Migliore vista con l’esercizio fisico

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Secondo uno studio californiano esplorando l’ambiente in movimento le nostre capacità visive si affinano

eeg-sotto-sforzo-courtesy_photo_ucsb.edu.jpgLa visione umana è più sensibile se ci si muove attivamente. È quanto ipotizzano ricercatori dell’Università della California. Infatti i mammiferi (come gli invertebrati) manifestano, a livello cerebrale, migliori risposte neuronali durante la locomozione. Insomma, scrivono sul Journal of Cognitive Neuroscience, “i sistemi visivi divengono più sensibili quando si esplora attivamente l’ambiente”.

Per verificarlo i ricercatori californiani hanno fatto ricorso all’elettroencefalogramma su 18 persone. I partecipanti fissavano su uno schermo il centro di una griglia circolare visualizzata per flash successivi, che veniva orientata in nove modi diversi (variava l’angolo di rotazione). Lo stesso esercizio è stato eseguito sia stando fermi che pedalando lentamente o più velocemente su una cyclette.

Scrivono i ricercatori:

Questi dati dimostrano che la sensibilità della corteccia visiva migliora anche durante la locomozione. I nostri risultati rivelano la natura del miglioramento indotto dall’esercizio sulla codificazione selettiva di [determinate] caratteristiche a livello di corteccia sensoriale umana e offrono una valida evidenza circa l’esistenza di un collegamento tra i meccanismi neurali e comportamentali che hanno in comune [diverse] specie.

Fonte: Journal of Cognitive Neuroscience

Proseguono i controlli oculistici ad Amatrice

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Iniziativa della IAPB Italia onlus in collaborazione con la ASL di Rieti in favore dei terremotati: check-up oftalmici gratuiti a bordo di un’Unità mobile hi-tech

umo-amatrice-luglio_2017-web.jpgLa popolazione colpita dal terremoto nella zona di Amatrice (Rieti) continua a ricevere sostegno medico. Proseguono, infatti, le visite oculistiche gratuite in virtù di un protocollo d’intesa trimestrale [[in vigore, salvo proroghe, fino al 3 agosto 2017, ndr]] sottoscritto dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e dalla ASL reatina.

Il camper hi-tech sosta ad Amatrice due volte al mese in piazzale Don Minozzi (area attigua ad ARES 118), generalmente il primo e l’ultimo martedì. I check-up oculistici gratuiti – che vanno ad integrare le altre attività mediche presenti sul luogo – si sono tenuti la prima volta nel reatino il 4 ottobre 2016 (con orario 9-14).

Quest’attività testimonia che le Unità mobili oftalmiche della Sezione italiana della IAPB sono in grado di raggiungere le località più disagiate per aiutare persone che vivono in condizioni di sofferenza e di difficoltà.

OMS, l’81% degli alunni adolescenti non fa sufficiente attività fisica

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La mancanza di movimento è un importante fattore di rischio delle malattie non trasmissibili, tra cui il diabete

jogging-mare-web.jpgForza, mettevi in moto. La prima forma di prevenzione delle malattie non trasmissibili è l’attività fisica: si va dal diabete (che può causare retinopatia) fino al cancro, passando per l’ictus. L’OMS denuncia che l’81% degli adolescenti che va a scuola non pratica, nel mondo, abbastanza sport o altre forme di movimento. Complessivamente il 23% degli adulti non è sufficiente attivo.

L’Italia detiene il primato negativo in Europa ed è agli ultimi posti nel mondo per attività giovanile: il 91,8% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni non fa adeguato movimento fisico.

