Il 3 dicembre si è celebrata la Giornata internazionale delle persone con disabilità con l’Onu
“Molto resta da fare prima che le persone disabili possano realizzare il loro pieno potenziale in quanto membri eguali e apprezzati della società. Dobbiamo rimuovere gli stereotipi e le discriminazioni che perpetuano la loro esclusione e costruire un ambiente accessibile, favorevole e inclusivo per tutti”. Lo ha affermato Ban-Ki moon, Segretario generale dell’Onu, nel suo messaggio per la Giornata internazionale delle persone con disabilità che si è celebrato il 3 dicembre.
Dunque il Segretario delle Nazioni Unite ha sollecitato tutti “a intensificare gli sforzi e fermare la discriminazione, rimuovendo gli ostacoli ambientali e attitudinali che impediscono alle persone disabili di godere dei loro diritti civili, politici, economici, sociali
e culturali. Lavoriamo insieme per costruire una partecipazione dei disabili piena ed eguale, in un mondo inclusivo e sostenibile che abbracci l’umanità in tutta la sua diversità”.
Decennale della Convenzione Onu sui disabili
Quest’anno c’è stato il decimo anniversario della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (ratificata da 166 Paesi). Complessivamente l’Oms stima che siano oltre un miliardo nel mondo, delle quali 285 milioni sono disabili visivi (39 milioni di ciechi e 246 milioni d’ipovedenti).
L’Organizzazione mondiale della sanità scrive:
Le percentuali della disabilità stanno tra l’altro aumentando anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e all’incremento delle malattie croniche. Le persone con disabilità hanno minor accesso ai servizi d’assistenza e perciò hanno esigenze sanitarie che non sono soddisfatte.
Quali sono gli obiettivi Onu
Quest’anno il tema portante è stato quello dei 17 obiettivi per il futuro che vogliamo (i Global Goals for Sustainable Development), che si mira a conseguire entro il 2030. L’iniziativa è stata lanciata dalle Nazioni Unite a settembre 2015, al fine di promuovere lo sviluppo internazionale sostenibile e migliorare il nostro mondo. Gli obiettivi sono i seguenti
:
1. Lotta alla povertà
2. Lotta alla fame
3. Promozione della salute e del benessere per tutti e a tutte le età
4. Accesso ad un’istruzione di qualità
5. Parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze
6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari… Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienico-sanitari
7. Energia rinnovabile e accessibile… Assicurare la disponibilità di servizi energetici accessibili, affidabili, sostenibili e moderni per tutti
8. Promozione dell’occupazione e di una crescita economica inclusiva, sostenuta e sostenibile per tutti
9. Promozione dell’innovazione e delle infrastrutture
10. Riduzione delle diseguaglianze all’interno dei Paesi e fra un Paese e l’altro
11. Promozione di città e comunità sostenibili
12. Utilizzo responsabile delle risorse
13. Lotta al cambiamento climatico
14. Utilizzo sostenibile del mare
15. Utilizzo sostenibile della Terra
16. Promozione della pace e della giustizia
17. Partnership per lo sviluppo sostenibile.





Prevenire il diabete partendo dai grandi centri urbani. È Roma la metropoli scelta per il 2017 dal programma Cities Changing Diabetes® [[l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo di Novo Nordisk che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore]], con l’obiettivo di evidenziare il legame fra questa malattia e le città, promuovendo iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire la malattia.
L’annuncio è stato dato nella Città eterna martedì 29 novembre, durante il convegno “Sustainable cities promoting urban health” [[organizzato nella capitale dall’Ambasciata di Danimarca in collaborazione con Ministero della salute, Istituto Superiore di Sanità, SDU-National Institute of Public Health di Danimarca, ANCIAssociazione nazionale comuni italiani, Health City Institute, Danish Healthy Cities network, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri]].
Oggi sappiamo che vive nelle città il 64% delle persone con diabete, l’equivalente di circa 246 milioni di abitanti, e anche questo numero è destinato a crescere. Inoltre, la maggior parte di loro (l’80% circa) vive in Paesi a basso-medio reddito, dove gli agglomerati urbani si espandono più rapidamente. Vivere in città è associato a un peggioramento dello stile di vita: è un fattore chiave dell’aumento delle malattie non trasmissibili. Diversi studi internazionali evidenziano la connessione fra stile di vita degli abitanti delle aree urbane e prevalenza del diabete.
Spiega Andrea Lenzi, coordinatore di Health City Institute, gruppo di esperti che ha recentemente messo a punto il manifesto “



Una maggiore efficienza sul piano della prevenzione e dell’assistenza sanitaria. La auspica l’Ocse per l’Unione europea affinché “‘vi sia un miglioramento dello stato di salute della popolazione ed una riduzione delle disuguaglianze in ambito sanitario”. Lo scenario che emerge da un nuovo Rapporto intitolato 
un adulto su cinque continua a fumare quotidianamente. È inoltre necessario intensificare gli sforzi volti a contrastare il consumo nocivo di alcol e l’obesità, questioni di sanità pubblica per le quali si osserva un tendenziale aumento in molti paesi dell’UE. Nel 2014, nei paesi dell’Unione, per più di un adulto su cinque è stato individuato aver abusato del consumo di alcol almeno una volta al mese. Lo stesso anno un adulto su sei (in media) è risultato affetto da obesità.
Circa 50 milioni di cittadini nell’Ue sono affetti da due o più malattie croniche e generalmente hanno più di 65 anni. Per questo, secondo l’Ocse:








al mondo. Nei questionari si sono presi, ad esempio, in considerazione il consumo d’olio d’oliva, vino, frutta, verdura, pesce e il basso consumo di carne e dei suoi derivati. Un ulteriore punto è stato assegnato nel caso in cui si sia assunta almeno una porzione di frutta e verdura al dì (considerata però decisamente insufficiente dagli esperti). Mentre è stata penalizzata un’assunzione eccessiva di pane bianco o di riso, è stato privilegiato invece il consumo di pane integrale (almeno cinque porzioni la settimana). Insomma, se non si mangia con gli occhi, si può almeno… mangiare per gli occhi.



Il Meridiano Sanità Index – elaborato da The European House-Ambrosetti (III rilevazione) – mostra come il nostro Paese manifesti un sensibile ritardo dalla media europea sul fronte dell’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria. Idem per quanto riguarda la capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute, anche se va detto che persistono notevoli squilibri regionali (il Centro-Nord fa meglio del Sud Italia [[in coda si attestano Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, mentre ai primi quattro posti troviamo Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Toscana]]).
Sul fronte della qualità dell’offerta sanitaria siamo assolutamente in linea con l’Europa, mentre sul fronte dello stato di salute mostriamo (ancora) performance migliori della media tra 14 Paesi Ue (

patologie, l’informativa e il consenso, le modalità di raccolta e invio dei campioni, il sistema di screening neonatale con gli elementi della sua organizzazione, regionale o interregionale. Ciò serve a garantire l’intero percorso dello screening neonatale dal test di primo livello fino alla presa in carico del neonato, le modalità di comunicazione e richiamo e le iniziative di formazione e informazione. Bisognerà tuttavia attendere l’applicazione effettiva del Decreto a livello regionale. 














Sono dati che possono far “strabuzzare” gli occhi ai non addetti ai lavori. Però l’oculistica italiana è stata da record: tre anni fa ha effettuato ben 11 338 778 di prestazioni, un numero maggiore delle altre specialità.








Fonti: 