Lo stato dell’assistenza nell’Ue secondo un nuovo Rapporto Ocse: investire di più in prevenzione
Una maggiore efficienza sul piano della prevenzione e dell’assistenza sanitaria. La auspica l’Ocse per l’Unione europea affinché “‘vi sia un miglioramento dello stato di salute della popolazione ed una riduzione delle disuguaglianze in ambito sanitario”. Lo scenario che emerge da un nuovo Rapporto intitolato Health at Glance (Panorama della Salute) è però complessivamente abbastanza positivo, nonostante alcune note dolenti. Tra cui il fatto che gli Stati Ue spendano mediamente solo il 3% circa dei loro bilanci sanitari per campagne di salute pubblica e di prevenzione.
“Molte più vite potrebbero essere salvate se gli standard di cura venissero fissati al livello migliore in tutti i paesi dell’Unione europea”, ha affermato il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría a Bruxelles – in occasione del lancio del Rapporto [[curato sia dalla stessa Ocse (Oecd) che dalla Commissione europea]] il 23 novembre 2016 –, affiancato dal Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis. “Gli sforzi – ha proseguito – devono essere raddoppiati per la lotta contro le disuguaglianze nell’accesso alle cure e la qualità. I sistemi sanitari europei devono anche diventare più efficienti”.
Troppe diseguaglianze nell’Unione europea
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico promuove nel complesso la qualità dell’assistenza nei 28 Stati del Vecchio Continente: “È migliorata nella maggior parte dei Paesi dell’UE, ma permangono diseguaglianze”. Il che significa spesso che, chi non ha possibilità di spesa, non ha garanzia di cura in tutte le nazioni prese in considerazione.
Certo, nella gestione delle urgenze e delle emergenze [[ad esempio dell’infarto cardiaco, dell’ictus e in diversi tipi di cancro]] si sono compiuti progressi, consentendo un aumento della sopravvivenza; “tuttavia – nota ancora l’Ocse – in molti Paesi vi sono ancora margini di miglioramento per quanto concerne l’attuazione delle migliori prassi nella cura delle malattie acute e croniche”. All’interno delle singole nazioni permangono forti disuguaglianze in termini di salute e di aspettativa di vita tra chi accede a livelli d’istruzione e di reddito più elevati e quelli più svantaggiati. “‘Ciò è in gran parte dovuto – si legge nel Rapporto – ad una diversa esposizione ai rischi per la salute, ma anche a disuguaglianze nell’accesso ad un’assistenza di qualità elevata”.
Più di un adulto su 5 fuma ogni giorno, troppi gli obesi
Nella maggior parte dei paesi dell’UE sono stati compiuti considerevoli progressi per quanto riguarda la riduzione del consumo di tabacco, grazie all’effetto congiunto di campagne di sensibilizzazione, regolamentazioni e tassazione. Ciononostante più di un adulto su cinque continua a fumare quotidianamente. È inoltre necessario intensificare gli sforzi volti a contrastare il consumo nocivo di alcol e l’obesità, questioni di sanità pubblica per le quali si osserva un tendenziale aumento in molti paesi dell’UE. Nel 2014, nei paesi dell’Unione, per più di un adulto su cinque è stato individuato aver abusato del consumo di alcol almeno una volta al mese. Lo stesso anno un adulto su sei (in media) è risultato affetto da obesità.
La vita si allunga
Dal 1990 l’aspettativa di vita negli Stati membri dell’UE è aumentata di oltre sei anni, passando da 74,2 anni nel 1990 a 80,9 nel 2014. “Nei Paesi dell’Europa occidentale che vantano la più elevata aspettativa di vita, si continua a vivere – spiega l’Ocse – oltre otto anni in più in media rispetto a quanto accada nei paesi dell’Europa centrale ed orientale caratterizzati dai livelli di aspettativa di vita più bassi”.
