La ricerca hi-tech del settore oculistico è “sbarcata” alle Hawaii: se ne è parlato nelle isole Usa dal 29 aprile al 2 maggio
Visori olografici, robot che assistono le persone durante gli screening oculistici, mappatura del campo visivo eseguita con un comune smartphone. Una finestra sul futuro si è aperta durante l’ARVO 2018, evento annuale che – inaugurato il 29 aprile – si è concluso il 2 maggio a Honolulu, Hawaii (Usa). Relatori provenienti da tutto il mondo, compresi ricercatori che hanno un approccio innovativo, si sono confrontati con una vasta platea di specialisti. Ai lavori ha partecipato anche il direttore del Polo per la Riabilitazione Visiva, il dott. Filippo Amore, che ha parlato di una ricerca condotta con un visore avveniristico pensato per gli ipovedenti.
I due carotenoidi luteina e zeaxantina avrebbero un effetto preventivo, proteggendo la macula dalle patologie degenerative
Esistono due sostanze naturali che aiutano a mantenere la retina in salute: la luteina e la zeaxantina, dei carotenoidi noti per i loro effetti protettivi nei confronti della macula. In proposito stato condotto uno studio in vivo pubblicato su Nutrients: a detta degli autori dimostrerebbe “la loro importanza per la salute oculare e la prevenzione di malattie quali la degenerazione maculare legata all’età” (AMD). Infatti quelle molecole sarebbero salutari per i nostri neuroni, compresi quelli fotosensibili.
La ricerca – effettuata presso il Massachusetts General Hospital di Boston e l’Università della Georgia avvalendosi anche della risonanza magnetica – mira a comprendere meglio come i due nutrienti in esame agiscano sugli anziani, in particolare sull’elaborazione delle informazioni visive a carattere spaziale.
I risultati
Lo studio ha dimostrato che l’efficienza neuronale in aree-chiave della corteccia cerebrale deputate all’elaborazione visiva migliora proporzionalmente alle concentrazioni di luteina e zeaxantina: con la risonanza magnetica funzionale è stato possibile osservare che in questo caso servivano livelli d’ossigeno inferiori ossia le medesime aree corticali avevano un minore dispendio energetico.
Dunque la loro azione non sarebbe solo diretta (a livello retinico), ma anche sul piano corticale: secondo lo studio, che ha coinvolto 51 persone con età media di quasi 72 anni, avrebbero un “impatto sulla salute cerebrale e la cognizione degli adulti con età più avanzata, aumentando l’efficienza neurobiologica in una serie di zone coinvolte nella percezione visiva e nelle decisioni”.
Per poter stabilire questo rapporto è stata innanzitutto valutata la concentrazione dei carotenoidi nel siero sanguigno e nella retina, “fortemente correlata all’assunzione quotidiana recente di cibi ricchi di questi nutrienti”.
I cibi che potrebbero proteggere la nostra macula
Com’è noto, è importante seguire una dieta ricca e varia. In particolare sappiamo che le verdure a foglia verde – come gli spinaci e il cavolo – sono un’ottima fonte naturale sia di luteina che di zeaxantina. Quest’ultima è contenuta anche in peperoni gialli e arancioni nonché nelle pesche, mentre la luteina si trova, ad esempio, nel tuorlo. Dunque un aspetto chiave per migliorare il nostro stile di vita è quello di seguire un’alimentazione sana. A livello oculare sappiamo che, oltre agli alimenti citati, sono ad esempio particolarmente salutari il pesce, i mirtilli, le carote, le noci e le mandorle.
Osservasalute 2017 presentato al Gemelli: l’Italia è un Paese di anziani e il divario Nord-Sud è sempre più ampio
Più persone obese, leggermente più sportivi ma ancora oltre 10,4 milioni di fumatori: è un ritratto non proprio salutista quello degli italiani nel Rapporto Osservasalute 2017, curato dall’Università Cattolica di Roma e dall’Istituto Superiore di Sanità, presentato il 19 aprile presso il Policlinico A. Gemelli. Nel quale, tra luci e ombre, rimane sullo sfondo il celebre divario Nord-Sud.
Le luci
Le malattie croniche mietono sempre meno vittime, in particolare i tumori maligni, il diabete (che causa anche retinopatia), le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie croniche. La diminuzione dei decessi è stata del 20% in dodici anni: una tendenza virtuosa da non sottovalutare. Soprattutto nel Nord Italia, dove si fa più prevenzione. Il Belpaese ha quindi una speranza di vita da record: siamo secondi nell’Ue dopo la Svezia per gli uomini (80,3% di media) e al terzo posto per le donne (con 84,9 anni), dopo Francia e Spagna.
