È online il video “Linea verde con l’oculista IAPB Italia”

Tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 13:00 è possibile chiamare il numero verde 800-068-506 e parlare con l’oculista IAPB Italia.

In questo periodo, nel quale è difficile muoversi e avere accesso agli ambulatori, l’oculista può aiutarvi a capire quali sono i sintomi da non sottovalutare per evitare un peggioramento visivo e quali, invece, sono la conseguenza della tensione del momento. 

Per conoscere il servizio di consulenza, GUARDA IL VIDEO della Dott.ssa Sara D’Angelo, Responsabile Servizio oculistico di Linea Verde IAPB Italia Onlus.

Non ci si ammala di solo Covid-19

 “Sono molti i danni irreversibili che si stanno accumulando perché le persone non si curano più”, racconta Francesco Bandello, Primario dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.Attivatevi all’interno degli Ospedali affinché i pazienti possano seguire i trattamenti in serenità” è il messaggio rivolto a tutti i colleghi. Ecco cosa sta accadendo alle patologie oculari durante il coronavirus.

Anche durante l’epidemia di Sars–Cov-2 è necessario continuare a promuovere l’importanza delle cure e della riabilitazione visiva, sia tra i cittadini che tra gli operatori della salute. È questo l’appello lanciato da Francesco Bandello, Primario dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute.

“Ci sono diverse patologie oculari – racconta Bandello – che, una volta diagnosticate, richiedono un trattamento d’urgenza, entro un limite massimo di 2-3 giorni. Tra queste, esistono il distacco della retina, le malattie che colpiscono la cornea, oppure altri distretti dell’organismo. Esiste, soprattutto, una vasta gamma di malattie retiniche curate con le iniezioni intravitreali, l’effetto delle quali ha una durata limitata nel tempo che oscilla da 1 a 4 mesi”. Utilizzate per trattare le più comuni patologie degenerative e vascolari della macula, le iniezioni intravitreali svolgono un ruolo fondamentale nella gestione della malattia: “Superato il limite di tempo consigliato tra un’iniezione e l’altra – chiarisce Bandello –  la patologia torna ad essere attiva ed è in grado di produrre danni irreversibili. La retina, infatti, è costituita da cellule nervose che vengono dette ‘perenni’, che sono le stesse per tutta la vita e non sono in grado di riprodursi. Una volta morte, non ci sarà nessuna tecnica oculistica in grado di recuperarle”.

Durante la particolare situazione indotta dalla pandemia di Covid-19, molti degli abituali pazienti hanno scelto di rinunciare alle cure: “Come tante altre strutture in Italia – racconta Bandello – avevamo in trattamento circa 60 pazienti al giorno che seguivano il protocollo delle iniezioni con un’agenda molto precisa. Da fine febbraio questi pazienti sono diventati 6 e, quindi, c’è un numero consistente di persone che non sta eseguendo un trattamento utile”. Gli effetti di questa situazione sono ancora da valutare, ma i rischi sono già prevedibili: “Quando il periodo del terrore sarà finito – spiega il Direttore – ci ritroveremo con migliaia di pazienti con danni maggiori a causa dell’interruzione di queste cure”.

L’esperienza avviata dall’Ospedale San Raffaele di Milano rappresenta però una valida operazione di contenimento di questa possibilità: “Abbiamo iniziato a fare le iniezioni in un settore isolato dell’Ospedale creando un percorso ‘Covid-free’. Abbiamo organizzato in un nuovo blocco l’accettazione e, quindi, il paziente accede direttamente alle sale operatorie dove non ci sono contagi. Ritengo che qualcosa di simile debba essere fatto in tutti gli Ospedali e le strutture ambulatoriali dove i pazienti effettuano i trattamenti, altrimenti condanniamo queste persone ad un danno visivo maggiore”.

Messa in sicurezza dei pazienti e garanzia delle cure. Sono questi i presupposti indicati dal Primario dell’Ospedale San Raffaele di Milano: “Abbiamo il dovere di rassicurare i nostri pazienti. Prima, però, è necessario creare in tutte le strutture sanitarie dei percorsi sicuri, liberi da commistioni con pazienti che possono essere contagiati. Solamente dopo saremo in grado di dire alle persone che non rischiano di essere infettate. Quando avremo ottenuto questo, dobbiamo chiamarle a casa e dire loro che sono stati creati i presupposti affinché non corrano alcun rischio”.

