Vaccino a mRNA: la nuova strada per proteggere la vista dai danni della degenerazione maculare 

La ricerca di Science Tokyo, istituto giapponese dedicato alla ricerca scientifica, tecnologica e medica, apre nuove prospettive nella cura della AMD con un vaccino somministrabile tramite iniezione nel braccio. 

La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è una delle principali cause di perdita della vista nelle persone sopra i 60 anni, e colpisce quasi 200 milioni di persone in tutto il mondo, compromettendo attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti. La forma più grave di AMD è quella cosiddetta “umida”, dove vasi sanguigni anomali si sviluppano a livello della macula e rilasciano liquidi nella retina, alterandone la struttura. 

Il trattamento di questa patologia prevede la somministrazione di farmaci che devono essere iniettati nell’occhio, spesso più volte, a intervalli regolari. Una procedura invasiva e scomoda, che può complicareulteriormente la vita dei pazienti. 

Qualcosa, tuttavia, potrebbe cambiare: un nuovo studio promosso dall’Institute of Science Tokyo, i cui risultati sono stati pubblicati all’interno della rivista Vaccine, sembra aprire la strada a una promettente innovazione. I ricercatori infatti stanno sviluppando un vaccino a mRNA somministrabile tramite iniezione nel braccio che potrebbe ridurre la crescita dei vasi sanguigni anomali e proteggere la vista. Questo approccio è meno invasivo per il paziente e molto più semplice da eseguire rispetto alle iniezioni intraoculari, che in Italia possono essere effettuate solo da medici oculisti. 

Come funziona il vaccino a mRNA per l’AMD 

Il vaccino sfrutta la stessa tecnologia utilizzata nei vaccini COVID-19 a mRNA. Infatti, l’mRNA funziona come una sorta di “istruzione” che indica alle cellule del corpo come produrre una proteina specifica. Nel caso della AMD umida, il vaccino induce l’organismo a produrre anticorpi contro la leucine-rich alpha-2-glycoprotein 1 (LRG1), una proteina che favorisce la formazione dei nuovi vasi sanguigni e che è presente in quantità elevate nei pazienti affetti. Gli anticorpi neutralizzano la LRG1, riducendo la crescita dei vasi anomali. 

Il vaccino si è dimostrato efficace e sicuro nel modello animale. 

Questa scoperta rappresenta una speranza concreta per milioni di pazienti: un trattamento più semplice, meno invasivo e potenzialmente efficace nel prevenire la perdita della vista. Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici, la prospettiva di proteggere la vista con una semplice iniezione nel braccio potrebbe trasformare radicalmente la gestione della degenerazione maculare, migliorando la qualità della vita dei pazienti e permettendo di alleggerire le liste di attesa e i costi degli attuali trattamenti. 

Fonte 

Yanagi Y, Ichikawa H, Nguyen LBT, et al. mRNA vaccination mitigates pathological retinochoroidal neovascularization in animal models. Vaccine. 2025;61:127451. doi:10.1016/j.vaccine.2025.127451 

Cataratta in entrambi gli occhi nello stesso giorno: uno studio UK conferma sicurezza ed efficacia

I dati del 2025 della Società europea di cataratta e chirurgia refrattiva (ESCRS, European Society of Cataract and Refractive Surgeons) suggeriscono che la chirurgia di cataratta bilaterale immediata può offrire ottimi risultati visivi e un recupero più rapido per i pazienti.

Quando si parla di chirurgia della cataratta, una delle domande più comuni è: “Posso operare entrambi gli occhi nello stesso giorno?” Storicamente, in molte nazioni si è preferito operare un occhio alla volta, per consentire alla vista di stabilizzarsi e per eventuali complicanze prima di procedere con il secondo intervento. Ma negli ultimi anni questo approccio è stato messo in discussione, anche grazie alle esperienze cliniche accumulate nel periodo pandemico, durante il quale si è cercato di ottimizzare il numero di accessi ospedalieri.

