L’importanza dei carotenoidi

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Possiedono funzioni antiossidanti e possono contribuire alla salute oculare, ma gli effetti di un’integrazione sono controversi

carotenoidi-web.jpgEsistono delle sostanze nutritive che il nostro corpo non può sintetizzare: la loro assunzione attraverso l’alimentazione è fondamentale. Tra queste ci sono i carotenoidi [[tra cui il betacarotene, importante precursore della vitamina A]], dei pigmenti naturali che si trovano in buona parte della frutta e della verdura (soprattutto di colore giallo-arancione-rosso), nelle piante e nelle alghe.

Un nuovo studio elvetico e olandese si concentra sui loro potenziali benefici sulla salute umana, in particolare sugli effetti protettivi della luteina e della zeaxantina (due tipi di carotenoidi), che possono contribuire a proteggere la retina dalla degenerazione maculare legata all’età: “Raccomandane l’assunzione contribuirebbe a sensibilizzare la popolazione generale e ad avere un apporto adeguato di alimenti ricchi di luteina”, scrivono gli autori su Archives of Biochemistry and Biophysics.

I carotenoidi, oltre a giovare alla salute oculare, migliorerebbero anche le funzioni cognitive e la salute cardiovascolare e potrebbero persino aiutare a prevenire alcuni tumori. Tuttavia, allo stato attuale gli studi sui loro potenziali benefici mediante l’assunzione di integratori alimentari hanno prodotto, secondo i ricercatori, risultati controversi. Pertanto saranno necessari ulteriori studi scientifici per verificarne gli effetti.

Fonte: Archives of Biochemistry and Biophysics

Miopia, individuati 161 geni che la favoriscono

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Una metanalisi su oltre 160mila persone: in assenza di un’adeguata esposizione alla luce, potrebbe svilupparsi più facilmente il comune difetto rifrattivo

Il bulbo oculare di un miope è più allungato della norma è il punto di fuoco cade davanti alla retina (Fonte nei.nih.gov)
Il bulbo oculare di un miope è più allungato della norma è il punto di fuoco cade davanti alla retina (Fonte nei.nih.gov)
Le ricerche genetiche nel campo oculistico hanno fatto un altro importante balzo avanti. Un vasto gruppo internazionale di ricercatori è riuscito a individuare 161 geni che favoriscono un difetto tanto comune quanto la miopia, che può favorire il distacco di retina il quale arriva – nei casi più gravi – a causare la perdita della vista. Questi ultimi casi sono in crescita perché la miopia è in forte aumento a livello mondiale. [[E’ miope il 28,3% della popolazione mondiale (2010), con un trend in ascesa: se nel 2020 si prevede che lo sarà oltre un terzo degli abitanti del nostro Pianeta (33,7%), per il 2050 si stima che sarà miope circa la metà della popolazione mondiale (Fonte: Holden BA, Fricke TR, Wilson DA et al., “Global prevalence of Myopia and High Myopia and temporal trends from 2000 through 2050”, Ophthalmology Vol 123, Number 5 May 2016).]]

dna-animazio6b00-176ce.gifLo studio, diretto da un gruppo di olandesi, è stato pubblicato su Nature Genetics e ha coinvolto oltre 160mila partecipanti. I nuovi geni identificati riguardano i meccanismi che controllano la fisiologia e la morfologia oculare a molti livelli: si va della trasmissione dei segnali retinici per arrivare alla formazione dei nuovi vasi, passando per la morfologia del bulbo oculare (che nei miopi è più lungo della norma). Il lavoro scientifico è estremamente dettagliato, complesso e rigoroso.

Secondo i ricercatori le nuove scoperte genetiche – effettuate anche usando potenti software – depongono a favore dell’idea che i vizi refrattivi siano provocati da alterazioni della cascata molecolare “innescata” dalla luce. Ciò significa che chi – soprattutto da piccolo – non resta esposto adeguatamente alla luce (naturale) può correre maggiori rischi di sviluppare la miopia. Ora sono più chiari i fondamenti genetici di ciò che si era già compreso su altre basi.

