Più ossigeno contro la cecità

Più ossigeno contro la cecità Negli Usa una tecnica sperimentale contro la retinopatia diabetica basata su una miniprotesi

27 marzo 2009 – L’ossigeno, se fatto arrivare alla retina nella giusta quantità, può salvare dalla cecità. Ad esempio, se si tratta di persone colpite da retinopatia diabetica, secondo quanto affermano ricercatori americani dell’Oak Ridge National Laboratory, della University of Southern California e della University of Tennessee; i quali sono riusciti a installare piccole protesi in grado di sopperire a un ridotto apporto sanguigno al tessuto retinico.
La procedura, ancora ampiamente sperimentale, non è delle più semplici: grazie a un’operazione chirurgica si installa in prossimità della retina un sistema basato su tre elettrodi. Si tratta, insomma, di una sorta di minicentrale per la produzione di ossigeno – basata sull’elettrolisi e in grado di distruggere il cloro nocivo – che funziona grazie a impulsi elettrici molto rapidi (della durata di 200 millisecondi circa).
“Abbiamo messo assieme – ha affermato Greenbaum, che ha diretto lo studio – una squadra di ricercatori con le capacità giuste per affrontare questo problema di enormi proporzioni”. Infatti, il diabete è una grande minaccia per la vista; ma la prevenzione della cecità causata della retinopatia diabetica passa, in primo luogo, per il controllo della glicemia (livello di zuccheri nel sangue). Dunque, in questi casi è molto importante rivolgersi sia a un medico oculista che a un diabetologo senza attendersi a breve soluzioni ‘fantascientifiché.
Referenza originale: Elias Greenbaum, IEEE Transactions on Biomedical Engineering.

Fonte principale: DOE/ Oak Ridge National Laboratory
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Più ossigeno contro la cecità

Più ossigeno contro la cecità Negli Usa una tecnica sperimentale contro la retinopatia diabetica basata su una miniprotesi

27 marzo 2009 – L’ossigeno, se fatto arrivare alla retina nella giusta quantità, può salvare dalla cecità. Ad esempio, se si tratta di persone colpite da retinopatia diabetica, secondo quanto affermano ricercatori americani dell’Oak Ridge National Laboratory, della University of Southern California e della University of Tennessee; i quali sono riusciti a installare piccole protesi in grado di sopperire a un ridotto apporto sanguigno al tessuto retinico.
La procedura, ancora ampiamente sperimentale, non è delle più semplici: grazie a un’operazione chirurgica si installa in prossimità della retina un sistema basato su tre elettrodi. Si tratta, insomma, di una sorta di minicentrale per la produzione di ossigeno – basata sull’elettrolisi e in grado di distruggere il cloro nocivo – che funziona grazie a impulsi elettrici molto rapidi (della durata di 200 millisecondi circa).
“Abbiamo messo assieme – ha affermato Greenbaum, che ha diretto lo studio – una squadra di ricercatori con le capacità giuste per affrontare questo problema di enormi proporzioni”. Infatti, il diabete è una grande minaccia per la vista; ma la prevenzione della cecità causata della retinopatia diabetica passa, in primo luogo, per il controllo della glicemia (livello di zuccheri nel sangue). Dunque, in questi casi è molto importante rivolgersi sia a un medico oculista che a un diabetologo senza attendersi a breve soluzioni ‘fantascientifiché.
Referenza originale: Elias Greenbaum, IEEE Transactions on Biomedical Engineering.

Fonte principale: DOE/ Oak Ridge National Laboratory
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Il pesce cieco che ‘aiuta’ i militari

Immersione con bombole (foto: Gingio, Fonte: Flickr)

