntiviti virali (causate di solito da adenovirus o virus influenzali), sono caratterizzate da rossore, fotofobia, scarse secrezioni.

Le congiuntiviti allergiche sono provocate da pollini, polvere, o comunque dal contatto con sostanze a cui il bambino risulta sensibile. Sono caratterizzate da iperemia congiuntivale, lacrimazione più o meno intensa e prurito. Possono essere presenti anche altri sintomi quali rinite allergica e starnuti.

Altre cause di congiuntivite nel bambino possono essere la presenza di corpi estranei o il contatto con sostanze chimiche, in questi casi si potrà parlare di congiuntivite irritativa.

La congiuntivite infettiva è molto contagiosa, la sua trasmissione può avvenire facilmente attraverso il contatto diretto con il bambino o con oggetti con cui ha interagito e che quindi possono essere contaminati. Per evitare la diffusione della malattia negli ambienti frequentati da altri bambini, scuole o asili, è consigliabile tenere il piccolo paziente a casa fino a che non termina la terapia prescritta dall’oculista e non spariscano tutti i sintomi. Generalmente vengono prescritti farmaci sotto forma di colliri o unguenti oftalmici a base di antibiotici, antivirali, cortisonici o antistaminici, a seconda della causa che ha determinato l’insorgenza della congiuntivite.

Per ottenere una guarigione rapida e completa o anche come prevenzione è sempre utile seguire alcuni piccoli consigli:

  • pulire sempre bene le mani quando si instilla il collirio al bambino;
  • rimuovere delicatamente le secrezioni oculari con una garzina sterile imbevuta magari di soluzione fisiologica, in modo da tenere gli occhi più puliti possibile;
  • evitare che il bambino strofini o tocchi gli occhi, soprattutto se ha le mani sporche;
  • se un membro della famiglia è affetto da congiuntivite dovrebbe evitare il contatto diretto con il bambino e non condividere con lui indumenti, asciugamani, lenzuola, ecc.

Ovviamente bisogna sempre seguire in maniera scrupolosa la terapia indicata dall’oculista, però vale la pena ricordare che esistono anche alcuni rimedi o cure naturali che possono in qualche modo alleviare i fastidi del bambino. Utili ad esempio possono risultare gli impacchi fatti con acqua e camomilla o eufrasia, da applicare sulle palpebre un paio di volte al giorno per qualche minuto, la loro azione lenitiva e antinfiammatoria naturale, può essere particolarmente d’aiuto in caso di lievi irritazioni oculari o gonfiore palpebrale.

Cos’è la congiuntivite attinica?

Si tratta di una forma provocata dai raggi solari o da altre forme di radiazione. L’infiammazione di solito non interessa solo la congiuntiva ma si estende anche a livello della cornea (cheratocongiuntivite). Per evitare di contrarla è importante utilizzare occhiali con filtri per i raggi ultravioletti. La congiuntivite attinica è più frequente al mare, sulla neve e dopo l’esposizione a lampade abbronzanti: per questa ragione in tutti questi casi è fondamentale proteggere gli occhi adeguatamente con occhiali scuri a norma di legge o apposite mascherine. In caso di congiuntivite bisogna sempre evitare di andare al mare o in piscina (soprattutto nelle forme acute).

Si possono usare le lenti a contatto se si ha una congiuntivite?

In caso di congiuntivite non si devono usare le lenti a contatto, almeno fino a quando non si è guariti completamente. Nel caso in cui si fosse affetti da congiuntivite infettiva è fondamentale buttare le vecchie lenti, il contenitore che si è utilizzato e il relativo liquido di conservazione (oltre a cambiare federe ed asciugamani). Nel caso in cui non lo si facesse, vi sarebbe infatti il fondato rischio di infettarsi nuovamente.

Qual è la terapia?

congiuntivite allergica
La cura della congiuntivite varia a seconda del tipo e prevede una terapia diversa. Generalmente si ricorre a colliri (terapie topiche) e, più raramente, a medicinali assunti per bocca (via sistemica).

In caso di congiuntivite batterica la terapia è a base di colliri antibiotici; nel caso, invece, di congiuntivite allergica si ricorre a colliri antistaminici e cortisonici, che possono essere associati all’utilizzo di lacrime artificiali e, talvolta, agli antistaminici per bocca. Nella congiuntivite virale in alcuni casi, oltre ad una terapia con colliri antinfiammatori e lubrificanti, può essere prescritta dall’oculista una copertura con colliri antibiotici (per prevenire le sovrainfezioni batteriche) e unguenti o colliri antivirali. È importante, comunque, che l’oculista formuli una diagnosi esatta.

