Secondo uno studio canadese i nostri occhi “ripercorrono” rapidamente le immagini dei ricordi, che vengono rafforzati
Ricordiamo la nostra vita anche con gli occhi o, meglio, quando rievochiamo le immagini tendiamo a “ripercorrerle” rapidamente anche con i nostri movimenti oculari. Le rivediamo mentalmente in modo accelerato: i nostri bulbi oculari accompagnano il passato muovendosi in tutte le direzioni. Quando osserviamo una foto per la prima volta già la esploriamo visivamente mediante una serie di movimenti oculari. Quando invece la ricordiamo tendiamo a riprodurre “sinteticamente” lo stesso tracciato oculare, stimolandone così il ricordo.
A mettere in luce questo curioso fenomeno è una squadra di ricercatori canadesi, che ha pubblicato la sua ricerca su Cerebral Cortex.
I ricercatori nordamericani hanno usato un algoritmo matematico per analizzare le scansioni del cervello e i movimenti oculari di 16 persone con un’età compresa tra i 20 e i 28 anni. A questi volontari sono state mostrate 14 immagini diverse per alcuni secondi ciascuna. Poi è stato chiesto loro di memorizzare più particolari possibile. Quindi hanno visualizzato mentalmente le 14 immagini in un rettangolo vuoto su uno schermo. Grazie a tecniche diagnostiche cerebrali e alle tecnologie di eye-tracking (inseguitore oculare) è stato possibile associare l’attività mentale ai movimenti oculari sia durante il processo di memorizzazione che durante la rievocazione delle foto.
Bradley Buchsbaum, primo autore dello studio e professore di psicologia all’Università di Toronto, spiega:
Per esempio, quando una proposta di matrimonio dura due minuti, se nel nostro cervello ce la rappresentiamo mnemonicamente ne facciamo nuovamente esperienza in un lasso di tempo molto più breve. I movimenti oculari sono simili a un codice stenografico che il cervello utilizza per rievocare i ricordi.
Un’équipe svedese evidenzia bassi livelli ematici di omega-6. Si sta studiando una possibile integrazione dopo la nascita
Nuove speranze si accendono per i bimbi nati molto prematuramente: un’équipe svedese ha pubblicato un nuovo studio in cui evidenzia bassi livelli di una molecola (acido arachidonico) appartenente alla famiglia degli omega-6. La scoperta potrebbe essere utile per i neonati la cui retina corre molti più rischi (retinopatia del prematuro o ROP).
Nella ricerca, pubblicata su JAMA Ophthalmology, i ricercatori hanno analizzato il livello di 20 diversi acidi grassi nel sangue di bimbi nati prima della 28esima settimana (ospedale universitario di Sahlgrenska, Göteborg).
Chatarina Löfqvist, docente associata di oftalmologia sperimentale presso la stessa struttura, ha dichiarato:
Osservare una forte correlazione tra i livelli di acido arachidonico e la ROP è del tutto nuovo. Esaminando i dati, invece, abbiamo visto che tali livelli sono associati molto chiaramente alla patologia. Crediamo e speriamo che, somministrando l’acido arachidonico ai bambini si possano incrementarne i livelli e ridurre l’impatto della ROP, minimizzando il rischio di cecità infantile.
L’eventuale opportunità di un’integrazione ai prematuri sarà ora valutata con un nuovo studio in cui sono stati reclutati 210 bambini delle unità neonatali ospedaliere di tre città svedesi (Göteborg, Lund e Stoccolma), a cui sarà somministrata una combinazione di DHA (un tipo di omega-3), importante per i vasi sanguigni e il tessuto nervoso, e lo stesso acido arachidonico.
Tra i fattori che la favoriscono c’è la durata della malattia da eccesso di zuccheri nel sangue. Più esposta la fascia d’età 45-54 anni
La visione s’offusca come se si guardasse attraverso un vetro smerigliato, si resta più facilmente abbagliati da luci forti e i colori sbiadiscono. Potrebbe trattarsi di una cataratta: è l’opacizzazione fisiologica del cristallino, che il più delle volte richiede un intervento chirurgico che prevede la sua sostituzione con una lentina artificiale.