Un recente studio presentato al 43° Congresso ESCRS, tenutosi quest’anno a Copenaghen, suggerisce che l’approccio bilaterale immediato stia diventando una realtà solida e vantaggiosa. Lo studio, condotto da Vincenzo Maurino e Gabriele Gallo Afflitto del Moorfields Eye Hospital di Londra, ha analizzato l’efficacia e la sicurezza della chirurgia di cataratta bilaterale differita (ovvero operare prima un occhio, e in un secondo momento l’altro) con la chirurgia di cataratta bilaterale immediata (ovvero operare entrambi gli occhi nella stessa seduta chirurgica). Lo studio ha confrontato i risultati tra chi ha ricevuto impianti di lenti intraoculari di diverso tipo, sia con chirurgia bilaterale immediata (ISBCS) che con chirurgia bilaterale differita (DSBCS). 

I risultati sono incoraggianti: l’esito refrattivo finale era molto simile tra i gruppi.  

Queste evidenze suggeriscono che, quando eseguita con criteri di selezione accurati e protocolli rigorosi di sterilità, la chirurgia di cataratta bilaterale nello stesso giorno può offrire ottimi risultati visivi, indipendentemente dal tipo di lente intraoculare utilizzata. Uno dei vantaggi più apprezzati è la rapidità nel recupero della visione funzionale, con un’adattazione più fluida alla nuova vista binoculare e un ritorno più veloce alle attività quotidiane. Non sono da trascurare nemmeno gli impatti potenzialmente trasformativi sui sistemi sanitari pubblici, poiché comporterebbe una riduzione drastica delle liste d’attesa, ottimizzando i costi procedurali.

Un elemento centrale della discussione clinica riguarda naturalmente la sicurezza; l’operazione bilaterale simultanea potrebbe esporre al rischio di complicanze entrambi gli occhi contemporaneamente; tuttavia, come sottolineato dagli autori dello studio, la procedura è considerata sicura se eseguita seguendo protocolli rigorosi e con un’attenta valutazione pre-operatoria— e numerosi studi precedenti ne avevano già dato conferma, tanto che in paesi come la Svezia la chirurgia bilaterale immediata rappresentava già nel 2019 uno su cinque interventi di cataratta.  

Bisogna tuttavia mantenere in considerazione, come espresso dagli stessi autori della ricerca, che lo studio ha dei limiti: per ora è stato condotto in un unico centro e potrebbe esserci un “bias di selezione”, poiché l’ISBCS è stata offerta a pazienti considerati candidati ideali.

Sebbene, quindi, non sia adatta a tutti i casi, con le dovute precauzioni l’ISBCS rappresenta un potenziale nuovo standard applicabile ad una larga maggioranza dei pazienti, offrendo una soluzione più efficiente e rapida per il ripristino della vista.

https://www.theophthalmologist.com/issues/2025/articles/december/bilateral-benefits-uk-study

Aiello F, Gallo Afflitto G, Leviste K, et al. Immediate sequential vs delayed sequential bilateral cataract surgery: systematic review and meta-analysis. J Cataract Refract Surg. 2023;49(11):1168-1179. doi:10.1097/j.jcrs.0000000000001230

I dati di quattro anni dello studio RUSH2A ora accessibili: una spinta alla ricerca sulle malattie retiniche ereditarie

La Foundation Fighting Blindness rende pubblici i risultati di uno dei più importanti studi di storia naturale sulla retinite pigmentosa legata al gene USH2A e sulla sindrome di Usher.

Capire come una malattia evolve nel tempo è uno dei passaggi più delicati — e più necessari — per arrivare a nuove terapie. Per le persone che convivono con una patologia ereditaria della vista, questo significa trasformare l’esperienza quotidiana della perdita visiva in dati utili alla ricerca, permettendo di studiare passo passo quella che si chiama la “storia naturale” della malattia. 

È proprio con questo obiettivo che la Foundation Fighting Blindness ha deciso di rendere pubblici i dati raccolti seguendo più di 100 pazienti nei primi quattro anni dello studio RUSH2A, uno dei più ampi studi di storia naturale mai condotti su queste condizioni, e che si prolungherà portando la durata complessiva dell’osservazione a 9 anni.

Lo studio RUSH2A segue nel tempo persone con mutazioni del gene USH2A, responsabile di forme di retinite pigmentosa non sindromica e della sindrome di Usher di tipo 2A. Si tratta di malattie genetiche rare che causano una progressiva degenerazione della retina e, nel caso della sindrome di Usher, possono essere associate anche a una perdita dell’udito. Comprendere come e con quale velocità la visione cambia nel corso degli anni è fondamentale per migliorare la diagnosi, il monitoraggio e la progettazione di futuri trattamenti.

