Prevenire la degenerazione maculare

Giovedì 21 novembre il simposio IAPB Italia presso il 99° congresso della Società Oftalmologica Italiana.

Si terrà dalla 09:30 alle 11:00 in Sala ELLISSE il SIMPOSIO DI IAPB Italia[1]:

PREVENZIONE DELLA DEGENERAZIONE MACULARE LEGATA ALL’ETÀ RETINA MEDICA

L’occasione sarà il 99° Congresso della Società Oftalmologia Italiana che, nel 2019, celebra anche il 150° anno dalla fondazione. L’evento si terrà a Centro Congressi Rome Cavalieri in via Cadlolo 101, 00136 Roma.

Ecco il programma

09:30

La Degenerazione maculare legata all’età: problema sociale – F. Cruciani

09:40

Esiste la predisposizione genetica? – F. D’Esposito

09:55

Fattori di rischio accertati – M. Parravano

10:10

Quale e’ l’importanza della diagnosi precoce? – F. Bandello

10:25

La telediagnostica con la foto del fondo può avere una sua importanza? – C. Azzolini

10:35

Quali provvedimenti si possono attuare nei soggetti a rischio? – M. Varano

10:50

Discussione con i partecipanti su gli argomenti trattati

11:00

Fine della sessione

VUOI SAPERNE DI PIÙ sulla degenerazione maculare legata all’età? Segui questo LINK

Anche il Polo Nazionale Ipovisione parteciperà al Congresso SOI, con un appuntamento dedicato alla Riabilitazione visiva nella nell’anziano: SCOPRI QUANDO


[1] Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità – Sezione italia – 

Così io vedo l’ipovisione

Le paure, le speranze e la rinascita di un’ipovedente seguita dal Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva.

(di Paola Tasselli).

Da bambina avrei voluto diventare oculista, poi psicologa: il mio bisogno d’indagine comincia da lì. Avevo 3 anni quando i miei genitori si accorsero che non vedevo come gli altri e venni “corretta” con terribili occhiali da miope e abilitata a normo vedente, consentendomi di vivere le fasi dell’età evolutiva da “clandestina”, nella totale inconsapevolezza di avere un problema grave che mi rallentava nel gioco, nelle relazioni, nell’apprendimento. Quando a 11 anni, a seguito di episodi di “bullismo” subiti, applicai le mie prime lenti a contatto fu una rivelazione: mi resi conto che fino a quel momento avevo visto solo nebbia e scoprii allo specchio il mio volto, fino allora inaccessibile se non coperto da eccentrici occhialini da miope. Da qui in poi il “brutto anatroccolo” che sentivo di essere cominciò ad acquistare fiducia.

A 19 anni un oculista definì la mia miopia “degenerativa”, suggerendomi di presentare domanda d’invalidità e, se mai avessi avuto gravidanze, di effettuare il parto cesareo. Invece, dieci anni dopo, i miei due figli sono nati con parto naturale e li ho anche allattati (pur se sotto stretto controllo oculistico), donandomi l’esperienza completa della maternità in tutte le sue sfaccettature.

Ho vissuto diverse esperienze lavorative fino ad approdare all’attuale impiego presso un’Agenzia di Stato. Nel corso delle varie fasi della mia vita forse la prova più grande è stata l’adeguamento ai continui e a volte repentini cambiamenti nel mio modo di vedere e la difficoltà di farlo comprendere agli altri che, sgomenti, faticavano a definire quale fosse il mio limite (ma come potevano se io stessa ne ignoravo i confini?).

Ho vissuto autentiche e ardue prove di adattamento, talvolta dopo i numerosi e dolorosi interventi chirurgici (visione annebbiata, poi più nitida e vivida, visione con un campo visivo ristretto, abbagliato, visione mono oculare e poi altro ancora…). Forse proprio per questo quella diagnosi recitava “miopia degenerativa”, portatrice di altre patologie premature come cataratta, maculopatia, glaucoma, nistagmo

In alcuni casi l’ipovisione è così mutevole da rendere l’intera prospettiva della propria esistenza indefinibile.

Il mio bisogno d’indagine non mi ha abbandonato neanche nei momenti più bui e mi ha aiutato a “risalire”; questo bisogno mi ha spinto a riprendere a studiare a 40 anni con un po’ di timore – con l’impegno di moglie e di madre e un lavoro a tempo pieno, supportata dagli audiolibri e dalla mia determinazione, – a frequentare le lezioni e sostenere gli esami della Formazione che, nel corso del suo svolgimento, ha cambiato la lettura del mio vissuto e del mio futuro, ispirando la stesura della mia tesi (dal titolo “Il Counseling applicato alle Disabilità Visive”), guidandomi con gli approfondimenti e l’adozione degli insegnamenti della Psicosintesi e della Mindfulness a proporre sostegno, in spirito di servizio, a chi avesse piacere a riceverlo presso una nota associazione per ciechi e ipovedenti. Attraverso la ricerca del mio equilibrio ho compreso che l’aiuto a chi ci sta accanto si può imparare a chiederlo e riceverlo come opportunità di relazione: ho apprezzato che essere ipovedente ha contribuito a rendermi spiccatamente sensibile e capace d’introspezione. Ciò che sfugge all’occhio fisico non sfugge all’osservatore interno che ognuno di noi potenzialmente possiede. Mi piace pensare che l’ipovisione mi rende esposta a dissonanze relazionali ma, al tempo stesso, più libera dai pregiudizi, consentendomi di “sentire” l’altro (posso solo intravedere la sua espressione e talvolta la sua figura, dunque mi baso sulle sensazioni che la sua presenza mi suscita).