Fonti: Nature Genetics, Johannes Gutenberg Universitaet Mainz

In Italia quasi 4 problemi visivi su 10 non affrontati

Mondo e occhiali (immagine del Seminario sull'ipovisione che si tiene annualmente a Roma, presso l'Università Sapienza)

La Fondazione ANIA: il 38% non vede bene o non ha corretto il proprio difetto visivo

montatura_occhiali-controluce-400pixel.jpgTroppe spese di tasca propria per curarsi; il 38% degli italiani non vede bene e addirittura non ha ancora corretto il problema visivo da cui è affetto: sono i dati presentati a Roma dalla Fondazione ANIA [[La conferenza stampa dell’Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici si è tenuta il 5 giugno 2018]]. Grazie a un’iniziativa di prevenzione itinerante – chiamata Street Health Tour ed effettuata a bordo di un tir – sono stati effettuati oltre 6400 check-up gratuiti in una ventina di città italiane a partire dal 2017 (raccogliendo i relativi dati): dai controlli oculistici a quelli dell’udito, passando per una verifica di tipo cardiovascolare, polmonare e dei riflessi.

Il problema di fondo è che ben tredici milioni di italiani si curano in ritardo o non si curano affatto a causa di problemi di accesso alla sanità pubblica, difficoltà economiche, ecc. Se per un verso si possono “scontrare” con liste d’attesa troppo lunghe, vengono lamentate anche difficoltà – specialmente in alcune zone rurali – a raggiungere gli ospedali.

Gli italiani in media non amano particolarmente praticare sport, tanto che il 32% è in sovrappeso (il 9% dei bambini) e il 30% conduce una vita sedentaria. Infine, il 22% è fumatore, con conseguenze negative sulla salute a vari livelli.

Fonte: Fondazione ANIA

Il tracoma debellato in Nepal

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L’OMS convalida il risultato: la malattia oculare è ancora la prima causa infettiva planetaria di cecità

visita_oculistica_in_nepal-fonte_iapb.org.jpgÈ la prima causa di cecità di origine infettiva nel mondo: il tracoma, provocato da un batterio (Chlamydia trachomatis), è tuttora considerato una “malattia tropicale dimenticata”. Si registrano però nuovi progressi nella lotta planetaria contro questa patologia oculare: secondo l’OMS il Nepal se n’è liberato.

All’inizio degli anni ’80 il tracoma era ancora la seconda causa di cecità evitabile in molte zone del Paese asiatico. Seguendo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità le autorità sanitarie nepalesi sono riuscite a contrastarne efficacemente la diffusione prendendo provvedimenti a livello igienico e sanitario.

Soprattutto l’igiene del viso e delle mani è considerata fondamentale a fini di prevenzione, oltre all’accesso all’acqua pulita; può essere necessario somministrare antibiotici, com’è infatti avvenuto in molte strutture sanitarie del Paese a Nord dell’India. Oggi gli abitanti del Nepal possono trarre un sospiro di sollievo: la principale minaccia infettiva alla loro vista è stata debellata.

Fonte: IAPB International

Se la pupilla rivela il nostro grado di comprensione

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Il suo diametro non dipende solo dalla luce presente nell’ambiente, ma anche dal riconoscimento degli oggetti. Lo ha verificato un’équipe giapponese

occhio-marrone-160_pixel.jpgSe gli occhi sono lo specchio dell’anima, la dimensione della pupilla dà una misura del nostro livello di comprensione. Una squadra di ricercatori giapponesi si è “divertita” a misurarne il diametro e a metterlo in rapporto alle immagini contenute in un filmato. Sorprendentemente si dilata un attimo prima di capire quali oggetti stiamo vedendo.

