Trasformati i bastoncelli in coni

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Tecnica utilizzata per “curare” geneticamente topi di laboratorio affetti da retinite pigmentosa

retina-topo-geneticamente-mutato-mod_rp-image_courtesy_of_national_center_for_microscopy_and_imaging_research-uc_san_diego-usa.jpgTrasformare i bastoncelli in coni per salvare la retina dalla degenerazione causata dalla retinite pigmentosa. Questa è la strategia terapeutica a cui hanno fatto ricorso ricercatori cinesi e americani (in particolare dell’Università della California a San Diego) per “curare” la vista di topolini affetti dalla malattia genetica oculare.

Se quest’approccio avrà successo – per ora è stato testato solo su due cavie animali geneticamente modificate – si aprirà una strada terapeutica interessante per le persone affette dalla più comune patologia rara a carattere oftalmico.

La tecnica di editing genetico

I ricercatori hanno fatto ricorso a una tecnica di correzione genetica (chiamata CRISPR/Cas9) che consente di cancellare le sequenze “errate” del DNA [[mutazioni associate, in questo caso, a una malattia oculare che colpisce la retina a partire dalla sua periferia, causando la perdita della sensibilità periferica e una perdita progressiva della sensibilità retinica in condizioni di poca luce]] e d’inserire, al loro posto, le sequenze sane. Tale tecnica potrebbe essere paragonata a un “taglia e incolla” di un programma di gestione testi (editor).

I ricercatori: ripristinata la funzione visiva, si accendono le speranze

cavia_laboratorio_topolino_web-photospipf504e44d12cf42d3f12800d96439791f.jpgI risultati di questa ricerca di frontiera sono contenuti in una lettera pubblicata su Cell Research, un’accreditata rivista scientifica internazionale del gruppo Nature. Nel numero del 21 aprile i ricercatori sostengono di “aver ripristinato la funzione visiva in due modelli murini di retinite pigmentosa”. Tale malattia colpisce circa centomila americani e, nel mondo, una persona su quattromila: le mutazioni genetiche ad essa associate, oltre sessanta, colpiscono generalmente i bastoncelli [[escludendo la fase terminale della patologia retinica degenerativa (retinite pigmentosa), ndr]], provocando una disfunzione visiva che peggiora nel tempo.

Per ora niente cure

Non esiste, allo stato attuale, nessun trattamento efficace contro la retinite pigmentosa. Questa patologia può causare ipovisione e cecità, ma al giorno d’oggi non è ritenuta prevenibile.

Fonti: Cell Research, University of California-San Diego

Retinopatia diabetica, screening da tenere d’occhio

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Si può effettuare anche una diagnosi a distanza grazie alle foto del fondo oculare

retinopatia-diabetica-controllo-con-retinografo.jpgLa telemedicina viene in soccorso di chi è diabetico: il controllo della salute retinica può essere effettuato anche a distanza con le foto del fondo oculare. Questo può essere un vantaggio soprattutto se ci si trova in aree lontane dalle strutture sanitarie oppure se lo screening coinvolge un ampio numero di persone. Si pensi che la retinopatia diabetica – con i relativi danni al tessuto retinico provocati da alterazioni dei vasi – è ancora considerata oggi la prima causa di cecità in età lavorativa nei Paesi più sviluppati. Negli Stati Uniti un gruppo di ricercatori universitari ha analizzato circa 24 mila esami retinici ottenuti in un trentennio, a cui hanno partecipato indicativamente 1400 persone [[Diabetes Control and Complications Trial and its follow-up, the Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications study (DCCT/EDIC)]].

