Diabete da tenere bene in vista

Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabetica

La malattia colpisce 422 milioni di persone nel mondo, soprattutto in città. Esperti riuniti a Roma per fare il punto

Visita di persona diabetica (controllo oculistico). Foto di Sumit Bajaj (per IAPB int.)
Visita di persona diabetica (controllo oculistico). Foto di Sumit Bajaj (per IAPB int.)
Seguire una dieta sana diventa più complicato nel periodo delle festività. Non bisogna però neanche trascurare il rischio diabete, non saltando screening periodici e seguendo opportune cure se già c’è una diagnosi [[insulina per il tipo più grave (tipo 1), una dieta corretta ed eventuali farmaci ipoglicemizzanti per quello più diffuso (tipo 2)]].

Il diabete è una malattia che, secondo l’OMS, colpisce circa 422 milioni di persone nel mondo e provoca seri danni alla retina, soprattutto se la malattia caratterizzata da una glicemia elevata [concentrazione eccessiva di zuccheri nel sangue]] non viene individuata e trattata tempestivamente. Uno stile di vita corretto è essenziale per fare prevenzione. Teniamo conto che la [retinopatia diabetica in Occidente è la prima causa di cecità in età lavorativa.

Esperti riuniti a Roma

foto_colosseo-low_res-2.jpgA studiare la correlazione tra diabete e stili di vita c’è da qualche tempo un gruppo di esperti dell’Health City Institute, che lavorano in particolare sull’influenza degli ambienti urbani: il 7 dicembre hanno fatto il punto a Roma [scelta come città del 2017 per il programma [Cities Changing Diabetes]]. In occasione dei lavori è stata evidenziata la necessità di percorsi terapeutici virtuosi e di un approccio al problema specifico per le aree considerate (comprese quelle all’interno delle singole città).

Il progetto delle città per il diabete è nato nel 2014 in Danimarca ed è un programma di partnership promosso dall’University College of London (UK) e dallo Steno Diabetes Center (Danimarca), in collaborazione con istituzioni, città metropolitane, comunità diabetologiche e sanitarie, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore (è stata coinvolta anche la IAPB Italia onlus).

Vivi in città? Esiste il diabete urbano

Oltre metà della popolazione del mondo vive in città e la tendenza all’urbanizzazione prosegue. Questo ha un impatto sulla salute a molti livelli, non solo sui polmoni e sul sistema cardiovascolare.

Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabetica
Fondo oculare di persona affetta da retinopatia diabetica
In Italia, secondo l’Istat, il 5,3% della popolazione è diabetica, percentuale che sale al 16,5% dopo i 65 anni. Il 6,6% dei romani [[mediamente la popolazione di Roma è cresciuta del 17,3% dal 2001 al 2016]] soffrono di diabete (l’obesità è del 9,9%). Vivere in città, in particolare in certe zone più a rischio, favorirebbe l’insorgenza del diabete.

Scrivono, infatti, gli autori della Carta italiana sul diabete urbano:

Vivere in un’area urbana, e ancora di più in una megalopoli, si accompagna a cambiamenti sostanziali degli stili di vita rispetto al passato; cambiano le abitudini alimentari e il modo di vivere, i lavori diventano sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce.

Fattori sociali culturali che rappresentano un potente volano per obesità e diabete. Questo significa aumento dei rischi correlati alle complicanze legate al diabete e all’obesità, con esiti di mortalità cardiovascolare e di altre complicanze fortemente invalidanti.

Quando si parla di diabete urbano non parliamo di una nuova forma di diabete, ma facciamo riferimento al drastico aumento della prevalenza del Diabete tipo 2 che si osserva nelle città a causa dell’urbanizzazione.

Arrestare l’aumento del diabete in ambito urbano è una impresa difficile, ma è possibile diminuire l’impatto se si creano forti alleanze politico, sanitarie, cliniche e sociali.

In conclusione, andrebbero promossi maggiormente sani stili di vita, comprese le diete sane e l’attività fisica regolare a ogni età. Se si vive in città si è probabilmente più esposti a fattori che favoriscono l’insorgenza del diabete… che tu non vedi, ma lui vede te!