Per mappare con precisione questa evoluzione, i ricercatori utilizzano protocolli standardizzati presso oltre 40 siti cliniciche compongono il Clinical Consortium (ovvero una collaborazione formale tra più centri di sperimentazione, per la gestione di studi clinici complessidella Fondazione. I dati vengono raccolti attraverso esami avanzati come:

• Acuità visiva corretta (BCVA).

• Microperimetria e sensibilità dell’intero campo visivo.

• Tomografia a coerenza ottica (OCT) [VI4] per l’analisi strutturale della retina.

Questo approccio ha consentito di raccogliere un quadro accurato e continuo dell’evoluzione della malattia, basato su dati reali e comparabili nel tempo.

La decisione di rendere questi dati accessibili alla comunità scientifica, in forma anonima e nel pieno rispetto della privacy dei pazienti, rappresenta un passaggio strategico per la ricerca. Come riporta Ophthalmology Times, la condivisione dei dati dello studio RUSH2A nasce con l’obiettivo di “accelerare lo sviluppo di terapie per le malattie retiniche ereditarie, offrendo ai ricercatori una base solida su cui costruire nuovi studi clinici”. Una disponibilità che può aiutare a definire meglio gli indicatori di progressione della malattia e a progettare sperimentazioni più mirate ed efficaci.

Ma questo passaggio è rilevante anche dal punto di vista dei pazienti. Gli studi di storia naturale come RUSH2A sono infatti essenziali per capire se una futura terapia funziona davvero: senza conoscere l’evoluzione spontanea della malattia, è difficile misurare l’efficacia di un trattamento. In questo senso, la pubblicazione dei dati può contribuire ad rendere più rapido e più solido il percorso verso nuove opzioni terapeutiche, incluse quelle basate su approcci genetici oggi in fase di studio.

Il rilascio dei dati RUSH2A conferma così l’importanza di una ricerca costruita in modo aperto e collaborativo, in cui l’esperienza delle persone che convivono con queste patologie diventa parte integrante del progresso scientifico. Un passo avanti che non rappresenta una cura immediata, ma che rende il cammino verso nuove soluzioni più trasparente, condiviso e orientato al futuro.

FONTE: https://www.ophthalmologytimes.com/view/foundation-fighting-blindness-releases-4-year-rush2a-data-to-public


Le crescenti criticità dell’assistenza sanitaria oggi in Italia

A firma di Tiziano Melchiorre, Segretario Generale IAPB Italia ETS

Il 3 dicembre è stato presentato il Rapporto OASI (The Observatory on Healthcare Organizations and Policies in Italy), elaborato annualmente dal Cergas (Centre for Research on Health and Social Care Management) dell’Università Bocconi. L’immagine che si ricava dall’analisi dei dati è un sistema sanitario attraversato da criticità profonde, alimentate da trend evolutivi non sempre favorevoli. La sfida più urgente è rappresentata dalla crescente divaricazione demografica tra popolazione attiva e popolazione anziana, che mette sotto pressione la sostenibilità finanziaria del sistema. Inoltre, non sono state ancora adottate strategie sufficienti per affrontare problemi cruciali come la non autosufficienza, e senza un deciso intervento programmatorio il rischio è di compromettere l’equilibrio complessivo del SSN.

MANCANZA DI PROGRAMMAZIONE DELLE RISORSE UMANE E DELL’OFFERTA SANITARIA

L’Italia si trova a fronteggiare una crisi demografica che incide direttamente sulla disponibilità di personale sanitario. Negli ultimi decenni sono nati 4 milioni di persone in meno e, parallelamente, l’aspettativa di vita è aumentata di 17 anni. Entro pochi anni gli over 65 raggiungeranno quota 19 milioni, cinque in più rispetto a oggi, passando dal 24% al 35% della popolazione. Si tratta di una fascia molto fragile: il 56% degli over 65 convive con due o più patologie croniche, percentuale che sale al 63% tra chi ha un basso livello di istruzione.

Questa dinamica porta a un calo atteso della popolazione attiva pari a 7,7 milioni di persone (-26%), con una conseguente contrazione del PIL stimata attorno al 17% a parità di altre condizioni. È quindi evidente quanto una corretta programmazione delle risorse umane rappresenti una priorità imprescindibile.