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Fonte: Flickr)”  class=”left”  src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2009/03/Immersione-subacquei-Aut_Gingio-Fonte_Flickr_Portofino-diving.jpg” width=”300″ height=”225″ />Il pesce cieco che ‘aiuta’ i militari  </strong></span>   <span > <strong> Si stanno studiando i sensori dell’animale che si muove agevolmente nell’acqua </strong></span>      <em><span >26 marzo 2009</span></em><span > – Proprio perché è cieco ha un’importanza particolare per la ricerca. Attenzione, però, perché stiamo parlando di un pesce: lo stanno studiando ricercatori e militari americani per mettere a punto apparecchiature più sofisticate dei sonar. Infatti, madre natura lo ha dotato di particolari sensori che gli consentono di muoversi nell’acqua agevolmente e che, in futuro, potranno essere utili per ‘orientarsi’ sott’acqua. Ne ha dato notizia il <em>Georgia Institute of Technology </em>nel suo sito internet.</span>      <span >Il pesce cieco sfrutta dei piccoli peli coperti di gel per captare i lievi movimenti del mare: ciò gli consente di <img decoding=individuare oggetti ed altri esseri viventi, riuscendo così a muoversi agevolmente negli abissi. Gli scienziati già hanno ‘fiutato’ le potenzialità di una tecnologia capace di riprodurre questa straordinaria dote naturale, che serve naturalmente anche per localizzare le prede: sicurezza portuale, sorveglianza subacquea, rilevamento anticipato degli tsunami, messa a punto di attrezzature per ispezionare pozzi petroliferi, navigazione sottomarina e ricerca oceanografica. Ma non si può escludere che, un giorno, anche i non vedenti potranno sfruttare questo dispositivo (ora solamente sperimentale) per compiere più agevolmente le immersioni nelle profondità marine.

Fonte: Georgia Institute of Technology (USA)

Il pesce cieco che ‘aiuta’ i militari

Immersione con bombole (foto: Gingio, Fonte: Flickr)

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Fonte: Flickr)”  class=”left”  src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2009/03/Immersione-subacquei-Aut_Gingio-Fonte_Flickr_Portofino-diving.jpg” width=”300″ height=”225″ />Il pesce cieco che ‘aiuta’ i militari  </strong></span>   <span > <strong> Si stanno studiando i sensori dell’animale che si muove agevolmente nell’acqua </strong></span>      <em><span >26 marzo 2009</span></em><span > – Proprio perché è cieco ha un’importanza particolare per la ricerca. Attenzione, però, perché stiamo parlando di un pesce: lo stanno studiando ricercatori e militari americani per mettere a punto apparecchiature più sofisticate dei sonar. Infatti, madre natura lo ha dotato di particolari sensori che gli consentono di muoversi nell’acqua agevolmente e che, in futuro, potranno essere utili per ‘orientarsi’ sott’acqua. Ne ha dato notizia il <em>Georgia Institute of Technology </em>nel suo sito internet.</span>      <span >Il pesce cieco sfrutta dei piccoli peli coperti di gel per captare i lievi movimenti del mare: ciò gli consente di <img decoding=individuare oggetti ed altri esseri viventi, riuscendo così a muoversi agevolmente negli abissi. Gli scienziati già hanno ‘fiutato’ le potenzialità di una tecnologia capace di riprodurre questa straordinaria dote naturale, che serve naturalmente anche per localizzare le prede: sicurezza portuale, sorveglianza subacquea, rilevamento anticipato degli tsunami, messa a punto di attrezzature per ispezionare pozzi petroliferi, navigazione sottomarina e ricerca oceanografica. Ma non si può escludere che, un giorno, anche i non vedenti potranno sfruttare questo dispositivo (ora solamente sperimentale) per compiere più agevolmente le immersioni nelle profondità marine.

Fonte: Georgia Institute of Technology (USA)

Glaucoma, svelati nuovi misteri genetici

Una coppia di geni avrebbe un ruolo determinante nello sviluppo della prima causa di cecità irreversibile al mondo

Chi ha già un familiare affetto da glaucoma corre un rischio sensibilmente più alto della media di essere colpito da questa malattia oculare. Generalmente essa è associata a una pressione dell’occhio elevata: se non curata provoca danni irreversibili al nervo ottico, facendo piombare nella cecità (dopo che il campo visivo si è ridotto a partire dalla sua periferia, di solito progressivamente).

Esiste una base genetica del glaucoma: è per questo che diverse équipe di ricercatori mirano a una terapia capace di modificare il “codice della vita”. Tra queste c’è un team universitario canadese che ha formulato un “capo d’imputazione” nei confronti del gene WDR36; ma grazie a un modello sperimentale ha scoperto che esso non lavora da solo, bensì in associazione con un altro gene chiamato STI1.

