Campagna nazionale contro le maculopatie

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Controlli gratuiti riservati a chi ha più di 50 anni: 17 le città italiane aderenti, ma la disponibilità è già esaurita

anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpgSe un giorno, guardando il pavimento o una griglia con linee perpendicolari, dovessimo osservare una distorsione duratura delle linee al centro del campo visivo, sarà meglio sottoporsi a una visita oculistica di controllo. Se avessimo più di 50 anni, infatti, si tratterebbe di un sospetto inizio di degenerazione maculare legata all’età.

Una campagna nazionale per la prevenzione e diagnosi della maculopatia si svolge dal 29 gennaio al 23 febbraio 2018 in 17 amd-simulazione-scotoma_centrale-orologio-photospip335b0e4798a0d23cefa3b512b5facf99.jpgcittà italiane [[Milano, Arezzo, Bari, Carrara, Catania, Chieti/Pescara, Firenze, Genova, Legnano, Parma, Roma, Sassari, Siena, Taranto, Tricase (LE), Udine e Varese]] (però il 2 febbraio i posti risultano tutti esauriti).

Scopo della campagna è offrire alla popolazione uno screening gratuito per l’individuazione dei primi sintomi di maculopatia: è promossa dall’Ospedale San Raffaele di Milano e dal Centro Ambrosiano Oftalmico, col patrocinio del Ministero della Salute, della Società Oftalmologica Italiana (SOI) e del Comune di Milano.

L’iniziativa si rivolge a una popolazione di almeno 50 anni (che non avesse mai ricevuto una diagnosi d’AMD) poiché la visita-oculistica-anziana-struttura-ospedaliera-160pix.jpgmaculopatia è una malattia dell’occhio tipica dell’età matura.

Fonte principale: Centro Ambrosiano Oftalmico

Più sanità per tutti

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Obiettivo copertura sanitaria universale: lo ha ricordato il Direttore Generale dell’OMS da Ginevra

ghebreyesus-22_january_2018-who.jpgSalvare vite e offrire un accesso universale alla sanità. Sono i due obiettivi-cardine di cui ha parlato il 22 gennaio 2018 a Ginevra il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, intervenendo ai lavori preparatori [[in occasione della 142ª sessione del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, composto da 34 membri tecnicamente qualificati in materia di salute, eletti per un triennio. Il suo ruolo è quello di dar seguito alla decisioni e alle politiche adottate durante l’Assemblea generale dell’OMS, di consigliarla e di facilitarne il lavoro]] dell’Assemblea Generale della stessa Agenzia (che si terrà a maggio). Il Direttore ha ricordato anche la necessità di essere sempre pronti ad affrontare un’eventuale epidemia. Tra l’altro, ha proseguito Ghebreyesus, la voce della collettività è più potente di quella individuale, per cui è sempre importante il dialogo, il confronto e l’approccio condiviso.

who-consiglio_esecutivo.jpgDurante gli interventi successivi è stato sottolineato come uno sviluppo socio-economico sostenibile sia strettamente correlato alla salute di un popolo. La prevenzione ha persino uno stretto rapporto con i diritti umani. Sono comunque ancora troppi i Paesi dove non tutti hanno accesso alle cure.

I lavori del Consiglio OMS, iniziati il 22 gennaio, proseguono fino al 27 gennaio 2018. Il 23 gennaio il Direttore generale dell’OMS è intervenuto nuovamente: “Bisogna mantenere i fondi per assicurare la sopravvivenza dei bambini”, ha ammonito in riferimento alle campagna di vaccinazione contro la polio e la difterite.

Prevenire le patologie non contagiose

In un precedente documento dell’OMS si legge che i decessi provocati da malattie non trasmissibili sono dovuti essenzialmente a: povertà (ostacoli nell’accesso a farmaci sicuri; carenza di tecnologie per la prevenzione, lo screening, la diagnosi e i trattamenti, compresi quelli chirurgici); impatto di prodotti dannosi per la salute (tabacco, abuso d’alcol, alimentazione non salutare); rapida urbanizzazione (con annessa inattività fisica); invecchiamento demografico.