Più malattie croniche con l’invecchiamento demografico
Circa 50 milioni di cittadini nell’Ue sono affetti da due o più malattie croniche e generalmente hanno più di 65 anni. Per questo, secondo l’Ocse:
L’invecchiamento demografico e i rigidi vincoli di bilancio renderanno necessari profondi adeguamenti dei sistemi sanitari dei paesi dell’Ue al fine di migliorare la qualità dell’invecchiamento e di rispondere, in un’ottica maggiormente integrata ed incentrata sul paziente, alle crescenti e mutevoli esigenze nel campo dell’assistenza sanitaria. ln media, nei paesi dell’UE, la percentuale della popolazione di età superiore ai 65 anni è passata a quasi il 20 per cento nel 2015 e sembrerebbe destinata ad aumentare fino a sfiorare il 30% nel 2060. Nel 2015 la spesa sanitaria è stata pari al 9,9 per cento del PIL nell’Unione europea nel suo complesso, a fronte dell’8,7% registrato nel 2005.
Quindi l’Ocse prevede che la spesa sanitaria in rapporto al PIL cresca nell’Ue, principalmente a causa dell’invecchiamento demografico e alla diffusione di nuove tecnologie diagnostiche e terapeutiche. Quindi “i governi dovranno affrontare pressioni sempre maggiori al fine di rispondere alle crescenti esigenze di assistenza a lungo termine”.
Prevenire conviene
I problemi di salute pesano sulla spesa per le prestazioni sociali: mediamente ogni anno l’1,7% del PIL dei Paesi Ue viene speso per le pensioni di invalidità e pagato in congedi di malattia, dati superiori alla spesa per i sussidi di disoccupazione. Secondo lo stesso Rapporto Ocse, tuttavia, ulteriori investimenti nella prevenzione – comprese le misure per facilitare l’accesso dei disabili al mondo del lavoro – avrebbero effetti positivi significativi sul piano economico e sociale nei paesi dell’Unione.
Tempi d’attesa per la cataratta
Nonostante le diffuse lamentele nostrane riguardo ai tempi d’attesa per gli interventi, nel panorama europeo l’Italia si comporta bene per quanto riguarda la cataratta: il Belpaese, con una cinquantina di giorni d’attesa in media, tra quelli censiti è secondo solo all’Olanda (con una quarantina di giorni), nettamente meglio della Polonia che conquista la maglia nera sfiorando i 450 giorni d’attesa medi per l’intervento. Spagna, Finlandia e Portogallo si attestano, invece, tutti attorno ai 100 giorni (approfondisci).
Fonte: OECD (Ocse)
Dimostrati gli effetti positivi sullo stadio avanzato dell’AMD in un vasto studio europeo
Gli studiosi vogliono vederci chiaro: è vero che la dieta mediterranea contribuisce a proteggere la salute oculare? Un nuovo vasto studio europeo anticipato online da Ophthalmology è riuscito a dimostrare che, in effetti, tale “stile alimentare” ha un effetto positivo sulle persone affette da degenerazione maculare legata all’età (AMD), in particolare in chi è colpito da una forma avanzata. Precedenti studi avevano già evidenziato gli effetti protettivi sulla retina degli Omega-3 (contenuti soprattutto nel pesce), delle verdure a foglia verde e delle noci.
Modalità dello studio
I partecipanti sono stati visitati da un oculista e sono state scattate fotografie retiniche digitali a colori. I 5060 partecipanti sono stati scelti casualmente tra i 7 centri europei che vi hanno preso parte [[Norvegia, Estonia, GB, Francia, Italia, Grecia e Spagna]]: avevano un’età media di poco superiore ai 73 anni.
Le foto del fondo oculare sono state inviate a un unico centro di valutazione presso l’Università di Rotterdam, che ha classificato lo stadio dell’AMD da 0 (assenza di addensamento proteici chiamati “drusen” nella macula) a un massimo di 4 (degenerazione retinica causata da AMD neovascolare).
L’alimentazione dei partecipanti nei 12 mesi precedenti è stata analizzata sulla base di un questionario dettagliato che è stato loro somministrato.
Conclusioni
Bisogna incoraggiare l’adesione a una dieta mediterranea, considerata tra le più sane al mondo. Nei questionari si sono presi, ad esempio, in considerazione il consumo d’olio d’oliva, vino, frutta, verdura, pesce e il basso consumo di carne e dei suoi derivati. Un ulteriore punto è stato assegnato nel caso in cui si sia assunta almeno una porzione di frutta e verdura al dì (considerata però decisamente insufficiente dagli esperti). Mentre è stata penalizzata un’assunzione eccessiva di pane bianco o di riso, è stato privilegiato invece il consumo di pane integrale (almeno cinque porzioni la settimana). Insomma, se non si mangia con gli occhi, si può almeno… mangiare per gli occhi.