SQUILIBRI PROFESSIONALI IN AUMENTO

La distribuzione delle professioni sanitarie in Italia presenta squilibri significativi. Il nostro Paese ha il numero più alto di medici in Europa rispetto a Francia, Regno Unito, Germania e Spagna, ma allo stesso tempo condivide con quest’ultima il primato negativo del minor numero di infermieri.

Per il prossimo anno accademico, il bando per Medicina prevede 24.000 posti, a fronte di oltre 53.000 domande (domande/posti a semestre filtro). Nel campo infermieristico, invece, i posti sono 20.400 a fronte di 17.200 richieste, mentre per fisioterapia il divario è ancora più evidente: 2.700 posti disponibili e quasi 18.000 domande. Questi numeri confermano un disallineamento tra offerta formativa ed esigenze reali del sistema sanitario.

INVECCHIAMENTO E ASSISTENZA AGLI ANZIANI

L’invecchiamento della popolazione rende sempre più urgente definire un modello di cura sostenibile. La non autosufficienza continua a crescere: nel 2023 gli over 65 assistiti nelle RSA o in strutture sociosanitarie accreditate rappresentano l’8%, con un incremento del 4% rispetto al 2019.

Gli anziani più fragili sono anche i maggiori utilizzatori di risorse e richiedono competenze professionali specifiche. Un segnale positivo arriva dall’assistenza domiciliare integrata, aumentata del 43% dal 2019 al 2023, anche se il numero di ore per paziente si è leggermente ridotto (da 16 a 14).

Resta però irrisolta la questione della presa in carico nelle Case di Comunità: non è ancora chiaro come verranno gestiti gli anziani non autosufficienti né quali professionisti saranno coinvolti stabilmente.

LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICO-FINANZIARIA DEL SSN

Analizzando la spesa sanitaria complessiva in rapporto al PIL, l’Italia si colloca stabilmente in fondo alla classifica europea: 8,4% contro il 9,2% della Spagna, l’11% del Regno Unito, l’11,5% della Francia e l’11,7% della Germania. È improbabile che nei prossimi anni si registrino aumenti significativi del finanziamento al SSN.

Nonostante tra il 2019 e il 2024 vi siano stati incrementi di risorse, gran parte di questi è stata assorbita dall’inflazione. Vi è un equilibrio sostanziale tra spesa sanitaria pubblica corrente e disavanzo. Aumentano le risorse, dal 2019 al 2024, sebbene tali incrementi vengano in buona parte neutralizzati dai meccanismi inflattivi.

Se da un lato il sistema ha consolidato nel tempo la capacità di allineare risorse disponibili e spesa sanitaria pubblica e privata, dall’altro non ha prodotto incentivi all’aumento dell’efficienza né alla trasformazione dei servizi (attivare processi riallocativi tra setting, discipline e professioni).

CONSUMI PRIVATI IN SANITÀ

La spesa sanitaria privata continua a rappresentare una componente strutturale del sistema italiano, attestandosi nel 2024 al 25% della spesa sanitaria complessiva. All’interno di questa quota si nota un aumento della spesa intermediata (assicurazioni, fondi) a discapito di quella pagata direttamente dai cittadini, che scende di 1,1 miliardi, mentre quella intermediata cresce di 0,5 miliardi.

Rispetto a molti Paesi europei, in Italia la crescita della spesa sanitaria pubblica e privata è più contenuta. Oggi le principali voci della spesa privata riguardano servizi ambulatoriali (53,3%), servizi ospedalieri (12,6%) e beni sanitari (33,9%). I cittadini sono sempre più attenti al rapporto qualità-prezzo e all’accessibilità delle prestazioni.

Sul fronte delle rinunce alle cure, l’ISTAT aveva rilevato che 5 milioni di italiani avevano rinunciato a prestazioni sanitarie per liste d’attesa, problemi economici o difficoltà logistiche. Una rilettura più precisa dei comportamenti, fatta da Eurostat, però riduce la stima: solo 1 milione di persone ha dichiarato di aver rinunciato a cure di cui aveva realmente bisogno nel momento in cui il problema di salute si manifestava.

ASPETTATIVA E QUALITÀ DI VITA

L’Italia mantiene livelli elevati di aspettativa di vita rispetto al contesto europeo, ma peggiora per quanto riguarda la speranza di vita in buona salute alla nascita. Le differenze territoriali restano marcate: tra la Provincia Autonoma di Bolzano (69,7 anni) e la Calabria (53,4 anni) la distanza nella speranza di vita in buona salute alla nascita raggiunge 16,3 anni.
Un divario che riflette disuguaglianze socioeconomiche e di accesso ai servizi.

