A Roma nuovo Ospedale per il covid-19: possibile donare anche online

Sorgerà nel Presidio Columbus del Gemelli. I lavori sono già iniziati, ma i costi sono tanti. Un posto letto in Terapia Intensiva costa almeno 70mila Euro. Partita la campagna per contribuire. 

La Regione Lazio ha disposto la trasformazione del Presidio Columbus in Covid Hospital Regionale per supportare l’hub regionale – Ospedale Spallanzani nel fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto.

Nelle prossime tre settimane, la Fondazione Policlinico Gemelli, cui fa capo il Presidio Columbus, riadatterà la struttura per affrontare al meglio la sfida. I lavori sono già iniziati. Il nuovo Columbus Covid-2 Hospital sarà dedicato ai pazienti con Coronavirus Covid-19, arrivando a mettere a disposizione 59 posti letto di terapia intensiva e 80 posti letto singoli.

I COSTI La complessità da superare non è soltanto sanitaria. Il costo di un singolo posto letto di terapia intensiva è, in termini di investimenti incrementali di attrezzature e strutture sanitarie, di circa 70mila euro (escludendo l’impiantistica strutturale a supporto). La compagine clinica e assistenziale nonché tecnica e amministrativa richiede poi volumi significativi di presidi di protezione individuale quali mascherine chirurgiche, mascherine filtranti FFP2 e FFP3, tute Tyvek, occhiali di sicurezza e sistemi di ventilazione. Ovviamente un tale tempestivo e consistente incremento di posti letto dedicati richiede anche un potenziamento del personale altamente qualificato in particolare nell’ambito del personale medico con competenze di tipo infettivologico, pneumologico e di terapia intensiva.

La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha quindi lanciato una campagna di raccolta fondi:Emergenza Coronavirus” per supportare medici e personale sanitario, dotandoli delle attrezzature necessarie a fronteggiare in sicurezza il Covid-19.

Le donazioni possono essere eseguite in varie modalità. 

DONAZIONE SU CONTO CORRENTE BANCARIO, causale “COVID-19”, intestato a Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
UniCredit – IBAN: IT 59 Z 02008 05314000102940493.

DONAZIONE SU CONTO CORRENTE POSTALE, causale “COVID-19”, intestato a Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
Poste Italiane – IBAN: IT 37 E 07601 03200001032013003.

Per la prima volta il Gemelli ha anche pensato di ricorrere a una piattaforma pubblica di raccolta fondi e la campagna, che ha l’obiettivo di raccogliere 2 milioni di euro, può essere raggiunta a questo indirizzo: https://www.gofundme.com/f/sosteniamo-il-columbus-covid2-hospital

Al momento della donazione invitiamo a controllare il box sotto l’importo che si intende donare. La percentuale di contributo al sito GoFundMe non è obbligatoria ma aiuta la piattaforma a garantire il servizio. Cliccando su “Altro” si può inserire un valore da 0 a salire.

Per ottenere maggiori informazioni si può scrivere all’indirizzo insieme@policlinicogemelli.it

Fonte:  Policlinico Gemelli/ Adnkronos

Una rete globale per il glaucoma pediatrico

Si tratta di un gruppo di malattie che può causare cecità, ma con una diagnosi precoce il danno può essere evitato. Nonostante condivida lo stesso nome del glaucoma ‘adulto’, il trattamento è molto diverso e i chirurghi addestrati scarseggiano. Ancora una volta, la formazione è la risposta che crea soluzioni locali ad un problema planetario.

A seguire l’articolo di Dr. Alana L. Grajewski, Professor of Clinical Ophthalmology and Director of The Samuel & Ethel Balkan International Pediatric Glaucoma Center at Bascom Palmer Eye Institute at University of Miami (tradotto da www.iapb.org[1])

Per Glaucoma pediatrico, anche noto come glaucoma infantile, si intende un gruppo di malattie che condividono alcune caratteristiche comuni, quali l’ipertensione oculare e il conseguente danno al nervo ottico che, a sua volta, causa cecità. Se non trattato, il glaucoma infantile sarà causa di cecità ancora in giovane età ma, con una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo, il danno agli occhi può essere rimediato e la cecità prevenuta.

