Nei Paesi sviluppati si arriva in media al 37%, ma praticare attività fisica è considerato un mezzo di prevenzione
Lo sport migliora la salute: la lotta alle malattie non contagiose passa anche attraverso l’attività fisica. È ormai ampiamente accettato che il movimento regolare aiuti, ad esempio, a prevenire il diabete di tipo 2 (che a sua volta provoca retinopatia), problemi cardiovascolari, diversi tumori, problemi mentali… Per questo l’OMS lancia l’allarme: nel mondo il 28% degli adulti, pari a 1,4 miliardi di persone, non si muove a sufficienza e nei Paesi sviluppati in media si sale a un maggiorenne su tre.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità [[non considerando bambini né anziani]] “le donne sono meno attive dei maschi, con una differenza globale dell’8% (32% per gli uomini contro il 23% delle femmine). Nei Paesi a reddito elevato ci sono i più inattivi (37%) in confronto a quelli a medio (26%) o a basso reddito (16%)”. L’Italia fa anche peggio, con i cosiddetti “inattivi” che si attestano attorno al 41,4%. Questo comportamento improntato alla pigrizia si può tradurre anche in sovrappeso.
Parola d’ordine: più attività fisica
Dunque il nuovo piano d’azione OMS mira a ridurre l’inattività fisica del 10% entro il 2025 e del 15% cinque anni dopo, ma di questo passo si rischia di non farcela a causa della troppa pigrizia. Per questo l’Agenzia ONU suggerisce di offrire ambienti per promuovere l’attività fisica e dare più opportunità a tutti di rimanere attivi. Oltre a migliorare il benessere psicofisico, infatti, praticare l’esercizio fisico regolare può essere considerato una sorta di “terapia” preventiva contro diverse malattie.
La rivista The Lancet scrive:
Riconoscendo questo forte legame tra l’attività fisica e le principali malattie non trasmissibili, gli stati membri dell’OMS hanno raggiunto un consenso sul fatto che una diminuzione relativa del 10% entro il 2025 della prevalenza di un’insufficiente attività fisica sia uno dei nove obiettivi globali per migliorare la prevenzione e il trattamento delle patologie non trasmissibili.[Regina Guthold, Gretchen A Stevens, Leanne M Riley, Fiona C Bull, “Worldwide trends in insufficient physical activity from 2001 to 2016: a pooled analysis of 358 population-based surveys with 1·9 million participants”, [The Lancet, Published online September 4, 2018 http://dx.doi.org/10.1016/S2214-109X(18)30357-7]]
Quanto muoversi?
Ispirato dall’OMS, il sito del Servizio sanitario britannico (NHS) propone quanto segue alla persone d’età compresa tra i 19 e i 64 anni:
- Almeno 150 minuti di attività aerobica moderata la settimana (come andare in bici o camminare rapidamente) ed esercizi di potenziamento due o più volte la settimana, in modo da far lavorare tutti i muscoli più importanti.
oppure
- 75 minuti d’attività aerobica intensa (come corsa o tennis) ogni settimana ed esercizi di potenziamento – due o più volte la settimana – per far lavorare tutti i muscoli principali.
oppure
- Un misto settimanale di attività aerobica moderata ed intensa come, ad esempio: due corse da 30 minuti più mezz’ora di camminata veloce (che si equivalgono a 150 minuti d’attività aerobica intensa) ed esercizi di potenzialmente muscolare due o più volte la settimana.
oppure
- Si può scegliere di praticare mezz’ora al giorno d’attività fisica per cinque giorni la settimana, arrivando così a due ore e mezzo di sport settimanale.
Infine, scrive il NHS, “tutti gli adulti dovrebbero fare delle pause quando stanno seduti e praticare un’attività fisica] leggera” ([approfondisci).
Fonti: WHO, The Lancet, NHS





La forma fisica sembra ormai un toccasana globale, una sorta di parola d’ordine in tempi in cui lo stile di vita spesso non brilla. Ora un nuovo 











Complessivamente sono stati studiati 1958 bambini dai 7 ai 12 anni (tra il 2009 e il 2013), considerando il tempo trascorso quotidianamente seduti in attività quali la lettura, l’



temperatura che favorisce l’evaporazione del film lacrimale). Il più delle volte basta utilizzare lacrime artificiali, ma è comunque opportuno sottoporsi a una visita oculistica per trattare un’eventuale patologia che potrebbe essere all’origine dell’occhio secco.

















I fattori di cui tenere conto – anche a livello di stile di vita – sono però molteplici: non solo la dieta (è importante anche consumare regolarmente pesce), ma anche non fumare e praticare quotidianamente l’esercizio fisico. Accanto a questi aspetti modificabili ce n’è uno non modificabile: la predisposizione genetica. Chi ha un parente di primo grado affetto da AMD ha una probabilità 3-6 volte superiore di esserne colpito. In ogni caso, dopo i 60 anni è consigliabile sottoporsi almeno a una visita oculistica l’anno.