Durante la ricerca è stata analizzata la dinamica pupillare per chiarire i meccanismi di riconoscimento di oggetti ambigui. Fonte: Suzuki Y, Minami T, Nakauchi S, Ai partecipanti sono state presentate una serie di immagini composte da punti, che potevano essere interpretate in diversi modi; dopodiché è stato chiesto loro se riconoscessero qualcosa, precisando il grado di certezza della loro affermazione. I ricercatori della Toyohashi University of Technology hanno concluso che – persino quando i volontari non riuscivano a riconoscere nei filmati un singolo oggetto – la loro pupilla si dilatava in un secondo momento, non appena stavano per capire ciò che avevano visto.

Uno degli autori dello studio pubblicato su Science Reports, Yuta Suzuki [[Dipartimento di Scienze ingegneristiche informatiche, Università Toyohashi delle Nuove Tecnologie]], spiega:

La maggior parte delle volte non siamo consapevoli dell’attività del nostro cervello: la percezione e il riconoscimento sono solo una parte della funzione cerebrale complessiva, e ci sono molti misteri ancora da risolvere riguardo a questa parte inconscia del nostro cervello, che rappresenta la maggior parte della sua attività: abbiamo deciso di concentrarci sul riconoscimento degli oggetti da parte delle persone e siamo stati in grado di utilizzare la biometria per monitorare l’elaborazione [cerebrale] che avviene prima che una persona sia consapevole di aver riconosciuto un oggetto.

Fonti: Scientific Reports, Toyohashi University of Technology

Glaucoma, alla ricerca delle cause genetiche

Visual field reduction in a person affected by glaucoma (Source: Scientific Reports)

Nature Genetics: si potrebbe prevedere il rischio di esserne colpiti con un’accuratezza del 75%

Visual field reduction in a person affected by glaucoma (Source: Scientific Reports)
Visual field reduction in a person affected by glaucoma (Source: Scientific Reports)
Grazie a un test genetico in futuro si potrà forse prevedere il rischio di sviluppare il glaucoma, una malattia spesso correlata a una pressione oculare eccessiva. Lo sostiene una ricerca condotta da équipe di universitari su Nature Genetics: è stato effettuato uno studio genetico su un database di quasi 140mila persone, sostenendo che il grado di accuratezza del test genetico di predisposizione al glaucoma potrà essere del 75%.

Scienziati londinesi [[del King’s College e dello University College di Londra]] e americani [[della Harvard Medical School, Boston]] hanno così identificato 133 varianti genetiche del tipo più diffuso (glaucoma ad angolo aperto), delle quali molte sono nuove. Infatti questa malattia presenta familiarità: chi ha parenti che ne sono affetti dovrebbe andare dall’oculista più spesso e controllare anche il tono dell’occhio (pressione intraoculare).

Il dott. Pirro Hysi (King’s College London), che ha diretto la ricerca, ha dichiarato:

Sapere che qualcuno ha un profilo di rischio genetico ci può consentire di prevedere il rischio di glaucoma di cui si è portatori, in modo tale che in futuro potremo concentrarci, con le scarse risorse sanitarie [di cui disponiamo], su coloro che sono più a rischio.

Dato che il glaucoma è un’importante causa di cecità irreversibile nel mondo – colpisce 55 milioni di persone –, si punta a prevenire i danni che può causare al nervo ottico: con una diagnosi precoce si può seguire tempestivamente una terapia per ridurre la pressione oculare eccessiva (in genere mediante colliri specifici). Attualmente la sua diagnosi è possibile solo grazie a una visita presso un oculista, che comprenda la misurazione del tono dell’occhio (tonometria). Insomma, la prevenzione non deve essere mai persa di vista!

Fonti: Nature Genetics, King’s College London, Pop. Science

OMS, prevenire le malattie non trasmissibili

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Migliori stili di vita e interventi più incisivi. Dal 21 al 26 maggio 194 Paesi hanno fatto il punto a Ginevra alla 71ª Assemblea mondiale

oncocercosi-cieco_accompagnato-statue_oms-web.jpgStop alle malattie contagiose e un miglior controllo delle patologie non trasmissibili (puntando a stili di vita più sani). Sono due priorità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): dal 21 al 26 maggio 2018 delegazioni di 194 Paesi si sono incontrate a Ginevra per la sua 71ª Assemblea mondiale. Nella città Svizzera si è discusso del futuro dell’assistenza sanitaria planetaria definendo un piano quinquennale.

