Numero unico per le emergenze… in vista

Numero unico per le emergenze… in vista In futuro basterà comporre il 112 nell’Ue, ma per ora in Italia è ancora attivo il 118 per le emergenze sanitarie Un passo avanti verso la semplificazione nel campo delle emergenze. Per chiedere qualunque tipo di soccorso – dagli incendi a un trauma oculare – in futuro basterà comporre il numero 112 in tutta l’Unione europea, anche se diversi Paesi tardano ad adeguarsi. L’Italia l’ha fatto il 4 agosto: ha approvato al Senato un disegno di legge di deleghe al governo (DDL) che contiene anche questa indicazione. Insomma, un domani invece di comporre il 118 (oggi ancora attivo) bisognerà digitare il numero a cui oggi rispondono unicamente i carabinieri. Forse scompariranno i numeri classici – 113 (polizia), 115 (vigili del fuoco), 118 (ambulanza) –, che andranno a confluire nel 112, il cui centralino provvederà a smistare le chiamate a seconda della tipologia. L’Unione europea da tempo intende dare ai cittadini l’accesso a tutti i tipi d’emergenza, compresa quella sanitaria, componendo unicamente l’uno-uno-due.

Fonte principale: Nue112

Pagina pubblicata il 5 agosto 2015

Tutti i numeri della salute

Tutti i numeri della salute L’Istat ha pubblicato il rapporto annuale l’“Italia in cifre”. Sette italiani su dieci si sentono bene Sette italiani su dieci si sentono in salute. Però lo stile di vita non è ancora ottimale. Tanto è vero che solo una persona su due ha un peso normale (50,5%), mentre in molti casi è in sovrappeso (36,2%) o è obesa (10,2%). Lo si legge nel rapporto annuale “Italia in cifre”, presentato dall’Istat il 4 agosto a Roma. Tralasciando l’artrite e l’artrosi, l’osteoporosi e i disturbi nervosi, le malattie croniche correlate a eventuali problemi oculari sono soprattutto l’ipertensione (vedi retinopatia ipertensiva), la malattie allergiche (vedi congiuntivite allergica) e il diabete (vedi retinopatia diabetica). Tra le voci di spesa private più significative sul piano dei beni sanitari, l’Istat segnala gli occhiali e le lenti a contatto (con un indice pari a 178), mentre la prima voce resta il dentista (475) e, subito dopo, la spesa per gli infermieri (247). Seguono, a distanza, le spese per ricoveri (113), i medicinali (71) e le visite mediche (68). Nel precedente rapporto Osmed sul consumo dei farmaci si legge che, per il 2014, la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è pari a 26,6 miliardi di euro, di cui il 75% imborsato dal Sistema Sanitario Nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa annuale per i farmaci ammonta a circa 438 euro. In termini di confezioni di medicinali è stato registrato un incremento del +1,5% nel 2014 rispetto al 2013 (oltre un miliardo di confezioni lo scorso anno). Un peso specifico hanno i colliri per controllare il glaucoma , una malattia oculare che va diagnosticata tempestivamente per evitare danni irreversibili al nervo ottico (legati generalmente a una pressione oculare eccessiva). Insomma, meglio sempre un’occhiata in più ad opera di un oculista.

Fonti: Istat , Aifa

Pagina pubblicata il 5 agosto 2015.

Ultima modifica: 24 agosto 2015

Apps poco affidabili per la vista

Apps poco affidabili per la vista Quando si tratta di valutare l’acutezza visiva è meglio affidarsi a un oculista che a cellulare 29 luglio 2015 – La mania delle applicazioni per smartphones sembra non fare particolarmente bene alla vista. Almeno se si tratta di misurare con esattezza l’acutezza visiva. Infatti un nuovo studio australiano – condotto principalmente presso l’Università di Melbourne – attesta come i risultati dei test visivi varino troppo a seconda dell’ app usata. Nello specifico sono state studiate undici applicazioni, la cui precisione è risultata differente, ma comunque non si è riusciti a identificare nessuna app del tutto attendibile. All’esperimento australiano hanno partecipato 88 persone; si è fatto uso dell’ottotipo di Snellen (tavole in cui la dimensione delle lettere è decrescente, che servono a determinare l’acutezza visiva). Fermo restando che alcune applicazioni potrebbero fornire un’indicazione di massima, per una corretta valutazione scientifica è certamente opportuno recarsi periodicamente da un medico oculista. I test di autovalutazione (anche su internet), infatti, non possono mai sostituire una visita effettuata di persona. Ovviamente non si può semplificare l’arte medica riducendola a una sorta di “gioco“ elettronico rischiando d’imbattersi in errori grossolani.