Il nome dello scienziato-detective che ha svelato parte dei misteri che ancora circonda la matrice genetica del glaucoma è Michel Walter, il quale ha diretto l’équipe canadese che ha pubblicato gli esiti della propria ricerca sulla rivista Human Molecular Genetics. In particolare ha indagato una forma di glaucoma detta ad angolo aperto: strutture chiamate corpi ciliari producono una quantità eccessiva di umor acqueo rispetto a quello che viene smaltito. Per poter verificare come si comporta il gene WDR36 si è fatto ricorso a lieviti in laboratorio; è lì che si è compreso come le sue alterazioni fossero connesse a contemporanee alterazioni della funzionalità dell’altro gene, il STI1.

“Stando ai nostri risultati – ha dichiarato Walter, docente presso il Dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Alberta – il glaucoma è una malattia poligenica, il che significa che ci devono essere alterazioni in diversi geni per far sì che il WDR36 causi la malattia”. D’altronde, ha incalzato il professore, “solo il 10% dei casi di glaucoma è riconducibile a geni già noti; perciò i geni coinvolti in questa interazione poligenica potrebbero contribuire a spiegare il restante 90%”.

“Se riusciamo a capire chi venga colpito dal glaucoma, allora potremo prevenirlo più facilmente e se riusciremo a comprendere come ci si ammali, allora otterremo indizi importanti per sviluppare una seconda generazione di farmaci che possano curare la malattia stessa” (riparando tratti del Dna).

Fonte: Human Molecular Genetics

Pagina pubblicata il 24 marzo 2009. Ultima modifica: 26 febbraio 2019

AMD, nuovo farmaco a carico del SSN

Retina colpita da AMD (forma umida)AMD, nuovo farmaco a carico del SSN
Dopo l’Avastin anche il Ranibizumab potrà essere iniettato contro la forma umida della degenerazione maculare legata all’età; ma lo Stato pagherà solo se il trattamento risulterà efficace

“őŗVia libera alla rimborsabilità del Ranibizumab (Lucentis), prescrivibile ai pazienti colpiti dalla forma umida dell’AMD, quella più grave ma meno frequente, principale causa di cecità nei Paesi sviluppati.
“őŗù stato elaborato, in collaborazione con l’Agenzia Italiana per il farmaco (AIFA), un sistema di rimborso per garantire accesso gratuito al trattamento eappropriatezza prescrittiva; ma il farmaco sarà a carico del Sistema Sanitario Nazionale solo se si dimostrerà efficace.

ù ora disponibile a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), per le persone affette da degenerazione maculare legata all’età (DMLE o AMD ): il ranibizumab, un anticorpo monoclonale creato grazie alla bioingegneriasviluppato specificamente per uso oftalmico da Novartis.

“Ranibizumab, già raccomandato dal National Institute for Clinical Excellence (NICE), ente britannico che esaminaTest di Amsler: le righe deformate sono il sintomo di una malattia oculare come lAMD il costo-beneficio dei farmaci, è – recita un comunicato stampa della multinazionale farmaceutica – il primo ed unico farmaco antiangiogenico (contro la proliferazione dei vasi dannosi per la retina) che ha dimostrato, in un ampio programma di studi clinici condotti su oltre 7.500 pazienti, di migliorare la visione, prevenire l’evoluzione della malattia che provoca la perdita della vista e, di conseguenza, di migliorare anche la qualità della vita dei pazienti”.
Nel mondo, ogni anno, circa mezzo milione di persone perde la vista a causa della DMLE; solo in Italia la multinazionale svizzera stima che circa 260.000 persone siano affette dalla forma più grave, quella neovascolare, che registra 20.000 nuovi casi ogni anno e si manifesta nel 15% dei casi (nel restante 85% la forma è secca, è ad evoluzione meno rapida, ma attualmente non è ancora trattabile con efficacia a livello farmacologico).
“Ranibizumab, arrestando la formazione dei neovasi con il massimo rispetto della retina sana, migliora in una percentuale significativa, la funzionalità visiva del paziente, consentendo il recupero della propria autonomia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana – afferma Filippo Cruciani del Dipartimento Scienze Oftalmologiche dell’Università La Sapienza di Roma -. Con ranibizumab si apre sia per il paziente che per il medico una nuova prospettiva di cura e un nuovo approccio alla malattia: si può infatti comunicare al paziente un’evoluzione più positiva rispetto al passato, quando ci si limitava a trattarlo con la consapevolezza che era possibile solo rallentare la progressione della malattia”.

così può vedere un malato di AMD“La rimborsabilità di ranibizumab – sottolinea Mark Never, amministratore delegato di Novartis in Italia – rende finalmente disponibile anche in Italia gratuitamente una terapia che rappresenta un importante passo in avanti nella cura della DMLE neovascolare. L’innovativo modello di rimborso concordato con l’AIFA [Agenzia italiana del farmaco] concilia il diritto dei pazienti ai farmaci più innovativi ed efficaci in un contesto di impiego attento delle risorse economiche pubbliche”.