L’Organizzazione mondiale della sanità scrive:

La mortalità provocata dalle malattie non trasmissibili rappresenta una delle principali sfide per lo sviluppo del 21° secolo. Riguarda soprattutto le persone d’età compresa tra i 30 e i 70 anni e tocca tutti i Paesi: nel 2015 ci sono stati 15 milioni di decessi a causa delle malattie non trasmissibili.

Tra gli interventi dei componenti del Consiglio dell’OMS ricordiamo quello della Francia, secondo cui è importante:
1) rafforzare il ruolo dell’OMS;
2) migliorare la sicurezza sanitaria mondiale;
3) progredire verso l’obiettivo della copertura sanitaria universale.

Fonte principale: WHO

Chi non fuma sta una favola

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Nuova campagna di prevenzione dei danni del tabagismo del Ministero della Salute

campagna_antifumo-ministero_salute-frassica-web.jpgIn Italia i fumatori sono 11,7 milioni (circa il 22,3% della popolazione) e il 12,2% delle persone ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Proprio per dissuadere chi ha il vizio o chi si appresta a iniziare, il Ministero della Salute ha appena lanciato una nuova campagna di prevenzione.

L’attore comico Nino Frassica, attraverso una serie di sketch, veicola un messaggio chiaro e ironico: è la campagna “Chi non fuma sta una favola”.

vietato_fumare3d-freedigitalphotosnet.jpgIl consumo di tabacco non, è com’è noto, solo causa di tumori e problemi cardiovascolari (è la prima causa di decesso in Italia), ma è anche un fattore che favorisce l’AMD, la cataratta e le uveiti: come si legge su alcuni pacchetti, “il fumo aumenta il rischio di cecità”.

Fonte principale: Ministero della Salute

AMD in aumento, ma spesso è misconosciuta

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Solo il 32% degli over 50 italiani conosce quest’importante causa d’ipovisione e cecità

amd_secca-foto-fondo-oculare-web.jpgSolo circa un terzo della popolazione italiana (32%) di almeno 50 anni conosce la degenerazione maculare legata all’età (AMD o DMLE), pur essendo la prima causa di cecità nei Paesi avanzati. Il dato è contenuto in uno studio realizzato da Lorien Consulting in collaborazione col Centro Ambrosiano Oftalmico su 600 persone, col patrocinio del Ministero della Salute; si tratta del sondaggio più ampio mai condotto sull’argomento nel nostro Paese.

Se non diagnosticata e curata per tempo la degenerazione maculare legata all’età può causare la perdita della visione centrale, anche se attualmente solo la sua forma essudativa ovvero umida è trattabile [mediante iniezioni nell’occhio ([intravitreali) a base di fattori che inibiscono la proliferazione incontrollata dei vasi (anti-VEGF). Tra l’altro sono allo studio dei colliri contenenti anti-VEGF che, per ora, sono stati testati però solo su cavie animali]]: è la meno comune, ma potenzialmente è la più devastante. iniezione_intravitreale.jpg

Chi colpisce

L’AMD – che secondo lo studio colpisce solo in Italia oltre 1,4 milioni di persone [[La stima è del 5,3% della popolazione italiana dai 50 anni in su (26,3 mln su una popolazione complessiva di 60,6 mln)]] – tende a colpire maggiormente le donne, i fumatori, i diabetici, gli ipertesi, chi si espone al sole senza occhiali scuri per lunghi periodi e persone con più di 60 anni (93% del campione). Causa una progressiva riduzione della visione centrale: inizialmente si distorcono le linee, poi compaiono degli scotomi (aree di non visione).

Infatti chi ne è colpito per cause genetiche e, in secondo luogo, per stili di vita errati (alimentazione scorretta, fumo, mancanza di attività fisica) subisce una degenerazione retinica fino alla perdita dei fotorecettori concentrati soprattutto nella macula (coni).