In genere la congiuntivite è una malattia di breve durata, tuttavia i sintomi possono permanere per un tempo più o meno prolungato in base alla causa che l’ha determinata, alla tempestività della diagnosi ed all’efficacia del trattamento. Una congiuntivite batterica di solito passa nel giro di 7-10 giorni, un’infezione di natura virale dura più a lungo (i sintomi possono persistere anche per un paio di settimane, ammesso che non ci sia un coinvolgimento corneale, perché in tal caso il processo di guarigione normalmente necessita di ancora più tempo).

In caso di congiuntivite resistente o recidivante può risultare utile, dopo aver sospeso per qualche tempo qualsiasi trattamento farmacologico, eseguire un tampone congiuntivale per ricercare l’agente specifico responsabile dell’infezione ed impostare quindi una terapia mirata.

Fake News sulle congiuntiviti

Ricordate che non esistono rimedi naturali per le congiuntiviti batteriche. Anzi, il loro decorso senza farmaci può portare a delle complicazioni.

Esistono, però, dei rimedi naturali per le congiuntiviti (come ad esempio gli impacchi di camomilla) che pur non essendo delle cure, possono essere utili per lenire alcuni fastidi.

 

Consigli utili per gestire e prevenire le congiuntiviti

Di seguito un breve elenco di consigli che possono risultare utili per una gestione ottimale della congiuntivite:

  • lavare spesso le mani;
  • evitare di toccare l’occhio sano dopo aver toccato quello infetto;
  • cambiare con una certa frequenza gli asciugamani e le federe del cuscino;
  • quando si instilla il collirio evitare di toccare/sfiorare l’occhio con il beccuccio (altrimenti si rischia di infettare il contenitore);
  • non usare le lenti a contatto per l’intera durata dei sintomi;
  • proteggere gli occhi indossando occhiali dotati di appositi filtri UV;
  • non utilizzare il make-up fino a guarigione completa;
  • come rimedio naturale per alleviare il fastidio della congiuntivite può essere utile fare degli impacchi con la camomilla;
  • evitare ambienti fumosi e polverosi.

Leggi anche: Riconoscere le allergie oculari; Congiuntivite virale causata da una proteina

[1I batteri più frequentemente responsabili sono lo Streptococcus pneumoniae e l’Haemophilus influenzae. Altro agente responsabile può essere lo Staphilococcus aureus.

[2secrezioni addensate che formano un sottile strato translucente di color bianco grigiastro, costituito da un trasudato ricco di proteine e di fibrina fuoriuscito dai vasi congiuntivali danneggiati, coagulato sulla superficie congiuntivale

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Rivista (archivio) 2021

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Rivista (archivio)

Ottobre-Dicembre 2021
Ottobre-Dicembre 2021

“Oftalmologia Sociale” è una rivista di sanità pubblica, la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus.

In questo numero viene descritta la città a misura di ipovedenti, uno speciale sulla Giornata Mondiale della Vista e un approfondimento sulla riabilitazione visiva post- Covid.

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Luglio-Settembre 2021
Luglio-Settembre 2021

“Oftalmologia Sociale” è una rivista di sanità pubblica, la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus.


In questo numero l’esperienza del Polo Nazionale Ipovisione nella teleriabilitazione, il riscatto dell’ipovisione, uno speciale sulla demoticosi oculare.

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Aprile-Giugno 2021
Aprile-Giugno 2021

“Oftalmologia Sociale” è una rivista di sanità pubblica, la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus.

 

In questo numero l’inchiesta per dimostrare la propria cecità in tribunale, uno speciale pediatria e prevenzione, gonioscopia: quando e come effettuare l’esame. 

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Gennaio-Marzo 2021
Gennaio-Marzo 2021

“Oftalmologia Sociale” è una rivista di sanità pubblica, la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus.

 

In questo numero: la tecnologia al servizio delle disabilità visive, la microperimetria come nuova frontiera nella riabilitazione visiva, come prevenire il glaucoma in tempo. 

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Allergia congiuntivale

I tuoi occhi

Malattie oculari

Allergia congiuntivale: sintomi, cure, consigli utili.

congiuntivite

Che cos’è?

Si tratta di un’infiammazione della congiuntiva (membrana mucosa che riveste la parte bianca dell’occhio e la superficie interna delle palpebre), causata da sensibilità eccessiva a sostanze estranee. Esistono varie forme cliniche: congiuntivite allergica stagionale, perenne, atopica e giganto-papillare (vedi scheda sulla congiuntivite). Tutte le forme allergiche mostrano un certo grado di infiammazione e tendono a ripresentarsi in forma più o meno accentuata a seconda dei periodi dell’anno.

Quali sono i sintomi?

