Con la nuova Dichiarazione di Astana s’intende rafforzare l’assistenza primaria mirando a una copertura sanitaria universale
Rafforzare l’assistenza primaria per ottenere, in futuro, una copertura sanitaria universale. Questo è l’intento di fondo della Dichiarazione di Astana approvata durante i lavori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che si sono tenuti – nella stessa capitale del Kazakistan – il 25 e il 26 ottobre 2018.
La nuova Dichiarazione riafferma quella del 1978 di Alma-Ata, dove per la prima volta i leader mondiali s’impegnarono a ottenere l’assistenza sanitaria di base. “Oggi, invece della salute per tutti, abbiamo la salute [solo] per alcuni”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’OMS e “abbiamo tutti la solenne responsabilità di assicurare che […] l’assistenza sanitaria di base consenta ad ogni persona, ovunque, di esercitare il proprio diritto fondamentale alla salute”.
Nel testo della Dichiarazione di Astana si legge [[grassetti nostri]]: Riconosciamo che, nonostante i notevoli progressi compiuti negli ultimi 40 anni, persone in tutte le parti del mondo hanno ancora bisogni di salute irrisolti. Rimanere sani è una sfida per molte persone, in particolare per i poveri e coloro che vivono situazioni di vulnerabilità. Troviamo eticamente, politicamente, socialmente ed economicamente inaccettabile che persistano ineguaglianze nella salute e disparità nei risultati sanitari.
Continueremo ad affrontare il crescente peso delle malattie non trasmissibili, che portano a cattive condizioni di salute e a morti premature dovute all’uso del tabacco, all’uso dannoso dell’alcol, stili di vita e comportamenti non salutari nonché all’insufficiente attività fisica e a diete malsane. […]
I servizi di promozione [sanitaria], di prevenzione, cura, riabilitazione e le cure palliative devono essere accessibili a tutti. Dobbiamo salvare milioni di persone dalla povertà, in particolare da quella estrema, causata da spese per la salute personali e sproporzionate. Non possiamo più sottovalutare l’importanza cruciale della promozione della salute e della prevenzione delle malattie, né tollerare cure frammentarie, non sicure o di scarsa qualità. Dobbiamo affrontare la carenza e l’irregolare distribuzione degli operatori sanitari. Dobbiamo agire sui costi crescenti dell’assistenza sanitaria […].
Più in generale i sottoscrittori del nuovo documento auspicano che:
i governi e le società diano priorità, promuovano e proteggano la salute delle persone e il loro benessere, a livello sia di popolazione che individuale, attraverso sistemi sanitari forti;
l’assistenza sanitaria di base e i servizi sanitari di alta qualità siano sicuri, completi, integrati, accessibili, disponibili e alla portata di tutti e ovunque, offerti con compassione, rispetto e dignità da professionisti della salute che sono ben formati, qualificati, motivati e impegnati;
gli ambienti siano salutari e accoglienti (enabling), in cui individui e comunità siano responsabilizzati e impegnati a mantenere e migliorare la loro salute e il loro benessere;
i partner e gli stakeholders siano allineati nell’offrire un supporto efficace a politiche, strategie e piani per [migliorare] la salute nazionale.
La IAPB Italia onlus, la SOI e la Fondazione Insieme per la Vista ti consentono di accedere a un oculista gratuitamente per fare prevenzione
Se non l’hai già fatto, sottoponiti al più presto a una visita oculistica perché ne hai ancora diritto. Puoi prendere un appuntamento gratuito presso uno dei numerosi specialisti aderenti alla campagna lanciata in occasione della Giornata Mondiale della Vista dell’11 ottobre 2018 (clicca qui). Infatti quest’autunno – grazie all’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, alla Società Oftalmologica Italiana (SOI) e alla Fondazione Insieme per la Vista – la campagna di prevenzione prosegue per chi non fosse mai stato dall’oculista.
