Uno studio evidenzia un ruolo del sistema immunitario nella distruzione delle cellule retiniche e del nervo ottico
Cosa pensereste se le “sentinelle” deputate a difendere il vostro organismo, vale a dire le cellule del sistema immunitario, attaccassero i vostri occhi? Anche se quest’ipotesi appare strana, secondo ricercatori americani e cinesi potrebbe essere vera nel caso del glaucoma.
In seguito a una sperimentazione condotta su cavie animali si è visto che i linfociti T possono attaccare i neuroni retinici e del nervo ottico dopo aver interagito con batteri che vivono normalmente nel nostro organismo (microflora commensale). Insomma, è come se ricevessero un “comando” sbagliato, tanto che la degenerazione retinica continua anche una volta che la pressione oculare sia stata normalizzata.
Per capire questa dinamica i ricercatori hanno utilizzato dei topolini privi di linfociti T o di batteri commensali: aumentando molto la loro pressione intraoculare i danni retinici sono risultati minimi perché era stato “neutralizzato” alla fonte il meccanismo autoimmune. Infatti in parte la neurodegenerazione associata al glaucoma viene mediata da linfociti T che sono stati in precedenza sensibilizzati dall’esposizione alla microflora commensale. Sia in cavie animali che in esseri umani glaucomatosi si è visto che giocano, in particolare, un ruolo importante le proteine da shock termico (HSP).
“Si dischiude un nuovo approccio per prevenire e trattare il glaucoma”, ha affermato il prof. Jianzhu Chen, docente presso il MIT e coautore dell’articolo pubblicato su Nature Communications, a cui ha partecipato anche il Massachusetts Eye and Ear Infirmary. La strategia consisterebbe – ad esempio nei casi che non rispondono ai trattamenti classici a base di colliri – nello sviluppare nuovi farmaci bloccando l’attività autoimmune.
Una ricerca la mette in relazione almeno in parte col tempo trascorso a leggere da vicino soprattutto durante l’infanzia
Sempre più miopi sono tra noi e, secondo le proiezioni, aumenteranno sempre più. Attualmente si stima che lo sia un italiano su quattro, pari a circa 15 milioni di persone. Tuttavia in certe zone dell’Asia, specialmente nel Sud-Est, si raggiungono punte dell’80% di miopi. Se nel 2010 quasi il 28% delle persone avevano la “vista corta”, attorno alla metà di questo secolo si prevede che l’avrà una persona su due.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da tempo lanciato l’allarme sul fenomeno non perché il comune vizio refrattivo rappresenti di solito un problema, ma perché la miopia elevata è uno dei fattori di rischio del distacco di retina (che può causare, nei casi più gravi, la cecità).
L’Accademia Americana di Oftalmologia (AAO) spiega:
Un nuovo studio pubblicato su Ophthalmology [[Ku PW, Steptoe A, Lai YJ, Hu HY, Chu D, Yen YF, Liao Y, Chen LJ, “The Associations between Near Visual Activity and Incident Myopia in Children: A Nationwide 4-Year Follow-up Study”, Ophthalmology, 2018 Jun 19, pii: S0161-6420(17)33464-4, doi: 10.1016/j.ophtha.2018.05.010 (Epub ahead of print)]], la rivista dell’American Academy of Ophthalmology, offre ulteriori prove del fatto che, almeno parte, l’aumento mondiale della miopia sia correlato con le attività di lavoro da vicino, non solo agli schermi ma anche ai libri tradizionali. E che trascorrere del tempo all’aria aperta, specialmente nella prima infanzia, possa rallentarne la progressione. Non è chiaro se l’aumento della miopia sia dovuto all’uso continuo dei telefoni [cellulari] oppure alla luce che interagisce con i nostri ritmi circadiani e influenza lo sviluppo oculare oppure a nessuna delle [ipotesi] precedenti.
Cosa dice la ricerca
I ricercatori di Taiwan concludono che l’aumento dell’incidenza della miopia “potrebbe essere dovuto a una maggiore attività visiva da vicino o a un diminuito tempo trascorso fuori casa”.
