Sottoscritta una dichiarazione sulla salute in città

Asti città

In linea con le raccomandazioni dell’OMS, il Ministero della Salute e l’ANCI hanno trovato un’intesa a Roma

Il Ministro della Salute Lorenzin al convegno sulla salute urbana (Roma, 11 dicembre 2017)
Il Ministro della Salute Lorenzin al convegno sulla salute urbana (Roma, 11 dicembre 2017)
La salute tende ad essere meno buona in città. Proprio per questo l’11 dicembre il Ministero della Salute ha organizzato a Roma una giornata di approfondimento sulla salute urbana: si tratta di una sfida globale sullo sfondo dei cambiamenti climatici, delle diseguaglianze sociali e dell’invecchiamento demografico.

Grazie a un ampio panel di esperti e di sindaci sono state condivise le migliori esperienze e gettate le basi per un futuro più vivibile nelle aree urbane (più sano, sicuro e sostenibile). Ad esempio, nelle zone urbane non solo ci sono maggiori rischi di essere colpiti da malattie respiratorie e cardiovascolari così come dal diabete, ma persino da alcune malattie oculari (come congiuntiviti allergiche [la loro insorgenza sarebbe favorita, secondo alcune ipotesi, dalla combinazione di pollini e smog. Si veda, tra gli altri, Szyszkowicz M, Kousha T, Castner J, “[Air pollution and emergency department visits for conjunctivitis: A case-crossover study“, Int J Occup Med Environ Health. 2016;29(3):381-93. doi: 10.13075/ijomeh.1896.00442]] e retinopatia diabetica).

Va segnalato che, a livello di dieta, c’è la tendenza a sostituire la frutta e la verdura con le merendine, particolarmente forte in Francia, Germania e Gran Bretagna, ma presente comunque anche in Italia [[Cecchini, The Lancet, 2014]]. Dunque gli stili di vita non sempre divengono più salutari, ma può avvenire esattamente l’inverso soprattutto laddove i ritmi sono più frenetici e magari non si pratica sport a sufficienza (ad esempio non si va in bicicletta). Tra l’altro durante i lavori è stato ricordato che esiste una rete di città europee per la salute – promossa dall’OMS – che attualmente comprende 1400 città, 30 Paesi e 165 milioni di persone.

Traffico sostenuto lungo una grande arteria urbana (attorno a un obelisco)
Traffico sostenuto lungo una grande arteria urbana (attorno a un obelisco)
In occasione dell’appuntamento promosso dal Ministero della Salute è stata sottoscritta una dichiarazione comune tra il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) Antonio Decaro. Questa Urban Health Rome Declaration

  • riconosce a ogni cittadino il diritto ad una vita sana ed integrata nel proprio contesto urbano e la salute dei cittadini come fulcro di tutte le politiche urbane.
  • Evidenzia che le amministrazioni devono impegnarsi nella promozione della salute dei cittadini, studiando e monitorando i determinanti della salute specifici del proprio contesto urbano, facendo leva sui punti di forza delle città e riducendo drasticamente i rischi per la salute.
  • Invita le Istituzioni sanitarie e i Sindaci ad assicurare un alto livello di alfabetizzazione (Health Literacy) e di accessibilità all’informazione sanitaria per tutti i cittadini, aumentando il grado di autoconsapevolezza.
  • Rileva la necessità di inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici, con particolare riferimento ai rischi per la salute nel contesto urbano.
  • Incoraggia ad attuare strategie per assicurare la promozione di stili di vita sani nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle grandi comunità e nelle famiglie.
  • Propone l’attuazione di politiche d’incentivazione rivolte alle imprese socialmente responsabili che investano in sicurezza e prevenzione e che promuovano la salute negli ambienti di lavoro.
  • Esorta a promuovere una cultura alimentare appropriata, attraverso programmi dietetici mirati, prevenendo l’obesità, le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2.
  • Incoraggia la creazione di iniziative locali per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche, trasmissibili e non trasmissibili.
  • Richiama l’attenzione sulla necessità di ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive e motorie per tutti i cittadini, favorendo lo sviluppo psicofisico dei giovani e l’invecchiamento attivo.
  • Accoglie con estremo favore e incoraggia la condivisione di buone pratiche a livello locale, come la creazione di percorsi ciclo-pedonali per attività di running e walking [[rispettivamente corsa e camminata, ndr]], e l’utilizzazione degli spazi verdi pubblici attrezzati come “palestre a cielo aperto”. jogging-mare-web.jpg
  • Sollecita le amministrazioni locali a sviluppare politiche locali di trasporto urbano orientate alla sostenibilità ambientale e alla creazione di una vita salutare.
  • Sottolinea l’urgenza di agire direttamente sui fattori ambientali e climatici per ridurre i rischi legati allo sviluppo di malattie correlate all’inquinamento atmosferico e ambientale.
  • Ribadisce l’esigenza di considerare la salute delle fasce più deboli e a rischio, quale priorità per l’inclusione sociale nel contesto urbano.
  • Auspica una forte alleanza tra Comuni, Università, Aziende sanitarie, Centri di ricerca, industria e professionisti per studiare e monitorare a livello urbano i determinanti della salute dei cittadini.
  • Suggerisce la creazione della figura dell’Health City Manager, in grado di guidare il processo di miglioramento della salute in ambito urbano, in sinergia con le amministrazioni locali e sanitarie.

