Le lenti a contatto: la video chat con l’oculista

Le domande delle persone e le risposte degli oculisti: dalla cataratta alla retinopatia passando per l’uso delle lenti a contatto, il cheratocono e le malattie oculari in età pediatrica. IAPB Italia ha raccolto il parere di importanti oftalmologi italiani che trattano alcuni dei principali aspetti della disciplina dell’occhio e favorire l’individuazione precoce dei segni della malattia all’apparato visivo.

A questo LINK l’intervista Filippo Cruciani, Referente Scientifico di IAPB – Italia. Il tema è le lenti a contatto: quando e come metterle, quali sono i problemi che possono insorgere e le risposte ai quesiti posti dalle persone durante la diretta sui social network.

A questo link tutte le interviste:

  • La riabilitazione visiva: intervista al dott. Filippo Amore, Direttore del Polo Nazionale per gli Ipovedenti di Roma
  • La cataratta: risponde alle domande il dott. Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana (SOI)
  • La retinopatia diabetica: ne parla il prof. Francesco Bandello, Direttore Unità di Oculistica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano
  • L’occhio secco: durante la videochat ne tratta il prof. Alessandro Lambiase, Docente di Oculistica dell’Università Sapienza di Roma, già collaboratore del Premio Nobel Rita Levi Montalcini
  • Le maculopatie: la dott.ssa Monica Varano, direttrice scientifica della Fondazione Bietti di Roma ha risposto alle domande del pubblico
  • Il cheratocono e l’astigmatismo: ne parla il Prof. Aldo Caporossi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli-IRCCS
  • Le malattie oculari in età pediatrica: ne discute il Prof. Paolo Nucci, Direttore di Oculistica dell’Ospedale S. Giuseppe di Milano
  • Intervista al prof. Teresio Avitabile (Direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Catania) su corpo vitreo, fosfeni e corpi mobili

Lenti “smart” e “medicinali”: le nuove frontiere della cura

Due studi clinici mettono a punto lenti innovative, testate sugli animali, per trattare le malattie della parte posteriore dell’occhio e favorire l’individuazione precoce dei segni della malattia all’apparato visivo.

Una lente a contatto capace di rilasciare farmaci direttamente nell’occhio, in modo prolungato, è quella messa a punto dal Massachusetts Eye and Ear e dal Boston Children’s Hospital, descritta sulla rivista Biomaterials[1]. La lente a rilascio di farmaci potrebbe essere utile per la terapia delle malattie della retina, fornendo un’alternativa ai colliri quotidiani, che possono risultare difficili per i pazienti da amministrare. La maggior parte delle malattie della retina, attualmente, sono trattate con iniezioni o impianti invasivi e, a causa della paura degli aghi inseriti negli occhi, quasi un paziente su quattro sottoposto a iniezioni oculari non ritorna agli appuntamenti per continuare la terapia[2].

Lo studio, guidato dal Prof. J. B. Ciolino del Boston Children’s Hospital, è stato sperimentato nei modelli animali affetti da due forme di infiammazione dell’occhio, quali uveite ed edema maculare. Nelle lenti è stato impiantato un film polimerico di cortisonico Desametasone, che ha fornito in modo sicuro un rilascio prolungato del farmaco  per una settimana, consentendo livelli di concentrazione dello stesso 200 volte superiori rispetto alla somministrazione oraria dello stesso farmaco in forma di collirio[3]. Secondo lo studio, le lenti sono risultate efficaci quanto le iniezioni per prevenire danni alla retina che si sarebbero potuti verificare senza i trattamenti farmacologici.

Un’altra frontiera della medicina è rappresentata dalle lenti a contatto “smart” o “intelligenti”, che potrebbero monitorare la salute degli occhi dei pazienti. Un team di scienziati in Corea del Sud[4] ha messo insieme piccoli circuiti elettronici, batterie e antenne all’interno di una lente a contatto morbida, allo scopo di rilevare eventuali segni di patologie oculari. Si tratta, in particolare, di una lente che integra “sofisticati sensori diagnostici” in grado di individuare i segni precoci della malattia con elevata precisione, esaminando continuamente i fluidi oculari.  

