Servizio di Medicina33 (Tg2) sulle maculopatie e le attività del Polo Nazionale
Come vive chi è affetto da maculopatia e cosa può fare? La malattia, che colpisce il centro della retina, può avere un’evoluzione drammatica: inizialmente si distorcono le immagini al centro del campo visivo e poi compare un’area di non visione centrale (scotoma). Insomma, questa patologia – che in realtà ne comprende una serie: la più comune è la degenerazione maculare legata all’età (AMD) – provoca la perdita della visione al centro del campo visivo: non si possono più riconoscere i volti delle persone, non si può più guidare… (Continua a leggere).
Esiste una relazione tra una cattiva alimentazione e la cataratta nucleare senile
Miglior cibo uguale miglior vista. Anche se questa equazione potrebbe sembrare poco rigorosa, ci sono invece studi scientifici che ne confermano la fondatezza.
Si può prevenire la cataratta? Secondo gli studi internazionali più recenti in parte sì o, almeno, se ne può ritardare l’insorgenza. Il fumo, il sole forte preso senza protezioni (ossia senza lenti scure con filtri a norma di legge) e la mancanza d’esercizio fisico vanno evitati. Inoltre, è stato confermato ora un altro fattore che la favorirebbe: la cattiva alimentazione.
Negli Usa, in occasione dell’ARVO, lo scorso maggio è stata infatti presentata una ricerca intitolata “Associazioni tra il microbioma intestinale, una dieta sana e la cataratta nucleare correlata all’età” [[autori: Ekaterina Yonova et al., Ophthalmology, King’s College London, UK. ARVO è una sigla che designa l’americana The Association for Research in Vision and Opthalmology, la quale organizza un meeting annuale, l’ultimo dei quali si è tenuto dal 7 all’11 maggio 2017 a Baltimora]]
Studio condotto su donne gemelle
I ricercatori britannici sottolineano che “una dieta sana, ricca d’antiossidanti protegge dalla cataratta correlata all’età” [[cataratta senile, ndr]]. Lo studio è stato condotto su 757 donne gemelle britanniche. Tali ricercatori si sono basati soprattutto sulla compilazione di un questionario e almeno su una visita oculistica (età media dei partecipanti 62,4 anni [[fascia d’età dei soggetti compresa tra i 45,2 anni e gli 83,6]]). Hanno quindi constatato “il legame protettivo tra la cataratta nucleare e una dieta sana”. Invece non è stata scoperta alcuna evidenza statistica tra i batteri intestinali e lo sviluppo della cataratta.
Si allungano le liste d’attesa in oculistica in Italia: in media nel pubblico circa tre mesi d’attesa
Nell’ultimo anno un italiano su cinque ha rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per motivi economici: parliamo di 12,2 milioni di persone, con un incremento di 1,2 milioni rispetto al 2016 (+10,9%). Si allungano, inoltre, i tempi d’attesa nel pubblico, che per una visita oculistica raggiungono mediamente i tre mesi circa: se bisognava aspettare 70 giorni nel 2014, oggi sono saliti a 87 [indicativamente +24%, ndr]. Queste cifre sono contenute in una pubblicazione presentata a Roma il 7 giugno 2017 (VII Rapporto RBM Assicurazione Salute-Censis sulla Sanità Pubblica, Privata e Integrativa) dal titolo “Per tanti… Non più per tutti. La sanità italiana al tempo dell’universalismo selettivo”.
Si spende di più di tasca propria
La spesa sanitaria privata annuale (che ammonta, secondo il Censis, a 35,2 miliardi di euro) attesta – si legge nel Rapporto – “che oggi il fabbisogno sanitario degli italiani non trova piena copertura nell’offerta di servizi e prestazioni del servizio sanitario pubblico”.
Non potrebbe essere altrimenti, “visto che il doloroso ma necessario ripristino degli equilibri finanziari delle sanità regionali è proseguito con successo ricorrendo ad un taglio in termini reali della spesa sanitaria pubblica procapite” [[la Corte dei Conti ha quantificato in media in -1,1% annuale per il periodo 2009-2015]].
