In una clinica americana tre casi di perdita della vista per una cura impropria dell’AMD. Ne parla il NEJM
Si può diventare ciechi sottoponendosi a un trattamento sperimentale con le cellule staminali? È ciò che è accaduto in una clinica americana, dove tre persone hanno perso la vista nel tentativo di migliorarla: avevano già ricevuto una diagnosi di degenerazione maculare legata all’età (AMD) e soffrivano di una forma considerata incurabile; quindi sono state effettuate iniezioni intravitreali oculari a base di cellule staminali ricavate dal loro stesso grasso.
Le ‘cellule staminali’ derivate dal tessuto adiposo vengono impiegate sempre più spesso da ‘cliniche’, sia negli Stati Uniti che altrove, per trattare una serie di patologie. Abbiamo valutato tre pazienti in cui si è verificata – in una clinica americana di questo tipo – una grave perdita bilaterale della vista in seguito a iniezioni intravitreali di staminali autologhe derivate dal tessuto adiposo. [[Il testo dei ricercatori prosegue: “In questi tre pazienti l’ultima acuità visiva documentata sull’ottotipo di Snellen variava dai 20/30 [circa 7/10] ai 20/200 [=un decimo]. La grave perdita della vista, avvenuta nei pazienti in seguito all’iniezione, è stata associata a ipertensione oculare, emorragia causata da retinopatia ed emorragia vitreale associata a trazione e a distacco di retina regmatogeno o a dislocazione del cristallino. Dopo un anno l’acuità visiva dei pazienti era compresa tra un decimo e l’assenza di percezione della luce” . (Fonte: Kuriyan AE, Albini TA, Townsend JH, Rodriguez M, Pandya HK, Leonard RE 2nd, Parrott MB, Rosenfeld PJ, Flynn HW Jr, Goldberg JL, “Vision Loss after Intravitreal Injection of Autologous ’Stem Cells’ for AMD”, N Engl J Med. 2017 Mar 16;376(11):1047-1053. doi: 10.1056/NEJMoa1609583)]]
Allo stato attuale le uniche cellule staminali considerate clinicamente efficaci a livello oculare sono quelle corneali per rigenerare la superficie dell’occhio in seguito, ad esempio, a gravi causticazioni chimiche. Al contrario nel mondo non esiste oggi alcun trattamento con staminali retiniche considerato clinicamente efficace.
Ci sono gruppi di ricerca anche molto seri che ci stanno lavorando, ma per ora gli unici esperimenti incoraggianti sono stati effettuati su cavie animali. Al contrario una sperimentazione effettuata in Giappone su persone affette da AMD secca, con tanto di beneplacito del Ministero della Salute nipponico, è stata interrotta a causa di effetti avversi. Tra i rischi potenziali non c’è solo la cecità, ma persino la possibilità di indurre un tumore.
Lo studio è stato effettuato su cavie di laboratorio (topi), divise in tre gruppi: il gruppo è stato alimentato con cibi non integrali (ricchi di zuccheri e carboidrati); il secondo ha seguito una dieta ipoglicemica a base di alimenti integrali, mentre; il terzo gruppo è passato da una dieta “zuccherina” (iperglicemica) a una dieta ipoglicemica. Con grande sorpresa dei ricercatori anche un cambiamento tardivo dello stile alimentare – che prevedeva una riduzione dell’apporto dei carboidrati (soprattutto di quelli raffinati) – ha avuto un impatto positivo sulla malattia oculare, limitando decisamente ulteriori danni retinici correlati invece a una glicemia elevata.