L’obiettivo: +10% d’attività fisica entro il 2025

Spingere le persone a muoversi di più è uno dei punti chiave della riduzione delle patologie non contagiose, così come evidenziato nel Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (OMS, 2013-2020). Secondo il WHO, infatti, la pigrizia oms-edificio_quartiere_generale_di_ginevra-web.jpgglobale va combattuta: si prefigge d’incrementare l’attività fisica nel mondo del 10% entro il 2025, contribuendo così al raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

Scrive l’Organizzazione mondiale della sanità:

È importante sapere che fare poca attività fisica è meglio che non praticarla affatto. Le persone sedentarie dovrebbero iniziare a praticarne un po’ come parte della loro routine quotidiana e gradualmente aumentarne la durata, la frequenza e l’intensità. I [singoli] Paesi e i gruppi di persone devono intraprendere azioni per dare agli individui più opportunità di essere attivi.

Link utile: mappa interattiva OMS

Fonte: WHO

Servizi sanitari in Europa, Italia stabile

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Il nostro Paese al 22° posto con troppe differenze regionali. Sul podio Olanda, Svizzera e Norvegia

ehci-2016-risultati-paesi_raggruppati_per_risultati-photospipc721f706bef4de5181fa1b198ab8cdc7.jpgLa prevenzione, l’informazione ai pazienti, i tempi d’attesa, l’efficienza e l’ampiezza dei servizi sanitari. Sono i principali parametri considerati nel Rapporto Euro Health Consumer Index 2016 di cui Health Consumer Powerhouse ha pubblicato la nuova edizione. L’Italia è indicativamente stabile al 22° posto – su 35 Paesi considerati in tutta Europa –, mentre in vetta alla classifica troviamo Olanda, Svizzera e Norvegia. In ultima posizione si trova la Romania.

Ok prevenzione, informazione ai pazienti da migliorare

Se l’Italia si comporta complessivamente bene sul fronte della prevenzione, mentre troviamo i maggiori limiti sul piano dell’accessibilità ai servizi (tempi d’attesa) e dell’informazione offerta ai pazienti (l’Italia ottiene un punteggio di 83 contro i 122 dei Paesi Bassi).

Interventi di cataratta, la più virtuosa è la Francia

cataratta-numero_interventi_diviso_per_popolazione_over_65-fonte_ehci-2016-web.jpgLa Francia, il Portogallo e il Lussemburgo. Sono i tre Paesi europei dove si esegue il maggior numero d’interventi annuali di cataratta in rapporto al numero di ultrasessantacinquenni residenti. L’Italia si trova nel gruppo di Paesi intermedi (al 21° posto, sotto metà classifica), mentre in coda si attestano Cipro, Romania e Serbia. La Germania ottiene il 16° posto, mentre la Gran Bretagna è 20° e la Spagna fa peggio di noi (è in 23° posizione).

Italia disomogenea

I servizi sanitari vanno da un’alta qualità dell’offerta al Centro-Nord fino a servizi mediamente carenti al Sud. Dunque il Belpaese si conferma avere le maggiori difformità d’Europa sul piano territoriale.

Così come avviene in Spagna – si legge nel Rapporto – anche in Italia ci sono molti luoghi dove si possono trovare eccellenti servizi medici. “Nell’assistenza dell’Europa meridionale la vera eccellenza sembra dipendere un po’ troppo dalla capacità dei consumatori [=utenti dei servizi sanitari] di sostenere i costi dell’assistenza privata a integrazione di quella pubblica. Inoltre, sia in Spagna che in Italia si hanno ampie variazioni regionali che, per questi Paesi, culminano in molti punteggi gialli”. Sono i valori intermedi, collocati tra l’eccellenza dei Paesi del Centro-Nord europeo (contraddistinta in verde) e gli ultimi dell’Est europeo (in rosso).

L’Italia, scrivono i redattori del nuovo Rapporto, registra “la maggiore differenza tra Pil pro capite fra le Regioni di qualunque Paese europeo; il Pil della Regione più povera è solo un terzo di quello della Lombardia (la più ricca)”. Infine viene denunciata la piaga della corruzione che, come in Grecia, colpirebbe anche la spesa farmaceutica.

