Presentato il Rapporto Meridiano Sanità: in Italia il 38% della popolazione ha almeno una malattia cronica
Oggi il 38% della popolazione ha almeno una patologia cronica, valore che sale a 74,8% nella popolazione tra i 65 e i 74 anni e supera l’85% negli over 75. Un motivo in più per investire in sanità e prevenzione. È quanto sostiene la Fondazione Ambrosetti, che la settimana scorsa ha pubblicato un nuovo Rapporto (Meridiano Sanità 2016).
Scommettiamo sulla prevenzione
La prevenzione è una delle principali soluzioni al “peso” delle spese sanitarie sul Prodotto interno lordo. È una scommessa vincente che, nel lungo periodo, genera più salute. Per questo la Fondazione Ambrosetti scrive:
L’investimento in prevenzione ha un impatto positivo sulla spesa sanitaria; il modello di previsione di Meridiano Sanità ha altresì stimato che un euro investito in prevenzione genera 2,9 euro di risparmio nella spesa per prestazioni terapeutiche e riabilitative e che l’orizzonte temporale nel quale l’investimento in prevenzione manifesta i suoi impatti sulla spesa per prestazioni curative e riabilitative, in percentuale della spesa sanitaria totale, è di 10 anni.
Il nostro Paese, invece, ancora non investe sufficientemente in prevenzione. Anche per questo perde posizioni nel campo della sanità. Nota infatti la Fondazione:
Ad oggi l’Italia spende in prevenzione 98,4 euro pro-capite. Se il nostro Paese investisse quanto la Germania (126,4 Euro) la spesa sanitaria al 2050 sarebbe l’8,7% del PIL con un risparmio di 4 miliardi di Euro l’anno.
Il Belpaese in ritardo su efficienza e appropriatezza sanitarie
Il Meridiano Sanità Index – elaborato da The European House-Ambrosetti (III rilevazione) – mostra come il nostro Paese manifesti un sensibile ritardo dalla media europea sul fronte dell’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria. Idem per quanto riguarda la capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute, anche se va detto che persistono notevoli squilibri regionali (il Centro-Nord fa meglio del Sud Italia [[in coda si attestano Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, mentre ai primi quattro posti troviamo Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Toscana]]).
Sul fronte della qualità dell’offerta sanitaria siamo assolutamente in linea con l’Europa, mentre sul fronte dello stato di salute mostriamo (ancora) performance migliori della media tra 14 Paesi Ue (vedi valutazione multidimensionale).
Gli stili di vita peggiorano
Secondo la Fondazione Ambrosetti in Italia “aumentano i fattori di rischio delle patologie croniche sia tra i bambini che tra gli adulti. Diversi fattori di rischio concorrono all’insorgenza di patologie croniche. Se si esclude l’età e l’ereditarietà – fattori di rischio non modificabili – si può agire su tanti altri aspetti: alimentazione, attività fisica, consumo di tabacco i quali, a loro volta, influiscono su altri fattori di rischio intermedi (ad esempio: ipertensione, glicemia, ipercolesterolemia, sovrappeso e obesità)”.
No all’abuso di antibiotici
L’utilizzo improprio di antibiotici o il loro abuso possono essere causa di resistenza batterica. Anche il Ministero della Salute insiste molto su questo punto. Eppure, si legge nel nuovo Rapporto:
Cresce la resistenza agli antibiotici di batteri che possono portare a gravi infezioni. L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di utilizzo di antibiotici sia in ambito ospedaliero che extra ospedaliero e inoltre è il Paese europeo con il più alto livello di disinformazione (secondi i dati Eurobarometer). Queste sono alcune delle cause che portano l’Italia ad essere tra i Paesi europei con il maggior livello di resistenza agli antibiotici.
Le proposte
Tra le proposte lanciate dalla Fondazione segnaliamo quella di una maggiore importanza da attribuire alla prevenzione:
Lanciare una campagna informativa sull’importanza, il valore e la sicurezza delle vaccinazioni.
