Secondo The Lancet l’Europa è il continente con le nazioni più virtuose. I Paesi scandinavi, la Svizzera e la Spagna sono nella top ten
Secondo la rivista The Lancet tra i primi dieci posti al mondo nell’accesso all’assistenza sanitaria ci sono i Paesi scandinavi. Però brilla anche l’Italia col suo dodicesimo posto. Non sarà il secondo Paese dopo la Francia come qualità della sanità pubblica in rapporto alla spesa (come aveva sentenziato l’ONU molti anni fa). Però è sempre un buon piazzamento, pressoché a pari merito con Giappone (11°) e Lussemburgo (10°).
Chi sono i più virtuosi
I tre Stati più virtuosi al mondo – secondo questa vasta ricerca internazionale che ha considerato il periodo 1990-2015 [[GBD 2015 Healthcare Access and Quality Collaborators, “Healthcare Access and Quality Index based on mortality from causes amenable to personal health care in 195 countries and territories, 1990-2015: a novel analysis from the Global Burden of Disease Study 2015”, Lancet. 2017 May 18. pii: S0140-6736(17)30818-8. doi: 10.1016/S0140-6736(17)30818-8, epub ahead of print]] – sono Andorra, Islanda e Svizzera. Nazioni poco popolose.
Nella top ten però troviamo anche Paesi come Spagna e Olanda (rispettivamente all’ottavo e al nono posto). Dopo di noi si piazzano anche la Francia (15° posto) e la Germania (20°). Si classificano ancora peggio, pur rimanendo nel gruppo dei Paesi di testa, la Gran Bretagna (30°) e gli Usa (35°). Il maggior numero di Stati virtuosi si trova, comunque, in Europa.
Il metodo
Per costruire la classifica si è considerato anche il tasso di mortalità in 195 Stati: ci si è basati su una lista di 32 malattie potenzialmente molto compromettenti per la nostra salute (gestibili grazie all’assistenza sanitaria), dal diabete al cancro, dalle malattie cardiovascolari agli ictus. Dunque si sono considerate sia malattie croniche che patologie potenzialmente mortali.
Miglioramento globale, ma più divari
A dispetto del miglioramento globale nell’assistenza sanitaria, oggi è presente un maggior divario tra i Paesi più virtuosi e gli ultimi della Terra. Ad avere spesso cattive performance, anche per scarsità di risorse economiche, sono gran parte degli Stati dell’Africa subsahariana. Neanche l’America Latina e la maggior parte dell’Asia sono però messe particolarmente bene. Nonostante il grande balzo in avanti compiuto, in un quarto di secolo, da Cina, Corea del Sud e Turchia. A cui si aggiungono, tra gli altri, il Perù e le Maldive.
Dal 24 al 27 maggio a Milano il 15° Congresso internazionale della Società Oftalmologica Italiana
Dal 24 al 27 maggio si è tenuto a Milano il 15° Congresso internazionale della Società Oftalmologica Italiana (SOI). Numerosi i corsi, i master e i simposi riservati ai professionisti del settore: dalla cataratta al glaucoma, passando per la chirurgia vitreoretinica e le tecniche laser più sofisticate. Tra le innumerevoli sessioni d’aggiornamento per gli oculisti segnaliamo quelle dedicate a “semeiotica hi-tech in oftalmologia pediatrica”, “corso avanzato di biometria”, “miopia e strabismo”. Tra l’altro è stata proposta anche quest’anno la chirurgia effettuata in diretta (intervento di cataratta). Si sono tenute, inoltre, relazioni di esperti del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di Roma… (continua a leggere)
L’aumento della sopravvivenza genera l’incremento costante di una fascia di popolazione più esposta a problemi di salute di natura cronico-degenerativa. Tutto ciò pone, e porrà sempre di più in futuro, i sistemi sanitari dei paesi avanzati sotto forte pressione per l’aumento della domanda di cure, con conseguenti problemi di sostenibilità.
Più controlli di routine
Scrive l’Istituto Nazionale di Statistica a proposito delle visite mediche periodiche e alle analisi del sangue:
I controlli di routine dei livelli di colesterolo e glicemia nel sangue e della pressione arteriosa sono semplici esami che consentono una diagnosi tempestiva. I controlli, pertanto, non riguardano solo la popolazione a rischio di insorgenza di malattia croniche, ma tutta la popolazione, con una cadenza appropriata. I comportamenti di prevenzione non possono però prescindere dalla prevenzione primaria, che riguarda gli stili di vita: in particolare l’adozione di stili di vita salutari (sana alimentazione, riduzione nel consumo di sale, lotta all’obesità e al tabagismo, promozione dell’attività fisica) durante tutto il percorso di vita a partire dalla prima infanzia.