Fonte principale: Ministero della Salute

La disabilità visiva in Cina

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Maculopatia miopica, glaucoma e AMD sono le principali cause di cecità nella zona di Shanghai. La cataratta è ancora un problema nel Paese

popolazione_cinese-passanti-web.jpgNon solo la maculopatia miopica [degenerazione della retina centrale nei miopi]] (23,3%), ma anche il [glaucoma (20,39%) e la degenerazione maculare legata all’età (AMD, circa il 18% dei casi). Sono tutte le principali cause di cecità nella zona di Shanghai, in Cina. Dove anche la retinopatia diabetica provoca il 7,27% dei casi d’ipovisione, mentre la prima causa d’ipovisione è la maculopatia miopica (58,86%) e la seconda è l’AMD (16,36%). Lo scrivono ricercatori Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale di Shanghai (Jing-An District Center) su BMC Ophthalmology. Il loro studio è stato condotto su 646 persone, delle quali 206 non vedenti e 440 ipovedenti (periodo 2010-2015) su circa 300mila residenti nella zona.

In età lavorativa – in particolare tra i 30 e i 59 anni – la retinopatia diabetica è stata la prima causa di perdita della vista. Quest’ultima “pesa” sempre di più così come la maculopatia miopica.

Occhio a cataratta, retina e cornea

cataratta_operazione_chirurgica_in_italia-web.jpgIn uno studio molto più ampio si è visto che in Cina – dove vivono oltre 1,4 miliardi di persone su una popolazione mondiale che supera i 7,5 miliardi [Vedi: www.worldometers.info/world-population]] – la [cataratta (col 57,35% dei casi), patologie coroido-retiniche (9,8%) e problemi corneali (6,49%) causano negli adulti oltre il 70% dei casi di disabilità visiva. Sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health ricercatori dell’Università di Pechino auspicano quindi maggiori sforzi “per migliorare i trattamenti e approntare la riabilitazione tra le persone con malattie oculari, al fine di prevenire la disabilità visiva”.

Secondo l’OMS a livello mondiale le principali cause di cecità sono la cataratta non operata, il glaucoma, l’AMD, le opacità corneali e la retinopatia diabetica.

Fonti: BMC Ophthalmology, Int J Environ Res Public Health, WHO

Diabete da tenere bene in vista

Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabetica

La malattia colpisce 422 milioni di persone nel mondo, soprattutto in città. Esperti riuniti a Roma per fare il punto

Visita di persona diabetica (controllo oculistico). Foto di Sumit Bajaj (per IAPB int.)
Visita di persona diabetica (controllo oculistico). Foto di Sumit Bajaj (per IAPB int.)
Seguire una dieta sana diventa più complicato nel periodo delle festività. Non bisogna però neanche trascurare il rischio diabete, non saltando screening periodici e seguendo opportune cure se già c’è una diagnosi [[insulina per il tipo più grave (tipo 1), una dieta corretta ed eventuali farmaci ipoglicemizzanti per quello più diffuso (tipo 2)]].

Il diabete è una malattia che, secondo l’OMS, colpisce circa 422 milioni di persone nel mondo e provoca seri danni alla retina, soprattutto se la malattia caratterizzata da una glicemia elevata [concentrazione eccessiva di zuccheri nel sangue]] non viene individuata e trattata tempestivamente. Uno stile di vita corretto è essenziale per fare prevenzione. Teniamo conto che la [retinopatia diabetica in Occidente è la prima causa di cecità in età lavorativa.

