Si è conclusa la conferenza mondiale sul tabacco

No smoking, please!Si è conclusa la conferenza mondiale sul tabacco Il fumo ha effetti negativi anche sulla salute oculare: favorisce l’insorgenza dell’AMD


12 marzo 2009 – Non bisogna gettare ‘fumo’ negli occhi: il tabacco fa male anche al bulbo oculare, soprattutto alla retina. Degli effetti (deleteri) sulla salute di sigari e sigarette si discute alla 14° conferenza mondiale che si è conclusa oggi a Mumbai, in India. I lavori, iniziati lo scorso 8 marzo, hanno visto la partecipazione di esperti, ricercatori, attivisti e dirigenti. L’appuntamento, di cadenza triennale, si è focalizzato questa voltaCampagna antifumo a Bruxelles: il fumo fa male anche alla vista sull’approccio multisettoriale necessario per limitare le conseguenze nefaste del tabacco.


Inoltre, sono state trattate le questioni delle avvertenze chiare sui pacchetti di sigarette (che, ad esempio, in Inghilterra sono diventate anche grafiche), le donne e il tabacco (compresi gli effetti negativi sul feto) e la necessità di introdurre norme più severe.


Fumare è uno dei fattori di rischio che, tra l’altro, favoriscono l’insorgenza dell’AMD, una malattia degenerativa della retina che rappresenta la prima causa di cecità in Occidente e colpisce soprattutto dopo i 50 anni.

Leggi anche: “Per fumatori maggiori rischi per l’AMD“.

Fonte: Oms

Correggere un gene retinico per impedire la cecità infantile

Doppia elica del DNACorreggere un gene retinico per impedire la cecità infantile
Lo SPATA7 ha un ruolo importante nella retinite pigmentosa e nell’Amaurosi congenita di Leber

10 marzo 2009 – Esplorando il Dna, il codice della vita, scienziati americani sono riusciti a individuare un nuovo gene responsabile di due malattie oculari che causano cecità infantile. Si tratta della retinite pigmentosa e dell’ Amaurosi congenita di Leber . L’obiettivo finale è quello di correggere i geni ‘malati’, curando queste malattie ereditarie alla

Fonte. Tuttavia, per far questo l’ingegneria genetica dovrà ancora compiere molti passi avanti.

Il gene individuato è indicato con una sigla degna di un agente segreto, SPATA7, e ha un ruolo prezioso nel metabolismo della retina . I ricercatori hanno individuato, complessivamente, quindici geni (sui 25-30 mila del nostro organismo) responsabili dell’Amaurosi congenita. Eppure lo SPATA7 è il primo gene che, se colpito da una La visione può peggiorare gravemente con la retinite pigmentosa arrivando fino alla cecitàmutazione, impedisce il trasporto delle proteine tra due zone importanti della cellula (il reticolo endoplasmatico – sistema di membrane presente nel citoplasma – e l’apparato di Golgi, organulo di natura lipidica scoperto dall’omonimo italiano nel 1898).

“Questo è un passo molto importante – hanno scritto i ricercatori – che apre molte strade di ricerca, particolarmente per la comprensione di processi cellulari specifici coinvolti nella cecità. Questa scoperta aumenta anche il numero di obiettivi terapeutici potenziali e, pertanto, accresce le possibilità di scoprire una cura”.

Referenza originale: Am J Hum Genet. 2009 Mar 4. [E-pub ahead of print], “Mutations in SPATA7 Cause Leber Congenital Amaurosis and Juvenile Retinitis Pigmentosa”, by Wang H, den Hollander AI, Moayedi Y, Abulimiti A, Li Y, Collin RW, Hoyng CB, Lopez I, Bray M, Lewis RA, Lupski JR, Mardon G, Koenekoop RK, Chen R. Department of Molecular and Human Genetics, Baylor College of Medicine, Houston, TX 77030, USA; Human Genome Sequencing Center, Baylor College of Medicine, Houston, TX 77030, USA. (Per l’abstract clicca qui).

