Quando la tecnologia incontra la vista: un’innovazione di Stanford permette alle persone con maculopatia di leggere di nuovo 

innovazione

La perdita della visione centrale causata dalla degenerazione maculare legata all’età è tra le principali cause di cecità irreversibile nei Paesi occidentali. Una condizione che, fino a oggi, aveva poche possibilità di recupero funzionale reale, soprattutto quando la malattia raggiunge lo stadio avanzato. 

Oggi però la ricerca apre uno scenario diverso, in cui biologia e ingegneria iniziano a integrarsi per restituire una funzione visiva utile. È il caso di una nuova tecnologia sviluppata da Stanford Medicine insieme a un consorzio internazionale di ricercatori, che ha mostrato risultati sorprendenti in uno studio clinico: diversi pazienti con grave degenerazione maculare sono tornati a leggere grazie a un impianto retinico sperimentale.  

PRIMA: una nuova idea di visione artificiale 

Il sistema si chiama PRIMA ed è stato sviluppato presso Stanford Medicine sotto la guida di un team internazionale che include ricercatori dell’University of Pittsburgh School of Medicine e dell’University of Bonn. Tra i principali responsabili scientifici figurano José-Alain Sahel, Frank Holz e Daniel Palanker, professore di oftalmologia a Stanford e tra i principali ideatori della tecnologia. 

A differenza delle precedenti protesi visive, che si limitavano a generare una percezione luminosa rudimentale, PRIMA rappresenta un passo avanti decisivo: è il primo sistema in grado di restituire una vera “visione delle forme”, sufficiente per attività complesse come la lettura. 

Il dispositivo si basa su due componenti principali: un paio di occhiali dotati di micro-camera e un chip retinico wireless di appena 2×2 millimetri. La camera cattura le immagini dell’ambiente e le trasmette attraverso luce infrarossa al chip impiantato nella retina, che le converte in segnali elettrici. 

Questi segnali sostituiscono la funzione dei fotorecettori danneggiati dalla malattia e stimolano le cellule retiniche ancora attive. In questo modo, il cervello può rielaborare le informazioni visive e ricostruire un’immagine utilizzabile. L’uso della luce infrarossa è fondamentale perché consente di non interferire con la visione residua, mantenendo una coesistenza tra percezione naturale e artificiale.  

L’innovazione dei risultati clinici e impatto sulla vita dei pazienti 

Lo studio clinico ha coinvolto 38 persone over 60 affette da atrofia geografica, una forma avanzata di degenerazione maculare. Dopo l’impianto in un occhio e un periodo di adattamento con training visivo, i partecipanti hanno iniziato a utilizzare il sistema PRIMA nella vita quotidiana. 

I risultati hanno segnato un punto di svolta: 27 dei 32 pazienti che hanno completato lo studio hanno recuperato la capacità di leggere. In 26 casi si è osservato un miglioramento clinicamente significativo dell’acuità visiva, pari in media a 5 linee su una classica tabella oculistica, con alcuni casi che hanno raggiunto fino a 12 linee di miglioramento. 

Oltre alla lettura, i partecipanti hanno potuto riconoscere etichette, cartelli e oggetti nella vita quotidiana. Il sistema offre inoltre funzioni di ingrandimento e regolazione del contrasto, rendendo più semplice l’adattamento alle diverse condizioni visive. 

Come ogni tecnologia sperimentale, non sono mancati effetti collaterali, tra cui episodi di aumento della pressione oculare e alcune complicazioni retiniche, generalmente risolte nel giro di poche settimane.  

Secondo i ricercatori di Stanford Medicine, le prossime versioni del sistema potrebbero portare miglioramenti ancora più significativi, aumentando la risoluzione e introducendo la scala di grigi. Questo aprirebbe la strada non solo alla lettura, ma anche al riconoscimento dei volti e a una percezione sempre più naturale.  