ù stato, infatti, raggiunto con le Autorità un accordo che prevede il monitoraggio dell’intero percorso terapeutico, dalla diagnosi al trattamento e alla valutazione dei risultati ottenuti al fine di assicurare l’appropriatezza prescrittiva e la sostenibilità.

“La sostenibilità economica delle terapie è strettamente legata al diritto dei pazienti di accesso alle cure. Questo vale in particolare per i farmaci biotecnologici innovativi che spesso rappresentano un’importante alternativa terapeutica, se non l’unica, per alcune categorie di pazienti incalza Walter Ricciardi, direttore Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni Italiane e Istituto di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma-. Il modello di rimborso ‘payment by results’ è volto a promuovere una più alta qualità delle cure e dell’assistenza sanitaria sulla base dei risultati e risponde all’annosa questione del disallineamento tra i bisogni di salute e le risorse disponibili per soddisfarli. Questo modello di rimborso, già avviato in campo oncologico, viene per la prima volta applicato in campo oftalmico ed offre un’importante opportunità per utilizzare la pratica clinica allo stesso tempo come cura e strumento di valutazione dei risultati clinici, combinando assistenza e ricerca”.

“Da sempre impegnati nella prevenzione della cecità e difesa della vista accogliamo positivamente questa decisione che rappresenta uno straordinario passo in avanti per tutte le persone affette da degenerazione maculare legata all’età afferma l’Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus poichí© garantisce ai malati la possibilità di accedere ai migliori trattamenti disponibili senza differenze legate al reddito, all’età e allo stato sociale. Questo provvedimento conclude il Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità testimonia l’impegno del Servizio Sanitario Nazionale verso una patologia destinata ad incidere sempre più sulla salute degli italiani e l’impegno delle Istituzioni nella prevenzione della perdita della vista”.

Nonostante i numerosi apprezzamenti per la novità farmacologica, sullo scenario medico-scientifico mondiale prosegue la diatriba tra gli specialisti che sostengono che l’Avastin (circa otto volte più economico) abbia un’efficacia comparabile con quella del Lucentis, nonostante non sia ufficialmente utilizzabile per prescrizioni di routine: paletti legislativi ne permettono solo l’uso off-label, cioè al di fuori delle indicazioni riportate sull’immancabile bugiardino (neanche la celebre FDA ne ha consentito l’impiego se non per fini sperimentali).

A rendere ancora più complicata la situazione, val la pena osservare che sono pochi gli studi con cui si è confrontata l’efficacia dei due farmaci intravitreali; ma una delle ricerche più recenti condotte su vasta scala è stata pubblicata dall’autorevole rivista Retina questo mese. “Molteplici iniezioni intravitreali – hanno scritto i ricercatori – di Bevacizumab o di Ranibizumab sono state ben tollerate e si sono dimostrate sicure in entrambi i casi”: stiamo parlando di trattamenti effettuati per un periodo di due anni su 450 pazienti, ai quali sono state praticate duemila iniezioni (1.275 di Bevacizumab e 725 di Ranibizumab). Lo studio, a carattere retrospettivo, è stato effettuato dal primo dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Atene: “Gravi effetti collaterali a livello oculare – scrive l’í©quipe diretta dal Prof. I. Vergados – si sono presentati raramente”; in un solo caso si è verificato il distacco di retina . Comunque, per quanto riguarda gli effetti collaterali, “non si sono riscontrate differenze statistiche significative – hanno concluso gli studiosi – tra i pazienti trattati con Bevacizumab e quelli trattati con Ranibizumab”.

Fonti: Novartis, Pubmed (Retina.2009 Mar;29(3):313-8).

