Per l’Ocse siamo penultimi nella gestione dei database a fini di ricerca. Sul podio UK, Nuova Zelanda e Svezia
Se le norme che riguardano i dati sanitari sono sempre più stringenti a tutela della nostra privacy, l’Italia non promuove invece la condivisione degli stessi dati nella ricerca. Quindi arriva una sonora bocciatura dall’Ocse: il Belpaese si classifica penultimo, precedendo in questo campo solo la Turchia. La prima della classe – tra i Paesi economicamente sviluppati – è, invece, l’Inghilterra [Scozia inclusa, escluso il Galles]], a cui seguono la nuova Zelanda e la Svezia ([approfondisci sulle slide Ocse).
Le nuove raccomandazioni
Non sono legalmente vincolanti, ma possono contribuire a migliorare le performance dei sistemi sanitari. Si tratta delle nuove raccomandazioni dell’Ocse in materia di gestione dei dati sanitari. Scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico:
Gli abitanti dei Paesi Ocse stanno invecchiando, con una crescente quota di persone che vive più a lungo, spesso con malattie croniche multiple e condizioni disabilitanti. Contemporaneamente nell’economia il settore sanitario è uno di quelli a più rapida crescita ma ha bisogno d’adattarsi alle variazioni della domanda, della distribuzione e dei costi del trattamento […]. I dati sanitari sono necessari per migliorare la qualità, la sicurezza e la centralità del paziente nei servizi sanitari, al fine di sostenere l’innovazione scientifica, le scoperte e la valutazione di nuovi trattamenti, in modo da ridisegnare e valutare nuovi modelli d’erogazione dei servizi sanitari.
L’Ocse scrive, quindi, quanto segue:
1. il sistema informativo sanitario sostiene il monitoraggio e il miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria e delle sue prestazioni, così come le innovazioni nel campo della ricerca per una migliore assistenza sanitaria e dei suoi esiti;
2. sono consentiti il trattamento dei dati per la salute pubblica, la ricerca e l’elaborazione di statistiche, fatte salve le garanzie previste dal quadro legislativo per la tutela dei dati stessi;
3. il pubblico viene consultato e informato sulla raccolta e il trattamento dei dati sanitari personali;
4. è implementata una procedura di certificazione e d’accreditamento per il trattamento dei dati sanitari per le ricerche e le statistiche;

6. vengono applicate le migliori pratiche di anonimizzazione dei dati per proteggere la riservatezza dei dati dei pazienti;
7. vengono adottate le migliori pratiche in materia di sicurezza e di gestione dati per ridurre le possibilità d’identificazione e i rischi di violazione dei database sanitari;
8. meccanismi di gestione dati vengono rivisti periodicamente a livello internazionale non appena vengono introdotte nuove fonti di dati e nuove tecnologie.
Fonte: OECD











Quasi la metà dei cittadini (48,5%) ha visto ridurre la capacità di spesa nel 2016. Tanto che gli italiani hanno tagliato, in quasi quattro casi su dieci, anche sulle spese mediche [[38,1% degli intervistati, con una riduzione media dei costi per curarsi del 3,9%]]. Nell’ultimo anno il 22,6% dei connazionali ha sacrificato la prevenzione a causa dei costi eccessivi. Sono questi i dati contenuti nel nuovo Rapporto Eurispes presentato il 26 gennaio 2017 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
Circa una persona su quattro afferma di sentirsi “abbastanza” (21,2%) o “molto” (3%) povera. L’identikit di chi lo denuncia è il seguente: single (27,1%) o monogenitore (26,8%), vive al Sud (33,6%) ed è cassaintegrato (60%) o in cerca di nuova occupazione (58,8%).



Secondo l’OMS sono circa 55 milioni le persone colpite da
Solo un oculista –
L’Istituto oftalmologico nazionale americano (National Eye Institute o NEI) ha messo a punto un 





Eppure le attività svolte dalle Regioni hanno evidenziato progressi per quanto riguarda il numero dei centri, aumentati rispetto alla precedente rilevazione (nove in più); ma è stata rilevata ancora una forte disomogeneità territoriale.






Le cellule staminali pluripotenti indotte vengono ottenute da cellule adulte che vengono “ringiovanite” grazie a un’avanzata tecnica genetica. Poi devono però essere opportunamente indirizzate nel loro sviluppo. Ebbene, i ricercatori dell’Istituto Riken sono riusciti a farle “attecchire” nella retina del ricevente dopo averle fatte sviluppare in laboratorio. Ora la sfida sarà non solo farle sopravvivere a lungo, ma applicare una tecnica analoga anche sugli esseri umani. Scrivono gli scienziati giapponesi:

I bambini che soffrivano di occhio secco (il 6,6%), presumibilmente in associazione al cellulare, hanno dovuto sospenderne l’uso per quattro settimane prima di vedere migliorare i propri sintomi soggettivi e i segni oggettivi. Un’attività regolare all’aria aperta e alla luce solare è, comunque, consigliabile. 


Stiamo assistendo al logoramento del sistema sanitario ospedaliero italiano dove, a fronte di un tendenziale aumento dei ticket, spesso non corrispondono servizi proporzionalmente migliori. Lo scorso anno circa il 26% delle famiglie italiane ha rimandato una o più prestazioni sanitarie oppure ha rinunciato del tutto a curarsi. Solo il primo gruppo di chi ha rinviato le cure è composto da 4-8 milioni d’italiani. Ciò può naturalmente causare un peggioramento dello stato di salute della popolazione. Tutto ciò si legge nell’ultimo volume intitolato “Ospedali &Salute 2016”, presentato il 12 gennaio presso il Senato della Repubblica: si tratta del 14° Rapporto annuale curato da Ermeneia e dall’Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop).
La qualità percepita delle cure è mediamente in riduzione. Tra l’altro dal 2009 al 2015 sono aumentati gli oneri per i cittadini: i ticket che bisogna pagare per le prestazioni sanitarie sono cresciuti in media, in Italia, del 40,6%, quelli per le visite intramoenia negli ospedali pubblici del 21,9% e i ticket per i farmaci del 76,7%. Al contrario si è ridotto il numero dei posti letto (-9,2%), dei ricoveri (-18,3%) e delle giornate di degenza (-14%) tra il 2009 e il 2014. Nonostante questo, per la prima volta si vedono anche timidi segnali positivi.
quest’anno per la prima volta abbiamo intravisto qualche segnale di inversione di tendenza, ma ci sono ancora macigni ingombranti da eliminare, quali ad esempio il tentativo di limitare fortemente la mobilità interregionale e di conseguenza il diritto del paziente di scegliere liberamente il luogo di cura. Sarà necessario intraprendere un percorso evolutivo che conduca verso forme di neo-welfare… Tutto questo, allo scopo di ridisegnare un sistema di protezione e promozione della salute che rispetti il principio universalistico e solidale, ma che sia anche compatibile con le condizioni che viviamo oggi e che vivremo domani. 




oculistici gratuiti – che vanno ad integrare le altre attività mediche presenti sul luogo – sono iniziati il 4 ottobre 2016.