Servono più controlli mirati

retinopatia_diabetica-fundus_oculi-photospipe58febebf380e9717223c34165fd3ef1.jpgSecondo questa nuova ricerca – pubblicata sul New England Journal of Medicine – le persone affette dalla forma più grave di diabete (il tipo 1, che richiede somministrazione d’insulina) dovrebbero sottoporsi a controlli oculistici mirati a diagnosticare la presenza di una retinopatia diabetica, con una periodicità variabile a seconda del grado di rischio invece di recarsi automaticamente a “un controllo annuale attualmente raccomandato”. I due parametri principali di cui i medici dovrebbero tenere conto sono, da un lato, il grado di retinopatia eventualmente presente e, dall’altro, il livello di emoglobina glicata (che fornisce l’andamento della glicemia degli ultimi 2-3 mesi grazie a un prelievo sanguigno). Queste sono le conclusioni dei ricercatori statunitensi indirizzate, in particolare, agli oculisti.

Cos’è auspicabile in Italia

Dal canto suo l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, assieme ad altre organizzazioni – come Diabete Italia, la SOI [Società Oftalmologica Italiana]], la SIMG [[[Società Italiana di Medicina Generale]], il CEIS (Università di Tor Vergata), l’IBDO [[l’Italian Barometer Diabetes Observatory]], la SID [[Società Italiana di Diabetologia]], l’AMD [[Associazione Medici Diabetologi]] e la FAND [[Federazione Associazione Nazionale Diabetici]] – auspica una migliore azione pubblica preventiva. Ciò comprende un più diffuso ricorso alla retinografia, con le sue foto del fondo oculare che consentono una diagnosi tempestiva, ai fini della prevenzione e del controllo dalla retinopatia diabetica, anche ricorrendo alla diagnosi a distanza. Infatti si legge nelle linee guida italiane sulla retinopatia diabetica:
È anche ipotizzabile, in particolari situazioni ed aree geografiche, l’utilizzo di tecnologie di telemedicina che consentirebbero la trasmissione e la refertazione a distanza da parte di centri di riferimento qualificati. In tale contesto, la cartella clinica elettronica (adeguatamente strutturata con dati clinici condivisi e codificati) rappresenta un utile metodo di comunicazione tra i sanitari coinvolti nella cura del paziente. Il rapporto diretto e continuativo esistente fra medico di famiglia e cittadino può favorire la precoce individuazione delle complicanze secondarie al diabete e portare, nel tempo, ad una netta riduzione degli esiti più gravi come la cecità.
Quindi in queste linee guida si adduce come modello di riferimento il Regno Unito, ormai dotato di una rete integrata di strutture dedicate allo screening della retinopatia diabetica, nel quadro di un piano nazionale di prevenzione della cecità. Dunque anche il Sistema sanitario nazionale italiano dovrebbe agire più efficacemente, in modo più organizzato e omogeneo, per prevenire e gestire al meglio i diabetici, assicurandosi che effettuino regolarmente degli screening visivi. Questa viene considerata ormai un’indifferibile necessità. A tal fine la IAPB Italia onlus ha contribuito a promuovere una mozione parlamentare indirizzata al Governo [[per l’esattezza si tratta di un atto di sindacato ispettivo del Senato, ndr]] affinché le persone diabetiche vengano tra l’altro sottoposte a un esame periodico con retinografia senza dilatazione della pupilla (in miosi), nell’ambito di una gestione più ampia del paziente. Preservare anche la salute retinica è infatti fondamentale per tutelare la qualità della vita. Link utili: Social Manifesto sulla retinopatia diabetica (pdf); Senato della Repubblica (documento in pdf, seduta del 4 aprile 2017) Fonti principali: NEJM, NIH, IAPB

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Un miliardo di persone salvate da malattie dimenticate

Tracoma

Per l’OMS una malattia oculare tropicale come il tracoma non è più un problema di salute pubblica in Messico, Marocco e Oman

etiopia_2008-2-photospipeb56245a3f2af1b6364d02e3f7b30331.jpgNel miliardo di persone salvate dalle malattie dimenticate ci sono anche quelle colpite da tracoma, una patologia tropicale che può provocare cecità. Solo nel 2015, nota l’OMS, oltre 56 milioni di persone hanno ricevuto antibiotici per curarla. Oltre 185 mila persone affette dalla stessa patologia sono state sottoposte a intervento chirurgico a causa della trichiasi (le ciglia graffiano la cornea quando la palpebra si gira verso l’interno dell’occhio a causa dell’infezione oculare). Il tracoma è ancora oggi nel mondo – scrive l’OMS – la prima causa infettiva di perdita della vista. Però, grazie campagne a tutela della salute pubblica, è stato debellato in Paesi quali il Messico, il Marocco e l’Oman.