Migliori stili di vita, meno malattie croniche

Ogni anno nel mondo le malattie croniche non trasmissibili causano circa 15 milioni di decessi di persone d’età compresa tra i 30 e i 70 anni. Secondo l’OMS in buona misura ciò può essere evitato agendo su quattro principali fattori di rischio: il consumo di tabacco, l’abuso di alcol, diete non salutari e inattività fisica. Una miglior prevenzione deve andare di pari passo con una maggiore disponibilità di trattamenti contro il diabete, i tumori, le patologie cardiovascolari, patologie respiratorie croniche e malattie mentali.

Nei documenti del lavori di Ginevra si legge che:

L’OMS solleciterà i Paesi a ridurre il consumo di sale e zucchero; bandire i grassi trans artificiali e ridurre gli antibiotici negli alimenti; riformulare i prodotti [alimentari] per renderli compatibili con una dieta sana; ridurre il consumo di tabacco e l’abuso di alcol; bloccare il marketing rivolto ai bambini di cibi e bevande non salutari; ridurre la prevalenza dell’inattività fisica.

La salute, un diritto di tutti

Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore dell’OMS
Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore dell’OMS
“Troppe persone muoiono per malattie prevenibili, troppi finiscono in povertà per pagarsi personalmente le cure – ha affermato il Direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus – e troppe persone non riescono a usufruire dei servizi sanitari di cui hanno bisogno. Ciò è inaccettabile”. “Stiamo trasformando il nostro metodo di lavoro in funzione di una visione di un mondo in cui la salute sia un diritto di tutti”.

Il programma di lavoro OMS si è concentrato su tre obiettivi affinché:

  • un miliardo di persone in più possa beneficiare di una copertura sanitaria universale;
  • un altro miliardo di persone sia protetto dalle emergenze sanitarie;
  • un miliardo di persone in più possa godere di una salute migliore e di un maggiore benessere.

Debellare le malattie contagiose ad alto impatto

oms-assemblea_generale_foto-archivio-web.jpgSi mira, entro il 2030, a “fermare le epidemie” (salvando intanto entro il 2023 ben 29 milioni di vite). Un obiettivo ideale che richiede uno sforzo extra, spingendo l’acceleratore sulla prevenzione, controllando o debellando le malattie contagiose (come tubercolosi, HIV, malaria, epatite virale, malattie tropicali dimenticate). Al fine di operare questo cambio di paradigma, l’OMS “aumenterà gli sforzi per raggiungere le popolazioni più vulnerabili” e mirerà a “interventi strategici ad alto impatto”.

Si intende, tra l’altro, “non lasciare indietro nessun bambino, persino nelle zone più remote e inaccessibili”. Eradicare la poliomelite e bloccare la filaria di Medina ovvero il verme di Guinea (Dracunculus medinensis) – un endoparassita che provoca una malattia chiamata dracunculosi – restano tra le priorità fondamentali dell’Agenzia ONU che si occupa di salute.

Fonti: WHO (1), WHO (2)

Istat: 7 italiani su 10 si percepiscono in salute, ma il Paese è anziano

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Nuovo Rapporto 2018: quasi 169 vecchi ogni 100 giovani. L’Italia è il secondo Paese al mondo come terza età

anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpgIn Italia sette persone su dieci si dichiarano in buona salute, ma abbiamo il secondo numero più alto di anziani al mondo in rapporto ai giovani (168,7 ogni 100 persone) [Con così tante persone nella terza età ovviamente sono particolarmente diffuse le patologie degenerative, comprese quelle oculari (soprattutto AMD, retinopatia diabetica, glaucoma, cataratta). Secondo gli ultimi [dati Istat disponibili in Italia le persone che hanno dai 65 anni in su risultano essere oltre il 22,3% della popolazione ossia oltre 13,5 milioni su una popolazione che ha ormai superato i 60,5 milioni di residenti]]. Lo scrive l’Istat nel suo Rapporto annuale presentato il 16 maggio 2018 a Montecitorio.

