Meno ricoveri ospedalieri in Italia

Meno ricoveri ospedalieri in Italia Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute nel 2014 si contano comunque oltre 63 milioni di giornate in ospedale 2 settembre 2015 – Oltre 9,5 milioni di ricoveri ospedalieri in Italia, con in testa la Lombardia (oltre 1,5 milioni), la Campania (più di un milione) e il Lazio (oltre 996 mila). A livello nazionale si è avuta una flessione del 3,2% (-315 mila ricoveri circa). Sono questi i numeri diffusi dal Ministero della Salute relativamente al 2014 (in rapporto all’anno precedente). Dal 2007 si osserva, scrive il Dicastero della Salute, “una chiara e costante diminuzione, ottenuta grazie alle politiche di riduzione dell’inappropriatezza dell’ospedalizzazione, e di trasferimento ad altri setting assistenziali“. Fino ad arrivare, nel 2014, a poco più di 63 milioni di giornate di ricovero. Insomma, in media circa una giornata ad italiano. La degenza media per i casi acuti si è mantenuta pressoché costante (quasi una settimana). Invece, a partire dal 2009, sono diminuiti i giorni di permanenza in ospedale per effettuare la riabilitazione e per la lungodegenza. Nel 2014 per fare riabilitazione in regime ordinario ci si è fermati in ospedale mediamente oltre 26 giorni, mentre per l’attività di lungodegenza quasi 28 giorni. Rispetto al 2013, lo scorso anno il numero complessivo di ricoveri ordinari per i casi acuti si è, quindi, ridotto del 2,2% e le giornate di ricovero sono diminuite dell’1,6%.

Fonte principale: Ministero della Salute

Prevenire la miopia in bambini e adolescenti

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Trascorrere quotidianamente del tempo all’aria aperta è probabilmente la ricetta migliore per evitare un difetto refrattivo o almeno per contenerne il peggioramento

bambini_aria-prato-web.jpgSenza un tempo adeguato trascorso quotidianamente all’aperto un peggioramento della miopia potrebbe essere dietro l’angolo. Secondo recenti studi i giovanissimi dovrebbero trascorrere costantemente del tempo fuori casa guardando lontano, mentre invece una visione prolungata da vicino potrebbe favorire l’insorgenza del vizio refrattivo o una sua più rapida evoluzione. Un numero crescente di studi scientifici sembrerebbe, infatti, concordare sul fatto che sia i bambini che gli adolescenti debbano trascorrere quotidianamente del tempo alla luce solare: ciò può aiutare a ridurre il rischio di un aumento della miopia. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità fa riferimento a questo importante problema.

Quella vista che “si accorcia”

La miopia è sempre più diffusa. Negli Usa, negli ultimi 30 anni, la sua prevalenza è passata dal 25% al 44% tra gli adulti, mentre in alcune zone dell’Asia supera l’80%, complici gli stili di vita errati. Lo si legge in un nuovo studio pubblicato su Plos Genetics, condotto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Se i geni contano

Resta vero che la miopia ha un’importante base genetica, che incide per il 60-90%. Una volta che il bulbo oculare si è allungato troppo non si può tornare indietro nel tempo; ma tale allungamento potrebbe verificarsi anche se, per molti anni, si è fatto uno sforzo prolungato nella lettura, nella visione degli schermi e in altre attività visive da vicino. Tuttavia non tutti gli esperti concordano su questo punto.

Analizzando i dati di circa 14 mila persone, la Columbia University (Usa) e altre università hanno rivelato che una determinata variante del gene APLP2 è associata a una probabilità quintupla di sviluppare la miopia se, durante la giovinezza, si è fatto un sforzo quotidiano di almeno un’ora al giorno nella lettura da vicino. Questa variante genetica è piuttosto rara: è stata identificata circa nell’uno per cento della popolazione. Ci sono probabilmente centinaia di sequenze genetiche che provocano un “accorciamento” del fuoco, anche se sino ad oggi sono stati identificati solo 25 geni.

Più aria aperta, miglior vista?

“Da decenni sappiamo che la miopia è provocata dai geni e dalla loro interazione con fattori ambientali come la lettura e altro lavoro da vicino, ma non ne avevamo mai avuto una solida prova”, ha sottolineato Andrei Tkatchenko (Columbia University), direttore dell’équipe di ricercatori.