Tra chi soffre di AMD il 35% ha subito o dovrà sottoporsi a un intervento di cataratta (contro il 13% della popolazione italiana over 50): anche se ci sono persone che ricevono una diagnosi solo quando vanno a farsi visitare per la cataratta, va detto che quest’intervento va valutato con attenzione da un oculista.

Come viene vissuta

amd_degenerazione_simulazione_distorsione_centrale_barca_vela.jpgPremettendo che i malati di AMD sono più a rischio d’ansia e depressione [Si veda, ad esempio, lo studio [“Anxiety and depression in patients with advanced macular degeneration: current perspectives”, Clin. Ophthalmol. 2015]], nel sondaggio realizzato la gravità della malattia è stata valutata con un punteggio medio pari a 8,7 su 10.

I sofferenti di degenerazione maculare hanno riferito, in particolare, una perdita generica della capacità visiva (42%), una riduzione della visione centrale e una distorsione delle linee dritte (17% in entrambi i casi). Infine un 13% degli intervistati ha rilevato una percezione alterata delle immagini mentre il 6% la comparsa di veri e propri scotomi nel campo visivo. Comunque anche chi dichiara di conoscere la malattia non sempre ne dà una definizione corretta.

Fonti principali: Lorien Consulting, Optometry & Vision Science

Braille, il genio dell’alfabeto in rilievo

Alfabato braille (basato su una matrice di sei punt)

Nacque in Francia il 4 gennaio del 1809. Fu ideatore di un sistema basato su una matrice di 6 punti

Alfabato braille (basato su una matrice di sei punt)
Alfabato braille (basato su una matrice di sei punt)
È un “privilegio” dei non vedenti poter toccare le parole con i polpastrelli, tradotte in una matrice di sei punti grazie a Louis Braille. A soli vent’anni questo francese ebbe un’idea folgorante: semplificare la scrittura tradizionale per chi aveva perso la vista.

Punzonando i fogli di carta si potevano così scrivere e poi leggere tutte le lettere dell’alfabeto, usando semplicemente il tatto. Non solo, ma i suoi caratteri puntiformi sono stati impiegati anche per i numeri e le note musicali.

Una vita per punti

Braille nacque in Francia (a Coupvray) il 4 gennaio 1809. A soli tre anni, giocando nella bottega del padre ciabattino, un punteruolo gli si conficcò in un occhio: l’infezione, che si estese anche all’altro occhio, ne causò la cecità assoluta.

Ritratto di Louis Braille
Ritratto di Louis Braille
Il piccolo francese entrò a 10 anni in una scuola per non vedenti (Istituto dei Ciechi di Parigi) dove si imparava a leggere toccando con i polpastrelli le lettere tradizionali in rilievo; questo metodo consentiva però ai non vedenti di leggere molto più lentamente rispetto ai vedenti.

Nel 1827 Braille iniziò a insegnare nella stessa scuola per ciechi che aveva frequentato. Avendo bene in mente le esigenze dei suoi allievi, nel 1829 – parlando con un militare – ebbe l’idea di semplificare moltissimo la notazione alfabetica grazie a una griglia di due punti in orizzontale e tre in verticale (la lettera A è rappresentata con solo un punto in alto a sinistra, la B con due punti incolonnati in alto nella prima colonna, la C con due punti disposti orizzontalmente sulla prima riga della matrice, ecc.).

Louis Braille sarebbe poi morto per una grave forma di tubercolosi a 43 anni. Cent’anni dopo il suo decesso (avvenuto nel 1853), la sua salma fu traslata nel Pantheon di Parigi in virtù della sua magnifica opera in favore dell’umanità.

Una tecnica a potenziale beneficio di milioni di persone

Libro braille
Libro braille
Attualmente nel mondo vivono, secondo una stima OMS, 39 milioni di ciechi. Potenzialmente tutti potrebbero imparare l’alfabeto braille, ma in molti casi non ci sono i mezzi o la volontà di farlo.