Nello stesso lasso di tempo in Francia la spesa sanitaria pubblica è cresciuta in termini reali in media dello 0,8% annuo e, in Germania, del 2% medio annuo. In rapporto al Pil la spesa sanitaria pubblica in Italia è pari al 6,8%, più bassa sia rispetto alla Francia (8,6%) che alla Germania (9,4%). [[La tendenziale erosione del Sistema sanitario nazionale italiano rischia di penalizzare la prevenzione, ndr]]
Scrive il Censis:
Gli italiani ormai devono ricorrere sempre più spesso all’acquisto di tasca propria di servizi e prestazioni sanitarie appropriate per esigenze che non trovano nel pubblico risposte adeguate, a causa della lunghezza delle liste di attesa che non smettono di allungarsi, o perché risiedono in un territorio in cui certe prestazioni non sono erogate o hanno una qualità inadeguata.
Eppure la sanità pubblica “resiste” sia a livello di gradimento che di qualità percepita dei servizi offerti. Il Censis ci dice infatti che il 64,5% degli italiani è soddisfatto del Servizio sanitario nazionale (SSN), mentre il 35,5% non lo è. [[Sono soddisfatti il 76,4% al Nord-Ovest, l’80,9% al Nord-Est, il 60,4% al Centro ed il 47,3% al Sud-Isole]] Il 31,8% dei nostri connazionali è convinto che nell’ultimo anno il SSN sia peggiorato, mentre per il 12,5% che sia migliorato e, infine, per il 55,7% che sia rimasto stabile.
I tempi s’allungano, rischi in vista
OculistaCirca tre mesi d’attesa per una visita oculistica: è un record assoluto che assegna la maglia nera al Nord-Est (104 giorni), mentre il Sud e le Isole sono più “virtuose” (74 giorni); il Centro e il Nord-Ovest si attestano in parità con un valore intermedio (89 giorni ciascuno).
L’allungamento dei tempi di attesa – conclude il Censis – non è certo secondario rispetto al boom del privato e il ricorso ai soldi propri per pagarsi, in tempi molto più stretti, una visita specialistica privata. Con buona pace per il risparmio degli italiani, che di questi tempi si fa sempre più difficile.
Fondamentale prevenire l’occhio pigro: lo conferma il Journal of Neuroscience
Aree corticali visive (Univ. di Monaco)C’era una volta il cervello come lo intendeva la scienza medica. In età adulta era praticamente considerato anatomicamente immutabile (salvo gravi traumi o malattie degenerative). Negli ultimi anni, invece, sempre più scienziati si sono resi conto che il suo sviluppo è pressoché continuo. Anche se la sua plasticità si riduce col passare degli anni, le connessioni sinaptiche continuano a trasformarsi [[intra e inter-corticali. In particolare durante la ricerca sono state esaminate le sinapsi glutamatergiche, ndr]].
Secondo una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience, i cambiamenti maggiori nella zona della corteccia cerebrale deputata alla visione [[in particolare la corteccia visiva primaria chiamata V1]] si osservano tra i 5 e gli 11 anni. Però anche dopo questa fascia d’età la visione umana prosegue il suo sviluppo a livello neurale.
Rischio occhio pigro
Gli scienziati dell’Università canadese McMaster Hamilton hanno confermato che l’infanzia è il periodo nel quale l’occhio pigro si può sviluppare con maggiore probabilità (ambliopia). Dunque sono fondamentali visite oculistiche periodiche sin dall’infanzia, per evitare anche il rischio che non si sviluppino correttamente i circuiti cerebrali che controllano le capacità visive. Infatti l’occhio pigro è una malattia silente: ci sono genitori che non si accorgono che i figli sfruttano solo un occhio. Anche se l’altro occhio è anatomicamente integro, è venuto meno alla sua funzione. Normalmente, quindi, l’oculista prescrive un semplice bendaggio dell’occhio sano per indurre ad attivarsi.