AMD, nuovo farmaco a carico del SSN

Retina colpita da AMD (forma umida)AMD, nuovo farmaco a carico del SSN
Dopo l’Avastin anche il Ranibizumab potrà essere iniettato contro la forma umida della degenerazione maculare legata all’età; ma lo Stato pagherà solo se il trattamento risulterà efficace

“őŗVia libera alla rimborsabilità del Ranibizumab (Lucentis), prescrivibile ai pazienti colpiti dalla forma umida dell’AMD, quella più grave ma meno frequente, principale causa di cecità nei Paesi sviluppati.
“őŗù stato elaborato, in collaborazione con l’Agenzia Italiana per il farmaco (AIFA), un sistema di rimborso per garantire accesso gratuito al trattamento eappropriatezza prescrittiva; ma il farmaco sarà a carico del Sistema Sanitario Nazionale solo se si dimostrerà efficace.

ù ora disponibile a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), per le persone affette da degenerazione maculare legata all’età (DMLE o AMD ): il ranibizumab, un anticorpo monoclonale creato grazie alla bioingegneriasviluppato specificamente per uso oftalmico da Novartis.

“Ranibizumab, già raccomandato dal National Institute for Clinical Excellence (NICE), ente britannico che esaminaTest di Amsler: le righe deformate sono il sintomo di una malattia oculare come lAMD il costo-beneficio dei farmaci, è – recita un comunicato stampa della multinazionale farmaceutica – il primo ed unico farmaco antiangiogenico (contro la proliferazione dei vasi dannosi per la retina) che ha dimostrato, in un ampio programma di studi clinici condotti su oltre 7.500 pazienti, di migliorare la visione, prevenire l’evoluzione della malattia che provoca la perdita della vista e, di conseguenza, di migliorare anche la qualità della vita dei pazienti”.
Nel mondo, ogni anno, circa mezzo milione di persone perde la vista a causa della DMLE; solo in Italia la multinazionale svizzera stima che circa 260.000 persone siano affette dalla forma più grave, quella neovascolare, che registra 20.000 nuovi casi ogni anno e si manifesta nel 15% dei casi (nel restante 85% la forma è secca, è ad evoluzione meno rapida, ma attualmente non è ancora trattabile con efficacia a livello farmacologico).
“Ranibizumab, arrestando la formazione dei neovasi con il massimo rispetto della retina sana, migliora in una percentuale significativa, la funzionalità visiva del paziente, consentendo il recupero della propria autonomia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana – afferma Filippo Cruciani del Dipartimento Scienze Oftalmologiche dell’Università La Sapienza di Roma -. Con ranibizumab si apre sia per il paziente che per il medico una nuova prospettiva di cura e un nuovo approccio alla malattia: si può infatti comunicare al paziente un’evoluzione più positiva rispetto al passato, quando ci si limitava a trattarlo con la consapevolezza che era possibile solo rallentare la progressione della malattia”.

così può vedere un malato di AMD“La rimborsabilità di ranibizumab – sottolinea Mark Never, amministratore delegato di Novartis in Italia – rende finalmente disponibile anche in Italia gratuitamente una terapia che rappresenta un importante passo in avanti nella cura della DMLE neovascolare. L’innovativo modello di rimborso concordato con l’AIFA [Agenzia italiana del farmaco] concilia il diritto dei pazienti ai farmaci più innovativi ed efficaci in un contesto di impiego attento delle risorse economiche pubbliche”.

ù stato, infatti, raggiunto con le Autorità un accordo che prevede il monitoraggio dell’intero percorso terapeutico, dalla diagnosi al trattamento e alla valutazione dei risultati ottenuti al fine di assicurare l’appropriatezza prescrittiva e la sostenibilità.

“La sostenibilità economica delle terapie è strettamente legata al diritto dei pazienti di accesso alle cure. Questo vale in particolare per i farmaci biotecnologici innovativi che spesso rappresentano un’importante alternativa terapeutica, se non l’unica, per alcune categorie di pazienti incalza Walter Ricciardi, direttore Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni Italiane e Istituto di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma-. Il modello di rimborso ‘payment by results’ è volto a promuovere una più alta qualità delle cure e dell’assistenza sanitaria sulla base dei risultati e risponde all’annosa questione del disallineamento tra i bisogni di salute e le risorse disponibili per soddisfarli. Questo modello di rimborso, già avviato in campo oncologico, viene per la prima volta applicato in campo oftalmico ed offre un’importante opportunità per utilizzare la pratica clinica allo stesso tempo come cura e strumento di valutazione dei risultati clinici, combinando assistenza e ricerca”.