Leggi anche: Più rischio diabete in città

Link utili: Italian Urban Diabetes Charter, Manifesto salute nelle città

Fonti: Cities Changing Diabetes, Italian Health Policy Brief

Prevenzione, struttura sociale e istruzione

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Presentato a Roma il nuovo Rapporto “L’Italia per l’equità nella salute”

italia-salute-copertina_rapporto_2017-inmp_et_al-small.jpgSe il livello d’istruzione e la posizione sociale sono di basso livello si è più propensi a seguire stili di vita nocivi. La stratificazione sociale influenza, infatti, l’esposizione ai principali fattori di rischio per la nostra salute. Però tale esposizione è diseguale e la prevenzione potrebbe non essere sufficientemente presa in considerazione. In Italia – a parità d’età – molti degli stili di vita malsani sono in genere più frequenti tra le persone che hanno studiato meno. Quest’analisi è contenuta nel Rapporto “L’Italia per l’equità nella salute”, presentato a Roma il primo dicembre dall’INMP e dal Ministero della Salute. [[La pubblicazione è stata curata dallo stesso Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), assieme all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e all’Istituto Superiore di Sanità (ISS)]]

Migliora la salute percepita

Nella pubblicazione si fa il punto sulle disuguaglianze socioeconomiche che colpiscono il nostro Paese e i loro effetti, diretti e indiretti, sul benessere dei cittadini. Inoltre fornisce una vasta ricognizione delle principali politiche pubbliche avviate nei recenti anni per contrastare tali disuguaglianze e avanza alcune proposte d’intervento (indirizzo per le politiche regionali per ridurre gli effetti sfavorevoli dei determinanti sociali sulla salute).

vietato_fumare3d-freedigitalphotosnet.jpgI dati mostrano che la salute percepita dagli italiani intervistati è migliorata nel tempo, nonostante la crisi economica. Infatti l’età in cui più della metà della popolazione dichiara di essere in non buona salute ha continuato a crescere. Esistono, comunque, ancora oggi barriere culturali nell’accesso alle cure appropriate (ad esempio tra le donne immigrate).

Si legge nel Rapporto:

Solo il 13% delle persone con alta istruzione fuma, percentuale che sale al 22% tra coloro che hanno frequentato al massimo la scuola dell’obbligo. Analogamente, solo il 7% di chi ha un titolo di studio elevato è obeso e il 52% è sedentario, contro il 14% e il 72% rispettivamente tra i meno istruiti. Lo stesso può dirsi del consumo inadeguato di frutta e verdura, ossia al di sotto delle 3 porzioni giornaliere, soglia non raggiunta dal 41% dei più istruiti, a fronte del 58% dei meno istruiti.

I piani di prevenzione

visita-oculistica-anziana-struttura-ospedaliera-2.jpgNell’ambito delle politiche sanitarie sono stati interpellati gli interlocutori che si occupano della prevenzione e dell’organizzazione dell’assistenza, già coinvolti su aspetti che riguardano, ad esempio, lo sviluppo del Piano Nazionale di Prevenzione o la definizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA).

A livello di prevenzione il fatto d’includere il contrasto alle disuguaglianze nei Piani Regionali di Prevenzione è stato rafforzato dal fatto che l’equità sarebbe uno dei criteri di valutazione e approvazione del Ministero della Salute. Tuttavia, nonostante un quadro migliore rispetto al passato, nel nostro Paese – secondo gli autori del volume – l’offerta di interventi di prevenzione non mira ancora abbastanza, in modo coordinato, a un “esplicito obiettivo di riduzione delle disuguaglianze”.

Fonti: INMP, Ministero della Salute

Migliora la cultura della prevenzione in Italia

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Presentato a Roma il 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese: c’è più insicurezza e disparità nonostante alcuni progressi

fumo_campagna_contro_tabacco-who-fumo_passivo-particolare_locandina.jpgIn Italia c’è una nuova centralità riservata alla prevenzione. Questo progresso riguarda principalmente la cultura della salute. Lo evidenzia il Censis, che il primo dicembre 2017 ha presentato a Roma il suo 51° Rapporto annuale sulla situazione sociale del nostro Paese. Nel quale viene riproposto anche l’annoso problema delle liste d’attesa per le visite specialistiche.

Meno fumatori e sedentari

Migliorano alcuni comportamenti di massa ossia certi stili di vita. Nel periodo 2006-2016 i fumatori sono diminuiti dal 22,7% al 19,8%, mentre i sedentari assoluti sono passati dal 41,1% al 39,2%. Tuttavia quest’ultima percentuale è ancora nettamente al di sopra della media Ue.

copertina-rapporto_annuale_censis_2017.jpgSi è ridotto, invece, l’incremento delle coperture vaccinali. Il 36,2% degli italiani è favorevole solo alle vaccinazioni coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, il 31,2% si fida sempre e comunque delle vaccinazioni, il 28,6% è dubbioso e decide di volta in volta (consultando pediatra o medico).