Orizzonte 40 anni e oltre
La dott.ssa Kathryn Murphy e i suoi colleghi canadesi hanno studiato l’espressione di una serie di proteine che regolano la trasmissione tra i neuroni della corteccia visiva primaria nella maggioranza delle sinapsi. Le analisi post-mortem sono state condotte su campioni di cervello prelevati da individui d’età variabile, dalla nascita agli 80 anni.
Scrive la Società di neuroscienze americana:
I risultati mostrano che lo sviluppo del V1 umano avviene in cinque diversi stadi e rispecchia mutamenti della visione. Ad esempio, l’espressione di tre di queste proteine ha un picco tra i 5 e gli 11 anni d’età, in coincidenza con la fine del periodo in cui i bambini sono suscettibili di sviluppare l’ambliopia (occhio pigro). Un’altra proteina ha raggiunto il suo picco solo intorno ai 40 anni per poi diminuire drasticamente, di circa il 75%, negli adulti con più di 55 anni, forse indice di una degenerazione […].
Questi risultati potrebbero essere considerati persino come una conferma dell’efficacia della riabilitazione visiva: si possono “riprogrammare”, in una certa misura, non solo i propri comportamenti visivi (si può, ad esempio, imparare a vedere con la zona paracentrale della retina), ma si possono anche modificare delle connessioni sinaptiche sfruttando la plasticità cerebrale residua.
Ricorre il 31 maggio con l’OMS: il fumo uccide fino alla metà dei fumatori. Raddoppia anche il rischio di cecità
La nostra salute rischia seriamente di andare in fumo… se non si smette di fumare. Il 31 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e i suoi partner celebrano la Giornata mondiale senza tabacco, evidenziando i rischi per la salute associati al consumo di sigari e sigarette.
Per l’occasione si è tenuto a Roma un convegno organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, dove tra l’altro è stata ricordata l’importanza delle politiche contro il tabacco.
I numeri del fumo, la salute si “annebbia”
In Italia i fumatori sono circa il 22,3% della popolazione, pari a 11,7 milioni di persone e il fumo di tabacco rappresenta la principale causa di morte nel nostro Paese.
Nel mondo il tabacco – scrive l’OMS – “uccide ogni anno oltre 7 milioni di persone. Oltre 6 milioni di quei decessi sono l’effetto diretto del suo consumo, mentre circa 890 mila sono il risultato dell’esposizione di non fumatori al fumo passivo”. Ancora più shockante è che, prosegue, l’OMS, “il fumo uccida fino a metà dei suoi consumatori”. Infine l’Agenzia Onu ricorda che quasi l’80% su oltre un miliardo di fumatori nel mondo vive in Paesi a medio e basso reddito.
Tabagismo, prima causa di morte evitabile
Il tabagismo è la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di decesso evitabile. Tra i fattori di rischio che concorrono maggiormente alla perdita di anni vita in buona salute, un posto di primo piano spetta sicuramente al fumo, uno dei più gravi problemi di salute pubblica al mondo.
Persino respirare piccole quantità di fumo può danneggiare la salute (ossia fumare una sigaretta ogni tanto); infatti degli oltre 4.000 costituenti chimici che si sprigionano con la combustione del tabacco più di 50 sostanze sono considerate tossiche e/o cancerogene. Tra le più pericolose c’è sicuramente il catrame, le cui sostanze cancerogene vanno a depositarsi nei polmoni (riducendo le capacità respiratorie) e nelle vie aeree, oltre a essere presenti sostanze irritanti che favoriscono l’insorgere di infezioni, bronchite cronica ed enfisemi.
Un’attenzione particolare va rivolta poi alla nicotina che, oltre ad essere tossica, induce dipendenza. Quindi se sei un fumatore contatta subito il Numero Verde antifumo 800 554 088 (lun.-ven., 10-16).