FONTE: Stanford’s tiny eye chip helps the blind see again, Science Daily 

Difetti visivi e chirurgia refrattiva: quando scegliere il laser e quando le lenti ICL 

difetti visivi

La correzione dei difetti visivi ha compiuto grandi passi avanti negli ultimi anni grazie allo sviluppo della chirurgia refrattiva, che oggi mette a disposizione diverse tecniche in grado di ridurre o eliminare la dipendenza da occhiali e lenti a contatto. Miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia possono essere infatti trattati con approcci differenti, scelti in base alle caratteristiche dell’occhio e alla situazione clinica del paziente. Non esiste infatti una soluzione unica valida per tutti, ma un ventaglio di opzioni che il medico specialista valuta caso per caso

Un tema che l’esperto Silvio Zuccarini, medico chirurgo specialista in Oftalmologia ha approfondito per il portale Pazienti.it, in collaborazione con IAPB Italia ETS.

Le tecniche laser: LASIK, PRK e SMILE per correggere i difetti visivi

Le procedure laser come LASIK, PRK e SMILE rappresentano oggi le soluzioni più diffuse nella chirurgia refrattiva. Il loro principio si basa sulla rimodellazione della cornea attraverso il laser, con l’obiettivo di correggere il difetto visivo e migliorare la capacità di messa a fuoco dell’occhio. Sono interventi generalmente rapidi e consolidati, ma richiedono una valutazione accurata della cornea, che deve presentare caratteristiche adeguate in termini di spessore e regolarità. Proprio per questo motivo non tutti i pazienti risultano candidabili a questo tipo di trattamento. 

Le lenti intraoculari ICL come alternativa al laser 

Quando la chirurgia laser non è indicata, ad esempio in presenza di cornee sottili o difetti visivi molto elevati, una valida alternativa è rappresentata dalle lenti intraoculari ICL. Si tratta di lenti impiantabili all’interno dell’occhio che non modificano la cornea, ma correggono direttamente il difetto visivo. Questa tecnologia consente di trattare anche casi complessi e offre un’opzione reversibile e personalizzabile, mantenendo intatta la struttura corneale. Per questo motivo viene sempre più considerata una soluzione complementare al laser nella chirurgia refrattiva moderna. 

La scelta tra chirurgia laser e impianto di lenti ICL non è mai standardizzata, ma dipende da una serie di fattori anatomici e funzionali che devono essere valutati con attenzione. L’evoluzione delle tecniche disponibili ha reso possibile un approccio sempre più personalizzato, in cui l’obiettivo principale resta quello di garantire il miglior risultato visivo possibile nel rispetto della sicurezza e delle caratteristiche individuali di ogni paziente. 

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Scopri la retinite pigmentosa: sintomi, diagnosi e nuove speranze 

retinite pigmentata

La retinite pigmentosa, conosciuta anche come retinosi pigmentaria, è una rara malattia genetica della retina che provoca una progressiva riduzione della vista. Colpisce i fotorecettori, le cellule che permettono di percepire la luce, compromettendo gradualmente la funzione visiva. 

I primi sintomi compaiono spesso durante l’adolescenza o nella prima età adulta e includono difficoltà a vedere al buio, riduzione della visione periferica e maggiore sensibilità alla luce. Con il tempo, il campo visivo tende a restringersi fino alla cosiddetta “visione a tunnel” e, nei casi più avanzati, può essere coinvolta anche la visione centrale. 

La diagnosi viene effettuata attraverso visite oculistiche ed esami specifici, come il campo visivo e l’elettroretinogramma (ERG), spesso associati a test genetici per identificare la mutazione responsabile della malattia. 

Attualmente non esiste ancora una cura definitiva, ma la ricerca sta facendo importanti passi avanti. Le prospettive più promettenti riguardano la terapia genica, le cellule staminali e le nuove tecnologie di retina artificiale, con l’obiettivo di rallentare la progressione della malattia e preservare più a lungo la vista residua. 

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Chirurgia oculare all’avanguardia al Gaslini: reinnervata la cornea di un bimbo di due anni

chirurgia oculare

Un intervento complesso di chirurgia oculare, mai eseguito prima in Italia su un paziente così piccolo potrebbe salvare la vista a un bambino di due anni con una grave malformazione. L’operazione è stata realizzata dall’équipe dell’Oculistica dell’Istituto Gaslini in collaborazione con la Chirurgia Maxillo-Facciale dell’0spedale San Martino .