Esperti riuniti a Roma

foto_colosseo-low_res-2.jpgA studiare la correlazione tra diabete e stili di vita c’è da qualche tempo un gruppo di esperti dell’Health City Institute, che lavorano in particolare sull’influenza degli ambienti urbani: il 7 dicembre hanno fatto il punto a Roma [scelta come città del 2017 per il programma [Cities Changing Diabetes]]. In occasione dei lavori è stata evidenziata la necessità di percorsi terapeutici virtuosi e di un approccio al problema specifico per le aree considerate (comprese quelle all’interno delle singole città).

Il progetto delle città per il diabete è nato nel 2014 in Danimarca ed è un programma di partnership promosso dall’University College of London (UK) e dallo Steno Diabetes Center (Danimarca), in collaborazione con istituzioni, città metropolitane, comunità diabetologiche e sanitarie, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore (è stata coinvolta anche la IAPB Italia onlus).

Vivi in città? Esiste il diabete urbano

Oltre metà della popolazione del mondo vive in città e la tendenza all’urbanizzazione prosegue. Questo ha un impatto sulla salute a molti livelli, non solo sui polmoni e sul sistema cardiovascolare.

Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabetica
Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabetica
In Italia, secondo l’Istat, il 5,3% della popolazione è diabetica, percentuale che sale al 16,5% dopo i 65 anni. Il 6,6% dei romani [[mediamente la popolazione di Roma è cresciuta del 17,3% dal 2001 al 2016]] soffrono di diabete (l’obesità è del 9,9%). Vivere in città, in particolare in certe zone più a rischio, favorirebbe l’insorgenza del diabete.

Scrivono, infatti, gli autori della Carta italiana sul diabete urbano:

Vivere in un’area urbana, e ancora di più in una megalopoli, si accompagna a cambiamenti sostanziali degli stili di vita rispetto al passato; cambiano le abitudini alimentari e il modo di vivere, i lavori diventano sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce.

Fattori sociali culturali che rappresentano un potente volano per obesità e diabete. Questo significa aumento dei rischi correlati alle complicanze legate al diabete e all’obesità, con esiti di mortalità cardiovascolare e di altre complicanze fortemente invalidanti.

Quando si parla di diabete urbano non parliamo di una nuova forma di diabete, ma facciamo riferimento al drastico aumento della prevalenza del Diabete tipo 2 che si osserva nelle città a causa dell’urbanizzazione.

Arrestare l’aumento del diabete in ambito urbano è una impresa difficile, ma è possibile diminuire l’impatto se si creano forti alleanze politico, sanitarie, cliniche e sociali.

In conclusione, andrebbero promossi maggiormente sani stili di vita, comprese le diete sane e l’attività fisica regolare a ogni età. Se si vive in città si è probabilmente più esposti a fattori che favoriscono l’insorgenza del diabete… che tu non vedi, ma lui vede te!

Leggi anche: Più rischio diabete in città

Link utili: Italian Urban Diabetes Charter, Manifesto salute nelle città

Fonti: Cities Changing Diabetes, Italian Health Policy Brief

Prevenzione, struttura sociale e istruzione

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Presentato a Roma il nuovo Rapporto “L’Italia per l’equità nella salute”

italia-salute-copertina_rapporto_2017-inmp_et_al-small.jpgSe il livello d’istruzione e la posizione sociale sono di basso livello si è più propensi a seguire stili di vita nocivi. La stratificazione sociale influenza, infatti, l’esposizione ai principali fattori di rischio per la nostra salute. Però tale esposizione è diseguale e la prevenzione potrebbe non essere sufficientemente presa in considerazione. In Italia – a parità d’età – molti degli stili di vita malsani sono in genere più frequenti tra le persone che hanno studiato meno. Quest’analisi è contenuta nel Rapporto “L’Italia per l’equità nella salute”, presentato a Roma il primo dicembre dall’INMP e dal Ministero della Salute. [[La pubblicazione è stata curata dallo stesso Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), assieme all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e all’Istituto Superiore di Sanità (ISS)]]