Nello Stivale è in atto anche una riduzione delle persone in sovrappeso (-1,4% tra il 2016 e l’anno precedente). Oltre un quarto degli italiani, dai tre anni in su, praticano sport in modo continuativo, mentre sono il 34,8% coloro che fanno attività fisica nel tempo libero, ma non necessariamente in modo regolare (circa 20,5 milioni di persone), percentuali ancora lontane dai virtuosi Paesi del Nord Europea.
Le ombre
I “pesi massimi” continuano ad aumentare in Italia : gli obesi sono passati dall’8,5% al 10,4% tra il 2001 e il 2016. È cresciuta anche la spesa privata per curare la propria salute anche se complessivamente la sanità italiana, com’è noto, è pubblica per i tre quarti.
Per quanto riguarda la mortalità precoce, sono sempre più evidenti le differenze tra Meridione e Settentrione. Nel 2015 la provincia autonoma di Trento aveva il valore più basso (195,6 per 10mila abitanti), mentre la Campania quello più alto (297,3 per 10 mila); quest’ultimo è un tasso del 22% più elevato rispetto alla media nazionale.
L’invecchiamento demografico avanza: nel nostro Paese oltre un italiano su cinque ha più di 65 anni. Nella popolazione generale con più di 15 anni, la quota di persone con gravi limitazioni sensoriali e motorie è molto vicina al valore medio europeo; in particolare il 2% dichiara gravi limitazioni nella vista [[nell’Unione europea a 28 Paesi la media è del 2,1%]]. Il fisiologico peggioramento delle capacità motorie e sensoriali – che si osserva tra gli anziani europei passando dai 65-74 anni (vista 2,9%; udito 6,8%; camminare 11,2%) ai 75 anni ed oltre (vista 8,7%; udito 18,2%; camminare 32,4%) – assume maggiore rilevanza in Italia, dove si registrano incrementi superiori alla media europea. È infatti quadruplicata la quota di anziani con gravi difficoltà nella vista (dal 2,2% all’8,8%) e nel camminare (dal 9,7% al 36,6%) ed è triplicata quella con gravi difficoltà nell’udito (dal 5,4% al 18,9%). Anche perché, nel nostro Paese, ci sono più over 80enni rispetto alla media europea (6,5% versus 5,3%).
Perdura il vizio del fumo
Non tramonta il vizio del fumo in Italia, ma si consumano meno sigarette nonostante il numero dei fumatori resti all’incirca stabile da alcuni anni. Nel Rapporto Osservasalute si legge:
Sono circa 10 milioni e 430 mila i fumatori in Italia nel 2016, poco più di 6 milioni e 300 mila uomini e poco più di 4 milioni e 100 mila donne. Si tratta del 19,8% della popolazione di 14 anni ed oltre. Il numero di coloro che fumano è rimasto pressoché costante a partire dal 2014. Il numero medio di sigarette fumate al giorno continua a diminuire in un trend continuo dal 2001, da una media di 14,7 sigarette nel 2001 a 11,5 del 2016, una variazione che conferma la tendenza alla riduzione di tale abitudine.
Quasi raddoppiati in 30 anni in Italia. Rapporto IBDO: il 22% dei diabetici soffre di retinopatia
Stiamo assistendo a un boom di diabetici, complici i cattivi stili di vita come la sedentarietà e un’alimentazione poco sana. Solo in Italia sono quasi raddoppiati: se nel 2015 coloro che dichiaravano di essere diabetici erano circa 3,27 milioni, pari al 5,4% della popolazione, trent’anni prima erano il 2,9%. Questa malattia da eccesso di zuccheri nel sangue può mettere anche a repentaglio la nostra vista perché è in grado di danneggiare la retina (vedi retinopatia diabetica).
In un Rapporto presentato a Roma il 17 aprile 2018 è stato evidenziato un importante divario Nord-Sud: valori più elevati della media si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo e Lazio, mentre quelli più bassi spettano alle province autonome di Trento e Bolzano e della Liguria. Un divario analogo a quello tra zone rurali e centri urbani. A disegnare questa mappa è l’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, realizzato da IBDO Foundation e dall’Università di Roma Tor Vergata [[con il patrocinio di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Associazione nazionale comuni italiani (Anci), Istituto nazionale di statistica (Istat), Istituto Superiore di Sanità e HealthCity Institute]].
Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabeticaSecondo l’OMS a livello mondiale sono 422 milioni, in nove casi su dieci affetti dal tipo 2, quello alimentare che non richiede la somministrazione d’insulina. A livello mondiale si è passati, tra i maggiorenni, dal 4,7% di diabetici nel 1980 all’8,5% nel 2014.
Il diabete è una malattia cronica che è importante diagnosticare tempestivamente: controllare la glicemia è fondamentale perché un suo livello elevato e protratto nel tempo può causare danni a vari organi. Nel nuovo Rapporto IBDO si spiega:
Il diabete inoltre è la prima causa di malattie cardiovascolari, renali, degli occhi e degli arti inferiori. Il 15% delle persone con diabete soffre di coronaropatia, il 22% delle persone con diabete soffre di retinopatia che può causare cecità, il 38% delle persone con diabete ha insufficienza renale […] che può portare alla dialisi e il 3% delle persone con diabete ha problemi agli arti inferiori, che possono portare all’amputazione.
Si può fare qualcosa per prevenire la miopia o almeno rallentarne la progressione? La risposta è positiva. Infatti escludendo i fattori genetici possiamo agire sugli stili di vita: “C’è forte evidenza che il tempo trascorso all’esterno sia associato con tassi inferiori di miopia”.
Inoltre occorre “promuovere l’esercizio fisico, ridurre il tempo di fronte agli schermi e controllare il peso”. Insomma, più aria aperta e meno pixel… Questo stile di vita sarebbe necessario sin da bambini perché l’esposizione alla luce naturale contribuisce a prevenire un allungamento eccessivo del bulbo oculare.
Studio del New England Journal of Medicine smentisce ricerche precedenti e li assimila al placebo
Gli omega-3 sarebbero inefficaci contro l’occhio secco. Lo sostiene uno studio pubblicato nel 2018 sul New England Journal of Medicine, commissionato dal National Eye Institute americano (NEI), smentendo precedenti ricerche di segno opposto, anche se la questione resta ancora dibattuta. [[Si vedano, ad esempio, i seguenti studi scientifici:
– Gatell-Tortajada J, “Oral supplementation with a nutraceutical formulation containing omega-3 fatty acids, vitamins, minerals, and antioxidants in a large series of patients with dry eye symptoms: results of a prospective study”, Clin Interv Aging. 2016 ;11:571-8. doi: 10.2147/CIA.S98102. eCollection 2016 (“Gli acidi grassi ω-3 per via orale, assunti come complementi alimentari, sono un trattamento efficace per il trattamento dei sintomi dell’occhio secco”)
– Epitropoulos AT, Donnenfeld ED, Shah ZA, Holland EJ, Gross M, Faulkner WJ, Matossian C, Lane SS, Toyos M, Bucci FA Jr, Perry HD, “Effect of Oral Re-esterified Omega-3 Nutritional Supplementation on Dry Eyes”, Cornea, 2016 Sep;35(9):1185-91. doi: 10.1097/ICO.0000000000000940.
– Rand AL, Asbell PA, “Nutritional supplements for dry eye syndrome”, Curr Opin Ophthalmol. 2011 Jul;22(4):279-82. doi: 10.1097/ICU.0b013e3283477d23]]
Complessivamente i ricercatori universitari americani hanno somministrato per un anno complementi alimentari a base di omega-3 a 349 persone con occhio secco, mentre ad altre 186 persone veniva dato semplicemente dell’olio d’oliva.
In conclusione i pazienti analizzati – dei quali 329 assumevano omega-3 e 170 olio d’oliva (come placebo) –, che hanno ricevuto quotidianamente per bocca capsule da 3 grammi, non hanno avuto risultati significativamente differenti.
In Italia ci sono forti disomogeneità nell’accesso ai servizi, troppi abbandoni e sottofinanziamento
Le gravi limitazioni visive colpiscono mediamente il 2,1% della popolazione dell’Unione europea dai 15 anni in su, mentre a partire dai 65 anni si sale al 5,6% e dai 75 anni all’8,7%. Nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani soffre di limitazioni visive almeno moderate, il che equivale a 4,5 milioni di persone. Lo si legge nel Rapporto annuale del Ministero della Salute al Parlamento italiano, che cita l’ultima pubblicazione Istat sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione europea”.