Più spesa sanitaria privata e disparità

Insicurezza e disparità: si tratta di difficili sfide per la sanità italiana. Continua, infatti, a crescere la spesa sanitaria privata delle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012).

Una disfunzione classica dell’offerta pubblica è la lunghezza delle liste di attesa. Nel periodo 2014-2017 si rilevano +60 giorni di attesa per una mammografia, +8 giorni per visite cardiologiche, +6 giorni per una colonscopia e un pari incremento per una risonanza magnetica.

I tempi per accedere a una visita oculistica nella sanità pubblica sono variabili. Ad esempio, ad ottobre 2017 nel Lazio [Dati ottenuti dal [sito ufficiale della Regione Lazio]] si andava da un minimo di 2 giorni a un massimo di 227 giorni d’attesa, a seconda della ASL considerata (solo circa la metà ha rispettato il tetto massimo previsto dalla legge).

Circa il 64% dei cittadini è soddisfatto del servizio sanitario della propria regione, quota che scende però al 46,6% nel Sud. Durante l’ultimo anno il servizio sanitario della regione di appartenenza è peggiorato secondo il 30,5% degli italiani, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.

Fonte principale: Censis

Accendiamo la luce sulla disabilità

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Oltre un miliardo i portatori di handicap, di cui quarto ciechi o ipovedenti: il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei disabili

lente_dis_visivo-400pix.jpgSono numeri da capogiro quelli sulla disabilità nel mondo: oltre un miliardo sono i portatori di handicap e, in un caso su quattro, sono ciechi o ipovedenti.

Si celebra il 3 dicembre la Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità. Il tema scelto dall’ONU per il 2017 è la “trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti”: si mira a non lasciare indietro nessuno (né sul piano dei diritti né dell’assistenza sanitaria).

Visite gratuite in musei e siti archeologici

Numerose le iniziative in molti Paesi e, nello specifico, in Italia, dove la prima domenica di dicembre saranno accessibili gratuitamente 450 siti archeologici e musei statali.

disability_day_2017-logo-small.jpgL’obiettivo è sensibilizzare i cittadini mirando a una piena inclusione dei disabili. Tra l’altro segnaliamo che esiste a Roma un progetto dedicato specificatamente ai disabili visivi, basato su visite tattili.

Dal canto suo il Museo Tattile Statale Omero di Ancona ha organizzato un evento inclusivo e gratuito per scoprire il capoluogo marchigiano grazie a una visita tattile, con spiegazioni tradotte nella lingua dei segni. Un’iniziativa accessibile a tutti, con una passeggiata nelle sale del museo per ripercorrere innanzitutto la storia della fondazione e dello sviluppo di Ancona.

Anche l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa promuove, dal 2 al 17 dicembre, Napoli tra le mani: la città partenopea verrà proposta, con tutta la sua celebre bellezza, attraverso percorsi fruibili ai disabili visivi.

Inoltre il Comune di Milano – in collaborazione con diverse realtà associative – ha organizzato, dal 29 novembre al 3 dicembre, le giornate della disabilità.

Un po’ di storia

La Giornata della disabilità, proclamata nel 1992 con una risoluzione ONU, ha “lo sedia-disab-red_web-ok.jpgscopo di promuovere i diritti ed il benessere delle persone con disabilità in tutte le sfere della società e dello sviluppo e a incrementare la consapevolezza della situazione delle persone con disabilità in ogni aspetto della vita politica, sociale, economica e culturale”.

Nel 2006 venne approvata dal Palazzo di vetro la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, cui ha aderito anche l’Italia tre anni dopo.

Tuttavia si potranno fare ancora nuovi passi avanti non solo a livello di accessibilità, ma anche del diritto al lavoro e alla salute sancito con chiarezza dalla nostra Costituzione.