Il Presidente della SOI, il dott. Matteo Piovella, spiega:
Questo progetto[[di SOI, IAPB Italia onlus e Fondazione Insieme per la Vista onlus]] ha lo scopo di salvare la vista, un bene di cui in molti si rendono conto solo nel momento in cui la stanno perdendo… Al di là delle condizioni di tutti, entro il 2050 il numero di persone cieche o ipovedenti verranno moltiplicate per tre. Abbiamo un Paese in difficoltà… Quello di cui stiamo parlando [[ossia del diritto alla salute: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” (Art. 32 Cost., primo comma)]] è un diritto costituzionale… La prima responsabilità collettiva è quella di dare una corretta informazione. La prevenzione e la cura, in oculistica, sono la stessa cosa. Dobbiamo cambiare mentalità: dobbiamo far capire alle mamme che un bambino dovrebbe essere sempre portato a una visita oculistica.
A tutte le età, sin da piccoli, si ha diritto a una visita oculistica completa periodica (con tanto di dilatazione della pupilla per controllare bene il fondo oculare). Fai prevenzione prenotando una visita gratuita! Guarda che è importante.
L’11 ottobre, presso la Protomoteca del Comune di Roma, si è celebrata la Giornata Mondiale della Vista. Occhio agli stili di vita e all’illuminazione artificiale
Si è parlato non solo di luce blu, smartphone, tablet, laser e occhiali, ma anche di riabilitazione visiva e, in particolare, di teleriabilitazione. Il tutto nel più ampio orizzonte della salute visiva e dei problemi oculari evitabili più importanti. Al convegno organizzato l’11 ottobre a Roma – in occasione della Giornata Mondiale della Vista – sono intervenuti numerosi esperti, compresi docenti universitari, nella Sala della Protomoteca del Comune di Roma.
L’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus – dopo aver organizzato nella Capitale tre giorni di check-up oculistici gratuiti a bordo di una propria Unità mobile oftalmica (dal 9 all’11 ottobre) – ha rilanciato il tema della tutela della vista in una sede istituzionale, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione, basata innanzitutto su una corretta informazione e su visite oculistiche periodiche. Questa opportunità viene offerta gratuitamente insieme alla Società Oftalmologica Italiana e alla Fondazione Insieme per la Vista Onlus ed è indirizzata a chi non si è mai sottoposto a una visita oculistica (cerca un medico oculista aderente nella tua città).
Secondo l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus, è fondamentale la figura dell’oculista: il bambino, il giovane e l’anziano devono recarsi periodicamente da uno specialista per il controllo del visus e l’eventuale diagnosi delle patologie oculari. “Le stesse tecnologie, se ben usate, possono contribuire alla salute oculare: mi riferisco, ad esempio, agli strumenti di accertamento dei vizi refrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo) e al laser per gli interventi chirurgici oftalmici [in particolare quelli di cataratta], che servono anche alla prevenzione della cecità” (ossia consentono di evitarla), ha affermato l’avvocato.
In rappresentanza del Ministero della Salute è intervenuta la dott.ssa Serena Battilomo (Direzione Generale Prevenzione Sanitaria):
C’è un lavoro quotidiano per promuovere la prevenzione a tutti i livelli: la prevenzione primaria, prima che i disturbi insorgano; la prevenzione secondaria, quindi arrivare tempestivamente a diagnosi per evitare il progredire di una patologia; ma anche la prevenzione terziaria, la riabilitazione [visiva], per conservare il più possibile la vista anche quando questa viene compromessa… Oggi noi vogliamo tutti insieme vogliamo rendere ognuno consapevole dell’importanza di agire e del preservare la propria vista e anche della prevenzione, che deve essere un diritto. Quindi sono lieta di dire che nei Livelli Essenziali d’Assistenza è stato inserito, in tutti i punti nascita, lo screening neonatale oftalmologico. Sono state inserite anche le prestazioni di riabilitazione visiva (anche se, ad oggi, i LEA non sono ancora pienamente operativi)… [E’ importante] investire molto di più in prevenzione perché è molto più economico e fa risparmiare in assistenza.