Migliora la salute percepita

Nella pubblicazione si fa il punto sulle disuguaglianze socioeconomiche che colpiscono il nostro Paese e i loro effetti, diretti e indiretti, sul benessere dei cittadini. Inoltre fornisce una vasta ricognizione delle principali politiche pubbliche avviate nei recenti anni per contrastare tali disuguaglianze e avanza alcune proposte d’intervento (indirizzo per le politiche regionali per ridurre gli effetti sfavorevoli dei determinanti sociali sulla salute).

vietato_fumare3d-freedigitalphotosnet.jpgI dati mostrano che la salute percepita dagli italiani intervistati è migliorata nel tempo, nonostante la crisi economica. Infatti l’età in cui più della metà della popolazione dichiara di essere in non buona salute ha continuato a crescere. Esistono, comunque, ancora oggi barriere culturali nell’accesso alle cure appropriate (ad esempio tra le donne immigrate).

Si legge nel Rapporto:

Solo il 13% delle persone con alta istruzione fuma, percentuale che sale al 22% tra coloro che hanno frequentato al massimo la scuola dell’obbligo. Analogamente, solo il 7% di chi ha un titolo di studio elevato è obeso e il 52% è sedentario, contro il 14% e il 72% rispettivamente tra i meno istruiti. Lo stesso può dirsi del consumo inadeguato di frutta e verdura, ossia al di sotto delle 3 porzioni giornaliere, soglia non raggiunta dal 41% dei più istruiti, a fronte del 58% dei meno istruiti.

I piani di prevenzione

visita-oculistica-anziana-struttura-ospedaliera-2.jpgNell’ambito delle politiche sanitarie sono stati interpellati gli interlocutori che si occupano della prevenzione e dell’organizzazione dell’assistenza, già coinvolti su aspetti che riguardano, ad esempio, lo sviluppo del Piano Nazionale di Prevenzione o la definizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA).

A livello di prevenzione il fatto d’includere il contrasto alle disuguaglianze nei Piani Regionali di Prevenzione è stato rafforzato dal fatto che l’equità sarebbe uno dei criteri di valutazione e approvazione del Ministero della Salute. Tuttavia, nonostante un quadro migliore rispetto al passato, nel nostro Paese – secondo gli autori del volume – l’offerta di interventi di prevenzione non mira ancora abbastanza, in modo coordinato, a un “esplicito obiettivo di riduzione delle disuguaglianze”.

Fonti: INMP, Ministero della Salute

Migliora la cultura della prevenzione in Italia

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Presentato a Roma il 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese: c’è più insicurezza e disparità nonostante alcuni progressi

fumo_campagna_contro_tabacco-who-fumo_passivo-particolare_locandina.jpgIn Italia c’è una nuova centralità riservata alla prevenzione. Questo progresso riguarda principalmente la cultura della salute. Lo evidenzia il Censis, che il primo dicembre 2017 ha presentato a Roma il suo 51° Rapporto annuale sulla situazione sociale del nostro Paese. Nel quale viene riproposto anche l’annoso problema delle liste d’attesa per le visite specialistiche.

Meno fumatori e sedentari

Migliorano alcuni comportamenti di massa ossia certi stili di vita. Nel periodo 2006-2016 i fumatori sono diminuiti dal 22,7% al 19,8%, mentre i sedentari assoluti sono passati dal 41,1% al 39,2%. Tuttavia quest’ultima percentuale è ancora nettamente al di sopra della media Ue.

copertina-rapporto_annuale_censis_2017.jpgSi è ridotto, invece, l’incremento delle coperture vaccinali. Il 36,2% degli italiani è favorevole solo alle vaccinazioni coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, il 31,2% si fida sempre e comunque delle vaccinazioni, il 28,6% è dubbioso e decide di volta in volta (consultando pediatra o medico).

Più spesa sanitaria privata e disparità

Insicurezza e disparità: si tratta di difficili sfide per la sanità italiana. Continua, infatti, a crescere la spesa sanitaria privata delle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012).

Una disfunzione classica dell’offerta pubblica è la lunghezza delle liste di attesa. Nel periodo 2014-2017 si rilevano +60 giorni di attesa per una mammografia, +8 giorni per visite cardiologiche, +6 giorni per una colonscopia e un pari incremento per una risonanza magnetica.

I tempi per accedere a una visita oculistica nella sanità pubblica sono variabili. Ad esempio, ad ottobre 2017 nel Lazio [Dati ottenuti dal [sito ufficiale della Regione Lazio]] si andava da un minimo di 2 giorni a un massimo di 227 giorni d’attesa, a seconda della ASL considerata (solo circa la metà ha rispettato il tetto massimo previsto dalla legge).