Il prurito è il sintomo più comune e importante: può durare da pochi secondi ad alcune ore ed è sicuramente fonte di grosso disagio ed insofferenza da parte del paziente. Inoltre si osserva gonfiore palpebrale, lacrimazione abbondante, bruciore e arrossamento oculare. Spesso sono colpite persone che hanno già tipiche manifestazioni allergiche: rinite stagionale, febbre da fieno, asma bronchiale, orticaria, dermatite atopica e intolleranza a cibi o bevande.

Come viene fatta la diagnosi?

La diagnosi viene fatta dall’oculista, che esamina gli occhi con la lampada a fessura per verificare la presenza di eventuali segni di allergie (come la dilatazione dei vasi sanguigni sulla superficie oculare). I segni obiettivi più caratteristici sono l’arrossamento della congiuntiva (iperemia congiuntivale), la presenza di papille ipertrofiche nella congiuntiva tarsale, una secrezione filamentosa e viscosa.

Quant’è comune?

Secondo uno studio scientifico le allergie oculari colpiscono la popolazione in misura compresa tra il 6% e il 30%. L’allergia congiuntivale può essere acuta o cronica e, dal 30 al 70% dei casi, è associata alla rinite allergica. [1] [2]

Si può trattare?

allergia congiuntivale
Sì, si può trattare con risultati variabili. Tuttavia il carattere individuale allergico permane per tutta la vita. Comunque il trattamento consiste generalmente – laddove possibile – nella rimozione dell’allergene responsabile (o nell’evitarlo nella massima misura a scopo preventivo, ad esempio non andando in campagna in certi periodi dell’anno) e nell’uso topico di farmaci (colliri) corticosteroidi, decongestionanti e antistaminici, stabilizzatori dei mastociti [3], farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e, almeno di supporto, lacrime artificiali [4]. L’immunoterapia specifica prevede la somministrazione di dosi crescenti di uno o più allergeni allo scopo di indurre una relativa tolleranza e, quindi, desensibilizzare le persone allergiche. Si tenga però conto che la forma cronica è più difficilmente trattabile.

Quali sono i consigli utili sul piano dello stile di vita?

Sicuramente per l’allergico è opportuno:

  1. sottoporsi a prove allergometriche per capire quali siano gli agenti responsabili dell’allergia ed agire di conseguenza, riducendo o evitando del tutto il contatto con l’allergene responsabile. Spesso, infatti, non si è in grado di distinguere da soli quale possa essere la reale causa della congiuntivite allergica. Chi è allergico può avere dei sospetti, ma unicamente i risultati dei test allergometrici possono dare una risposta precisa (tra l’altro esistono non solo i test cutanei, o prick-test, ma anche i test basati su un prelievo di sangue);
  2. evitare gli ambienti dove gli allergeni sono maggiormente presenti (ad esempio evitare di andare in campagna in primavera, non frequentare aree urbane ad alto tasso di smog né recarsi in luoghi molto polverosi);
  3. dopo il parere del medico ricorrere all’eventuale desensibilizzazione specifica, un “vaccino” la cui somministrazione non va però iniziata in periodi di fase acuta e va cominciata il più precocemente possibile;
  4. ricorso a eventuali antistaminici per via orale e instillazione di colliri specifici (sempre antistaminici) e/o colliri corticosteroidi (derivati del cortisone), che possono contribuire a ridurre i sintomi delle congiuntiviti allergiche, come prurito intenso, arrossamento marcato e gonfiore. Tutti i farmaci devono essere prescritti dal medico.

Col bambino allergico come bisogna comportarsi?

congiuntivite rimedi
Oltre ai consigli validi per tutti gli allergici, bisogna evitare che il bambino si tocchi gli occhi con le mani sporche anche se avverte un forte prurito (si prevengono così infezioni o piccoli traumi alla cornea), proteggerlo dai raggi solari soprattutto durante la stagione estiva (con l’utilizzo di occhiali dotati di appositi filtri a norma di legge) onde ridurre i disturbi indotti dalla fotofobia (che, in caso di congiuntivite allergica in fase acuta, può essere anche molto marcata). Curare, inoltre, nei minimi particolari la sua alimentazione, in modo da garantire sempre un corretto apporto nutrizionale, evitando però i cibi a cui risulta eventualmente intollerante che, a lungo andare, potrebbero portare a un sensibile peggioramento della sintomatologia allergica. Al bambino allergico, infine, va evitato rigorosamente il contatto col fumo di tabacco. Il fumo passivo in gravidanza, durante l’allattamento e negli ambienti chiusi favorisce infatti la comparsa dell’allergia nel bambino a rischio. Il fumo attivo negli adolescenti favorisce anche l’asma.

Che accorgimenti si possono prendere in casa?