Anche se in futuro si potrà prevenire la miopia con altri sistemi – che nella sua forma grave può provocare anche problemi alla retina –, attualmente l’unico modo per farlo è probabilmente trascorrere del tempo all’aria aperta, soprattutto nel periodo critico, ossia quando i bambini frequentano le scuole primarie (elementari) e le scuole medie.

Lo studio cinese

In Cina è stato condotto uno studio, pubblicato su Jama Ophthalmology a metà settembre 2015, in cui si è fatta svolgere a 952 alunni di 6 anni un’attività supplementare all’aperto di 40 minuti al giorno [Si veda anche uno studio pubblicato nel 2018 sempre su [Jama]]. Il risultato? “Una minore incidenza della miopia nei successivi tre anni”, scrivono i ricercatori cinesi e australiani. Tra l’altro i genitori sono stati incoraggiati a far praticare attività all’esterno nel doposcuola, durante i weekend e le loro vacanze. Il confronto è stato fatto con quasi mille allievi delle primarie (campione di controllo), che hanno continuato a svolgere normalmente le attività scolastiche. Mentre nel primo gruppo, che conduceva uno stile di vita più salutare, alla fine dello studio l’incidenza della miopia era del 30,4%, nel secondo era del 39,5%, con una differenza del 9,1%. Uno studio cinese precedente conferma che “livelli maggiori di attività all’aria aperta sono associati, negli alunni delle scuole primarie, a valori inferiori della miopia”. In questa ricerca l’attività visiva da vicino non è tuttavia stata associata, negli stessi bambini di Pechino, a valori maggiori della miopia né alle scuole elementari né alle medie (tenendo conto dell’errore refrattivo medio dei genitori, del tempo trascorso fuori casa e del genere).

Un’altra ricerca condotta a Taiwan su oltre 5000 uomini (18-24 anni) ha concluso che “essere più grandi d’età, avere genitori miopi, un livello d’istruzione più elevato, fare lavoro [visivo] da vicino, meno attività all’aria aperta e un più alto livello di urbanizzazione sono risultate associate alla prevalenza della miopia“. Tuttavia, solo il fatto che i genitori fossero miopi, che si facesse molto lavoro da vicino con gli occhi e il fatto di vivere in città “sono stati significativamente associati a una progressione della miopia riferita dai singoli“. Tutti questi risultati dovranno comunque essere confermati da ulteriori studi.

Leggi anche: “Giovani meno miopi all’aria aperta“, “Stare all’aperto riduce i rischi di miopia nei bimbi“

Fonti: Columbia University Medical Center, Plos Genetics , Optom. Vis. Sci., Ophthalmic Epidemiology

Pagina pubblicata il primo settembre 2015. Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2018

Oms: eradicare le malattie tropicali dimenticate

batteri del tracoma

batteri del tracomaOms: eradicare le malattie tropicali dimenticate Si punta a migliori condizioni igieniche e a un’acqua più pulita, ad esempio per prevenire il tracoma 1 settembre 2015 – La discriminante tra salute e malattia può nascondersi nell’acqua. Fermo restando che –specialmente in molte zone dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina – l’igiene può essere migliorata. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono necessari interventi incisivi contro 16 malattie tropicali dimenticate , la quali colpiscono oltre un miliardo di persone: sono le più povere e vulnerabili della Terra e vivono in condizioni sanitarie ed economiche precarie. Tali patologie sono causate da: 1. batteri (ad esempio nel caso del tracoma e dell’ulcera di Buruli); 2. protozoi (malattia del sonno, malattia di Chagas, ecc.); 3. vermi (tra cui l’Onchocerca volvulus, che provoca l’ oncocercosi ); 4. virus (rabbia e febbre dengue che , trasmessa attraverso zanzare infette, costituisce un rischio per il 40% della popolazione mondiale ). L’Oms ha presentato, a fine agosto 2015, un Piano per eradicare le malattie tropicali dimenticate entro il 2020 . Proprio combattere malattie quali il tracoma o alcuni vermi bisogna prestare grande attenzione alla qualità dell’acqua e, ovviamente, anche alla pulizia delle mani e degli ambienti. Attualmente oltre 660 milioni di persone nel mondo non hanno ancora accesso a

Fonti d’acqua non contaminate.