Nella loro dimostrazione, i ricercatori hanno testato il prototipo sperimentale su conigli e un essere umano. I conigli e il volontario hanno indossato la lente per 10 minuti senza mostrare alcun segno di disturbo. Il paziente testato, inoltre, non ha segnalato limiti al campo visivo. I circuiti integrati hanno funzionato correttamente fino ad una settimana di esposizione al liquido lacrimale. La finalità del lavoro era quella di vedere se lente a contatto elettronica potesse essere miniaturizzata e resa “indossabile” per rilevare i cambiamenti nell’occhio in tempo reale.  


[1] Amy E. Ross et all., Topical sustained drug delivery to the retina with a drug-eluting contact lens, in “Biomaterials”, n. 217, 2019.

[2] An advance for drug-eluting contact lenses: Delivery to the back of the eye. Posted on September 18, 2019 by Nancy Fliesler on Discoveries, Stories and news from Boston Children’s Hospital.

[3] Ibid.

[4] Alan Mozes, https://www.medicinenet.com/script/main/art.asp?articlekey=226537 [10 dicembre 2019].

Rete di relazione, rete di cura

Le persone anziane con una bassa interazione sociale hanno meno probabilità di sottoporsi all’intervento di cataratta.

Esiste una correlazione tra il numero di persone che entrano a far parte della rete sociale di una persona anziana e la probabilità che quest’ultima si sottoponga ad un intervento di cataratta.

Lo sostiene un recente articolo[1] pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA). Sia la presenza di forti legami familiari che l’esistenza di relazioni sociali extra familiari possono motivare la persona a prendersi cura della propria vista nonché accompagnarla e aiutarla materialmente a compiere i passi necessari.

La cataratta è un’opacizzazione della lente naturale contenuta nei nostri occhi (cristallino), collocata tra l’iride e il corpo vitreo (sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare). Secondo l’Istat in Italia colpisce circa l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. 

Delle 3,448 persone osservate tra il 2011 e il 2015, chi aveva massimo due familiari registrava una probabilità inferiore del 40 per cento[2] di sottoporsi all’intervento di chi ne aveva tre o più.

Più importante del ruolo di amici, partner e coniugi è il ruolo dei figli adulti – ha spiegato l’oculista dell’Università del Michigan e primo autore dell’articolo Brian Stagg – perché sono le persone che possono più facilmente accorgersi dei cambiamenti nella capacità visiva dei genitori, affrontare il problema e aiutarli a risolverlo.


[1] Association of Social Support Network Size With Receipt of Cataract Surgery in Older Adults  Brian C. Stagg, MD1,2HwaJung Choi, PhD, MA3,4,5Maria A. Woodward, MD, MS1,4; et al . JAMA Ophthalmol. 2018;136(4):423-427. doi:10.1001/jamaophthalmol.2018.0244 (LINK)

[2] Social Circles Influence When Seniors Get Cataract Surgery. American Academy of Ophthalmology Written By: Celia Vimont Reviewed By: Maria A Woodward, MD, MS Aug. 31, 2018 (LINK)

I botti inesplosi colpiscono i bambini

Il pericolo continua nei giorni successivi a Capodanno. Diversi minori negli ultimi anni hanno subito ferite gravi alle mani e ustioni alla cornea.

“Qualche anno fa il giorno dopo Capodanno, una donna si mise a spazzare la strada davanti a casa, situata in un vicolo appartato nell’entroterra napoletano. Raccolta una paletta di polvere, foglie e detriti la gettò, com’era solita fare, nel caminetto. L’esplosione danneggiò seriamente la cucina, fece intervenire polizia e pompieri e portò l’intera famiglia in Pronto Soccorso. Solo dopo si capì che, nascosti e anneriti, nella sporcizia si trovavano diversi botti inesplosi. Botti che la Polizia consiglia, ogni anno, di segnalare senza mai neppure toccarli”.

“Quella dei fuochi d’artificio dopo capodanno è una minaccia poco nota se si escludono le vittime e i medici di Pronto Soccorso, ma è una minaccia grave che va fermata”.  Arcangelo Menna è il primario del Reparto di Oculistica Pediatrica al SS Annunziata dell’ASL Napoli 1 e, da anni, sensibilizza la città sul pericolo rappresentato dai botti inesplosi.