“Il braille è la vista dei ciechi, in quanto esso – ha affermato l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus – consente l’istruzione, l’acculturamento e, con essi, la possibilità del lavoro e di percorrere la via maestra per l’integrazione nella società”. Dunque ha consentito il rafforzamento dell’attività di tutti i non vedenti.

Tuttavia l’insegnamento dell’alfabeto braille dovrebbe essere esteso perché, ancora oggi, si stima che nella stessa Francia solo due non vedenti su dieci sappiano farne uso. In Italia, allo scopo di diffonderlo, è stato fondato nel 2003 il Club italiano del Braille. Inoltre nel 2009 è stata creata a Roma l’Associazione Club Italiano del Braille. Tra i membri fondatori si annoverano la IAPB Italia onlus, l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita di Monza, la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, l’Istituto per Ciechi Francesco Cavazza, l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, la Stamperia Braille di Catania e la Fondazione Helen Keller.

L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti spiega:

Il ruolo del braille ha conosciuto una profonda evoluzione da alcuni anni. L’informatica adattata ci ha aperto dei nuovi orizzonti nella nostra vita personale o

Barra braille: grazie a una tastiera speciale le parole vengono tradotte in una sequenza di punti in rilievo
Barra braille: grazie a una tastiera speciale le parole vengono tradotte in una sequenza di punti in rilievo
professionale. Tuttavia, questa tecnologia geniale non è ancora utilizzata in modo ottimale. Per esempio, c’è ancora molto da fare per adattare le biglietterie automatiche, per dare ai non vedenti un accesso immediato ai documenti amministrativi, per stimolare gli analisti ad associare un testo alle immagini, per trascriverne il contenuto o avvertire l’utente che un’immagine è stata inserita.

Ricordiamo infine che ogni anno, il 21 febbraio, si celebra in Italia la Giornata nazionale del Braille (istituita con Legge n. 126/2007) “quale momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti”.

Fonti principali: Biografie on line, Uici

Quelle cellule retiniche senza ciglia

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Secondo una ricerca internazionale possibili nuove terapie per l’AMD secca basate su staminali riprogrammate

Cellule dell'EPR con ciglia (foto al microscopio elettronico di Ruchi Sharma, Ph.D., NEI)
Cellule dell’EPR con ciglia (foto al microscopio elettronico di Ruchi Sharma, Ph.D., NEI)
Le ciglia delle cellule contenute in uno strato della retina particolarmente importante, l’epitelio pigmentato retinico, avrebbero un ruolo essenziale per la sopravvivenza dei nostri fotorecettori. Dunque, ricorrendo a cellule staminali si sono ottenuti risultati incoraggianti in pazienti colpiti dalla forma secca di degenerazione maculare legata all’età (AMD), patologia ancora incurabile che, nei Paesi benestanti, è attualmente la prima causa di cecità (centrale). Lo hanno scoperto scienziati che lavorano principalmente presso il National Eye Institute (NEI), istituzione pubblica americana che si occupa di oftalmologia, assieme a scienziati tedeschi e indiani: il loro studio internazionale è stato pubblicato il 2 gennaio 2018 da Cell Reports.

Non a caso le ciliopatie, malattie di origine genetica, spesso coinvolgono la retina (oltre ai polmoni). Tuttavia in precedenza i difetti del cilium erano stati associati a numerose patologie ereditarie quali la retinite pigmentosa, ma non si era parlato invece di degenerazione maculare legata all’età. [Fonte: [Retina Suisse]]

ciglia_cellula-ricostruzione_virtuale-photospipf9991dbc4bcddf7af6edce231ca68d48.jpg“I difetti nelle ciglia – spiega il sito di Cordis (che raggruppa i progetti di ricerca UE) – influiscono in modo negativo su numerose vie di segnalazione cellulare fondamentali per lo sviluppo cellulare”. Pertanto studi di questo genere contribuiscono alla comprensione di un’ampia serie di malattie, che possono manifestarsi anche con più sintomi. I ricercatori spiegano ciò che hanno fatto per migliorare la funzionalità della retina:

Dimostriamo che l’epitelio pigmentato retinico (EPR), essenziale per lo sviluppo e il funzionamento dei fotorecettori, richiede, per una sua completa maturazione, un cilium primario funzionante e che nelle ciliopatie i difetti nella maturazione dell’EPR precedono la degenerazione dei fotorecettori.
Una ciliogenesi potenziata farmacologicamente con cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), derivate dall’EPR, porta a cellule mature e pienamente funzionali.