Fonte principale: McGill University Health Centre
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Quando l’AMD cambia il cervello

Foto: retina colpita da AMD (forma umida)Quando l’AMD cambia il cervello

Un nuovo studio del MIT illustra come la malattia oculare modifichi la struttura neuronale

4 marzo 2009 – L’ AMD cambia il cervello: lo ha dimostrato un’_quipe del MIT, che ha studiato come la malattia degenerativa della retina provochi una riorganizzazione della struttura neuronale. La degenerazione maculare legata all’età provoca una distorsione progressiva delle immagini fino alla comparsa di buchi nel campo visivo e alla cecità centrale, impedendo di riconoscere volti, di leggere, di fissare un punto, ecc.

La corteccia cerebrale è, tuttavia, più plastica di quanto non si ritenesse in precedenza: se si perde progressivamente la visione centrale, altri punti della retina iniziano a rispondere agli stimoli luminosi; infatti, la visione periferica (oppure quella paracentrale) è quella che viene sfruttata quando si fa riabilitazione visiva (vedi Polo Nazionale Ipovisione ). In ogni caso, questa ricerca getta nuova luce su come avvenga il cambiamento a carattere nervoso: sono state scattate una serie di ‘fotografié dell’attività del cervello e si è effettuato un confronto tra le persone sane e quelle malate.

“Questa ricerca dimostra – ha affermato Nancy Kanwisher dell’MIT – un cambiamento cerebrale quando gli input variano. I neuroni sembra che ‘desiderino’ ricevere un input: quando quello abituale scompare, iniziano a rispondere a un input successivo più forte”.

“Il nostro studio dimostra – ha incalzato Kanwisher – che le modifiche che abbiamo riscontrato nella risposta neuronale delle persone colpite da AMD sono probabilmente dovute a una carenza di input di una popolazione di neuroni, non a un cambiamento nella strategia di elaborazione dell’informazione visiva”.

L’AMD insorge in due forme, quella secca (a più lenta evoluzione, non ha cura) e quella umida (è la forma più grave, ma si può bloccare o rallentare grazie a iniezioni nel bulbo oculare dette ‘intravitreali’): si tratta della prima causa di cecità (centrale) dei Paesi sviluppati (41% dei ciechi, secondo l’Oms, hanno perso la vista per questa malattia). In ogni caso, per la sua prevenzione occorre adottare uno stile di vita sano: smettere di fumare, seguire una dieta ricca (in particolare di pesce, verdure e noci) e praticare regolarmente esercizio fisico.

Referenza originale: Daniel D. Dilks, Chris I. Baker, Eli Peli, and Nancy Kanwisher, “Reorganization of Visual Processing in Macular Degeneration Is Not Specific to the “Preferred Retinal Locus”, J. Neurosci., 2009 29: 2768-2773 (4 marzo 2009: per l’abstract clicca qui ).

Fonte: MIT
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Nuova luce grazie all’occhio bionico

Occhio bionico

Occhio bionicoNuova luce grazie all’occhio bionico Un cieco ha recuperato parzialmente la vista grazie a un dispositivo installato al Moorfield’s Eye Hospital di Londra 4 marzo 2009 – L’ occhio bionico ha ridato parzialmente la vista a un cieco. Dopo oltre trent’anni di oscurità ora riesce a distinguere il bianco dal grigio e dal nero, può seguire una linea e presto… spera di vedere la luna. Anche se attualmente consente una visione limitata – sotto forma di flash luminosi qualitativamente rudimentali – grazie al dispositivo installato sette mesi fa al Moorfield’s Eye Hospital di Londra, la vita di Ron è cambiata. Ne ha dato notizia la Bbc. Pur con tutte le cautele del caso – si tratta di esperimenti pilota – l’alta tecnologia, che ormai ha Retinite pigmentosa (visione tubulare)sconfinato nella letteratura fantascientifica, è riuscita in parte a rimediare agli effetti deleteri di una malattia oculare a carattere genetico: la retinite pigmentosa , che danneggia irreparabilmente la retina dalla periferia verso il centro (visione tubulare come nella foto). Dunque, questo tipo di occhio bionico – messo a punto grazie al progetto Argus II – è costituito da una retina artificiale (basata su un chip) che riceve senza fili le immagini provenienti da microtelecamere collocate sulla montatura degli occhiali; infine, queste immagini vengono inviate – sotto forma di segnali elettrici – attraverso il nervo ottico fino alla corteccia cerebrale.