Investire maggiori risorse in prevenzione (raggiungendo almeno il 5% della spesa sanitaria con i Livelli Essenziali di Assistenza).
Implementare il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale in modo omogeneo sul territorio nazionale.
Inoltre non poteva mancare l’aspetto dell’innovazione. Infatti occorrerebbe:
Diffondere gli strumenti di sanità digitale per migliorare l’accessibilità e garantire la continuità delle cure.
Diffondere la sperimentazione di soluzioni di telemedicina.
Per il Ministro della Salute c’è un primato Italia
Forte dissenso nel merito da parte del Ministro Beatrice Lorenzin, intervenuta a Roma il 15 novembre a Palazzo Rospigliosi, in occasione della presentazione del Rapporto Meridiano Sanità. Riguardo all’Italia ha dichiarato senza mezzi termini:
Noi non siamo la Grecia […]. E del resto anche altri Paesi come Inghilterra, Francia, Paesi Bassi, hanno i loro problemi. Questo non vuol dire che da noi va tutto bene, ma vorrei che ci fosse meno il vizio italiano di vedere l’erba del vicino sempre più verde e si valorizzassero i nostri punti forti. […] Secondo parametri oggettivi siamo i primi nell’Ue sia in aspettativa di vita sia come possibilità di accesso dei singoli cittadini per le prestazioni di primo livello.
Più facile individuare una quarantina di malattie genetiche metaboliche con un prelievo di sangue dal neonato
Mercoledì 16 novembre 2016 è entrato in vigore il Decreto ministeriale sulla diagnosi precoce delle malattie metaboliche ereditarie. Lo ha reso noto oggi il Ministero della Salute: questa novità consentirà di dare avvio, su tutto il territorio nazionale, allo screening neonatale esteso (ampliato a una quarantina di malattie genetiche rispetto alle tre di prima).
Cos’è
Lo screening neonatale rappresenta uno degli strumenti più avanzati della pediatria preventiva: si effettua attraverso il prelievo di alcune gocce di sangue dal piede del neonato, che vengono versate su un apposito cartoncino. Si possono così individuare – in modo precoce e tempestivo – i piccoli a rischio per una serie di malattie congenite, per le quali sono disponibili anche trattamenti e terapie in grado di modificare la storia della malattia.
Cosa contiene il Decreto
Il Decreto ministeriale del 13 ottobre 2016 contiene indicazioni sulla lista delle patologie, l’informativa e il consenso, le modalità di raccolta e invio dei campioni, il sistema di screening neonatale con gli elementi della sua organizzazione, regionale o interregionale. Ciò serve a garantire l’intero percorso dello screening neonatale dal test di primo livello fino alla presa in carico del neonato, le modalità di comunicazione e richiamo e le iniziative di formazione e informazione. Bisognerà tuttavia attendere l’applicazione effettiva del Decreto a livello regionale.
Il Dicastero della Salute conclude:
Così si cerca di assicurare la massima uniformità nell’applicazione della diagnosi precoce neonatale sul territorio nazionale, anche per garantire idonei standard qualitativi, ridurre il numero di richiami dei nati esaminati, ottimizzare i tempi di intervento per la presa in carico clinica e favorire l’uso efficiente delle risorse su adeguati bacini di utenza, anche tramite appositi accordi interregionali.
L’eccesso lipidico può alterare la flora intestinale, favorendo la proliferazione incontrollata dei vasi retinici
Una dieta ad alto contenuto di grassi è il secondo fattore di rischio di degenerazione maculare legata all’età (AMD) dopo il fumo. Ciò è stato dimostrato da un nuovo studio canadese nello stadio avanzato della forma umida o neovascolare della malattia retinica effettuando sperimentazioni su cavie animali (topi di laboratorio).
Troppi lipidi nemici della vista
Il motivo è legato al fatto che un’alimentazione troppo lipidica o ricca di grassi può causare prima obesità e, quindi, un’alterazione della flora intestinale (disbiosi), provocando una reazione immunitaria anomala che, a sua volta, provoca una lieve infiammazione retinica a lungo termine attraverso le citochine. Infine si verifica un’alterazione della vascolarizzazione retinica (anomala proliferazione dei vasi), che può provocare la perdita della vista.