Se è vero che – rispetto agli altri Paesi europei – c’è una maggiore omogeneità dello stato di salute rispetto alla condizione economica, comunque permangono forti differenze tra le regioni. Tuttavia, le differenze nella percezione del proprio benessere è meno spiccata che in passato dentro una stessa regione.

In generale, al crescere della spesa sanitaria pro capite diminuisce la diseguaglianza in salute. Si discostano da questa tendenza due regioni: il Molise (in termini negativi) e il Veneto (più virtuoso). Nel 2016 in Italia l’indice di diseguaglianza nella percezione dello stato di salute presentava un minimo in Valle d’Aosta e un massimo in Basilicata.

Lo scenario europeo

posto_letto-chiaroscuro-web-2-photospip3a6d66df178f7ac80fdd261aea058e1d.jpgIndipendentemente dal Paese osservato, passando dai redditi più bassi a quelli più alti aumenta la quota di persone che percepisce il proprio stato di salute come buono; in particolare, nella fascia di reddito più alta circa nove persone su dieci dichiarano condizioni di salute ottimali in Norvegia, Svezia e Paesi Bassi. Nei Paesi presi in esame la popolazione in buona salute varia tra il 65 per cento della Germania e il 77 per cento della Norvegia. Unica eccezione il Portogallo, in cui solo poco meno della metà delle persone riferisce di stare bene o molto bene.

Sotto questo profilo la situazione in Italia è relativamente buona, ma permangono alcuni aspetti critici. Scrive infatti l’Istat:

I gruppi delle anziane sole e giovani disoccupati e le famiglie degli operai in pensione presentano al loro interno una maggiore diseguaglianza delle condizioni di salute, dovuta a una più bassa quota di persone che risponde [di stare] ‘bene’[…]. Nelle famiglie di impiegati e nella classe dirigente, si osserva, invece, una maggiore omogeneità.

Fonte: Istat

Editing genetico contro la retinite pigmentosa

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La tecnica CRISP ha consentito un recupero parziale della funzionalità retinica nelle cavie o un rallentamento della degenerazione cellulare

dna-animazio6b00-176ce.gifL’oftalmologia è all’avanguardia a livello di terapie geniche. Lo attesta uno studio condotto presso la Columbia University (Usa): un trattamento pionieristico per la retinite pigmentosa è appena stato appena descritto nella versione online di Ophthalmology, testata dell’Accademia Americana di Oftalmologia.

Anche se sperimentata solo su cavie animali (topi), la tecnica di correzione CRISPR – che consente una sostituzione automaticamente di sequenze difettose del DNA – secondo i ricercatori “può ripristinare la funzionalità retinica” o almeno rallentare la degenerazione delle cellule nervose.

Per avere un’idea più precisa di come funzioni, è come se una parola digitata in modo errato in un testo venisse rimpiazzata ovunque con la parola corretta mediante il comando “trova e sostituisci”. Ovviamente c’è anche il rischio potenziale che vengano modificate sequenze genetiche che invece non causano la patologia retinica; dunque gli effetti collaterali della CRISP dovranno ulteriormente verificati. La stessa strategia terapeutica genetica si può sfruttare per altre centinaia di patologie (come la malattia di Huntington, la sindrome di Marfan, le distrofie corneali).