oncocercosi-cieco_accompagnato-statue_oms-web-photospip706be31395248b7a8714d4a3eb9a9a5f.jpgIl programma globale per debellare il tracoma ha risultati in miglioramento: la copertura preventiva è triplicata rispetto al 2008, toccando il 29,2% degli individui. Tra le malattie oculari dimenticate c’è anche l’oncocercosi (oncocerchiasi): oltre 114 milioni di persone sono state trattate farmacologicamente, circa il 64% di coloro che ne avevano bisogno.

Il successo sulle altre malattie dimenticate

Contro l’elefantiasi sono stati somministrati farmaci a 556 milioni di persone. Inoltre, i casi di malattia del sonno sono stati ridotti drasticamente: da 37 mila nuovi malati nel 1999 a soli 3000 diagnosticati nel 2015. Si sono, inoltre, registrati notevoli progressi contro la rabbia, quasi cancellata dal Continente americano. Infine, la battaglia contro la leishmaniosi viscerale (trasmessa da punture di moscerino) ha compiuto grandi passi avanti: due anni fa è stata eliminata in misura pari all’82% in India, al 97% in Bangladesh e in tutte le zone del Nepal.

Fonte: WHO

Riabilitazione salva-vista dopo ictus

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Si può recuperare buona parte del campo visivo: lo attesta un nuovo studio americano

Riabilitazione visiva (Foto di Susanne Pallo)
Riabilitazione visiva (Foto di Susanne Pallo)
Dopo un ictus che abbia colpito le aree cerebrali deputate alla visione si possono recuperare (anche in buona parte) le capacità visive grazie alla riabilitazione. Grazie a uno specifico addestramento, l’area del campo visivo inizialmente compromessa – da un quarto a metà del campo – può essere opportunamente stimolata e “rieducata”.

Un nuovo studio pubblicato su Neurology [Matthew R. Cavanaugh, MS and Krystel R. Huxlin, “Visual discrimination training improves Humphrey perimetry in chronic cortically induced blindness”, Published online before print April 12, 2017, Neurology, doi: http://dx.doi.org/10.1212/WNL.0000000000003921]] fa luce su questo fenomeno confrontando i risultati di persone che non si sono sottoposte a [riabilitazione visiva con un altro gruppo il quale, invece, ha seguito un programma riabilitativo in un centro specializzato.

Spazio alla riabilitazione salva-vista

Le persone sottoposte a riabilitazione visiva dopo ictus cerebrale hanno recuperato mediamente circa 108 gradi di campo visivo (tra 17 pazienti), mentre le 5 persone che non hanno svolto esercizi riabilitativi hanno recuperato spontaneamente solo 16 gradi circa. Secondo i ricercatori dell’Università di Rochester (Usa) l’entità del recupero è stata proporzionale all’impegno riabilitativo.

Il cervello è plastico, possibile un buon recupero

cervello-aree_corteccia_cerebrale_per_visione-universita_di_monaco-photospip1ed11b5a5f33d6f8e213c7c408a36600.jpgGrazie alla plasticità cerebrale – molto più accentuata quando si è piccoli – è possibile un recupero significativo delle capacità visive. I ricercatori americani ne sono convinti, nonostante si ritenga comunemente che “il danno alla corteccia visiva sia irreversibile”.

Le persone colpite da ictus con coinvolgimento delle aree corticali visive possono aspirare a ripristinare quasi le capacità visive originarie addestrandosi a seguire oggetti in movimento, individuare l’orientamento di figure statiche, ecc. Fondamentali sono la motivazione e la costanza. Complessivamente i deficit del campo visivo, misurati in questo caso con una nuova metodologia, si possono ridurre con una specifica riabilitazione visiva.