Questa comune malattia oculare è causata dall’accumulo di proteine indesiderate all’interno del cristallino. Tra i fattori che la favoriscono ci sono l’età più avanzata, il fumo, la mancanza d’esercizio fisico, l’esposizione al sole senza occhiali dotati di filtri adeguati. Va però considerato un altro fattore: il diabete da cui, secondo l’OMS, sono affette 422 milioni di persone nel mondo.
Secondo una squadra di ricercatori che lavorano in Svizzera e negli USA, nei diabetici il rischio di cataratta all’incirca raddoppia, soprattutto tra i 45 e i 54 anni, particolarmente se malati da molto tempo (almeno 10 anni) e, ancor più, se hanno anche un èdema maculare (accumulo di liquido sotto la zona centrale della retina).
Lo studio, condotto su un grande database, ha preso in considerazione 56510 diabetici dai 40 anni in su: coloro che avevano la cataratta erano il 20,4 per mille contro una media del 10,8 per mille tra chi non aveva il diabete. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Eye.
Una signora di 50 anni affetta da retinite pigmentosa operata a Milano: con l’occhio bionico potrebbe recuperare parzialmente la vista
La visione bionica fa sognare gli esseri umani, soprattutto i non vedenti. Una signora di 50 anni affetta da retinite pigmentosa è stata operata per quasi undici ore, il 20 gennaio 2018, presso l’Ospedale S. Raffaele di Milano. È la prima volta che in Italia s’impianta una protesi bionica sotto la retina: ha una maggiore definizione rispetto a quella impiantata sopra la retina (epiretinica), ma potrebbe comportare rischi supplementari durante e dopo l’operazione.
Questi dispositivi – destinati a persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di alcune gravi malattie genetiche della retina – possono ripristinare parzialmente la percezione di luce e sagome di oggetti e persone circostanti. Secondo l’Ospedale S. Raffaele il dispositivo Alpha-IMS è il “sistema di visione artificiale in assoluto più evoluto al mondo, che può restituire una visione indipendente da supporti esterni (come telecamere o occhiali)”. Tale protesi è stata messa a punto in Germania, dove sono stati già eseguiti molti interventi chirurgici d’impianto.
Come funziona?
Il principio di funzionamento di quest’occhio bionico si basa sulla “sostituzione” dei fotorecettori della retina, cioè i coni e i bastoncelli, cellule specializzate che traducono la luce in segnali bioelettrici (che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico).
I fotorecettori – ormai non più funzionanti – vengono rimpiazzati nella loro funzione, seppur in modo molto meno raffinato rispetto a quelli naturali, da un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico. Il microchip misura circa tre millimetri di lato e contiene 1600 sensori (corrispondenti ad altrettanti pixel): viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che naturalmente collega l’occhio al cervello.
Il microchip è stato inserito al di sotto della retina, mentre il circuito di collegamento che lo unisce all’amplificatore del segnale elettrico è stato posizionato dietro all’orecchio (sottopelle).
Un intervento complesso
“A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere”, ha affermato Marco Codenotti, responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica del San Raffaele [[Ospedale IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico). L’Unità di Oculistica è diretta dal professor Francesco Bandello]].
“L’intervento – ha concluso il medico “pioniere” – è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”.
Ora non resta che aspettare i risultati di questo grande sforzo hi-tech, che ha richiesto molto tempo per poter essere concretizzato. La visione, seppur limitata a un piccolo quadrato al centro del campo visivo [[ampiezza del campo recuperabile: circa 15°]], potrà essere parzialmente recuperata solo in bianco e nero. La visione a colori ancora non si è ancora riusciti ad ottenerla con una protesi retinica artificiale.