Nonostante questa situazione, in Italia la riabilitazione visiva è decollata solo in parte. L’accesso ai servizi riabilitativi soffre, in generale, di una “forte disomogeneità territoriale” (come al solito il quadro è migliore al Centro-Nord). Circa 60.000 persone sono state sottoposte a una prima visita senza poi essere state riabilitate (dati 2016). Il problema non è solo il tasso di rinunce troppo alto, ma spesso i Centri di riabilitazione risultano sottofinanziati… Idealmente dovrebbero essere dotati di diverse figure professionali – come l’oculista, l’ortottista, lo psicologo, l’istruttore d’orientamento e mobilità -, ma troppo frequentemente non è così.
Un’équipe multidisciplinare è invece disponibile, ad esempio, presso il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva (al Policlinico A. Gemelli di Roma), che ha contribuito al Rapporto ministeriale, in cui si legge:
Se da un lato l’impegno della IAPB per il rifinanziamento del capitolo di bilancio che la legge 284/97 assegna alle Regioni per la riabilitazione visiva non ha portato i risultati sperati, dall’altro l’inserimento della riabilitazione visiva nei Livelli Essenziali di Assistenza, lascia ben sperare che le risorse derivanti possano essere maggiori e indirizzabili a coloro che realmente svolgono sul territorio la riabilitazione dell’ipovedente.
Indicativamente in linea con l’intera Ue a 28 Stati, in Italia due persone su cento (dai 15 anni in su) soffrono di gravi limitazioni sul piano visivo, percentuale che sale al 5,4% tra chi ha più di 65 anni e all’8,6% per chi ha almeno 75 anni. Lo scenario diventa più preoccupante se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi: in questo caso dai 75 anni in poi ne soffrono 43 persone su 100, circa un terzo della popolazione invece a partire dai 65 anni.
Il tipo 2 è spesso evitabile con uno stile di vita sano: fondamentali una dieta corretta e il movimento fisico regolare
Nel 2030 si prevede che nel nostro Paese le persone diagnosticate con diabete saranno 5 milioni, mentre attualmente superano i tre milioni. Lo scrive Diabete Italia onlus, la quale precisa anche che un milione di persone ha la malattia ma non lo sa [Fonte: [i numeri del diabete]]. Il diabete può provocare, tra l’altro, danni alla retina (retinopatia diabetica), aumenta il rischio di ictus, malattie cardiovascolari, “piede diabetico”…
La forma più comune di diabete è evitabile
Prevenire il diabete di tipo 2 spesso è possibile: questa forma riguarda il 90 per cento dei diabetici. “E puntando a questo obiettivo – spiega Diabete Italia nel proprio sito – si riduce drasticamente anche il rischio di sviluppare ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e altri fattori di rischio. Come si fa? Agendo sulle proprie abitudini”.
La ‘ricetta della prevenzione’ consiste quindi principalmente in un’alimentazione sana, vita all’aria aperta ed esercizio fisico regolare. [[“Il ritorno ai cibi genuini, ai prodotti nostrani, senza ricorrere a cibi preconfezionati o di origine non nota – scrive Diabete Italia –; consumare nelle giuste proporzioni tutti gli alimenti: carne, pesce, formaggi, pasta, pane, verdure, ortaggi, frutta. E gli zuccheri? Il diabete di tipo 2 non ‘viene per colpa degli zuccheri’. Casomai deriva dal sovrappeso o dalla obesità. È vero che la persona con diabete deve ridurre di molto i cibi ‘dolci’, ma per prevenirlo è più importante ridurre l’intero carico di calorie. In ogni pasto ci deve essere una porzione di carboidrati (pasta o riso, pane, patate) ma solo una. Le porzioni poi andrebbero gradatamente ridotte. L’unico ‘no’ assoluto riguarda i fuoripasto, le merendine e le bibite dolci.”]].
Il rinnovamento di Diabete Italia
È stato rinnovato il 7 aprile 2018 il Comitato di Coordinamento di Diabete Italia onlus, l’associazione che riunisce sotto lo stesso tetto diverse realtà impegnate nel mondo della diabetologia, dalle Associazioni di Volontariato delle persone con diabete e dei genitori di bambini e ragazzi con diabete, a Società Scientifiche che operano nel settore.