Link utile: Centri d’ipovisione italiani

Fonte originale: Neurology (pdf)

Sempre più italiani con malattie croniche

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Quasi 4 su 10 ne sono affetti. Per Osservasalute si sono acuiti i divari sociali anche tra Nord e Sud

rapporto-osservasalute-2016-presentazione-web.jpgIl Belpaese sente il “peso” della malattie croniche: colpiscono quasi quattro italiani su dieci (circa 23,6 milioni di persone), mettendo a dura prova la sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale (SSN).

È quanto si legge nel nuovo Rapporto Osservasalute presentato il 10 aprile 2017 al Policlinico A. Gemelli di Roma, a cui ha partecipato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Nello studio emerge un aumento del divario Nord-Sud anche sul piano della salute, con riflessi evidenti sull’aspettativa di vita. Il Meridione dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e ha politiche di prevenzione spesso non adeguate alle reali necessità della popolazione.

Questa disparità di accesso all’assistenza si riflette in modo sempre più evidente sulla salute delle persone: nel Mezzogiorno è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni, indicativa – secondo l’OMS – dell’efficacia dei servizi sanitari.

Molte medicine per più patologie croniche

anziani-pubblico-web-photospip0a6ae699131bb9220a742fdf49edd794.jpgAi malati cronici sono destinate gran parte delle ricette per farmaci ed essi affollano più spesso le sale d’attesa degli studi dei medici di famiglia. Analizzando le principali patologie croniche [ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco congestizio, diabete mellito tipo 2, BPCO, asma bronchiale, osteoartrosi, disturbi tiroidei (con l’eccezione dei tumori alla tiroide)]] emerge che, nel 2015, il 23,7% dei pazienti adulti[[in carico a medicina generale]] soffriva contemporaneamente due o più tra le principali patologie croniche. Per inciso quelle sistemiche che creano i maggiori problemi a livello oculare sono l’ipertensione (vedi [retinopatia ipertensiva) e il diabete (vedi retinopatia diabetica, prima causa di cecità in età lavorativa).

Si consideri che il 72,1% delle persone con almeno due patologie croniche concomitanti segue più terapie farmacologiche (con 5 o più farmaci differenti). Secondo l’Istat, tra gli anziani dai 75 anni in su almeno una persone su due soffre di artrosi/artrite o ipertensione, il 33,6% d’osteoporosi, il 19,4% di diabete e il 16,4% di depressione o ansia cronica [[i problemi psichici sono tuttavia in aumento anche tra i giovani]].

Si accentuano gli squilibri

Il Rapporto Osservasalute 2016 evidenzia importanti e crescenti divari territoriali, in particolare tra Nord e Sud. Può sembrare un’anomalia, ma nel Meridione ci si alimenta mediamente in modo meno sano, più abbondante e si fuma di più soprattutto nelle periferie urbane; tuttavia l’abuso di alcol è più comune al Settentrione (in particolare nel Nord Est).

La carenza di risorse economiche, comunque, non basta a spiegare le differenze tra Meridione, Settentrione e Isole: molte regioni del Nord hanno migliorato la loro performance sanitaria senza aumentare la spesa. Per contro, alcune Regioni del Mezzogiorno, alle quali si aggiunge il Lazio [[tuttavia questa Regione non è più commissariata perché ha migliorato i conti della sanità, ndr]], hanno peggiorato la loro performance pur aumentando le risorse disponibili (rispetto al dato nazionale).