Presentato il Rapporto Meridiano Sanità: in Italia il 38% della popolazione ha almeno una malattia cronica
Oggi il 38% della popolazione ha almeno una patologia cronica, valore che sale a 74,8% nella popolazione tra i 65 e i 74 anni e supera l’85% negli over 75. Un motivo in più per investire in sanità e prevenzione. È quanto sostiene la Fondazione Ambrosetti, che la settimana scorsa ha pubblicato un nuovo Rapporto (Meridiano Sanità 2016).
Scommettiamo sulla prevenzione
La prevenzione è una delle principali soluzioni al “peso” delle spese sanitarie sul Prodotto interno lordo. È una scommessa vincente che, nel lungo periodo, genera più salute. Per questo la Fondazione Ambrosetti scrive:
L’investimento in prevenzione ha un impatto positivo sulla spesa sanitaria; il modello di previsione di Meridiano Sanità ha altresì stimato che un euro investito in prevenzione genera 2,9 euro di risparmio nella spesa per prestazioni terapeutiche e riabilitative e che l’orizzonte temporale nel quale l’investimento in prevenzione manifesta i suoi impatti sulla spesa per prestazioni curative e riabilitative, in percentuale della spesa sanitaria totale, è di 10 anni.
Il nostro Paese, invece, ancora non investe sufficientemente in prevenzione. Anche per questo perde posizioni nel campo della sanità. Nota infatti la Fondazione:
Ad oggi l’Italia spende in prevenzione 98,4 euro pro-capite. Se il nostro Paese investisse quanto la Germania (126,4 Euro) la spesa sanitaria al 2050 sarebbe l’8,7% del PIL con un risparmio di 4 miliardi di Euro l’anno.
Il Belpaese in ritardo su efficienza e appropriatezza sanitarie
Il Meridiano Sanità Index – elaborato da The European House-Ambrosetti (III rilevazione) – mostra come il nostro Paese manifesti un sensibile ritardo dalla media europea sul fronte dell’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria. Idem per quanto riguarda la capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute, anche se va detto che persistono notevoli squilibri regionali (il Centro-Nord fa meglio del Sud Italia [[in coda si attestano Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, mentre ai primi quattro posti troviamo Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Toscana]]).
Sul fronte della qualità dell’offerta sanitaria siamo assolutamente in linea con l’Europa, mentre sul fronte dello stato di salute mostriamo (ancora) performance migliori della media tra 14 Paesi Ue (vedi valutazione multidimensionale).
Gli stili di vita peggiorano
Secondo la Fondazione Ambrosetti in Italia “aumentano i fattori di rischio delle patologie croniche sia tra i bambini che tra gli adulti. Diversi fattori di rischio concorrono all’insorgenza di patologie croniche. Se si esclude l’età e l’ereditarietà – fattori di rischio non modificabili – si può agire su tanti altri aspetti: alimentazione, attività fisica, consumo di tabacco i quali, a loro volta, influiscono su altri fattori di rischio intermedi (ad esempio: ipertensione, glicemia, ipercolesterolemia, sovrappeso e obesità)”.
No all’abuso di antibiotici
L’utilizzo improprio di antibiotici o il loro abuso possono essere causa di resistenza batterica. Anche il Ministero della Salute insiste molto su questo punto. Eppure, si legge nel nuovo Rapporto:
Cresce la resistenza agli antibiotici di batteri che possono portare a gravi infezioni. L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di utilizzo di antibiotici sia in ambito ospedaliero che extra ospedaliero e inoltre è il Paese europeo con il più alto livello di disinformazione (secondi i dati Eurobarometer). Queste sono alcune delle cause che portano l’Italia ad essere tra i Paesi europei con il maggior livello di resistenza agli antibiotici.
Le proposte
Tra le proposte lanciate dalla Fondazione segnaliamo quella di una maggiore importanza da attribuire alla prevenzione:
Lanciare una campagna informativa sull’importanza, il valore e la sicurezza delle vaccinazioni.
Investire maggiori risorse in prevenzione (raggiungendo almeno il 5% della spesa sanitaria con i Livelli Essenziali di Assistenza).
Implementare il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale in modo omogeneo sul territorio nazionale.