La Malattia

Il glaucoma pediatrico può presentarsi come una malattia primaria (non effetto di altre malattie preesistenti, ndr) e, in questo caso, si parla di Glaucoma primario congenito (PCG). O può manifestarsi come componente di una sindrome od effetto di un altro processo patologico.

Il Childhood Glaucoma Research Network (CGRN), un’associazione globale di medici e scienziati dedicata alla ricerca e al trattamento del glaucoma infantile, ha classificato le diverse forme di glaucoma pediatrico, specificando le varie forme di malattia ereditaria e acquisita[2]. Questi sforzi mirano a fornire una base per il miglioramento globale nella comprensione del glaucoma pediatrico e, in definitiva, nell’ottimizzazione delle cure.

L’incidenza di PCG varia notevolmente in tutto il mondo, con i paesi occidentali che segnalano tra 1 su 10.000 e 1 su 20.000 bambini[3] ma popolazioni isolate come quella dell’Arabia Saudita registrano un’incidenza di 1 caso su 1.250 bambini[4].

Il CGRN è impegnato in uno sforzo globale per l’identificazione e la diagnosi dei bambini ammalati, ma esistono ancora ostacoli all’erogazione delle cure una volta individuati i soggetti che dovrebbero beneficiarne.

Accesso Limitato alle cure

Uno dei maggiori ostacoli alla cura dei bambini con PCG e altre forme di glaucoma pediatrico è la carenza di chirurghi addestrati a fornire trattamenti specializzati. Sebbene condivida un nome comune con il glaucoma ad insorgenza nell’età adulta, le due distinte malattie richiedono approcci molto diversi alla cura. Nei bambini, i migliori risultati si ottengono spesso eseguendo un intervento chirurgico sull’angolo dell’occhio per aprire i canali di drenaggio che non si sono sviluppati correttamente. Le tecniche chirurgiche necessarie per intervenire correttamente nell’angolo dell’occhio non vengono apprese nella maggior parte dei programmi di formazione in oftalmologia.

A causa della mancanza di formazione specialistica per i medici nel fornire assistenza ai pazienti con glaucoma pediatrico, molti specialisti del glaucoma e oftalmologi pediatrici potrebbero non essere in grado di curare adeguatamente i bambini affetti da glaucoma. Abbiamo scoperto che in ogni regione del mondo, anche nelle aree con accesso a cure oftalmiche specializzate, molti bambini con glaucoma non hanno accesso ai medici con la formazione e agli strumenti adeguati per fornire cure.

Una rete globale per trovare soluzioni locali

Il Samuel & Ethel Balkan International Pediatric Glaucoma Center at Bascom Palmer Eye Institute in Miami, Florida, è  il primo centro integrato al mondo per la cura del glaucoma pediatrico e la disgenesia del segmento anteriore. Il centro ha sviluppato Global Eye SITE® nel 2017 un programma di formazione innovativo che offre addestramento specialistico per il glaucoma pediatrico.

Per quanto l’abitudine degli specialisti di raggiungere saltuariamente gli angoli meno ricchi di risorse del pianeta per curare malattie rare abbia salvato la vista dei tanti bambini, questo modello non può essere considerato una soluzione sostenibile alla mancanza di cure specialistiche. Global Eye SITE® si concentra sull’impatto della formazione, facendo sì che chirurghi esperti formino i medici locali per metterli in grado di curare il glaucoma pediatrico da soli.

[…]

Dal 2017 il programma ha addestrato chirurghi in Brasile, Israele, Suriname, Ghana e negli Stat Uniti Occidentali.


[1]Titolo originale: Paediatric Glaucoma: Global Challenges and Emerging Solutions (link)

[2] Thau A, Lloyd M, Freedman S, Beck A, Grajewski A, Levin AV. New classification system for pediatric glaucoma: implications for clinical care and a research registry. Current Opinion in Ophthalmology. 2018 Jul;1.

[3] Papadopoulos M, Cable N, Rahi J, Khaw PT. The British Infantile and Childhood Glaucoma (BIG) Eye Study. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2007 Sep 1;48(9):4100–6.

[4] Malik R, Khandekar R, Boodhna T, Rahbeeni Z, Al Towerki AE, Edward DP, et al. Eradicating primary congenital glaucoma from Saudi Arabia: The case for a national screening program. Saudi Journal of Ophthalmology. 2017 Oct 1;31(4):247–9.