100 milioni di immagini oculari per una AI medica unica al mondo

Un consorzio internazionale lancia un modello “foundation” di intelligenza artificiale in oftalmologia, addestrato su dati globali per garantire equità e performance

C’è un momento in cui una semplice fotografia della retina diventa molto più di un’immagine: diventa la porta di accesso a un modello di intelligenza artificiale capace di apprendere da milioni di osservazioni e di adattarsi a numerose applicazioni cliniche. Questo è il campo d’azione di Global RETFound, l’iniziativa che unisce oltre 100 gruppi di ricerca in più di 65 Paesi, con l’obiettivo di costruire un modello di IA di base (foundation model) nella medicina.

Un foundation model è un tipo di intelligenza artificiale addestrato su enormi quantità di dati diversificati e non etichettati, capace poi di essere adattato a una vasta gamma di compiti successivi: dalla visione artificiale alla diagnosi automatizzata, dalla classificazione delle immagini alla previsione del rischio. Nel caso di Global RETFound, l’addestramento avverrà su oltre 100 milioni di immagini a colori del fondo oculare, raccolte da ogni continente tranne l’Antartide. 

Il progetto è guidato dalla National University of Singapore (NUS), dal  Moorfields Eye Hospital di Londra, dal University College London (UCL) e dalla Chinese University of Hong Kong (CUHK)

“Gli attuali modelli di base sono addestrati su dati geograficamente e demograficamente ‘limitati’, il che ne circoscrive  l’efficacia e può perpetuare le disuguaglianze sanitarie esistenti”, ha spiegato il dottor Yih Chung Tham, della NUS. “Il Global RETFound Consortium affronta questa sfida consentendo un’ampia partecipazione internazionale su una scala senza precedenti, mantenendo al contempo la protezione della privacy dei dati”.

Per renderlo equo e accessibile anche ai Paesi con minori risorse, il consorzio ha adottato una struttura flessibile:

  • i partner dotati di infrastrutture avanzate possono addestrare il modello localmente e inviare soltanto i “pesi” aggiornati;
  • i centri con capacità limitate possono contribuire tramite piattaforme sicure e dati anonimizzati.

In questo modo, il modello potrà riconoscere con maggiore precisione condizioni come retinopatia diabetica, glaucoma, degenerazione maculare e individuare correlazioni utili a stimare il rischio di malattie cardiovascolari. Importante anche il risparmio economico complessivo: la condivisione del processo riduce sensibilmente i costi di sviluppo dell’IA per i sistemi sanitari con meno risorse.

La versione finale di Global RETFound sarà resa disponibile con licenza open-access per uso non commerciale, offrendo agli istituti di tutto il mondo uno strumento avanzato — e finalmente rappresentativo — per la diagnosi e la ricerca medica. Un passo decisivo verso una sanità più inclusiva, trasparente e collaborativa.

Scopri la Cecità corticale: quando gli occhi stanno bene, ma il cervello non vede

La cecità corticale è una condizione rara in cui la perdita della vista non dipende dagli occhi, che rimangono integri, ma da un danno alla corteccia visiva del cervello. Può insorgere a qualsiasi età in caso di traumi, ictus, emorragie, tumori o infezioni che colpiscono quest’area del cervello.

Può presentarsi in forma transitoria o permanente e la vista può essere più o meno compromessa a seconda della gravità del danno. In alcuni casi possono associarsi fenomeni particolari come le allucinazioni visive o la Sindrome di Anton.

La diagnosi richiede un’accurata valutazione oftalmologica e neurologica, supportata da esami come la risonanza magnetica cerebrale, i potenziali evocati visivi e lo studio del campo visivo. Il trattamento dipende dalla causa: in alcuni casi si può avere un recupero spontaneo parziale o completo, in altri è necessario intervenire con terapie farmacologiche, chirurgiche o percorsi di riabilitazione visiva. 

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Qualità di vita dopo blefaroplastica: cosa dicono gli studi


Un beneficio che va oltre l’estetica

Secondo la American Academy of Ophthalmology (AAO), la blefaroplastica, oltre a migliorare l’aspetto dello sguardo, può influire positivamente sulla funzione visiva, il benessere psicologico e la soddisfazione estetica complessiva, con risultati che si mantengono stabili nel tempo, in alcuni casi fino a oltre tre anni.