Inoltre non poteva mancare l’aspetto dell’innovazione. Infatti occorrerebbe:
Diffondere gli strumenti di sanità digitale per migliorare l’accessibilità e garantire la continuità delle cure.
Diffondere la sperimentazione di soluzioni di telemedicina.
Per il Ministro della Salute c’è un primato Italia
Forte dissenso nel merito da parte del Ministro Beatrice Lorenzin, intervenuta a Roma il 15 novembre a Palazzo Rospigliosi, in occasione della presentazione del Rapporto Meridiano Sanità. Riguardo all’Italia ha dichiarato senza mezzi termini:
Noi non siamo la Grecia […]. E del resto anche altri Paesi come Inghilterra, Francia, Paesi Bassi, hanno i loro problemi. Questo non vuol dire che da noi va tutto bene, ma vorrei che ci fosse meno il vizio italiano di vedere l’erba del vicino sempre più verde e si valorizzassero i nostri punti forti. […] Secondo parametri oggettivi siamo i primi nell’Ue sia in aspettativa di vita sia come possibilità di accesso dei singoli cittadini per le prestazioni di primo livello.
Più facile individuare una quarantina di malattie genetiche metaboliche con un prelievo di sangue dal neonato
Mercoledì 16 novembre 2016 è entrato in vigore il Decreto ministeriale sulla diagnosi precoce delle malattie metaboliche ereditarie. Lo ha reso noto oggi il Ministero della Salute: questa novità consentirà di dare avvio, su tutto il territorio nazionale, allo screening neonatale esteso (ampliato a una quarantina di malattie genetiche rispetto alle tre di prima).
Cos’è
Lo screening neonatale rappresenta uno degli strumenti più avanzati della pediatria preventiva: si effettua attraverso il prelievo di alcune gocce di sangue dal piede del neonato, che vengono versate su un apposito cartoncino. Si possono così individuare – in modo precoce e tempestivo – i piccoli a rischio per una serie di malattie congenite, per le quali sono disponibili anche trattamenti e terapie in grado di modificare la storia della malattia.
Cosa contiene il Decreto
Il Decreto ministeriale del 13 ottobre 2016 contiene indicazioni sulla lista delle patologie, l’informativa e il consenso, le modalità di raccolta e invio dei campioni, il sistema di screening neonatale con gli elementi della sua organizzazione, regionale o interregionale. Ciò serve a garantire l’intero percorso dello screening neonatale dal test di primo livello fino alla presa in carico del neonato, le modalità di comunicazione e richiamo e le iniziative di formazione e informazione. Bisognerà tuttavia attendere l’applicazione effettiva del Decreto a livello regionale.
Il Dicastero della Salute conclude:
Così si cerca di assicurare la massima uniformità nell’applicazione della diagnosi precoce neonatale sul territorio nazionale, anche per garantire idonei standard qualitativi, ridurre il numero di richiami dei nati esaminati, ottimizzare i tempi di intervento per la presa in carico clinica e favorire l’uso efficiente delle risorse su adeguati bacini di utenza, anche tramite appositi accordi interregionali.
L’eccesso lipidico può alterare la flora intestinale, favorendo la proliferazione incontrollata dei vasi retinici
Una dieta ad alto contenuto di grassi è il secondo fattore di rischio di degenerazione maculare legata all’età (AMD) dopo il fumo. Ciò è stato dimostrato da un nuovo studio canadese nello stadio avanzato della forma umida o neovascolare della malattia retinica effettuando sperimentazioni su cavie animali (topi di laboratorio).
Troppi lipidi nemici della vista
Il motivo è legato al fatto che un’alimentazione troppo lipidica o ricca di grassi può causare prima obesità e, quindi, un’alterazione della flora intestinale (disbiosi), provocando una reazione immunitaria anomala che, a sua volta, provoca una lieve infiammazione retinica a lungo termine attraverso le citochine. Infine si verifica un’alterazione della vascolarizzazione retinica (anomala proliferazione dei vasi), che può provocare la perdita della vista.