Nel 2015 – con riferimento alla popolazione di 15-64 anni – l’Istat nota come l’Italia abbia mostrato un comportamento complessivamente più virtuoso della media europea con riferimento ai controlli del livello di colesterolo e glicemia nel sangue e meno virtuoso per quanto riguarda il controllo della pressione arteriosa. I risultati mostrano come, a parità di altre caratteristiche, le donne abbiano una maggiore propensione a svolgere controlli, così come i residenti nel Nord e nel Centro in confronto a chi risiede nel Mezzogiorno.
Prendendo come riferimento il gruppo delle famiglie a basso reddito di italiani, la propensione a svolgere controlli di prevenzione è inferiore per le famiglie a basso reddito con stranieri. È invece più elevata per la classe dirigente e le famiglie d’impiegati.
Sempre più persone rinunciano alle visite specialistiche
Una percentuale crescente di persone – conferma l’Istat – ha rinunciato a una visita specialistica negli ultimi 12 mesi perché considerata troppo costosa. Si è passati, infatti, tra il 2008 e il 2015, dal 4% al 6,5% della popolazione (un incremento pari al 55,5%, ndr). Questo fenomeno di rinuncia riguarda soprattutto il Mezzogiorno, dove si è passati a un tasso di rinuncia delle visite specialistiche del 6,6% a un preoccupante 10,1%. Questo problema riguarda naturalmente soprattutto i più poveri. Con conseguente riduzione della possibilità di prevenzione delle malattie, comprese quelle oculari, che invece necessitano di controlli periodici di uno specialista.
Lieve miglioramento della salute percepita
Aumenta il numero di anni vissuti senza limitazioni nelle attività della vita quotidiana dopo i 65 anni: da 9 a 9,9 per gli uomini tra il 2008 e il 2015, e da 8,9 a 9,6 per le donne. Anche la percezione dello stato di salute mostra un lieve miglioramento al netto degli effetti dell’invecchiamento: si dichiara in buone condizioni il 67,7% della popolazione nel 2016 rispetto al 64,8% del 2009.
Disuguaglianze più pronunciate
Nonostante alcuni segni di ripresa (considerati volatili), perdura la crisi economica e sono sempre più accentuate le disuguaglianze socio-economiche. Anche tra un gruppo sociale e l’altro le diseguaglianze nelle condizioni di salute sono notevoli. Nel gruppo della classe dirigente tre quarti delle persone si dichiarano in buone condizioni, mentre nel gruppo più svantaggiato [[persone anziane sole e giovani disoccupati]] la quota scende al 60,5%.
L’edizione di quest’anno del Rapporto Istat affronta in modo non convenzionale il tema della struttura socioeconomica, letta attraverso le caratteristiche dei gruppi sociali. Descrive dei gruppi sociali italiani troppo cristallizzati attorno a posizioni d’interesse, una mobilità sociale troppo ridotta, con un Paese che ha numeri da record a livello d’età.
Rapporto Eurispes presentato il 16 maggio a Roma: liste d’attesa più lunghe al Sud, troppe le strutture fatiscenti
Sul piano dell’assistenza sanitaria l’Italia è divisa in tre: “Al Nord, nonostante i casi problematici, prevale un servizio accettabile, il Centro si colloca in una posizione intermedia, nel Mezzogiorno i disagi sono estremamente frequenti”. Lo scrive l’Istituto di ricerca Eurispes, che il 16 maggio a Roma ha presentato un nuovo Rapporto.
Le pazienti attese
Dall’Eurispes vengono denunciate lunghe attese per visite ed esami in tutto il Paese, ma se al Nord-Ovest le ha sperimentate il 49,8%, la quota tocca punte del 93,2% al Sud e del 90% circa nelle Isole. Per gli interventi chirurgici le attese sono state vissute da meno della metà dei residenti del Centro e del Nord-Ovest, ma da oltre il 66% al Sud e nelle Isole.
Netto divario Nord-Sud
Dal “Rapporto Italia” emerge un netto divario relativo alle condizioni delle strutture sanitarie. Vengono definite fatiscenti dal 18% degli intervistati al Nord-Ovest, dal 34,5% nel Nord-Est, dal 46,6% al Centro e dal 60% al Sud, con un massimo del 69,3% nelle Isole (circa il doppio del Nord-Est). Una tendenza analoga è stata registrata nelle indicazioni relative a strutture igienicamente non adeguate.