Tengo a mente che anche l’accettazione di una diagnosi e di ciò che ne consegue scaturisce da un processo che passa attraverso la conoscenza, la consapevolezza degli aspetti della nostra persona, tra cui l’ipovisione, che se percepita come “caratteristica” e non come “difetto/perdita” non ostacolerà il nostro sviluppo personale.

Oggi avverto nitidamente la distanza che intercorre tra il tempo del misterioso sentimento di smarrimento che mi ha accompagnato a scuola, al lavoro, nella vita quotidiana e la “presa in carico” del mio, consapevole status di ipovedente, riconoscente al tormento, alla paura e alla rabbia provata ogni volta che ho annaspato nel tentativo di essere autonoma e che mi ha permesso di essere come sono oggi, orgogliosa dei miei piccoli o grandi successi perché so, e ne riconosco il valore, quanto impegno e raffinata organizzazione comporti il loro raggiungimento.

Fondamentale è la volontà di voler essere aiutati perché non si può aiutare nessuno che non abbia fatto questa scelta, consapevole o inconsapevole, e quando si è pronti diventa prezioso il beneficio che si può trarre[1] da centri specializzati come il Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva degli Ipovedenti e Associazioni di disabili visivi in cui l’informazione, la formazione, i centri di ascolto e i gruppi di auto e mutuo aiuto possono diventare un riferimento dove agire in un ambito protetto e competente.

(Ringrazio il Polo Nazionale di Ipovisione per avermi offerto l’opportunità di condivisione della mia variegata vita da ipovedente).

Questo articolo è stato pubblicato nel numero 3_2019 di OFTALMOLOGIA SOCIALE


[1] Senza incorrere nel rischio dell’identificazione con la malattia: la condizione d’ipovedente è solo un aspetto di noi!

La stanchezza dell’occhio nel mondo digitale

Lo stile di vita influenza la vista. Oggi si lavora, si impara e ci si diverte spesso guardando uno schermo illuminato da luce artificiale. L’occhio, però, è fatto per vedere oltre i tre metri e il continuo mettere a fuoco da vicino lo stanca molto. Forse troppo.

del Prof. Filippo Cruciani – IAPB Italia

La medicina nei suoi compiti e nelle sue finalità ha sempre avuto carattere sociale. Ma è nell’era moderna che si afferma la medicina sociale come branca dello scibile medico, con la finalità principale di perseguire la realizzazione e il mantenimento del benessere per l’uomo inserito nella società.L’oftalmologia, il cui fine principale è da sempre la difesa e la conservazione della vista – bene prezioso quasi quanto la vita stessa: “in oculis vita”, non si è mai sottratta dall’affrontare i fenomeni visivi anche da un punto di vista sociale, sapendo bene che sia la fisiologia che la patologia nell’occhio dipende, anche, dalla vita associativa e dall’ambiente nel quale l’uomo opera.

Oggi più che mai ciò è vero; e i motivi sono tanti. Innanzitutto il lavoro dell’uomo si è profondamente trasformato ed è passato “dalla schiena all’occhio”. La maggior parte dei lavori manuali sono ormai affidati alle macchine, mentre per l’apparato visivo gli impegni sono aumentati in maniera esponenziale. Non c’è più un minuto di riposo: si pensi solo all’illuminazione artificiale che ha ormai annullato la notte e non ha posto limiti agli impegni visivi.

Ma tutto ciò non riguarda solo il mondo del lavoro. Riguarda il mondo dell’apprendimento e della formazione: dalla scuola materna all’università si sta chini progressivamente – almeno si dovrebbe – sulle “sudate” carte. Riguarda il mondo del tempo libero ormai quasi prigioniero degli smartphone, tablet, pc e TV. Il 30% delle persone utilizza i dispositivi digitali per circa 6 ore al giorno, il 14% per circa 10 ore. In futuro saremo tutti sempre più ‘digitalized-addicted’.

E pensare che l’occhio umano è programmato – o se si vuole è stato creato o si è evoluto – per la visione da lontano, cioè per lo sguardo all’infinito (oltre i tre metri) che garantisce una messa a fuoco spontanea, mentre la visione da vicino richiede un processo attivo di accomodazione, con dispendio di energia e facile affaticamento. E poi dopo i quarant’anni insorge la presbiopia e non si può fare a meno degli occhiali quando si guarda da vicino.

La vita moderna inoltre richiede una piena quantità e qualità della vista. Una volta, quando non c’era la TV, quando non si guidava, quando non si dovevano leggere scritte di segnali lontani, gli occhiali erano una rarità. Oggi sono pochi quelli che si possono permettere di farne a meno, perché l’occhio umano da un punto di vista refrattivo non è un organo perfetto.