Per contrastare la sensibilizzazione che provocano sostanze presenti negli ambienti interni (come acari della polvere, dermatofagoidi, peli di gatto, ecc.) bisogna prestare particolare attenzione agli ambienti domestici. Nello specifico la camera da letto deve essere ben arieggiata e sgombra da arredi difficilmente lavabili che favoriscono l’accumulo di polvere (tendaggi, tappeti, moquette), terreno favorevole alla riproduzione degli acari e al deposito di peli di eventuali animali domestici. In casa è, inoltre, utile mantenere chiuse le finestre della camera da letto nei periodi di massima presenza di pollini nell’aria (nelle giornate ventose e ordinariamente la mattina tra le 5 e le 10). Se è possibile è opportuno utilizzare condizionatori dotati di filtri antipolline (che vanno però regolarmente sostituiti) così come aspirapolveri per gli allergici (maggiormente filtranti).

All’esterno come ci si deve comportare?

Per l’allergico ai pollini va consultato il calendario pollinico che indica i periodi dell’anno a rischio. In questi periodi si dovranno attuare preventivi provvedimenti comportamentali (uso di eventuali mascherine, occhiali scuri, ecc.) e farmacologici (colliri, antistaminici per bocca, spray nasali) che permettano di vivere all’aria aperta senza incorrere nei fastidiosi disturbi a occhi, naso e bronchi.

Per limitare l’infiammazione, in caso di congiuntivite allergica può essere il caso di indossare occhiali da sole aderenti al viso e indossare una mascherina a copertura del naso quando si va in bicicletta o in motorino (meglio se ai carboni attivi). In auto è utile tenere chiusi i finestrini ed utilizzare eventuali condizionatori con filtri anti-polline. Ulteriori accorgimenti da adottare sono: evitare prati e zone in cui si sta tagliando l’erba; limitare le gite in campagna nel periodo dell’impollinazione; preferire, per le vacanze, rispetto alla collina o al lago, località marine e in alta montagna (oltre i 1550 metri).

L’esposizione solare può infiammare maggiormente gli occhi se si soffre di congiuntive allergica?

Sì. Nelle persone allergiche e, tra queste, quelle affette da congiuntivite, l’esposizione ai raggi solari viene ritenuta un fattore scatenante dell’accesso acuto della malattia. Alla congiuntivite spesso si associa una rinite irrefrenabile. Già in condizioni di moderata esposizione solare questi individui soffrono di fotofobia e capiscono che, per evitare questo fastidioso sintomo, sono obbligati ad usare costantemente, di giorno e all’aperto, gli occhiali da sole.

Leggi anche: Congiuntivite;

[1Considerando solo le persone con congiuntivite allergica.

[2Thong BY, “Allergic conjunctivitis in Asia”, Asia Pac Allergy. 2017 Apr;7(2):57-64. doi: 10.5415/apallergy.2017.7.2.57. Epub 2017 Apr 12

[3Il disodiocromoglicato è il più impiegato in primo luogo, mentre in secondo luogo lodoxamide e acido spaglumico; elevata efficacia profilattica nelle forme ricorrenti stagionali se la somministrazione inizia almeno 3-4 settimane prima dell’inizio previsto della sintomatologia.

[4Che possono contribuire a rimuovere gli allergeni che si accumulano a livello congiuntivale.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
Leggi le condizioni generali di consultazione di questo sito

Pagina pubblicata il 26 aprile  2021. Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2021.

Ultima revisione scientifica: 16 aprile 2021.

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Malattie delle palpebre

I tuoi occhi

Malattie oculari

Malattie delle palpebre: sintomi, cause e rimedi

 

Cosa sono le palpebre ?

Sono spesse membrane muscolo-fibrose in grado di ricoprire completamente la parte anteriore del bulbo oculare. Esse sono in numero di due per lato, una superiore ed una inferiore. La palpebra superiore è più sviluppata e più mobile di quella inferiore. Ciascuna palpebra presenta due facce: quella anteriore cutanea e quella posteriore congiuntivale. Al margine libero le palpebre sono provviste di ciglia, ghiandole sebacee e sudoripare.

A cosa servono ?

Le palpebre sono fondamentali per proteggere l’occhio da traumi di varia natura, corpi estranei, abbagliamento, ecc. La loro funzione è determinante per la salute della cornea: sbattendole frequentemente (ammiccamento) si ha la distribuzione continua del film lacrimale sulla superficie oculare; quando ciò non avviene la cornea può andare incontro a danni, ad esempio a cheratiti ulcerose.