L’abitudine al fumo di tabacco incide negativamente sulla salute aumentando il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche, oltre a generare un effetto negativo sul sistema riproduttivo riducendo la fertilità nell’uomo e nella donna.
Il fumo aumenta anche il rischio di cecità
Per quanto riguarda la vista, è ormai ampiamente dimostrato che fumare tabacco aumenta la probabilità di essere colpiti da degenerazione maculare legata all’età (AMD) e da cataratta. Si stima che all’incirca il rischio di cecità sia doppio nei fumatori (approfondisci).
Oltre a smettere di fumare, affinché la vista non si “annebbi” troppo presto è importante praticare regolarmente un’attività sportiva o, comunque, camminare almeno mezz’ora al giorno. Infine l’alimentazione dev’essere varia e ricca (soprattutto di verdure e possibilmente di pesce). Per inciso bisogna proteggersi opportunamente anche dai raggi solari utilizzando occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge negli ambienti particolarmente assolati e nei luoghi dove c’è molto riverbero (ad esempio al mare e sulla neve).
Il nuovo Rapporto sul fumo in Italia
Diminuiscono i maschi tabagisti in Italia secondo il nuovo Rapporto sul fumo dell’Istituto Superiore di Sanità: nel 2017 sono 6 milioni rispetto ai 6,9 milioni del 2016, ma aumentano le donne (da 4,6 milioni dello scorso anno salgono a 5,7 milioni di quest’anno).
Gli ex fumatori sono il 12,6% e i non fumatori il 65,1%. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (il 28%); invece tra i 15 e i 24 anni fuma il 16,2%. Si fumano in media 13,6 sigarette al giorno!
L’età in cui si accende la prima bionda è di 17,6 anni per i ragazzi e 18,8 per le ragazze. Il 12,2% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.
La sigaretta elettronica
Scrive l’Istituto Superiore di Sanità:
La maggior parte (83,4%) degli utilizzatori è rappresentata da fumatori, quindi da consumatori duali che fumano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina. Chi ha usato la sigaretta elettronica dichiara di aver diminuito il consumo di sigarette tradizionali leggermente (il 13,8%) o drasticamente (l’11,9%), mentre il 34,9% non ha cambiato abitudine tabagica, il 10,4 ha iniziato a fumare e l’11,7% ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali. Soltanto nel 14,4% dei casi l’e-cig ha portato a smettere definitivamente. In totale gli utilizzatori (abituali e occasionali) sono circa 1,3 milioni, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Il 64% dei consumatori di e-cig utilizza quelle contenenti nicotina. Le ricariche sono acquistate nei negozi specializzati (54,7%) o dal tabaccaio (37,3%).
Fumo passivo
Secondo l’indagine dell’ISS quasi il 90% degli italiani e l’86% dei fumatori è d’accordo con il divieto di fumare in macchina in presenza di minori e donne in gravidanza. Soltanto il 5,3% dei fumatori ha dichiarato di aver fumato in auto con bambini o donne incinte.
La legge del 2003 ha di certo modificato il comportamento dei fumatori e dei padroni di casa nei confronti di chi si accende una sigaretta. Mentre nel 2006, infatti, il 43,1% degli intervistati dichiarava di consentire ai propri ospiti di fumare in casa, nel 2017 soltanto il 12,4 lo consente. Inoltre il 10% dei non fumatori dichiara di essere stato esposto al fumo passivo in auto.
È l’ex ministro della salute etiope Adhanom Ghebreyesus: ha 52 anni ed è esperto di malaria
Tedros Adhanom Ghebreyesus al momento del giuramento da Direttore generale OMS (Ginevra, 23 maggio 2017)È stato eletto il 23 maggio 2017 il nuovo Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO). Si chiama Tedros Adhanom Ghebreyesus, è già stato ministro della salute e ministro degli esteri in Etiopia. E’ il primo Direttore africano e rimarrà in carica cinque anni; potrà essere rieletto una sola volta. A esprimersi mediante il loro voto sono stati i delegati dei 194 Paesi riuniti a Ginevra, dov’è in corso la 70ª Assemblea generale dell’Agenzia Onu per la salute (22-31 maggio).