I difetti di vista sono molto frequenti a tutte le età. Non sono naturalmente fenomeni patologici, ma se si vuol vedere perfettamente devono essere corretti. Già nella popolazione infantile troviamo un bambino su quattro con occhiali. La percentuale sale nell’età adolescenziale e giovanile a causa della miopia. Alcune statistiche che si riferiscono a studenti universitari specie dell’estremo oriente danno una prevalenza di questo difetto addirittura dell’80%.

L’occhio va anche protetto da agenti fisici e, prima di tutto, da fonti luminose intense. La luce solare, i cui effetti benefici sono tanti ed importanti, può essere nociva in alcuni casi soprattutto se c’è esposizione a raggi ultravioletti. Gli occhi pertanto devono essere protetti con occhiali da sole. Ma c’è, anche, l’inquinamento luminoso ambientale.

Il problema riguarda specie le aree urbane, sempre più illuminate: dal 2012 al 2016 la percentuale di aree del nostro pianeta costantemente illuminate è salita del 2,2% ogni anno. Anche la radianza, il flusso di radiazione luminosa per unità di area, è salita dell’1,8%. E le prospettive sono negative: nel breve termine l’emissione di luce artificiale nell’ambiente continuerà ad aumentare, erodendo ulteriormente l’area di terra, che ancora gode di cicli giorno-notte illuminati naturalmente.

C’è poi il recente problema della luce blu, la cui frazione di luce blu-viola – emessa soprattutto da fonti a luce fredda – potrebbe danneggiare l’occhio umano a livello di cornea, congiuntiva, cristallino e retina. Sono in corso molti studi sull’argomento. Ancora non si hanno risultati sicuri. In definitiva non bisogna mai dimenticare che il mondo nel quale viviamo e il modo con il quale usiamo i nostri occhi non sono naturali. Il nostro dovere come persone, è di essere coscienti della fatica e dei limiti dei nostri organi, al fine di averne cura e farli durare a lungo.

Il nostro compito come medici, parallelamente, è quello di informare e rendere consapevoli le persone, affinché applichino piccoli e grandi accorgimenti di prevenzione sia, negli stili di vita sia, come vedremo nell’articolo successivo, per diagnosticare in tempo le sempre più numerose malattie degenerative legate all’invecchiamento della popolazione.

Questo articolo è stato pubblicato nel numero 3_2019 di OFTALMOLOGIA SOCIALE

Il danno nascosto agli occhi causato dal fumo

Una guida sintetica su un fattore di rischio che aggredisce la vista a tutto campo.

Il consumo di tabacco può provocare diverse malattie, da quelle più note, connesse al sistema cardiovascolare e all’apparato respiratorio, a quelle meno conosciute, che riguardano la salute del sistema visivo. Fumare, dunque, fa male ad ogni parte del corpo, compresi gli occhi. Le sigarette, per esempio, contengono tossine e sostanze chimiche che penetrano negli occhi, danneggiando i vasi sanguigni e aumentando il rischio di sviluppare patologie collegate alla perdita della vista [1].

Tra le malattie degli occhi, l’insorgenza delle quali è accelerata dal fumo, spicca la cataratta, la più comune causa di riduzione della qualità dell’immagine percepita [2].

Delle tipologie di cataratta, quella che si sviluppa con un’incidenza maggiore è la forma nucleare [3], ovvero la patologia del nucleo, al centro del cristallino, legata al naturale processo di invecchiamento dell’occhio.

Il tabagismo rappresenta, inoltre, il principale fattore di rischio della degenerazione maculare legata all’età, una patologia gravissima che colpisce la zona centrale della retina, la macula, riducendo l’afflusso di ossigeno al tessuto. Il disturbo, che si sviluppa con un andamento progressivo, può portare alla perdita completa ed irreversibile della visione centrale ed è la prima causa di cecità nei Paesi industrializzati e la terza a livello globale [4]. In media, un fumatore può sviluppare questa patologia fino a cinque anni prima rispetto ad un non fumatore. La particolarità del fumo, inoltre, è che è uno dei fattori di rischio sui quali è più facile intervenire.  Smettere di fumare – e non iniziare affatto – significa ridurre il rischio di ammalarsi.

Tra i danni maggiori alle capacità visive, di cui la dipendenza dal fumo costituisce un fattore di rischio significativo, emerge poi la retinopatia diabetica, quella complicazione del diabete che colpisce gli occhi e si origina a partire da un danno ai vasi sanguigni che irrorano la retina. Chi fuma, infine, rispetto a un non fumatore ha il doppio delle probabilità di soffrire di uveite, una patologia rara dell’occhio che comporta l’infiammazione dell’uvea, ovvero la tunica intermedia vascolare dell’occhio che è localizzata tra la sclera (tunica esterna) e la retina (tunica interna).

Il fumo, dunque, ha diversi effetti negativi sulla salute dei nostri occhi. I fumatori e gli ex-fumatori sono più suscettibili allo sviluppo di molte patologie rispetto alle persone che non fumano mai, e questo può modificare irreversibilmente il modo in cui vedono il mondo.