Circa il 64% dei cittadini è soddisfatto del servizio sanitario della propria regione, quota che scende però al 46,6% nel Sud. Durante l’ultimo anno il servizio sanitario della regione di appartenenza è peggiorato secondo il 30,5% degli italiani, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.

Fonte principale: Censis

Accendiamo la luce sulla disabilità

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Oltre un miliardo i portatori di handicap, di cui quarto ciechi o ipovedenti: il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei disabili

lente_dis_visivo-400pix.jpgSono numeri da capogiro quelli sulla disabilità nel mondo: oltre un miliardo sono i portatori di handicap e, in un caso su quattro, sono ciechi o ipovedenti.

Si celebra il 3 dicembre la Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità. Il tema scelto dall’ONU per il 2017 è la “trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti”: si mira a non lasciare indietro nessuno (né sul piano dei diritti né dell’assistenza sanitaria).

Visite gratuite in musei e siti archeologici

Numerose le iniziative in molti Paesi e, nello specifico, in Italia, dove la prima domenica di dicembre saranno accessibili gratuitamente 450 siti archeologici e musei statali.

disability_day_2017-logo-small.jpgL’obiettivo è sensibilizzare i cittadini mirando a una piena inclusione dei disabili. Tra l’altro segnaliamo che esiste a Roma un progetto dedicato specificatamente ai disabili visivi, basato su visite tattili.

Dal canto suo il Museo Tattile Statale Omero di Ancona ha organizzato un evento inclusivo e gratuito per scoprire il capoluogo marchigiano grazie a una visita tattile, con spiegazioni tradotte nella lingua dei segni. Un’iniziativa accessibile a tutti, con una passeggiata nelle sale del museo per ripercorrere innanzitutto la storia della fondazione e dello sviluppo di Ancona.

Anche l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa promuove, dal 2 al 17 dicembre, Napoli tra le mani: la città partenopea verrà proposta, con tutta la sua celebre bellezza, attraverso percorsi fruibili ai disabili visivi.

Inoltre il Comune di Milano – in collaborazione con diverse realtà associative – ha organizzato, dal 29 novembre al 3 dicembre, le giornate della disabilità.

Un po’ di storia

La Giornata della disabilità, proclamata nel 1992 con una risoluzione ONU, ha “lo sedia-disab-red_web-ok.jpgscopo di promuovere i diritti ed il benessere delle persone con disabilità in tutte le sfere della società e dello sviluppo e a incrementare la consapevolezza della situazione delle persone con disabilità in ogni aspetto della vita politica, sociale, economica e culturale”.

Nel 2006 venne approvata dal Palazzo di vetro la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, cui ha aderito anche l’Italia tre anni dopo.

Tuttavia si potranno fare ancora nuovi passi avanti non solo a livello di accessibilità, ma anche del diritto al lavoro e alla salute sancito con chiarezza dalla nostra Costituzione.

Fonti principali: UN, Sociale, MIBACT

Giornata mondiale del prematuro, guardiamo ai rischi

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Si è celebrata il 17 novembre. Tra i fattori predisponenti ci sono l’età superiore ai 40 anni, l’attesa di gemelli e il fumo

prematuro-incubatrice-400pixel.jpgAvere più di 40 anni oppure meno di 18 espone maggiormente le donne al rischio di avere un parto prematuro. Così come fumare, fare sforzi fisici eccessivi oppure avere gravidanze gemellari (più frequenti se si ricorre alla procreazione assistita). Nascere prima della 37ª settimana invece che nella 40ª favorisce problemi di salute, tra cui una specifica forma di malattia retinica (ROP). Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica ogni anno si celebra il 17 novembre la Giornata mondiale del prematuro.

Dove si nasce troppo presto?

Si nasce prima del tempo soprattutto in India, Cina, Nigeria, Pakistan, Indonesia e Stati Uniti. Complessivamente nel mondo sono 15 milioni i bimbi che, ogni anno, nascono pretermine (ossia circa uno su dieci). Solo in Italia si stimano circa 40 mila prematuri l’anno.

bimbo-gestazione-ecografia-web.jpgSecondo l’OMS nei Paesi a basso reddito circa la metà dei bambini che nascono almeno due mesi prima purtroppo non riescono a sopravvivere. Nei Paesi benestanti, invece, quasi tutti questi prematuri riescono a rimanere in vita.