Fonti: Euro Health Consumer Index 2016, quotidianosanita.it

Italia “bocciata” in condivisione dei dati sanitari

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Per l’Ocse siamo penultimi nella gestione dei database a fini di ricerca. Sul podio UK, Nuova Zelanda e Svezia

internauta_bruna_schermo-spalle-web-photospip5073eaa54bbf75440d9a5d118a9b9d06.jpgSe le norme che riguardano i dati sanitari sono sempre più stringenti a tutela della nostra privacy, l’Italia non promuove invece la condivisione degli stessi dati nella ricerca. Quindi arriva una sonora bocciatura dall’Ocse: il Belpaese si classifica penultimo, precedendo in questo campo solo la Turchia. La prima della classe – tra i Paesi economicamente sviluppati – è, invece, l’Inghilterra [Scozia inclusa, escluso il Galles]], a cui seguono la nuova Zelanda e la Svezia ([approfondisci sulle slide Ocse).

Le nuove raccomandazioni

Non sono legalmente vincolanti, ma possono contribuire a migliorare le performance dei sistemi sanitari. Si tratta delle nuove raccomandazioni dell’Ocse in materia di gestione dei dati sanitari. Scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico:

Gli abitanti dei Paesi Ocse stanno invecchiando, con una crescente quota di persone che vive più a lungo, spesso con malattie croniche multiple e condizioni disabilitanti. Contemporaneamente nell’economia il settore sanitario è uno di quelli a più rapida crescita ma ha bisogno d’adattarsi alle variazioni della domanda, della distribuzione e dei costi del trattamento […]. I dati sanitari sono necessari per migliorare la qualità, la sicurezza e la centralità del paziente nei servizi sanitari, al fine di sostenere l’innovazione scientifica, le scoperte e la valutazione di nuovi trattamenti, in modo da ridisegnare e valutare nuovi modelli d’erogazione dei servizi sanitari.

anziane-solidali-teste-web-photospip4289f4bb5e2a1cefbf02489d8cd10bd8.jpgL’Ocse scrive, quindi, quanto segue:

1. il sistema informativo sanitario sostiene il monitoraggio e il miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria e delle sue prestazioni, così come le innovazioni nel campo della ricerca per una migliore assistenza sanitaria e dei suoi esiti;
2. sono consentiti il trattamento dei dati per la salute pubblica, la ricerca e l’elaborazione di statistiche, fatte salve le garanzie previste dal quadro legislativo per la tutela dei dati stessi;
3. il pubblico viene consultato e informato sulla raccolta e il trattamento dei dati sanitari personali;
4. è implementata una procedura di certificazione e d’accreditamento per il trattamento dei dati sanitari per le ricerche e le statistiche;

Internet in mano
Internet in mano
5. il processo d’approvazione del progetto è equo e trasparente e il processo decisionale è supportato da un organo di revisione indipendente e multidisciplinare;
6. vengono applicate le migliori pratiche di anonimizzazione dei dati per proteggere la riservatezza dei dati dei pazienti;
7. vengono adottate le migliori pratiche in materia di sicurezza e di gestione dati per ridurre le possibilità d’identificazione e i rischi di violazione dei database sanitari;
8. meccanismi di gestione dati vengono rivisti periodicamente a livello internazionale non appena vengono introdotte nuove fonti di dati e nuove tecnologie.

Fonte: OECD

Etiopia, più prevenzione di cecità e ipovisione

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Sottoscritto dal Paese africano un impegno per promuovere la salute oculare ed eliminare le malattie tropicali dimenticate

9.jpgUn impegno scritto per cancellare la cecità e l’ipovisione evitabili: l’ha sottoscritto il governo etiope lo scorso 5 gennaio. Facendo seguito a un analogo documento firmato da Liberia, Zambia, Burkina Faso e Sierra Leone.