Fonte principale: Ospedale S. Raffaele di Milano
Studio tedesco: maculopatia fototraumatica causata da dispositivi illegali o usati impropriamente
I puntatori laser, se usati impropriamente o non testati secondo la normativa vigente, possono causare gravi danni visivi compromettendo la funzionalità dell’area centrale della retina (maculopatia fototraumatica). Il fenomeno purtroppo è in crescita soprattutto tra bambini e adolescenti. Un recente studio tedesco ha fatto quindi il punto sugli studi internazionali sull’argomento, considerando una serie di casi clinici.
Il rischio di danni retinici è più alto se la frequenza del laser è maggiore (puntatori a luce verde), mentre è più basso se la frequenza è inferiore (puntatori a luce rossa). La retina è la parte dell’occhio maggiormente esposta: l’effetto fotocoagulativo può portare persino alla cecità nei casi più gravi. Infatti l’energia assorbita dal tessuto retinico causa un surriscaldamento locale, con una conseguente perdita di cellule nervose fotosensibili, emorragia locale, danni a livello proteico e infiammazione. Ciò può causare una riduzione delle capacità visive sino allo scotoma (area di non visione).
I puntatori laser possono causare un danno retinico permanente e disabilità visiva. Dato l’ampio e libero accesso ai puntatori laser su internet (persino a quelli potenti), occorre che la società nel suo complesso diventi maggiormente consapevole dei rischi che questi dispositivi presentano, in particolare a carico di bambini e adolescenti.
Con l’occasione si ricorda che per precauzione i puntatori non vanno mai indirizzati contro gli occhi propri o altrui. Comunque è opportuno non osservare mai direttamente il fascio e, se dovesse capitare accidentalmente, bisogna distogliere immediatamente lo sguardo. Se dovesse capitare di fissare accidentalmente il raggio emesso da un puntatore è opportuno farsi visitare tempestivamente da un oculista se si riscontra una riduzione della capacità visiva, che comunque potrà essere anche transitoria.
Riferimento bibliografico: Birtel J, Harmening WM, Krohne TU, Holz FG, Charbel Issa P, Herrmann P, “Retinal injury following laser pointer exposure-A systematic review and case series”, Dtsch Arztebl Int 2017; 114: 831-7, DOI: 10.3238/arztebl.2017.0831
Si tratta di un fenomeno inesplorato generato dal nostro cervello: lo hanno individuato ricercatori americani
I nostri movimenti oculari e i nostri timpani possono “danzare” assieme: è quanto sostiene uno studio americano pubblicato su PNAS, condotto su esseri umani e su macachi. Questa scoperta offre una nuova prospettiva riguardo al modo in cui la mente coordina due sensi tanto importanti quanto la vista e l’udito.
Sebbene i nostri timpani vibrino soprattutto in risposta ai suoni esterni, il cervello può controllarne autonomamente i movimenti, sfruttando sempre la catena degli ossicini [[incudine, martello, staffa]] e le cellule ciliate della coclea. Questi meccanismi gli consentono quindi non solo di modulare il volume dei suoni ambientali, ma anche di produrre flebili emissioni otoacustiche [[si distinguono quelle “spontanee” da quelle prodotte da stimoli]].
La squadra di ricercatori americani [[composta da oculisti, psicologi, neuroscienziati, otorinolaringoiatri e fisici]] ha notato che entrambi i timpani oscillavano sincronicamente fino quando gli occhi non si fermavano. Invertendo la direzione del movimento oculare anche l’oscillazione timpanica risultava invertita (in assenza di suoni provenienti dall’ambiente esterno).
La Duke University scrive:
Sorprendentemente le vibrazioni timpaniche iniziano poco prima del movimento oculare, indicando che la vibrazione timpanica e il movimento oculare sono controllati dagli stessi comandi motòri che hanno origine nei profondi meandri del cervello.
I ricercatori avanzano l’ipotesi che questo particolare meccanismo sia stato elaborato per consentirci di valutare il rapporto tra gli stimoli visivi e quelli uditivi durante il movimento di esplorazione visiva dell’ambiente. In sostanza: localizzare una preda o un potenziale nemico avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte.