Gli autori della ricerca precisano che le staminali riprogrammate sono state ottenute dal sangue degli stessi pazienti in cui sono state poi impiantate chirurgicamente nella retina, in abbinamento a un farmaco che ha consentito alle nuove cellule di rigenerare correttamente l’EPR. Infine avvertono che le nuove sperimentazioni basate sulla terapia genica potranno funzionare sui fotorecettori solo se non sono presenti mutazioni genetiche che coinvolgono l’epitelio pigmentato retinico.

Fonti: Cell Reports, NIH, Cordis (European Union)

Fotografata la salute degli italiani

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Istat: meno posti letto ospedalieri e più malattie croniche. Però 7 residenti su 10 dichiarano di stare (molto) bene

copertina-annuario-istat-2017-icona-web.jpgAnno nuovo, dati nuovi. Continuano ad aumentare le malattie croniche per gli italiani, soprattutto tra gli anziani, e sono sempre meno i posti letto disponibili negli ospedali del Belpaese. Eppure il 70,1 per cento della popolazione residente ha dichiarato di stare bene o molto bene: il dato del 2016 è stabile rispetto all’anno precedente. È questo il ritratto dell’Istat nel suo Annuario statistico italiano 2017 che, pubblicato lo scorso 28 dicembre, dipinge un Paese che vive tra luci e ombre.

Le patologie croniche non demordono

La percentuale di persone che hanno detto di godere di un buono stato di salute è più elevata tra gli uomini (73,9 per cento) che tra le donne (66,4 per cento). Il 39,1 per cento dei residenti in Italia (+0,8 per cento rispetto al 2015) ha dichiarato di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche rilevate [[scelte tra una lista di 15 malattie o condizioni croniche]].

anziane-solidali-teste-web-photospip9f18bb9d5b2e17ec700631c6cbde73c3.jpgTra le regioni italiane le situazioni migliori rispetto alla media nazionale si trovano soprattutto a Bolzano (84,5 per cento), a Trento (78,5 per cento) ed Emilia-Romagna (73,5 per cento), mentre quelle peggiori si hanno in Calabria (62,1 per cento) e in Sardegna (63 per cento).

Ipertensione, artrite e allergie al top

anziani-pubblico-web.jpgLe patologie cronico-degenerative sono ovviamente più frequenti in età avanzata: se tra i 55-59 anni ne soffre il 53 per cento delle persone, tra gli ultra settantacinquenni si arriva all’85,3 per cento. Sono però le donne ad esserne più frequentemente colpite, in particolare dopo i 55 anni. Il 20,7 per cento della popolazione ha dichiarato di essere affetto da due o più patologie croniche (in aumento).

Le malattie o condizioni croniche più diffuse in Italia sono l’ipertensione (17,4 per cento, vedi retinopatia ipertensiva), l’artrosi/artrite (15,9 per cento), le malattie allergiche (10,7 per cento, vedi congiuntivite allergica), l’osteoporosi (7,6 per cento), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (5,8 per cento), il diabete (5,3 per cento, con annesso rischio di retinopatia diabetica).

Se la salute va in fumo

Fumare nuoce gravemente alla salute, compresa quella visiva (ad esempio aumenta il rischio di AMD e di cataratta). Inoltre favorisce le malattie cardio-vascolari e respiratorie croniche.