Coronavirus: i diversi Vademecum da seguire

Gravidanza, allattamento, assistenza alle persone positive e in isolamento. Tante situazioni diverse che fanno sorgere dubbi e domande e possono richiedere approcci e precauzioni diverse. Qui riassunti i decaloghi del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità.

Le precauzioni da seguire per il Coronavirus non sono le stesse per tutti. Situazioni particolari richiedono precauzioni specifiche. Ecco una raccolta di raccomandazioni delle più alte autorità per:

  • DONNE IN GRAVIDANZA  Al momento non è stata mai registrata  la trasmissione da madre a feto. Il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale e nessun neonato nato da madre affetta da SARS-CoV-2 è risultato essere positivo al virus. (fonte salute.gov)
  • DONNE CHE ALLATTANO  Il virus non è stato rilevato finora nel latte materno raccolto dopo la prima poppata (colostro) delle donne affette. In almeno un caso sono stati invece rilevati anticorpi anti SARS-CoV-2. Si consiglia, perciò, anche per le donne affette da COVID-19, di continuare l’allattamento. (fonte salute.gov)
  • PER CHI ASSISTE UNA PERSONA POSITIVA E IN ISOLAMENTO. L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato 20 precauzioni da seguire: “Come assistere a casa i pazienti” – (qui il pdf dei 20 punti)
  • TUTTI  devono rispettare l’obbligo a rimanere a casa fatta eccezione per le sole (e poche) esigenze non rinviabili, che si concentrano nell’ambito del lavoro, della salute e dell’approvvigionamento dei beni essenziali. Ciò significa evitare le uscite che possono essere posposte. Qui un video esaustivo della Polizia di Stato.

Raccontare la cecità sui media

Annunciato il premio per i giovani giornalisti istituito in Trentino da AbC IRIFOR.

Un premio per i giovani giornalisti che hanno raccontato e raccontano con particolare sensibilità e creatività i temi della prevenzione e della riabilitazione visiva come strumenti capaci di scongiurare la disabilità e la perdita di autonomia. Lo ha presentato mercoledì 4 marzo AbC IRIFOR, cooperativa sociale trentina e polo di servizi per la disabilità visiva e uditiva.

Il Premio giornalistico Fernando Cioffi è dedicato alla figura di Fernando Cioffi, storico presidente della Cooperativa, ma soprattutto promotore in Trentino di un sistema che, anche attraverso la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva degli ipovedenti, ha migliorato la salute e l’autonomia delle persone perseguendo l’obiettivo di una più elevata qualità di vita personale, famigliare e comunitaria.

Qui il regolamento e il modulo di partecipazione.

Impianti retinici: a che punto siamo e cosa ci riserva il futuro

Stanislao Rizzo

Risultati entusiasmanti e traversie finanziarie si incrociano nel racconto di uno dei chirurghi più esperti del settore in Italia. Il lungo periodo di sperimentazione tra i principali ostacoli allo sviluppo delle nuove tecnologie. Ma all’IRCCS Gemelli un nuovo impianto da 400 elettrodi potrebbe arrivare presto in sperimentazione.

Intervista a Stanislao Rizzo, Direttore della Clinica Oculistica del Policlinico e IRCCS A. Gemelli di Roma e Professore ordinario all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Stanislao Rizzo è uno dei pochi chirurghi oculistici al mondo ad aver impiantato protesi retiniche con regolarità. I suoi pazienti, sottoposti all’impianto della protesi Argus, hanno iniziato a percepire di nuovo forme in scala di grigi.

“Si tratta di un risultato entusiasmante dal punto di vista medico e tecnologico, ma non è possibile considerarlo un ‘recupero’ della vista – spiega il Professore-. È un inizio. Sono convinto, però, che aumentando la complessità delle protesi, la rappresentazione visiva migliorerà in maniera sostanziale”.

La tecnologia alla base dell’intervento prevede l’impianto di un disco di elettrodi all’interno dell’occhio, sulla superficie della retina centrale, la macula, stimolando le cellule nervose deputate alla trasmissione degli stimoli luminosi al cervello. Una telecamera ed un piccolo computer esterno filmano e rielaborano le immagini comunicando in maniera wireless con gli elettrodi della protesi. Questi, ricevuto un preciso impulso radio modulato sulle immagini di volta in volta caricate dalla telecamera, stimolano la retina e la corteccia visiva permettendole di raffigurare le forme dell’ambiente circostante.