Nella sola serata di Capodanno 2018[1] ci furono, in provincia di Napoli, 37 feriti da artefatti esplosivi. Tra questi i minori furono tre, uno dei quali perse il dito medio della mano destra e dovette rimanere in ospedale oltre 30 giorni. In tutta Italia, secondo quando riportato in prima battuta dal Ministero dell’Interno, si registrarono 216 feriti da botti, tra i quali 41 minori[2].

“Quella dei feriti da fuochi di artificio è una notizia fissa del primo gennaio sulla maggior parte dei media. Ma pochi dicono che, nei giorni successivi a Capodanno, gli accessi al Pronto Soccorso continuano ad essere alti per colpa dei botti rimasti inesplosi. Sono degli ordigni odiosi – spiega Menna – perché colpiscono soprattutto i bambini in età da scuola elementare, ovvero quelli abbastanza grandi da muoversi con una certa autonomia ma non abbastanza da saper sempre riconoscere un pericolo nascosto. Per colpa dei fuochi d’artificio difettosi, nel corso degli anni molti bambini sono rimasti vittime di esplosioni accidentali con gravi danni alle dita o ustioni alla cornea dell’occhio. Ferite terribili anche qualora non lascino amputazioni o invalidità irreversibili, come accade ancora sebbene, per fortuna, con minore frequenza rispetto ad un tempo. Spesso i bambini devono passare almeno una settimana in ospedale per traumi agli occhi che sono dolorosi e molto lenti e difficili da curare. Un’esperienza che li segna anche psicologicamente per il trauma inatteso e per lo strascico in ospedale”.

“Non si tratta di botti illegali – spiega Menna – ma di manufatti legali e difettosi. Anche per questo dobbiamo superare del tutto la cultura sbagliata di festeggiare con gli esplosivi. I botti non servono a nulla ma feriscono un sacco di persone e di bambini. La festa deve essere bella per tutti mentre, ogni anno, so che i Pronto Soccorso di Napoli si trasformeranno in una bolgia di dolore, sangue e urla. E so che non finirà lì, perché il giorno dopo arriveranno in reparto i bambini feriti dai botti inesplosi. Spero sempre che il 1 gennaio sia una giornata di pioggia, in modo da disinnescare almeno una parte degli esplosivi. Ma il meteo non ci può salvare ogni volta. Dobbiamo dire basta ai botti una volta per tutte”.


[1] 37 feriti a Napoli per i botti di Capodanno – AGI – 01 gennaio 2019

[2] Botti e feriti, Capodanno di follia- Adnkronos 01 gennaio 2019

Capodanno rosso

I rischi terribili dei fuochi d’artificio (e non solo!) per gli occhi durante il periodo delle festività. Il racconto di Loredana Falabella, chirurgo in prima linea al pronto soccorro oculistico dell’ospedale Pellegrini di Napoli. 

“Il mio primo capodanno in Pronto Soccorso abbiamo dovuto eseguire – assieme al responsabile dottor Francesco Napolitano e a tutta l’equipe dedicata – sei interventi di Evisceratio Bulbi secondari a traumatologia da fuochi d’artificio. Sembrava di essere nell’ospedale di un campo di battaglia”.

Loredana Falabella è un chirurgo esperto in traumatologia oculare e nelle ferite che i fuochi d’artificio infliggono alla vista e alla mente delle persone. “Ricordo di un ragazzo di trent’anni che rimase ferito al compleanno di un’amica il primo gennaio. La miccia del fuoco d’artificio non aveva preso bene; lui si avvicinò per controllare. Un occhio lo perse del tutto; l’altro, fu gravemente danneggiato e rimase con un minimo residuo visivo. Cieco a trent’anni! Una persona con una vita, fino ad allora, assolutamente normale. I botti in questione erano legali”.

La dottoressa Falabella esercita nell’oculistica del Pellegrini, ALS NAP 1, un reparto che sostiene un Pronto Soccorso oculistico nelle dodici ore diurne e reperibilità attiva durante la notte. “I casi di emergenze oculistiche arrivano da tutta la Regione e le festività di dicembre e gennaio sono un brutto periodo. Perdere la vista è un danno psicologico per l’individuo ma, nel caso di persone giovani, è anche un grave danno sociale. Aumenta esponenzialmente le spese di invalidità e le perdite da mancato reddito”.

