Occhio alle staminali ‘trasparenti’ Negli Usa condotti nuovi esperimenti sulla cornea: cavie da laboratorio hanno recuperato la vista
9 aprile 2009 – Immaginate di avere una cicatrice sulla superficie oculare, proprio di fronte alla pupilla. Dato che non riuscite a vedere molto probabilmente dovrete ricorrere al trapianto di cornea , ma in futuro potrà essere sufficiente l’impiego delle cellule staminali per restituire trasparenza al vostro occhio. Almeno se avrà successo la strada intrapresa, ad esempio, dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh. La quale è riuscita a ridare la vista a cavie da laboratorio grazie alle ‘cellule bambine‘ che consentono di riparare diversi tessuti dell’organismo.
I ricercatori sono riusciti ad evitare anche la classica reazione di rigetto nei confronti di cellule estranee. “I nostri esperimenti – ha scritto il Prof. James L. Funderburg, docente presso il dipartimento di Oftalmologia – hanno mostrato che, dopo il trattamento a base di staminali, gli occhi dei topi che inizialmente presentavano difetti corneali non manifestavano alcuna differenza rispetto a quelli sani”.
ciò che potrebbe fare davvero la differenza è la possibilità di moltiplicare in coltura milioni di cellule staminali: si possono così ottenere dei piccoli ‘pezzetti di ricambio’ che consentono di restituire persino alla superficie oculare posta davanti all’iride la sua trasparenza, consentendole così di far convergere – in ‘collaborazione‘ col cristallino – i raggi luminosi sulla retina.
“Le cicatrici corneali – ha concluso il docente – sono permanenti; quindi la soluzione migliore è quella del trapianto corneale”, ma solo per ora: le staminali potrebbero cambiare il futuro delle terapie e della vista degli esseri umani.
Nota: la ricerca, pubblicata on-line sulla rivista Stem Cells, è stata possibile grazie al sostegno dei National Institutes of Health (Usa), alla Fondazione Eye and Ear (Pittsburgh) e ad altri enti.
Fonte: University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Occhio alle staminali ‘trasparenti’ Negli Usa condotti nuovi esperimenti sulla cornea: cavie da laboratorio hanno recuperato la vista
9 aprile 2009 – Immaginate di avere una cicatrice sulla superficie oculare, proprio di fronte alla pupilla. Dato che non riuscite a vedere molto probabilmente dovrete ricorrere al trapianto di cornea , ma in futuro potrà essere sufficiente l’impiego delle cellule staminali per restituire trasparenza al vostro occhio. Almeno se avrà successo la strada intrapresa, ad esempio, dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh. La quale è riuscita a ridare la vista a cavie da laboratorio grazie alle ‘cellule bambine‘ che consentono di riparare diversi tessuti dell’organismo.
I ricercatori sono riusciti ad evitare anche la classica reazione di rigetto nei confronti di cellule estranee. “I nostri esperimenti – ha scritto il Prof. James L. Funderburg, docente presso il dipartimento di Oftalmologia – hanno mostrato che, dopo il trattamento a base di staminali, gli occhi dei topi che inizialmente presentavano difetti corneali non manifestavano alcuna differenza rispetto a quelli sani”.
ciò che potrebbe fare davvero la differenza è la possibilità di moltiplicare in coltura milioni di cellule staminali: si possono così ottenere dei piccoli ‘pezzetti di ricambio’ che consentono di restituire persino alla superficie oculare posta davanti all’iride la sua trasparenza, consentendole così di far convergere – in ‘collaborazione‘ col cristallino – i raggi luminosi sulla retina.
“Le cicatrici corneali – ha concluso il docente – sono permanenti; quindi la soluzione migliore è quella del trapianto corneale”, ma solo per ora: le staminali potrebbero cambiare il futuro delle terapie e della vista degli esseri umani.