L’alimentazione della madre influisce sull’esito della gravidanza; dunque laddove si soffre di importanti carenze nutritive esistono maggiori rischi. Ad esempio bassi livelli di folato (acido folico), ferro o zinco durante la gravidanza pare siano associati a un aumento del rischio di nascita pretermine che, nel mondo, è ancora la prima causa di mortalità tra i bimbi con meno di cinque anni.

La ROP arretra, ma la battaglia non è ancora vinta

La retinopatia del prematuro (ROP) era un’importante causa di cecità nei Paesi occidentali 50-60 anni fa. Ciò avveniva perché nelle incubatrici veniva erogato ossigeno al 100%, che si è poi scoperto essere nocivo in concentrazioni così elevate per i vasi sanguigni, compresi quelli retinici (che proliferavano eccessivamente).

neonato_e_adulto-mani-2-photospip18ab36729ba73f6b347e30430fab43c7.jpgQuesto problema iatrogeno venne risolto in seguito e oggi i neonati pretermine possono, quindi, sviluppare anche buone capacità visive. Negli ultimi 10-15 anni la ROP quale causa di cecità si è ridotta anche in Paesi a medio reddito in America Latina, Europa orientale e Sud-Est asiatico (ad esempio in Vietnam). Permangono però ancora numerosi casi in India e Cina.

Leggi anche: Oms, linee guida su nascite premature

Link utile: “Nascita pretermine” (pubblicazione in pdf)

Fonti principali: WHO, IAPB International, Epicentro

Migliore sanità oggi, più salute domani

Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani

Presentato il 14 novembre a Roma il XII Rapporto Meridiano Sanità: Italia al top nella classifica

Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani
Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani
Primi in Europa per aspettativa di vita alla nascita, secondi al mondo solo dopo il Giappone. I neonati del nostro Paese vivranno mediamente la bellezza di 82,8 anni. Tuttavia nell’ultimo decennio in Italia gli anni non trascorsi in buona salute sono aumentati, attestandosi attorno a 20 anni [[+4,2 anni dal 2006]]. Tante sono le cifre sono contenute nel Rapporto annuale Meridiano Sanità elaborato da The European House-Ambrosetti, presentato a Roma il 14 novembre 2017.

L’aspettativa di vita della popolazione italiana è tra le più alte al mondo, ma porta con sé il peso di patologie ad alto impatto che rendono necessari ulteriori interventi mirati di prevenzione e nuovi modelli di gestione. L’allungamento della vita ha contribuito all’aumento della popolazione anziana: in Italia oggi è pari al 22% della popolazione e si prevede che salirà a un terzo della popolazione entro la metà del secolo.

Ovviamente l’invecchiamento porta con sé il peso di patologie non trasmissibili e croniche, comprese quelle oculari degenerative. Dall’analisi dei vari indicatori [[i parametri sono: aspettativa di vita alla nascita, tasso di prevalenza per patologie croniche ad alto impatto, fattori di rischio per adulti, tasso di mortalità infantile e generale standardizzato per età]] che definiscono lo stato di salute della popolazione, l’Italia registra performance superiori alla media europea.

Copertina del Rapporto Meridiano Sanità 2017
Copertina del Rapporto Meridiano Sanità 2017
Preoccupanti però i dati sui fattori di rischio per la salute dei bambini, l’aspettativa di vita in buona salute attorno ai 50 anni e i dati sulle disabilità.

Se oggi l’Italia presenta uno stato di salute complessivamente buono, superiore alla media europea, in futuro potrebbe invece non riuscire a garantire il mantenimento o il miglioramento delle performance registrate fino ad oggi. Almeno se la sanità pubblica verrà penalizzata da ulteriori “razionalizzazioni”.

Fonte principale: Meridiano Sanità

Ora mettiamoci in movimento

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Il 16 novembre al Ministero della Salute presentata una campagna per favorire lo sport. Italiani primi in Europa per sedentarietà

ciclismo-parco-web.jpgIl pallino del movimento fisico ancora non ha fatto breccia nel cuore degli italiani, ma in futuro si potrebbe prescrivere come già si fa con le visite o le medicine, una richiesta che in passato hanno avanzato i medici britannici. Per promuoverlo da noi ci devono pensare persino le istituzioni pubbliche, vista la pigrizia che colpisce i nostri connazionali, considerati oggi i più sedentari d’Europa: il 16 novembre 2017 il Ministero della Salute ha presentato una nuova campagna di comunicazione assieme al CONI e all’Istituto Superiore di Sanità.