Sebbene la situazione stia migliorando a Napoli e in tutta Italia e le persone siano più attente a quello che comprano e a come lo usano, i feriti continuano ad arrivare sul tavolo operatorio. “Questo genere di incidenti durante le feste rappresentano la principale causa di cecità nella fascia più giovane della popolazione”. I botti illegali sono uno dei fattori, ma anche l’imperizia gioca un ruolo importante e, sempre di più, il principale problema appare essere quelle dei botti inesplosi che si accumulano per strada e colpiscono, spesso in maniera devastante bambini e adolescenti.

Gli occhi sono gli organi più colpiti dopo le mani e i piedi e, al Pronto Soccorso del Pellegrini, arrivano diversi tipi di traumi che vanno dalle semplici abrasioni corneali alle ustioni alle ferite sclero-corneali fino ai temuti scoppi di bulbo. Lo sfacelo del bulbo (in seguito ai detriti proiettati dall’esplosione) è irreversibile. Anche i tappi di spumante, che viaggiano fino a 80 km all’ora, se colpiscono l’occhio possono generare uno scoppio posteriore da contraccolpo. “In alcuni casi – spiega la dottoressa Falabella –il danno oculare è talmente grave da non poter consentire alcun tipo di recupero anatomico-funzionale. Pertanto, spesso, l’esito finale è un intervento di Evisceratio con impianto di endoprotesi (generalmente in idrossiapatite). Successivamente viene inserita una protesi estetica (epitesi) che garantisce al paziente un buon risultato estetico e, quindi, un buon impatto psicologico”.

È un lutto difficile per le persone assistite. È necessario stare vicino a chi ha subito questa mutilazione, aiutandolo con molta delicatezza ad accettare sia il danno, sia la consapevolezza che, forse, poteva essere evitato. Per un ragazzo giovane è un’esperienza devastante. Le cose per fortuna migliorano con le tecniche chirurgiche, oggigiorno sempre più avanzate. “Nel tempo – conclude Falabella –  il rapporto con questi pazienti – che devono essere seguiti periodicamente per scongiurare il rischio di infezioni della cavità anoftalmica post chirurgica – diventa un legame molto vicino all’amicizia. Ma i primi momenti sono tesi. Certamente la missione del medico non si esaurisce nel curare solo il corpo”.

I servizi IAPB riprendono il 7 gennaio 2020

La linea verde con l’oculista al telefono, forum e mail torna dopo le feste.

Tutte le nostre attività di assistenza al pubblico – la linea verde di consultazione oculistica al numero 800.06.85.06, il Forum e le risposte via mail – saranno sospese dal 23 Dicembre 2019 fino al 6 Gennaio 2020. Il servizio riprenderà regolarmente in data 07/01/2020 dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

Tanti auguri di Buone Feste a tutti.

Primi dati campagna Iapb Italia: il 40 per cento a rischio senza saperlo

Alla Camera dei Deputati l’esito delle prime 555 visite gratuite già refertate. Il grande ambulatorio mobile ha visitato 9 città e 1800 persone in due mesi e coprirà l’intero territorio nazionale tra il 2020 e il 2021. Scopo dell’iniziativa è stimolare un modello sanitario dove prevenzione e diagnosi precoci siano centrali, applicando la telemedicina, costruendo un database nazionale e sensibilizzando cittadini e istituzioni sul rischio delle malattie visive che creano cecità e ipovisione.

Oggi, martedì 17 dicembre 2019, sono stati discussi i dati preliminari della Campagna di Prevenzione delle malattie della retina e del nervo ottico condotta da IAPB Italia.

La conferenza, ospitata nella Sala Stampa della Camera dei Deputati ha visto la partecipazione dell’Avvocato Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione delle Cecità IAPB Italia Onlus; del Professor Filippo Cruciani, Referente Scientifico della stessa Agenzia; dell’On. Paolo Russo, oculista e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Tutela della Vista.

La campagna, finanziata dalle Legge di Bilancio 2019, ha offerto in due mesi 1800 visite oculistiche gratuite nei 100mq del grande ambulatorio mobile che ha visitato 9 città italiane e che continuerà a viaggiare nel 2020 e 2021 coprendo l’intero territorio nazionale.

L’analisi dei primi 555 referti effettuati in tele diagnostica ha messo luce che il 40% dei soggetti aveva una malattia conclamata, degli stadi inziali patologici o dei segni premonitori che richiedevano ulteriori accertamenti.