In conclusione i ricercatori danno, nella loro pubblicazione scientifica (PNAS), un consiglio pratico:
La semplice sostituzione di cibi ad alto indice glicemico (come il pane bianco) con alimenti a basso indice (come il pane integrale) può ridurre significativamente i picchi glicemici, senza richiedere un cambiamento complessivo dello stile alimentare.[[Taylor A et al., “Involvement of a gut-retina axis in protection against dietary glycemia-induced age-related macular degeneration”, Proc Natl Acad Sci U S A (PNAS), 2017 May 30;114(22):E4472-E4481. doi: 10.1073/pnas.1702302114. Epub 2017 May 15]]
Le persone più a rischio, ovvero quelle che hanno altri parenti affetti da AMD e fumatori, si ricordino di queste parole, anche se i risultati dovranno comunque essere confermati sugli esseri umani. Anche chi già ne fosse affetto potrebbe trarre giovamento da una dieta più sana e meno ricca di zuccheri ma, innanzitutto, dovrà smettere di fumare.
Il Polo Nazionale e la Clinica oculistica del Gemelli hanno effettuato un’accurata analisi della retina degli ipovedenti, studiando anche le capacità di lettura
Pensate a una malattia come la maculopatia di Stargardt. Le persone che ne sono affette presentano grandi difficoltà nella lettura, sono abbagliate alla luce del sole e le loro capacità visive s’indeboliscono progressivamente in una età giovanile e lavorativa, in particolare al centro del campo visivo. Cosa si può fare? Oggi non si conosce una cura, trattandosi di una distrofia retinica geneticamente trasmessa, ma si può imparare a sfruttare al meglio le proprie capacità visive residue, ritrovando fiducia in se stessi e migliorando la propria qualità della vita. Tutto questo grazie alla riabilitazione visiva.
Lo studio scientifico
Quindici persone affette dalla malattia di Stargardt sono state sottoposte – presso il Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva degli Ipovedenti e nella Clinica oculistica del Policlinico A. Gemelli di Roma – a una visita oculistica completa e a una serie di esami diagnostico-strumentali quali OCT, autofluorescenza del fondo oculare (FAF) e microperimetria.
Gli specialisti hanno individuato, mediante la loro accurata analisi, una correlazione significativa tra l’ingrandimento utilizzato, la velocità di lettura e la sensibilità retinica. Quest’ultima è fondamentale per la valutazione della capacità visiva residua degli ipovedenti che, in media, avevano 42,6 anni, con una storia della malattia di almeno un lustro.
Nel loro articolo scientifico pubblicato sul Canadian Journal of Ophthalmology i medici oculisti e gli ortottisti del Polo Nazionale e del Gemelli hanno, quindi, concluso:
L’attività residua degli strati retinici esterni, nell’area di fissazione eccentrica, sembra correlata all’ingrandimento richiesto e alla velocità di lettura. L’identificazione dei parametri morfo-funzionali è utile per elaborare un programma riabilitativo personalizzato.
Istituito il Comitato tecnico nazionale per la prevenzione della cecità
Raccogliere dati sulle menomazioni della vista, prevenire la cecità, sviluppare linea guida per evitare la disabilità visiva (ipovisione compresa) e promuovere campagne d’informazione sulle malattie oculari. Sono queste le missioni principali del nuovo organo creato dal Ministero della Salute presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria. Grazie a un Decreto ministeriale [[del 13 giugno 2017, a firma del Ministro Beatrice Lorenzin, ndr]], infatti, è stato istituito il Comitato tecnico nazionale per la prevenzione della cecità. La riunione d’insediamento si è tenuta il 3 luglio 2017 presso il Dicastero della Salute. Tra gli ultimi appuntamenti segnaliamo quello che si è tenuto l’11 giugno 2018.
Tra l’altro porta avanti – si legge del Decreto istitutivo – iniziative di “monitoraggio delle iniziative di cooperazione internazionale svolte dagli enti e dalle associazioni italiane per la prevenzione delle menomazioni della vista nei Paesi in via di sviluppo e nelle aree povere, in armonia con le linee guida OMS”. Inoltre punta ad attuare il Piano Nazionale di prevenzione 2014-2018, in particolare col seguente obiettivo:
“Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali” (ipovisione e cecità), basato sullo screening oftalmologico pediatrico in due momenti importanti: la nascita e l’età di 3 anni; [si aggiungano inoltre] conseguenti iniziative di prevenzione di disturbi della vista in età prescolare e scolare.