Gli errori medici, sperimentati al massimo nel 30% dei casi al Centro-Nord, vengono citati dal 55,3% dei residenti al Sud e dal 40,9% di chi abita Sicilia e Sardegna. La tendenziale peggiore offerta di servizi sanitari nelle aree del Mezzogiorno coinvolge anche la disponibilità del personale medico ed infermieristico, considerata insoddisfacente da oltre la metà degli intervistati.
Servono fiducia, efficienza e senso del dovere
Spiega il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, fondatore dell’Istituto di ricerca:
Dallo studio emerge l’immagine di un Paese che sembra non voler esercitare nessuno sforzo in direzione del cambiamento. Il Rapporto conferma, inoltre, che esistono più Italie: una che produce ritardi, lentezze e che non si innova e un’altra che invece traina l’economia, la produzione, i servizi, con fiducia nel futuro e senso del dovere. Ad una Italia chiusa in se stessa se ne contrappone una che resiste e che si impegna.
Il cuore di un diabetico può essere più a rischio: consigliabili regolari visite cardiologiche così come quelle oculistiche
Sicuramente grazie a un’analisi sistematica retrospettiva degli studi scientifici condotti sui diabetici, ricercatori americani, australiani e singaporiani hanno concluso che chi soffre di retinopatia diabetica proliferante o di edema maculare corre un maggiore rischio di avere malattie cardiovascolari che potrebbero persino essere fatali.
Come si è svolto lo studio
Questa ricerca – pubblicata su Jama Ophthalmology – ha preso in considerazione 7604 persone affette da diabete di tipo 2, che hanno partecipato a 656 studi. Sarebbero più a rischio infarto [[dunque dovrebbero recarsi regolarmente da un cardiologo per prevenirlo]] coloro che hanno una forma particolarmente devastante di retinopatia (detta “proliferante” perché i vasi retinici dannosi si moltiplicano rapidamente) oppure hanno un accumulo di liquido sotto al centro della retina (èdema retinico).
La connessione tra la retinopatia diabetica [[che in almeno in un terzo dei casi provoca retinopatia diabetica]] e l’infarto è indiretta. Un indice del potenziale devastante del diabete può essere proprio lo stato della retina (una sorta di finestra sulla salute vascolare). Durante lo studio si sono verificati 1203 eventi cardiovascolari in quasi sei anni di monitoraggio. Infatti, l’elevata concentrazione di zuccheri nel sangue per periodi prolungati tende a danneggiare il cuore e i vasi.
Quando sottoporsi a visita oculistica
Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabeticaSe ci si sottopone a una visita oculistica completa almeno annualmente (con dilatazione della pupilla) non si dovrebbero correre rischi visivi. Un’eventuale diversa frequenza potrà essere raccomandata dallo stesso oculista al diabetico. In ogni caso bisogna monitorare accuratamente l’andamento della glicemia, soprattutto se si soffre da molti anni di diabete; ciò si può fare con un esame chiamato “emoglobina glicosilata” o “emoglobina glicata”, che fornisce l’andamento degli zuccheri nel sangue negli ultimi 2-3 mesi. Ai primi segni di retinopatia diabetica i controlli oculistici andrebbero fatti con una maggior frequenza [Vedi [sito di SID Italia]].
Studio americano su bambini dai 3 ai 5 anni con proiezioni fino al 2060: in aumento i piccoli ipovedenti
È in aumento il numero dei bimbi tra i 3 e i 5 anni con problemi visivi che causano ipovisione. Un nuovo studio americano prevede che, tra il 2015 e il 2060, ci sarà un incremento di oltre un quarto dei casi nei soli Stati Uniti (+26,3%), passando da oltre 174 mila bambini ipovedenti affetti da vizi refrattivi non corretti (forte miopia, ipermetropia, astigmatismo) e/o occhio pigro (ambliopia bilaterale) a più di 220 mila piccoli con gli stessi problemi visivi, principalmente ispano-americani.
Una diagnosi precoce è fondamentale per evitare futuri problemi o danni oculari, soprattutto se si tratta dell’occhio pigro: se non viene individuato per tempo può impedire il corretto sviluppo dei circuiti cerebrali perché solo l’occhio dominante fornisce informazioni alla corteccia cerebrale visiva (mentre l’altro viene “disattivato”). Infatti una buona visione stereoscopica è importante per una buona qualità della vita.