AMD prima causa di cecità tra over 60 nei Paesi benestanti
Scrivono i ricercatori dell’Università di Montreal (Canada) nel loro nuovo studio pubblicato su EMBO Molecular Medicine:
La degenerazione maculare legata all’età è, nella sua forma neovascolare (NV AMD), la prima causa di perdita della vista tra gli adulti di almeno 60 anni.[…] Ricorrendo a modelli murini di AMD neovascolare, trapianti di microbioma e altri paradigmi sperimentali per modificare il microbioma intestinale, è stato separato l’aumento di peso dagli altri fattori: è stato così dimostrato che le diete ad alto contenuto di grassi esacerbano la neovascolarizzazione coroideale (CNV) alterando la microflora intestinale.
Un convegno al Ministero della Salute il 14 novembre: in Italia circa 5 milioni di diabetici
Il diabete è un “sorvegliato” speciale: è una malattia cronica che cresce a grande velocità e mette a rischio la salute mondiale anche per le sue numerose complicanze. Secondo l’Oms ne sono affette 422 milioni di persone, di cui 147 già colpite da retinopatia diabetica. Il diabete è la prima causa di cecità prevenibile nei Paesi industrializzati; in Italia ne sarebbero affette circa 5 milioni di persone.
Pericolo salute con zuccheri concentrati
Il diabete è una patologia micidiale – multifattoriale e multiorgano – perché può colpire in modo persino silente: corrono seri pericoli gli occhi (la retina), i reni, il cervello (rischio di ictus), gli arti inferiori (rischio piede diabetico), i nervi periferici (riduzione della sensibilità retinica)…
I temi del convegno
Su questi temi si è tenuta una conferenza a Roma il 14 novembre, organizzata da Diabete Italia onlus. Sono intervenuti esperti, politici, sondaggisti, presidenti di diverse realtà che si occupano dell’argomento. I lavori, dopo un’iniziale presentazione, sono stati divisi in due sessioni: 1) fotografia del diabete in Italia e nelle Regioni; 2) diabete e alimentazione.
Serve più prevenzione
Dal canto suo la IAPB Italia, in oltre 80 luoghi, ha spiegato i rischi che comporta per la vista la retinopatia diabetica con la distribuzione di opuscoli divulgativi nei centri di diabetologia (in collaborazione con Diabete Italia).
La prevenzione si fa anche attraverso l’alimentazione. L’assistenza sanitaria deve garantire un percorso a tutti. Una malattia cronica non può non confrontarsi con le nuove tecnologie. Quella del diabete è da considerarsi un’emergenza.
Giovanni Lamenza, Presidente di Diabete Italia onlus, ha parlato della qualità della vita dei diabetici:
In Italia ci sono circa quattro milioni di [diabetici] diagnosticati, un milione di non diagnosticati e circa 15 mila bambini con diabete di tipo 1. Il diabete è una patologia complessa da gestire, deve prendere continuamente decisioni in base a un numero. È una patologia da imparare, il paziente deve “volersi bene”, deve curarsi bene. La cura del diabete deve entrare nella cultura di ognuno di noi. Bisogna [però] che ci sia aderenza alle terapie.
Anche la Senatrice Manuela Granaiola (XII Commissione Igiene e Sanità Senato) ha espresso il suo pensiero:
Credo che sia importante che in tutte le regioni sia applicato il Piano Nazionale del Diabete. È inaccettabile che in alcune regioni si venga [curati in modo ottimale] e in altre no.
Un sondaggio tra i diabetici
Grazie a un sondaggio condotto da Eurisko su 500 diabetici è emerso come oltre il 90% delle persone, almeno in Italia, si rivolga alle strutture pubbliche. Complessivamente il livello di soddisfazione è alto o molto alto.
Nel 59% dei casi i diabetici italiani sono seguiti da un diabetologo e mediamente si va dal medico 3,7 volte l’anno. Quasi un terzo degli intervistati si sentono depressi, ansiosi o altro. Le complicanze nelle quali ci si impegna di più sono i problemi vascolari periferici, i problemi cardiaci e la retinopatia diabetica. Però il 59% del campione considerato è solo seguito dal diabetologo, il 28% da quest’ultimo assieme al medico di medicina generale e il 13% solo da quest’ultima figura professionale.
Metà del campione ha riferito di non essere né ansioso né depresso, mentre l’altra metà è stata divisa in moderatamente affetto da questi disturbi (41%) o ne è affetto in misura estrema (9%).
Telemedicina
OculistaLa propensione a utilizzare strumenti digitali di comunicazione negli oculisti (34%) non ha raggiunto ancora gli stessi livelli del neurologo (specialista al top col 53%), dello stesso diabetologo o del nefrologo (entrambi al 49%).