Il piccolo era nato senza una parte del nervo trigemino, fondamentale per la sensibilità e il “nutrimento” della cornea. In assenza di innervazione, la cornea dell’occhio destro rischiava di sviluppare ulcere gravi e di portare a una perdita permanente della vista.   Per evitare questo esito, i medici hanno eseguito una complessa procedura dineurotizzazione corneale: hanno prelevato un nervo dalla gamba del bambino e lo hanno collegato ai nervi sani dall’altro lato del volto, creando una sorta di “ponte” capace di portare nuove fibre nervose fino all’occhio.  

L’obiettivo è permettere alla cornea di recuperare progressivamente sensibilità e capacità di difesa, condizioni essenziali per una visione stabile. Dopo l’intervento, avvenuto senza complicanze, il bambino è stato dimesso in buone condizioni.  

Nei prossimi mesi i medici monitoreranno l’evoluzione: serviranno alcuni mesi per valutare i primi risultati funzionali.  

Questo caso rappresenta un importante passo avanti nella chirurgia oculare pediatrica: anche malformazioni molto rare e gravi possono oggi essere trattate con tecniche innovative ed equipe di eccellenza, offrendo nuove prospettive di vista e qualità di vita. 

Scopri la sindrome dell’occhio secco: cos’è, i sintomi e come trattarla

occhio secco

La sindrome dell’occhio secco, o Dry Eye Disease (DED), è una condizione cronica che colpisce la superficie oculare quando il film lacrimale non riesce più a garantire una corretta lubrificazione. Questo può dipendere da una ridotta produzione di lacrime o da una loro qualità alterata, con conseguente secchezza, irritazione e infiammazione.

Esistono diverse forme di occhio secco: quella da deficit lacrimale, quella evaporativa e la forma mista, la più comune. Tra i principali fattori di rischio troviamo l’età, l’uso prolungato di dispositivi digitali, ambienti secchi o inquinati, lenti a contatto e alcune terapie farmacologiche. Anche patologie sistemiche e infiammazioni oculari possono contribuire alla comparsa del disturbo.

I sintomi più frequenti includono bruciore, sensazione di corpo estraneo, arrossamento, fotofobia e visione offuscata. Per una diagnosi corretta è fondamentale una visita oculistica con test specifici, mentre il trattamento si basa principalmente su lacrime artificiali, gel lubrificanti e, nei casi più complessi, terapie mirate e personalizzate.

Adottare semplici accorgimenti quotidiani, come fare pause dagli schermi, mantenere una buona idratazione e proteggere gli occhi dagli agenti esterni, può aiutare a prevenire o ridurre i sintomi.

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Sport: riabilitazione visiva e inclusione, firmati a Roma protocolli operativi tra IAPB Italia, UICI e FISPIC 

IAPB Italia

Rafforzare il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale: è questo l’obiettivo dei due protocolli d’intesa siglati in data 5 maggio 2026 a Roma negli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, tra la Fondazione Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB Italia ETS), Federazione Italiana Sport Paralimpici Ipovedenti e Ciechi (FISPIC) e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS (UICI). 

I due protocolli rappresentano un grande passo verso la costruzione di un sistema integrato che valorizza lo sport come strumento di benessere, riabilitazione e partecipazione attiva per le persone con disabilità visiva. 

L’intesa tra IAPB Italia e FISPIC punta a integrare competenze cliniche e sportive con particolare attenzione alla classificazione visiva degli atleti, elemento essenziale per la partecipazione paritaria alle competizioni paralimpiche. In questo ambito, il Polo Nazionale di Ipovisione della Fondazione IAPB Italia, centro collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, localizzato presso il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, svolgerà un ruolo centrale nell’organizzazione delle visite di classificazione e nella valutazione diagnostica e funzionale degli atleti. L’accordo prevede inoltre attività congiunte di formazione del personale medico e lo sviluppo di un centro studi dedicato al rapporto tra sport e riabilitazione visiva. 