La promozione e l’orientamento dei programmi d’informazione e prevenzione dovranno essere in accordo con l’azione dell’Organizzazione mondiale della sanità, in particolare col Global Action Plan 2014-2019, in modo da favorire la prevenzione primaria (campagne d’informazione per ridurre o rimuovere i fattori di rischio delle malattie oculari), la prevenzione secondaria (sviluppo e diffusione di metodi per la diagnosi precoce di patologie oftalmiche a impatto sociale [come la [retinopatia diabetica, la degenerazione maculare legata all’età e il glaucoma]]) e la prevenzione terziaria (riabilitazione visiva).
Il Comitato tecnico nazionale per la prevenzione della cecità è composto da 18 esperti, tra cui il Presidente Mario Stirpe della Fondazione Bietti. Tra i suoi componenti si annoverano Filippo Amore (Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva); Filippo Cruciani (Polo); Silvio Mariotti (OMS); Serena Battilomo, Raniero Guerra e Filippo Cicogna (Ministero della Salute); Giuseppe Castronovo (Presidente della IAPB Italia onlus); Emilio Balestrazzi (già primario di Oculistica al Gemelli); Francesco Bandello (San Raffaele di Milano); Mario Angi (CBM); Teresio Avitabile (Università di Catania); Leonardo Mastropasqua (Università di Chieti); Edoardo Midena (Università di Padova); Paolo Nucci (Università di Milano); Giovanni Staurenghi (Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano); Monica Varano (IRCSS Fondazione G. B. Bietti) e Gianni Virgili (Ospedale Careggi di Firenze).
Servizio di Medicina33 (Tg2) sulle maculopatie e le attività del Polo Nazionale
Come vive chi è affetto da maculopatia e cosa può fare? La malattia, che colpisce il centro della retina, può avere un’evoluzione drammatica: inizialmente si distorcono le immagini al centro del campo visivo e poi compare un’area di non visione centrale (scotoma). Insomma, questa patologia – che in realtà ne comprende una serie: la più comune è la degenerazione maculare legata all’età (AMD) – provoca la perdita della visione al centro del campo visivo: non si possono più riconoscere i volti delle persone, non si può più guidare… (Continua a leggere).
Esiste una relazione tra una cattiva alimentazione e la cataratta nucleare senile
Miglior cibo uguale miglior vista. Anche se questa equazione potrebbe sembrare poco rigorosa, ci sono invece studi scientifici che ne confermano la fondatezza.
Si può prevenire la cataratta? Secondo gli studi internazionali più recenti in parte sì o, almeno, se ne può ritardare l’insorgenza. Il fumo, il sole forte preso senza protezioni (ossia senza lenti scure con filtri a norma di legge) e la mancanza d’esercizio fisico vanno evitati. Inoltre, è stato confermato ora un altro fattore che la favorirebbe: la cattiva alimentazione.
Negli Usa, in occasione dell’ARVO, lo scorso maggio è stata infatti presentata una ricerca intitolata “Associazioni tra il microbioma intestinale, una dieta sana e la cataratta nucleare correlata all’età” [[autori: Ekaterina Yonova et al., Ophthalmology, King’s College London, UK. ARVO è una sigla che designa l’americana The Association for Research in Vision and Opthalmology, la quale organizza un meeting annuale, l’ultimo dei quali si è tenuto dal 7 all’11 maggio 2017 a Baltimora]]
Studio condotto su donne gemelle
I ricercatori britannici sottolineano che “una dieta sana, ricca d’antiossidanti protegge dalla cataratta correlata all’età” [[cataratta senile, ndr]]. Lo studio è stato condotto su 757 donne gemelle britanniche. Tali ricercatori si sono basati soprattutto sulla compilazione di un questionario e almeno su una visita oculistica (età media dei partecipanti 62,4 anni [[fascia d’età dei soggetti compresa tra i 45,2 anni e gli 83,6]]). Hanno quindi constatato “il legame protettivo tra la cataratta nucleare e una dieta sana”. Invece non è stata scoperta alcuna evidenza statistica tra i batteri intestinali e lo sviluppo della cataratta.