Solo un paziente su 4 sa esattamente cosa sia la telemedicina che ancora, quindi, resta una grande sconosciuta. I vantaggi principali della medicina a distanza (per via telematica) sono quelli di monitorare costantemente la malattia mantenendo un contatto col medico.
Diabete: un’emergenza sociale
Il Piano nazionale del diabete è stato recepito da 20 regioni. Il diabete è un esempio paradigmatico di malattia cronica. Nel fare questo considerazioni Paola Pisanti (Direzione generale della programmazione del Ministero della Salute) ha notato a proposito della crescita del numero di diabetici:
Questo trend è in aumento (diabete di tipo 1 e di tipo 2) se non facciamo nulla. Aumenta per l’invecchiamento, perché non si fa prevenzione… Bisogna medicalizzare il più possibile, dare terapie e cure appropriate, far sentire il paziente uguale agli altri.
La cura deve essere incentrata sulla persona con l’integrazione di varie figure specialistiche (approccio reticolare integrato). “La persona diabetica – ha affermato Pisanti – deve imparare ad autogestirsi, deve essere formata e informata”.
Insomma, la prevenzione del diabete o almeno dei danni che provoca passa per la sensibilizzazione e una cultura delle cure integrate.
Nel 2013 oltre 11,3 milioni di visite, esami clinici e diagnostici oftalmici: un numero maggiore delle altre specialità
Sono dati che possono far “strabuzzare” gli occhi ai non addetti ai lavori. Però l’oculistica italiana è stata da record: tre anni fa ha effettuato ben 11 338 778 di prestazioni, un numero maggiore delle altre specialità.
Sono questi i nuovi numeri forniti dal Ministero della Salute (relativi al 2013), su un totale di quasi 150 milioni di prestazioni effettuate annualmente, tra attività cliniche, di laboratorio, di diagnostica per immagini e strumentale. I dati riguardano sempre sia le strutture pubbliche che quelle private accreditate.
Quanti sono i posti letto?
In Italia siamo abbondantemente sotto la media dell’Unione europea in rapporto agli abitanti sul piano della disponibilità effettiva nei ricoveri. Infatti si arriva a 3,1 posti letto per acuti (casi più gravi) ogni mille abitanti e a 0,6 per mille per non acuti, per un totale del 3,7‰. Se si considera che la media Ue a 28 Paesi supera i 5 posti letto per mille abitanti, ci si rende conto che forse il Belpaese ha peccato di zelo nel ridurne il numero, anche se le nuove tecnologie consentono sempre più spesso di fare a meno del classico ricovero (sempre più prestazioni sono ambulatoriali).
In oculistica – sempre secondo il Dicastero della Salute – si registrano quasi 1500 posti letto a livello nazionale per la degenza ordinaria, mentre per i posti del Day Hospital sono 456 e 885 per il Day Surgery (quest’ultimo comprende anche gli interventi di cataratta, che sono i più comuni). Il numero più elevato di posti letto “ordinari” si registra invece a medicina generale (più di 31 mila), chirurgia generale (oltre 21 mila), recupero e riabilitazione funzionale (quasi 21 mila posti), ortopedia e traumatologia (16 622), ostetricia e ginecologia (13 659). In totale nel nostro Paese i posti letto sono oltre 154 mila, dei quali 40 510 “accreditati”.
Meno accessi al pronto soccorso
Meno italiani vanno al pronto soccorso forse anche perché le lunghe file scoraggiano oppure, per essere più ottimisti, perché, in due anni, gli accessi “impropri” sono diminuiti. Qualunque sia la ragione di questa flessione, tre anni fa le persone sono andate al pronto soccorso oltre 20,5 milioni di volte in strutture pubbliche o private “convenzionate” (-1,5 milioni di accessi). In quasi 15 casi su 100 è seguito un ricovero.
Fonte principale: Ministero della Salute (statistiche)
Studio condotto sugli sport più praticati Oltreoceano: oltre 120 mila le persone coinvolte
Il basket, il baseball e il tirassegno con pistola ad aria compressa: sono questi, secondo uno studio pubblicato su JAMA Ophthalmology, gli sport che negli Stati Uniti provocano più spesso traumi oculari.