[1] S. Kelly, Smoking and blindness. Strong evidence for the link, but public awareness lags, in “BMJ”, n. 328, Mar 2004.

[2] 30 agosto 2019 https://www.iltempo.it/comunicati-adn-kronos/2019/08/30/news/cataratta-quasi-600-mila-interventi-allanno-il-laser-e-la-soluzione-1202667/

[3] J. Ye, J. He, C. Wang, H. Wu, X. Shi, H. Zhang, J. Xie, S. Y. Lee, Smoking and Risk of Age-Related Cataract: A Meta-Analysis, in “IOVS”, Vol. 53 (7), Jun 2012.

[4] 15 aprile 2019 https://www.adnkronos.com/salute/medicina/2019/04/15/degenerazione-maculare-senile-terza-causa-cecita-nel-mondo_9iMpa5abfQcP4GDNnB46AJ.html

La Carovana della salute arriva in Puglia

A Brindisi le visite gratuite sabato 9 novembre in Piazza della Vittoria.

Vivere a lungo non significa vivere sani. Per vivere sani è necessario prevenire le malattie: sia con uno stile di vita salutare che con controlli periodici. Ecco l’importanza di farsi visitare spesso: molte malattie possono essere curate facilmente se diagnosticate in tempo; ma possono risultare gravissime se trascurate. In particolare ciò è vero per le malattie degli occhi ma non solo.

Ecco perché la Federazione Nazionale Pensionati CISL ha organizzato la Carovana della Salute: un tour nazionale con medici e volontari che offriranno visite gratuite nelle città italiane oltre a informazioni e consigli per avere uno stile di vita sano ogni giorno.

La prossima tappa è Brindisi sabato 9 novembre dalle 09.30 alle 13.00 e 14.30 alle 18.30 in Piazza della Vittoria.

IAPB Italia onlus è Partner nazionale dell’iniziativa e partecipa con un camper attrezzato a svolgere controlli oculistici in piazza.

Per prenotare la visita gratuita (fino ad esaurimento posti) è sufficiente chiamare i seguenti numeri dal lunedì 4 al venerdì 8 novembre 2019, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00: 0831 568209 – 340 1646520


Ecco l’elenco delle visite che si possono effettuare:
– VISITA OCULISTICA
– VISITA CARDIOLOGICA ED ELETTROCARDIOGRAMMA
– VISITA PNEUMOLOGICA E SPIROMETRIA
– CONSULENZA PREVENZIONE MALATTIE INFETTIVE
– CONSULENZA SENOLOGICA
– CONSULENZA DIABETOLOGICA E MEDICINA GENERALE
– VALUTAZIONE RISCHIO CARDIOVASCOLARE
– CONSULENZA GINECOLOGICA
– CONSULENZA NEFROLOGICA
– CONSULENZA CARDIOLOGICA
– DONAZIONE SANGUE

Il 7 novembre 2019 alle ore 9.30 nella Sala Mario Marino Guadalupi dl Municipio in piazza Matteotti 1 si terrà l’incontro di sensibilizzazione preliminare aperto alla cittadinanza e dedicato a sottolineare l’importanza della prevenzione. La Tavola rotonda riunirà molti degli Enti e delle associazioni che hanno contribuito alla tappa brindisina della Carovana della Salute e che sono, oltre alla già citata IAPB Italia:

• ASL BRINDISI

• Apulia Diagnostic Mesagne

• FEDER.S.P.EV.

• AISA

• BRINDISI CUORE

• AVIS

• CROCE ROSSA ITALIANA

• ANTEAS BRINDISI


Il grave rischio della sedentarietà

Nei Paesi industrializzati la salute sta diminuendo ed uno dei comportamenti più pericolosi è l’immobilità in ufficio collegata al lavoro al computer. Il corpo ha bisogno di pause, movimenti a bassa intensità e ripetuti frequentemente. Sessioni in palestra brevi ed intense non fanno necessariamente recuperare il tempo passato allo schermo. Questa la sintesi di un rapporto commissionato da un’azienda privata inglese e dedicato a quello che sarà il nostro “collega del futuro”.

Un rapporto dedicato al “collega del futuro”, ovvero al progressivo deterioramento nella salute degli impiegati che lavorano in ufficio, è stato rilasciato nel giugno 2019 dall’azienda britannica Fellowes. Il fatto che l’azienda si occupi principalmente di arredamenti e tecnologie per ufficio potrebbe far pensare ad un conflitto di interesse, ma la conclusione alla quale arriva è tanto forte quanto inaspettata: l’ufficio stesso, lo stile di lavoro e la postura assunta per ore al giorno rappresentano un grandissimo fattore di rischio per pressoché ogni ambito della salute umana, dalla vista al diabete, dalla circolazione periferica al tono muscolare, dalla salute mentale al mal di testa

Certamente l’interesse dell’azienda è quello di promuovere, oltre al suo brand, anche la sensibilità e l’attenzione focalizzata sul suo core business, ovvero, sui più avanzati prodotti e filosofie che permettono di creare postazioni e spazi di lavoro sani ed ergonomici. Purtuttavia il rapporto mantiene fisso il punto che, oltre un certo livello, è lo spazio di lavoro stesso il problema – per assenza di movimento; luce artificiale e aria condizionata – e, pur non essendo uno studio scientifico, la quantità di dati e lavori scientifici citati offre un quadro per nulla rassicurante della situazione lavorativa agli albori della 4 rivoluzione industriale.