Fonti principali: UN, Sociale, MIBACT

Giornata mondiale del prematuro, guardiamo ai rischi

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Si è celebrata il 17 novembre. Tra i fattori predisponenti ci sono l’età superiore ai 40 anni, l’attesa di gemelli e il fumo

prematuro-incubatrice-400pixel.jpgAvere più di 40 anni oppure meno di 18 espone maggiormente le donne al rischio di avere un parto prematuro. Così come fumare, fare sforzi fisici eccessivi oppure avere gravidanze gemellari (più frequenti se si ricorre alla procreazione assistita). Nascere prima della 37ª settimana invece che nella 40ª favorisce problemi di salute, tra cui una specifica forma di malattia retinica (ROP). Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica ogni anno si celebra il 17 novembre la Giornata mondiale del prematuro.

Dove si nasce troppo presto?

Si nasce prima del tempo soprattutto in India, Cina, Nigeria, Pakistan, Indonesia e Stati Uniti. Complessivamente nel mondo sono 15 milioni i bimbi che, ogni anno, nascono pretermine (ossia circa uno su dieci). Solo in Italia si stimano circa 40 mila prematuri l’anno.

bimbo-gestazione-ecografia-web.jpgSecondo l’OMS nei Paesi a basso reddito circa la metà dei bambini che nascono almeno due mesi prima purtroppo non riescono a sopravvivere. Nei Paesi benestanti, invece, quasi tutti questi prematuri riescono a rimanere in vita.

L’alimentazione della madre influisce sull’esito della gravidanza; dunque laddove si soffre di importanti carenze nutritive esistono maggiori rischi. Ad esempio bassi livelli di folato (acido folico), ferro o zinco durante la gravidanza pare siano associati a un aumento del rischio di nascita pretermine che, nel mondo, è ancora la prima causa di mortalità tra i bimbi con meno di cinque anni.

La ROP arretra, ma la battaglia non è ancora vinta

La retinopatia del prematuro (ROP) era un’importante causa di cecità nei Paesi occidentali 50-60 anni fa. Ciò avveniva perché nelle incubatrici veniva erogato ossigeno al 100%, che si è poi scoperto essere nocivo in concentrazioni così elevate per i vasi sanguigni, compresi quelli retinici (che proliferavano eccessivamente).

neonato_e_adulto-mani-2-photospip18ab36729ba73f6b347e30430fab43c7.jpgQuesto problema iatrogeno venne risolto in seguito e oggi i neonati pretermine possono, quindi, sviluppare anche buone capacità visive. Negli ultimi 10-15 anni la ROP quale causa di cecità si è ridotta anche in Paesi a medio reddito in America Latina, Europa orientale e Sud-Est asiatico (ad esempio in Vietnam). Permangono però ancora numerosi casi in India e Cina.

Leggi anche: Oms, linee guida su nascite premature

Link utile: “Nascita pretermine” (pubblicazione in pdf)

Fonti principali: WHO, IAPB International, Epicentro

Migliore sanità oggi, più salute domani

Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani

Presentato il 14 novembre a Roma il XII Rapporto Meridiano Sanità: Italia al top nella classifica

Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani
Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani
Primi in Europa per aspettativa di vita alla nascita, secondi al mondo solo dopo il Giappone. I neonati del nostro Paese vivranno mediamente la bellezza di 82,8 anni. Tuttavia nell’ultimo decennio in Italia gli anni non trascorsi in buona salute sono aumentati, attestandosi attorno a 20 anni [[+4,2 anni dal 2006]]. Tante sono le cifre sono contenute nel Rapporto annuale Meridiano Sanità elaborato da The European House-Ambrosetti, presentato a Roma il 14 novembre 2017.

L’aspettativa di vita della popolazione italiana è tra le più alte al mondo, ma porta con sé il peso di patologie ad alto impatto che rendono necessari ulteriori interventi mirati di prevenzione e nuovi modelli di gestione. L’allungamento della vita ha contribuito all’aumento della popolazione anziana: in Italia oggi è pari al 22% della popolazione e si prevede che salirà a un terzo della popolazione entro la metà del secolo.

Ovviamente l’invecchiamento porta con sé il peso di patologie non trasmissibili e croniche, comprese quelle oculari degenerative. Dall’analisi dei vari indicatori [[i parametri sono: aspettativa di vita alla nascita, tasso di prevalenza per patologie croniche ad alto impatto, fattori di rischio per adulti, tasso di mortalità infantile e generale standardizzato per età]] che definiscono lo stato di salute della popolazione, l’Italia registra performance superiori alla media europea.