La secchezza oculare, può comparire, perlopiù in maniera temporanea, dopo l’intervento.

Interventi sempre più diffusi (non solo estetici)

Negli Stati Uniti questi interventi rientrano tra le procedure palpebrali più eseguite. In molti casi, i Centers for Medicare & Medicaid Services ne riconoscono anche la valenza funzionale, legata al miglioramento della visione e della funzione palpebrale.

La valutazione clinica tiene conto di più elementi: sintomi riferiti dal paziente, la misurazione precisa dell’eventuale abbassamento della palpebra e la valutazione del campo visivo.

Importante anche la componente psicologica: chi soffre di problematiche palpebrali manifesta spesso livelli superiori di ansia, depressione e disagio per il proprio aspetto. 

Quali risultati in termini di benessere, funzione visiva e soddisfazione sono stati documentati dopo questi interventi?

Gli studi hanno utilizzato dei questionari validati per misurare la qualità di vita correlata alla salute, ciascuno focalizzato su un aspetto specifico: funzione visiva, soddisfazione estetica o benessere psicologico.

Nel complesso, gli studi disponibili concordano: la qualità di vita migliora o resta stabiledopo blefaroplastica, senza differenze significative tra le tecniche chirurgiche disponibili.

Inoltre, la blefaroplastica non peggiora i sintomi di occhio secco nei pazienti che non ne soffrivano prima, mentre in alcuni casi si è osservato un peggioramento temporaneo dopo l’intervento, con recupero completo entro tre mesi.

Nell’insieme, gli studi mostrano un aumento significativo della soddisfazione estetica e del benessere psicologico

Nei follow-up più lunghi, fino a 3,6 anni, i benefici percepiti risultano stabili nel tempo.

I limiti degli studi e cosa cambia davvero per il paziente

Nonostante la solidità complessiva, restano alcuni limiti: gli studi analizzati erano piuttosto disomogenei e avevano perlopiù campioni piccoli.     

In sintesi, secondo la American Academy of Ophthalmology (AAO) la blefaroplastica, spesso porta a un miglioramento complessivo della qualità di vita, con maggiore soddisfazione per l’aspettomiglioramento della funzione visiva e riduzione del disagio psicologico.

La blefaroplastica, che sia eseguita a fini funzionali o estetici, sembra migliorare diversi aspetti della vita quotidiana, con effetti positivi a lungo termine.

Fonte: Vagefi MR, Aakalu VK, Foster JA, et al. Health-Related Quality-of-Life Outcomes for Upper Blepharoplasty and Blepharoptosis Surgery: A Report by the American Academy of Ophthalmology. Ophthalmology. Published online September 6, 2025. doi:10.1016/j.ophtha.2025.07.014

La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia rinnova il suo impegno per il diritto alla vista per tutti nel meeting annuale “Vedere meglio, vivere meglio, tutti”



Roma, 21 ottobre – La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha presentato oggi presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati il bilancio delle attività svolte nel Paese, i nuovi programmi per il 2026 e i risultati della seconda edizione dell’Osservatorio Vista. Ha aperto i lavori il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana.

Sono oltre un miliardo le persone nel mondo che beneficiano dell’accesso a cure visive grazie all’impegno della OneSight EssilorLuxottica Foundation, che contribuisce concretamente a ridurre le disuguaglianze e ad offrire nuove opportunità. Un risultato di grande rilevanza, riconosciuto anche a livello internazionale: la rivista Fortune ha inserito per il quinto anno EssilorLuxottica tra le aziende leader nella classifica “Change the World”, proprio per l’impatto sociale generato dal lavoro della Fondazione globale.

Anche l’Italia ha dato un contributo significativo a questo ambizioso obiettivo, attraverso le iniziative promosse dal capitolo nazionale della Fondazione. Nei primi tre anni di attività, la Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha raggiunto traguardi importanti, rafforzando il proprio ruolo nella promozione dell’equità nell’accesso alla salute visiva: 54.000 persone hanno ricevuto un paio di occhiali da vista:

  • 26.000 visite oculistiche effettuate,
  • più di 6.000 trattamenti sanitari specialistici erogati,
  • 32 tappe del programma itinerante “Le Giornate della Vista”,
  • 6 mesi di presidi oculistici attivati nelle periferie di Corviale (Roma), Scampia (Napoli) e Zen (Palermo)
  • 5 centri oculistici solidali attivi: 3 a Roma, 1 a Napoli, 1 a Milano.
  • Nel solo 2025, le iniziative speciali legate al Santo Giubileo hanno già raggiunto ed entro l’anno supereranno gli obiettivi prefissati con circa 2000 visite e 1.500 occhiali donati.