“Sono dati di un campione casuale e non strutturato – spiegano Castronovo e Cruciani da IAPBItalia – ma, ciononostante, rappresentativo del grado di rischio e dell’importanza indiscutibile delle diagnosi precoci”.

Le malattie della retina e del nervo ottico come glaucoma, retinopatia diabetica e degenerazione maculare legata all’età, infatti, sono asintomatiche negli stadi iniziali e solo la diagnosi precoce può impedire danni silenziosi e irreparabili alle cellule nervose dalle quali dipende la vista.

Per questo l’iniziativa di IAPB Italia non vuole essere solo un’occasione per visitarsi. L’obiettivo più ambizioso è stimolare un modello diagnostico per le diverse Regioni d’Italia che sia accomunato dalla centralità della prevenzione e, appunto, della diagnosi precoce. Un modello costruito sensibilizzando cittadini e istituzioni sul crescente rischio di cecità (legato all’invecchiamento) e che faccia tesoro dell’esperienza in tele diagnostica della Campagna Iapb per arrivare a creare un Database nazionale delle Malattie della Retine e del nervo Ottico.

SCOPRI NEL DETTAGLI DATI, INFOGRAFICA E DICHIARAZIONI https://iapb.it/vistainsalute/i-primi-risultati-della-campagna-iapb-italia/    

Scopri i consigli degli oculisti

Dalle escursioni outdoor agli schermi digitali: come proteggere la nostra vista in maniera consapevole.

Un’intera sezione dedicata al rapporto tra gli oculisti IAPB Italia e i cittadini. Su questo sito trovi tanti consigli utili e scientificamente fondati scritti in prima persona dagli oftalmologi. Regole semplici da applicare, facili da leggere e da approfondire per chi vuole rimanere sempre aggiornato. Scopri la sezione CONSIGLI UTILI del sito IAPB – Italia.

Tanti i temi di attualità affrontati: dal come proteggere la nostra vista sulle piste da sci (o, data la stagione, nei mari tropicali) a come ridurre l’affaticamento stando al computer. Anche la guida ha uno spazio dedicato, con gli accorgimenti per applicare “le buone norme al volante”.

eSports e affaticamento degli occhi: un nesso sempre più stretto

Più della metà (56%) dei videogiocatori d’élite soffre di affaticamento visivo secondo un nuovo studio che esamina l’impatto degli sport elettronici sulla salute.

Non esistono giocatori professionisti solo di sport “tradizionali”, ma anche di videogiochi. L’eSport è una forma di gioco elettronico, noto anche come videogioco competitivo, che sta crescendo rapidamente in tutto il mondo, con vere squadre e professionisti dedicati. Ogni anno, infatti, gli sport elettronici conquistano popolarità, come nel caso dell’atletica, quando nel 2017 il Comitato Olimpico Internazionale li ha riconosciuti come attività sportiva[1]; o, ancora, nel 2018, quando hanno fatto il loro debutto ai Giochi Asiatici[2]. Le competizioni professionali sono in grado di attrarre oltre 250 milioni di spettatori in tutto il mondo e, ad oggi, solo negli Stati Uniti si annoverano più di 80 squadre di College attive. Anche se il riferimento è virtuale, i rischi per la salute sono reali.

Seppur simili agli sport tradizionali, per le divise e la presenza di un allenatore, a distinguere gli eSports sono la destrezza manuale richiesta e i rapidi tempi di reazione, necessari per ottenere la vittoria. I videogiocatori professionali possono eseguire fino a 500 movimenti al minuto e la pratica può durare dalle 3 alle 5 ore di gioco al giorno, oltre all’esercizio in casa. I giocatori sono seduti per tutta la durata dell’attività e, per questa ragione, i tipi di infortunio sono più simili a quelli di cui soffre un impiegato che un calciatore.