Nota: la ricerca, pubblicata on-line sulla rivista Stem Cells, è stata possibile grazie al sostegno dei National Institutes of Health (Usa), alla Fondazione Eye and Ear (Pittsburgh) e ad altri enti.
Fonte: University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
USAID, cure oculistiche per quasi 1 mln di bambini Presentati i risultati delle campagne contro la cecità condotte in 23 Paesi
8 aprile 2009 – Cure oculistiche per quasi un milione di bambini in 23 Paesi, 31 progetti per combattere la cecità infantile, oltre sessantamila adulti visitati. Sono questi i grandi numeri presentati lo scorso mese dall’Agenzia internazionale statunitense per lo sviluppo (USAID-Child Blindness Program ) riferiti al 2008. Dagli screening per controllare la vista alla correzione dei vizi refrattivi, passando per gli interventi chirurgici oculari e per l’educazione dei bimbi ciechi: sono queste le azioni che sono state portate avanti dal 1991 ai giorni nostri. Concentrandosi soprattutto in Paesi come il Niger, l’India, il Nepal e la Tanzania e, in particolar modo, nelle comunità che hanno difficile accesso alle cure.
Secondo le stime di USAID sono 17 milioni i bambini con problemi visivi nel mondo (anche ipovedenti): non avere una buona vista significa non poter usufruire di una buona istruzione, con una conseguente penalizzazione che rischia di compromettere persino l’inserimento nel mondo del lavoro. Eppure, nella maggior parte dei casi si può intervenire fornendo occhiali ai bambini, correggendo così difetti di refrazione (soprattutto ipermetropia e astigmatismo, più raramente miopia): fino ad oggi l’Agenzia statunitense ne ha distribuiti almeno 11.000. Altre organizzazioni, tra cui il Lions Club, puntano molto alle donazioni di occhiali da parte dell’Occidente da destinare ai Paesi in via di sviluppo (clicca qui per approfondire ).
Fonte:
USAID Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
USAID, cure oculistiche per quasi 1 mln di bambini Presentati i risultati delle campagne contro la cecità condotte in 23 Paesi
8 aprile 2009 – Cure oculistiche per quasi un milione di bambini in 23 Paesi, 31 progetti per combattere la cecità infantile, oltre sessantamila adulti visitati. Sono questi i grandi numeri presentati lo scorso mese dall’Agenzia internazionale statunitense per lo sviluppo (USAID-Child Blindness Program ) riferiti al 2008. Dagli screening per controllare la vista alla correzione dei vizi refrattivi, passando per gli interventi chirurgici oculari e per l’educazione dei bimbi ciechi: sono queste le azioni che sono state portate avanti dal 1991 ai giorni nostri. Concentrandosi soprattutto in Paesi come il Niger, l’India, il Nepal e la Tanzania e, in particolar modo, nelle comunità che hanno difficile accesso alle cure.
Secondo le stime di USAID sono 17 milioni i bambini con problemi visivi nel mondo (anche ipovedenti): non avere una buona vista significa non poter usufruire di una buona istruzione, con una conseguente penalizzazione che rischia di compromettere persino l’inserimento nel mondo del lavoro. Eppure, nella maggior parte dei casi si può intervenire fornendo occhiali ai bambini, correggendo così difetti di refrazione (soprattutto ipermetropia e astigmatismo, più raramente miopia): fino ad oggi l’Agenzia statunitense ne ha distribuiti almeno 11.000. Altre organizzazioni, tra cui il Lions Club, puntano molto alle donazioni di occhiali da parte dell’Occidente da destinare ai Paesi in via di sviluppo (clicca qui per approfondire ).
Fonte:
USAID Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Ackland è rimasto in carica dal 2009 al 2017: si sta cercando ora una nuova figura con una solida esperienza internazionale
Prima del suo incarico si è occupato soprattutto dell’Africa orientale e meridionale e di programmi internazionali per combattere la cecità: è questo il curriculum vitae di Peter Ackland, che è stato direttore esecutivo mondiale della IAPB dal 2009 al 2017. Dopo le sue dimissioni è subentrato ad interim Johannes Trimmel: alla fine del 2017 una commissione sta lavorando per trovare un nuovo direttore esecutivo.