AMD prima causa di cecità tra over 60 nei Paesi benestanti
Scrivono i ricercatori dell’Università di Montreal (Canada) nel loro nuovo studio pubblicato su EMBO Molecular Medicine:
La degenerazione maculare legata all’età è, nella sua forma neovascolare (NV AMD), la prima causa di perdita della vista tra gli adulti di almeno 60 anni.[…] Ricorrendo a modelli murini di AMD neovascolare, trapianti di microbioma e altri paradigmi sperimentali per modificare il microbioma intestinale, è stato separato l’aumento di peso dagli altri fattori: è stato così dimostrato che le diete ad alto contenuto di grassi esacerbano la neovascolarizzazione coroideale (CNV) alterando la microflora intestinale.
Un convegno al Ministero della Salute il 14 novembre: in Italia circa 5 milioni di diabetici
Il diabete è un “sorvegliato” speciale: è una malattia cronica che cresce a grande velocità e mette a rischio la salute mondiale anche per le sue numerose complicanze. Secondo l’Oms ne sono affette 422 milioni di persone, di cui 147 già colpite da retinopatia diabetica. Il diabete è la prima causa di cecità prevenibile nei Paesi industrializzati; in Italia ne sarebbero affette circa 5 milioni di persone.
Pericolo salute con zuccheri concentrati
Il diabete è una patologia micidiale – multifattoriale e multiorgano – perché può colpire in modo persino silente: corrono seri pericoli gli occhi (la retina), i reni, il cervello (rischio di ictus), gli arti inferiori (rischio piede diabetico), i nervi periferici (riduzione della sensibilità retinica)…
I temi del convegno
Su questi temi si è tenuta una conferenza a Roma il 14 novembre, organizzata da Diabete Italia onlus. Sono intervenuti esperti, politici, sondaggisti, presidenti di diverse realtà che si occupano dell’argomento. I lavori, dopo un’iniziale presentazione, sono stati divisi in due sessioni: 1) fotografia del diabete in Italia e nelle Regioni; 2) diabete e alimentazione.
Serve più prevenzione
Dal canto suo la IAPB Italia, in oltre 80 luoghi, ha spiegato i rischi che comporta per la vista la retinopatia diabetica con la distribuzione di opuscoli divulgativi nei centri di diabetologia (in collaborazione con Diabete Italia).
La prevenzione si fa anche attraverso l’alimentazione. L’assistenza sanitaria deve garantire un percorso a tutti. Una malattia cronica non può non confrontarsi con le nuove tecnologie. Quella del diabete è da considerarsi un’emergenza.
Giovanni Lamenza, Presidente di Diabete Italia onlus, ha parlato della qualità della vita dei diabetici:
In Italia ci sono circa quattro milioni di [diabetici] diagnosticati, un milione di non diagnosticati e circa 15 mila bambini con diabete di tipo 1. Il diabete è una patologia complessa da gestire, deve prendere continuamente decisioni in base a un numero. È una patologia da imparare, il paziente deve “volersi bene”, deve curarsi bene. La cura del diabete deve entrare nella cultura di ognuno di noi. Bisogna [però] che ci sia aderenza alle terapie.
Anche la Senatrice Manuela Granaiola (XII Commissione Igiene e Sanità Senato) ha espresso il suo pensiero:
Credo che sia importante che in tutte le regioni sia applicato il Piano Nazionale del Diabete. È inaccettabile che in alcune regioni si venga [curati in modo ottimale] e in altre no.
Un sondaggio tra i diabetici
Grazie a un sondaggio condotto da Eurisko su 500 diabetici è emerso come oltre il 90% delle persone, almeno in Italia, si rivolga alle strutture pubbliche. Complessivamente il livello di soddisfazione è alto o molto alto.