“Da sempre impegnati nella prevenzione della cecità e difesa della vista accogliamo positivamente questa decisione che rappresenta uno straordinario passo in avanti per tutte le persone affette da degenerazione maculare legata all’età afferma l’Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus poichí© garantisce ai malati la possibilità di accedere ai migliori trattamenti disponibili senza differenze legate al reddito, all’età e allo stato sociale. Questo provvedimento conclude il Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità testimonia l’impegno del Servizio Sanitario Nazionale verso una patologia destinata ad incidere sempre più sulla salute degli italiani e l’impegno delle Istituzioni nella prevenzione della perdita della vista”.

Nonostante i numerosi apprezzamenti per la novità farmacologica, sullo scenario medico-scientifico mondiale prosegue la diatriba tra gli specialisti che sostengono che l’Avastin (circa otto volte più economico) abbia un’efficacia comparabile con quella del Lucentis, nonostante non sia ufficialmente utilizzabile per prescrizioni di routine: paletti legislativi ne permettono solo l’uso off-label, cioè al di fuori delle indicazioni riportate sull’immancabile bugiardino (neanche la celebre FDA ne ha consentito l’impiego se non per fini sperimentali).

A rendere ancora più complicata la situazione, val la pena osservare che sono pochi gli studi con cui si è confrontata l’efficacia dei due farmaci intravitreali; ma una delle ricerche più recenti condotte su vasta scala è stata pubblicata dall’autorevole rivista Retina questo mese. “Molteplici iniezioni intravitreali – hanno scritto i ricercatori – di Bevacizumab o di Ranibizumab sono state ben tollerate e si sono dimostrate sicure in entrambi i casi”: stiamo parlando di trattamenti effettuati per un periodo di due anni su 450 pazienti, ai quali sono state praticate duemila iniezioni (1.275 di Bevacizumab e 725 di Ranibizumab). Lo studio, a carattere retrospettivo, è stato effettuato dal primo dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Atene: “Gravi effetti collaterali a livello oculare – scrive l’í©quipe diretta dal Prof. I. Vergados – si sono presentati raramente”; in un solo caso si è verificato il distacco di retina . Comunque, per quanto riguarda gli effetti collaterali, “non si sono riscontrate differenze statistiche significative – hanno concluso gli studiosi – tra i pazienti trattati con Bevacizumab e quelli trattati con Ranibizumab”.

Fonti: Novartis, Pubmed (Retina.2009 Mar;29(3):313-8).

Pericolo obesità

Pericolo obesità Secondo un nuovo studio retrospettivo il sovrappeso aumenta il tasso di mortalità similmente al fumo 18 marzo 2009 – Il peso aumenta troppo, la vita si abbrevia. Semplificando è questa la conclusione a cui perviene una ricerca retrospettiva che ha preso in considerazione 57 studi in cui sono state esaminate quasi novecentomila persone. L’obesità è nemica delle longevità in misura analoga al fumo: sono stati calcolati dieci anni di esistenza in meno nel caso in cui si sia colpiti dalla forma grave della malattia. Sovrappeso e obesità incidono negativamente sulla qualità della vita; tra l’altro possono aumentare anche il rischio di contrarre malattie oculari e altre malattie generali dell’organismo (di tipo sistemico). In particolare, per ridurre la probabilità di ammalarsi di degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) – malattia che colpisce il centro della retina dopo i 55 anni – bisogna controllare costantemente il peso corporeo così come l’ipertensione (vedi retinopatia ipertensiva) e il colesterolo. Dunque, bisogna seguire una dieta varia e ricca (soprattutto verdure a foglia verde, pesce, noci). L’AMD è la principale causa di cecità (campo visivo centrale) nei Paesi benestanti: 41 ciechi su cento hanno perso la vista per questa causa anche se da diversi anni sono disponibili le iniezioni intravitreali (che si praticano nel bulbo oculare) che rallentano o bloccano almeno l’evoluzione della forma più grave (detta umida, è meno comune ma provoca un rapido peggioramento della vista). Inoltre, chi è in sovrappeso o è obeso è maggiormente a rischio di contrarre il diabete, che può provocare una forma particolarmente grave di retinopatia. Dunque, tenere d’occhio il peso… può contribuire ad alleggerire la vita e a preservare la vista.

Fonti di riferimento: The Lancet , Bbc , opuscolo sull’AMD .