Fonte: Eye

Ultima modifica: 11 settembre 2015

Al Gemelli la prima ausilioteca pediatrica italiana

Inaugurata a Roma, la nuova struttura aiuterà i piccoli affetti da malattie neurologiche, ipovisione e altre disabilità


Al Gemelli la prima ausilioteca pediatrica italiana Molti dispositivi in aiuto ai disabili, ma riuniti in un unico ambiente ospedaliero. Col fine di facilitarne la mobilità, consentire una maggiore autonomia anche agli ipovedenti e, dunque, una migliore qualità della vita. Sono questi i principali obiettivi della nuova “ausilioteca” dell’Unità di neuropsichiatria infantile, inaugurata a Roma il 21 luglio presso Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”. Questo spazio è dedicato a giovanissimi con malattie neurologiche e diverse disabilità. È il frutto dell’alleanza tra clinici (pediatri e neuropsichiatri) e 26 associazioni di famiglie con bambini affetti da patologie che spesso hanno un’origine genetica. La nuova struttura è composta da stanza quattro moduli, con l’esposizione di ausili per lo spostamento autonomo o assistito (carrozzine, passeggini deambulatori); sistemi posturali e di assistenza per le autonomie della vita quotidiana; ausili per gli ipovedenti; infine c’è una stanza di prova in cui poter sperimentare le nuove tecnologie di domotica (controllo a distanza di dispositivi in casa). Grazie alla stretta collaborazione con il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva, in collaborazione con l’Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus che l’ha fondato presso il Gemelli, vi sarà anche una parte dedicata ai deficit visivi, spesso associati a deficit motori. Così si potrà garantire un approccio riabilitativo multidisciplinare necessario ai bambini affetti da diverse disabilità. L’ausilioteca è stata inaugurata alla presenza del Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli, del Direttore Generale del Policlinico A. Gemelli Enrico Zampedri, del Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica Rocco Bellantone, del Direttore del Dipartimento per la tutela della salute della donna, della vita nascente, del bambino e dell’adolescente Giovanni Scambia e del Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile e promotore del progetto Eugenio Mercuri.Il Prof. Eugenio Mercuri (neuropsichiatra del Gemelli) “Il nuovo progetto – ha concluso il Prof. Mercuri – rappresenta la prima esperienza in Italia di una integrazione accademica/clinica/riabilitativa, con presenza di una ausilioteca negli stessi locali dove vengono effettuate tutte le altre attività assistenziali, diagnostiche, di ricerca e di trial clinici” (sperimentazioni medico-scientifiche, ndr ).

Fonte principale: Gemelli

Pagina pubblicata il 22 luglio 2015. Ultima modifica: 10 settembre 2015

Se il cervello riprende a vedere

Aree cerebrali deputate alla visione

Aree cerebrali deputate alla visioneSe il cervello riprende a vedere Dopo la terapia genica in malati di amaurosi congenita di Leber si è osservato un cambiamento nella corteccia in seguito a un miglioramento delle capacità visive 16 luglio 2015 – Le capacità visive possono, in una serie di casi trattati con terapia genica, essere ripristinate anche dopo un lungo “black-out”. A sottolinearlo sono i ricercatori dell’Università della Pennsylvania e dell’Ospedale pediatrico di Philadelphia, i quali – in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli – sin dal 2007 hanno trattato sia adulti che bambini colpiti da una malattia genetica chiamata amaurosi congenita di Leber, che provoca ipovisione e cecità. Anche se i risultati non sembrano così duraturi come sperato inizialmente, parecchi pazienti che avevano una ventina di geni difettosi sono riusciti a recuperare parzialmente la loro vista, tanto che non sono più considerati ciechi legali. In un entusiasmante esperimento condotto negli Usa nel 2009 un bambino prima cieco riusciva, dopo iniezioni sotto la retina, a muoversi in un labirinto. Poiché ci sono anche adulti che hanno recuperato parzialmente le loro capacità visive, oggi i ricercatori americani sottolineano – sulla rivista Science Translational Medicine – che la diagnostica per immagini “rivela un miglioramento della plasticità strutturale e funzionale delle vie visive umane in seguito a terapia genica retinica”. Il che significa che le aree visive del cervello si sono riattivate grazie alla nuova percezione delle immagini. Quindi, scrivono i ricercatori, “l’esperienza visiva, migliorata dalla terapia genica, può essere responsabile della riorganizzazione e della maturazione della connettività sinaptica dei percorsi visivi dell’occhio trattato nei pazienti col tipo 2 di amaurosi congenita di Leber. L’interazione tra l’occhio e il cervello ha consentito di migliorare e di mantenere nel lungo periodo la funzione visiva”.