Un italiano su tre è sedentario

Nonostante i numerosi benefici connessi allo svolgimento dell’attività fisica, più del 32% degli italiani è da considerare sedentario [[Fonte: dati del sistema PASSI 2017]]. Pensiamo poi anche che almeno un sedentario su cinque percepisce come sufficiente il proprio impegno quotidiano: non è affatto consapevole dei rischi che corre.

Nel mondo un adulto su quattro non si muove a sufficienza, nonostante sia fondamentale. Dunque lo slogan della nuova campagna sci-sole-disegno_stilizzato-freedigitalphotos_net-web.jpgè: “Il movimento è salute!” perché lo sport e, più in generale, l’attività fisica fanno bene al nostro organismo e alla nostra mente: sono uno strumento principe di medicina preventiva.

Facciamo più sport

La promozione dell’attività sportiva e del movimento – oltre a rappresentare un investimento per la prevenzione delle malattie croniche e per il miglioramento della salute – ha effetti positivi sull’intera società e sull’economia. L’inattività fisica, infatti, incide anche sui costi diretti e indiretti dell’assistenza sanitaria, dovuti all’impatto negativo sulla produttività e sugli anni di vita che potrebbero essere trascorsi in buona salute.

Praticare regolarmente sport fa bene al nostro organismo, alla nostra mente e ai nostri organi, inclusi gli occhi: tarda l’insorgenza di cataratta, contribuisce a prevenire malattie retiniche degenerative, la retinopatia diabetica… Ciò si deve coniugare però con visite mediche regolari.

Quanto movimento?

jogging-mare-web-ok.jpgL’Italia è agli ultimi posti in assoluto per attività giovanile: il 91,8% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni non fa adeguato movimento fisico, mentre nel mondo tale percentuale si attesta a poco più dell’80%.

L’OMS spiega:

L’attività fisica costituisce una delle più basilari funzioni umane. La salute ne dipende in misura importante lungo l’intero arco della vita. Com’è risaputo, i benefici per la salute derivanti dall’attività fisica comprendono un minor rischio di contrarre malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e alcune tipologie di tumore; essa svolge anche un ruolo importante nella gestione di talune affezioni croniche. Inoltre, l’attività fisica produce effetti positivi sulla salute mentale riducendo le reazioni da stress, l’ansia, la depressione e forse anche ritardando gli effetti della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza.

L’indicazione di quanto movimento fare varia a seconda dell’età e delle condizioni di vita. Tuttavia l’OMS sostiene che gli adulti debbano muoversi almeno due ore e mezzo la settimana praticando un’attività aerobica [[In alternativa si possono fare 75 minuti d’attività settimanale intensa. È comunque raccomandabile una passeggiata di mezz’ora al giorno, ndr]], mentre dai 5 ai 17 anni bisognerebbe fare almeno un’ora d’attività fisica quotidiana moderata o intensa.

L’appuntamento

L’obiettivo di fondo è coinvolgere la popolazione di tutte le età, rendendola responsabile del proprio benessere ed invitandola direttamente ad adottare uno stile di vita attivo, possibilmente praticando regolarmente uno sport.

Giovedì 16 novembre, presso il Dicastero della Salute (Auditorium “Cosimo Piccinno”), il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – insieme al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi e al Presidente del CONI Giovanni Malagò – ha presentato la campagna di comunicazione “Salute, sport e movimento fisico”.

“Noi – ha affermato il Ministro -, come Sistema sanitario, attraverso una valorizzazione e una cultura dello sport, abbiamo puntato a prevenire moltissime malattie”, in particolare l’obesità infantile. Lo sport è “un fattore importante nella nostra vita”, ha proseguito Lorenzin, che contribuisce anche a “combattere la depressione”.

Secondo Franco Di Mare, giornalista che ha moderato l’incontro, “nel prediabete, se uno si muove (senza farmaci), i valori tornano normali. Il movimento non è solo salute, ma è anche la prima ‘medicina’ da assumere”.

Dal canto suo il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, “le regioni del Sud sono svantaggiate, ma in maniera impressionante”. In Italia “tre bambini su quattro non dedicano neanche un’ora al giorno all’attività fisica”, complici i vari dispositivi elettronici. La situazione è particolarmente difficile anche perché nella scuola italiana, in rapporto ad altri Paesi più evoluti (ad esempio nel Nord Europa), si pratica pochissimo sport.