Nel 59% dei casi i diabetici italiani sono seguiti da un diabetologo e mediamente si va dal medico 3,7 volte l’anno. Quasi un terzo degli intervistati si sentono depressi, ansiosi o altro. Le complicanze nelle quali ci si impegna di più sono i problemi vascolari periferici, i problemi cardiaci e la retinopatia diabetica. Però il 59% del campione considerato è solo seguito dal diabetologo, il 28% da quest’ultimo assieme al medico di medicina generale e il 13% solo da quest’ultima figura professionale.
Metà del campione ha riferito di non essere né ansioso né depresso, mentre l’altra metà è stata divisa in moderatamente affetto da questi disturbi (41%) o ne è affetto in misura estrema (9%).
Telemedicina
OculistaLa propensione a utilizzare strumenti digitali di comunicazione negli oculisti (34%) non ha raggiunto ancora gli stessi livelli del neurologo (specialista al top col 53%), dello stesso diabetologo o del nefrologo (entrambi al 49%).
Solo un paziente su 4 sa esattamente cosa sia la telemedicina che ancora, quindi, resta una grande sconosciuta. I vantaggi principali della medicina a distanza (per via telematica) sono quelli di monitorare costantemente la malattia mantenendo un contatto col medico.
Diabete: un’emergenza sociale
Il Piano nazionale del diabete è stato recepito da 20 regioni. Il diabete è un esempio paradigmatico di malattia cronica. Nel fare questo considerazioni Paola Pisanti (Direzione generale della programmazione del Ministero della Salute) ha notato a proposito della crescita del numero di diabetici:
Questo trend è in aumento (diabete di tipo 1 e di tipo 2) se non facciamo nulla. Aumenta per l’invecchiamento, perché non si fa prevenzione… Bisogna medicalizzare il più possibile, dare terapie e cure appropriate, far sentire il paziente uguale agli altri.
La cura deve essere incentrata sulla persona con l’integrazione di varie figure specialistiche (approccio reticolare integrato). “La persona diabetica – ha affermato Pisanti – deve imparare ad autogestirsi, deve essere formata e informata”.
Insomma, la prevenzione del diabete o almeno dei danni che provoca passa per la sensibilizzazione e una cultura delle cure integrate.
Nel 2013 oltre 11,3 milioni di visite, esami clinici e diagnostici oftalmici: un numero maggiore delle altre specialità
Sono dati che possono far “strabuzzare” gli occhi ai non addetti ai lavori. Però l’oculistica italiana è stata da record: tre anni fa ha effettuato ben 11 338 778 di prestazioni, un numero maggiore delle altre specialità.
Sono questi i nuovi numeri forniti dal Ministero della Salute (relativi al 2013), su un totale di quasi 150 milioni di prestazioni effettuate annualmente, tra attività cliniche, di laboratorio, di diagnostica per immagini e strumentale. I dati riguardano sempre sia le strutture pubbliche che quelle private accreditate.
Quanti sono i posti letto?
In Italia siamo abbondantemente sotto la media dell’Unione europea in rapporto agli abitanti sul piano della disponibilità effettiva nei ricoveri. Infatti si arriva a 3,1 posti letto per acuti (casi più gravi) ogni mille abitanti e a 0,6 per mille per non acuti, per un totale del 3,7‰. Se si considera che la media Ue a 28 Paesi supera i 5 posti letto per mille abitanti, ci si rende conto che forse il Belpaese ha peccato di zelo nel ridurne il numero, anche se le nuove tecnologie consentono sempre più spesso di fare a meno del classico ricovero (sempre più prestazioni sono ambulatoriali).
In oculistica – sempre secondo il Dicastero della Salute – si registrano quasi 1500 posti letto a livello nazionale per la degenza ordinaria, mentre per i posti del Day Hospital sono 456 e 885 per il Day Surgery (quest’ultimo comprende anche gli interventi di cataratta, che sono i più comuni). Il numero più elevato di posti letto “ordinari” si registra invece a medicina generale (più di 31 mila), chirurgia generale (oltre 21 mila), recupero e riabilitazione funzionale (quasi 21 mila posti), ortopedia e traumatologia (16 622), ostetricia e ginecologia (13 659). In totale nel nostro Paese i posti letto sono oltre 154 mila, dei quali 40 510 “accreditati”.