Ackland era stato nominato in occasione di una riunione dei vertici dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità che si è tenuta nel 2009 nel Bahrain; poteva tra l’altro contare su un’esperienza ventennale nel campo dello sviluppo e su otto anni di lavoro con Sightsavers International.
Ackland è rimasto in carica dal 2009 al 2017: si sta cercando ora una nuova figura con una solida esperienza internazionale
Prima del suo incarico si è occupato soprattutto dell’Africa orientale e meridionale e di programmi internazionali per combattere la cecità: è questo il curriculum vitae di Peter Ackland, che è stato direttore esecutivo mondiale della IAPB dal 2009 al 2017. Dopo le sue dimissioni è subentrato ad interim Johannes Trimmel: alla fine del 2017 una commissione sta lavorando per trovare un nuovo direttore esecutivo.
Ackland era stato nominato in occasione di una riunione dei vertici dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità che si è tenuta nel 2009 nel Bahrain; poteva tra l’altro contare su un’esperienza ventennale nel campo dello sviluppo e su otto anni di lavoro con Sightsavers International.
ROP, come prevederla nei prematuriGrazie a un algoritmo che include il peso si è riusciti a prevedere la retinopatia del prematuro 7 aprile 2009 – I poteri ‘divinatori’ della scienza sono affidati alla matematica. Scienziati svedesi dell’università di Göteborgsono riusciti a prevedere una grave malattia oculare, la retinopatia del prematuro ( ROP ): il merito è di una formula che tiene conto dell’aumento del peso. Comunque, già in precedenza i medici oculisti tenevano sotto controllo soprattutto bimbi nati prima dei nove mesi che presentavano un peso corporeo molto basso.Durante lo studio, durato quattro anni, sono stati monitorati 354 prematuri. Il loro peso è inserito in un sistema di sorveglianza che lanciava l’allarme quando non aumentava oltre una soglia prestabilita. Mentre 127 bambini (36%) crescevano bene, per il 24% dei bambini è suonato un campanello d’allarme: il 41% di essi ha sviluppato una ROP, il 29% dei quali è stato trattato entro 9 settimane.“L’algoritmo neonatale – affermano con soddisfazione i ricercatori su Pediatrics – ha rilevato quasi il 100% dei neonati che hanno sviluppato la ROP e che hanno richiesto cure, oltre ad aver predetto correttamente la maggioranza di coloro che non hanno richiesto trattamenti”. L’evoluzione della retinopatia del prematuro – se non trattata adeguatamente – può portare al distacco di retina e alla cecità.
ROP, come prevederla nei prematuriGrazie a un algoritmo che include il peso si è riusciti a prevedere la retinopatia del prematuro 7 aprile 2009 – I poteri ‘divinatori’ della scienza sono affidati alla matematica. Scienziati svedesi dell’università di Göteborgsono riusciti a prevedere una grave malattia oculare, la retinopatia del prematuro ( ROP ): il merito è di una formula che tiene conto dell’aumento del peso. Comunque, già in precedenza i medici oculisti tenevano sotto controllo soprattutto bimbi nati prima dei nove mesi che presentavano un peso corporeo molto basso.Durante lo studio, durato quattro anni, sono stati monitorati 354 prematuri. Il loro peso è inserito in un sistema di sorveglianza che lanciava l’allarme quando non aumentava oltre una soglia prestabilita. Mentre 127 bambini (36%) crescevano bene, per il 24% dei bambini è suonato un campanello d’allarme: il 41% di essi ha sviluppato una ROP, il 29% dei quali è stato trattato entro 9 settimane.“L’algoritmo neonatale – affermano con soddisfazione i ricercatori su Pediatrics – ha rilevato quasi il 100% dei neonati che hanno sviluppato la ROP e che hanno richiesto cure, oltre ad aver predetto correttamente la maggioranza di coloro che non hanno richiesto trattamenti”. L’evoluzione della retinopatia del prematuro – se non trattata adeguatamente – può portare al distacco di retina e alla cecità.