Non è un sistema adatto a tutti

“Solo i pazienti divenuti ciechi in età adulta– spiega Rizzo – possono trarne beneficio perché la corteccia visiva deve aver ricevuto durante lo sviluppo della visione i necessari stimoli per la sua crescita. Una delle patologie che possano risentire favorevolmente di tale tecnologia è la retinite pigmentosa avanzata, in cui i fotorecettori retinici sono andati completamente distrutti ma le cellule deputate alla conduzione dello stimolo visivo ancora sopravvivono.

Il fatto che gli impianti retinici possano, tutto sommato, rivolgersi ad un bacino limitato di pazienti e che la rappresentazione visiva offerta sia ancora limitata, ha comportato il sostanziale fallimento delle aziende che avevano aperto la strada nel settore. “Gli investitori – spiega Rizzo – hanno ritirato i finanziamenti. A demotivarli non erano tanto i costi degli impianti in se stessi[1], quanto piuttosto quelli della ricerca. Costi che potevano essere recuperati solo dopo moltissimi anni. Il percorso di sperimentazione e approvazione per un tipo di protesi è, infatti, di circa 12 anni”.

Il fallimento delle aziende pionieri e i lunghi tempi di attesa hanno rappresentato una battuta d’arresto per la branca degli impianti retinici, ma non ne hanno decretato la fine.

“Al contrario – spiega Rizzo – contiamo di poter presto avviare una sperimentazione all’IRCCS Gemelli che riguarderà una protesi con 400 elettrodi. Comparati ai 60 dell’Argus confidiamo offrirà una risoluzione molto maggiore con corrispondente beneficio per i pazienti”.


[1] Circa 100mila Euro nel caso dell’Argus

Degenerazione maculare: rispettare le visite rende più efficace la cura

Identificata la correlazione tra aderenza alle visite e progresso nell’acuità visiva nei pazienti affetti da degenerazione maculare legata all’età: la compliance del paziente ha un impatto sul recupero della vista.

La compliance della persona nell’aderire a visite specialistiche periodiche ha degli effetti sui risultati visivi. Lo dimostra una ricerca americana su pazienti affetti da degenerazione maculare neovascolare legata all’età. Lo studio, realizzato da un team di ricercatori del Dipartimento di Oftalmologia dell’Università della Pennsylvania, pubblicato su Jama Ophtalmology[1], ha evidenziato una correlazione positiva tra l’adesione ai trattamenti, che prevedevano una continuità delle visite e l’aumento dell’acuità visiva

La sperimentazione clinica randomizzata è stata condotta su 1.178 individui con degenerazione maculare legata all’età, reclutati da 44 centri clinici negli Stati Uniti. Il protocollo di studio di due anni anni richiedeva 1 visita ogni 4 settimane – ogni 21/35 giorni per un totale di 26 visite – per trattamenti mensili. L’analisi ha avuto luogo da novembre 2018 a maggio 2019.

I pazienti dovevano partecipare alle visite ogni 4 settimane; ogni visita mancata era associata a un declino medio del punteggio della lettera dell’acuità visiva di 0,7. Rispetto ai pazienti che hanno effettuato regolari visite, quelli che in media si facevano visitare tra 36 e 60 giorni, e più di 60 giorni, hanno perso rispettivamente 6,1 e 12,5 lettere. Tutte le misure valutate di aderenza e costanza alle visite hanno avuto un’associazione con risultati visivi e, data l’elevata probabilità di una sostanziale perdita dell’acuità visiva in questo tipo di pazienti, non sorprende che l’aderenza alle visite abbia avuto un ruolo fondamentale.

i risultati di questo studio clinico fornisco dunque prove a supporto della correlazione tra l’adesione alle visite e il miglioramento dell’acuità visiva. L’ampiezza di questa associazione all’interno di questo scenario suggerisce che dovrebbero essere spesi sforzi sostanziali per perseguire nell’aderenza alle visite o nell’individuare strategie terapeutiche che riducano l’onere della visita senza compromettere i risultati visivi.


[1] M. S. Ramakrishnan, Y. Yu, B.L. VanderBeek, Association of Visit Adherence and Visual Acuity in Patients With Neovascular Age-Related Macular Degeneration, in “Jama Ophtalmology”, 6th February 2020.