Nella riunione, tenutasi a Roma, sono stati eletti i vertici di Diabete Italia: a presiedere il nuovo Comitato di Coordinamento la Dr.ssa Concetta Suraci, rappresentante di AMD (Associazione Medici Diabetologici) che prende il posto dell’Ing. Giovanni Lamenza e guiderà l’associazione per i prossimi due anni. Al suo fianco la neo vicepresidente Dott.ssa Rita Lidia Stara di Diabete Forum; riconfermati invece gli incarichi di tesoriere per il Dott. Antimo Aiello di AMD e di segretario per l’avv. Stefano Turra di ANIAD (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici).
Uno studio tedesco ha associato anche l’ipermetropia degli adulti a un eccesso ponderale al momento del parto
Dimmi come nasci e ti dirò come diventerai. Chi ha un basso peso alla nascita – inferiore ai 2,5 chili – ha una probabilità più alta di sviluppare la miopia in età adulta, mentre chi pesa più di 4 chilogrammi tenderà a diventare ipermetrope. Questa è la conclusione a cui è pervenuto un gruppo di ricercatori universitari tedeschi, che ha preso in esame 8369 partecipanti con più di 34 anni del Gutenberg Health Study (GHS) che avevano dichiarato il loro peso “iniziale”.
Gli studiosi precisano – nel loro articolo pubblicato sul British Journal of Ophthalmology – che hanno utilizzato dei modelli statistici tenendo conto di età, sesso, livello socioeconomico, presenza di glaucoma, di degenerazione maculare legata all’età, di malattie corneali e/o cataratta, in modo da stabilire un’associazione più precisa tra il peso alla nascita e il visus in età adulta (tra cui migliore acuità visiva corretta ed eventuale presenza di astigmatismo).
Naturalmente esistono altri fattori che favoriscono la miopia: accanto ad aspetti ereditari (se entrambi i genitori sono miopi più probabilmente lo saranno anche i figli), ci sono aspetti legati allo stile di vita: trascorrere molto tempo in ambienti chiusi alla luce artificiale sin da bambini, magari leggendo molto tempo da vicino, tende a favorire il vizio refrattivo (approfondisci) in forte aumento nel mondo.
Precedenti studi rilevano come un basso peso alla nascita possa essere associato anche ad altre patologie, tra cui la ROP, malattia retinica che colpisce i prematuri, e sempre per questi ultimi anche l’AMD a partire dai 55 anni (approfondisci). In linea di massima i rischi per la salute tendono a essere più elevati quanto più il bimbo nasce precocemente e sottopeso.
Si scuriscono al sole e consentono di filtrare parzialmente i raggi dannosi
Lente a contatto (foto d’archivio)Immaginate di uscire in pieno giorno dopo esservi messi delle lenti a contatto speciali. Quando siete colpiti dal sole tutto ciò che vedete si scurisce quasi come se vi metteste un paio di occhiali scuri [[che comunque non possono mai rimpiazzare completamente]]. Queste lenti di nuova concezione sono appena state approvate dalla Food and Drug Administration (FDA), la massima autorità governativa americana che si occupa di farmaci e nuovi dispositivi: sono lenti a contatto fotocromatiche dinamiche, ancora non disponibili nel nostro Paese, che variano la loro capacità filtrante a seconda dell’intensità della luce ambientale.
La FDA precisa che bisogna evitare di mettere queste lenti a contatto bisettimanali nei seguenti casi:
Infiammazioni o infezioni oculari, attorno agli occhi o delle palpebre. Qualunque lesione o anomalia della cornea, della congiuntiva (la mucosa che copre la superficie dell’occhio la parte bianca] e i bordi palpebrali) o delle palpebre; ogni patologia precedentemente diagnosticata che causi fastidi quando si mettono le lenti a contatto; [occhio secco grave; ridotta sensibilità corneale; qualunque patologia sistemica che coinvolga l’occhio o la peggiori mettendosi le lenti a contatto; reazioni allergiche della superficie oculare o dei tessuti circostanti che possano essere indotti o acutizzati dall’uso di lenti a contatto o dall’impiego delle soluzioni per conservarle; qualunque infezione oculare attiva, occhi rossi o irritati.
Naturalmente non si deve mai dormire con le lenti a contatto né farle entrare in contatto con l’acqua né portarle più a lungo di quanto prescritto da un oculista. Comunque, conclude l’FDA, esse “non dovrebbero mai essere usate per sostituire altri accessori che proteggono dai raggi UV”. In altri termini non sostituiscono al 100% un paio di occhiali da sole dotato di buoni filtri dei raggi ultravioletti, che sono i più nocivi per i nostri occhi.