Meno accessi al pronto soccorso
Meno italiani vanno al pronto soccorso forse anche perché le lunghe file scoraggiano oppure, per essere più ottimisti, perché, in due anni, gli accessi “impropri” sono diminuiti. Qualunque sia la ragione di questa flessione, tre anni fa le persone sono andate al pronto soccorso oltre 20,5 milioni di volte in strutture pubbliche o private “convenzionate” (-1,5 milioni di accessi). In quasi 15 casi su 100 è seguito un ricovero.
Fonte principale: Ministero della Salute (statistiche)
Studio condotto sugli sport più praticati Oltreoceano: oltre 120 mila le persone coinvolte
Il basket, il baseball e il tirassegno con pistola ad aria compressa: sono questi, secondo uno studio pubblicato su JAMA Ophthalmology, gli sport che negli Stati Uniti provocano più spesso traumi oculari.
Si tratta di una ricerca condotta su 120 847 persone (età media 22,3 anni, dei quali 96 872 maschi): solo negli Stati Uniti circa 30 mila persone si presentano ogni anno al pronto soccorso per traumi oculari. Ebbene, circa il 90% dei traumi oculari sono prevenibili indossando occhiali di protezione.
Gli sport più a rischio sono, naturalmente, quelli in cui c’è il contatto fisico e quelli in cui si lanciano oggetti, palle comprese. Negli Usa le palle da baseball che finiscono negli occhi rappresentano una seria minaccia per la vista.
La situazione in Italia
Secondo uno studio precedente condotto presso l’Università Sapienza di Roma, sorprendentemente il primo ambiente in cui ci si infortuna a livello oculare è quello domestico, a cui seguono il mondo del lavoro e gli incidenti stradali. Dopo le mani i e piedi, gli occhi sono la terza parte del corpo più colpita.
Tra le cause dirette si rilevano con una certa frequenza le pallonate; il calcetto, ad esempio, è tra le principali fonti di traumi sportivi (anche le arti marziali non sono da sottovalutare), buona parte dei quali sono prevenibili indossando occhialini protettivi.
Persino una pallina da tennis, se indirizzata incautamente contro una persona ad alta velocità, può provocare – seppur raramente – lo scoppio del bulbo oculare. [[I traumi vengono riscontrati anche in seguito di aggressioni. Persino le cadute possono provocarli, soprattutto tra le persone anziane. Inoltre, in occasione delle festività – soprattutto durante il periodo del Capodanno – è molto pericoloso lo scoppio prossimo di petardi o stappare le bottiglie di spumante in modo distratto, senza prendere le opportune precauzioni (ad esempio metterendo un panno sopra la bottiglia e non puntarla verso le persone). Infine possono avvenire traumi oculari in seguito a incidenti stradali, in particolare se il bulbo viene a contatto con frammenti metallici o di vetro oppure se il capo urta violentemente contro il volante (evenienza rara in chi indossa la cintura)]].
Fonti: Jama Ophthalmology, Oftalmologia Sociale, AAO
A metà novembre a bordo di un’Unità mobile oftalmica si effettuano controlli retinici gratuiti
Nuovi check-up gratuiti della retina “brillano” a Roma. Il 14 e il 15 novembre 2016 si effettuano a bordo di un’Unità mobile oftalmica che sosta in via della Magliana 224 [[presso il parcheggio di un supermercato, con orario 10-13 e 13:30-17]].
L’Unità mobile è un camper hi-tech con la strumentazione necessaria per fare anche un controllo del fondo oculare e individuare eventuali segni precoci di retinopatia diabetica.
Si rinvia, se necessario, a una visita oculistica più approfondita e annessi esami diagnostici.