Inoltre ha portato i suoi saluti il prof. Mario Stirpe (Presidente del Comitato tecnico nazionale per la prevenzione della cecità). Tra i principali invitati c’era anche il dott. Matteo Piovella, Presidente della SOI, il quale ha lanciato l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione, nel tempo, fino a 30mila visite oculistiche gratuite a partire dalla Giornata Mondiale della Vista.
Tra nuove tecnologie, prevenzione e copertura sanitaria
Tra i relatori del convegno di Roma citiamo il dott. Silvio Paolo Mariotti (OMS): “Di fatto la maggior parte delle malattie oculari che ci sono nel mondo sono, ancora oggi, prevenibili o curabili perché s’intervenga in tempo”. Tra gli obiettivi più importanti del Ministero della Salute italiano ci sono, quindi, gli investimenti in prevenzione. Anche perché, ha proseguito l’esperto dell’OMS, “la maggior parte delle malattie oculari che causano cecità sono patologie croniche”, per cui la collaborazione è fondamentale del paziente (il quale deve essere opportunamente informato e messo in condizione di collaborare al trattamento).
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati inseriti nel Piano generale per lo sviluppo della società che i Paesi Membri delle Nazioni Unite hanno adottato; le sue strategie e gli obiettivi sono stati tutti raccolti sotto il nome di “Agenda 2030”. Tra i 17 obiettivi di sviluppo, il terzo riguarda proprio la salute ed il benessere. La strategia definita dall’OMS, in accordo con i Paesi membri, è basata sulla copertura sanitaria universale: si mira all’accesso tempestivo agli interventi sanitari di qualità necessari per mantenere o recuperare il benessere, con una protezione dalla povertà (le cure possono impoverire). I Paesi Membri si sono accordati per raggiungere questo obiettivo entro il 2030. Mariotti ha ricordato che:
400 milioni di persone nel mondo non hanno accesso ad uno o più dei servizi sanitari essenziali;
100 milioni di persone ogni anno cadono sotto la soglia nazionale di povertà per le spese sanitarie;
150 milioni subiscono perdite economiche catastrofiche per la stessa ragione;
il 32% della spesa sanitaria è a carico della persona o delle famiglie.
“Le nuove tecnologie in oftalmologia: dalla prevenzione diagnostica alla chirurgia” è invece il titolo dell’intervento del prof. Leonardo Mastropasqua (Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. D’Annunzio”). Il laser a femtosecondi ha consentito, in particolare, di innovare l’intervento di cataratta, aumentando la precisione in una fase molto importante dell’intervento chirurgico, riducendo il rischio di complicanze, con tempi più rapidi di recupero visivo e di miglioramento della qualità della visione. Anche a livello chirurgico “la telemedicina è importantissima: si potrà operare – ha affermato il docente – a distanza di migliaia di chilometri, ma il problema oggi è il tempo di latenza” (ossia il ritardo tra i gesti del chirurgo e quelli d’esecuzione del dispositivo posto a distanza).
Il prof. Francesco Bandello (Ospedale e Università San Raffaele di Milano) ha affrontato, dal canto suo, le “possibili correlazioni tra salute visiva e utilizzo di smartphone e tablet: a scuola, al lavoro e nel tempo libero”. Oggi è proprio l’apparato visivo a farsi carico – non solo nelle ore diurne ma anche in quelle notturne (illuminazione artificiale) – di un grande impegno lavorativo. Tutto ciò comporta un facile affaticamento visivo, con disturbi soggettivi di un organo programmato per la visione da lontano. Da studi recenti emerge anche la possibilità che venga favorita la progressione della miopia nei più giovani in relazione a un uso prolungato dei dispositivi elettronici.
E’ intervenuto, inoltre, il prof. Bruno Piccoli (Policlinico Universitario Agostino Gemelli). Infatti negli ambienti di lavoro la luce blu è frequentemente presente con intensità diverse a seconda del tipo di attività. L’aumento delle degenerazioni retiniche attualmente in corso potrebbe essere dovuto – oltre che al processo d’invecchiamento fisiologico (da senescenza) e ad altri fattori – a un’azione sinergica dell’esposizione alla luce blu (comprese diverse fonti artificiali), in particolare in coloro che esercitano specifiche attività lavorative. Un corretto stile di vita è, quindi, fondamentale anche per la nostra vista.
