Tra i 12 e i 14 anni quasi il 95% dei nipponici ha il vizio refrattivo. Per l’OMS nel 2020 i miopi nel mondo saranno oltre 2,5 miliardi
Il mondo vede sempre peggio da lontano a partire dall’infanzia. Uno studio pubblicato su Jama Ophthalmology, condotto in Giappone su 1478 alunni, attesta che tra i 6 e gli 11 anni è miope il 76,5%, mentre tra i 12 e i 14 anni si arriva quasi al 95%. Invece i bambini affetti da miopia elevata – che può comportare maggiori rischi per la salute oculare – sono, nella prima fascia d’età, il 4% e nella seconda l’11,3%.
In Asia la miopia è particolarmente diffusa, presumibilmente non favorita dagli stili di vita moderni: carenza di attività all’aria aperta e visione protratta da vicino potrebbero contribuire a una progressione del difetto visivo se già esiste una predisposizione (la miopia sarebbe correlata con almeno una cinquantina di geni).
L’aumento della miopia preoccupa anche l’OMS, che ha stimato 2,56 miliardi di miopi entro il 2020. Di conseguenza si prevede un aumento del rischio di distacco della retina, glaucoma e degenerazione maculare (con annesse lesioni retiniche), soprattutto tra coloro che hanno una miopia elevata.
Solo in Italia sono miopi circa 15 milioni di persone e la tendenza è in aumento.
Secondo uno studio sino-americano pubblicato sulla rivista Cell i fotorecettori muoiono perché non vengono più nutriti
I ricercatori di oftalmologia dell’Università di Louisville hanno constatato che nella retinite pigmentosa la perdita della vista è il risultato di un’interruzione del flusso di glucosio che serve a nutrire i coni e i bastoncelli. Questo stop arriva a causare, nello stadio più evoluto, la morte dei fotorecettori per “fame”.
Lo studio, condotto assieme a ricercatori cinesi e pubblicato su Cell, descrive i cambiamenti metabolici della retina che culminano in una ridotta disponibilità di glucosio per le cellule nervose fotosensibili. Ciò potrà contribuire a mettere a punto nuove terapie per trattare una malattia che, pur essendo rara, è la più comune tra queste (si stima che colpisca una persona su quattromila a livello globale).
Nella retinite pigmentosa – malattia ereditaria causata da almeno una sessantina di geni con mutazioni – i bastoncelli si deteriorano per primi, provocando una perdita della visione periferica e della sensibilità a scenari con poca luce. Purtroppo quando la malattia è molto evoluta, agli ultimi stadi coinvolge anche i coni, compromettendo infine la percezione cromatica e la visione centrale.
Il dott. Douglas C. Dean, che ha diretto la ricerca [[sostenuta dal National Eye Institute, BrightFocus Foundation and Research to Prevent Blindness]], ha affermato:
È interessante il fatto che questi cambiamenti metabolici siano simili a quelli che stiamo studiando, nel corso di altre ricerche, nei laboratori che si occupano di cancro ai polmoni. Sia il tumore ai polmoni che i neuroni della retina utilizzano, per il loro metabolismo, come fonte primaria [di nutrimento] il glucosio. Intervenire su questo meccanismo è una strategia importante per combattere il tumore polmonare. Questo legame inatteso tra il metabolismo retinico e quello tumorale ci ha condotto a collegare questi sistemi apparentemente non interrelati, in modo da poter cercare farmaci simili [efficaci] sia sul cancro ai polmoni che sulla degenerazione retinica.
Il consumo di tabacco è ancora un problema globale per la salute che potrebbe essere contrastato meglio
Oltre un miliardo di persone nel mondo ancora fuma, una su quattro in Italia. Come farle smettere? Aumentando le tasse sulle sigarette, supportando maggiormente chi vuole abbandonare il vizio, promuovendo la prevenzione del tabagismo. Sono alcune delle strategie proposte dall’OMS contenute nel suo settimo Rapporto sul fumo. Se da un lato è vero che gli avvisi di “no smoking”, le avvertenze grafiche sui pacchetti e altre misure simili raggiungono cinque miliardi di persone, dall’altro – scrive il WHO – “ci sono Paesi che non stanno adeguatamente implementando le politiche che possono salvare dal tabacco vite umane”.