Nel suo discorso prima del voto Adhanom Ghebreyesus, etiope di 52 anni, ha sottolineato l’importanza degli interventi salva-vita e di un’assistenza sanitaria per tutti, a prescindere dal reddito (anche per affrontare il problema delle malattie non trasmissibili).
Combattere le diseguaglianze puntando a una copertura sanitaria universale, dare più strumenti ai singoli Paesi per affrontare emergenze quali il virus Ebola e più trasparenza nell’azione dell’OMS. Sono i tre punti principali evidenziati dal neodirettore esperto di malaria.
Foto di L.Cipriani/WHO“Rifiuto di accettare che la povertà possa causare la morte…. Ho dedicato la mia vita a combattere le diseguaglianze”. Inoltre, ha aggiunto Adhanom Ghebreyesus, bisogna affrontare le malattie non trasmissibili anche migliorando gli stili di vita, contrastando “killer silenziosi quali l’obesità, il tabacco e la sedentarietà”. Per farlo punta anche a raccogliere più fondi: “Dobbiamo allargare la base dei donatori”, ma soprattutto “dobbiamo avere una chiara visione dei progressi e la capacità di monitorarli”.
Bisogna, ha proseguito nell’ultimo discorso prima della sua elezione, “portare salute e speranza alla nostra gente”, investendo nella salute delle future generazioni e puntando alla qualità dell’assistenza. “Molti Paesi – ha concluso – hanno identificato delle soluzioni che si adattano al loro contesto”.
L’incarico del nuovo Direttore generale sarà effettivo a partire dal primo luglio 2017.
Secondo The Lancet l’Europa è il continente con le nazioni più virtuose. I Paesi scandinavi, la Svizzera e la Spagna sono nella top ten
Secondo la rivista The Lancet tra i primi dieci posti al mondo nell’accesso all’assistenza sanitaria ci sono i Paesi scandinavi. Però brilla anche l’Italia col suo dodicesimo posto. Non sarà il secondo Paese dopo la Francia come qualità della sanità pubblica in rapporto alla spesa (come aveva sentenziato l’ONU molti anni fa). Però è sempre un buon piazzamento, pressoché a pari merito con Giappone (11°) e Lussemburgo (10°).
Chi sono i più virtuosi
I tre Stati più virtuosi al mondo – secondo questa vasta ricerca internazionale che ha considerato il periodo 1990-2015 [[GBD 2015 Healthcare Access and Quality Collaborators, “Healthcare Access and Quality Index based on mortality from causes amenable to personal health care in 195 countries and territories, 1990-2015: a novel analysis from the Global Burden of Disease Study 2015”, Lancet. 2017 May 18. pii: S0140-6736(17)30818-8. doi: 10.1016/S0140-6736(17)30818-8, epub ahead of print]] – sono Andorra, Islanda e Svizzera. Nazioni poco popolose.
Nella top ten però troviamo anche Paesi come Spagna e Olanda (rispettivamente all’ottavo e al nono posto). Dopo di noi si piazzano anche la Francia (15° posto) e la Germania (20°). Si classificano ancora peggio, pur rimanendo nel gruppo dei Paesi di testa, la Gran Bretagna (30°) e gli Usa (35°). Il maggior numero di Stati virtuosi si trova, comunque, in Europa.
Il metodo
Per costruire la classifica si è considerato anche il tasso di mortalità in 195 Stati: ci si è basati su una lista di 32 malattie potenzialmente molto compromettenti per la nostra salute (gestibili grazie all’assistenza sanitaria), dal diabete al cancro, dalle malattie cardiovascolari agli ictus. Dunque si sono considerate sia malattie croniche che patologie potenzialmente mortali.