Inoltre il prof. Filippo Cruciani ha presentato una disamina su “Innovazioni tecnologiche, modernità ed attualità degli occhiali”. Le nuove tecnologie al servizio dell’ottica consentono, infatti, di raggiungere una qualità e una protezione mai ottenute in precedenza. Oggi gli occhiali fanno parte dell’habitus dell’uomo moderno e svolgono anche una funzione protettiva soprattutto nei confronti della luce. Però è importante farsi controllare sempre da un oculista (non solo per valutare l’acuità visiva). La prevenzione, insomma, è da amare sempre per la salvaguardia della nostra vista.
Secondo Stefano Da Empoli (ICOM Istituto per la Competitività) le soluzioni eHealth e mHealth (rispettivamente di sanità elettronica e di sanità mobile) hanno un grande potenziale nel migliorare l’efficienza del sistema sanitario, offrendo grandi vantaggi sia ai pazienti che ai fornitori di servizi medici. L’uso delle tecnologie dell’informazioni e della comunicazione nella sanità permette, inoltre, una significativa riduzione dei costi e un miglioramento nei trattamenti e nelle cure.
Infine il dott. Filippo Amore (Polo Nazionale di servizi e ricerca per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva) ha parlato della tecnologia a supporto della riabilitazione visiva. Di particolare interesse è la telemedicina applicata alla riabilitazione domiciliare: una serie di esercizi personalizzati – che permettono di addestrare le capacità residue e potenziarle (funzioni quali la coordinazione oculo-motoria, la stabilità di fissazione dello sguardo e l’attenzione visiva) – che si possono eseguire a casa. In questo modo si raggiungono coloro che non potrebbero venire ripetutamente presso il Centro di riabilitazione (decentralizzazione dell’assistenza), ma si riescono anche a monitorare i progressi e l’andamento della riabilitazione quasi in tempo reale e a distanza, garantendo inoltre un percorso che l’individuo riesce svolgere in autonomia. “In conclusione – ha osservato il dott. Amore – i dispositivi medici hanno sicuramente usufruito dell’evoluzione tecnologica, soprattutto a livello della cosiddetta personalizzazione”.
Nei Paesi sviluppati si arriva in media al 37%, ma praticare attività fisica è considerato un mezzo di prevenzione
Lo sport migliora la salute: la lotta alle malattie non contagiose passa anche attraverso l’attività fisica. È ormai ampiamente accettato che il movimento regolare aiuti, ad esempio, a prevenire il diabete di tipo 2 (che a sua volta provoca retinopatia), problemi cardiovascolari, diversi tumori, problemi mentali… Per questo l’OMS lancia l’allarme: nel mondo il 28% degli adulti, pari a 1,4 miliardi di persone, non si muove a sufficienza e nei Paesi sviluppati in media si sale a un maggiorenne su tre.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità [[non considerando bambini né anziani]] “le donne sono meno attive dei maschi, con una differenza globale dell’8% (32% per gli uomini contro il 23% delle femmine). Nei Paesi a reddito elevato ci sono i più inattivi (37%) in confronto a quelli a medio (26%) o a basso reddito (16%)”. L’Italia fa anche peggio, con i cosiddetti “inattivi” che si attestano attorno al 41,4%. Questo comportamento improntato alla pigrizia si può tradurre anche in sovrappeso.
Parola d’ordine: più attività fisica
Dunque il nuovo piano d’azione OMS mira a ridurre l’inattività fisica del 10% entro il 2025 e del 15% cinque anni dopo, ma di questo passo si rischia di non farcela a causa della troppa pigrizia. Per questo l’Agenzia ONU suggerisce di offrire ambienti per promuovere l’attività fisica e dare più opportunità a tutti di rimanere attivi. Oltre a migliorare il benessere psicofisico, infatti, praticare l’esercizio fisico regolare può essere considerato una sorta di “terapia” preventiva contro diverse malattie.