L’iniziativa è promossa e organizzata dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus in occasione della Giornata mondiale del diabete che si celebra ogni anno il 14 novembre. Quest’anno, in partnership con Diabete Italia onlus, tra l’altro si parla di prevenzione della retinopatia diabetica in oltre 80 centri di diabetologia italiani (vedi opuscolo).
Infine domenica 13 novembre si effettuano check-up presso la comunità polacca di Roma, che includono sia il controllo del fondo oculare che la misurazione della glicemia.
Celebrata la ricorrenza con un convegno scientifico il 4 novembre a Roma, presso il Policlinico dell’Università Cattolica
Tra scienza e ricordi. Sono stati anche neuroscienziati di primo ordine a intervenire in occasione dei 20 anni del reparto di neuropsichiatria infantile del Policlinico universitario A. Gemelli celebrati venerdì 4 novembre. Sono poi state condivise anche esperienze personali nel campo della ricerca. L’evento – una sorta di festa scientifica universitaria di alto profilo – è stato organizzato dal prof. Eugenio Mercuri, Direttore di Neuropsichiatria infantile presso il Gemelli.
L’evoluzione della scienza medica è evidente a tutti, testimoniata tra l’altro dalla minore mortalità infantile. Dalle malattie neurodegenerative a quelle che colpiscono la vista: la salute dei neonati riceve oggi più attenzioni che in passato, a partire da quella nei confronti dei nati prematuri (i quali, tra l’altro, possono essere colpiti da retinopatia). (continua a leggere)
Studiati malati di retinite pigmentosa con una protesi retinica “bionica”: la plasticità cerebrale preservata anche dopo anni di cecità
Si può “reimparare” a vedere dopo anni trascorsi nella cecità? Negli adulti la risposta è affermativa. Per diversi anni ricercatori italiani hanno studiato – nell’ambito di un progetto europeo guidato dall’Università di Pisa – sette malati di retinite pigmentosa (60 anni di media) dotati di “occhio bionico”: avevano subito un intervento chirurgico per l’impianto di una protesi elettronica collocata sopra le retina (“protesi epiretinica”). Sei di essi hanno potuto vedere nuovamente qualcosa (ad esempio luci, linee, grandi scritte e sagome).
Procedura
Come hanno fatto gli studiosi a capire quanto si fossero riattivati i circuiti neuronali della visione? Con la risonanza magnetica funzionale hanno misurato l’apporto di sangue alle diverse aree cerebrali grazie ai livelli di ossigeno registrati.
Allenandosi opportunamente a vedere (riabilitazione visiva specifica) col campo visivo centrale (una ventina di gradi) le persone sono state in grado di recuperare almeno in parte le loro capacità visive (in bassa risoluzione, in scale di grigio e per flash successivi).
Dimostriamo che la corteccia visiva degli adulti riesce a mantenere un grado di plasticità ed è capace di riorganizzare la sua risposta per elaborare nuovi input anormali dopo molti anni di deprivazione [sensoriale] in età adulta. Una più intensa risposta di tipo BOLD [Blood Oxygen Level Dependent ossia dipendente dai livelli di ossigeno che arrivano alle diverse zone del cervello a seconda del flusso emodinamico] richiede, per manifestarsi, molto tempo di addestramento intensivo, essendo maggiore in quei soggetti che sfruttano il dispositivo protesico più intensamente e per un tempo prolungato.
I nostri dati dimostrano che il training con l’Argus II dà luogo a più miglioramenti di quanto osservato precedentemente.
La nuova pubblicazione scientifica si colloca in un orizzonte più ampio di un progetto europeo quinquennale (2014-2018) nel campo delle neuroscienze cognitive: s’intitola “Plasticità sensoriale precoce e adattabilità corticale negli adulti”. Coinvolge, tra gli altri, l’Università di Firenze (Azienda ospedaliero-universitaria Careggi-Oculistica), l’Ateneo di Oxford, il CNR, la Fondazione Stella Maris, l’Ospedale pediatrico Meyer. Il progetto è guidato dall’Università di Pisa (Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia).