L’OMS (WHO) scrive:
Sono stati fatti dei progressi, con 2,4 miliardi di persone che vivono in Paesi che ora offrono servizi onnicomprensivi per smettere di fumare (2 miliardi in più rispetto al 2007). Però solo 23 Paesi offrono servizi del miglior livello (tra cui si annovera anche l’Italia, ndr) […]
Oltre ai 23 Paesi con le politiche antitabacco più virtuose, il Rapporto rileva che ce ne sono 116 che offrono servizi parziali o completi in strutture sanitarie (con relativa copertura dei costi), mentre altri 32 Paesi propongono servizi interamente a carico del cittadino (il che dimostra che c’è una domanda elevata da parte di chi cerca di smettere).
In una nota del WHO si legge: Anche il consumo di tabacco è diminuito in proporzione nella maggior parte dei Paesi, ma la crescita della popolazione significa che il numero totale di persone che consumano tabacco è rimasto troppo elevato. Attualmente, ci sono circa 1,1 miliardi di fumatori, circa l’80% dei quali vive in paesi a basso e medio reddito (LMIC).
Oltre la metà della popolazione mondiale – 3,9 miliardi di persone che vivono in 91 paesi – beneficiano di avvertenze grafiche sui pacchetti […]. Il miglior impatto sulla popolazione è stato registrato con la tassazione del tabacco [ovvero aumentando le tasse sui pacchetti, ndr].
Circa l’80% degli 1,1 miliardi di fumatori attivi nel mondo vive in Paesi a basso e medio reddito. Se consideriamo anche coloro che sono esposti passivamente al fumo, raggiungiamo l’impressionante cifra di 1,4 miliardi di persone a livello planetario la cui salute è potenzialmente a rischio.
La situazione in Italia
“L’uso dei prodotti del tabacco nel nostro Paese rappresenta la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile”: lo scrive il Ministero della Salute. “La prevenzione e la cura del tabagismo, pertanto, sono – prosegue il Dicastero – un obiettivo prioritario da perseguire attraverso misure efficaci”, che vanno da nuove leggi fino ad attività di educazione e promozione della salute, favorendo la “cessazione del fumo per ottenere una progressiva diminuzione dei consumi dei prodotti del tabacco, il calo della prevalenza dei fumatori e la conseguente riduzione delle gravissime patologie fumo correlate”.
Secondo i dati dell’indagine Eurobarometro 2017 il 26% degli europei fuma (30% gli uomini e il 22% le donne), lo stesso valore del 2014, ma sono in aumento i fumatori nella classe di età 15-24 anni (da 24% a 29%). L’Italia è al decimo posto col 24%, dunque va leggermente meglio della media europea; ma soprattutto tra i giovani occorre fare nuovi passi per dissuaderli.
> Numero utile per smettere di fumare: Telefono Verde contro il Fumo 800 554 088 (Istituto Superiore di Sanità: il servizio nazionale è anonimo e gratuito, attivo dalle 10 alle 16, dal lunedì al venerdì)
La forma meno grave della malattia potrebbe essere prevenuta con la dieta (fino al 30% dei casi in meno)
Una dieta vegetariana potrebbe giovare alla prevenzione del diabete di tipo 2: è la conclusione a cui giungono tre ricercatori che fanno capo all’Università di Harvard (USA), che si è avvalsa di 9 studi condotti precedentemente. Infatti mangiando più verdure, frutta, legumi e cibi integrali si potrebbe ridurre, nel 23-30% dei casi, il rischio di essere colpiti dalla forma meno grave di diabete. Lo si legge su Jama Internal Medicine, autorevole rivista scientifica internazionale, grazie a una metanalisi che ha incluso 307.099 partecipanti (tra cui 23.544 casi di diabete di tipo 2).
Solo in Italia le persone affette da diabete sono circa 3,2 milioni (secondo l’Istat), mentre in tutto il mondo 422 milioni (dato OMS), di cui circa 380 milioni affette dal tipo alimentare. Una dieta che limiti molto l’apporto di grassi può favorire non solo una buona linea, ma anche la nostra salute.
Occhio al diabete di tipo 2
Il diabete di tipo 2, che rappresenta il 90% dei casi, può persino evolvere nella forma più grave (il tipo 1, che richiede somministrazione d’insulina). Inoltre favorisce la retinopatia diabetica ossia soprattutto danni al microcircolo retinico.