L’Etiopia ha sottoscritto, in particolare, un “impegno a promuovere la salute oculare universale ed eliminare le malattie tropicali dimenticate che causano cecità” lanciato in occasione dell’ultima Assemblea generale della IAPB che si è svolta in Sud Africa a fine ottobre.

Il documento del Ministero della Salute etiope fa riferimento a dati OMS: 285 milioni di disabili visivi nel mondo, dei quali 246 milioni ipovedenti e 39 milioni di ciechi (2010) [Dati più recenti, pubblicati dall’OMS nel 2017, fanno riferimento a 217 milioni d’ipovedenti e 36 milioni di ciechi, per un totale di 253 milioni di persone]]. Circa il 15% dei non vedenti – quasi 5,9 milioni di persone – si trova in Paesi subsahariani (per diverse ragioni, tra cui povertà e carenza di servizi oculistici, ndr). Nel 2013 l’OMS ha pubblicato il [Piano mondiale, che mira a ridurre la cecità globale del 25% entro il 2019.

Tra le malattie oculari tropicali dimenticate citiamo l’oncocerchiasi: al 99% colpisce le zone rurali di 31 Paesi africani. Anche per debellare questa malattia è fondamentale un impegno statale sul piano della salute oftalmica pubblica (vedi anche tracoma).

Fonte: IAPB internazionale

Meno spese mediche, sacrificata la prevenzione

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Presentato a Roma il Rapporto Italia dell’Eurispes: curarsi è un problema di spesa per oltre un quarto degli italiani

check-up-oculistico-scontornato-photospipb9837eea6ab8c30eccac2f4d71596dcc.jpgQuasi la metà dei cittadini (48,5%) ha visto ridurre la capacità di spesa nel 2016. Tanto che gli italiani hanno tagliato, in quasi quattro casi su dieci, anche sulle spese mediche [[38,1% degli intervistati, con una riduzione media dei costi per curarsi del 3,9%]]. Nell’ultimo anno il 22,6% dei connazionali ha sacrificato la prevenzione a causa dei costi eccessivi. Sono questi i dati contenuti nel nuovo Rapporto Eurispes presentato il 26 gennaio 2017 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Più povertà percepita soprattutto al Sud

Affrontare le spese per curarsi è diventato un problema nel 25,6% dei casi. Il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese. Solo una famiglia su quattro riesce a risparmiare.

eurispes-rapporto_italia_2017-logo-web.jpgCirca una persona su quattro afferma di sentirsi “abbastanza” (21,2%) o “molto” (3%) povera. L’identikit di chi lo denuncia è il seguente: single (27,1%) o monogenitore (26,8%), vive al Sud (33,6%) ed è cassaintegrato (60%) o in cerca di nuova occupazione (58,8%).

Nella maggioranza dei casi (il 38,1%) gli italiani esprimono un giudizio di stabilità economica per l’Italia in relazione alle prospettive per il 2017, anche se coloro che ipotizzano un peggioramento sono il 36,4% mentre solo una minoranza (il 13,8%) è convinto che l’economia migliorerà. A causa della crisi alcuni sono tornati a vivere dai genitori (13,8%), ai quali hanno chiesto aiuto economico (32,6%) o il sostegno nella cura dei figli (23%).

Fonte: Eurispes

Sorvegliamo la pressione oculare

Controllo della pressione oculare (tonometria) nella Unità mobile oftalmica della IAPB Italia onlus (Roma, 7 marzo 2011)

Usa, a gennaio si celebra il mese per la prevenzione del glaucoma. Fondamentali i controlli periodici

occhio-glaucomatoso-web.jpgSecondo l’OMS sono circa 55 milioni le persone colpite da glaucoma nel mondo, quasi quanto la popolazione italiana. È la prima causa di cecità irreversibile nel mondo ed è nota, non a caso, come “ladro silenzioso della vista”: spesso non dà sintomi, ma anche senza alcun allarme può “rubare” il campo visivo causandone il restringimento progressivo (fino a una visione tubulare o a cannocchiale). Per questo negli Stati Uniti si è deciso di dedicare il mese di gennaio alla prevenzione della malattia.

