I neutrofili possono favorire l’ostruzione dei dotti delle ghiandole di Meibomio contenute nelle palpebre
L’occhio secco può colpire più facilmente coloro che soffrono di allergie e hanno un’infiammazione cronica a livello palpebrale. Questa sindrome può comunque essere favorita dall’ostruzione dei dotti escretori delle ghiandole di Meibomio associata all’abbondanza locale dei neutrofili (globuli bianchi), come risulta da una sperimentazione condotta su cavie animali. È quanto ha concluso una squadra di scienziati italiani e americani su Science Translational Medicine [[“L’ostruzione delle ghiandole di Meibomio o altre forme di disfunzione ghiandolare possono promuovere patologie croniche della superficie oculare”]].
L’età avanzata, il fumo e l’uso prolungato degli schermi possono essere dei fattori di rischio dell’occhio secco, che d’estate tende a colpire più frequentemente (ad esempio per l’impiego dell’aria condizionata, il vento in spiaggia, il sole forte, l’alta
temperatura che favorisce l’evaporazione del film lacrimale). Il più delle volte basta utilizzare lacrime artificiali, ma è comunque opportuno sottoporsi a una visita oculistica per trattare un’eventuale patologia che potrebbe essere all’origine dell’occhio secco.
Fonte principale: Science Translational Medicine



















I fattori di cui tenere conto – anche a livello di stile di vita – sono però molteplici: non solo la dieta (è importante anche consumare regolarmente pesce), ma anche non fumare e praticare quotidianamente l’esercizio fisico. Accanto a questi aspetti modificabili ce n’è uno non modificabile: la predisposizione genetica. Chi ha un parente di primo grado affetto da AMD ha una probabilità 3-6 volte superiore di esserne colpito. In ogni caso, dopo i 60 anni è consigliabile sottoporsi almeno a una visita oculistica l’anno.











Guangzhou.



L’analisi viene sintetizzata così dagli autori, che raggruppano le prestazioni in tre grandi gruppi: in pole position abbiamo cinque regioni (Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna) che mantengono da anni questo “primato”, al più invertendosi nelle posizioni di testa; seguono altre undici regioni (Lazio, Sardegna, Marche, Provincia Autonoma di Bolzano, Valle d’Aosta, Sicilia, Umbria, Piemonte, Campania, Provincia autonoma di Trento e Basilicata), con un livello abbastanza omogeneo. Agli ultimi posti abbiamo cinque regioni che si trovano in una situazione critica: Calabria, Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise (queste ultime due sono nuovi ingressi perché fortemente penalizzate da alcuni indicatori).



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