Si allungano le liste d’attesa in oculistica in Italia: in media nel pubblico circa tre mesi d’attesa
Nell’ultimo anno un italiano su cinque ha rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per motivi economici: parliamo di 12,2 milioni di persone, con un incremento di 1,2 milioni rispetto al 2016 (+10,9%). Si allungano, inoltre, i tempi d’attesa nel pubblico, che per una visita oculistica raggiungono mediamente i tre mesi circa: se bisognava aspettare 70 giorni nel 2014, oggi sono saliti a 87 [indicativamente +24%, ndr]. Queste cifre sono contenute in una pubblicazione presentata a Roma il 7 giugno 2017 (VII Rapporto RBM Assicurazione Salute-Censis sulla Sanità Pubblica, Privata e Integrativa) dal titolo “Per tanti… Non più per tutti. La sanità italiana al tempo dell’universalismo selettivo”.
Si spende di più di tasca propria
La spesa sanitaria privata annuale (che ammonta, secondo il Censis, a 35,2 miliardi di euro) attesta – si legge nel Rapporto – “che oggi il fabbisogno sanitario degli italiani non trova piena copertura nell’offerta di servizi e prestazioni del servizio sanitario pubblico”.
Non potrebbe essere altrimenti, “visto che il doloroso ma necessario ripristino degli equilibri finanziari delle sanità regionali è proseguito con successo ricorrendo ad un taglio in termini reali della spesa sanitaria pubblica procapite” [[la Corte dei Conti ha quantificato in media in -1,1% annuale per il periodo 2009-2015]].
Nello stesso lasso di tempo in Francia la spesa sanitaria pubblica è cresciuta in termini reali in media dello 0,8% annuo e, in Germania, del 2% medio annuo. In rapporto al Pil la spesa sanitaria pubblica in Italia è pari al 6,8%, più bassa sia rispetto alla Francia (8,6%) che alla Germania (9,4%). [[La tendenziale erosione del Sistema sanitario nazionale italiano rischia di penalizzare la prevenzione, ndr]]
Scrive il Censis:
Gli italiani ormai devono ricorrere sempre più spesso all’acquisto di tasca propria di servizi e prestazioni sanitarie appropriate per esigenze che non trovano nel pubblico risposte adeguate, a causa della lunghezza delle liste di attesa che non smettono di allungarsi, o perché risiedono in un territorio in cui certe prestazioni non sono erogate o hanno una qualità inadeguata.
Eppure la sanità pubblica “resiste” sia a livello di gradimento che di qualità percepita dei servizi offerti. Il Censis ci dice infatti che il 64,5% degli italiani è soddisfatto del Servizio sanitario nazionale (SSN), mentre il 35,5% non lo è. [[Sono soddisfatti il 76,4% al Nord-Ovest, l’80,9% al Nord-Est, il 60,4% al Centro ed il 47,3% al Sud-Isole]] Il 31,8% dei nostri connazionali è convinto che nell’ultimo anno il SSN sia peggiorato, mentre per il 12,5% che sia migliorato e, infine, per il 55,7% che sia rimasto stabile.
I tempi s’allungano, rischi in vista
OculistaCirca tre mesi d’attesa per una visita oculistica: è un record assoluto che assegna la maglia nera al Nord-Est (104 giorni), mentre il Sud e le Isole sono più “virtuose” (74 giorni); il Centro e il Nord-Ovest si attestano in parità con un valore intermedio (89 giorni ciascuno).