Secondo i ricercatori di Los Angeles e di Seattle, che hanno pubblicato la loro ricerca su Jama Ophthalmology:
I problemi visivi nella prima infanzia possono danneggiare significativamente lo sviluppo della funzione visiva, motoria e cognitiva e portare a conseguenze psicosociali avverse.
Concludono, quindi, i ricercatori:
Questi dati suggeriscono che un’alta proporzione di bambini in età prescolare vive un’inutile perdita della vista che potrebbe essere prevenuta mediante una diagnosi precoce e la correzione di un errore refrattivo significativo [nel 2015 l’avevano circa il 69% dei piccoli ipovedenti americani, ndr].
Un terzo dei casi con complicanze: dalla cheratocongiuntivite alla neurite ottica, passando per polmonite, otite e diarrea
In Italia si è arrivati, dall’inizio dell’anno al 3 maggio 2017, a 1920 casi di morbillo [[http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/bollettino/Measles_WeeklyReport_N6.pdf]], mentre in tutto il 2016 si sono avuti 866 casi. [[http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/epidItalia.asp]] I contagiati sono quindi aumentati di 6,6 volte confrontando i primi due quadrimestri di questo biennio.
In Europa il nostro Paese e la Romania vivono un’epidemia di morbillo. Però anche in Belgio e in Germania ci sarebbero dei rischi superiori alla media, così come in Francia, Polonia, Svizzera e Ucraina. [[http://www.thejournal.ie/measles-outbreak-europe-who-3312030-Mar2017]]
Si tratta di una malattia infettiva esantematica virale: circa un terzo delle persone è colpito da complicanze; tra queste ci sono la cheratocongiuntivite e, anche se rara, la neurite ottica retrobulbare. Tra le altre possibili complicanze segnaliamo la diarrea, la stomatite (infiammazione della mucosa della bocca), la polmonite, l’insufficienza respiratoria e l’otite.
Cosa dice l’OMS
L’OMS scriveva, a fine marzo, che i Paesi più colpiti dal morbillo in Europa erano l’Italia e la Romania. [[http://www.euro.who.int/en/media-centre/sections/press-releases/2017/measles-outbreaks-across-europe-threaten-progress-towards-elimination]] Eppure, nonostante questa situazione, l’Organizzazione mondiale della sanità parla di una drastica diminuzione dei decessi grazie alle vaccinazioni (-79% di vittime nel mondo tra il 2000 e il 2015). A livello planetario due anni fa circa l’85% dei bambini aveva ricevuto il suo primo vaccino entro il primo anno di vita (era il 73% nel 2000).
Il Ministro Lorenzin: lontani dal 95% di copertura vaccinale
La copertura vaccinale non è ancora sufficiente, in Italia, a impedire un contagio su ampia scala del morbillo, per cui è già scattato l’allarme delle autorità sanitarie (che raccomandano la vaccinazione). Oggi siamo infatti ancora solo attorno all’85% di bambini vaccinati. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha spiegato:
Nonostante il Piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 e la vaccinazione contro il morbillo sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi (coorte 2013) è stata dell’85,3% […], ancora lontana dal 95% che è il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus nella popolazione.
È ora indispensabile intervenire rapidamente con un impegno e una maggiore responsabilità a tutti i livelli, da parte di tutte le istituzioni e degli operatori sanitari, per rendere questa vaccinazione fruibile, aumentandone l’accettazione e la richiesta da parte della popolazione. Analogamente le amministrazioni regionali e delle aziende sanitarie, così come pediatri e medici di medicina generale devono promuovere una campagna di ulteriore responsabilizzazione da parte dei genitori e delle persone non immuni di tutte le età affinché non rinuncino a questa fondamentale opportunità di prevenire una malattia che può essere anche letale.
Intanto ai turisti stranieri che intendono viaggiare in Italia viene consiglia una copertura con vaccino contro il morbillo. [[https://wwwnc.cdc.gov/travel/notices/watch/measles-italy]]
Prevalenza nazionale al 5,4%. Calabria, Campania e Lazio le tre regioni peggiori. Presentati a Roma dati allarmanti
Calabria (8,2%), Campania (6,7%) e Lazio (6,6%) sono le tre regioni italiane più colpite dal diabete. Quelle con meno diabetici in rapporto alla popolazione sono, invece, il Trentino Alto-Adige, il Veneto, la Liguria e la Lombardia. Soprattutto a causa di una dieta migliore e di un’attività fisica più regolare.