Il Presidente della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, Leonardo Maria Del Vecchio ha commentato “Garantire l’accesso a cure visive a un miliardo di persone nel mondo è un traguardo storico, e siamo orgogliosi di avervi contribuito con le iniziative sviluppate in Italia. Si tratta del risultato di un impegno condiviso a livello locale, nazionale e globale, che ha coinvolto istituzioni, volontari e partner strategici. Ora è il momento di rafforzare le collaborazioni e valorizzare ogni risorsa disponibile. La vista è un diritto universale e un potente moltiplicatore di sviluppo: migliora la qualità della vita, sostiene l’economia e promuove l’inclusione sociale.” 

L’Osservatorio Vista

In Italia, l’appuntamento annuale della Fondazione si sta affermando come il momento di riferimento sul tema della salute visiva e un’importante occasione di confronto tra istituzioni politiche e religiose, classe medica e delle associazioni del Terzo Settore.

In questo contesto, l’edizione 2025 dell’Osservatorio Vista, promosso dalla Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia in collaborazione con il Censis, ha evidenziato le criticità strutturali che ostacolano l’accesso equo al Servizio Sanitario Nazionale mettendo in rilievo l’impatto sociale della mancata prevenzione e le disparità acuite dalla progressiva privatizzazione del settore.

Le iniziative per il 2026

La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha presentato i programmi che guideranno la prossima fase di attività, orientata alla continuità e all’ampliamento della rete di partner istituzionali e sociali. Tra le iniziative principali figura il Piano di Prevenzione Visiva Nazionale, oggetto di una Risoluzione in Commissione Affari Sociali del Parlamento, dell’l’On. Marta Schifone in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute.


Il Piano ha l’obiettivo di garantire screening oculistici regolari e uniformi su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione a minori, anziani e fasce socialmente più vulnerabili. Mira, inoltre, a rafforzare l’offerta di prestazioni oculistiche all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e a promuovere campagne di educazione alla prevenzione visiva, riconoscendo la vista come un bene primario di salute pubblica e uno strumento di inclusione sociale.

È stato inoltre firmato un protocollo d’intesa con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità per l’avvio di un nuovo programma di visite oculistiche presso gli Istituti Penali per i Minorenni. L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Ministero della Giustizia e presentata dal Ministro Carlo Nordio insieme al Presidente Leonardo Maria Del Vecchio, offrirà visite e occhiali da vista ai giovani detenuti, con l’obiettivo di favorirne il benessere, la dignità e il reinserimento sociale. 

Restituire la vista significa restituire dignità e opportunità. – ha dichiarato Leonardo Maria Del Vecchio – Questo progetto vuole essere anche uno strumento di rinascita personale e di responsabilizzazione per i ragazzi detenuti”.

Proseguiranno anche nel 2026 le Giornate della Vista, che si terranno nelle aree periferiche selezionate in collaborazione con il Dipartimento per la Riqualificazione Sociale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la rete di solidarietà territoriale della Fondazione. In continuità con questo approccio integrato alla cura e al benessere delle persone più fragili, gli assistiti dei centri oculistici solidali potranno beneficiare di una soluzione innovativa: i Nuance Audio, i primi occhiali che integrano una tecnologia uditiva in modo invisibile pensati per potenziare i due sensi dai quali dipendiamo maggiormente, vista e udito, migliorando la qualità della vita quotidiana.

Scopri la Cecità corneale: quando la cornea non è trasparente come dovrebbe.

Nella cecità corneale, la perdita della vista è causata dall’opacizzazione della cornea, che normalmente è trasparente e permette il passaggio della luce all’interno dell’occhio. In questi casi la vista è offuscata ma, se le altre strutture oculari sono sane, non c’è mai la perdita della percezione della luce.