5.jpgNel 2016 si stimava pari al 19,8 per cento la quota di fumatori di tabacco tra la popolazione di 14 anni e più. Rispetto al 2015 il fenomeno è sostanzialmente stabile. Forti sono però le differenze di genere: tra gli uomini i fumatori sono il 24,8 per cento, tra le donne invece il 15,1 per cento. L’abitudine al fumo di tabacco è più diffusa tra i giovani e gli adulti.

Ospedalizzazione in diminuzione

Nel tempo il tasso di ospedalizzazione è in diminuzione, soprattutto nelle strutture pubbliche. Se da un lato cresce il numero di posti letto nelle strutture di assistenza residenziale (4,4% in più dal 2013 al 2015), si riducono invece i posti letto ospedalieri, soprattutto quelli in “regime per acuti” (per i casi più gravi). Permangono le differenze della rete d’offerta ospedaliera tra le regioni: i posti letto ordinari per mille abitanti restano superiori al Nord rispetto al Mezzogiorno.

Negli ultimi cinque anni le dimissioni ospedaliere per acuti sono in continua discesa nonostante l’invecchiamento della popolazione. Parallelamente la riduzione dei ricoveri procede a ritmi decrescenti, segnale di una progressiva stabilizzazione del fenomeno.

posto_letto-chiaroscuro-web-2-photospip3a6d66df178f7ac80fdd261aea058e1d.jpgNel 2015 sono circa 195 mila i posti letto in regime ordinario (regime che prevede la permanenza del paziente nella struttura per almeno una notte), con un trend in diminuzione rispetto agli anni precedenti. La dotazione di posti letto nel settore pubblico è pari a circa il 78 per cento del totale dell’offerta ospedaliera. L’analisi degli ultimi otto anni (2007-2015) dell’indicatore relativo al numero di posti letto ordinari per abitante mostra una diminuzione da 3,8 a 3,2 posti per mille abitanti. I posti letto ordinari per acuti sono pari a 2,6 per mille, a seguire i posti letto per riabilitazione (0,4 per 1000 abitanti) e lungodegenza (0,2 per 1000 abitanti).

Fonte principale: Istat

FDA, ok a prima terapia genica sottoretinica

(Fonte: Ospedale S. Raffaele, Mi)

Autorizzato negli Usa un nuovo farmaco iniettabile per distrofie retiniche che coinvolgono mutazioni del gene RPE65, in particolare l’amaurosi congenita di Leber

Localizzazione del gene RPE 65 nelle cellule retiniche. Se mutato può provocare cecità (Credits immagine: Genome Decoration Page-NCBI, scritta ns)
Localizzazione del gene RPE 65 nelle cellule retiniche. Se mutato può provocare cecità (Credits immagine: Genome Decoration Page-NCBI, scritta ns)
Un gene indispensabile per il funzionamento della retina è stato corretto in persone con certe distrofie retiniche [sintetizza per una proteina che entra nel ciclo del retinolo, indispensabile per garantire la piena funzionalità della retina: approfondisci il funzionamento del [ciclo visivo]]: negli Stati Uniti l’RPE65 mutato ora si può sostituire grazie a particolari iniezioni sottoretiniche, sempre sotto stretto controllo medico specialistico. Ciò potrebbe bastare, infatti, a curare alcune forme di amaurosi congenita di Leber (7-9% dei casi) e forse anche di retinite pigmentosa (solo l’1-2% dei casi), malattie oculari che tipicamente compromettono la visione centrale nel primo caso e la visione periferica nel secondo, culminando infine nella cecità assoluta.

La Food and Drug Administration (FDA), l’Agenzia governativa americana per il farmaco, il 19 dicembre 2017 ha autorizzato un nuovo medicinale per effettuare questo tipo di terapia genica [[il principio attivo è il voretigene neparvovec]], di cui potrebbero beneficiare 1000-2000 persone solo negli Usa.