Mentre Bolzano e Trento sono città decisamente virtuose, la situazione è molto preoccupante soprattutto a Roma e provincia, dove risiedono più persone con diabete di tutto il Piemonte (286 mila). Gli zuccheri raffinati, i grassi animali e la sedentarietà sono, da questo punto di vista, i principali nemici della salute.
Il 5 maggio sono stati presentati a Palazzo Valentini questi e altri dati preliminari del progetto internazionale Cities Changing Diabetes per Roma [[il progetto, a livello nazionale e capitolino, è coordinato dall’Health City Institute in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Anci, Roma Città Metropolitana, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istat, la Fondazione Censis, Coresearch, l’Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Medi-Pragma e tutte le Università di Roma, le Società scientifiche del diabete e dell’obesità nonché con associazioni pazienti e di cittadinanza]], volto a studiare il legame fra una malattia cronica come il diabete e la città, promuovendo al contempo nuove iniziative per salvaguardare la salute dei suoi cittadini. Si può infatti prevenire la patologia nella sua forma più comune (il diabete di tipo 2) o, almeno, si può diagnosticare tempestivamente (in particolare il diabete di tipo 1 [[richiede insulina e rappresenta circa il 10% dei casi, ndr]]).
Occhio alla salute in città, nel mondo è pandemia
Dopo Città del Messico, Copenhagen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg è stata Roma la metropoli scelta per il 2017 col progetto nato tre anni fa in Danimarca [[promosso dall’University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, in collaborazione con istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia]]. Nelle grandi città vivono oggi la gran parte delle persone con diabete di tipo 2.
Il diabete, secondo l’OMS, colpisce 422 milioni di persone: si tratta di una “pandemia” e mostra una tendenza alla crescita. Solo in Italia sono più di 3,2 milioni. Oltre a Calabria, Campania e Lazio, superano la prevalenza nazionale del diabete (5,4%) l’Emilia Romagna, la Sicilia, la Puglia, la Basilicata e il Molise.
Retinopatia diabetica: serve più prevenzione
Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabeticaLa retinopatia diabetica è una delle numerose complicanze [[come problemi cardiaci, vascolari (soprattutto alla circolazione dei piedi), renali, dei nervi (riduzione della sensibilità periferica)]] della malattia correlata a una concentrazione eccessiva di zuccheri nel sangue: colpisce circa un terzo dei diabetici. È considerata la prima causa di cecità in età lavorativa ed è responsabile di circa il 13% dei casi di handicap visivo. Per prevenire i danni retinici è indispensabile controllare periodicamente la glicemia e sottoporsi regolarmente a visite oculistiche (con controllo del fondo oculare).
La maggior parte dei costi del diabete è legata alle sue complicanze e spesso non c’è consapevolezza della malattia. Anche per questo bisogna sempre prestare attenzione alla prevenzione.
Roma e Lazio non virtuosi
Ketty Vaccaro (Censis), coordinatrice di Roma Cities Changing Diabetes, ha dichiarato:
Il Lazio e, in particolare, Roma registrano un aumento di obesità e invecchiamento della popolazione, entrambi fattori di rischio strettamente legati all’incremento della prevalenza del diabete… Non solo l’obesità, l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, ma anche fattori sociali come istruzione, accesso alle cure, risorse disponibili incidono fortemente sul suo incremento.
Spiega il prof. Andrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente dell’Health City Institute:
Nelle città aderenti al programma Cities Changing Diabetes i ricercatori svolgono ricerche per individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza. Il tutto nella piena collaborazione tra le diverse parti coinvolte.
L’aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, infatti, è strettamente legato alla crescita della popolazione urbana, fenomeno sociale inarrestabile e apparentemente una tendenza irreversibile, proprio per via del cambiamento degli stili di vita (alimentazione) e di movimento. Dunque in città occorre ricercare persino più attivamente il benessere adottando stili di vita più sani.
Negli Usa la degenerazione maculare legata all’età non viene individuata in un occhio malato su quattro
In un occhio retinopatico su quattro non viene scoperta. Parliamo della degenerazione maculare legata all’età (AMD), la prima causa di perdita della vista nei Paesi benestanti, che dopo i 55 anni può colpire il centro della retina (macula). Il campanello d’allarme arriva da uno studio pubblicato su JAMA Ophthalmology.
