Negli Usa e in Messico sono stati controllati 1550 occhi di neonato, confrontando poi i referti a distanza con i risultati delle visite oculistiche classiche
I nati prima del termine “naturale” corrono più rischi a livello retinico: la retinopatia del prematuro può persino causare cecità se non diagnosticata tempestivamente. Però solo gli oculisti sono in grado di formulare una diagnosi corretta. In un nuovo studio comparativo – pubblicato su Jama Ophthalmology – sono state confrontate le diagnosi fatte a distanza con le visite oculistiche classiche.
Dilatando la pupilla dei neonati e scattando le foto del fondo oculare i ricercatori si sono resi conto che, in collegamento via internet con un centro remoto, si poteva raggiungere un elevato livello di accuratezza nella diagnosi, comparabile con la visita tradizionale (di fatto la sua attendibilità è risultata leggermente inferiore).
Nello studio comparativo sono stati studiati 281 bimbi con retinopatia del prematuro, ricoverati in sette unità di terapia intensiva neonatale e in vari dipartimenti di
oftalmologia di Stati Uniti e Messico. Mediamente i partecipanti erano nati alla ventisettesima settimana (neanche sette mesi): in tutto sono stati refertati 1553 occhi, che sono stati classificati ricorrendo sia all’oftalmoscopia diretta (de visu) che alla telemedicina. Poi è stato compiuto l’accurato confronto.
In conclusione, visti i buoni risultati conseguibili la telemedicina potrà essere sempre più utile soprattutto in Paesi molto grandi come gli Usa, l’India e il Brasile. Tuttavia anche in altre nazioni le aree rurali più remote potranno, in futuro, usufruire di servizi a distanza magari in collegamento con strutture di grandi centri urbani.
Fonte: JAMA Ophthalmology






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