Già secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la sedentarietà è uno dei principali fattori di rischio per la mortalità ed è in grado di influire negativamente sull’insorgere di malattie cardiovascolari, diabete e cancro [1]. La stessa organizzazione attribuisce, pur su dati del 2008,  all’insufficiente attività fisica oltre 3milioni di morti all’anno [2]. A lato e indipendentemente, il  sistema sanitario inglese (NHS) indica che il 64 per cento degli adulti è sovrappeso [3].

Firmato da William Higham, un conferenziere e analista di marketing molto gettonato nel Regno Unito [4], il rapporto di Fellowes è ancora più categorico.  Ecco una selezione delle affermazioni contenute nel testo [5]: “Dieta e assenza di movimento fanno sì che l’80 per cento degli adulti inglesi assuma dei comportamenti che mettono a repentaglio la loro sopravvivenza; il livello di obesità sale in tutta Europa; l’80 per cento degli impiegati in ufficio in Germania e Regno Unito spende 4 ore fermo al suo tavolo; gli impiegati francesi vi passano metà del loro tempo da svegli; il 46 per cento dei dirigenti passa più di 20 ore al computer secondo una dato del 2010 mentre nel 1994 erano meno del 20 per cento”.

L’effetto combinato di queste situazioni pesa moltissimo, sostiene il rapporto, sul deterioramento della salute, sulla ridotta produttività, sui giorni di malattia. In particolare, lo scarsissimo movimento, il tempo passato al pc o seduti in metropolitana, treno o auto, è direttamente collegato all’aumento di peso e dei livelli di colesterolo anche in concomitanza con una dieta ipocalorica.  E neppure la palestra, con uno sforzo ad alta intensità per brevi periodi di tempo, è in grado di porre rimedio alla situazione. Secondo Stephen Bowden, della Arnold School of Public Health, infatti, “il corpo richiede movimenti frequenti, a bassa intensità e per tutta la durata del giorno [6]”.

Anche la vista, ovviamente, viene investita dallo sforzo di mettere continuamente a fuoco un schermo. Sforzo che, come IAPB Italia ha sottolineato in più occasioni, affatica l’occhio, ‘progettato’ più per la visione da lontano che per il continuo aggiustamento ‘per vicino’. A questo si aggiunge l’impatto della postura, dall’aria “viziata” dai condizionatori (spesso troppo poco od affatto umidificata, ciò che favorisce l’evaporazione delle lacrime) e dell’illuminazione artificiale. Tutti questi fenomeni si associano facendo parlare nel rapporto di computer vision syndrome con sintomi che variano dal rossore e secchezza del bulbo oculare al mal di testa e dolore alle spalle. Tutti sintomi ben noti alla maggioranza dei lavoratori che, secondo la rivista Time, li ha sperimentati almeno una volta nella vita [7].

Per rappresentare visivamente questa e altre nozioni raccolte nel rapporto, gli autori hanno creato un manichino che riassume in sé, accentuandoli, gli affetti della sedentarietà e del lavoro al pc sulle diverse parti del corpo. L’apparenza di ‘Emma’ con gli occhi rossi, la schiena curva e le gambe gonfie, suggerisce caldamente l’opportunità pressante di alternare momenti al tavolo a pause e spostamenti moderati e frequenti, spostamenti che potrebbero essere molto più salutari di quanto l’esiguo sforzo richiesto per compierli lasci presagire.

STARE SEDUTI PER ORE PREDISPONE A:
DIABETE
INFARTO
ICTUS
INSUFFICIENZA CARDIACA
INSUFFICIENZA VENOSA
SOVRAPPESO E OBESITÀ
OSTEOPOROSI E ARTRITE
IPERTENSIONE ARTERIOSA
COLESTEROLO E TRIGLICERIDI
TUMORI MAMMELLA E COLON


[1] Physical activity – 23 February 2018 https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/physical-activity

[2] Physical Inactivity: A Global Public Health Problem https://www.who.int/dietphysicalactivity/factsheet_inactivity/en/

[3] Health Survey for England 2017 – pubblicato dicembre 2019 – https://digital.nhs.uk/data-and-information/publications/statistical/health-survey-for-england/2017 (nota metodologica: In total 7,997 adults (aged 16 and over) and 1,985 children (aged 0 to 15) were interviewed. 5,196 adults and 1,195 children had a nurse visit.)