La sensibilità di questo percorso è condivisa da tutti i professionisti del settore con un messaggio univoco. “Dai colleghi cardiologi – conclude il Direttore – sento dire che i pazienti arrivano già in fase terminale o in condizioni peggiorate. Dobbiamo darci da fare per superare questo momento, anche se una parte di danno sarà comunque inevitabile. Il messaggio bisogna darlo anzitutto ai colleghi: attivatevi all’interno degli Ospedali affinché i pazienti possano eseguire i trattamenti in serenità e senza rischio. Non ci si ammala solo di Covid-19 e dobbiamo creare tutti i presupposti per il trattamento delle malattie importanti, perché i pazienti hanno diritto alla salute e alla cura anche durante l’epidemia”.

Covid-19 e secrezioni lacrimali: le evidenze scientifiche di questo rapporto

Tre studi scientifici internazionali, pubblicati rispettivamente su “Journal Medical of Virology”, “British Journal of Ophthalmology” e “Jama Ophthalmology”, mostrano le prime evidenze della valutazione del coronavirus nelle secrezioni lacrimali e congiuntivali dei pazienti con infezione da SARS-CoV‐2. Gli occhi diventano così una potenziale fonte di infezione da monitorare.

Sono sempre più numerose le evidenze scientifiche che testimoniano come le vie oculari possano essere una potenziale fonte di infezione da SARS-CoV‐2. A dimostrarlo è uno studio prospettico del Dipartimento di Oftalmologia di Hangzhou[1], in Cina, pubblicato su Journal Medical of Virology. Lo studio ha analizzato 30 pazienti con polmonite da coronavirus, confermati presso il primo Ospedale affiliato dell’Università di Zhejiang dal 26 gennaio al 9 febbraio 2020. Di questi pazienti sono state raccolte le secrezioni lacrimali e congiuntivali attraverso l’uso di tamponi per la valutazione della reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR). Complessivamente, sono stati inclusi 21 pazienti di tipo comune e 9 pazienti di tipo grave.

In questo caso, la SARS‐CoV‐2 è stata rilevata nelle lacrime e nelle secrezioni congiuntivali dell’unico paziente di tipo comune con congiuntivite, con risultati positivi di RT-PCR. Queste evidenze sono state confermate anche da un recentissimo studio dello Spallanzani[2].

Un altro studio è quello pubblicato su British Journal of Ophthalmology[3], che ha messo a confronto i casi, verificatisi nel corso degli anni, da sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), entrambe causate da coronavirus. Sebbene il coinvolgimento oculare non sia stato descritto in nessuna delle due sindromi, la reazione a catena della polimerasi sulle lacrime da pazienti con infezione da SARS-CoV ha dimostrato la presenza del virus. Esistono quindi prove che alcuni coronavirus possano causare congiuntivite nell’uomo: è il caso del coronavirus umano NL 63, identificato alla fine del 2004 in un bambino di sette mesi con bronchiolite e congiuntivite e degli ulteriori 28 casi di bambini, con infezioni confermate da coronavirus umano, di cui il 17% aveva la congiuntivite.

Vi sono dunque prove crescenti che la trasmissione da uomo a uomo si stia verificando tra stretti contatti e che uno dei primi possibili sintomi del virus sia la congiuntivite virale.

Ulteriori evidenze sono poi quelle emerse nello studio pubblicato su Jama Ophthalmology[4], che ha indagato le manifestazioni oculari e la prevalenza virale congiuntivale nei pazienti della provincia di Hubei affetti da Covid-19. I pazienti trattati per coronavirus in un centro ospedaliero nella provincia, dal 9 al 15 febbraio 2020, sono stati analizzati retrospettivamente per le manifestazioni oculari. Durante il periodo di trattamento, sono stati analizzati i sintomi oculari, nonché i risultati della reazione a catena della RT-PCR tramite tampone.

Dei 38 pazienti con Covid-19, un terzo dei pazienti (12) ha presentato manifestazioni oculari coerenti con la congiuntivite, tra cui iperemia congiuntivale, chemosi, epifora o aumento delle secrezioni; 28 pazienti, inoltre, hanno avuto risultati positivi su RT-PCR rilevati con tamponi rinofaringei.

Sulla base di questi studi, sono dunque da tenere in considerazione le anomalie oculari che si verificano frequentemente in pazienti affetti da Covid-19 e la possibilità che la trasmissione di questo virus sia correlata allo stretto contatto con le lacrime o le secrezioni congiuntivali dei pazienti contagiati.