Fonte principale: Science Translational Medicine

Terapia genica per “difendersi” dalla retinite pigmentosa

Terapia genica per “difendersi” dalla retinite pigmentosa Una molecola sperimentale conferirebbe neuroprotezione ai fotorecettori retinici 15 luglio 2015 – Proteggere i fotorecettori è indispensabile per preservare le capacità visive. Una malattia genetica come la retinite pigmentosa, che causa la perdita progressiva del campo visivo a partire dalla periferia, attualmente è considerata incurabile. Ciò significa che, nelle persone colpite, è in atto un “conto alla rovescia” fino all’ipovisione e alla cecità. Eppure ci sono équipe di scienziati che stanno tentando la strada della terapia genetica. In particolare una squadra di ricercatori dell’Università di Oxford – in collaborazione con l’Università della Florida e l’ateneo dell’Australia occidentale – ha sperimentato un fattore protettivo dei fotorecettori chiamato CNTF. Quindi si mira a rendere più longeve cellule della retina che, per qualche ragione, hanno un codice geneticamente programmato per l’“autodistruzione” (apoptosi o morte cellulare). I risultati, attualmente ottenuti su cavie (topi di laboratorio), dovranno però essere confermati sugli esseri umani.

Fonti: Molecular Therapy , University of Oxford

La riabilitazione visiva messa a fuoco

La riabilitazione visiva messa a fuoco L’8 e il 9 luglio si è riunita a Roma una commissione internazionale di esperti 10 luglio 2015 – Due giorni di full immersion nel campo della riabilitazione visiva. Una Commissione composta da una decina d’esperti si è riunita a Roma l’8 e il 9 luglio per discutere di standard comuni da approvare. I lavori organizzati e voluti dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e dal suo Polo Nazionale sono stati coordinati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il prossimo appuntamento è previsto a Roma a metà dicembre. Un numero d’esperti ancora più elevato sarà chiamato a partecipare per approvare un documento-guida di respiro mondiale in materia di riabilitazione visiva, che sarà declinato in vario modo a seconda del livello socioeconomico dei Paesi considerati. (Approfondisci la notizia)

Link utile: Piano d’azione Oms 2014-2019

Quanto i governi investono in salute

Quanto i governi investono in salute Nuovo rapporto Ocse: italiani meno soddisfatti della media dell’assistenza sanitaria pubblica 7 luglio 2015 – Siamo tra i tre Paesi Ocse che prescrivono più antibiotici e, al contempo, dove sono in atto più sforzi per contenere la spesa sanitaria statale. Attualmente gli italiani sono però meno soddisfatti del proprio sistema sanitario nazionale: sono passati da un livello di gradimento del 56% nel 2007 al 48% del 2014, nettamente al di sotto della media dei 34 Paesi economicamente più sviluppati (dove il 71% si dichiara soddisfatto). Peggio di noi fanno comunque la Polonia, il Cile e la Grecia. In Italia il “morso” della crisi si fa sentire anche nel campo sanitario: “Una più alta quota della popolazione italiana – scrive l’Ocse –, particolarmente quella a basso reddito, riferisce di non soddisfare, in qualche modo, le necessità di cura per ragioni finanziarie o altre ragioni, in particolare di esami medici”. Insomma, per motivi economici ci sono persone che rinunciano a visite, esami e medicine. Senza parlare delle differenze regionali, tanto che in passato il Ministero della Salute ha descritto una situazione “a macchia di leopardo”. Per questo, evidenzia l’Ocse, “la sfida per l’Italia è quella di migliorare l’accesso e la qualità delle cure per la popolazione di tutte le regioni, in un contesto di forti riduzioni del bugdet”. Eppure la spesa sanitaria statale in Italia è ancora a buon livelli (14,1% della spesa pubblica) e anche la spesa personale diretta per farmaci ed esami è in linea con la media Ocse, sebbene quest’ultima sia più alta rispetto a Francia e Germania. I Paesi europei dell’Ocse dove si è registrata una maggiore riduzione annuale della spesa statale pro capite (nel periodo 2009-2013) sono l’Irlanda (-3,6%), la Grecia (-3,3%), la Spagna (-1,9%), l’Islanda (-1,6%) e la Gran Bretagna (-1,5%). La spesa pubblica più elevata in rapporto al prodotto interno lordo (Pil) si è osservata in Finlandia, Francia e Danimarca. In Italia resta, com’è noto, il grande fardello del debito pubblico (il 143% del Pil contro una media Ocse di circa il 118%), nonostante gli sforzi in campo fiscale diano qualche risultato positivo.