I dati di Osservasalute in sintesi

Di seguito alcuni dati e tendenze contenuti nel Rapporto Osservasalute 2016 sulla popolazione italiana:

  • diminuisce il numero degli abitanti del nostro Paese e oltre un italiano su cinque ha più di 65 anni [[secondo l’Istat circa il 22%, ndr]];
  • si riducono gli ultracentenari;
  • la mortalità si è ridotta in 11 anni: sono cambiate le cause dei decessi (meno morti per problemi di cuore);
  • si muore di più per malattie psichiche e infettive;
  • stabile la quota di italiani sovrappeso e obesi: complessivamente il 45,1% dei soggetti di età dai 18 anni in su è in eccesso ponderale;
  • alcolici: diminuiscono gli astemi e gli astinenti;
  • scende la mortalità riconducibile ai servizi sanitari, ma ancora troppe disparità tra Nord e Sud;
  • la spesa privata dei cittadini per la salute è in aumento, specialmente al Sud. Tutte le regioni del Meridione e le Isole incrementano la spesa sanitaria privata con valori che oscillano fra +1,74% annui in Campania e +3,53% annui in Basilicata. Le regioni del Centro-Nord, invece, presentano incrementi mediamente più contenuti.

ricciardi_walter-presidente_iss.jpgIl Rapporto, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane [[ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, ndr]], è stato coordinato dal Professor Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha commentato:

Complici i non sempre perfetti stili di vita e soprattutto la disparità di accesso ai servizi dei cittadini delle diverse regioni le malattie croniche colpiscono gli italiani a un’età sempre più precoce (determinati da fattori di rischio come il sovrappeso o la sedentarietà che riguardano sempre più giovani), il che significa che gli italiani dovranno convivere con queste patologie per un numero di anni sempre maggiore, con conseguente abbassamento della qualità della vita e costi sempre più insostenibili per il SSN.

Fonti principali: Policlinico A. Gemelli (Uff. stampa), Osservasalute

Al via corso in riabilitazione visiva

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Da maggio a dicembre ci si potrà perfezionare con l’Università Leonardo da Vinci e il Polo Nazionale

polo-riabilitazione-microperimetro-paz_med-2-web-2.jpgSe avete una laurea in medicina, in professioni sanitarie, servizio sociale o psicologia potrete partecipare. Partirà, infatti, il prossimo 9 maggio e proseguirà sino a dicembre 2017 un corso di perfezionamento per diventare esperti in riabilitazione visiva. Il percorso formativo si svolgerà sia online – su una piattaforma telematica dedicata – sia con lezioni frontali che si terranno presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Se completato con profitto, darà diritto a 20 crediti formativi universitari (pari a 500 ore)… (leggi tutto)

Quella salute che va in fumo

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Quasi un miliardo di fumatori nel mondo: il tabacco è la seconda causa di disabilità e mortalità

sigarette_in_digitale-fonte_freedigitalphotos.net-photospip7d4defc5de6c05efbefca886fa47194a.jpgIl fumo continua a mietere vittime nel mondo, dato che mina gravemente la salute. Secondo un nuovo studio scientifico pubblicato su The Lancet, nel 2015 fumavano 933 milioni di persone: il consumo di tabacco era la seconda causa di disabilità e di decesso planetaria. Dunque bisogna insegnare ai giovani a non iniziare affatto.

Il record negativo per numero di fumatori maschi spetta a Cina, India e Indonesia, mentre per le donne i tre Paesi sul podio sono Stati Uniti, Cina e India. Il Brasile ha registrato i progressi maggiori nella riduzione del vizio. Anche in Italia si è avuta complessivamente una riduzione dei consumatori nei 25 anni considerati, anche se sono in ripresa tra gli adolescenti.

Cos’è stato studiato

Sono stati presi in considerazione 195 Paesi del mondo in un periodo che va dal 1990 al 2015. Un vasto gruppo di studio internazionale [[GBD 2015 Tobacco Collaborators]] ha preso in considerazione molte variabili. Ne è emerso che la prevalenza dei fumatori è del 25%: un quarto della popolazione mondiale fuma. La fumo_causa_cecit-pacchetto_australiano-verticale-web-photospipa19627a6c93285034f4d1648666fbdeb.jpgmaggior parte dei Paesi studiati ha ridotto il vizio; tuttavia ce ne stanno alcuni in decisa controtendenza (Congo, Azerbaijan). Nel 2015 l’11,5% dei decessi mondiali sono stati attribuiti al fumo, oltre la metà dei quali in quattro Paesi popolosi: Cina, India, USA e Russia.