Tutte queste evidenze confermano molte delle impressioni iniziali e la bontà delle misure precauzionali da seguire che IAPB Italia Onlus aveva già pubblicato nell’articolo reperibile a questo link.


[1] M. Jianhua Xia et. al, Evaluation of coronavirus in tears and conjunctival secretions of patients with SARS‐CoV‐2 infection, in “Journal Medical of Virology”, February 2020.

[2] Colavita F. et al., SARS-CoV-2 Isolation From Ocular Secretions of a Patient With COVID-19 in Italy With Prolonged Viral RNA Detection, in “Annals of Internal Medicine”, April 2020.

[3] O. L. Ji-Peng et al., Novel Coronavirus disease 2019 (COVID-19): The importance of recognising possible early ocular manifestation and using protective eyewear, in “British Journal of Ophthalmology”, n. 104(3), February 2020.

[4] MD. Ping Wu, Characteristics of Ocular Findings of Patients With Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) in Hubei Province, China, in “Jama Ophthalmology”, March 2020.

Linea verde con l’oculista

Linea verde con l'Oculista

Mai come oggi la consultazione telefonica con l’oculista di IAPB Italia si dimostra importante per ricevere ascolto e risposte. Molti dubbi nascono dallo stress della quarantena. Altri da problemi gravi che non vanno sottostimati.

Tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 13:00 è possibile chiamare il numero verde 800-068-506 e parlare con l’oculista IAPB.

“Il servizio di consulenza” spiega la dottoressa Sara D’Angelo “non ha la pretesa di offrire diagnosi o prescrivere trattamenti, perché la distanza e la mancanza di strumentazione precludono un tale grado di precisione. Ciononostante, parlando con le persone si possono capire molte cose, dare indicazioni di massima e, soprattutto, ‘liberarle’ da un pensiero, spesso infondato, che le preoccupa”.

“Le persone con le quali parlo si dimostrano coscienti e comprensive per i limiti di quello che posso fare al telefono e si instaura un bellissimo rapporto: sono felici che qualcuno li ascolti e, ove possibile, le rassicuri o fornisca loro una linea d’azione fondata da seguire. Spesso richiamano nei giorni successivi per condividere con me il fatto che si sentono meglio”.

Molte chiamate, ultimamente, riguardano la correlazione tra Coronavirus e congiuntivite virale e sono dovute più alla tensione dell’isolamento che all’insorgere di sintomi ben definiti. Le persone costrette in casa, non potendosi rivolgere al proprio oculista o accedere facilmente alle strutture sanitarie, tendono involontariamente ad ingigantire i loro disturbi o comunque a collegarli subito all’infezione da coronavirus.

“Persone che avvertono – o alle quali sembra di avvertire – un aumento moderato di sintomi con i quali convivono da tempo (come occhio secco, visione di mosche volanti nel campo visivo o l’occasionale insorgenza di una pallina sulla palpebra) il più delle volte non hanno nulla da temere: i sintomi gravi, come ad esempio un repentino e massiccio aumento delle ‘mosche’, spesso non lasciano adito a dubbi. È lo stare a casa e l’avere tempo per pensarci che focalizza l’attenzione su fenomeni con i quali si convive pacificamente da tempo. In questi casi, una volta accertato che abbiano eseguito controlli, si tende a rassicurare”.

Non tutte le risposte sono facili, però. “Ultimamente mi ha colpito la telefonata di un ragazzo di 37 anni di Brescia, che era stato colpito nell’occhio da un pallino di una pistola giocattolo. Vedeva sfocato ma, nello stesso tempo, aveva paura ad andare in ospedale per non mettere a rischio la moglie e il figlio. Mi ha chiesto cosa doveva fare e se ci fosse il rischio di peggiorare. Non esiste una risposta facile a queste domande perché alcuni traumi – quelli domestici sono, comprensibilmente in aumento – e alcune patologie rischiano senza dubbio di generare danni gravissimi e irrecuperabili alla vista se non sono trattati.  Non possiamo prenderci la responsabilità di dire: “Vada in ospedale”, anche perché non conosciamo la situazione delle diverse strutture sanitarie né l’attività oculistica in esse. Ma possiamo essere molto chiari sul rischio di trascurare una terapia e una medicazione importante e comunque esprimere la nostra opinione in merito alla necessità per il paziente di farsi visitare al più presto. Con queste informazioni ognuno farà la sua decisione”.