SINTOMI

Il sintomo più comune che può comparire in presenza di svariate patologie palpebrali è il gonfiore. Tale disturbo può interessare allo stesso tempo entrambe le palpebre, oppure presentarsi in maniera selettiva a livello della palpebra superiore o di quella inferiore.
Nella maggior parte dei casi le malattie palpebrali ovviamente non si manifestano solo con la presenza di gonfiore, ma con tutta una serie di sintomi, che vanno accuratamente individuati ed analizzati dall’oculista durante la visita, per riuscire a formulare una diagnosi precisa. I sintomi più frequenti che si sviluppano in presenza di patologie delle palpebre sono:

  • Dolore
  • Rossore
  • Prurito
  • Iperemia congiuntivale
  • Bruciore (spesso accompagnato da sensazione di corpo estraneo)
  • Lacrimazione abbondante
  • Secrezione muco-purulenta e formazione di crosticine sul bordo delle palpebre
  • Palpebra secca e con presenza di squame
  • Caduta delle ciglia.

CAUSE

Le cause che possono portare a sviluppare i sintomi citati in precedenza sono molteplici: infezioni/infiammazioni oculari (congiuntivite, blefarite, orzaiolo, calazio, herpes simplex e zoster), irritazioni, lesioni oculari, traumi, punture d’insetto, reazioni allergiche.

DERMATITE PALPEBRALE

A proposito di reazioni allergiche, un processo infiammatorio di comune riscontro e basato su una reazione del soggetto a determinati allergeni è la dermatite palpebrale. Si tratta di una problematica che di solito si presenta in soggetti che manifestano una reattività ad alcuni agenti ambientali: pollini, acari delle polveri domestiche, peli e forfore degli animali.

Anche il contatto diretto con particolari sostanze può provocare la reazione infiammatoria tipica della dermatite palpebrale. A tale proposito vale la pena ricordare: profumi, shampoo e saponi, prodotti per il make-up (molti di questi contenenti Nichel).

I sintomi della dermatite alle palpebre più frequenti sono: prurito intenso, bruciore, lacrimazione, gonfiore (di solito maggiormente evidente a livello della palpebra superiore rispetto a quella inferiore), raggrinzimento e desquamazione della cute.

Si può avere anche la comparsa di una vera e propria eruzione cutanea caratterizzata dalla presenza di vescicole e croste che dalle palpebre possono estendersi anche alla zona di cute adiacente l’occhio. La diagnosi viene effettuata dall’oculista durante la visita attraverso un’attenta ispezione delle palpebre, per determinare poi l’allergene responsabile della reazione occorre eseguire specifici esami allergologici. Il trattamento prescritto dall’oculista consiste di solito nell’applicazione di una pomata a base cortisonica per alcuni giorni ed eventualmente nell’assunzione di antistaminici per via orale.

TRATTAMENTO DELLE PATOLOGIE PALPEBRALI

Il trattamento da mettere in atto è sempre mirato ad agire sulla causa che ha determinato la patologia palpebrale. In caso di una semplice irritazione oculare accompagnata da gonfiore delle palpebre, può risultare utile l’applicazione di un impacco freddo e/o l’instillazione di lacrime artificiali. In presenza invece di un processo infettivo, l’oculista potrà prescrivere dei colliri antibiotici o antivirali. Se l’infiammazione palpebrale è di natura allergica, si dovrà procedere (sempre dietro prescrizione dell’oculista) all’assunzione di colliri cortisonici e antistaminici.

Per una completa guarigione si consiglia di non interrompere la terapia autonomamente (anche se i sintomi sembrano essere in via di regressione), di seguire sempre delle corrette norme di igiene oculo-palpebrale, di evitare l’utilizzo delle lenti a contatto e il make-up per l’intera durata del trattamento o comunque secondo le indicazioni del proprio oculista.

QUALI ALTRI PROCESSI PATOLOGICI POSSONO COLPIRE LE PALPEBRE?

Si possono avere delle anomalie di forma, di posizione o di alterazione del movimento.

ENTROPION:

le palpebre si rivoltano verso l’interno: si verifica l’introflessione del bordo libero palpebrale.

palpebre

Le ciglia, in questa condizione, si vengono a trovare a contatto col bulbo oculare e lo graffiano. Il sintomo principale avvertito dal paziente è un’intensa sensazione di corpo estraneo e il danno anatomico si sviluppa principalmente a livello della cornea con la formazione di lesioni che si possono spesso trasformare in ulcere; è ciò che può avvenire, ad esempio, se si è colpiti da tracoma, una malattia oculare che affligge i Paesi in via di sviluppo.

Cause Entropion: alterazioni muscolari, senescenza, esiti cicatriziali, blefarospasmo. Con quest’ultimo termine si intende una contrazione involontaria e ripetitiva del muscolo orbicolare (muscolo a forma di anello che si dispone intorno alla rima palpebrale).