Riferimento bibliografico: K. G. Gruters, D. L. K. Murphy, Cole D. Jensen, D. W. Smith, C. A. Shera, J. M. Groh, “The Eardrums Move When the Eyes Move: A Multisensory Effect on the Mechanics of Hearing”, Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), Jan. 23, 2018, DOI: 10.1073/pnas.1717948115
Controlli gratuiti riservati a chi ha più di 50 anni: 17 le città italiane aderenti, ma la disponibilità è già esaurita
Se un giorno, guardando il pavimento o una griglia con linee perpendicolari, dovessimo osservare una distorsione duratura delle linee al centro del campo visivo, sarà meglio sottoporsi a una visita oculistica di controllo. Se avessimo più di 50 anni, infatti, si tratterebbe di un sospetto inizio di degenerazione maculare legata all’età.
Una campagna nazionale per la prevenzione e diagnosi della maculopatia si svolge dal 29 gennaio al 23 febbraio 2018 in 17 città italiane [[Milano, Arezzo, Bari, Carrara, Catania, Chieti/Pescara, Firenze, Genova, Legnano, Parma, Roma, Sassari, Siena, Taranto, Tricase (LE), Udine e Varese]] (però il 2 febbraio i posti risultano tutti esauriti).
Scopo della campagna è offrire alla popolazione uno screening gratuito per l’individuazione dei primi sintomi di maculopatia: è promossa dall’Ospedale San Raffaele di Milano e dal Centro Ambrosiano Oftalmico, col patrocinio del Ministero della Salute, della Società Oftalmologica Italiana (SOI) e del Comune di Milano.
L’iniziativa si rivolge a una popolazione di almeno 50 anni (che non avesse mai ricevuto una diagnosi d’AMD) poiché la maculopatia è una malattia dell’occhio tipica dell’età matura.
Obiettivo copertura sanitaria universale: lo ha ricordato il Direttore Generale dell’OMS da Ginevra
Salvare vite e offrire un accesso universale alla sanità. Sono i due obiettivi-cardine di cui ha parlato il 22 gennaio 2018 a Ginevra il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, intervenendo ai lavori preparatori [[in occasione della 142ª sessione del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, composto da 34 membri tecnicamente qualificati in materia di salute, eletti per un triennio. Il suo ruolo è quello di dar seguito alla decisioni e alle politiche adottate durante l’Assemblea generale dell’OMS, di consigliarla e di facilitarne il lavoro]] dell’Assemblea Generale della stessa Agenzia (che si terrà a maggio). Il Direttore ha ricordato anche la necessità di essere sempre pronti ad affrontare un’eventuale epidemia. Tra l’altro, ha proseguito Ghebreyesus, la voce della collettività è più potente di quella individuale, per cui è sempre importante il dialogo, il confronto e l’approccio condiviso.
Durante gli interventi successivi è stato sottolineato come uno sviluppo socio-economico sostenibile sia strettamente correlato alla salute di un popolo. La prevenzione ha persino uno stretto rapporto con i diritti umani. Sono comunque ancora troppi i Paesi dove non tutti hanno accesso alle cure.
I lavori del Consiglio OMS, iniziati il 22 gennaio, proseguono fino al 27 gennaio 2018. Il 23 gennaio il Direttore generale dell’OMS è intervenuto nuovamente: “Bisogna mantenere i fondi per assicurare la sopravvivenza dei bambini”, ha ammonito in riferimento alle campagna di vaccinazione contro la polio e la difterite.
Prevenire le patologie non contagiose
In un precedente documento dell’OMS si legge che i decessi provocati da malattie non trasmissibili sono dovuti essenzialmente a: povertà (ostacoli nell’accesso a farmaci sicuri; carenza di tecnologie per la prevenzione, lo screening, la diagnosi e i trattamenti, compresi quelli chirurgici); impatto di prodotti dannosi per la salute (tabacco, abuso d’alcol, alimentazione non salutare); rapida urbanizzazione (con annessa inattività fisica); invecchiamento demografico.
L’Organizzazione mondiale della sanità scrive:
La mortalità provocata dalle malattie non trasmissibili rappresenta una delle principali sfide per lo sviluppo del 21° secolo. Riguarda soprattutto le persone d’età compresa tra i 30 e i 70 anni e tocca tutti i Paesi: nel 2015 ci sono stati 15 milioni di decessi a causa delle malattie non trasmissibili.