Più fumi, più sei a rischio AMD

Il fumo può mettere a repentaglio anche la salute visiva, tanto che può causare cecità. Ad esempio è uno dei fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia retinica che provoca cecità centrale soprattutto a partire dai 50 anni: è la principale causa di perdita della vista nei Paesi più sviluppati.

Uno studio pubblicato in precedenza sulla rivista Ophthalmology ha preso in considerazione 4439 persone, notando che nei fumatori c’era un’incidenza doppia rispetto a chi non fumava.

In una ricerca pubblicata quest’anno, condotta a Shanghai su 4190 persone, si è visto che le donne molto anziane (dagli 80 anni in su) avevano una probabilità significativamente superiore di essere cieche o ipovedenti se fumavano e non avevano alti livelli d’istruzione. Le principali cause di cecità sono risultate la cataratta (generalmente operabile), la maculopatia miopica e l’AMD.

Lo scenario italiano

I fumatori in Italia sono 11,5 milioni, il 22% della popolazione: 6,9 milioni di uomini (il 27,3%) e 4,6 milioni di donne (17,2%). Gli ex fumatori rappresentano il 13,5% della popolazione (7,1 milioni) i non fumatori sono invece 33,8 milioni (il 64,4% della popolazione). Lo attesta l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

fumo_campagna_contro_tabacco-who-fumo_passivo-particolare_locandina.jpgIn controtendenza rispetto ai precedenti otto anni, nel 2016 si è osservato un lieve incremento della prevalenza di fumatori. L’analisi delle abitudini ha mostrato che la percentuale di fumatori italiani è ancora superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di età. Tra i 25 e 44 anni si è registrata la prevalenza maggiore di fumatori (24,1% delle donne e 31,9% degli uomini). Fumano di meno gli ultrasessantacinquenni: il 6,9% delle donne e il 18,2% degli uomini. In generale il consumo medio al giorno in Italia è intorno alle 13 sigarette.

Conclusioni

Nonostante più di 50 anni di sforzi antitabacco, il fumo rimane un fattore di rischio importante per la salute globale. Lo sostiene, in conclusione, la rivista The Lancet.

Infatti scrivono gli autori dello studio:

La guerra contro il tabacco è ben lungi dall’essere vinta, in particolare nei Paesi con il più alto numero di fumatori. Il tributo impressionante del fumo ai danni della salute riecheggia ben al di là dell’individuo […]. Una rinnovata e costante attenzione è necessaria per le politiche di controllo onnicomprensive del tabacco nel mondo. Il successo è possibile, ma richiede politiche e leggi più incisive e più forti. Occorre davvero intensificare gli sforzi per mantenere bassi i tassi di prevalenza dei fumatori nella gente che non l’ha ancora sperimentato, [evitando] un’epidemia devastante e per evitare che i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti inizino a fumare.

Link utili: Telefono Verde contro il fumo: 800 554 088, Fondazione Veronesi

Fonti: The Lancet, Ophthalmology, Int. J. Ophthalmol., Istituto Superiore di Sanità

Assistenza domiciliare: tre Regioni bocciate dalla Corte dei Conti

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Sono Campania, Lazio e Calabria: l’assistenza integrata agli anziani è ancora considerata insufficiente

anziani-pubb8f92-64640.jpgL’assistenza domiciliare viene bocciata dalla Corte dei Conti in tre regioni italiane: Campania, Lazio e Calabria [[in Campania si raggiunge appena lo 0,87 per mille rispetto al valore soglia di 1,8 per mille abitanti, nel Lazio 1,32 per mille e in Calabria 1,43 per mille]]. Ci può essere una tendenza al miglioramento, ma comunque l’invecchiamento demografico italiano imporrebbe che questo servizio venga garantito oggi già ovunque in Italia attraverso il Sistema sanitario nazionale.