“Cosa possiamo fornire assieme al CONI? Le attività fisiche – ha proseguito Ricciardi -, che sono diverse a seconda delle diverse fasce d’età. Faremo delle raccomandazioni”.

“Chi fa sport è più incline alla socializzazione. E stando bene si hanno meno costi anche per il sistema sanitario: meno farmaci e meno ricoveri. Le stime basate sulle persone affette da patologie cardiovascolari, diabete e tumori consentono di affermare – ha dichiarato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità -che un aumento dell’attività fisica determinerebbe un minor costo per il SSN [[ossia il Sistema Sanitario Nazionale, ndr]] pari a 2.331.669.947 euro in termini di prestazioni
specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche”.

Leggi anche: “OMS, l’81% degli alunni adolescenti non fa sufficiente attività fisica”

Link utile: Strategia per l’attività fisica in Europa secondo l’OMS (pdf)

Fonti principali: Ministero della Salute, OMS, Quotidiano Sanità

Otto regole per prevenire le infezioni da lenti a contatto

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No all’uso dell’acqua corrente, non dormirci e non portarle troppo a lungo; ma in troppi ignorano le buone norme igieniche

possibili_effetti_collaterali_uso_erroneo_lac-aao-frame-web.jpgOcchio al corretto uso delle lenti a contatto (LAC), che negli Usa vengono utilizzate da un americano su dieci.

L’American Academy of Ophthalmology (AAO) dispensa otto consigli per un’attenta manutenzione e un’igiene accurata di questi dispositivi medici, su cui ha realizzato un clip animato. In particolare bisogna evitare che entrino in contatto con l’acqua, non bisogna dormirci né portarli per troppo tempo. Si tratta, in ogni caso, di lenti le cui buone norme di utilizzo non mai essere ignorate; anzi, è senz’altro opportuno un consulto oculistico prima di iniziare a metterle regolarmente.

“Se utilizzate male le lenti a contatto possono provocare infezioni oculari, alterazioni visive e persino cecità”, avverte l’Accademia americana di oftalmologia. Si può andare, ad esempio, incontro ad arrossamento oculare, alterata lacrimazione, fastidi lenti_contatto_applicazione_slv.jpgoculari, nei casi più seri, a ulcerazioni corneali.

Più nello specifico l’AAO dice che bisogna:

  • sostituire il contenitore portalenti ogni tre mesi;
  • pulire il portalenti all’interno prima di riempirlo nuovamente con la soluzione di conservazione apposita;
  • evitare assolutamente di utilizzare l’acqua corrente per conservare le lenti!
  • evitare qualunque tipo di immersione (ad esempio in piscina) mentre si portano le lenti a contatto;
  • disinfettare le lenti versando sopra di esse il liquido di conservazione prima di applicarle;
  • levare le lenti a contatto prima di coricarsi;
  • far riposare gli occhi mettendo di tanto in tanto gli occhiali anche se si è portatori di LAC;
  • seguire attentamente le istruzioni delle lenti a contatto, rispettando anche i tempi massimi di utilizzo.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) tra il 40 e il 90% dei portatori di lenti a contatto – i quali complessivamente sono circa 30 milioni solo negli USA – non segue come dovrebbe le istruzioni per un loro uso corretto.

lente_a_contatto_su_dito-r270.jpgNaturalmente non bisogna impiegarle in caso di patologie oculari che coinvolgono la superficie oculare (come cheratiti, congiuntiviti, ecc.) e gettare le lenti già utilizzare assieme al loro contenitore, in modo da evitare possibili contaminazioni. Soprattutto in questo caso è indispensabile farsi visitare e seguire da un oculista di fiducia. [[Se si accusa secchezza oculare bisogna ricorrere a lacrime artificiali compatibili con l’uso di LAC; se tuttavia il fastidio persistesse è opportuno levarle e indossare gli occhiali, che non bisognerebbe mai trascurare di avere neanche in macchina quando si guida con lenti a contatto]]

Infine non bisogna dimenticare di portare con sé un paio di occhiali di riserva qualora si dovesse essere costretti a togliere le lenti a contatto perché si prova fastidio, bruciore o dolore (specialmente per chi guida questo è molto importante).

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Fonti: AAO, CDC