Cosa fare

glaucoma-tonometria-marzo_2011-rm-sgr_rss-galleria-photospip5a95b26d16d6fa4ea2b1eb25151ec1ad.jpgSolo un oculista – misurando la pressione oculare e valutando la salute della papilla ottica [[ossia la testa del nervo ottico, da valutare con un esame del fondo oculare]] – può fare una diagnosi precisa. La prevenzione, un’eventuale diagnosi precoce e una terapia tempestiva possono influire in maniera determinante sulla nostra vista: spesso la cecità e l’ipovisione sono evitabili.

Chi è più a rischio

Tutti possono ammalarsi di glaucoma, ma le categorie a più alto rischio includono:

  • le persone che hanno già in famiglia altri casi;
  • gli africani con più di 40 anni d’età;
  • tutte le persone dopo i 60 anni e, in special modo, gli ispanici e i latini.

glaucoma-visione_tubulare_bus-web-photospipc325621c28c181cc569ae0272bfc0ff7.jpgL’Istituto oftalmologico nazionale americano (National Eye Institute o NEI) ha messo a punto un programma educativo per promuovere la conoscenza del glaucoma e spingere le categorie a rischio a sottoporsi più frequentemente ad una visita di controllo. Perché una visita effettuata può essere una… vista salvata.

Iniziative previste in Italia nel 2017

Anche quest’anno si celebrerà la settimana mondiale del glaucoma (12-18 marzo), durante la quale sarà misurata, tra l’altro, la pressione oculare a bordo di diverse Unità mobili oftalmiche della IAPB Italia onlus (per aggiornamenti iscriviti ora alla nostra newsletter). Così come occorre controllare regolarmente la pressione arteriosa, analogamente bisogna sottoporsi a una tonometria oculare periodica, che deve essere più frequente quando si hanno altri casi di glaucoma in famiglia e/o si hanno almeno 60 anni.

Fonti: NEI, Oculistaitaliano, Who

Disabilità visiva, il punto sulla prevenzione

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Il Ministero della Salute trasmette al Parlamento la Relazione annuale sulla riabilitazione visiva e le attività per scongiurare ipovisione e cecità

ministero_della_salute-eur-rm-scritta-web.jpgQuali sono le attività di prevenzione della cecità e dell’ipovisione esistenti in Italia? Per capirlo un documento indispensabile è la Relazione annuale che il Ministero della Salute invia ogni anno al Parlamento italiano. Il più recente è stato trasmesso il 13 gennaio 2017 ai Presidenti di Camera e Senato [[ai sensi della Legge 284/97 sulla riabilitazione visiva]].

Il ruolo della IAPB Italia e del Polo Nazionale

La Relazione riporta dati sulle attività svolte, nel 2015, dallo stesso Dicastero della Salute, dalla IAPB Italia onlus, dal Polo Nazionale dei Servizi e Ricerca per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva e dalle singole Regioni.

Per quanto riguarda la IAPB Italia e il Polo, sono stati messi in luce i risultati raggiunti attraverso i progetti di prevenzione nazionale, di ricerca e promozione dello sviluppo nonché della riabilitazione visiva a livello internazionale. Questo ruolo l’ha avuto, in particolare, l’Italia attraverso l’organizzazione – da parte del Polo Nazionale (Centro di Collaborazione dell’OMS) – dell’International Consensus Conference Rome 2015, con l’obiettivo di raggiungere comuni standard riabilitativi.