Copertina del Rapporto Meridiano Sanità 2017
Copertina del Rapporto Meridiano Sanità 2017
Preoccupanti però i dati sui fattori di rischio per la salute dei bambini, l’aspettativa di vita in buona salute attorno ai 50 anni e i dati sulle disabilità.

Se oggi l’Italia presenta uno stato di salute complessivamente buono, superiore alla media europea, in futuro potrebbe invece non riuscire a garantire il mantenimento o il miglioramento delle performance registrate fino ad oggi. Almeno se la sanità pubblica verrà penalizzata da ulteriori “razionalizzazioni”.

Fonte principale: Meridiano Sanità

Ora mettiamoci in movimento

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Il 16 novembre al Ministero della Salute presentata una campagna per favorire lo sport. Italiani primi in Europa per sedentarietà

ciclismo-parco-web.jpgIl pallino del movimento fisico ancora non ha fatto breccia nel cuore degli italiani, ma in futuro si potrebbe prescrivere come già si fa con le visite o le medicine, una richiesta che in passato hanno avanzato i medici britannici. Per promuoverlo da noi ci devono pensare persino le istituzioni pubbliche, vista la pigrizia che colpisce i nostri connazionali, considerati oggi i più sedentari d’Europa: il 16 novembre 2017 il Ministero della Salute ha presentato una nuova campagna di comunicazione assieme al CONI e all’Istituto Superiore di Sanità.

Un italiano su tre è sedentario

Nonostante i numerosi benefici connessi allo svolgimento dell’attività fisica, più del 32% degli italiani è da considerare sedentario [[Fonte: dati del sistema PASSI 2017]]. Pensiamo poi anche che almeno un sedentario su cinque percepisce come sufficiente il proprio impegno quotidiano: non è affatto consapevole dei rischi che corre.

Nel mondo un adulto su quattro non si muove a sufficienza, nonostante sia fondamentale. Dunque lo slogan della nuova campagna sci-sole-disegno_stilizzato-freedigitalphotos_net-web.jpgè: “Il movimento è salute!” perché lo sport e, più in generale, l’attività fisica fanno bene al nostro organismo e alla nostra mente: sono uno strumento principe di medicina preventiva.

Facciamo più sport

La promozione dell’attività sportiva e del movimento – oltre a rappresentare un investimento per la prevenzione delle malattie croniche e per il miglioramento della salute – ha effetti positivi sull’intera società e sull’economia. L’inattività fisica, infatti, incide anche sui costi diretti e indiretti dell’assistenza sanitaria, dovuti all’impatto negativo sulla produttività e sugli anni di vita che potrebbero essere trascorsi in buona salute.

Praticare regolarmente sport fa bene al nostro organismo, alla nostra mente e ai nostri organi, inclusi gli occhi: tarda l’insorgenza di cataratta, contribuisce a prevenire malattie retiniche degenerative, la retinopatia diabetica… Ciò si deve coniugare però con visite mediche regolari.

Quanto movimento?

jogging-mare-web-ok.jpgL’Italia è agli ultimi posti in assoluto per attività giovanile: il 91,8% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni non fa adeguato movimento fisico, mentre nel mondo tale percentuale si attesta a poco più dell’80%.

L’OMS spiega:

L’attività fisica costituisce una delle più basilari funzioni umane. La salute ne dipende in misura importante lungo l’intero arco della vita. Com’è risaputo, i benefici per la salute derivanti dall’attività fisica comprendono un minor rischio di contrarre malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e alcune tipologie di tumore; essa svolge anche un ruolo importante nella gestione di talune affezioni croniche. Inoltre, l’attività fisica produce effetti positivi sulla salute mentale riducendo le reazioni da stress, l’ansia, la depressione e forse anche ritardando gli effetti della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza.

L’indicazione di quanto movimento fare varia a seconda dell’età e delle condizioni di vita. Tuttavia l’OMS sostiene che gli adulti debbano muoversi almeno due ore e mezzo la settimana praticando un’attività aerobica [[In alternativa si possono fare 75 minuti d’attività settimanale intensa. È comunque raccomandabile una passeggiata di mezz’ora al giorno, ndr]], mentre dai 5 ai 17 anni bisognerebbe fare almeno un’ora d’attività fisica quotidiana moderata o intensa.

L’appuntamento

L’obiettivo di fondo è coinvolgere la popolazione di tutte le età, rendendola responsabile del proprio benessere ed invitandola direttamente ad adottare uno stile di vita attivo, possibilmente praticando regolarmente uno sport.