Oltre agli aspetti genetici (altri familiari affetti da diabete) esistono anche fattori legati allo stile di vita: una vita sedentaria e lo stress – almeno in alcune categorie professionali [Ad esempio nei lavoratori notturni: si vedano gli [Standard italiani per la cura del diabete mellito (2018) ]] – possono favorirlo, sovraccaricando impropriamente il pancreas: aumentando il fabbisogno di zuccheri (glucosio) serve più insulina. Conta anche l’età: il pancreas, oltre una certa età, potrebbe infatti non rispondere più prontamente. L’ipertensione, il sovrappeso o l’obesità, bassi livelli di colesterolo HDL (detto “buono”) e trigliceridi elevati (eccesso di grassi) nonché un precedente diabete gestazionale sono tutti fattori di rischio di cui tenere conto.
Un possibile nesso ma incerto
Essendo stata individuata una correlazione statistica tra dieta vegetariana e minori casi di diabete di tipo 2, va detto tuttavia come non ci sia alcuna certezza riguardo a un nesso di causalità diretta. Prima di arrivare a una conclusione più solida bisognerà, infatti, attendere ulteriori studi e scartare altre cause alternative possibili. Eppure è noto come il diabete di tipo 2 sia strettamente correlato all’alimentazione; dunque non si può escludere, almeno in linea di principio, che una dieta vegetariana possa promuovere una vita più sana e contribuire alla prevenzione di quella malattia.
Vedi anche: Soggetti ad alto rischio diabete di tipo 2
Fonti: Jama Internal Medicine, Medsc.
Rapporto AIFA 2018: il 70% del loro consumo consiste in trattamenti per il glaucoma. Per tutti i medicinali spesi 29,1 mld in un anno
In Italia i farmaci per il glaucoma – una patologia oculare che colpisce circa un milione di persone – si attestano, tra gli anziani, al 28° posto per prevalenza d’uso considerando tutte le categorie terapeutiche. È quanto si evince dall’ultimo Rapporto AIFA sul consumo dei medicinali nel nostro Paese, relativo al 2018, quando complessivamente si sono spesi per i farmaci 29,1 miliardi di euro.
I medicinali più usati dagli over 65
Gli ultrasessantacinquenni fanno uso più di tutti, in primo luogo, di trattamenti per l’ulcera gastrica, poi degli antitrombotici (anticoagulanti per ridurre il rischio d’infarto e d’ictus), quindi i medicinali per modificare i lipidi (colesterolo e trigliceridi); a seguire, al quarto posto, compaiono gli antinfiammatori e gli antireumatici non steroidei e, in quinta posizione, i betabloccanti (per il cuore).
Occhio agli occhi
L’AIFA spiega che, per quanto riguarda i farmaci per i disturbi oculari, “i consumi si sono mantenuti pressoché stabili nel tempo, passando dalle 20 DDD (Defined Daily Dose, ndr[[Definita dall’OMS come la “dose di mantenimento giornaliera media di un farmaco utilizzato per la sua indicazione principale nell’adulto”]]) del 2013 alle 21 DDD del 2018”.
In sette casi su dieci tale consumo consiste in un trattamento (generalmente un collirio ipotensivo) per controllare la pressione oculare che, se troppo elevata, può danneggiare irreparabilmente il nervo ottico, compromettendo la comunicazione tra retina e cervello. Il glaucoma è infatti una malattia che, se non curata tempestivamente, può portare a cecità dopo il restringimento del campo visivo.
I trattamenti per il glaucoma e i miotici si attestano al 18° posto tra le prime venti categorie terapeutiche a maggior quota di spesa del 2018: sono i primi farmaci ad uso oftalmico in una top 20 in cui, sul podio, ci sono innanzitutto le sostanze modificatrici dei lipidi (farmaci per abbassare il colesterolo e i trigliceridi), mentre il secondo posto va ai medicinali per l’ulcera peptica e il terzo ai betabloccanti (per trattare aritmie e altre alterazioni cardiache).
Inoltre, prosegue l’Agenzia Italiana del Farmaco, “gli impianti intravitreali di cortisonici registrano la maggior variazione di consumo e spesa rispetto all’anno precedente (>100%)”, che consentono di rilasciare lentamente il farmaco all’interno del bulbo oculare. Anche i trattamenti anti-VEGF (somministrati mediante iniezioni intraviterali per bloccare la formazione di nuovi vasi retinici dannosi) per la degenerazione maculare legata all’età (AMD) hanno naturalmente un peso rilevante in questo ambito.
I numeri della spesa farmaceutica
Nel 2018 la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata pari a 29,1 miliardi di euro, di cui il 77% rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
Secondo i dati OCSE in Italia lo stesso anno la spesa è stata del 17,5% delle uscite correnti nel campo della salute, mentre la media dei 34 Paesi industrializzati si attesta attorno al 16,3%.