Fonte di riferimento: Bbc Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Cataratta, basso rischio infezioni dopo l’operazione

Occhio colpito da catarattaCataratta, basso rischio infezioni dopo l’operazione Studio condotto su oltre 440.000 operazioni per quattro anni: rari i casi di endoftalmite
3 marzo 2009 – Rischi ve ne sono, ma molto rari. Stiamo parlando di una seria infezione oculare, l’endoftalmite, che si può contrarre in seguito a un’operazione di cataratta , malattia oculare che causa l’opacizzazione del cristallino. poiché le tecniche chirurgiche si sono evolute rapidamente negli ultimi anni, oggi l’operazione è considerata sostanzialmente sicura. Lo attesta uno studio condotto in Canada dall’Università di Toronto su oltre 440.000 persone, che ha avuto una durata di quattro anni.
A due settimane dall’operazione – che consiste in una sostituzione del cristallino opaco con uno artificiale – solo nell’1,4 per mille delle operazioni è stata diagnosticata un’endoftalmite acuta, soprattutto a persone molto anziane (ultraottantacinquenni). Ad alcuni pazienti, invece, si è rotta la capsula ossia l’involucro che contiene il cristallino.
“L’endolftalmite – ha affermato Marco, medico oculista dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (linea verde 800-068506) – è una patologia molto grave, che consiste in un’infezione e in un’infiammazione di tutto il bulbo oculare. Necessita di ricovero e comporta il rischio di perdita dell’occhio. però è una malattia che oggi, grazie alle cure antibiotiche e Operazione di catarattaall’intervento di vitrectomia, può essere controllata; ma è necessaria una pronta diagnosi per instaurare il prima possibile la terapia adeguata. può insorgere – ha osservato l’esperto – in seguito a perforazioni dell’occhio, sia di origine traumatica che chirurgica”.
La cataratta è ritenuta dall’Oms la principale causa di cecità al mondo (39,1%) perché la maggioranza dei ciechi vive nei Paesi in via di sviluppo, dove i costi delle operazioni non sono sostenibili e spesso non esistono attrezzature e competenze necessarie.

Leggi anche: “ Nuove sfide nella prevenzione della cecità ”.
Referenza originale: Wendy V. Hatch, Geta Cernat, David Wong, Robert Devenyi, Chaim M. Bell, “Risk Factors for Acute Endophthalmitis after Cataract Surgery: A Population-based Study”, Ophthalmology, Volume 116, Issue 3, Pages 425-430 (March 2009).

Fonti: American Academy of Ophthalmology (AAO), Oms
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Meno EPO per la retina

Meno EPO per la retina La proliferazione incontrollata di vasi può essere rallentata inibendo l’eritropoietina


27 febbraio 2009 – Si chiama eritropoietina (Epo) ed è celebre come sostanza dopante degli sportivi, ovviamente vietata. Questo ormone viene però prodotto naturalmente anche dal nostro corpo e può essere pericoloso per la salute visiva. Infatti, un nuovo studio condotto a Boston (Harvard Medical School) ha dimostrato che, oltre ad aumentare i globuli rossi, provoca danni alla retina a causa della moltiplicazione incontrollata dei vasi sanguigni (retinopatia neovascolare: vedi maculopatia ).