Il fumo raddoppia il rischio di cecità: la Commissione Ue sui pacchetti di sigarette, ricerca sugli effetti delle avvertenze
“Il fumo raddoppia il rischio di cecità”: è questa una delle avvertenze che, in futuro, potrebbe essere stampata sui pacchetti di sigarette assieme a frasi più note come “il fumo uccide” o “smettere di fumare riduce il rischio di malattie cardiovascolari”. Questa è una delle proposte vagliate nel 2009 dalla Commissione europea, avanzata da alcune organizzazioni che si occupano di prevenzione della cecità (tra cui la IAPB). Alla fine è stata approvata la più sobria “Il fumo aumenta il rischio di cecità”.
Non solo, ma la frase che mira a dissuadere i “tabacco-dipendenti” viene accompagnata da un’immagine shock a colori sugli effetti devastanti che le sigarette hanno sulla salute (come già avveniva in Inghilterra). Nel frattempo la Commissione Ue ha dato l’incarico di effettuare una ricerca per valutare l’effettiva efficacia delle avvertenze: se compare anche quella grafica il loro impatto è maggiore.
Ormai esistono solide prove scientifiche che attestano come il fumo possa favorire l’insorgere della degenerazione maculare legata all’età ossia dell’AMD (il rischio aumenta fino a tre volte), una malattia che provoca cecità centrale soprattutto a partire dai 50 anni: è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati. Attualmente la forma più comune (quella detta ‘secca’) non è curabile; ma uno stile di vita sano (attività fisica regolare, niente fumo, dieta ricca e varia) aiuta a prevenirla. In Gran Bretagna uno studio condotto su oltre 4.000 ultrasettantacinquenni ha dimostrato che “coloro che fumavano avevano una probabilità doppia di contrarre la degenerazione maculare legata all’età rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Inoltre ci sono numerose prove scientifiche sull’esistenza di un legame tra la cataratta (prima causa di cecità reversibile al mondo) e il consumo di sigarette. Il cristallino – la lente naturale contenuta nel nostro occhio – diventa opaco e la visione diviene sempre più difficoltosa; nei Paesi benestanti generalmente si opera chirurgicamente frantumando il vecchio cristallino con gli ultrasuoni, aspirandolo e inserendone uno artificiale perfettamente trasparente. Sin dal 2004 negli Stati Uniti (US Surgeon General) si concludeva come le prove fossero sufficienti “per inferire l’esistenza di una relazione causale tra il fumo e la cataratta nucleare” (forma più diffusa che colpisce il centro della lente).
In uno studio condotto in Australia nel 2008 su 3.654 persone iniziali con più di 49 anni, ridottesi a 2.406 a distanza di 5 e/o 10 anni, è stato dimostrato che i “fumatori accaniti avevano un rischio maggiore di sviluppare la cataratta rispetto ai non fumatori”. Secondo un altro studio effettuato, invece, in India “i fumatori di sigari e sigarette avevano un’incidenza significativamente superiore (fino a 2 volte) di qualunque forma di cataratta rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Riferimenti bibliografici: Evans JR et al, British Journal of Ophthalmology (2005), “28,000 cases of age related macular degeneration causing visual loss in people aged 75 years and above in the UK may be attributable to smoking”. Tan J. at al., Centre for Vision Research, Sydney (2008). “Smoking and the long-term incidence of cataract: the Blue Mountain Eye Study”. Sannapaneni K et al, Prasad Eye Institute, India (2005). “Smoking and its association with cataract: Results of the Andhra Padesh eye disease study”.
Fonti: Commissione europea, BUPA, European Blind Union and the Royal College of Ophthalmologists, American Academy of Periodontology.