Fonte principale: Who

Staminali da membrana amniotica, possibili benefici per la retina

Staminali da membrana amniotica, possibili benefici per la retina In uno studio sperimentale su cavie si sono avuti risultati interessanti in caso malattie retiniche indotte 31 agosto 2015 – Prevenire la riduzione della vista sino alla cecità è una sana “ossessione“ di diversi gruppi di ricercatori nel mondo. I quali continuano a testare caparbiamente le potenzialità delle cellule staminali nel rigenerare la retina . Se da un lato abbiamo la proliferazione incontrollata dei vasi retinici in alcune patologie oculari (angiogenesi che può essere indotta nelle cavie), dall’altro abbiamo staminali ricavate dalla membrana amniotica (estratta dalla placenta) che hanno un notevole potenziale terapeutico. Queste ultime, se opportunamente utilizzate, potrebbero contribuire a fermare la moltiplicazione indesiderata dei vasi che si verifica, ad esempio, in caso di retinopatia diabetica, degenerazione maculare e retinopatia del prematuro. È quanto ha verificato una squadra di ricercatori della Corea del Sud presso un’università e un grande ospedale di Seoul. Se una delle opzioni sperimentali attuali consiste nell’iniettare cellule “neonate” sotto la retina, l’impiego delle staminali si può spingere fino alla loro iniezione nelle cavie animali (direttamente in circolo). In questo caso hanno avuto l’effetto positivo di bloccare la proliferazione incontrollata dei vasi dannosi per la retina. Tuttavia saranno necessarie ulteriori ricerche, anche perché le staminali non selezionate bene hanno il potenziale di indurre tumori; dunque, ammesso che si arrivi a un ulteriore stadio di ricerca, potrebbero essere opportune ulteriori ricerche sulla retina umana.

Fonte: Cell Transplantation

Oms, linee guida su nascite premature

La ROP è il problema principale a livello visivo. Il fumo di sigaretta è “nemico” della salute

Smettere di fumare aiuta ad evitare una nascita prematura. Ormai è noto che le sigarette fanno male al feto, ma pochi sanno che possono addirittura far nascere un figlio prima del tempo e sottopeso. Con conseguenti problemi di salute retinica (ROP).

Nel 2015 l’OMS ha pubblicato sue linee guida in inglese: il volume dispensa consigli sugli interventi da adottare per la mamma (quando il parto pretermine è imminente) e per il nato prematuro.

Ogni anno nel mondo circa 15 milioni di bambini nascono prima del termine naturale di 37 settimane. L’Oms ricorda che “le complicazioni dovute a nascite pretermine sono la principale causa di morte tra i bambini sotto i cinque anni di età”. Tra l’altro “senza un trattamento adeguato, per i nati pretermine aumenta il rischio di invalidità permanente e la scarsa qualità della vita”.

Si consideri che, tra i fattori di rischio di una nascita prematura (prescindendo dagli aspetti genetici), c’è anche l’età: prima dei 18 anni e dopo i 40 tale rischio aumenta. Anche il parto gemellare è più a rischio così come un’altra causa possono essere le infezioni urogenitali materne durante la gestazione. Le percentuali di parti prematuri oscillano dal 5% dei Paesi Nord europei fino a oltre il 15% in alcuni Paesi dell’Africa subsahariana e in Asia; resta comunque vero che – secondo quanto riportato da un recente studio (Obstet. Gynecol.) – “le donne che hanno dichiarato di fumare durante la gravidanza correvano il rischio più alto di una minor crescita del feto”.