L’American Academy of Ophthalmology scrive:

La retinite pigmentosa è un gruppo di patologie genetiche rare ereditarie causate da oltre 70 geni. Coinvolge la degenerazione e la perdita delle cellule della retina, il tessuto fotosensibile adagiato sul fondo dell’occhio. Tipicamente colpisce durante l’infanzia e ha una progressione lenta, riducendo la visione periferica e diminuendo la visione di notte. La maggior parte delle persone perde la vista entro l’inizio dell’età adulta e diviene cieca legale entro i 40 anni. Non esistono cure. Si stima che nel mondo colpisca indicativamente una persona su quattromila.

cavia_laboratorio_topolino_web-photospipf504e44d12cf42d3f12800d96439791f.jpgAlla Columbia University si sta studiando come trattare la forma autosomica dominante di retinite pigmentosa. Si ritiene che diversi tipi di mutazione genetica possano portare alla medesima patologia oculare. Ad esempio qualunque mutazione del gene della rodopsina (molecola indispensabile per il corretto funzionamento della retina) può causare quella malattia genetica. Sfruttando due RNA guida invece di uno solo ha aumentato la probabilità di sostituire i geni difettosi dal 30 al 90 per cento, sempre sfruttando il virus del raffreddore (adenovirus) preventivamente reso innocuo. I risultati sono stati poi valutati con un elettroretinogramma, che potremmo considerare l’analogo dell’elettrocardiogramma per la retina.

L’American Academy of Ophthalmology spiega:

Mentre gli studi precedenti sulla CRISP applicata alle patologie retiniche erano basati su una misurazione meno oggettiva – si era valutato quante volte il topo girasse la testa verso una fonte luminosa –, il dott. Stephen H. Tsang si è avvalso dell’elettroretinografia [ERG] per dimostrare che la degenerazione retinica rallentava negli occhi trattati in confronto agli altri.

Fonti: AAO, Ophthalmology

Occhio bionico al San Paolo di Milano

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È stata impiantata una nuova protesi sopra la retina: dopo la riabilitazione un malato di retinite pigmentosa può localizzare degli oggetti e delle persone

riabilitazione_visiva_dopo_impianto_d_occhio_bionico_al_s._paolo_di_milano-web-ok.jpgUn occhio bionico per “superare” la cecità causata dalla retinite pigmentosa: un’ulteriore protesi artificiale è stata impiantata all’Ospedale San Paolo di Milano. Si tratta di un chip epiretinico chiamato Argus II, dotato di elettrodi che stimolano le cellule retiniche ancora vitali, che riceve senza fili le immagini provenienti da mini videocamere inserite in occhiali speciali, trasmettendole poi al cervello attraverso il nervo ottico.

A distanza di 24 ore dall’intervento il paziente è potuto tornare a casa e in due settimane ha potuto affrontare il percorso di riabilitazione [[anche in base alle sue aspettative e fondamentale per sfruttare al massimo le potenzialità di questo tipo di occhio bionico, che può consentire un recupero parziale della visione al centro del campo visivo, muovendo continuamente la testa]].

L’Ospedale San Paolo di Milano spiega:

Dopo un periodo di riabilitazione della durata di alcune settimane e con un programma personalizzato, i pazienti riescono ad individuare una persona di fronte e delinearne i contorni localizzando il chiarore del volto. Inoltre riescono a localizzare oggetti sul tavolo come una tazzina da caffè o ad individuare un posto libero sui mezzi pubblici o in una sala d’attesa e recuperano una maggiore sicurezza nella mobilità all’esterno riconoscendo strisce pedonali, alberi, ostacoli.

Ad oggi sono quattro i pazienti in cura presso l’Ospedale San Paolo che hanno potuto beneficiare di questo particolare occhio bionico. Altri interventi analoghi sono stati effettuati presso l’Ospedale Careggi di Firenze e alcuni dei pazienti operati sono stati riabilitati presso il Polo Nazionale di Roma. Invece presso il San Raffaele di Milano è stato effettuato quest’anno un impianto di protesi sotto la retina.

La retinite pigmentosa è una malattia degenerativa su base genetica, è estremamente invalidante e porta generalmente alla cecità. La prevalenza stimata è di 1 su 4000. La maggior parte dei pazienti raggiunge la cecità legale attorno all’età di 40 anni. Negli Stati Uniti questa particolare patologia rara ha un’incidenza di circa sei persone per milione di abitanti; in Italia si stima che vi siano circa 360 nuovi casi l’anno.

Fonte principale: ASST Santi Paolo e Carlo