Il protocollo tra UICI e FISPIC rafforza il lavoro comune sul piano associativo, territoriale e promozionale con l’obiettivo di diffondere la pratica sportiva tra le persone con disabilità visiva. Tra i punti qualificanti, l’istituzione di una Commissione Paritetica nazionale permanente per attuare strategie comuni di sviluppo, organizzare almeno un evento sportivo annuale di alto livello, realizzare iniziative di sensibilizzazione pubblica e definire percorsi condivisi di formazione di istruttori e praticanti e partecipazione a progetti di reciproco interesse. Particolare attenzione è riservata all’accessibilità alla pratica sportiva per tutti e alla capillare diffusione delle iniziative sul territorio, grazie alla rete delle sezioni UICI presenti in tutte le province d’Italia. 

“Questo accordo rappresenta un esempio concreto di come la riabilitazione visiva e il benessere sociale promosso tramite lo sport debbano procedere insieme per avere i migliori risultati – ha dichiarato Mario Barbuto Presidente di UICI e della Fondazione IAPB Italia, –. Mettiamo a disposizione le alte competenze scientifiche e cliniche del nostro Polo Nazionale, nonché i valori più elevati di solidarietà e di sostegno, sia per addestrare le capacità motorie e migliorare il controllo dello spazio da parte degli atleti con disabilità visiva, sia per accrescere i momenti di socializzazione e partecipazione attiva, due aspetti valorizzati dallo sport in quanto strumento straordinario di autonomia, socialità e crescita da diffondere e rendere accessibile a tutti”. 

“Le sinergie attivate con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e con la Fondazione IAPB Italia ci permettono da un lato di rafforzare ulteriormente il ruolo dello sport come leva di inclusione – ha affermato il Presidente della FISPIC, Silverio Alviti – attraverso una maggiore promozione su tutto il territorio nazionale e dall’altro di definire procedure certe e uniformi per i percorsi di classificazione visiva dei nostri atleti in conformità degli standard internazionali promuovendo altresì iniziative formative e scientifiche”. 

Con la firma dei due protocolli, IAPB Italia, UICI e FISPIC confermano il proprio impegno nel promuovere politiche integrate per la salute, l’inclusione e lo sviluppo dello sport paralimpico ed esprimono sentimenti di gratitudine nei confronti del Ministro Andrea Abodi per la sensibilità e l’attenzione dedicate al tema. 

Intelligenza artificiale in oculistica: quanto si fidano i professionisti?

intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare l’oculistica, ma molti specialisti non si fidano ancora pienamente. È quanto emerge da uno studio recente, pubblicato su Clinical Ophthalmology, che ha analizzato come fattori demografici e professionali possano influenzare la percezione dell’AI tra gli oculisti.
Un questionario strutturato ha valutato il grado di consapevolezza, la fiducia nell’intelligenza artificiale in ambito diagnostico e terapeutico, le aspettative e le preoccupazioni in oltre 150 professionisti (in formazione, o già specialisti in Oftalmologia) presso l’Università di Varna, in Bulgaria.
La ricerca mostra che più della metà è informata sull’uso dell’intelligenza artificiale, ma solo una piccola percentuale — circa il 7,5% — si fida completamente delle sue capacità diagnostiche.

Differenze generazionali e prospettive future

Un dato chiave riguarda le differenze generazionali: i medici più giovani sono più aperti e propensi a seguire le indicazioni dell’AI, i professionisti più esperti risultano invece più cauti e prevedono un’integrazione più lenta nella pratica clinica.
Anche il genere influisce: gli uomini dichiarano una maggiore familiarità con l’AI, ma tendono a fidarsi meno dei suoi risultati diagnostici rispetto alle colleghe.
Nonostante queste differenze, emerge un punto condiviso: l’intelligenza artificiale è vista soprattutto come uno strumento di supporto, non come un sostituto del medico. Rimangono però preoccupazioni legate a regolamentazione, formazione e responsabilità clinica.

In sintesi, l’AI è percepita come una grande opportunità per migliorare diagnosi e gestione delle malattie oculari, ma la sua piena adozione dipenderà dalla capacità di costruire fiducia, attraverso formazione mirata e regole chiare.