Un Paese per vecchi

Secondo dati Istat, infatti, nel Belpaese 22 persone residenti su 100 hanno almeno 65 anni. Naturalmente le persone anziane tendono essere colpite maggiormente da malattie croniche e a soffrire di diverse patologie contemporaneamente (comorbidità). Si pensi che lo scorso anno l’età media registrata nel nostro Paese sfiorava i 45 anni.

anziane-solidali-teste-web-photospip4289f4bb5e2a1cefbf02489d8cd10bd8.jpgLa speranza di vita in buona salute alla nascita si attesta intorno a 58,2 anni (dati Istat 2015). Gli anni trascorsi in salute a partire dai 65 anni – ossia senza gravi malattie e/o disabilità – sarebbero però inferiori alla media europea.

Scrive la Corte dei Conti:

L’assistenza domiciliare agli anziani risulta ancora insufficiente, anche se in recupero, in alcune Regioni in Piano (Campania, Lazio, Calabria). Insufficiente anche l’offerta di posti equivalenti in strutture residenziali per anziani non autosufficienti […], con punte minime dello 0,63 in Campania e 0,72 Molise rispetto ad un valore soglia del 9,8 per mille. Il monitoraggio evidenzia carenza nella dotazione di posti equivalenti nelle strutture residenziali e semiresidenziali per disabili, nonché nella dotazione di posti letto in strutture hospice.

Permangono forti differenze regionali

Mondi sanitari diversi coesistono nella stessa nazione. Non solo – come precedentemente sottolineato dallo stesso Ministero della Salute – si configura uno scenario a macchia di leopardo, ma permane l’ormai assodato divario tra Nord e Sud.

La Corte dei Conti osserva che sono quattro le Regioni considerate migliori sul piano dei servizi del Servizio sanitario nazionale: Trentino, Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Però in queste stesse aree si ha il livello di spesa privata per abitante più alta, all’incirca doppia rispetto a quelle con minore capacità di spesa privata [[Campania, Sardegna, Calabria]]. Insomma, nelle stesse quattro Regioni del Nord Italia l’economia della salute sembra essere più sana sia nell’ambito pubblico che in quello privato.

Fonti: Panorama della Sanità, Corte dei Conti, Istat

Diabete, troppi zuccheri “ammazza-vista”

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Alla Camera presentato un nuovo Rapporto: circa 60 milioni i diabetici in Europa. In Italia molta sedentarietà

diabete-rapporto-presentazione-camera-4_aprile_2017-web.jpgL’alta concentrazione di zuccheri nel sangue “mangia” la nostra salute. Solo in Europa vivono 59,8 milioni di diabetici, dei quali 3,27 milioni in Italia (dove un altro milione si stima abbia il diabete senza diagnosi). Sono alcuni dei numeri contenuti nel Rapporto presentato il 4 aprile 2017 alla Camera: è il nuovo Italian Diabetes & Obesity Barometer Report curato dalla IBDO Foundation.

Problema obesità in crescita

Oltre la metà dei casi di diabete – 422 milioni nel mondo – è attribuibile, secondo l’OMS, all’obesità (58%). In tutta Europa più di una persona su due è in sovrappeso e lo scenario è preoccupante soprattutto in Irlanda. In Italia è particolarmente sentito il problema dell’obesità infantile, ma la maggior parte della popolazione non si muove a sufficienza (pratica spesso poco sport). La sedentarietà aumenta, a parità di altri fattori, di circa il 60% il rischio di diabete rispetto a chi pratica attività fisica regolare.

copertina-rapporto-ibdo-aprile-2017-web.jpgSe gli stili di vita non sono corretti si è decisamente più a rischio: in Italia la prevalenza del diabete è solo dell’1,7% tra chi pratica abitualmente un’attività sportiva, mentre questa percentuale sale al 15,1% tra gli obesi.