L’opacità della cornea può derivare da traumi, infezioni, ustioni, patologie degenerative o difetti congeniti. Nei Paesi in via di sviluppo sono da considerare anche il tracoma e le carenze nutrizionali (soprattutto della vitamina A), mentre nei Paesi industrializzati una causa non infrequente è l’uso improprio delle lenti a contatto. 

Attualmente abbiamo a disposizione molte terapie, a seconda dei casi: il trapianto di cornea, la protesi corneale (cheratoprotesi) l’impiego di cellule staminali corneali, e l’innesto di membrana amniotica. Le prospettive future guardano anche a soluzioni tecnologiche innovative, come la cornea bioingegnerizzata e l’impianto di microdisplay collegati a occhiali “smart”, in grado di trasmettere la luce attraverso la cornea opaca. 

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Disparità socioeconomiche e territoriali nella cura del glaucoma primario ad angolo aperto (POAG)

Lo studio evidenzia come variabili apparentemente esterne alla sfera clinica – dal reddito al contesto familiare – possano condizionare l’aderenza ai controlli e l’efficacia delle terapie

Un recente studio pubblicato su JAMA Ophthalmology ha evidenziato come fattori non strettamente medici, in particolare il livello di ricchezza, il luogo di residenza e la composizione familiare, influenzino in modo significativo la qualità della cura e i risultati clinici nei pazienti di nuova diagnosi di glaucoma primario ad angolo aperto (POAG).

Secondo la ricerca, condotta da Maryam O. Ige, MD, e dal team della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, i pazienti appartenenti al quartile di reddito più basso presentano probabilità sensibilmente inferiori di raggiungere la riduzione della pressione intraoculare (IOP) raccomandata dalle linee guida e sono più inclini a perdersi nel follow-up rispetto a coloro che dispongono di maggiori risorse economiche.

Metodologia dello studio

Lo studio retrospettivo ha coinvolto 1.466 pazienti con diagnosi recente di POAG, seguiti all’interno del Sight Outcomes Research Collaborative Consortium. Gli autori hanno analizzato variabili demografiche e socioeconomiche, area di residenza (urbana o rurale), livello di benessere del quartiere e presenza di figli nel nucleo familiare.

Gli esiti principali valutati erano:

  1. la probabilità di ottenere una riduzione della IOP pari o superiore al 15% entro 12–18 mesi dalla diagnosi;
  2. la probabilità di perdita al follow-up nello stesso intervallo temporale.

Principali risultati

L’età media dei pazienti è di 70 anni e il 54% sono donne. La distribuzione etnica comprende il 3% di asiatici americani, il 32% di pazienti afroamericani, il 7% di latinoamericani e il 57% di caucasici.

Tra i 1.030 pazienti che hanno effettuato almeno un controllo entro 18 mesi, il 76% ha ottenuto una riduzione della IOP ≥15% in uno o più occhi. Tuttavia, i pazienti nel quartile di ricchezza più basso hanno da 5 a 9 volte meno probabilitàdi raggiungere tale obiettivo rispetto ai gruppi più abbienti. Inoltre, il rischio di perdita al follow-up risulta inferiore del 61% nei pazienti più ricchi rispetto a quelli meno benestanti (OR 0,39; IC 95% 0,18–0,84; p=0,02).

 

Altri fattori significativi sono i seguenti:

  • Residenza rurale: i pazienti che vivono in aree rurali presentano una probabilità più elevata di interrompere il follow-up rispetto a quelli residenti in zone urbane (OR 5,54; IC 95% 1,13–27,08).
  • Presenza di figli nel nucleo familiare: curiosamente, i pazienti con bambini in casa hanno mostrato una riduzione media della IOP maggiore di circa 4 mmHg rispetto a chi viveva senza figli (IC 95% 0,99–7,13; p=0,01).

Implicazioni e prospettive

Ricchezza, residenza urbana e composizione familiare rappresentano fattori chiave nel determinare l’aderenza al follow-up e la riduzione della pressione intraoculare nei pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto.

Per migliorare la qualità delle cure e prevenire la perdita visiva legata al glaucoma, gli studiosi suggeriscono di rendere più accessibili e sostenibili i percorsi di cura per i pazienti con minori risorse economiche e per coloro che risiedono in aree rurali. Interventi mirati a facilitare l’accesso ai controlli oculistici e a ridurre le barriere socioeconomiche potrebbero contribuire a migliorare gli esiti clinici di questa patologia cronica e potenzialmente invalidante.

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