L’allungamento dei tempi di attesa – conclude il Censis – non è certo secondario rispetto al boom del privato e il ricorso ai soldi propri per pagarsi, in tempi molto più stretti, una visita specialistica privata. Con buona pace per il risparmio degli italiani, che di questi tempi si fa sempre più difficile.
Fondamentale prevenire l’occhio pigro: lo conferma il Journal of Neuroscience
Aree corticali visive (Univ. di Monaco)C’era una volta il cervello come lo intendeva la scienza medica. In età adulta era praticamente considerato anatomicamente immutabile (salvo gravi traumi o malattie degenerative). Negli ultimi anni, invece, sempre più scienziati si sono resi conto che il suo sviluppo è pressoché continuo. Anche se la sua plasticità si riduce col passare degli anni, le connessioni sinaptiche continuano a trasformarsi [[intra e inter-corticali. In particolare durante la ricerca sono state esaminate le sinapsi glutamatergiche, ndr]].
Secondo una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience, i cambiamenti maggiori nella zona della corteccia cerebrale deputata alla visione [[in particolare la corteccia visiva primaria chiamata V1]] si osservano tra i 5 e gli 11 anni. Però anche dopo questa fascia d’età la visione umana prosegue il suo sviluppo a livello neurale.
Rischio occhio pigro
Gli scienziati dell’Università canadese McMaster Hamilton hanno confermato che l’infanzia è il periodo nel quale l’occhio pigro si può sviluppare con maggiore probabilità (ambliopia). Dunque sono fondamentali visite oculistiche periodiche sin dall’infanzia, per evitare anche il rischio che non si sviluppino correttamente i circuiti cerebrali che controllano le capacità visive. Infatti l’occhio pigro è una malattia silente: ci sono genitori che non si accorgono che i figli sfruttano solo un occhio. Anche se l’altro occhio è anatomicamente integro, è venuto meno alla sua funzione. Normalmente, quindi, l’oculista prescrive un semplice bendaggio dell’occhio sano per indurre ad attivarsi.
Orizzonte 40 anni e oltre
La dott.ssa Kathryn Murphy e i suoi colleghi canadesi hanno studiato l’espressione di una serie di proteine che regolano la trasmissione tra i neuroni della corteccia visiva primaria nella maggioranza delle sinapsi. Le analisi post-mortem sono state condotte su campioni di cervello prelevati da individui d’età variabile, dalla nascita agli 80 anni.
Scrive la Società di neuroscienze americana:
I risultati mostrano che lo sviluppo del V1 umano avviene in cinque diversi stadi e rispecchia mutamenti della visione. Ad esempio, l’espressione di tre di queste proteine ha un picco tra i 5 e gli 11 anni d’età, in coincidenza con la fine del periodo in cui i bambini sono suscettibili di sviluppare l’ambliopia (occhio pigro). Un’altra proteina ha raggiunto il suo picco solo intorno ai 40 anni per poi diminuire drasticamente, di circa il 75%, negli adulti con più di 55 anni, forse indice di una degenerazione […].
Questi risultati potrebbero essere considerati persino come una conferma dell’efficacia della riabilitazione visiva: si possono “riprogrammare”, in una certa misura, non solo i propri comportamenti visivi (si può, ad esempio, imparare a vedere con la zona paracentrale della retina), ma si possono anche modificare delle connessioni sinaptiche sfruttando la plasticità cerebrale residua.
Ricorre il 31 maggio con l’OMS: il fumo uccide fino alla metà dei fumatori. Raddoppia anche il rischio di cecità
La nostra salute rischia seriamente di andare in fumo… se non si smette di fumare. Il 31 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e i suoi partner celebrano la Giornata mondiale senza tabacco, evidenziando i rischi per la salute associati al consumo di sigari e sigarette.