Sacrificare il sonno non è “premiante”

Tre ricerche spiegano come il sonno sia fondamentale per migliorare le attività del cervello. Oltre ad avere un impatto benefico sulla salute delle persone, un ciclo regolare di sonno garantisce maggiori prestazioni. Tra gli ambiti studiati figura anche l’apprendimento visivo.

Il sonno potrebbe avere un ruolo importante nell’affinare le attività del cervello: lo spunto ci viene da tre ricerche realizzate rispettivamente dalla University of Pennsylvania[1], dalla Brown University[2] e dalla University of Wisconsin[3].

Nella ricerca condotta dall’Università della Pennsylvania su 53 studenti, è stato dimostrato che “la deprivazione di sonno può determinare scarse prestazioni, mancanza di motivazione o di sforzo”[4].

In particolare, ai partecipanti è stato chiesto di mantenere un programma di sonno abituale durante la prima settimana per poi prolungarne la durata di 1 ora nella seconda. I risultati hanno evidenziato che l’attività del dormire non ha solo un impatto positivo sulla salute, ma comporta miglioramenti significativi nelle prestazioni delle persone. I ricercatori spiegano altresì come il poco sonno, magari causato da periodi di studio particolarmente intensi, possa avere effetti controproducenti sulle abilità cognitive e sull’umore delle persone, generando anche un aumento di ansia.

Nell’esperimento sull’apprendimento percettivo visivo, condotto invece dalla Brown University, si è visto come le prestazioni si rinforzano quando i partecipanti fanno seguire all’attività di training il sonno[5]. Lo studio americano, basato su un sistema di ricompense, suggerisce non solo che la ricompensa, o l’anticipazione della stessa, rafforzi i circuiti neurali tra la ricompensa e le aree visive del cervello, ma che questi circuiti abbiano più probabilità di riattivarsi durante il sonno, facilitando l’apprendimento delle attività[6]. In particolare, ai giovani americani è stato chiesto di identificare una lettera e l’orientamento di una serie di linee su uno sfondo intenso e ad alcuni partecipanti, inoltre, è stato chiesto di astenersi dal mangiare o dal bere nelle ore che precedevano il compito. Come ricompensa, per le risposte corrette sono state fornite gocce d’acqua. Contrariamente ai gruppi che non hanno ricevuto una ricompensa durante l’allenamento, i partecipanti premiati hanno mostrato miglioramenti significativi nelle prestazioni, ma solo dopo aver dormito al termine della sessione di allenamento. In questo caso, il sonno REM sembra essere particolarmente importante per l’apprendimento delle attività, probabilmente perché le connessioni sono riorganizzate e ottimizzate durante questa fase del sonno.

Il sonno è il prezzo che il cervello deve pagare per l’apprendimento e la memoria”, spiegano nel loro studio Cirelli e Tononi del Wisconsin Institute for Sleep and Consciousness, che da 15 anni indagano la possibilità che il sonno sia una sorta di compromesso evolutivo[7]. Per comprendere l’ipotesi dell’omeostasi sinaptica formulata dai due neuroscienziati, bisogna partire dalle sinapsi: “Ogni volta che apprendiamo una nuova informazione o facciamo una nuova esperienza, le sinapsi subiscono delle modifiche che rafforzano il legame tra i neuroni attivati dai nuovi stimoli e permettono così la formazione di nuove memorie. Questo processo del tutto naturale ha un costo: le sinapsi che si rafforzano diventano progressivamente più dispendiose per l’organismo dal punto di vista energetico e senza una valvola di sfogo il cervello tenderebbe con il tempo a saturarsi, bloccando ogni nuova possibilità di apprendimento”[8]. Da qui l’importanza del sonno: “È solo quando dormiamo che il cervello, al riparo dagli stimoli dell’ambiente, può valutare le informazioni apprese nel corso della giornata, eliminare quelle meno importanti e consolidare quelle rilevanti, facendo spazio per l’apprendimento di nuove memorie il giorno seguente”[9].


[1] A. A. Stock, S. Lee, N. G. Nahmod, BSa, A. M. Chang, Effects of sleep extension on sleep duration, sleepiness, and blood pressure in college students, in “Sleep Health”, Vol. 6 (1), Elsevier, February, 2020.