Sempre nel 2018, secondo l’AIFA, la spesa territoriale è stata pari a 20.781 milioni di euro: è diminuita, rispetto al 2017, dell’1%. Questo si deve, da un lato, a una riduzione della spesa territoriale pubblica (-4%), mentre dall’altro la spesa a carico dei cittadini, comprendente la spesa per il ticket [[compartecipazione regionale e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto erogato al paziente e il prezzo di riferimento per i medicinali di classe A acquistati privatamente e quella dei farmaci di classe C]], ha avuto un incremento del 3,8% in un solo anno.
Nel 2018 aveva ricevuto il Premio Braille alla carriera. È scomparso a Roma a 93 anni
Cosa rimarrà di noi nella memoria di chi ci ha voluto bene? Come verrà raccontata la nostra vita ai nipoti che verranno? Se lo è chiesto Andrea Camilleri, scrittore siciliano, nel volume “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” che, uscito ad agosto 2018, era dedicato alla pronipotina. Riflessioni che paiono ora ancor più vive a fronte della morte del celebre scrittore che – da tempo divenuto cieco – è venuto a mancare il 17 luglio 2019 all’Ospedale Santo Spirito di Roma. Era nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925.
Il premio Braille alla carriera
Ha ricevuto il Premio Braille su proposta dell’avv. Giuseppe Castronovo, che l’aveva in precedenza incontrato, sottolineando come il braille fosse l’unica forma di linguaggio che si legge con le mani.
Il Premio Braille alla carriera è stato consegnato nelle mani di Camilleri il 3 dicembre 2018 – trasmesso anche in differita da Rai Uno dall’Auditorium della Conciliazione di Roma [[il 27 dicembre 2018]] –, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Si è trattato dell’atto conclusivo della XXIII edizione del Premio, destinato dall’UICI a persone e istituzioni che si siano distinte nel “contribuire al miglioramento delle condizioni di vita, lavoro e studio dei ciechi e degli ipovedenti italiani”.
Il rapporto con la cecità
La cecità, aveva dichiarato Camilleri in un’intervista concessa all’Espresso, “forse mi ha fatto più riflessivo, o leggermente meno impetuoso”. Tuttavia non pensava che la sua condizione di non vedente (acquisita) avesse influenzato la sua arte di scrittore.
L’artista, grande affabulatore dalla voce roca e profonda, era un narratore instancabile, capace di raccontare magistralmente anche la propria vita. Nella stessa intervista rilasciata a Roberto Andò, Camilleri ha spiegato:
Da quando sono cieco sto imparando l’umiltà della dipendenza dagli altri. Gli altri erano già importantissimi per me, ma ora hanno acquisito una importanza che non è valutabile. Sono completamente dipendente dalla cortesia e dalla gentilezza di chi mi circonda. Mi sono dovuto abituare a tutto questo. Ma questa lezione di umiltà è stata comunque salutare, e l’ho accettata di buon grado.
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella (foto: Quirinale.it)Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia in cui scrive che “Andrea Camilleri lascia un vuoto nella cultura italiana, e nei tanti che si sono appassionati nella lettura dei suoi racconti e sono stati attratti dai personaggi modellati dalla sua creatività”.
“Camilleri è stato un grande e moderno narratore, dotato di una scrittura coinvolgente e originale. Le traduzioni teatrali e televisive delle sue opere – prosegue il Capo dello Stato – hanno conferito ulteriori dimensioni al suo patrimonio letterario, avvicinando, inoltre, al mondo dei libri un grande numero di persone”.
I racconti e i romanzi tengono “incollato” il lettore alla pagina, avvincendolo con i suoi misteri, le sue riflessioni e le sue sottili ironie, facendolo immergere totalmente nelle storie come se entrasse su un grande palcoscenico ricco di personaggi. Un palcoscenico dal quale il maestro Camilleri è uscito; ma a 93 anni non si è trattato, ovviamente, di un colpo di scena.
Breve storia clinica
L’autore siciliano era stato ricoverato in codice rosso il 17 giugno 2019 a Roma. Secondo il bollettino medico del direttore di Cardiologia del Santo Spirito, Roberto Ricci, “Camilleri è arrivato con un arresto cardiocircolatorio. In pronto soccorso è stata praticata la rianimazione cardiorespiratoria che ha permesso il ripristino dell’attività cardiocircolatoria. Lo scrittore è [stato portato] in rianimazione con supporto respiratorio meccanico e supporto farmacologico”. Questo avveniva circa 7 ore dopo il ricovero. Insomma, è stato attaccato a un “polmone artificiale” per poter respirare ed era in prognosi riservata, ma da allora non è più uscito dall’Ospedale. Tra l’altro una ventina di giorni prima del ricovero lo scrittore era caduto in casa, fratturandosi il femore.