Risultati dello studio
Hanno partecipato alla ricerca – condotta negli Stati Uniti dall’Università dell’Alabama – 644 persone con un’età media di quasi 69 anni e mezzo. Complessivamente non risultavano avere AMD tre occhi su quattro (75,2%). In 320 occhi su 1288, invece, la degenerazione era subdolamente presente. In molti di essi sono stati osservati accumuli retinici chiamati drusen [[depositi extracellulari di scarto: si tratta di molecole ricche di grassi e colesterolo che si formano a livello della membrana di Bruch (sotto l’epitelio pigmentato retinico)]], iperpigmentazione retinica (10%) o ipopigmentazione (13,4%).
Più sottovalutazione tra gli anziani
L’AMD non risultava diagnosticata soprattutto tra i più anziani, in persone con un livello d’istruzione basso e nei maschi: circa il 25% degli occhi sembravano avere una macula sana, ma in realtà non lo era, com’è poi risultato evidente facendo un esame più approfondito del fondo a pupilla dilatata.
In totale il 30% degli occhi per cui non era stata formulata una diagnosi di degenerazione maculare legata all’età mostrava già grandi drusen che, concludono i ricercatori, “sarebbero state trattabili con integratori alimentari” se diagnosticate per tempo. Quindi i ricercatori americani auspicano l’applicazione, da parte dei centri oftalmologici, di migliori strategie per individuare precocemente l’AMD.
Il diametro pupillare aumenta: la caffeina può influenzare le prestazioni visive
Vizi e virtù del caffè vengono periodicamente evidenziati dalle ricerche scientifiche. Grazie a un nuovo studio internazionale – pubblicato su Eye – è stato possibile valutare l’aumento del diametro della pupilla in seguito all’assunzione di caffeina. Quest’ultima può influenzare le prestazioni visive incidendo anche sull’accomodazione.
Metodo e risultati
Cinquanta persone hanno partecipato allo studio, con un’età compresa tra i 19 e i 25 anni. Venivano selezionati casualmente soggetti che, in giorni diversi, consumavano una bevanda che conteneva 250 mg di caffeina, pari a circa tre tazze di caffè [[Secondo l’EFSA l’espresso contiene indicativamente 80 mg di caffeina (anche se tale quantità può variare a seconda dei Paesi, della qualità e delle modalità di preparazione), ndr]], oppure era un placebo (tipo decaffeinato, ndr).
Il diametro pupillare è stato misurato a 30, 60 e 90 minuti dall’assunzione, osservando sempre un suo incremento significativo quando nella bevanda era presente la caffeina: dopo un’ora e mezza si è passati mediamente da una pupilla di 3,4 millimetri ai 4,5 mm (+32,36%).
Verificandosi una variazione dell’accomodazione, ci potrebbero essere problemi nella corretta messa a fuoco. Tuttavia bisogna considerare che nell’esperimento è stato utilizzato un dosaggio elevato di caffeina. Invece un solo espresso potrebbe avere effetti trascurabili sul visus mentre, per converso, può migliorare l’attenzione e i riflessi alla guida, per cui gli automobilisti possono trarne un evidente vantaggio.
Gli effetti della caffeina
La caffeina è un neurostimolante: raggiunge il circolo sanguigno entro una trentina di minuti dalla sua assunzione. Quindi si diffonde in tutto il corpo, poi viene metabolizzata ed escreta attraverso le urine. L’emivita media della caffeina nel corpo è di 4 ore (ma le stime variano dalle 2 alle 10 ore). Generalmente viene sconsigliato di superare le 4 tazzine al giorno [[www.ilfattoalimentare.it/efsa-caffeina-caffe.html]].
Scrive lo European Food Information Council (EUFIC):
Dosaggi di 100-600 mg di caffeina accelerano e rendono più chiari i pensieri, oltre a migliorare la coordinazione generale del corpo. Tra gli aspetti negativi, la caffeina può provocare irrequietezza e perdita del controllo motorio fine. Quantitativi superiori ai 2000 mg possono causare insonnia, tremori e un’accelerazione del respiro. Questi sintomi vengono talvolta osservati a dosaggi inferiori. Tuttavia, la sua tolleranza aumenta col suo consumo regolare per molti di questi effetti: le proprietà stimolanti della caffeina riguardano meno i consumatori abituali di caffè rispetto ai consumatori occasionali.
La caffeina ha molti altri effetti acuti. Stimola il rilascio di cortisolo e di adrenalina, che causa un incremento della pressione sanguigna e un’accelerazione del battito cardiaco. Possiede anche effetti diuretici, provoca il rilassamento bronchiale, aumenta la produzione degli acidi gastrici e accelera il metabolismo.