Miglioramento globale, ma più divari
A dispetto del miglioramento globale nell’assistenza sanitaria, oggi è presente un maggior divario tra i Paesi più virtuosi e gli ultimi della Terra. Ad avere spesso cattive performance, anche per scarsità di risorse economiche, sono gran parte degli Stati dell’Africa subsahariana. Neanche l’America Latina e la maggior parte dell’Asia sono però messe particolarmente bene. Nonostante il grande balzo in avanti compiuto, in un quarto di secolo, da Cina, Corea del Sud e Turchia. A cui si aggiungono, tra gli altri, il Perù e le Maldive.
Dal 24 al 27 maggio a Milano il 15° Congresso internazionale della Società Oftalmologica Italiana
Dal 24 al 27 maggio si è tenuto a Milano il 15° Congresso internazionale della Società Oftalmologica Italiana (SOI). Numerosi i corsi, i master e i simposi riservati ai professionisti del settore: dalla cataratta al glaucoma, passando per la chirurgia vitreoretinica e le tecniche laser più sofisticate. Tra le innumerevoli sessioni d’aggiornamento per gli oculisti segnaliamo quelle dedicate a “semeiotica hi-tech in oftalmologia pediatrica”, “corso avanzato di biometria”, “miopia e strabismo”. Tra l’altro è stata proposta anche quest’anno la chirurgia effettuata in diretta (intervento di cataratta). Si sono tenute, inoltre, relazioni di esperti del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di Roma… (continua a leggere)
L’aumento della sopravvivenza genera l’incremento costante di una fascia di popolazione più esposta a problemi di salute di natura cronico-degenerativa. Tutto ciò pone, e porrà sempre di più in futuro, i sistemi sanitari dei paesi avanzati sotto forte pressione per l’aumento della domanda di cure, con conseguenti problemi di sostenibilità.
Più controlli di routine
Scrive l’Istituto Nazionale di Statistica a proposito delle visite mediche periodiche e alle analisi del sangue:
I controlli di routine dei livelli di colesterolo e glicemia nel sangue e della pressione arteriosa sono semplici esami che consentono una diagnosi tempestiva. I controlli, pertanto, non riguardano solo la popolazione a rischio di insorgenza di malattia croniche, ma tutta la popolazione, con una cadenza appropriata. I comportamenti di prevenzione non possono però prescindere dalla prevenzione primaria, che riguarda gli stili di vita: in particolare l’adozione di stili di vita salutari (sana alimentazione, riduzione nel consumo di sale, lotta all’obesità e al tabagismo, promozione dell’attività fisica) durante tutto il percorso di vita a partire dalla prima infanzia.
Nel 2015 – con riferimento alla popolazione di 15-64 anni – l’Istat nota come l’Italia abbia mostrato un comportamento complessivamente più virtuoso della media europea con riferimento ai controlli del livello di colesterolo e glicemia nel sangue e meno virtuoso per quanto riguarda il controllo della pressione arteriosa. I risultati mostrano come, a parità di altre caratteristiche, le donne abbiano una maggiore propensione a svolgere controlli, così come i residenti nel Nord e nel Centro in confronto a chi risiede nel Mezzogiorno.
Prendendo come riferimento il gruppo delle famiglie a basso reddito di italiani, la propensione a svolgere controlli di prevenzione è inferiore per le famiglie a basso reddito con stranieri. È invece più elevata per la classe dirigente e le famiglie d’impiegati.
Sempre più persone rinunciano alle visite specialistiche
Una percentuale crescente di persone – conferma l’Istat – ha rinunciato a una visita specialistica negli ultimi 12 mesi perché considerata troppo costosa. Si è passati, infatti, tra il 2008 e il 2015, dal 4% al 6,5% della popolazione (un incremento pari al 55,5%, ndr). Questo fenomeno di rinuncia riguarda soprattutto il Mezzogiorno, dove si è passati a un tasso di rinuncia delle visite specialistiche del 6,6% a un preoccupante 10,1%. Questo problema riguarda naturalmente soprattutto i più poveri. Con conseguente riduzione della possibilità di prevenzione delle malattie, comprese quelle oculari, che invece necessitano di controlli periodici di uno specialista.