Come ha spiegato in una nota il 17 luglio l’ASL Roma 1 “le condizioni sempre critiche di questi giorni si sono aggravate nelle ultime ore compromettendo le funzioni vitali. Per volontà del Maestro e della famiglia le esequie saranno riservate”.
L’American Academy of Ophthalmology dà sette consigli utili per proteggere i nostri occhi dai raggi ultravioletti
Non è vero che più gli occhiali da sole sono scuri, più sono filtranti: è una fake news, almeno quando parliamo di raggi ultravioletti (UV”). Lo evidenzia chiaramente l’American Academy of Ophthalmology (AAO), una delle società scientifiche più autorevoli al mondo che, nel proprio sito ufficiale, elargisce sette consigli per chi voglia proteggere i propri occhi dai potenti raggi solari estivi.
“Un’esposizione di lungo periodo al sole, senza le giuste protezioni, può aumentare il rischio di patologie oculari, tra cui cataratta, pterigio e tumore oculare”, avverte l’American Academy.
Bisogna tenere a mente che le lenti devono essere di buona qualità perché, quando sono scure, le pupille si dilatano, per cui aumenta il rischio che penetrino negli occhi troppi raggi nocivi se non c’è un livello di protezione adeguato. Per questo è opportuno acquistare occhiali dotati di filtri a norma di legge (certificati dal produttore): occorre che sia presente il marchio CE nei Paesi dell’Unione europea, che deve essere impresso e non applicato. [[Normativa 89/686/CE]]
Occhio agli occhiali
Più nello specifico l’American Academy consiglia di:
scegliere occhiali da sole che bloccano sia la radiazione UVA che UVB tra il 99 e il 100 per cento.[[Ci può essere scritto sulla montatura UV100, UV400, ecc.]] Mentre i raggi UVB sono completamente bloccati dalla cornea, lo strato più superficiale che costituisce la prima barriera esterna per l’occhio, gli UVA possono arrivare in minima percentuale fino alla retina ed essere particolarmente nocivi;
se si dubita dell’autenticità delle etichette, è opportuno rivolgersi a un negozio affidabile (ad esempio un ottico), dove si potrebbe anche testare la capacità filtrante degli occhiali da sole;
prendere la montatura più grande possibile: più è avvolgente, più – spiega l’AAO – le lenti “possono aiutare a ridurre la quantità di UV che penetrano lateralmente nell’occhio”;
non lasciarsi ingannare dal colore: le lenti più scure non bloccano maggiormente i raggi ultravioletti (casomai riducono la sensazione di abbagliamento);
non pensare che gli occhiali da sole economici non consentano una protezione adeguata;
non dimenticare di proteggere i bambini [[Su questo punto i pareri degli oculisti possono essere diversi. Mentre chi è favorevole all’uso degli occhiali scuri sin da piccoli sostiene spesso che, durante l’infanzia, l’occhio assorba circa l’80 per cento dei raggi solari che vengono assorbiti nel corso di tutta la vita, chi sostiene che non siano necessari sottolinea come i raggi solari siano importanti per il corretto sviluppo del bulbo oculare]];
considerare l’opportunità di prendere delle lenti polarizzate (dette anche “polarizzanti”): riducono il riflesso di superfici come l’acqua, la neve, i vetri, il parabrezza dell’auto o la pavimentazione lucida.
Come orientarsi?
Dunque se manca una marcatura CE autentica gli occhiali non sono conformi alla normativa. Inoltre per legge gli occhiali da sole devono essere accompagnati da una nota informativa. Queste regole sono contenute nella direttiva comunitaria 89/686/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 475 del 1992.
Esistono ben quattro categorie di filtro solare, indipendente dal colore delle lenti (che risulta ininfluente rispetto al potere filtrante):
categoria 0-1: filtro trasparente, molto chiaro o chiaro, per locali chiusi e giornate con poca illuminazione;
categoria 2: filtro medio, per illuminazioni medie e giornate nuvolose;
categoria 3: filtro scuro per uso generale in pieno sole;
categoria 4, filtro molto scuro per forti illuminazioni, alta montagna, superfici riverberanti. “Le lenti di categoria 4 – precisa la Camera di Commercio di Ancona – non sono idonee alla guida”.