I trucchi per sostituire il gene difettoso

È stato effettuato negli Stati Uniti uno studio triennale su 31 persone con distrofie retiniche, coinvolgendo anche bambini piccoli, presso l’Università dello Iowa e l’Ospedale pediatrico di Philadelphia. Da un lato la diagnosi è stata formulata ricorrendo a test empirici, dall’altro è stato possibile verificare l’eleggibilità dei pazienti ricorrendo a un test molecolare che evidenziasse la presenza di una mutazione dell’RPE65.

(Fonte immagine: US National Library of Medicine)
(Fonte immagine: US National Library of Medicine)
I volontari – affetti esclusivamente da amaurosi congenita di Leber – avevano un’acuità visiva corretta all’occhio migliore di circa 3,3 decimi al massimo e/o un campo visivo ridotto [[inferiore ai 20 gradi per meridiano]], con una diagnosi genetica confermata di mutazioni presenti in entrambi gli alleli dell’RPE65 (due “copie” dei geni). La retina doveva essere sufficientemente vitale; è stata valutata anche la motilità oculare in rapporto alla luminosità ambientale.

Per trasportare il nuovo gene umano RPE65 fino all’epitelio pigmentato retinico [[strato che garantisce il nutrimento e il supporto alle cellule fotosensibili]] si è fatto ricorso a una sorta di “cavallo di Troia”: un vettore virale (adenovirus, il virus del raffreddore svuotato del suo contenuto genetico nocivo) capace di infettare rapidamente molte cellule: grazie a speciali “forbici molecolari” la porzione “malata” del DNA è poi stata sostituita con un gene sano. Le cellule retiniche trattate hanno prodotto, quindi, una proteina normale in grado di convertire correttamente la luce in impulsi retinici bioelettrici che, viaggiando attraverso il nervo ottico, arrivano alla corteccia cerebrale, ripristinando quindi la visione perduta.

Le iniezioni hanno coinvolto circa un quinto della superficie retinica. Ora si proseguirà comunque la sperimentazione – che si è già svolta dal 2012 al 2015 – fino a luglio del 2029, soprattutto per garantire un follow-up adeguato, ossia per verificare che il trattamento perduri nel tempo e, se necessario, perfezionarlo.

Lo studio che ha valutato la sicurezza e l’efficacia del farmaco in persone affette da amaurosi congenita di Leber è stato pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet.

Fonti principali: FDA, Clinical Trials, The Lancet

(Fonte: Ospedale S. Raffaele, Mi)
(Fonte: Ospedale S. Raffaele, Mi)

Creata una nuova illusione ottica

Illusione ottica di Kohske Takahashi (Fonte i-Perception, nov-dec 2017)

Le linee sinuose appaiono a zigzag se lo sfondo è grigio e la colorazione è ad hoc: lo ha scoperto un ricercatore giapponese

illusione_ottica_di_kohske_takahashi_fonte_i-perception_nov-dec_2017_-photospip579aa469a529b098f180bc82dc8ee669.jpgLinee sinusoidali oppure a dente? La distinzione sembra immediatamente percepibile, ma in particolari condizioni cromatiche il nostro cervello viene ingannato. Come? L’ha scoperto Kohske Takahashi, un ricercatore giapponese dell’Università di Chukyo che ha “creato” una nuova illusione ottica.

Su uno sfondo grigio compaiono alcune linee curve che sembrano a zigzag: si tratta di “cecità alla curvatura” (Curvature Blindness Illusion) ossia di una mancata percezione delle linee ondulate, che – per qualche particolare meccanismo cerebrale ancora da comprendere – vengono trasformate in spezzate. Gli stessi tracciati su sfondo bianco o nero si vedono invece correttamente: sono ondulati…!

Come si è svolto lo studio

L’esperimento è stato condotto in una stanza tranquilla in condizioni di penombra. Gli stimoli visivi sono stati visualizzati su un monitor a una distanza di 57 centimetri. I partecipanti dovevano indicare se si trattasse di una linea a zigzag oppure di una linea ondulata. Dopo sei prove pratiche sono state presentate le linee 16 volte in una sequenza pseudocasuale, arrivando in totale a 448 tentativi.