Scrivono gli autori dell’articolo scientifico su Plos Biology:
Per quanto è a nostra conoscenza si tratta del primo studio che monitora i cambiamenti neuronali nelle aree visive dei pazienti dopo l’impianto retinico, rivelando una capacità di risposta agli input visivi ripristinati dopo anni di deprivazione [visiva].
Fonti: Castaldi E, Cicchini GM, Cinelli L, Biagi L, Rizzo S, Morrone MC (2016), “Visual BOLD Response in Late Blind Subjects with Argus II Retinal Prosthesis”, PLoS Biol. 14(10): e1002569. doi:10.1371/journal.pbio.1002569; Pisa Vision Lab
Sono 246 milioni nel mondo secondo l’Oms. Presentato in Sud Africa l’Atlante della Visione IAPB
È un’enorme platea silenziosa di persone: sono gli ipovedenti, ben 246 milioni nel mondo e più di 1,2 milioni solo in Italia. Vedono pochissimo e sono spesso invisibili, ma ora c’è una mappa che almeno li rende visibili sotto il profilo della presenza percentuale in ogni Paese del mondo. È stato presentato il 27 ottobre a Durban, in Sud Africa, l’Atlante della Visione della IAPB: fornisce anche per l’Italia l’incidenza degli ipovedenti (una prevalenza dello 0,9% sulla popolazione) e la relativa fascia d’appartenenza. L’occasione è stata quella dell’Assemblea generale dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità.
Panorama ipovisione negli altri Paesi
Solo il Giappone riesce ad avere una prevalenza d’ipovedenti bassissima (0,4%, pari a oltre 1,3 milioni di persone). La maggior parte dei Paesi europei, ad eccezione di quelli dell’Est [[In Polonia la prevalenza degli ipovedenti raggiunge l’1,7% (oltre un milione d’individui), all’incirca pari all’Ucraina (1,6%, oltre 1,2 milioni persone)]], si attesta invece tra lo 0,5% e l’1% della popolazione.
Globalmente la presenza più alta d’ipovedenti si registra nell’Asia meridionale (India, Pakistan, Afghanistan, ecc.) e nell’Africa centro-settentrionale (Egitto, Marocco, Mali, Niger, Somalia, Etiopia, ecc.). Nel subcontinente indiano, poi, si tocca un numero record: oltre 58,5 milioni di persone che vedono pochissimo su una popolazione che supera gli 1,2 miliardi. Anche in Cina ce n’è un numero molto elevato (quasi 32 milioni d’ipovedenti), pur essendo la loro prevalenza circa un terzo di quella indiana (2,3% contro il 6,7%).
Nei Paesi mediterranei il panorama è variegato. Prendiamo, ad esempio, la Turchia: ha una prevalenza del 3,1%, mentre il loro numero assoluto sfiora gli 1,8 milioni. Il record negativo appartiene all’Egitto nel Mare Nostrum: con l’8,8% della popolazione, conta più di 5,2 milioni d’ipovedenti.
Cause principali di disabilità visiva
Ci si può chiedere quali siano le cause principali di cecità e ipovisione nel mondo (285 milioni di persone sono considerate disabili visivi). Secondo l’Oms all’origine dell’ipovisione, in un caso su due, c’è la cataratta (spesso reversibile grazie a un’operazione chirurgica, ma nei Paesi in via di sviluppo spesso non ci sono i mezzi per effettuarla); anche il glaucoma (9%) e la degenerazione maculare legata all’età (AMD, 6%) possono provocare seri danni visivi.
Il glaucoma può causare un restringimento progressivo del campo visivo, mentre l’AMD può provocare la perdita della visione centrale. Anche la retinopatia diabetica è una causa importante di disabilità visiva, soprattutto in età lavorativa: può essere prevenuta mediante un corretto controllo del diabete a livello sistemico (mantenendo la glicemia nella norma) ed effettuando controlli oculistici periodici.