Oltre che di tipo “normale”, i filtri solari delle lenti possono essere:
fotocromatici: che si scuriscono al sole e schiariscono all’ombra, adattandosi così meglio a condizioni di luminosità variabile;
polarizzanti: che filtrano anche i riflessi e, oltre a proteggere gli occhi, migliorano la visibilità;
degradanti: sono “considerati particolarmente adatti alla guida – scrive ancora la Camera di Commercio di Ancona – perché permettono una notevole attenuazione della luce solare e una visibilità della strada ottimale” (approfondisci).
A qualsiasi tipo di lente può applicarsi il trattamento specchiatura, utile in condizioni di luce molto intensa, come sulla neve e sui ghiacciai.
Infine c’è anche la possibilità di prendere un copriocchiali (clip-on) dotato di filtri a norma di legge, possibilmente polarizzati, da applicare sui propri occhiali da vista prescritti da un oculista.
Non riesce a risolvere a risolvere i propri problemi neanche con gli occhiali: lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità
Una persona anziana su dieci in Italia ha un problema alla vista che non riesce a risolvere neanche con gli occhiali, condizionando lo svolgimento delle proprie attività quotidiane. È quanto emerge dallo studio Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, presentato a Roma il 27 giugno 2019.
I dati 2016-2018 mostrano che 1 persona su 4 – di 65 anni o più – ha almeno un problema di tipo sensoriale (fra vista, udito o masticazione) che non risolve neppure con il ricorso ad ausili di qualche tipo.
Il 69% degli anziani intervistati telefonicamente ricorre agli occhiali e risolve, invece, il suo deficit visivo.
Quel cristallino che invecchia
Con l’età che avanza il cristallino perde di elasticità ed essendo più rigido non riesce a mettere a fuoco correttamente gli oggetti vicini. Compare quindi la presbiopia, un difetto di accomodazione dell’occhio inevitabile che inizia già fra i 40 e i 50 anni di età, ma che con l’uso degli occhiali può essere superato.
Rischio solitudine e depressione
Le disabilità percettive legate a vista e udito condizionano le capacità di comunicazione delle persone con 65 anni e più, peggiorando notevolmente la loro qualità di vita e inducendo problemi connessi all’isolamento e alla depressione.
Fra gli ultra 65enni con un problema di vista è più alta la prevalenza di coloro che restano socialmente isolati e riferiscono che in una settimana normale non incontrano né parlano con qualcuno (50% contro il 19% nel campione totale); è più elevata la prevalenza di sintomi depressivi (37% contro il 13% nel campione totale) ed è più alta la quota di chi è caduto nei 30 giorni precedenti l’intervista (14% contro il 9%, con annessi maggiori rischi di frattura del femore).
I problemi della vista sono indagati – in Passi d’Argento – con una semplice domanda telefonica che non fa riferimento ad alcuna diagnosi medica, ma semplicemente da conto della percezione del singolo di avere un deficit della vista tale da rendere difficoltose diverse attività quotidiane (come leggere il giornale, cucire, leggere l’ora o fare piccoli lavori domestici). Quest’ultima risposta induce a pensare che il deficit visivo non sia legato alla sola presbiopia (correggibile con le lenti), ma ad altre degenerazioni senili dell’occhio (per esempio cataratta, maculopatia retinica, ecc.), difficilmente superabili con l’uso di occhiali e tali da compromettere potenzialmente la qualità della vita di tutti i giorni.
Diamo i numeri
Nel 2016-2018 circa il 10% degli intervistati ultra 65enni riferisce di avere problemi di vista (con correggibili neppure con l’uso di occhiali), che condiziona lo svolgimento di attività quotidiane. Questa quota cresce con l’età (a 65-74 anni è del 5% ma sale al 27% dopo gli 85 anni) ed è mediamente più alta fra le donne.
Il gradiente sociale è ampio e significativo: la quota di persone con problemi di vista è maggiore fra persone con bassa istruzione (il 15% contro il 6% delle persone con alta istruzione) e tra coloro che hanno molte difficoltà economiche (20% versus 6% fra chi non ne riferisce). Nelle Regioni meridionali, infine, c’è una quota quasi 3 volte più alta di persone con problemi della vista rispetto a quanto si osserva fra i residenti nelle Regioni settentrionali.