Per l’occasione si è tenuto a Roma un convegno organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, dove tra l’altro è stata ricordata l’importanza delle politiche contro il tabacco.
I numeri del fumo, la salute si “annebbia”
In Italia i fumatori sono circa il 22,3% della popolazione, pari a 11,7 milioni di persone e il fumo di tabacco rappresenta la principale causa di morte nel nostro Paese.
Nel mondo il tabacco – scrive l’OMS – “uccide ogni anno oltre 7 milioni di persone. Oltre 6 milioni di quei decessi sono l’effetto diretto del suo consumo, mentre circa 890 mila sono il risultato dell’esposizione di non fumatori al fumo passivo”. Ancora più shockante è che, prosegue, l’OMS, “il fumo uccida fino a metà dei suoi consumatori”. Infine l’Agenzia Onu ricorda che quasi l’80% su oltre un miliardo di fumatori nel mondo vive in Paesi a medio e basso reddito.
Tabagismo, prima causa di morte evitabile
Il tabagismo è la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di decesso evitabile. Tra i fattori di rischio che concorrono maggiormente alla perdita di anni vita in buona salute, un posto di primo piano spetta sicuramente al fumo, uno dei più gravi problemi di salute pubblica al mondo.
Persino respirare piccole quantità di fumo può danneggiare la salute (ossia fumare una sigaretta ogni tanto); infatti degli oltre 4.000 costituenti chimici che si sprigionano con la combustione del tabacco più di 50 sostanze sono considerate tossiche e/o cancerogene. Tra le più pericolose c’è sicuramente il catrame, le cui sostanze cancerogene vanno a depositarsi nei polmoni (riducendo le capacità respiratorie) e nelle vie aeree, oltre a essere presenti sostanze irritanti che favoriscono l’insorgere di infezioni, bronchite cronica ed enfisemi.
Un’attenzione particolare va rivolta poi alla nicotina che, oltre ad essere tossica, induce dipendenza. Quindi se sei un fumatore contatta subito il Numero Verde antifumo 800 554 088 (lun.-ven., 10-16).
L’abitudine al fumo di tabacco incide negativamente sulla salute aumentando il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche, oltre a generare un effetto negativo sul sistema riproduttivo riducendo la fertilità nell’uomo e nella donna.
Il fumo aumenta anche il rischio di cecità
Per quanto riguarda la vista, è ormai ampiamente dimostrato che fumare tabacco aumenta la probabilità di essere colpiti da degenerazione maculare legata all’età (AMD) e da cataratta. Si stima che all’incirca il rischio di cecità sia doppio nei fumatori (approfondisci).
Oltre a smettere di fumare, affinché la vista non si “annebbi” troppo presto è importante praticare regolarmente un’attività sportiva o, comunque, camminare almeno mezz’ora al giorno. Infine l’alimentazione dev’essere varia e ricca (soprattutto di verdure e possibilmente di pesce). Per inciso bisogna proteggersi opportunamente anche dai raggi solari utilizzando occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge negli ambienti particolarmente assolati e nei luoghi dove c’è molto riverbero (ad esempio al mare e sulla neve).
Il nuovo Rapporto sul fumo in Italia
Diminuiscono i maschi tabagisti in Italia secondo il nuovo Rapporto sul fumo dell’Istituto Superiore di Sanità: nel 2017 sono 6 milioni rispetto ai 6,9 milioni del 2016, ma aumentano le donne (da 4,6 milioni dello scorso anno salgono a 5,7 milioni di quest’anno).
Gli ex fumatori sono il 12,6% e i non fumatori il 65,1%. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (il 28%); invece tra i 15 e i 24 anni fuma il 16,2%. Si fumano in media 13,6 sigarette al giorno!
L’età in cui si accende la prima bionda è di 17,6 anni per i ragazzi e 18,8 per le ragazze. Il 12,2% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.