Anche se condotto su cavie da laboratorio, l’esperimento è interessante perché – se si inibisce l’Epo a livello della Cavia da laboratorio retina – si riesce a bloccare parzialmente, in una misura pari al 40% circa, lo sviluppo di vasi che possono compromettere la visione (soprattutto quella centrale). Come terapia sono state praticate, quindi, precocemente iniezioni nel bulbo oculare, dette intravitreali. In conclusione, i ricercatori sostengono che bloccare la produzione di Epo a livello oculare sia una strada molto promettente: “Potenzialmente è un intervento farmacologico utile per trattare la retinopatia proliferativa”.


Referenza originale: “ Suppression of Retinal Neovascularization by Erythropoietin siRNA in a Mouse Model of Proliferative Retinopathy” di Jing Chen, Kip M. Connor, Christopher M. Aderman, Keirnan L. Willett, Oskar P. Aspegren, and Lois E. H. Smith.

Fonte: IOVS
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Diagnosi precoce con strumenti da ‘detectivé

Visita oculisticaDiagnosi precoce con strumenti da ‘detectivé
Grazie a tecniche sempre più sofisticate si possono individuare in anticipo alterazioni della retina

27 febbraio 2009 – Presto si potranno diagnosticare ancora più precocemente eventuali alterazioni della retina. Come fanno i Ris sulle scene dei delitti, gli oculisti saranno sempre più simili a ‘detectivé della salute ‘armati’ di strumenti tecnologici all’avanguardia. Infatti, si sta perfezionando un apparecchio basato sull’autofluorescenza: è una sorta di macchina fotografica che riesce a studiare accuratamente l’epitelio pigmentato retinico, uno strato che serve a ‘ricaricaré i fotorecettori (coni e bastoncelli) e a smaltire i prodotti di scarto che producono. Uno strato che manifesta presto segni di alterazione quando si è contratta una malattia della zona centrale della retina. Il trucco sta nel saperli individuare grazie all’aiuto delle nuove tecnologie.
Infatti la macula – zona deputata alla visione chiara e distinta – manifesta un’alterazione di questo meccanismo Cellule retiniche (epitelio pigmentato). Foto: University of Rochesterquando ci si ammala di una forma di degenerazione retinica detta, appunto, maculare (come l’AMD). Dunque, molto prima che si manifestino i primi sintomi di una malattia che provoca una distorsione progressiva delle immagini (fino a far perdere la visione centrale) si potrà adottare – laddove è possibile – un’opportuna terapia. Lo studio è stato pubblicato sul numero corrente dell’autorevole rivista Investigative Ophthalmology and Visual Science (IOVS).

Fonte: University of Rochester .
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Più vitamine contro l’AMD

Visione di un malato di AMDVitamine B contro l’AMD
Secondo un nuovo studio americano condotto su oltre cinquemila donne gli integratori aiutano a prevenire la cecità

Prevenire la cecità provocata dall’ AMD ? ù possibile a suon di vitamine del gruppo B: il rischio di ammalarsi si riduce di oltre un terzo. O, almeno, è quanto sostiene una ricerca condotta negli Stati Uniti su più di cinquemila donne per oltre sette anni. I risultati sono stati pubblicati ieri dall’autorevole rivista Archives of Internal Medicine.

La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è una malattia degenerativa della retina che provoca una deformazione progressiva delle immagini fino all’eventuale perdita della visione centrale; infatti, è attualmente la prima causa di cecità nei Paesi sviluppati (per il 41% secondo l’ Oms ). Allo studio hanno partecipato 5.442 donneRetina colpida da AMD umida: è la forma più grave ma si può curare con iniezioni intravitreali ultraquarantenni, di cui 5.205 non avevano contratto l’AMD.

Nel 1998 queste donne hanno iniziato ad assumere – dopo essere state selezionate casualmente – placebo (sostanza priva di ogni effetto) oppure una combinazione di vitamina B9 (ovvero 2,5 mg al giorno di acido folico), B6 (50 mg al d“) e B12 (1 mg al giorno). Le partecipanti hanno proseguito nell’assunzione fino alla metà del 2005.