Tre appuntamenti gratuiti per tre domeniche nell’astigiano con “Estate in vista”: il 14 luglio a Castagnole Lanze, il 21 a Castell’Alfero e il 28 a Buttigliera
Tre giornate per far brillare gli occhi dei cittadini, promuovere la prevenzione oftalmica e farli divertire in modo intelligente. Approda in Piemonte la campagna “Estate in vista”: nell’astigiano, a partire dalla metà di luglio, per tre domeniche consecutive si effettueranno check-up oculistici gratuiti a bordo di un’Unità mobile oftalmica dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, un camper hi-tech attrezzato ad ambulatorio oculistico.
Tre paesi per tre domeniche
Gli appuntamenti piemontesi in calendario – che rientrano nell’ambito del progetto “La prevenzione non va in vacanza” – sono i seguenti: il 14 luglio 2019 a Castagnole Lanze, il 21 a Castell’Alfero e il 28 luglio a Buttigliera.
Ci si potrà immergere in una dimensione ludica: oltre ai check-up oftalmici il Comitato provinciale della IAPB proporrà un esperimento di simulazione della cecità e dell’ipovisione sotto forma di gioco durante il quale i partecipanti – indossando appositi occhiali in grado di riprodurre i difetti della vista – dovranno individuare e riconoscere alcuni oggetti attraverso la sola percezione tattile e muoversi nello spazio circostante aiutandosi con il bastone bianco.
Il tutto è reso possibile grazie al Comitato IAPB di Asti, con il patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e della Croce Rossa Italiana e il prezioso supporto dei volontari dell’UNIVoC.
Gli obiettivi di prevenzione e sensibilizzazione
Adriano Capitolo, presidente del Comitato IAPB di Asti, spiega:
Il nostro obiettivo è quello di offrire occasioni di incontro e di sensibilizzazione sulle patologie della vista, in un periodo particolare come quello estivo, in cui aumenta l’esposizione ai raggi solari e crescono i rischi per la salute dei nostri occhi, soprattutto nei soggetti giovani. Con incontri informativi e recandoci con l’Unità mobile oftalmica nelle piazze di alcuni paesi della provincia, attuiamo ormai da anni uno screening di prevenzione delle malattie degli occhi…
Quando siamo in vacanza la nostra attenzione è tutta rivolta alla pelle, ma occorre sapere che anche gli occhi corrono dei rischi. Da qui la necessità di sensibilizzare i cittadini, informandoli correttamente sui danni che possono derivare da un’eccessiva esposizione ad agenti irritanti come i raggi ultravioletti, la polvere, la sabbia, le impurità dell’acqua, ecc.
Tutto gratis per tutti
Anche durante le due tappe successive – a Castell’Alfero (21 luglio) e a Buttigliera d’Asti (28 luglio) – grazie ai volontari sarà distribuito un opuscolo (“Estate in vista”) che spiega come proteggere gli occhi e prevenire danni e malattie della vista.
“A tutti i partecipanti – si annuncia in un comunicato – verranno offerti una merenda e un succo a base di frutta e verdure, alimenti amici della salute dei nostri occhi. Tutti potranno contribuire alla promozione social dell’evento postando foto e selfie della giornata con gli hashtag che verranno comunicati a bordo dell’unità oftalmica. Sarà inoltre effettuata la raccolta degli occhiali usati in collaborazione con i Lions”.
Il XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulle cronicità: ritardi nelle diagnosi, lunghe liste d’attesa e poca prevenzione secondo 47 associazioni
La prevenzione è trascurata dalle associazioni in Italia: soltanto una su tre certifica corsi in questo campo. Inoltre oltre l’80% delle 47 associazioni interpellate denuncia ritardi nelle diagnosi. Molto carente risulta l’integrazione tra assistenza primaria e specialistica (lo denuncia il 73%), così come la continuità tra ospedale e territorio (69%). Sono alcuni dei dati contenuti nel XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità che, presentato a Roma il 4 luglio 2019, è intitolato Regione che vai, cura che trovi (forse).
Troppe le attese soprattutto nel Lazio, Campania e Calabria
Più di due associazioni su tre (68%) denunciano lunghe liste di attesa: ad esserne afflitti soprattutto i pazienti del Lazio, della Campania e della Calabria. Solo una su tre afferma che visite ed esami per la gestione della patologia sono prenotati direttamente dallo specialista, mentre la maggioranza dei cittadini deve provvedere autonomamente, attraverso il Centro Unico di Prenotazioni (CUP: 60%) o recandosi direttamente agli sportelli ospedalieri (28%). Le cure possono essere diseguali a seconda del luogo di residenza.