Fonte: Ocse (Oecd)

Sanità Ue, pochi investimenti pubblici in prevenzione

Sanità Ue, pochi investimenti pubblici in prevenzione Le malattie croniche sono un problema crescente: è in atto l’invecchiamento demografico 26 giugno 2015 – La prevenzione, questa dimenticata. L’Unione europea le dedica solo circa il 3% delle spese sanitarie, mentre il restante 97% viene stanziato per le cure. Questa scelta rischia però di essere “miope” nel medio e nel lungo periodo. Sono queste le percentuali citate nel nuovo Libro Bianco intitolato “Il sistema sanitario alla prova della sostenibilità”, uno studio realizzato grazie a un modello di micro-simulazione della domanda sanitaria in Europa (Italia e altri 12 Paesi). La ricerca è stata condotta per un biennio da un gruppo di lavoro internazionale, che si è basato su studi precedenti e si è avvalso di strumenti messi a punto dal Ceis-Università di Tor Vergata anche in collaborazione con l’Ocse. L’invecchiamento della popolazione ha già provocato un incremento delle malattie croniche. Si prevede che aumenteranno principalmente le persone obese o in sovrappeso, gli ipertesi e i diabetici. Soprattutto in quest’ultimo caso è necessario un attento controllo degli zuccheri nel sangue (la loro concentrazione è detta glicemia): il diabete può creare, se non trattato, seri danni alla retina. In tutti questi casi investire maggiormente in prevenzione significa, in prospettiva, evitare maggiori danni e una minore spesa sanitaria. Lo scenario che si prospetta è a tinte fosche senza interventi specifici: nel 2050 il 37% degli europei avrà più di 60 anni. Quindi le malattie croniche peseranno per oltre l’80% sulla spesa sanitaria. Tra l’altro obesità e sovrappeso cresceranno nella maggior parte dei Paesi Ue, coinvolgendo oltre la metà della popolazione. Insomma, bisogna avere sin d’ora un occhio di riguardo per la prevenzione, che passa per migliori stili di vita e una corretta alimentazione.

Fonti di riferimento: Il Sole 24 Ore Sanità , “Il sistema sanitario alla prova della sostenibilità” (Libro Bianco)

Meno ospedali in Italia

Meno ospedali in Italia Annuario del Servizio Sanitario Nazionale: -3,2% delle strutture pubbliche tra il 2009 e il 2012. Posti letto al 3,9 per mille abitanti, inferiori alla media Ue 22 giugno 2015 – I cittadini italiani assistono a un progressivo taglio dei posti letto riconducibile anche alla chiusura di alcuni ospedali. Secondo l’ultimo Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN ), tra il 2009 e il 2012 si è avuta una riduzione del 3,2% di strutture pubbliche. In molti casi già c’erano state riconversioni e accorpamenti di strutture ospedaliere. A livello nazionale sono disponibili 3,9 posti letto ogni 1.000 abitanti, di cui quelli per malati acuti sono 3,3. Complessivamente ci sono oltre 200 mila letti per la degenza ordinaria (ricoveri classici), ma gli interventi possono avvenire anche in day hospital (più di 17.500 posti) e in day surgery (quasi 8.400 posti, tra cui quelli per la cataratta ). Il numero dei posti letto in Italia certamente è al di sotto della media dell’Unione europea, che si attesta attorno a 5,5 posti per 1.000 abitanti. Si consideri che, nel nostro Paese, su 1.091 istituti di cura esistenti, oltre la metà sono pubblici (53%). L’Umbria (con 3,6 posti letto per 1.000 abitanti) e la Campania (con 3,2 posti) sono fra le Regioni con la minore disponibilità di ricovero. Invece a livello nazionale i letti destinati alla riabilitazione e alla lungodegenza sono 0,6 ogni 1.000 abitanti, con una notevole variabilità regionale.

Fonte di riferimento: Ministero della Salute

Ultima modifica: 27 agosto 2015