Articolo pubblicato il 9 aprile 2009. Ultima modifica: 7 aprile 2017
Il fumo raddoppia il rischio di cecità: la Commissione Ue sui pacchetti di sigarette, ricerca sugli effetti delle avvertenze
“Il fumo raddoppia il rischio di cecità”: è questa una delle avvertenze che, in futuro, potrebbe essere stampata sui pacchetti di sigarette assieme a frasi più note come “il fumo uccide” o “smettere di fumare riduce il rischio di malattie cardiovascolari”. Questa è una delle proposte vagliate nel 2009 dalla Commissione europea, avanzata da alcune organizzazioni che si occupano di prevenzione della cecità (tra cui la IAPB). Alla fine è stata approvata la più sobria “Il fumo aumenta il rischio di cecità”.
Non solo, ma la frase che mira a dissuadere i “tabacco-dipendenti” viene accompagnata da un’immagine shock a colori sugli effetti devastanti che le sigarette hanno sulla salute (come già avveniva in Inghilterra). Nel frattempo la Commissione Ue ha dato l’incarico di effettuare una ricerca per valutare l’effettiva efficacia delle avvertenze: se compare anche quella grafica il loro impatto è maggiore.
Ormai esistono solide prove scientifiche che attestano come il fumo possa favorire l’insorgere della degenerazione maculare legata all’età ossia dell’AMD (il rischio aumenta fino a tre volte), una malattia che provoca cecità centrale soprattutto a partire dai 50 anni: è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati. Attualmente la forma più comune (quella detta ‘secca’) non è curabile; ma uno stile di vita sano (attività fisica regolare, niente fumo, dieta ricca e varia) aiuta a prevenirla. In Gran Bretagna uno studio condotto su oltre 4.000 ultrasettantacinquenni ha dimostrato che “coloro che fumavano avevano una probabilità doppia di contrarre la degenerazione maculare legata all’età rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Inoltre ci sono numerose prove scientifiche sull’esistenza di un legame tra la cataratta (prima causa di cecità reversibile al mondo) e il consumo di sigarette. Il cristallino – la lente naturale contenuta nel nostro occhio – diventa opaco e la visione diviene sempre più difficoltosa; nei Paesi benestanti generalmente si opera chirurgicamente frantumando il vecchio cristallino con gli ultrasuoni, aspirandolo e inserendone uno artificiale perfettamente trasparente. Sin dal 2004 negli Stati Uniti (US Surgeon General) si concludeva come le prove fossero sufficienti “per inferire l’esistenza di una relazione causale tra il fumo e la cataratta nucleare” (forma più diffusa che colpisce il centro della lente).
In uno studio condotto in Australia nel 2008 su 3.654 persone iniziali con più di 49 anni, ridottesi a 2.406 a distanza di 5 e/o 10 anni, è stato dimostrato che i “fumatori accaniti avevano un rischio maggiore di sviluppare la cataratta rispetto ai non fumatori”. Secondo un altro studio effettuato, invece, in India “i fumatori di sigari e sigarette avevano un’incidenza significativamente superiore (fino a 2 volte) di qualunque forma di cataratta rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Riferimenti bibliografici: Evans JR et al, British Journal of Ophthalmology (2005), “28,000 cases of age related macular degeneration causing visual loss in people aged 75 years and above in the UK may be attributable to smoking”. Tan J. at al., Centre for Vision Research, Sydney (2008). “Smoking and the long-term incidence of cataract: the Blue Mountain Eye Study”. Sannapaneni K et al, Prasad Eye Institute, India (2005). “Smoking and its association with cataract: Results of the Andhra Padesh eye disease study”.
Fonti: Commissione europea, BUPA, European Blind Union and the Royal College of Ophthalmologists, American Academy of Periodontology.
Articolo pubblicato il 9 aprile 2009. Ultima modifica: 7 aprile 2017