Le domande più frequenti e relative risposte

1) Da qualche mese, ho sensazione di sabbiolina negli occhi, soffro di occhio secco da tempo, però volevo sapere se è possibile che adesso abbia una congiuntivite virale.

Probabilmente no, soprattutto in assenza di altri sintomi e considerando che non si tratta di una situazione in acuto ma che persiste da diverso tempo. Il disturbo quasi sicuramente tenderà a regredire instillando regolarmente lacrime artificiali.

2) Mi è comparsa una “pallina” sulla palpebra, se la tocco mi fa male, contattato il medico di base mi ha detto potrebbe trattarsi di un calazio e mi ha consigliato pomatina antibiotica. Lei dice che è un calazio o un inizio di infezione da coronavirus?

Non esiste alcuna evidenza che congiuntivite virale dia lesioni di questo tipo.

3) Mio figlio lavora 8-10 ore al pc facendo smart working. La sera avverte occhi stanchi e mal di testa, da cosa può dipendere?

Se il disturbo si presenta la sera, la causa è molto probabilmente quella più evidente: l’affaticamento visivo provocato dal computer stesso.

4) Ho il glaucoma, con il collirio che instillo già da tempo prescritto dal mio oculista la mia pressione oculare risulta sempre normale ai controlli. In questi giorni che sono a casa ho a volte mal di testa, è possibile che mi si alzi la pressione oculare? (Ultimo controllo circa 3 mesi fa).

Data la regolarità dei controlli, non v’è ragione di ipotizzare che sia correlato alla pressione. Sarebbe meglio fare una tonometria di controllo ovviamente, ma in genere l’ipertensione oculare non provoca un mal di testa vago ma un dolore particolare e localizzato.

5) Mia madre di 70 anni era in lista per fare ad aprile la cataratta, adesso che le hanno rimandato di qualche mese l’intervento, diventerà cieca? C’è qualche collirio che può rallentare l’evoluzione della cataratta?

No, la cataratta normalmente non matura né evolve così rapidamente. Non ci sono, però, medicazioni che la rallentano.

6) Ho i vasi sulla sclera un pochino dilatati ormai da diversi mesi, al controllo oculistico non è emerso nulla di rilevante. Potrebbe trattarsi di coronavirus?

Questo tipo di rossore dell’occhio è uno dei sintomi della congiuntivite virale, ma non è l’unico. Perciò di per sé non è un fattore determinante. Ci sono tantissime cause passeggere di questo fenomeno che, nella vita di tutti i giorni, non avremmo neppure notato. Inoltre non essendo emerso nulla di rilevante dalla visita oculistica direi che può stare tranquillo.

7) Soffro fin da giovane di corpi mobili vitreali, ma in questi giorni, stando a casa ci faccio più attenzione e mi sembra che siano aumentati, anche se non ne sono convinto del tutto. Ultimo fondo oculare qualche mese fa, retina a posto.

Non miope, non pregresse lesioni retiniche o pregressi trattamenti laser sulla retina, quindi assenza di particolari fattori di rischio. Inoltre si tratta di una “sensazione” più che di un vero e proprio sintomo, quindi direi di monitorare la situazione nei prossimi giorni, ma che in linea di massima non ci siano particolari rischi per la salute di suoi occhi.Di solito i sintomi ‘veri’ non lasciano adito a dubbi.

Ci sono, però, altre domande, più rare, ma alle quali è più difficile rispondere.

8) Ho fatto da poco l’intervento di cataratta, ma non posso fare la visita di controllo prevista dopo un mese. Corro qualche rischio? Avevo bisogno della prescrizione degli occhiali dopo l’intervento, come faccio?

9) Dovevo eseguire un’iniezione intravitreale già programmata, ma mi è saltato l’appuntamento. Come faccio?

10) Ho eseguito da poco un trattamento di chirurgia rifrattiva, ancora non vedo bene, non posso fare la visita di controllo che faccio?

11) Sono affetto da anni da maculopatia ed eseguo periodicamente Oct di controllo. L’ultimo esame Oct mi è stato rinviato a data da destinarsi e da qualche giorno mi sembra di vedere peggio (linee distorte che prima non notavo). Come devo comportarmi?

In tutti questi casi il rischio di danno alla vista – potenzialmente irreparabile – esiste. Sta alla persona decidere se uscire o meno partendo dalle informazioni offerte dall’oculista.