Giovedì 16 novembre, presso il Dicastero della Salute (Auditorium “Cosimo Piccinno”), il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – insieme al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi e al Presidente del CONI Giovanni Malagò – ha presentato la campagna di comunicazione “Salute, sport e movimento fisico”.

“Noi – ha affermato il Ministro -, come Sistema sanitario, attraverso una valorizzazione e una cultura dello sport, abbiamo puntato a prevenire moltissime malattie”, in particolare l’obesità infantile. Lo sport è “un fattore importante nella nostra vita”, ha proseguito Lorenzin, che contribuisce anche a “combattere la depressione”.

Secondo Franco Di Mare, giornalista che ha moderato l’incontro, “nel prediabete, se uno si muove (senza farmaci), i valori tornano normali. Il movimento non è solo salute, ma è anche la prima ‘medicina’ da assumere”.

Dal canto suo il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, “le regioni del Sud sono svantaggiate, ma in maniera impressionante”. In Italia “tre bambini su quattro non dedicano neanche un’ora al giorno all’attività fisica”, complici i vari dispositivi elettronici. La situazione è particolarmente difficile anche perché nella scuola italiana, in rapporto ad altri Paesi più evoluti (ad esempio nel Nord Europa), si pratica pochissimo sport.

“Cosa possiamo fornire assieme al CONI? Le attività fisiche – ha proseguito Ricciardi -, che sono diverse a seconda delle diverse fasce d’età. Faremo delle raccomandazioni”.

“Chi fa sport è più incline alla socializzazione. E stando bene si hanno meno costi anche per il sistema sanitario: meno farmaci e meno ricoveri. Le stime basate sulle persone affette da patologie cardiovascolari, diabete e tumori consentono di affermare – ha dichiarato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità -che un aumento dell’attività fisica determinerebbe un minor costo per il SSN [[ossia il Sistema Sanitario Nazionale, ndr]] pari a 2.331.669.947 euro in termini di prestazioni
specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche”.

Leggi anche: “OMS, l’81% degli alunni adolescenti non fa sufficiente attività fisica”

Link utile: Strategia per l’attività fisica in Europa secondo l’OMS (pdf)

Fonti principali: Ministero della Salute, OMS, Quotidiano Sanità

Otto regole per prevenire le infezioni da lenti a contatto

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No all’uso dell’acqua corrente, non dormirci e non portarle troppo a lungo; ma in troppi ignorano le buone norme igieniche

possibili_effetti_collaterali_uso_erroneo_lac-aao-frame-web.jpgOcchio al corretto uso delle lenti a contatto (LAC), che negli Usa vengono utilizzate da un americano su dieci.

L’American Academy of Ophthalmology (AAO) dispensa otto consigli per un’attenta manutenzione e un’igiene accurata di questi dispositivi medici, su cui ha realizzato un clip animato. In particolare bisogna evitare che entrino in contatto con l’acqua, non bisogna dormirci né portarli per troppo tempo. Si tratta, in ogni caso, di lenti le cui buone norme di utilizzo non mai essere ignorate; anzi, è senz’altro opportuno un consulto oculistico prima di iniziare a metterle regolarmente.

“Se utilizzate male le lenti a contatto possono provocare infezioni oculari, alterazioni visive e persino cecità”, avverte l’Accademia americana di oftalmologia. Si può andare, ad esempio, incontro ad arrossamento oculare, alterata lacrimazione, fastidi lenti_contatto_applicazione_slv.jpgoculari, nei casi più seri, a ulcerazioni corneali.

Più nello specifico l’AAO dice che bisogna:

  • sostituire il contenitore portalenti ogni tre mesi;
  • pulire il portalenti all’interno prima di riempirlo nuovamente con la soluzione di conservazione apposita;
  • evitare assolutamente di utilizzare l’acqua corrente per conservare le lenti!
  • evitare qualunque tipo di immersione (ad esempio in piscina) mentre si portano le lenti a contatto;
  • disinfettare le lenti versando sopra di esse il liquido di conservazione prima di applicarle;
  • levare le lenti a contatto prima di coricarsi;
  • far riposare gli occhi mettendo di tanto in tanto gli occhiali anche se si è portatori di LAC;
  • seguire attentamente le istruzioni delle lenti a contatto, rispettando anche i tempi massimi di utilizzo.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) tra il 40 e il 90% dei portatori di lenti a contatto – i quali complessivamente sono circa 30 milioni solo negli USA – non segue come dovrebbe le istruzioni per un loro uso corretto.