[4] William Higham https://www.a-speakers.com/speakers/william-higham/

[5] The Work Colleague of the Future” – Fellowes –  Giugno 2019

[6] Op. Cit. pag 6 “The link between illness and sitting first emerged in the 1950s, when researchers found that London bus drivers were twice as likely to have heart attacks than conductors. Subsequent studies have uncovered a host of other effects, from back pain to cancer. One clear consequence is weight gain and its associated health issues. Sitting for a long time decreases lipoprotein lipase activity. The less we move, the less time we spend in fat-burning metabolic mode. Weight and cholesterol levels can rise, even with a low-calorie diet. We can mitigate this, but not through the odd half hour at the gym, no matter how intense. Stephen Bowden points to the findings of Stephen Blair at the Arnold School of Public Health, who recommends becoming ‘moderately fit’. This reduces the chance of early death generally by 50% and outweighs the risk of the common risk factors such as obesity, diabetes and high cholesterol. Stephen Bowden says: “The body requires low intensity, high frequency movements throughout the entire day.” When we sit for long periods, the arteries in our legs constrict. This limits blood flow, raises our blood pressure and becomes a contributing factor for heart disease”.

[7] Op.cit. Pag 8 nota 32



Inquinamento luminoso: a rischio le nuove generazioni

Il Professore Francesco Bandello, Presidente del Comitato Scientifico IAPB Italia Onlus e Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, spiega i principali fattori che possono causare danni all’apparato visivo, in particolare per i più piccoli.

“Inquinamento ambientale e salute visiva” è il tema affrontato dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia Onlus, in occasione della Giornata Mondiale della Vista che si è tenuta il 10 ottobre presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La giornata è stata un’occasione per riflettere sull’importanza di effettuare controlli periodici al sistema visivo, al fine di diagnosticare per tempo malattie che, se riconosciute tempestivamente, possono essere curate.

All’interno della tavola rotonda a conclusione dell’incontro, dal titolo “Proteggere la vista dall’ambiente inquinato”, il Professore Francesco Bandello, Presidente del Comitato Scientifico IAPB Italia Onlus e Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, ha voluto riflettere su “Il ruolo dell’ambiente nella genesi delle gravi patologie degenerative oculari”. L’intervento ha evidenziato l’importanza di mantenere la vista in salute, non solo facendosi visitare regolarmente, ma anche evitando comportamenti dannosi per l’apparato visivo, come lavorare in luoghi chiusi utilizzando un’illuminazione non appropriata, guardare da vicino gli schermi dei computer e i device elettronici per molte ore al giorno e non osservare le principali norme di “igiene oculare”.

Ci sono sostanzialmente due tipi di inquinamento – spiega il Professore Francesco Bandello –. Il primo è quello ambientale, dovuto agli scarichi delle autovetture, al riscaldamento e, più in generale, alle industrie inquinanti, che fa sì che l’aria che respiriamo contenga sostanze tossiche con effetto negativo per la salute dell’uomo. Questo è un inquinamento, in parte di tipo acuto, perché all’interno di un ambiente inquinato è inevitabile che l’uomo ne abbia la percezione. In questo caso, vengono coinvolte specifiche porzioni, come la pelle, l’apparato respiratorio e, naturalmente il sistema visivo, che sono le prime a contatto con il mondo esterno. Diverso è invece l’inquinamento visivo. Viviamo per un periodo di tempo molto più lungo oggi, ma dal punto di vista ontogenetico i nostri occhi erano programmati per persone che vivevano fino ad un’età media di 50 anni. In concomitanza di un’aspettativa di vita più lunga, l’apparato visivo invecchia e non è più adeguato a garantire la sua corretta funzione nel tempo”.

Diversi sono i fattori che possono provocare danni al sistema visivo: Tra questi, ad esempio, c’è l’esposizione alla luce – prosegue il Professore – che può danneggiare la superficie dell’occhio comportando un’alterazione della superficie corneale per la quantità elevata di radiazione ricevuta. Pensiamo all’infiammazione della cornea e della congiuntiva – la cheratocongiuntivite attinica – causata da un’esposizione acuta ai raggi solari, ad alta intensità di luce ultravioletta, oppure alla radiazione riflessa dalla neve o a quella emessa dalle lampade abbronzanti. L’esposizione in modalità cronica è però il fattore più rilevante. Se per lungo tempo, ad esempio, siamo esposti ad un eccesso di radiazioni luminose, possiamo sviluppare la cataratta. L’incidenza della malattia è certamente più elevata tra gli agricoltori che tra gli impiegati di banca e questo effetto cronico sulla retina può comportare danni ancora più gravi”. 

Ancora più importante è controllare la luce Blu-Viola emessa dai dispositivi digitali: “Questa luce – chiarisce Bandello – è più dannosa per l’apparato visivo, perché ha una distribuzione diversa in termini di lunghezze d’onda ed è presente in misura elevatissima nelle principali fonti di luce artificiale che utilizziamo oggi. I lampioni delle strade, le luci delle automobili, i telefoni e tutti i device elettronici emettono luce che ha una componente prevalente Blu-Viola ed è stato dimostrato, sia nell’animale di laboratorio, sia nelle culture cellulari, che questa fonte è particolarmente dannosa per la retina e i tessuti dell’intero occhio. Le evidenze sperimentali esistenti dimostrano che si tratta di una luce tossica per l’apparato visivo e questo tipo di danno può portare alla degenerazione maculare legata all’età, una delle malattie oggi più frequenti. Il problema non è tanto per le persone di età adulta, che hanno iniziato ad usare tardi queste tecnologie. Il problema sono i bambini che, per diverse ragioni, rimangono attaccati ai dispositivi digitali dalla mattina alla sera e ciò può comportare una degenerazione del sistema visivo in età più precoce”.