[2] M. Tamaki, A. V. Berard, T.Barnes-Diana, J. Siegel,  T. Watanabe, Y. Sasaki, Reward does not facilitate visual perceptual learning until sleep occurs, in “Proceedings of the National Academy of Sciences of The United States of America”, July, 2019.

[3] G. Tononi, C. Cirelli, Sleep and the Price of Plasticity: From Synaptic and Cellular Homeostasis to Memory Consolidation and Integration, in “Neuron”, Vol. 81(1), January, 2014.

[4] https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/11/21/news/universita_sonno_salute-241585639/

[5] https://www.pnas.org/content/117/2/959

[6] https://www.brown.edu/news/2020-01-17/visual

[7] https://neurosciencenews.com/learning-sleep-neuroscience-research-716/

[8]https://www.repubblica.it/salute/2018/03/05/news/altro_che_inattivita_il_sonno_e_fondamentale_per_ristabilire_l_equilibrio_nel_cervello-189494711/

[9] Ibidem.  

Glaucoma, cosa c’è da sapere

Inizia con quest’articolo la partnership tra IAPB Italia onlus e il sito pazienti.it per le notizie che fanno prevenzione.

Un’intervista sul Glaucoma e su come accorgersi della malattia. La realizza il sito pazienti.it al prof. Gianluca Manni, oculista e Responsabile del Centro Glaucoma presso il Policlinico dell’Università Tor Vergata di Roma. 

L’articolo è il primo di una serie che nascerà dalla nuova partnership tra l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità e il sito di informazione sanitaria nella quale IAPB Italia offrirà e vaglierà i contenuti medico scientifici ed entrambi lavoreranno fianco a fianco per aumentare la diffusione delle notizie che aumentano la consapevolezza e stimolano la prevenzione.

ECCO IL LINK A PAZIENTI.IT

L’insegnamento del coronavirus per la prevenzione oculare

Li Wenliang il medico cinese divenuto famoso per aver denunciato tra i primi la nuova epidemia era un oculista. Perché? Cosa significa per la salute quotidiana degli occhi?

Il recente rapporto del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie della Cina (CCDC) ha pubblicato il primo studio sul nuovo coronavirus – il SARS-CoV-2, nella nomenclatura corretta – che ha colpito la parte centrale del Paese. Il Virus ha comportato sintomi moderati nell’81 per cento dei 44mila casi monitorati dallo studio, con un tasso di mortalità del 2,9 per cento nella regione epicentro dell’epidemia – Hubei e il suo capoluogo Wuhan – e dell’0,4 per cento nel resto della Cina.

La maggior parte dei morti erano persone già immunosoppresse, ma non tutte. Una delle – finora – più di 1800 vittime e probabilmente la più famosa è il medico Li Wenliang, che denunciò tra i primi l’insorgenza di una nuova malattia: venne richiamato ufficialmente dalla polizia per aver diffuso notizie allarmistiche e morì, il 6 febbraio scorso, dopo aver contratto il virus egli stesso.

Li Wenliang è divenuta una figura simbolica, sia come medico coraggioso che come vittima di un sistema di governo non liberale che ha ostacolato la diffusione delle prime informazioni riguardo la malattia.

Quello che si dice meno spesso è che Li Wenliang era un medico oculista.

Perché, dunque, ha avuto a che fare con l’infezione?

La risposta l’ha data il Dottor Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica italiana: “Gli occhi e in particolare la congiuntiva sono la diretta porta di ingresso per il coronavirus che viene poi trascinato, tramite le vie di deflusso delle lacrime, all’interno del naso e della gola. Il virus – ricorda Piovella – è trasmesso principalmente con modalità aerosol dalle goccioline della saliva e contagia le vie respiratorie, ma soprattutto e direttamente la mucosa congiuntivale”. La congiuntivite virale, inoltre, è un sintomo precoce della malattia.

In pratica, gli occhi possono essere la porta di ingresso di virus e batteri nell’organismo.

Siccome, il meccanismo di infezione delle congiuntive è lo stesso in molte malattie o congiuntiviti (grazie o meno gravi), la SOI consiglia in maniera molto rigorosa di non toccarsi gli occhi con le mani prima di averle lavate e di lavarsele spesso. Questa precauzione diventa un obbligo categorico in caso sia stati sottoposti ad intervento chirurgico quale la cataratta.