Terapia Entropion: l’entropion può essere temporaneo o definitivo, congenito o acquisito. In caso di entropion definitivo la terapia è chirurgica; per quello temporaneo, invece, si possono applicare dei cerotti che tendono la palpebra, riportando il margine ciliare nella sua posizione naturale. Di fondamentale importanza è la salute corneale: l’ammiccamento comporta un continuo sfregamento sulla superficie oculare delle ciglia in posizione anomala; tale sfregamento provoca ferite corneali che vanno tempestivamente trattate prima che diventino vere e proprie ulcere. La cornea, in questi casi, può essere protetta con una lente a contatto, con l’utilizzo di colliri o pomate a base antibiotica, o di prodotti ad azione riepitelizzante (in modo da accelerare il processo di guarigione dei piccoli graffi sulla superficie oculare). Lo stato corneale influisce sulle scelte e i tempi terapeutici ma, in caso di danni importanti alla cornea, l’intervento chirurgico deve avvenire il prima possibile.
Più complessa è la terapia del blefarospasmo: ciò che dà maggiori risultati è, ad oggi, l’infiltrazione della tossina botulinica, mediante un ago sottilissimo, nelle palpebre e attorno ad esse. I risultati non sono definitivi, ma durano 2-4 mesi. La risposta a questo tipo di terapia non è omogenea e presenta, comunque, possibili effetti collaterali.

ECTROPION:

condizione in cui il margine palpebrale è rivolto verso l’esterno. Tale affezione può riguardare entrambe le palpebre (superiore ed inferiore), ma quella inferiore è maggiormente colpita. È un’alterazione che comporta modificazioni sia statiche che dinamiche.

Naturalmente l’ectropion può manifestarsi in modi diversi: si va da una forma più lieve, in cui si verifica un leggero allontanamento della palpebra dal bulbo oculare, ad una più grave, in cui si ha una completa eversione della palpebra (con conseguente esposizione della congiuntiva fino al fornice). In questo caso la congiuntiva – per la continua esposizione – va incontro a modificazioni iperplastiche che favoriscono il mantenimento della posizione errata. Quando l’ectropion è in fase avanzata è presente una lacrimazione continua (epifora); asciugandosi costantemente le lacrime, si compiono degli sfregamenti ripetuti sulla zona palpebrale e così facendo si complica ulteriormente la situazione per il formarsi, a volte, di vere e proprie lesioni cutanee.
In caso di processi infiammatori cronici, si può arrivare a fenomeni di retrazione dei tessuti per la formazione di cicatrici, fenomeno questo che aggrava ulteriormente l’ectropion.

Si possono distinguere diverse forme di ectropion palpebrale:

  1. una forma atonica dovuta alla perdita della tonicità del muscolo orbicolare; in questo caso si avrà la caduta e la progressiva retrazione del margine palpebrale;
  2. la forma spastica è, invece, dovuta a una contrazione di una parte del muscolo orbicolare; tale contrazione parziale determina l’ectropion. Questi casi sono tipici delle persone anziane o di pazienti giovani affetti da processi infiammatori corneali o congiuntivali;
  3. la forma paralitica è la conseguenza di una paresi del nervo facciale; il muscolo orbicolare, da esso innervato, perde la sua funzione tonica sulla palpebra inferiore che quindi si estroflette verso l’esterno;
  4. la forma meccanica è causata, invece, dalla retrazione cicatriziale in cui evolvono varie affezioni come traumi, causticazioni, lupus, neoplasie cutanee, periostiti del contorno orbitario e tumori cutanei.

Terapia: è chirurgica e va instaurata prima di avere complicanze corneali, congiuntivali o dermatologiche. Ci sono varie tecniche di intervento, a scelta del chirurgo in base al tipo di ectropion (in modo da ottimizzare il risultato estetico e funzionale). In attesa dell’intervento, o qualora non fosse consigliato (magari perché l’ectropion si presenta in forma molto lieve), l’oculista potrebbe raccomandare l’utilizzo di colliri o pomate per ridurre l’infiammazione e mantenere l’occhio ben lubrificato.

PTOSI PALPEBRALE:

con questo termine s’intende un’anomala ed involontaria chiusura della palpebra superiore. L’occhio colpito appare socchiuso: si ha la cosiddetta “palpebra cadente”. La ptosi può essere acquisita o, più spesso, congenita. La classificazione varia in base all’entità: è lieve, media e grave; il livello di gravità è valutato in base al grado di abbassamento della palpebra superiore misurato in millimetri. La ptosi media e grave può interferire con la vista: la palpebra superiore può scendere fino a coprire la pupilla. In caso di ptosi congenita, l’intervento deve essere immediato per evitare l’ambliopia.

Cause ptosi palpebrale: sono molte e complesse. Le principali sono le seguenti:

  1. meccaniche, che possono bloccare l’elevazione della palpebra (tumori, processi infiammatori congiuntivali gravi);
  2. traumatiche (fratture del tetto dell’orbita, ferite palpebrali);
  3. muscolari (ptosi senile, miastenia gravis, ipertiroidismo);
  4. neurogena (paralisi del nervo oculomotore, emicrania oftalmica, sclerosi multipla).