Fonti principali: Ministero della Salute, WHO

Vita più lunga, ma aumentano i giorni di disabilità

Vita più lunga, ma aumentano i giorni di disabilità Secondo The Lancet il mondo è comunque più in salute che in passato. La degenerazione maculare rappresenta però un problema crescente 27 agosto 2015 – La salute mondiale è migliorata, ma la crescita demografica e l’invecchiamento della popolazione mettono sotto pressione i sistemi sanitari nazionali. In particolare, è aumentato il numero dei giorni trascorsi in disabilità e, a livello visivo, soprattutto quella causata dalla degenerazione maculare (dall’ipovisione alla cecità centrale). È quanto si legge nel nuovo articolo pubblicato dalla rivista The Lancet, che riguarda 188 Paesi (tra il 1990 e il 2013). Due anni fa le cinque cause principali di disabilità mondiale (o di decesso) erano le ischemie cardiache, le infezioni respiratorie, le malattie cerebrovascolari, i dolori lombari e cervicali nonché gli incidenti automobilistici. Tra le malattie oculari si segnalano – per incremento dei giorni di disabilità – la degenerazione maculare (+40,4% tra il 2005 e il 2013), il glaucoma (+15%), la cataratta (+12,5%) e gli errori refrattivi non corretti (+12,5%) come, ad esempio, una miopia elevata. Più in generale il maggior incremento di giorni trascorsi in disabilità si è avuto – nel 2013 rispetto al 2005 – per patologie che colpiscono i sensi, la schiena e il collo, il cuore (ischemie) e la psiche (depressione). Due anni fa in Italia avevamo come “protagonisti” della disabilità i dolori lombari e cervicali, il cuore (ischemie), l’Alzheimer (demenza senile), i sensi (soprattutto vista e udito) e il cervello (ictus).

Fonte di riferimento: The Lancet

Se l’occhio pigro ha accanto un “bullo”

Se l’occhio pigro ha accanto un “bullo” Un occhio può essere privilegiato fino a essere utilizzato dal cervello in modo esclusivo 26 agosto 2015 – Il “bullismo” può presentarsi persino a livello oculare: uno dei due occhi può essere “prepotente” sino al punto da indurre l’altro a non essere attivo (ambliopia). L’occhio pigro viene quindi ignorato dal cervello: manifesta una preferenza per l’occhio dominante. La nuova analisi sulla più comune patologia oculare dell’infanzia è stata condotta da un gruppo di ricercatori americani. I quali hanno scansionato nel dettaglio il cervello per studiare cosa avviene lungo le vie visive che, anche negli ambliopi, trasportano le immagini dagli occhi alla corteccia cerebrale. “Più spesso nei pazienti con ambliopia un occhio mette a fuoco meglio – afferma Bas Rokers, dell’Università del Wisconsin-Madison, docente di psicologia –. Il cervello preferisce le informazioni provenienti da quell’occhio e ignora il segnale proveniente dall’altro, l’occhio pigro”. L’ipotesi dei ricercatori è che, nelle persone colpite da ambliopia, si assottigli la guaina protettiva (mielina) che protegge i neuroni (in particolare gli assoni), che funge anche da isolante per i segnali nervosi facilitandone la conduzione. Insomma, sostengono i ricercatori, “l’ambliopia può alterare le proprietà della materia bianca” nelle vie visive nell’infanzia. L’opzione terapeutica più comune è, durante l’infanzia, quella di bendare l’occhio sano per spingere l’occhio pigro ad attivarsi e costringere il cervello a sfruttarlo appieno, sviluppando correttamente i circuiti visivi. Per questo è fondamentale effettuare visite oculistiche sin da piccolissimi. Il problema è che, nel caso degli adulti, il cervello è meno plastico. Nonostante ciò la riabilitazione visiva può consentire di ottenere alcuni risultati interessanti a ogni età. Proprio a scopo riabilitativo alcuni oculisti e altri esperti americani stanno persino sviluppando dei video-game “terapeutici” anche tridimensionali (realtà virtuale con un apposito visore in un casco).

Fonte: Vision Research

Cecità alla nascita, come cambia il cervello

Le aree della corteccia deputate alla visione vengono “riconfigurate” per migliorare l’udito

24 agosto 2015 – Se si nasce ciechi, ad esempio a causa di una cataratta congenita, il cervello cambierà per sempre. L’area della corteccia cerebrale dedicata alla percezione delle immagini – principalmente nella parte posteriore della testa – si “riconfigura” infatti in modo tale da migliorare la percezione dei suoni: ciò si verifica grazie alla “plasticità crossmodale” (secondo la definizione degli scienziati). Ciò significa che le nuove connessioni tra neuroni nella stessa area cerebrale possono migliorare le prestazioni di sensi diversi. E’ quanto si evince da uno studio pubblicato dalla rivista Current Biology.

Una volta ripristinata una corretta visione dopo l’operazione di cataratta, si tende a mantenere migliori prestazioni uditive. Insomma, l’architettura cerebrale è fortemente condizionata dalla prime esperienze di vita: anche se la privazione della vista dura poco, la corteccia si riorganizza in modo differente e, in una certa misura, in modo permanente. Per questo è fondamentale un visita oculistica anche alla nascita e, in caso di necessità, un intervento chirurgico tempestivo.