lente_a_contatto_su_dito-r270.jpgNaturalmente non bisogna impiegarle in caso di patologie oculari che coinvolgono la superficie oculare (come cheratiti, congiuntiviti, ecc.) e gettare le lenti già utilizzare assieme al loro contenitore, in modo da evitare possibili contaminazioni. Soprattutto in questo caso è indispensabile farsi visitare e seguire da un oculista di fiducia. [[Se si accusa secchezza oculare bisogna ricorrere a lacrime artificiali compatibili con l’uso di LAC; se tuttavia il fastidio persistesse è opportuno levarle e indossare gli occhiali, che non bisognerebbe mai trascurare di avere neanche in macchina quando si guida con lenti a contatto]]

Infine non bisogna dimenticare di portare con sé un paio di occhiali di riserva qualora si dovesse essere costretti a togliere le lenti a contatto perché si prova fastidio, bruciore o dolore (specialmente per chi guida questo è molto importante).

Leggi anche: 12 consigli per l’uso corretto delle lenti a contatto

Fonti: AAO, CDC

USA, ciechi e ipovedenti verso il raddoppio

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Entro il 2050 le menomazioni visive aumenteranno sensibilmente, complice l’invecchiamento demografico

ipovedente_con_tablet-web.jpgIn poco più di 30 anni i ciechi e gli ipovedenti negli Stati Uniti potranno raddoppiare, passando da 8,8 milioni a oltre 15 milioni. Lo prevede un nuovo studio pubblicato su JAMA Ophthalmology da un team di ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine (Baltimora).

Occorrerà quindi un incremento dei servizi di riabilitazione per gli ipovedenti dato che la popolazione invecchia, e non solo negli USA. Ad esempio l’Italia è uno dei Paesi al mondo col maggiore tasso d’invecchiamento demografico, insieme a Giappone, Germania e Portogallo.

Calo visivo a stelle e strisce

La forte riduzione della vista fino alla cecità colpisce una parte importante della popolazione americana, soprattutto durante la terza età.

riabilitazione_visiva_signora_ipovedente-chiaroscuro-web-small.jpgDurante la ricerca sono stati esaminati i dati relativi a 6016 persone, di cui 1714 minorenni (28,4% del campione), 2358 (39,1%) con un’età compresa tra i 18 e i 44 anni e 1944 individui dai 45 anni in su (il 32,3%).

Secondo i ricercatori negli Usa vivono – considerando l’acuità visiva con miglior correzione (BCVA [[Best Corrected Visual Acuity, ndr]]) in persone dai 45 anni in su – 3 894 406 persone che vedono meno di 5/10, 1 483 703 persone con meno di 3/10 circa e 1 082 790 che vedono 1/10 o anche meno, in tutti i casi usando lenti.

In conclusione, va ricordato come siano in aumento le malattie degenerative croniche, tra cui la degenerazione maculare legata all’età (AMD), che può causare cecità centrale. Attualmente essa è considerata la prima causa di menomazione visiva nei Paesi sviluppati tra gli anziani, mentre la retinopatia diabetica è la prima causa di perdita della vista in età lavorativa.

Fonte principale: JAMA Ophthalmology

Giornata mondiale del diabete, occhio agli stili di vita

Giornata mondiale del diabete: banner di Diabete Italia onlus

Si celebra il 14 novembre ed è dedicata alle donne. Per l’OMS ci sono 422 milioni di diabetici nel mondo

giornata_mondiale_diabete_immagine-web-300-pixel.jpgOggi nel mondo un adulto su tre è in sovrappeso e uno su dieci è obeso. Segno evidente che bisogna prestare più attenzione allo stile di vita. In particolare per le donne c’è il rischio di essere colpite da diabete gestazionale.

