
La superficie corneale dei portatori di lenti a contatto è tendenzialmente più esposta a certe infezioni
“La nostra ricerca dimostra chiaramente che inserire nell’occhio un corpo estraneo, come la lente a contatto, non è un atto neutrale”: lo ha affermato una docente di microbiologia della New York University (Usa). La professoressa Maria Gloria Dominguez-Bello e i suoi colleghi hanno studiato per quasi due anni la composizione della superficie oculare umana utilizzando accurati test genetici per distinguere e classificare migliaia di batteri.
Il microbioma della superficie oculare dei portatori di lenti a contatto somiglia di più a quello della pelle delle palpebre che non al microbioma di chi non mette le lenti. Sulla superficie oculare di nove portatori di lenti è stata riscontrata infatti una quantità tripla di Methylobacterium, Lactobacillus, Acinetobactere Pseudomonas rispetto a quella osservata nelle persone che non le mettevano.
Complessivamente sono stati identificati 5245 ceppi batterici distinti nella congiuntiva dei portatori di lenti a contatto, mentre un numero superiore di batteri (5592) è stato riscontrato negli altri soggetti. Il problema è legato al tipo di batteri osservati. “Questi risultati dovrebbero aiutare gli scienziati – ha concluso Dominguez-Bello – a capire meglio il problema annoso per cui i portatori di lenti a contatto sono più predisposti alle infezioni oculari” (vedi cheratiti).
L’obiettivo è quello di prevenire le infezioni stesse che, nei casi più gravi, possono portare a seri danni corneali fino alla perforazione della cornea. Per questo è fondamentale rispettare le norme di corretto uso delle lenti a contatto e le modalità di conservazione devono essere rispettate scrupolosamente (liquido apposito, sostituzione frequente del portalenti). Indispensabile rispettare le norme igieniche: le mani devono essere sempre pulite e asciutte prima di applicare o levare le lenti, che non devono mai entrare in contatto con l’acqua. I portatori di lenti che non rispettano queste norme sono, in particolare, più esposti alle cheratiti da Acanthamoeba. I risultati della ricerca sono stati presentati a New Orleans (Usa) il 31 maggio 2015 in occasione del congresso annuale della Società americana di microbiologia. Dovranno tuttavia essere confermati da ulteriori studi.
N. B. In spiaggia e in piscina è opportuno levare le lenti a contatto; se però non se ne può fare a meno, durante il bagno bisogna utilizzare gli occhialini e poi buttare le lenti per il rischio di contaminazioni batteriche . Inoltre bisogna stare attenti affinché l’occhio resti idratato: può essere utile instillare lacrime artificiali affinché l’occhio non si secchi quando si prende il sole (tra l’altro esistono lenti a contatto dotate di filtri per i raggi ultravioletti).
Fonte: Nyu Langone Medical Center-New York University School Of Medicine
Data pubblicazione: primo giugno 2015


persone (l’85,1%) non ne erano al corrente.







ipovisione e cecità centrale.
“Si stima che ogni anno siano 25.000 i pazienti che presentano i primi sintomi di degenerazione maculare legata all’età, 3.272 solo in Puglia – dichiara il Prof. Giovanni Alessio, Direttore della Clinica Oculistica Aldo Moro di Bari –. Con l’allungamento della vita media e il miglioramento delle condizioni di salute, alcune patologie hanno assunto una maggiore importanza e incidenza rispetto agli anni passati. Una di queste è la maculopatia senile, una degenerazione della parte centrale del tessuto retinico che può provocare una perdita della visione centrale, rappresentando una delle principali cause di cecità legale. Il paziente vede una macchia nera proprio al centro della vista che gli impedisce di leggere e riconoscere le persone mentre la visione periferica è sempre conservata garantendo un minimo di autonomia di vita”.