I flash fanno male alla vista?

Le foto non vanno scattate troppo da vicino, ma è difficile che la retina e la cornea subiscano danni

Si resta per un attimo abbagliati e leggermente storditi: avviene quando si viene fotografati con un flash particolarmente potente e si fissa l’obiettivo. Infatti, la retina va in saturazione per unaLe foto col flash vanno scattate da una distanza adeguata frazione di secondo, ossia in “sovraccarico”.

Cosa accade però se si viene fotografati spesso? Generalmente nulla. Tuttavia, è prudente non scattare una foto col flash da una distanza troppo ravvicinata perché, in quel caso, ci potrebbero essere delle conseguenze negative per la retina e per la cornea (la superficie trasparente dell’occhio che si trova di fronte all’iride).

Non poche persone che hanno figli piccoli si chiedono, inoltre, se l’uso costante di macchinette dotate di flash possa danneggiare i loro occhi. La risposta, tuttavia, è nella maggior parte dei casi negativa: “I neonati – commenta Don Bienfang, docente di oftalmologia presso la Harvard Medical School – sono più protetti dai flash degli adulti poiché di solito a loro non interessa essere fotografati e non guardano diritti nell’obiettivo. Inoltre, generalmente hanno pupille più piccole, il che significa che la loro retina è raggiunta da una quantità di luce inferiore”.

In uno studio giapponese del 2006 si sono effettuati esperimenti studiando gli effetti dei flash di macchinette commerciali su cavie da laboratorio scattando foto a tre distanze diverse: dieci centimetri, un metro e tre metri. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che “l’esposizione luminosa ai flash fotografici non danneggia la cornea o la retina eccetto quando vengono esposte a mille flash a una distanza di dieci centimetri” (ossia da molto vicino).

I raggi ultravioletti del sole possono nuocere gravemente alla vistaRischi certamente più elevati sono dati dal sole, che non va mai fissato a occhio nudo; inoltre, anche i puntatori laser rossi possono nuocere gravemente alla vista se sono troppo potenti e vengono indirizzati direttamente negli occhi. “In generale – commenta Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus – ogni forma di luce forte nella fovea, la zona più sensibile al centro della retina, può essere dannosa. Ad esempio, chi volesse osservare un’eclissi di sole e non facesse uso di speciali protezioni (filtri solari superiori rispetto a quelli dei normali occhiali da sole) può andare incontro a cecità per ustioni retiniche irreversibili”( maculopatia fototraumatica ).

Fonti di riferimento: Inoue M, Shinoda K, Ohde H, Tezuka K, Hida T., “Phototoxic effects of commercial photographic flash lamp on rat eyes“, Doc Ophthalmol. 2006 Nov;113(3):155-64. Epub 2006 Oct 3.; Carefirst.

Pagina pubblicata il 17 marzo 2009. Ultima modifica: 11 maggio 2017

Di che colore è il vento

Di che colore è il vento Esposizione a Roma: bambini dai 3 ai 10 anni possono leggere i libri tattili


16 marzo 2009 – I bambini amano conoscere il mondo con le dita. Potranno farlo ancor più all’esposizione in corso presso la Casina di Raffaello (ludoteca di Villa Borghese di Roma, fino al 3 maggio). Qui i piccoli dai 3 ai 10 anni possono apprezzare con i polpastrelli ben 80 libri tattili illustrati, imparando com’è l’alfabeto dei ciechi (puntini in rilievo detti ‘punzonaturé). Laboratori sull’immagine tattile e sulla scrittura braille completano la mostra intitolata “Di che colore è il vento”, allestita nell’anno in cui ricorre il bicentenario della nascita del genio francese Louis Braille.

Si tratta, dunque, di un modo ludico per rendere omaggio all’inventore di un altro modo di leggere e scrivere lettere e numeri. La mostra raccoglie così una selezione di oltre 80 titoli e prototipi appartenenti alle collezioni degli editori più rappresentativi.

I libri tattili nascono per soddisfare le esigenze dei bambini con differenti abilità di lettura, ma nel tempo hanno trovato sempre più estimatori grazie all’originalità delle creazioni, sospese tra la didattica speciale e il classico libro d’arte. Sono, infatti, libri da sfogliare letteralmente… ad occhi chiusi, lasciando libera l’immaginazione!
Vedi: Giornata mondiale del Braille

Fonte: Comune di Roma