In particolare, i maggiori problemi di salute sembrano influenzare le condizioni oftalmologiche, muscoloscheletriche, metaboliche e la salute mentale. Secondo uno studio del New York Institute of Technology College of Osteopathic Medicine[3], a causa della natura sedentaria degli eSports, i videogiocatori professionisti hanno la tendenza a sviluppare lesioni muscoloscheletriche, tra cui disfunzioni della colonna cervicale e lombare o degli arti superiori; o, ancora, la disregolazione metabolica, i disturbi del ritmo circadiano, o i disturbi di salute mentale, quali l’Internet Gaming Disorder[4], la depressione, l’ansia e l’alessitimia. Tali disturbi sono presenti a differenti livelli, a seconda del genere e del tipo di gioco svolto. Uno dei disturbi più comuni è poi la Computer Vision Syndrome[5], derivante dalla visualizzazione prolungata degli schermi digitali. La sindrome è caratterizzata da diversi sintomi, tra cui la visione offuscata, la lombalgia e il mal di testa. I problemi alla vista aumentano secondo la quantità di tempo spesa davanti allo schermo: oltre il 50% di videogiocatori d’élite intervistati trascorre più di 2 ore al giorno fissando lo schermo del computer, prima di concedersi una pausa in piedi. Oltre il 25% degli atleti universitari, inoltre, riferisce di praticare gli eSports per più di 5 ore al giorno.

Secondo un’altra ricerca del New York Institute of Technology College of Osteopathic Medicine[6], il disturbo più frequente riportato tra i videogiocatori[7] d’elité è l’affaticamento degli occhi (56%), seguito da dolore al collo e alla schiena (42%). Gli atleti riportano anche dolori al polso (36%) e alla mano (32%). La mancanza di contrasto e di definizione delle immagini generate al computer aumenta la fatica dell’occhio. Di conseguenza, i movimenti saccadici e la convergenza aumentano, mentre diminuisce il battito di ciglia affaticando il sistema oculomotore.

Attualmente, non esiste un modello di gestione della salute per i videogiocatori d’élite e sono ancora poche le ricerche sulle abitudini e gli stili di vita di questi giocatori. Esplorare e affrontare in modo proattivo i risultati di queste prime indagini può comunque essere utile per prevenire i disturbi legati a questa pratica sportiva, per promuovere la salute e migliorare le prestazioni degli atleti. Alcuni interventi, ad esempio, potrebbero minimizzare i sintomi associati alla sindrome da visione artificiale: la postazione di gioco di un atleta dovrebbe essere organizzata in modo tale che il centro del monitor sia da 5 a 6 pollici al di sotto dell’angolo di visione retta e ad una distanza di 20-28 pollici. Le luci nella stanza, poi, dovrebbero essere modificate per limitare l’abbagliamento. Gli atleti potrebbero anche essere informati per cercare la correzione di eventuali errori di rifrazione, di accomodazione oculare, di convergenza e astigmatismo. Quelli più estremi potrebbero svolgere esercizi che riducono l’affaticamento degli occhi, che includono la messa a fuoco e la “regola del 20-20-20”: fare una pausa di 20 secondi, ogni 20 minuti, guardando a 20 piedi di distanza[8].


[1] “I videogiochi sono sport”. A dirlo è il Comitato Olimpico Internazionale. Svolta epocale per il mondo videoludico- 2017 – HUFFPOST (Link)

[2] EsportMag 2018 (Link); Gazzetta 2018 (Link)

[3] H. Zwibel, J. DiFrancisco-Donoghue, A. DeFeo, S. Yao, An Osteopathic Physician’s Approach to the Esports Athlete, in “The Journal of the American Osteopathic Association”, Vol. 119, November 2019.

[4] Per una definizione: https://www.psychiatry.org/patients-families/internet-gaming

[5] Per saperne di più: https://www.aoa.org/patients-and-public/caring-for-your-vision/protecting-your-vision/computer-vision-syndrome

[6] J. DiFrancisco-Donoghue, J. Balentine, G. Schmidt, H. Zwibel, Managing the health of the eSport athlete: an integrated health management model, in BMJ Open Sport & Exercise Medicine, January 2019.

[7] Sono stati inviati sondaggi elettronici anonimi a 65 giocatori collegiali di eSport di nove università negli Stati Uniti e in Canada, che si sono allenati tra 3 e 10 ore al giorno.

[8] https://www.aoa.org/documents/infographics/SaveYourVisionMonth2016-1.pdf

Bambini e tecnologia: una ricerca evidenzia gli effetti sul linguaggio

Uno studio americano pubblicato su JAMA Pediatrics, che ha coinvolto 47 bambini di età compresa tra 3 e 5 anni, mette in correlazione l’uso di dispositivi tecnologici con una minore integrità delle parti del cervello votate allo sviluppo delle abilità linguistiche.