Terapia ptosi palpebrale: è importante distinguere le ptosi permanenti da quelle transitorie. Le prime necessitano di una terapia chirurgica che possa rafforzare il muscolo elevatore della palpebra superiore. Le ptosi transitorie richiedono una terapia chirurgica specifica. Per entrambe, quando non sono di natura senile, è fondamentale scoprire e curare la patologia che le ha determinate. Spesso la ptosi è un primo importante sintomo di disturbi neurologici: non va mai sottovalutata.

gonfiore palpebre

BLEFAROCALASI:

confusa spesso con la ptosi, è legata alla senescenza (in entrambi i casi si ha la caduta della palpebra superiore); ma potremmo definire la blefarocalasi come un eccesso di epidermide della palpebra superiore associata a una perdita di tonicità (“lassità”). Ha spesso solamente un valore estetico e, di conseguenza, l’intervento è finalizzato a migliorare l’aspetto.

CONSIGLI UTILI INFIAMMAZIONI E MALATTIE DELLE PALPEBRE

Indipendentemente dal tipo di patologia palpebrale da cui si è affetti e dalla terapia medica o chirurgica richiesta, come prevenzione nonché per agevolare il processo di guarigione è sempre buona norma cercare di utilizzare alcuni semplici accorgimenti:

  • evitare di toccare o strofinare gli occhi;
  • lavarsi sempre le mani in maniera accurata quando si applicano o si rimuovono le lenti a contatto;
  • utilizzare prodotti per l’igiene del viso e del contorno occhi (saponi, detergenti, creme) delicati e di buona qualità;
  • limitare l’utilizzo del trucco intorno agli occhi o eventualmente propendere per l’acquisto di prodotti ipoallergenici;
  • proteggere il più possibile gli occhi e le palpebre dal contatto con sostanze irritanti (l’utilizzo di occhiali protettivi potrebbe tornare utile in molte occasioni);
  • seguire una dieta sana ed equilibrata;
  • evitare lo stress (sia fisico che psicologico).

Aggiornamento scientifico: 12 Aprile 2021

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Blefarite

I tuoi occhi

Difetti e disturbi

Blefarite: sintomi, cause, consigli e rimedi

Cos’è la blefarite?

La blefarite consiste in un’infiammazione del bordo palpebrale (in greco blépharon), localizzata nella zona di impianto delle ciglia.

Blefarite

Che sintomi dà?

I sintomi classici dell’infiammazione: bruciore e sensazione di calore sul bordo palpebrale. Molto frequente è anche il prurito, a causa del quale si tende a strofinare la palpebra con la mano. Quest’ultimo comportamento va però evitato, in quanto favorisce l’infiammazione, provocando, a lungo andare, microlesioni della cute palpebrale. A questa sintomatologia tipica delle forme lievi si aggiunge, nelle blefariti gravi, il gonfiore palpebrale, il dolore localizzato esacerbato dall’ammiccamento (che diventa irregolare) e, in ultimo, l’intolleranza alla luce (fotofobia).

Da cosa è provocata?

Le blefariti possono essere provocate da un’alterata secrezione delle ghiandole palpebrali di Meibomio (secrezione sebacea ricca di lipidi), da vizi refrattivi non corretti (in particolare ipermetropia e astigmatismo), malattie della pelle (come l’eczema seborroico), turbe alimentari (avitaminosi e dispepsie), patologie come il diabete o l’accumulo eccessivo di grassi nel sangue e, inoltre, da fattori allergici e ambientali (polveri, fumo). I batteri (stafilococchi, streptococchi) possono essere la causa primaria oppure complicare la blefarite stessa.

Tipi di blefarite

In base al tipo d’infiammazione si possono distinguere fondamentalmente tre tipi di blefarite: iperemica, squamosa, ulcerativa.


Nella forma iperemica il bordo palpebrale appare arrossato, a volte lievemente edematoso, i disturbi possono tendere a cronicizzare.

Nella forma squamosa, oltre ai sintomi già descritti, si evidenzia una desquamazione sottile, con la presenza di materiale furfuraceo depositato in prossimità dell’impianto delle ciglia. Tale forma potrebbe essere correlata con la contemporanea presenza di dermatite seborroica o acne rosacea a livello del viso.

La forma ulcerativa è caratterizzata dalla presenza di piccoli ascessi a livello dei follicoli piliferi, con formazione di crosticine, il tutto causato da una colonizzazione di tipo batterico (stafilococco). Qualora i sintomi si dovessero protrarre per periodi piuttosto lunghi o diventare sempre più eclatanti si potrebbe arrivare alla caduta delle ciglia, ad un ispessimento del bordo palpebrale o all’orientamento delle ciglia verso il bulbo (trichiasi).