Dopo 7,3 anni sono stati diagnosticati 137 casi (2,6%) di AMD, di cui 70 gravi. Le donne che hanno assunto gli integratori hanno manifestato un rischio di ammalarsi del 34% inferiore, percentuale che è salita al 41% se si considerano i casi più seri di degenerazione maculare.

Fumare fa male alla vista“Gli effetti benefici del trattamento – scrivono gli autori dell’articolo – sono iniziati ad emergere circa due anni dopo e sono proseguiti durante tutta la sperimentazione”. Per prevenire l’AMD, più in generale, è fondamentale un corretto stile di vita: non bisogna fumare, bisogna seguire una dieta varia e ricca (soprattutto pesce, noci e verdure a foglie verde) oltre a praticare regolarmente un’attività fisica.

“Gli studi dimostrano – osservano gli autori dello studio – che ci sono prove evidenti di un possibile effetto benefico di complementi alimentari di acido folico e vitamine B nella prevenzione dell’AMD”. “Dal punto di vista della salute pubblica – concludono i ricercatori – ciò è particolarmente importante”.

Referenza originale: Arch Intern Med. 2009;169[4]:335-341 .

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Contro una solitudine da… cani

Cane guidaContro una solitudine da… cani
I disabili visivi possono trarre grandi benefici dalla compagnia degli amici a quattro zampe

23 febbraio 2009 – Un cane guida può… far da guida contro la solitudine. Un nuovo studio dimostra gli effetti benefici degli amici a quattro zampe sui disabili, a partire da quelli visivi che così possono combattere efficacemente l’isolamento ed essere più autonomi.

Dunque, stress e depressione vanno affrontati da ciechi e ipovedenti – a giudizio dell’American Association for the Advancement of Science – prendendosi, ad esempio, cura di animali che guariscono, di riflesso, gli stati d’animo negativi.

Tra l’altro, il cane guida può volare gratis in aereo nell’Unione europea. ù quanto previsto da un regolamento UE entrato in vigore lo scorso 26 luglio. Inoltre, iI minorato visivo – al pari degli altri disabili – ha diritto a una carrozzella e a un’assistenza completa sia negli aeroporti che sui velivoli; ma nessuna compagnia potrà pretendere il pagamento di questi servizi. Multe salate sono previste a chi disattende queste norme: il Consiglio dei Ministri ha approvato, lo scorso 6 febbraio, il regolamento comunitario sul trasporto aereo (CE n. 1107/2006) (per approfondire clicca qui).

Fonte principale: Medicalnews
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La cecità evitabile non va persa… d’occhio!

India: Taj Mahal

India: Taj MahalLa cecità evitabile non va persa d’occhioIn India sarà controllata la vista a oltre un milione di persone nel prossimo lustro
20 febbraio 2009 – Occhio al vizio… refrattivo! La vista di oltre un milione di persone sarà controllata in India nei prossimi cinque anni: così saranno individuati ipermetropia , miopia e astigmatismo . Oggi è stata lanciata, infatti, una nuovaOcchiali di prova per la correzione dei vizi refrattivi (miopia, astigmatismo, ipermetropia) campagna per effettuare uno screening oculistico dei cittadini delle zone più disagiate di Mumbai (ex Bombay). Il progetto si concentrerà soprattutto sui gruppi che hanno più difficoltà ad accedere alle cure oculistiche (tassisti, operai edili, domestici, ecc.).

Gli errori refrattivi sono considerati la seconda causa di cecità evitabile al mondo; secondo l’Oms (2007) sono già 314 milioni i disabili visivi sulla Terra (per il 18,2% a causa dei difetti refrattivi e per il 39,1% in seguito alla cataratta, quasi sempre operabile). Anche in India il problema è molto diffuso: occorrerebbero occhiali almeno a 1,4 milioni di persone. Questa campagna si chiama “Seeing is believing” (Vedere per credere) ed è il frutto della collaborazione dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB con Sightsavers’.

Vedi anche: i numeri dell’Oms

Fonte: Medicalnews
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