Circa 1000 iniziative in tutta Italia

Il 14 novembre 2017 si celebra la Giornata mondiale del diabete, dedicata soprattutto alle donne: ai fini di una sua prevenzione o di una diagnosi precoce si tengono – dal 6 al 18 novembre – tante iniziative gratuite con Diabete Italia onlus. In tutto sono circa 1000 gli appuntamenti nelle piazze, presso i Centri di diabetologia (dove si potranno verificare eventuali complicanze), presso i medici di medicina generale e in una serie di farmacie (ad esempio nel Lazio hanno aderito le farmacie comunali). [[In quest’edizione sarà presente un’Unità mobile oftalmica della IAPB Italia onlus a Civitavecchia, dove i controlli oculistici (esame della retina) si terranno sabato 18 novembre 2017, ndr]]

Allarme diabete… in vista

L’incremento dei diabetici nel mondo è uno principali allarmi a risuonare sul piano della salute mondiale. Secondo gli ultimi dati OMS ve ne sono 422 milioni nel mondo [415 milioni secondo altre fonti, tra cui la Federazione internazionale diabetici, ndr]], di cui circa 147 milioni sono affetti da [retinopatia diabetica, una delle principali complicanze. Nei Paesi sviluppati è la prima causa di cecità in età lavorativa (20-65 anni); tuttavia l’aumento più forte si registra nelle nazioni a medio e basso reddito. I tempi impongono, quindi, un miglioramento degli stili di vita: più attività fisica, miglioramento della dieta, ecc.

Occhio alla retinopatia diabetica
Occhio alla retinopatia diabetica
La prevalenza del diabete è in aumento soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, mentre in precedenza ciò avveniva principalmente nei Paesi benestanti. “Le cause – spiega l’OMS – sono complesse, ma in parte si deve all’aumento delle persone in sovrappeso, compreso l’incremento dell’obesità, e a una carenza diffusa d’esercizio fisico”. Le diverse forme di diabete possono provocare gravi complicanze che colpiscono parti del corpo come occhi, reni, piedi, nervi, cuore (rischio più elevato d’infarto) ed encefalo (maggiore rischio d’ictus).

Diabete Italia onlus scrive:

Quest’anno la Giornata mondiale del diabete ha inteso sottolineare in modo particolare l’importanza di un equo accesso alle cure per le donne con diabete o a rischio di svilupparlo. Accesso alle cure significa ai farmaci, alle tecnologie, alle informazioni e ai supporti necessari per essere il più possibile autonome e protagoniste nella gestione e nella prevenzione del diabete ottenendo così i migliori risultati.

Un problema serio sono le ineguaglianze di genere: esse, conclude Diabete Italia, “espongono in modo particolare le femmine ai principali fattori di rischio: alimentazione poco sana, sedentarietà, fumo e abuso di alcolici”.

Quest’iniziativa ha ricevuto, tra l’altro, il patrocinio dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, che fornisce opuscoli sulla retinopatia diabetica a ospedali e aziende sanitarie aderenti all’iniziativa.

Fondamentale la prevenzione

Il 6 novembre si è tenuta a Roma una conferenza stampa per presentare le iniziative della Giornata mondiale del diabete. Il Presidente di Diabete Italia, l’ing. Gianni Lamenza, ha affermato:

Al centro c’è ancora il paziente con la sua capacità di curarsi una volta diagnosticato… Il diabete è il nemico numero uno. Per questo è importante la prevenzione.

Tuttavia laddove non fosse possibile prevenire il diabete sarà necessaria almeno una diagnosi tempestiva, che invece in circa il 30% dei bambini avviene in ritardo. Sono particolarmente a rischio i bimbi obesi, che in Italia sono presenti in numero elevato.

Rischio diabete gestazionale

Secondo Diabete Italia un bambino su sette nasce da una madre a cui è stato diagnosticato un diabete gestazionale, che potrebbe poi restare come diabete di tipo 2 dopo la fine della gravidanza (quello meno grave, controllabile generalmente con un’alimentazione accorta [[in particolare è opportuno evitare i grassi saturi, quelli che troviamo in formaggi grassi, salumi, carni, ndr]]). In conclusione, per combattere il diabete ci sono tre chiavi: 1) una dieta corretta; 2) un’attività fisica regolare; 3) autocontrollo della glicemia (oppure suo controllo dal medico almeno una volta l’anno salvo diversa indicazione dello specialista).

Relatori della conferenza stampa organizzata da Diabete Italia onlus (Roma, 6 novembre 2017)
Relatori della conferenza stampa organizzata da Diabete Italia onlus (Roma, 6 novembre 2017)

Leggi anche: “Retinopatia diabetica: una lotta possibile”

Link utile: Giornata mondiale diabete

Fonti di riferimento: Diabete Italia onlus, WHO