Scopri la Pachimetria Corneale: l’esame per conoscere lo spessore della cornea  

Pachimetria Corneale

La pachimetria corneale è un esame rapido, non invasivo e indolore che permette di misurare lo spessore della cornea, la parte trasparente dell’occhio posta davanti all’iride. Questo valore, espresso in micrometri, è importante perché aiuta a valutare lo stato di salute dell’occhio e a supportare la diagnosi o il monitoraggio di alcune patologie. 

L’esame si svolge in pochi secondi: il paziente resta seduto e, dopo l’uso di un collirio anestetico, viene effettuata la misurazione con una piccola sonda oppure con strumenti ottici che non richiedono contatto diretto con l’occhio. È una procedura semplice e ben tollerata. 

La pachimetria è utile in diversi contesti clinici, soprattutto nella valutazione del glaucoma, nella diagnosi del cheratocono e nella pianificazione di interventi di chirurgia refrattiva o corneale. In genere lo spessore della cornea resta stabile nel tempo, per questo spesso è sufficiente eseguire l’esame una sola volta, salvo casi particolari che richiedono controlli periodici. 

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Una nuova lente a contatto “intelligente” per monitorare e curare il glaucoma

lente a contatto

Una lente a contatto capace non solo di monitorare la pressione dell’occhio, ma anche di intervenire automaticamente quando serve: è questa la novità presentata in uno studio pubblicato nell’aprile 2026 su Science Translational Medicine da un gruppo di lavoro interdisciplinare e internazionale (Cina, Stati Uniti d’America, Corea del Sud, Canada e Regno Unito). I ricercatori hanno sviluppato una lente a contatto smart in grado di misurare in tempo reale la pressione intraoculare, un parametro fondamentale per monitorizzare il glaucoma, principale causa di cecità irreversibile a livello globale.

Un sistema a circuito chiuso per la gestione del glaucoma

La particolarità del dispositivo è che non si limita a registrare i dati della pressione oculare (come facevano prodotti già in commercio): grazie a sistemi integrati questa nuova lente è progettata per rilasciare farmaci direttamente nell’occhio quando la pressione supera soglie predefinite e si propone di essere meno ingombrante e difficile da utilizzare rispetto a modelli precedenti.

Questo approccio “a circuito chiuso” rappresenta un cambio di paradigma: dalla terapia tradizionale, spesso basata su colliri somministrati manualmente (che non di rado possono stressare il paziente, essere dimenticati o utilizzati in maniera non corretta), si passa a un sistema automatico, continuo e personalizzato che ha il potenziale di semplificare la vita quotidiana del paziente e gestire in maniera molto più precisa la pressione oculare, riducendo il rischio di aggravamento della malattia.

I risultati ottenuti finora derivano da modelli preclinici, nei quali la lente ha dimostrato di funzionare in modo efficace e non invasivo. Tuttavia, saranno necessari studi clinici sull’uomo per confermare sicurezza, tollerabilità e benefici reali.

Scopri la malattia di Best: la distrofia maculare vitelliforme 

Malattia di Best

La malattia di Best è una patologia ereditaria rara che colpisce la retina, in particolare la macula, la zona centrale responsabile della visione fine e dei dettagli. È causata da mutazioni genetiche che portano all’accumulo di materiale lipofuscinico nelle cellule retiniche, con conseguente progressivo danneggiamento della visione centrale. 

La malattia si trasmette con modalità autosomica dominante e spesso si manifesta già nell’infanzia o nell’adolescenza, anche se i sintomi possono comparire più tardi. Nelle fasi iniziali la vista può essere normale, mentre con il tempo possono insorgere distorsioni visive, difficoltà nella lettura e riduzione della capacità di vedere i dettagli. La visione periferica, invece, resta generalmente conservata. 

Non esiste attualmente una cura definitiva, ma esistono trattamenti e strategie di supporto che aiutano a gestire i sintomi e a rallentare alcune complicanze, migliorando la qualità di vita dei pazienti. 

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