Ispirato dall’OMS, il sito del Servizio sanitario britannico (NHS) propone quanto segue alla persone d’età compresa tra i 19 e i 64 anni:
Almeno 150 minuti di attività aerobica moderata la settimana (come andare in bici o camminare rapidamente) ed esercizi di potenziamento due o più volte la settimana, in modo da far lavorare tutti i muscoli più importanti.
oppure
75 minuti d’attività aerobica intensa (come corsa o tennis) ogni settimana ed esercizi di potenziamento – due o più volte la settimana – per far lavorare tutti i muscoli principali.
oppure
Un misto settimanale di attività aerobica moderata ed intensa come, ad esempio: due corse da 30 minuti più mezz’ora di camminata veloce (che si equivalgono a 150 minuti d’attività aerobica intensa) ed esercizi di potenzialmente muscolare due o più volte la settimana.
oppure
Si può scegliere di praticare mezz’ora al giorno d’attività fisica per cinque giorni la settimana, arrivando così a due ore e mezzo di sport settimanale.
Infine, scrive il NHS, “tutti gli adulti dovrebbero fare delle pause quando stanno seduti e praticare un’attività fisica] leggera” ([approfondisci).
Per l’intervento si attendono in media 50 giorni col Sistema sanitario nazionale. Solo l’Olanda fa meglio di noi
Liste d’attesa tutto sommato contenute per la cataratta in rapporto agli altri Paesi OCSE: l’Italia è stata “promossa”, conquistando l’argento in un Rapporto pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (“Health at Glance”), rilanciato a inizio settembre 2018 dall’Osservatorio Gimbe [[“Il Servizio Sanitario Nazionale nelle classifiche internazionali” (Report)]].
Grazie al nostro Sistema Sanitario Nazionale ci siamo classificati in seconda posizione, con 50 giorni d’attesa in media, subito dopo l’Olanda (37 giorni) tra i Paesi economicamente sviluppati. Al terzo posto si è attestata invece il Canada con 58 giorni, mentre in Gran Bretagna si arriva a 72 dì. Tra i Paesi OCSE – che nel 2015 hanno tenuto una media di 128 giorni – il fanalino di coda è invece la Polonia, dove passano 464 giorni tra la diagnosi e l’intervento chirurgico. Anche in Estonia i tempi medi sono decisamente eccessivi (253 giorni).
L’intervento di cataratta è il più eseguito in Italia e in molti altri Paesi sviluppati. Solo nel nostro Paese se ne stimano almeno mezzo milione l’anno.
Il punto di forza dello studio è che i pazienti sono stati seguiti mediamente per quasi 6 anni, mentre il suo limite principale è nel numero dei malati di glaucoma. In conclusione, sono auspicabili nuove ricerche con una base statistica decisamente più ampia per giungere a una conclusione più attendibile.
Un’équipe di ricercatori è riuscita a farli nascere nei topi simili a quelli naturali grazie a due iniezioni intravitreali
Pesce zebraIn natura solo i pesci zebra hanno una retina capace di rigenerazione spontanea: se lesionata è in grado di “autoripararsi”. Eppure ricercatori americani, cinesi e indiani [[Università di Yale, Icahn School of Medicine (Usa), Jackson Laboratory (Usa), Università cinese Sun Yat-sen e dipartimento di biofisica dell’Istituto nazionale di salute mentale e neuroscienze di Bangalore]] sono riusciti a indurre la nascita di bastoncelli funzionanti in un mammifero ricorrendo alla manipolazione genetica. Testata su topi di laboratorio transgenici, si tratterebbe di una strada promettente per poter trattare malattie retiniche degenerative che attualmente non hanno una cura.