La luce Blu-Viola ha effetti anche sul ciclo sonno-veglia: “Con questa luce – conclude Bandello – il nostro cervello registra l’informazione di dover rimanere sveglio e si creano i presupposti per sviluppare l’insonnia. Il primo suggerimento che si dà ad una persona insonne, infatti, è di non utilizzare il computer per almeno due ore prima di andare a dormire”.



L’intervento per cataratta rende più sicura la guida

Uno studio australiano mostra che le prestazioni di guida dei pazienti migliorano significativamente dopo l’intervento chirurgico, rendendo più sicura la guida nel 48% dei casi.

Nello studio [1] di alcuni ricercatori australiani, che hanno utilizzato un simulatore di guida per testare la vista dei pazienti prima e dopo intervento chirurgico per cataratta, emerge un dato abbastanza netto: le situazioni al limite e gli incidenti stradali sono diminuiti del 48% dopo l’operazione. Lo studio è stato presentato a San Francisco al Congresso dell’American Academy of Ophthalmology.

Il Dott. Jonathon e i colleghi dell’Università dell’Australia Occidentale hanno testato le prestazioni di guida di 55 pazienti candidati all’intervento per cataratta. Il simulatore di guida ha preso in esame alcune variabili: i limiti di velocità regolati, la densità del traffico, gli incroci non controllati e gli attraversamenti pedonali. I pazienti sono stati sottoposti al test prima e dopo l’intervento sia al primo che al secondo occhio (in genere viene operato prima quello che presenta la cataratta più ‘densa’). Dopo la prima operazione, è stato dimostrato che gli incidenti stradali ed il verificarsi di situazioni limite sono diminuiti del 35%, mentre dopo il secondo intervento il loro numero è sceso ancora di più, arrivando ad una riduzione del 48%.

Secondo gli autori dello studio, l’acuità visiva misurata con le tavole optometriche rappresenta un esame importante per definire l’idoneità alla guida di una persona, ma restituisce una valutazione che risulta incompleta. Questi risultati dimostrano, invece, come la chirurgia in questo caso risulti fondamentale per ottenere sia una migliore sensibilità al contrasto che una migliore visione notturna: fattori che, insieme, migliorano il livello complessivo di sicurezza del conducente su strada.


[1] Agramunt S., Meuleners L. B., Fraser M. L., Chow K. C., Q. Ng. Jonathon, Raja V., First and second eye cataract surgery and driver self-regulation among older drivers with bilateral cataract: a prospective cohort study, in “BMC Geriatrics”, n. 18, Issue 1, 2018.  


Arrivano a Teramo le visite gratuite

La campagna IAPB Italia onlus per gli over 40 nelle città della Penisola con un Tir ad alta tecnologia. Un tour che durerà fino al 2021.

La campagna di prevenzione per le malattie della retina e del nervo ottico è arrivata in Abruzzo.

Nel tir super-tecnologico di IAPB Italia i cittadini con più di 40 anni potranno farsi visitare gratuitamente nei 100 metri quadrati e quattro laboratori disponibili nella postazione diagnostica mobile. Oggi le visite erano a Teramo dove rimarranno fino al 24 ottobre prima di spostarsi a l’Aquila (25-27), ultima tappa nella Regione. L’iniziativa girerà tutta l’Italia ed è già prevista fino al 2021. Qui le date nelle prossime città.

La grande struttura ambulatoriale su ruote è dotata di 4 postazioni diagnostiche con oltre 100 metri quadrati di spazio nei quali sarà possibile effettuare gratuitamente diagnosi precoci e controlli ad alta tecnologia per prevenire il rischio di cecità. Gli esami previsti sono finalizzati all’individuazione precoce delle principali malattie della retina e del nervo ottico.

PERCHÉ FARSI VISITARE
Glaucoma, retinopatia diabetica e maculopatie rappresentano un insieme di patologie che, complessivamente, riguardano oltre 3 milioni di italiani. Si tratta di malattie che possono provocare cecità e che sono destinate ad aumentare in incidenza man mano che la popolazione invecchia. Le malattie della retina e del nervo ottico, inoltre, sono spesso asintomatiche negli stadi iniziali, mentre diventano molto difficili da curare una volta manifestatesi pienamente. Si tratta, infatti, di malattie che danneggiano i tessuti nervosi. Per questo i danni, una volta fatti, non possono essere riparati. Ecco perché diventeranno sempre più importanti le diagnosi precoci. Ecco cosa ha spinto l’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia Onlus a lanciare una grande iniziativa di prevenzione.


Proteggere la retina, salvare la vista

Prevenire e affrontare la maculopatia senile: un incontro dedicato alla prima causa di cecità nei paesi industrializzati.

Fare il punto sulla prevenzione e il trattamento della maculopatia senile: è stato questo l’orizzonte del confronto organizzato dalla casa farmaceutica Novartis che ha coinvolto IAPB  Italia Onlus, Società Italiana di Oftalmologia e l’Università di Roma Tor Vergata.