Focus sulla riabilitazione visiva

Per quanto riguarda la tipologia dell’assistenza, nella Relazione si legge che oltre la metà dei Centri d’ipovisione erogano servizi di riabilitazione visiva per tutte le età. Tuttavia esiste – ammette il Ministero della Salute – “una carenza, sull’intero territorio nazionale, dei centri dedicati a svolgere riabilitazione in età pediatrica, in aumento comunque rispetto al 2014; una criticità che riflette la difficoltà delle Regioni a organizzare servizi dedicati alla riabilitazione in età evolutiva”.

ipovedente_con_tablet-web.jpgEppure le attività svolte dalle Regioni hanno evidenziato progressi per quanto riguarda il numero dei centri, aumentati rispetto alla precedente rilevazione (nove in più); ma è stata rilevata ancora una forte disomogeneità territoriale.

Regioni con meno fondi

La drastica contrazione dei fondi alle Regioni rimane un forte aspetto critico. Questo è tanto più vero alla luce del ruolo italiano di promozione dello sviluppo e della diffusione della riabilitazione visiva a livello internazionale.

È necessario quindi – per intensificare gli sforzi per la tutela delle fragilità e nell’ambito della disabilità visiva – promuovere maggiormente il miglioramento della salute anche degli ipovedenti, in attuazione della Convenzione ONU sui diritti dei disabili [[ratificata in Italia con la legge 3 marzo 2009 n. 18 e come richiesto a tutti gli Stati membri dall’OMS]].

Fonte principale: Ministero della Salute

Occhio secco, l’importanza di una diagnosi precoce

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Il suo mancato trattamento può peggiorare la qualità della vita: da un sonno peggiore e una minore tolleranza agli schermi

lacrime_artificiali_instillazione-web.jpgSi tratta di una sindrome spesso ancora sottovalutata: è l’occhio secco, che può insorgere a ogni età ma è più frequente dopo i 40 anni. Minore tolleranza agli schermi, peggiore qualità del sonno (risveglio improvviso), difficoltà ad aprire gli occhi al mattino, arrossamento oculare, sensazione di fastidio e di bruciore agli occhi. Questi sono alcuni dei sintomi caratteristici [Secondo quanto scrive l’Asia Dry Eye Society su [The Ocular Surface l’occhio secco è una malattia oculare multifattoriale caratterizzata da un film lacrimale instabile, che causa una serie di sintomi e/o di problemi visivi, accompagnati potenzialmente da un danno alla superficie oculare]]. Esistono numerosi rimedi (lacrime artificiali, gel umettanti, ecc.), ma la sua diagnosi può giungere in ritardo. Quindi occorre consultare un oculista il prima possibile e approntare tempestivamente un’eventuale terapia [bisogna considerare anche il fatto che la sindrome dell’occhio secco può essere associata ad allergie, uso d’antistaminici, depressione e impiego d’antidepressivi, sindrome del dolore cronico, malattie atopiche (vedi [Ophthalmology nel 2016), così come a problemi tiroidei, menopausa o alterazioni del ciclo, affaticamento oculare per abuso di schermi, ecc.]], in modo da salvaguardare la qualità della vita. Tutto ciò viene evidenziato da un recente studio internazionale pubblicato sul British Journal of Ophthalmology.

Cosa si è studiato

Lo studio è stato condotto su 706 pazienti affetti da occhio secco che vivono in cinque Paesi europei: Italia, Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Le persone studiate avevano ricevuto una diagnosi della sindrome da un oculista professionista e non portavano lenti a contatto né instillavano sostituti

Test di Shirmer
Test di Shirmer
lacrimali da almeno sei mesi. La ricerca, a carattere osservativo, si è basata su questionari per poter stabilire l’impatto sulla qualità della vita della secchezza oculare.

Risultati

Circa un terzo dei pazienti (218, pari al 31%) ha percepito la sindrome dell’occhio secco come una “malattia” o persino come un “handicap”, mentre il 66% l’ha classificata come un “fastidio” (discomfort). L’impatto sulla qualità della vita delle persone affette secchezza oculare è stato notevole, soprattutto quando percepito in modo negativo e in caso di diagnosi tardiva.

Leggi anche: “Occhio secco, correlazione con ansia e depressione

Fonte principale: British Journal of Ophthalmology