Bastoncelli rigenerati in cavie murine (Fonte: Nature)Questa tecnica genetica è stata sperimentata, grazie al trasferimento di alcuni geni [[Tra cui il gene β-catenina]] con due iniezioni intravitreali in topolini nati ciechi, che già alcune settimane dopo hanno manifestato un’attività retinica evidente.
Rigenerando i bastoncelli gli scienziati sperano di bloccare o almeno di rallentare anche la successiva degenerazione dei coni, salvando la vista a persone che oggi non hanno alcuna prospettiva terapeutica, soprattutto per quanto riguarda le malattie di origine genetica.
Gli autori dello studio spiegano nella loro lettera alla rivista scientifica Nature:
Il ciclo cellulare della glia di Müller [tipo di cellule retiniche, ndt], una volta riattivato, può essere riprogrammato per generare i bastoncelli mediante il trasferimento genetico dei fattori di trascrizione, essenziali per la specializzazione e lo sviluppo dei bastoncelli. I bastoncelli ottenuti dalla glia di Müller hanno ripristinato le risposte visive […] in topi mutanti, in un modello di cecità congenita, attraverso le vie visive che vanno dalla retina alla corteccia visiva primaria.
In conclusione possiamo sottolineare che i bastoncelli nuovi hanno una morfologia simile a quelli normalmente presenti alla nascita; tuttavia non sono del tutto identici.
Uno studio evidenzia un ruolo del sistema immunitario nella distruzione delle cellule retiniche e del nervo ottico
Cosa pensereste se le “sentinelle” deputate a difendere il vostro organismo, vale a dire le cellule del sistema immunitario, attaccassero i vostri occhi? Anche se quest’ipotesi appare strana, secondo ricercatori americani e cinesi potrebbe essere vera nel caso del glaucoma.
In seguito a una sperimentazione condotta su cavie animali si è visto che i linfociti T possono attaccare i neuroni retinici e del nervo ottico dopo aver interagito con batteri che vivono normalmente nel nostro organismo (microflora commensale). Insomma, è come se ricevessero un “comando” sbagliato, tanto che la degenerazione retinica continua anche una volta che la pressione oculare sia stata normalizzata.
Per capire questa dinamica i ricercatori hanno utilizzato dei topolini privi di linfociti T o di batteri commensali: aumentando molto la loro pressione intraoculare i danni retinici sono risultati minimi perché era stato “neutralizzato” alla fonte il meccanismo autoimmune. Infatti in parte la neurodegenerazione associata al glaucoma viene mediata da linfociti T che sono stati in precedenza sensibilizzati dall’esposizione alla microflora commensale. Sia in cavie animali che in esseri umani glaucomatosi si è visto che giocano, in particolare, un ruolo importante le proteine da shock termico (HSP).
“Si dischiude un nuovo approccio per prevenire e trattare il glaucoma”, ha affermato il prof. Jianzhu Chen, docente presso il MIT e coautore dell’articolo pubblicato su Nature Communications, a cui ha partecipato anche il Massachusetts Eye and Ear Infirmary. La strategia consisterebbe – ad esempio nei casi che non rispondono ai trattamenti classici a base di colliri – nello sviluppare nuovi farmaci bloccando l’attività autoimmune.
Una ricerca la mette in relazione almeno in parte col tempo trascorso a leggere da vicino soprattutto durante l’infanzia
Sempre più miopi sono tra noi e, secondo le proiezioni, aumenteranno sempre più. Attualmente si stima che lo sia un italiano su quattro, pari a circa 15 milioni di persone. Tuttavia in certe zone dell’Asia, specialmente nel Sud-Est, si raggiungono punte dell’80% di miopi. Se nel 2010 quasi il 28% delle persone avevano la “vista corta”, attorno alla metà di questo secolo si prevede che l’avrà una persona su due.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da tempo lanciato l’allarme sul fenomeno non perché il comune vizio refrattivo rappresenti di solito un problema, ma perché la miopia elevata è uno dei fattori di rischio del distacco di retina (che può causare, nei casi più gravi, la cecità).