Tra gli interventi dei componenti del Consiglio dell’OMS ricordiamo quello della Francia, secondo cui è importante:
1) rafforzare il ruolo dell’OMS;
2) migliorare la sicurezza sanitaria mondiale;
3) progredire verso l’obiettivo della copertura sanitaria universale.
Nuova campagna di prevenzione dei danni del tabagismo del Ministero della Salute
In Italia i fumatori sono 11,7 milioni (circa il 22,3% della popolazione) e il 12,2% delle persone ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Proprio per dissuadere chi ha il vizio o chi si appresta a iniziare, il Ministero della Salute ha appena lanciato una nuova campagna di prevenzione.
L’attore comico Nino Frassica, attraverso una serie di sketch, veicola un messaggio chiaro e ironico: è la campagna “Chi non fuma sta una favola”.
Il consumo di tabacco non, è com’è noto, solo causa di tumori e problemi cardiovascolari (è la prima causa di decesso in Italia), ma è anche un fattore che favorisce l’AMD, la cataratta e le uveiti: come si legge su alcuni pacchetti, “il fumo aumenta il rischio di cecità”.
Solo il 32% degli over 50 italiani conosce quest’importante causa d’ipovisione e cecità
Solo circa un terzo della popolazione italiana (32%) di almeno 50 anni conosce la degenerazione maculare legata all’età (AMD o DMLE), pur essendo la prima causa di cecità nei Paesi avanzati. Il dato è contenuto in uno studio realizzato da Lorien Consulting in collaborazione col Centro Ambrosiano Oftalmico su 600 persone, col patrocinio del Ministero della Salute; si tratta del sondaggio più ampio mai condotto sull’argomento nel nostro Paese.
Se non diagnosticata e curata per tempo la degenerazione maculare legata all’età può causare la perdita della visione centrale, anche se attualmente solo la sua forma essudativa ovvero umida è trattabile [mediante iniezioni nell’occhio ([intravitreali) a base di fattori che inibiscono la proliferazione incontrollata dei vasi (anti-VEGF). Tra l’altro sono allo studio dei colliri contenenti anti-VEGF che, per ora, sono stati testati però solo su cavie animali]]: è la meno comune, ma potenzialmente è la più devastante.
Chi colpisce
L’AMD – che secondo lo studio colpisce solo in Italia oltre 1,4 milioni di persone [[La stima è del 5,3% della popolazione italiana dai 50 anni in su (26,3 mln su una popolazione complessiva di 60,6 mln)]] – tende a colpire maggiormente le donne, i fumatori, i diabetici, gli ipertesi, chi si espone al sole senza occhiali scuri per lunghi periodi e persone con più di 60 anni (93% del campione). Causa una progressiva riduzione della visione centrale: inizialmente si distorcono le linee, poi compaiono degli scotomi (aree di non visione).
Infatti chi ne è colpito per cause genetiche e, in secondo luogo, per stili di vita errati (alimentazione scorretta, fumo, mancanza di attività fisica) subisce una degenerazione retinica fino alla perdita dei fotorecettori concentrati soprattutto nella macula (coni).
Tra chi soffre di AMD il 35% ha subito o dovrà sottoporsi a un intervento di cataratta (contro il 13% della popolazione italiana over 50): anche se ci sono persone che ricevono una diagnosi solo quando vanno a farsi visitare per la cataratta, va detto che quest’intervento va valutato con attenzione da un oculista.
I sofferenti di degenerazione maculare hanno riferito, in particolare, una perdita generica della capacità visiva (42%), una riduzione della visione centrale e una distorsione delle linee dritte (17% in entrambi i casi). Infine un 13% degli intervistati ha rilevato una percezione alterata delle immagini mentre il 6% la comparsa di veri e propri scotomi nel campo visivo. Comunque anche chi dichiara di conoscere la malattia non sempre ne dà una definizione corretta.