La sigaretta elettronica
Scrive l’Istituto Superiore di Sanità:
La maggior parte (83,4%) degli utilizzatori è rappresentata da fumatori, quindi da consumatori duali che fumano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina. Chi ha usato la sigaretta elettronica dichiara di aver diminuito il consumo di sigarette tradizionali leggermente (il 13,8%) o drasticamente (l’11,9%), mentre il 34,9% non ha cambiato abitudine tabagica, il 10,4 ha iniziato a fumare e l’11,7% ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali. Soltanto nel 14,4% dei casi l’e-cig ha portato a smettere definitivamente. In totale gli utilizzatori (abituali e occasionali) sono circa 1,3 milioni, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Il 64% dei consumatori di e-cig utilizza quelle contenenti nicotina. Le ricariche sono acquistate nei negozi specializzati (54,7%) o dal tabaccaio (37,3%).
Fumo passivo
Secondo l’indagine dell’ISS quasi il 90% degli italiani e l’86% dei fumatori è d’accordo con il divieto di fumare in macchina in presenza di minori e donne in gravidanza. Soltanto il 5,3% dei fumatori ha dichiarato di aver fumato in auto con bambini o donne incinte.
La legge del 2003 ha di certo modificato il comportamento dei fumatori e dei padroni di casa nei confronti di chi si accende una sigaretta. Mentre nel 2006, infatti, il 43,1% degli intervistati dichiarava di consentire ai propri ospiti di fumare in casa, nel 2017 soltanto il 12,4 lo consente. Inoltre il 10% dei non fumatori dichiara di essere stato esposto al fumo passivo in auto.
È l’ex ministro della salute etiope Adhanom Ghebreyesus: ha 52 anni ed è esperto di malaria
Tedros Adhanom Ghebreyesus al momento del giuramento da Direttore generale OMS (Ginevra, 23 maggio 2017)È stato eletto il 23 maggio 2017 il nuovo Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO). Si chiama Tedros Adhanom Ghebreyesus, è già stato ministro della salute e ministro degli esteri in Etiopia. E’ il primo Direttore africano e rimarrà in carica cinque anni; potrà essere rieletto una sola volta. A esprimersi mediante il loro voto sono stati i delegati dei 194 Paesi riuniti a Ginevra, dov’è in corso la 70ª Assemblea generale dell’Agenzia Onu per la salute (22-31 maggio).
Nel suo discorso prima del voto Adhanom Ghebreyesus, etiope di 52 anni, ha sottolineato l’importanza degli interventi salva-vita e di un’assistenza sanitaria per tutti, a prescindere dal reddito (anche per affrontare il problema delle malattie non trasmissibili).
Combattere le diseguaglianze puntando a una copertura sanitaria universale, dare più strumenti ai singoli Paesi per affrontare emergenze quali il virus Ebola e più trasparenza nell’azione dell’OMS. Sono i tre punti principali evidenziati dal neodirettore esperto di malaria.
Foto di L.Cipriani/WHO“Rifiuto di accettare che la povertà possa causare la morte…. Ho dedicato la mia vita a combattere le diseguaglianze”. Inoltre, ha aggiunto Adhanom Ghebreyesus, bisogna affrontare le malattie non trasmissibili anche migliorando gli stili di vita, contrastando “killer silenziosi quali l’obesità, il tabacco e la sedentarietà”. Per farlo punta anche a raccogliere più fondi: “Dobbiamo allargare la base dei donatori”, ma soprattutto “dobbiamo avere una chiara visione dei progressi e la capacità di monitorarli”.
Bisogna, ha proseguito nell’ultimo discorso prima della sua elezione, “portare salute e speranza alla nostra gente”, investendo nella salute delle future generazioni e puntando alla qualità dell’assistenza. “Molti Paesi – ha concluso – hanno identificato delle soluzioni che si adattano al loro contesto”.
L’incarico del nuovo Direttore generale sarà effettivo a partire dal primo luglio 2017.