L’Accademia Americana di Oftalmologia (AAO) spiega:
Un nuovo studio pubblicato su Ophthalmology [[Ku PW, Steptoe A, Lai YJ, Hu HY, Chu D, Yen YF, Liao Y, Chen LJ, “The Associations between Near Visual Activity and Incident Myopia in Children: A Nationwide 4-Year Follow-up Study”, Ophthalmology, 2018 Jun 19, pii: S0161-6420(17)33464-4, doi: 10.1016/j.ophtha.2018.05.010 (Epub ahead of print)]], la rivista dell’American Academy of Ophthalmology, offre ulteriori prove del fatto che, almeno parte, l’aumento mondiale della miopia sia correlato con le attività di lavoro da vicino, non solo agli schermi ma anche ai libri tradizionali. E che trascorrere del tempo all’aria aperta, specialmente nella prima infanzia, possa rallentarne la progressione. Non è chiaro se l’aumento della miopia sia dovuto all’uso continuo dei telefoni [cellulari] oppure alla luce che interagisce con i nostri ritmi circadiani e influenza lo sviluppo oculare oppure a nessuna delle [ipotesi] precedenti.
Cosa dice la ricerca
I ricercatori di Taiwan concludono che l’aumento dell’incidenza della miopia “potrebbe essere dovuto a una maggiore attività visiva da vicino o a un diminuito tempo trascorso fuori casa”.
Complessivamente sono stati studiati 1958 bambini dai 7 ai 12 anni (tra il 2009 e il 2013), considerando il tempo trascorso quotidianamente seduti in attività quali la lettura, l’uso del computer (per giocare o fare ricerche su internet) e frequentare un tipo di scuola particolarmente impegnativa al fine di preparare gli esami.
Come vederci più lungo
Si può prevenire la miopia? Si può, però solo in parte [[In realtà non c’è unanime consenso nel mondo oculistico su questo punto]]. Infatti c’è familiarità, dunque ci sono aspetti genetici immodificabili [[Due genitori miopi hanno più probabilità che anche i loro figli lo siano]], ma c’è uno stile di vita che può favorirla o meno.
Stare “incollati” a uno schermo molte ore al giorno – come avviene sempre più spesso nei Paesi sviluppati – non è propriamente un’attività “naturale”, tanto che la legge italiana prevede, durante il lavoro, pause regolari di un quarto d’ora ogni due ore proprio per riposare la vista. Infatti mettere a fuoco da vicino implica uno sforzo di accomodazione che, al contrario, non c’è se si guarda lontano [[E’ buona norma guardare oltre i sei metri quando si è in pausa e non usare smodatamente un altro schermo]].
Dove far giocare i propri figli?
Chi avesse bambini piccoli è tenuto a sapere che il classico buon senso si è rivelato, riguardo agli stili di vita, più sensato del previsto. In particolare, trascorrere parecchio tempo all’aria aperta e alla luce durante l’infanzia può contribuire a prevenire la miopia o almeno a ridurne la progressione [[chi lo fa potrebbe non diventare miope ma non è assolutamente detto l’inverso, ossia che chi pratica uno stile di vita sano non lo diventerà. Comunque, si è visto che da bambini l’esposizione alla luce solare per almeno 45 minuti al giorno può contribuire a ridurre l’aumento della miopia. La luce solare stimola infatti zone specifiche della retina e aiuta a contenere l’allungamento del bulbo oculare tipico dei miopi]].
Negli ultimi decenni, grazie a enormi basi di dati e a studi epidemiologici scientificamente rigorosi, si è capito che il corretto sviluppo del bulbo oculare è connesso anche al tipo di sforzo e all’esposizione alla luce naturale (in precedenza questa tesi era considerata “eretica”). In particolare l’Università di Cambridge, in uno studio retrospettivo pubblicato nel 2012, ha concluso che – nei bambini e negli adolescenti (ne sono stati studiati 10.400) – la probabilità di essere miopi si riduce di circa il 2% per ogni ora in più trascorsa fuori casa ogni settimana. Insomma, vista avvisata mezza salvata!