Può l’uso di dispositivi multimediali essere associato a differenze nello sviluppo dell’integrità strutturale delle parti dell’encefalo che supportano le abilità linguistiche nei bambini? Partendo da questo interrogativo-guida, i ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, in Ohio, hanno realizzato uno studio trasversale su 47 bambini sani[1], di età compresa tra 3 e 5 anni, dimostrando come l’uso massivo di dispositivi elettronici con display sia associato a misure inferiori di organizzazione microstrutturale e mielinizzazione dei tratti della sostanza bianca del cervello: si fa riferimento, in particolare, a quelle strutture che supportano l’avviamento della facoltà cognitive riservate alla comprensione del linguaggio e connesse alle abilità di alfabetizzazione emergenti. Lo studio è stato condotto tra agosto 2017 e novembre 2018.

Nella ricerca statunitense, i partecipanti sono stati reclutati presso l’Ospedale pediatrico dell’Ohio e alcune cliniche di assistenza primaria della comunità. I bambini sono stati sottoposti ad una valutazione cognitiva e ad una particolare tecnica di risonanza magnetica (Diffusion Tensor Imaging) in grado di fornire stime sull’integrità della sostanza bianca nel cervello. Nello specifico, sono stati impegnati in tre tipi di assessment: elaborazione fonologica, vocabolario espressivo e competenze di alfabetizzazione emergenti. Parallelamente, i genitori hanno completato un particolare test – lo ScreenQ[2] – riguardante l’uso di tecnologie digitali da parte dei bambini.

I punteggi dello ScreenQ hanno evidenziato che, in media, i bambini iniziano ad utilizzare per la prima volta un device intorno ai 18 mesi, trascorrendovi almeno un’ora e mezza al giorno. Ventotto bambini (60%) dispongono di un proprio dispositivo portatile e 19 (41%) di un televisore o di un dispositivo portatile nella propria stanza da letto. Inoltre, i risultati della ricerca hanno evidenziato una correlazione negativa tra i punteggi ottenuti nello ScreenQ e la valutazione cognitiva dei bambini. I ricercatori hanno così scoperto che una maggiore quantità di tempo passata davanti allo schermo è associata a minori capacità di alfabetizzazione, di appropriatezza nell’uso del linguaggio espressivo e ad una compromessa capacità di denominare rapidamente gli oggetti. Il tempo speso sullo schermo è poi collegato alla minore integrità della sostanza bianca del cervello nei tratti connessi allo sviluppo delle abilità di alfabetizzazione. La maturazione ultima del sistema nervoso centrale, finalizzata ad una più veloce ed efficiente veicolazione dell’informazione, sembra così essere compromessa: il linguaggio, l’alfabetizzazione emergente e le abilità cognitive correlate.

Complessivamente, siamo di fronte ad uno dei primi studi di settore, i cui risultati suggeriscono indubbiamente la necessità di produrre ulteriori ricerche sull’associazione tra l’uso di tecnologie e l’integrità di alcune parti del cervello nei bambini in età prescolare. In generale, l’American Academy of Pediatrics raccomanda, per i bambini dai 2 ai 5 anni, di limitare a non più di un’ora al giorno il tempo speso sui dispositivi tecnologici. Ciò, infatti, consentirebbe loro di avere più tempo a disposizione per essere impegnati in altre attività fondamentali per la loro salute e il loro sviluppo[3].


[1] J. S. Hutton, J. Dudley, T. Horowitz-Kraus, T. DeWitt, S. K. Holland, Associations Between Screen-Based Media Use and Brain White Matter Integrity in Preschool-Aged Children, in “JAMA Paediatrics”, November 4, 2019.

[2] Lo ScreenQ è uno strumento di misurazione basato su 15 item che riflettono i principali ambiti delle raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics (AAP) sull’utilizzo dei dispositivi: l’accesso agli schermi, la frequenza d’uso, il contenuto visualizzato e la visualizzazione in anteprima. I punteggi più alti riflettono un maggiore utilizzo del dispositivo.

[3] American Academy of Pediatrics Policy Statement, Media and Young Minds, November, 2016.