Lieve miglioramento della salute percepita
Aumenta il numero di anni vissuti senza limitazioni nelle attività della vita quotidiana dopo i 65 anni: da 9 a 9,9 per gli uomini tra il 2008 e il 2015, e da 8,9 a 9,6 per le donne. Anche la percezione dello stato di salute mostra un lieve miglioramento al netto degli effetti dell’invecchiamento: si dichiara in buone condizioni il 67,7% della popolazione nel 2016 rispetto al 64,8% del 2009.
Disuguaglianze più pronunciate
Nonostante alcuni segni di ripresa (considerati volatili), perdura la crisi economica e sono sempre più accentuate le disuguaglianze socio-economiche. Anche tra un gruppo sociale e l’altro le diseguaglianze nelle condizioni di salute sono notevoli. Nel gruppo della classe dirigente tre quarti delle persone si dichiarano in buone condizioni, mentre nel gruppo più svantaggiato [[persone anziane sole e giovani disoccupati]] la quota scende al 60,5%.
L’edizione di quest’anno del Rapporto Istat affronta in modo non convenzionale il tema della struttura socioeconomica, letta attraverso le caratteristiche dei gruppi sociali. Descrive dei gruppi sociali italiani troppo cristallizzati attorno a posizioni d’interesse, una mobilità sociale troppo ridotta, con un Paese che ha numeri da record a livello d’età.
Rapporto Eurispes presentato il 16 maggio a Roma: liste d’attesa più lunghe al Sud, troppe le strutture fatiscenti
Sul piano dell’assistenza sanitaria l’Italia è divisa in tre: “Al Nord, nonostante i casi problematici, prevale un servizio accettabile, il Centro si colloca in una posizione intermedia, nel Mezzogiorno i disagi sono estremamente frequenti”. Lo scrive l’Istituto di ricerca Eurispes, che il 16 maggio a Roma ha presentato un nuovo Rapporto.
Le pazienti attese
Dall’Eurispes vengono denunciate lunghe attese per visite ed esami in tutto il Paese, ma se al Nord-Ovest le ha sperimentate il 49,8%, la quota tocca punte del 93,2% al Sud e del 90% circa nelle Isole. Per gli interventi chirurgici le attese sono state vissute da meno della metà dei residenti del Centro e del Nord-Ovest, ma da oltre il 66% al Sud e nelle Isole.
Netto divario Nord-Sud
Dal “Rapporto Italia” emerge un netto divario relativo alle condizioni delle strutture sanitarie. Vengono definite fatiscenti dal 18% degli intervistati al Nord-Ovest, dal 34,5% nel Nord-Est, dal 46,6% al Centro e dal 60% al Sud, con un massimo del 69,3% nelle Isole (circa il doppio del Nord-Est). Una tendenza analoga è stata registrata nelle indicazioni relative a strutture igienicamente non adeguate.
Gli errori medici, sperimentati al massimo nel 30% dei casi al Centro-Nord, vengono citati dal 55,3% dei residenti al Sud e dal 40,9% di chi abita Sicilia e Sardegna. La tendenziale peggiore offerta di servizi sanitari nelle aree del Mezzogiorno coinvolge anche la disponibilità del personale medico ed infermieristico, considerata insoddisfacente da oltre la metà degli intervistati.
Servono fiducia, efficienza e senso del dovere
Spiega il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, fondatore dell’Istituto di ricerca:
Dallo studio emerge l’immagine di un Paese che sembra non voler esercitare nessuno sforzo in direzione del cambiamento. Il Rapporto conferma, inoltre, che esistono più Italie: una che produce ritardi, lentezze e che non si innova e un’altra che invece traina l’economia, la produzione, i servizi, con fiducia nel futuro e senso del dovere. Ad una Italia chiusa in se stessa se ne contrappone una che resiste e che si impegna.