Quei camici che non ascoltano
“Per quanto riguarda l’umanizzazione delle cure, gli elementi sui quali bisognerebbe maggiormente agire sono – scrive Cittadinanzattiva – la mancanza di aiuto nella gestione della patologia, coniugata con la mancanza di ascolto da parte del personale sanitario (74%). Altri due aspetti che rendono particolarmente gravosa la vita delle persone affette da patologie croniche e rare sono le liste d’attesa (68%) e la burocrazia inutile (55%). Ad essere, poi, ancora oggi sottovalutato è il dolore, sia quello fisico che quello psicologico (53%)”.
Assistenza ospedaliera, troppi gli spostamenti
A livello di assistenza da parte degli ospedali, ben il 70% delle persone con malattie croniche e rare si lamentano di doversi spostare dalla città in cui risiedono. Il 53% denuncia la mancanza di personale specializzato, mentre uno su tre rileva lunghe liste di attesa per il ricovero. Non sono pochi i casi di chi è costretto a pagare una persona che l’assista durante il ricovero (lo denuncia il 23%) e ci sono persino persone che si trovano costrette a portarsi i farmaci da casa (17%).
Nel caso delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e lungodegenze, il primo problema è accedervi a causa delle lunghe liste di attesa (63%), segue la mancanza di specialisti (37%) e la necessità di pagare una persona per assistere il malato (26%). “La riabilitazione – precisa Cittadinanzattiva – non è totalmente garantita dal SSN, visto che per un’associazione su cinque il cittadino deve integrare a proprie spese per avere le ore sufficienti e uno su tre deve addirittura provvedere privatamente del tutto”.
Assistenza domiciliare? Solo in pochi casi
Non va meglio per l’assistenza domiciliare che, secondo l’82% delle associazioni, viene erogata solo in pochi casi; inoltre per il 70% le ore non sono comunque sufficienti, per il 53% mancano figure specialistiche, in particolar modo lo psicologo.
Nell’ambito dell’assistenza protesica ed integrativa, quasi il 60% lamenta tempi troppi lunghi per l’autorizzazione, mentre più della metà si ritrova a sostenere spese per l’acquisto di protesi, ausili e dispositivi non erogati dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
Troppe spese e poco sostegno
Per quanto riguarda l’assistenza farmaceutica, in cima ai problemi si trova la spesa economica per farmaci in fascia C (quelli non mutuabili) o a causa delle limitazioni di budget da parte delle ASL o aziende ospedaliere (41%); segue la limitazione di prescrizione da parte del medico di medicina generale e dei pediatri (28%).
Sempre a detta del 54% delle associazioni coinvolte, infine, i bisogni psicosociali non vengono presi in considerazione: in particolare, mancano le forme di sostegno psicologico e di tutela sul lavoro (65%) nonché le forme di sostegno economico (51%).
Le proposte di Cittadinanzattiva
Dunque Cittadinanzattiva, come proposte conclusive per migliorare il quadro socio-sanitario italiano, ha chiesto di: 1) ridurre le differenze nell’accesso alle cure; 2) recepire e attuare uniformemente il Piano nazionale delle cronicità; 3) semplificare le procedure burocratiche nel campo sanitario e renderle più omogenee.
L’Osservatorio nazionale liste d’attesa
Il 9 luglio 2019 al Dicastero della Salute – alla presenza del Ministro della Salute Giulia Grillo – si è insediato l’Osservatorio nazionale liste d’attesa e si è svolta la prima riunione.
All’incontro hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni, dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali (Agenas), dell’Istituto Superiore di Sanità, di Cittadinanzattiva e le Direzioni generali della Programmazione e dei Sistemi informativi del Ministero. Il tavolo è presieduto dal direttore della Programmazione, Andrea Urbani.
Il Ministro Grillo ha spiegato:
Siamo qui non solo per attivare un osservatorio operativo che possa concretamente vigilare sull’efficienza delle liste d’attesa, ma per lavorare insieme affinché sia restituito ai cittadini un diritto a lungo negato: quello dei tempi certi per le cure e per le diagnosi nella sanità pubblica. Tutte le risposte che questo gruppo di lavoro riuscirà a trovare, saranno risposte date ai cittadini che negli anni hanno perso fiducia e ai tanti che hanno smesso di curarsi… L’obiettivo comune è restituire al Paese un modello più efficiente di sanità pubblica.