“Possiamo definire diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze”, ha dichiarato Renato Lauro, Presidente della Fondazione IBDO (l’Italian Barometer Diabetes Observatory che ha collaborato con l’università di Tor Vergata e l’Istat). I numeri sono in crescita e ormai da emergenza, soprattutto in città. Si è a rischio se si è sedentari, se non ci si alimenta in modo sano e si sono superati i 45 anni. Inoltre, oltre a fattori genetici ci sono anche fattori socio-culturali: in Italia la prevalenza della malattia cronica da eccesso di zuccheri nel sangue è circa tre volte maggiore in chi ha una bassa scolarità (licenza elementare rispetto ai laureati). Si tenga conto, tra l’altro, che l’Italia è il Paese Ocse in cui c’è il maggior tasso di ricoveri per diabete scompensato.

Occhio alle complicanze

La retinopatia diabetica è una complicanza che colpisce circa un terzo dei diabetici ossia circa 147 milioni di persone nel mondo. E’ considerata la prima causa di cecità in età lavorativa e, si legge nel Rapporto, è responsabile di circa il 13% dei casi di handicap visivo. Per prevenire i danni retinici è indispensabile controllare periodicamente la glicemia e sottoporsi a visite oculistiche con controllo del fondo oculare. Altre complicanze possono essere problemi cardiaci, vascolari (soprattutto alla circolazione dei piedi), renali, dei nervi (riduzione della sensibilità periferica).

retinopatia_diabetica-fundus_oculi-photospipe58febebf380e9717223c34165fd3ef1.jpgLa maggior parte dei costi del diabete (considerata una patologia sociale) è proprio legata alle sue complicanze, dato che spesso non c’è consapevolezza della malattia: è silente fino a quando non è già troppo tardi per evitare danni organici. Anche per questo bisogna avere sempre lo sguardo puntato sulla prevenzione. Però nel mondo quasi una persona su due (46,5%) ancora non sa di soffrire di diabete (pur essendone affetta, ndr). [[Fonte: IDF Diabetes Atlas 2015]]

“Bisogna prevenire per rendere sostenibile” il Sistema sanitario nazionale italiano nei prossimi anni, ha concluso Federico Spandonaro, Professore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (Presidente di CREA Sanità). Tanto più che la spesa privata per le cure è in aumento e sempre più italiani rinunciano, soprattutto al Sud, a visite specialistiche e ad esami diagnostici.

Link utile: Rapporto sul diabete

Fonte di riferimento: IBDO

La vista che rischia se non si torna dall’oculista

Oculista

UK, studio su oltre 145 mila pazienti con malattie oculari: il glaucoma è risultato il più pericoloso

Oculista
Oculista
Le malattie oculari sono in “agguato”: se non si torna regolarmente dall’oculista per i controlli la nostra vista può correre seri rischi. E’ stato pubblicato dall’autorevole rivista Eye uno studio scientifico che riassume i dati raccolti su 145.234 persone le quali – presso il Moorfields Eye Hospital di Londra – avevano già ricevuto una diagnosi, ma avevano commesso il peccato di non presentarsi o di non prenotare gli appuntamenti successivi. A rischiare la vista sono state soprattutto le persone con glaucoma (14 casi gravi sui 16 identificati).

moorfields-hospital-_londra-2.jpgLe diagnosi formulate erano state le più varie: dai problemi retinici allo strabismo, passando per la cataratta. Il glaucoma è, tuttavia, è la patologia che necessita maggiormente di controlli regolari della pressione oculare (tonometria) e del fondo dell’occhio. Se non è tenuto sotto controllo – in genere con farmaci che abbassano la pressione oculare (colliri ipotonizzanti) – si rischiano gravi danni al nervo ottico: è la seconda causa di cecità irreversibile al mondo e attualmente colpisce, secondo l’OMS, 55 milioni di persone nel mondo. Si è più a rischio se si hanno altri casi in famiglia e si hanno più di 40 anni.

In Italia il glaucoma colpisce circa un milione di persone, ma una persona su due ancora non lo sa. In genere è associato a una pressione dell’occhio troppo alta: è fondamentale quindi, accanto al controllo dello stato della retina e della testa del nervo ottico, eseguire periodicamente una tonometria.

Fonte originale: Eye