Aspetti neurofisiologici

Esperimenti precedenti hanno cercato di mettere in luce i meccanismi percettivi degli spigoli e delle linee curve. Ancora oggi non sappiamo esattamente come funzionino, ma certamente a livello percettivo la corteccia visiva ha dei “bug” (difetti), che in questo caso sono stati studiati dal Dipartimento di psicologia giapponese. Infatti, quando le curve sono percepite come lievi si è osservata la tendenza a considerarle come segmenti nei tratti in cui il colore diventa più scuro, per cui le sinusoidi si trasformano erroneamente in spezzate. Naturalmente occorreranno ulteriori studi per approfondire il fenomeno.

Vedi anche altre illusioni ottiche
Fonte: i-Perception

Facciamo festa con gli occhi aperti

Fuochi d'artificio

Tappi e fuochi d’artificio possono provocare danni oculari, ma i traumi sono prevenibili

fireworks-web.jpgLa maggior parte dei traumi oculari sono evitabili. La prevenzione è d’obbligo soprattutto durante i festeggiamenti (in casa o fuori): bisogna stare attenti ai possibili danni fisici e, in particolare, quelli agli occhi. Si tratta, infatti, della terza parte del corpo a subire più traumi dopo le mani e i piedi. Quando si stappa lo spumante, lo champagne o il vino frizzante oppure quando si esplodono petardi e fuochi d’artificio si corrono diversi rischi da non sottovalutare mai.

Stappa con cautela!

Chi stappa una bottiglia di spumante, champagne o vino frizzante non deve mai direzionarla verso altre persone. Anche nel rimuovere la gabbietta di sicurezza si deve sempre bloccare il tappocon la mano, ma è ancora meglio se si utilizza un panno per coprire la bottiglia stessa.

Si stima che il tappo possa viaggiare fino a 80 chilometri orari e, se colpisce l’occhio, può persino provocare lo scoppio del bulbo.

Rischio fuochi d’artificio

I fuochi d’artificio mal impiegati o, peggio, quelli illegali possono provocare, oltre a seri danni oculari, ustioni al viso e alle mani oppure vere e proprie lesioni. Lo stesso pericolo si corre con i petardi. In tutti questi casi è opportuno recarsi rapidamente al pronto soccorso o chiamare un’ambulanza contattando il 112 (numero unico per le emergenze) o direttamente il 118.

Per prevenire i danni oculari bisogna tenersi a distanza di sicurezza e, se si festeggia il Capodanno accendendo petardi e razzetti, è opportuno mettersi occhiali di protezione o una mascherina adatta allo scopo. Inoltre, è assolutamente sconsigliabile recuperare petardi rimasti inesplosi, che potrebbero deflagrare inaspettatamente.

Tenete d’occhio le bottiglie

Secondo l’American Academy of Ophthalmology solo negli Stati Uniti ogni anno si verificano oltre 9.000 incidenti, di cui quasi il 30% riguarda gli occhi.

L’Accademia americana di oftalmologia consiglia quindi quanto segue:

  • assicurarsi che la bottiglia sia ben fredda (a temperatura ambiente è invece più facile che il tappo salti a causa dell’anidride carbonica);
  • non agitare mai la bottiglia prima dell’uso;
  • aprire la bottiglia con la massima cautela, tenendo sempre il tappo ben pressato con la mano (meglio se coperto da un panno; non lasciare mai sul tavolo la bottiglia stessa priva della gabbietta di protezione sul tappo perché quest’ultimo potrebbe saltare da solo e provocare danni);
  • direzionare la bottiglia a 45° puntando lontano da chiunque;
  • ovviamente non utilizzare il cavatappi per aprire lo spumante, lo champagne né, in alcuni casi, il vino frizzante.

Queste semplici precauzioni renderanno tutte le feste molto più belle. bottiglia_tappo_spumante-anim.gif

Leggi anche: I traumi oculari

Fonte di riferimento: American Academy of Ophthalmology (AAO)

Prima versione della pagina: 23 dicembre 2015