Come si esegue la diagnosi?

È fondamentale per prima cosa raccogliere con attenzione la storia clinica del paziente (anamnesi), in modo da poter essere subito a conoscenza di eventuali malattie o fattori di rischio specifici che potrebbero favorire lo sviluppo di una blefarite. La diagnosi vera e propria si basa invece su un attento esame delle palpebre, effettuato dall’oculista durante la visita tramite la lampada a fessura (strumento che consente una migliore osservazione grazie ad appositi sistemi d’ingrandimento e di illuminazione).

Come si cura la blefarite?

Generalmente a livello locale vengono prescritti dall’oculista colliri antibiotici, nei casi più gravi si possono prescrivere prodotti a base cortisonica. Tuttavia una cura completa della blefarite non dovrebbe prescindere dal trattamento della patologia primaria che potrebbe averla determinata. Oltre a curare la blefarite bisogna, quindi, esaminare accuratamente la congiuntiva e la cornea, per escludere un loro coinvolgimento nel processo infiammatorio/infettivo. A questo proposito è bene ricordare che in caso di blefarite è consigliabile non usare le lenti a contatto (Lac) sia per evitare un peggioramento dei sintomi, sia perché l’alterata secrezione delle ghiandole di Meibomio potrebbe rendere il film lacrimale non adatto all’uso delle Lac.
Negli ultimi anni, sta prendendo piede per il trattamento di alcune forme di blefarite, maggiormente quelle associate ad una disfunzione delle ghiandole di Meibomio (meibomite), l’utilizzo della luce pulsata. Si tratta di una metodica attraverso la quale si trasferisce calore all’interno delle palpebre, in modo da facilitare la normale secrezione delle ghiandole di Meibomio e ridurre quindi l’infiammazione palpebrale.

Può diventare cronica?

Sì, può diventarlo. Le blefariti possono presentare una evoluzione subacuta o cronica, con resistenza ai trattamenti terapeutici e spiccata tendenza alle recidive. Pertanto, considerata tale tendenza e la notevole difficoltà ad una guarigione definitiva, per prevenire la blefarite è necessario seguire norme generali igienico-comportamentali.
Il rispetto delle regole igieniche è fondamentale per minimizzare il rischio di ogni tipo d’infezione, compresa la blefarite. Si raccomanda quindi di lavarsi sempre accuratamente le mani, specialmente prima di toccare gli occhi (abitudine, quest’ultima, che dovrebbe però essere evitata il più possibile).
Quando un familiare o un convivente lamenta sintomi riconducibili a una potenziale blefarite o ad altra infezione oftalmica, il consiglio è quello di evitare l’uso promiscuo di oggetti (non condividere gli asciugamani ad esempio) e di cambiare più spesso lenzuola, indumenti, federe dei cuscini, per ridurre il rischio di contaminazione.
Si raccomanda, inoltre, alle donne di evitare l’utilizzo di cosmetici per gli occhi durante l’intera terapia.

È importante lo stile di vita?

Sì, lo è. In particolare è importante seguire una corretta alimentazione ricca di frutta, verdura fresca e proteine magre, come quelle del pollo e del pesce. Al contrario bisogna limitare gli zuccheri e le bevande contenenti caffeina, che potrebbero peggiorare i sintomi della blefarite.

A quali malattie può essere associata?

La blefarite può essere associata a una congiuntivite, manifestandosi quindi come blefarocongiuntivite. Si tratta di un quadro clinico caratterizzato sia da un’infiammazione della congiuntiva che dall’infiammazione del bordo palpebrale.

consigli utili per curare la blefarite

In presenza di blefarite è di fondamentale importanza la pulizia del bordo palpebrale da effettuare con attenzione e delicatezza almeno due volte al giorno (la mattina appena svegli e la sera prima di andare a letto), mirata alla rimozione delle squame e delle crosticine qualora presenti. L’operazione di pulizia può essere effettuata con acqua bollita ( fatta diventare tiepida), oppure con soluzione fisiologica, o ancora mediante apposite salviette monouso acquistabili in farmacia. Qualora l’oculista lo consigli è possibile anche effettuare un lavaggio del bordo palpebrale con specifici prodotti sotto forma di shampoo. In alcuni casi si può ricorrere anche a rimedi naturali come ad esempio degli impacchi caldo umidi (magari con camomilla), utilizzando una garzina o dell’ovatta da posizionare sulle palpebre per 5-10 minuti.

Vedi anche: Malattie delle palpebre

Ultima revisione scientifica: 06 aprile 2021.

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