La plasticità, infatti, caratterizza il nostro cervello soprattutto nei primi anni di vita; se, invece, si interviene tardivamente il recupero visivo sarà molto più difficile. “Come hanno dimostrato molti studi di neuroimaging, una cecità permanente insorta precocemente – scrive l’Università di Trento – altera la risposta neurale della corteccia visiva e determina una riorganizzazione di compensazione del lobo occipitale. Quest’area, deputata all’elaborazione degli stimoli visivi, si attiva durante la percezione di stimoli uditivi. E proprio questo reclutamento delle aree visive per l’esecuzione di compiti uditivi sarebbe alla base delle migliori prestazioni degli individui ciechi congeniti quando devono elaborare stimoli sensoriali diversi”.

Fonti: Current Biology, Università di Trento

Ultima modifica: 26 ottobre 2015

Numero unico per le emergenze… in vista

Numero unico per le emergenze… in vista In futuro basterà comporre il 112 nell’Ue, ma per ora in Italia è ancora attivo il 118 per le emergenze sanitarie Un passo avanti verso la semplificazione nel campo delle emergenze. Per chiedere qualunque tipo di soccorso – dagli incendi a un trauma oculare – in futuro basterà comporre il numero 112 in tutta l’Unione europea, anche se diversi Paesi tardano ad adeguarsi. L’Italia l’ha fatto il 4 agosto: ha approvato al Senato un disegno di legge di deleghe al governo (DDL) che contiene anche questa indicazione. Insomma, un domani invece di comporre il 118 (oggi ancora attivo) bisognerà digitare il numero a cui oggi rispondono unicamente i carabinieri. Forse scompariranno i numeri classici – 113 (polizia), 115 (vigili del fuoco), 118 (ambulanza) –, che andranno a confluire nel 112, il cui centralino provvederà a smistare le chiamate a seconda della tipologia. L’Unione europea da tempo intende dare ai cittadini l’accesso a tutti i tipi d’emergenza, compresa quella sanitaria, componendo unicamente l’uno-uno-due.

Fonte principale: Nue112

Pagina pubblicata il 5 agosto 2015

Tutti i numeri della salute

Tutti i numeri della salute L’Istat ha pubblicato il rapporto annuale l’“Italia in cifre”. Sette italiani su dieci si sentono bene Sette italiani su dieci si sentono in salute. Però lo stile di vita non è ancora ottimale. Tanto è vero che solo una persona su due ha un peso normale (50,5%), mentre in molti casi è in sovrappeso (36,2%) o è obesa (10,2%). Lo si legge nel rapporto annuale “Italia in cifre”, presentato dall’Istat il 4 agosto a Roma. Tralasciando l’artrite e l’artrosi, l’osteoporosi e i disturbi nervosi, le malattie croniche correlate a eventuali problemi oculari sono soprattutto l’ipertensione (vedi retinopatia ipertensiva), la malattie allergiche (vedi congiuntivite allergica) e il diabete (vedi retinopatia diabetica). Tra le voci di spesa private più significative sul piano dei beni sanitari, l’Istat segnala gli occhiali e le lenti a contatto (con un indice pari a 178), mentre la prima voce resta il dentista (475) e, subito dopo, la spesa per gli infermieri (247). Seguono, a distanza, le spese per ricoveri (113), i medicinali (71) e le visite mediche (68). Nel precedente rapporto Osmed sul consumo dei farmaci si legge che, per il 2014, la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è pari a 26,6 miliardi di euro, di cui il 75% imborsato dal Sistema Sanitario Nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa annuale per i farmaci ammonta a circa 438 euro. In termini di confezioni di medicinali è stato registrato un incremento del +1,5% nel 2014 rispetto al 2013 (oltre un miliardo di confezioni lo scorso anno). Un peso specifico hanno i colliri per controllare il glaucoma , una malattia oculare che va diagnosticata tempestivamente per evitare danni irreversibili al nervo ottico (legati generalmente a una pressione oculare eccessiva). Insomma, meglio sempre un’occhiata in più ad opera di un oculista.

Fonti: Istat , Aifa

Pagina pubblicata il 5 agosto 2015.

Ultima modifica: 24 agosto 2015