Per la stessa ragione l’indicazione SOI (e anche della American Academy of Ophthalmology) agli oculisti è di utilizzare guanti, mascherina e occhiali protettivi nel visitare pazienti con congiuntivite e/o febbre. Si ribadisce poi la necessità di utilizzare – negli studi e negli ambulatori – erogatori d’acqua per il lavaggio delle mani a fotocellula (che devono sostituire i tradizionali rubinetti), provvedendo anche alla disinfezione più volte nell’arco della giornata dei Servizi a disposizione del Personale e del Pubblico.

Va ripetuto che non c’è emergenza alcuna in Italia riguardante il nuovo virus che ha colpito la Cina.

Ma il comportamento di quel virus – come di tantissimi altri – ci ricorda quanto sia importante avere cura degli occhi e quanta differenza possano fare poche e semplici misure di precauzione.

Fonti:

Il Post

Comunicato SOI

AdnKronos

Nuovi trattamenti per l’AMD umida

196 milioni di persone nel 2020 soffriranno di degenerazione maculare legata all’età. Al momento ci sono diverse opzioni terapeutiche allo studio per somministrare anti-VEGF in maniera alternativa alle iniezioni.

La  degenerazione maculare legata all’età (DMLE o AMD) è una malattia retinica che provoca una riduzione della funzionalità della zona centrale della retina – la macula – fino a una perdita della visione centrale. Questa patologia, che colpisce principalmente i soggetti con più di 65 anni, rappresenta una tra le prime, se non, la prima causa di cecità e di ipovisione nel mondo occidentale e [1]. Il fenomeno è legato al processo di invecchiamento dell’occhio, per cui la macula si altera sino a perdere le sue caratteristiche. Ciò è dovuto alla morte delle cellule retiniche, che può essere lenta e progressiva, oppure più rapida e drammatica. In Italia, si stima colpisca circa un milione di individui, di cui 200.000-300.000 presentano la forma avanzata[2].

Nel 2020, si prevede che circa 196 milioni saranno ammalate di degenerazione maculare legata all’età: una cifra destinata a crescere con l’invecchiamento demografico, soprattutto, nei Paesi di maggior benessere.

Ancora oggi non esistono trattamenti per la forma più comune, nota come AMD secca e diffusa nell’80% dei casi.

Si può invece trattare con le iniezioni anti-VEGF la AMD umida, la forma meno frequente ma anche la più invalidante. Il trattamento continuativo a base di iniezioni intravitreali di questi farmaci – una classe di molecole che agisce inibendo la proliferazione dei nuovi vasi sanguigni – sta dimostrando la sua efficacia[3].

Un’alternativa alle iniezioni oculari è rappresentata dalla terapia genica. L’obiettivo è fornire un trattamento che aiuti l’occhio “a produrre il proprio medicinale anti-VEGF” [4]. Questo viene fatto inserendo un virus innocuo che trasporta il gene anti-VEGF nel DNA delle cellule dell’occhio.

Gli scienziati stanno testando due approcci diversi: una prima terapia che richiede una singola iniezione sotto la retina, una seconda che può essere iniettata nell’occhio direttamente in ambulatorio.

Il sistema “port delivery” (PDS), invece, si propone come un piccolo dispositivo ricaricabile che immagazzina medicinali anti-VEGF. La porta, di piccolissime dimensioni, viene impiantata nella parete dell’occhio durante una procedura chirurgica. Il PDS rilascia continuamente farmaci anti-VEGF negli occhi[5].

Una forma di compresse orali di medicinale anti-VEGF è infine al vaglio di studi clinici: il farmaco può eliminare o ridurre la necessità di iniezioni oculari.


[1]  https://iapb.it/fileutente/file/AMD-opuscolo-2014-IAPB_Italia_onlus-ok.pdf

[2] Ibidem

[3] https://www.repubblica.it/dossier/salute/retina-in-salute/2019/10/17/news/proteggere_la_retina_salvare_la_vista_di_chi_soffre_di_maculopatia_senile-238827000/

[4] https://www.aao.org/eye-health/tips-prevention/promising-new-treatments-amd

[5] https://www.aao.org/newsroom/news-releases/detail/easier-potentially-more-effective-treatment-blindi