La maculopatia senile umida (o essudativa) – malattia degenerativa e cronica che provoca un danno progressivo alla retina – è la principale causa prevedibile di grave perdita della vista e cecità [1] negli adulti over 65 con un impatto stimato in 20-25 milioni di persone in tutto il mondo [2]: un numero che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è destinato a crescere sia per la condizione degli attuali pazienti, che per l’allungamento dell’aspettativa di vita.

L’esperienza della maculopatia può essere drammatica e angosciante, come ha raccontato con la propria voce una paziente – pittrice di professione – che perse completamente la visione centrale dell’occhio all’inizio del 2000, quando lo sviluppo dei farmaci non aveva raggiunto il livello odierno. Non avvenne così dieci anni dopo quando, avvertendo gli stessi sintomi all’occhio destro – “un colpo forte dentro l’occhio” – la signora corse a farsi visitare e ricevette il trattamento per tempo. Poche sedute dopo l’occhio era guarito.

Cioè che si può apprendere da questa esperienza non è solo l’importanza della farmacopea, ma anche del comportamento individuale. Sta alle persone farsi visitare per farsi diagnosticare in tempo. Ed è molto importante farsi visitare ancora prima che si manifestino dei sintomi. 

 “La salute dell’occhio è sottovalutata – ha detto, infatti, Tiziano Melchiorre, Segretario Generale IAPB Italia Onlus – così come lo sono le patologie oculari croniche, degenerative, che portano a cecità e il peso sociale ad esse correlato, che comporta riduzione della mobilità e dell’autonomia individuale, il rischio di incidenti e l’aumento di casi di depressione. È necessario informare le persone, accelerare l’iter diagnostico e favorire l’accesso alle terapie, al fine di prevenire la cecità e limitare quanto possibile il dramma della disabilità visiva. Inoltre, è importante aumentare la consapevolezza tra i pazienti e i loro familiari sulla progressione di malattie, come la degenerazione maculare senile, ricordare l’importanza dell’aderenza e persistenza ai trattamenti prescritti dagli specialisti e favorire l’accesso ai servizi della riabilitazione visiva”.

“La diagnosi della maculopatia deve essere precoce perché da questa patologia purtroppo non si guarisce – ha rimarcato il Dottor Matteo Piovella, Presidente SOI Società Oftalmologica Italiana. Le strategie terapeutiche tempestive comprendono il controllo del fluido patologico in modo da impedire il danneggiamento di altri fotorecettori, oltre a quelli già compromessi, mantenendo quindi lo status quo in termini di vista. In caso di successo parliamo quindi di “controllo” della malattia e al paziente deve essere spiegato con attenzione il rischio di progressione della stessa per sensibilizzarlo sull’importanza del mantenimento nel tempo della terapia. In Italia ben il 70% della popolazione non riceve o riceve in maniera parziale la terapia, vanificandone il risultato curativo. Le cause sono molteplici, alcune sociali, come la scarsa consapevolezza della malattia da parte del paziente; altre sono strutturali e organizzative, come la troppa burocrazia e le poche risorse a disposizione delle strutture sanitarie”.

“È importante trattare non solo i sintomi, ma anche la causa sottostante della malattia, caratterizzata da danni alla retina dovuti alla presenza di fluidi retinici che fuoriescono da vasi sanguigni anomali nella parte posteriore dell’occhio – dice il Professor Federico Ricci, Direttore dell’Unità patologie croniche degenerative oftalmiche dell’Università di Roma Tor Vergata. Nell’armamentario terapeutico dell’oculista ci sono diverse classi e generazioni di farmaci; alcuni sono stati sintetizzati oltre 10 anni fa e altre sono molecole sviluppate in tempi recenti che, rispetto a quelle di prima generazione, hanno una superiore capacità di controllare il fluido retinico, richiedendo di conseguenza una minore frequenza iniettiva per mantenere la retina asciutta. È il caso di brolucizumab, un frammento di anticorpo umanizzato a singola catena, di piccole dimensioni, caratterizzato da un’ottima penetrazione tissutale e da un’elevata capacità di eliminare il liquido dalla retina, quindi il tessuto in condizioni di funzionamento ottimali. Brolucizumab è l’unico anti VEGF ad aver dimostrato la sua efficacia in studi registrativi per i pazienti eleggibili, con un intervallo di trattamento di tre mesi immediatamente dopo le tre dosi mensili di carico iniziali in circa il 50% dei casi. Il farmaco è stato infatti recentemente approvato dall’FDA con tale posologia, definita regime fisso, che permette inoltre una precisa programmazione della terapia nel tempo”.


[1] Prevention of Blindness and Visual Impairment. WHO website. http://www.who.int/blindness/causes/priority/en/index7.html. Accessed October 2018.

[2] Chopdar A, et al. Age related macular degeneration. BMJ. 2003;26(7387):485-4 – Arnold J, et al. The role of sub-retinal fluid in determining treatment outcomes in patients with neovascular age-related macular degeneration–a phase IV randomised clinical trial with ranibizumab: the FLUID study. BMC Ophthalmol. 2016;143(4):679-680.