Si tratta di una ricerca condotta su 120 847 persone (età media 22,3 anni, dei quali 96 872 maschi): solo negli Stati Uniti circa 30 mila persone si presentano ogni anno al pronto soccorso per traumi oculari. Ebbene, circa il 90% dei traumi oculari sono prevenibili indossando occhiali di protezione.
Gli sport più a rischio sono, naturalmente, quelli in cui c’è il contatto fisico e quelli in cui si lanciano oggetti, palle comprese. Negli Usa le palle da baseball che finiscono negli occhi rappresentano una seria minaccia per la vista.
La situazione in Italia
Secondo uno studio precedente condotto presso l’Università Sapienza di Roma, sorprendentemente il primo ambiente in cui ci si infortuna a livello oculare è quello domestico, a cui seguono il mondo del lavoro e gli incidenti stradali. Dopo le mani i e piedi, gli occhi sono la terza parte del corpo più colpita.
Tra le cause dirette si rilevano con una certa frequenza le pallonate; il calcetto, ad esempio, è tra le principali fonti di traumi sportivi (anche le arti marziali non sono da sottovalutare), buona parte dei quali sono prevenibili indossando occhialini protettivi.
Persino una pallina da tennis, se indirizzata incautamente contro una persona ad alta velocità, può provocare – seppur raramente – lo scoppio del bulbo oculare. [[I traumi vengono riscontrati anche in seguito di aggressioni. Persino le cadute possono provocarli, soprattutto tra le persone anziane. Inoltre, in occasione delle festività – soprattutto durante il periodo del Capodanno – è molto pericoloso lo scoppio prossimo di petardi o stappare le bottiglie di spumante in modo distratto, senza prendere le opportune precauzioni (ad esempio metterendo un panno sopra la bottiglia e non puntarla verso le persone). Infine possono avvenire traumi oculari in seguito a incidenti stradali, in particolare se il bulbo viene a contatto con frammenti metallici o di vetro oppure se il capo urta violentemente contro il volante (evenienza rara in chi indossa la cintura)]].
Fonti: Jama Ophthalmology, Oftalmologia Sociale, AAO
A metà novembre a bordo di un’Unità mobile oftalmica si effettuano controlli retinici gratuiti
Nuovi check-up gratuiti della retina “brillano” a Roma. Il 14 e il 15 novembre 2016 si effettuano a bordo di un’Unità mobile oftalmica che sosta in via della Magliana 224 [[presso il parcheggio di un supermercato, con orario 10-13 e 13:30-17]].
L’Unità mobile è un camper hi-tech con la strumentazione necessaria per fare anche un controllo del fondo oculare e individuare eventuali segni precoci di retinopatia diabetica.
Si rinvia, se necessario, a una visita oculistica più approfondita e annessi esami diagnostici.
L’iniziativa è promossa e organizzata dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus in occasione della Giornata mondiale del diabete che si celebra ogni anno il 14 novembre. Quest’anno, in partnership con Diabete Italia onlus, tra l’altro si parla di prevenzione della retinopatia diabetica in oltre 80 centri di diabetologia italiani (vedi opuscolo).
Infine domenica 13 novembre si effettuano check-up presso la comunità polacca di Roma, che includono sia il controllo del fondo oculare che la misurazione della glicemia.
Celebrata la ricorrenza con un convegno scientifico il 4 novembre a Roma, presso il Policlinico dell’Università Cattolica
Tra scienza e ricordi. Sono stati anche neuroscienziati di primo ordine a intervenire in occasione dei 20 anni del reparto di neuropsichiatria infantile del Policlinico universitario A. Gemelli celebrati venerdì 4 novembre. Sono poi state condivise anche esperienze personali nel campo della ricerca. L’evento – una sorta di festa scientifica universitaria di alto profilo – è stato organizzato dal prof. Eugenio Mercuri, Direttore di Neuropsichiatria infantile presso il Gemelli.
L’evoluzione della scienza medica è evidente a tutti, testimoniata tra l’altro dalla minore mortalità infantile. Dalle malattie neurodegenerative a quelle che colpiscono la vista: la salute dei neonati riceve oggi più attenzioni che in passato, a partire da quella nei confronti dei nati prematuri (i quali, tra l’altro, possono essere colpiti da retinopatia). (continua a leggere)