Complessivamente sono stati studiati 1958 bambini dai 7 ai 12 anni (tra il 2009 e il 2013), considerando il tempo trascorso quotidianamente seduti in attività quali la lettura, l’uso del computer (per giocare o fare ricerche su internet) e frequentare un tipo di scuola particolarmente impegnativa al fine di preparare gli esami.
Come vederci più lungo
Si può prevenire la miopia? Si può, però solo in parte [[In realtà non c’è unanime consenso nel mondo oculistico su questo punto]]. Infatti c’è familiarità, dunque ci sono aspetti genetici immodificabili [[Due genitori miopi hanno più probabilità che anche i loro figli lo siano]], ma c’è uno stile di vita che può favorirla o meno.
Stare “incollati” a uno schermo molte ore al giorno – come avviene sempre più spesso nei Paesi sviluppati – non è propriamente un’attività “naturale”, tanto che la legge italiana prevede, durante il lavoro, pause regolari di un quarto d’ora ogni due ore proprio per riposare la vista. Infatti mettere a fuoco da vicino implica uno sforzo di accomodazione che, al contrario, non c’è se si guarda lontano [[E’ buona norma guardare oltre i sei metri quando si è in pausa e non usare smodatamente un altro schermo]].
Dove far giocare i propri figli?
Chi avesse bambini piccoli è tenuto a sapere che il classico buon senso si è rivelato, riguardo agli stili di vita, più sensato del previsto. In particolare, trascorrere parecchio tempo all’aria aperta e alla luce durante l’infanzia può contribuire a prevenire la miopia o almeno a ridurne la progressione [[chi lo fa potrebbe non diventare miope ma non è assolutamente detto l’inverso, ossia che chi pratica uno stile di vita sano non lo diventerà. Comunque, si è visto che da bambini l’esposizione alla luce solare per almeno 45 minuti al giorno può contribuire a ridurre l’aumento della miopia. La luce solare stimola infatti zone specifiche della retina e aiuta a contenere l’allungamento del bulbo oculare tipico dei miopi]].
Negli ultimi decenni, grazie a enormi basi di dati e a studi epidemiologici scientificamente rigorosi, si è capito che il corretto sviluppo del bulbo oculare è connesso anche al tipo di sforzo e all’esposizione alla luce naturale (in precedenza questa tesi era considerata “eretica”). In particolare l’Università di Cambridge, in uno studio retrospettivo pubblicato nel 2012, ha concluso che – nei bambini e negli adolescenti (ne sono stati studiati 10.400) – la probabilità di essere miopi si riduce di circa il 2% per ogni ora in più trascorsa fuori casa ogni settimana. Insomma, vista avvisata mezza salvata!
I neutrofili possono favorire l’ostruzione dei dotti delle ghiandole di Meibomio contenute nelle palpebre
L’occhio secco può colpire più facilmente coloro che soffrono di allergie e hanno un’infiammazione cronica a livello palpebrale. Questa sindrome può comunque essere favorita dall’ostruzione dei dotti escretori delle ghiandole di Meibomio associata all’abbondanza locale dei neutrofili (globuli bianchi), come risulta da una sperimentazione condotta su cavie animali. È quanto ha concluso una squadra di scienziati italiani e americani su Science Translational Medicine [[“L’ostruzione delle ghiandole di Meibomio o altre forme di disfunzione ghiandolare possono promuovere patologie croniche della superficie oculare”]].
L’età avanzata, il fumo e l’uso prolungato degli schermi possono essere dei fattori di rischio dell’occhio secco, che d’estate tende a colpire più frequentemente (ad esempio per l’impiego dell’aria condizionata, il vento in spiaggia, il sole forte, l’alta temperatura che favorisce l’evaporazione del film lacrimale). Il più delle volte basta utilizzare lacrime artificiali, ma è comunque opportuno sottoporsi a una visita oculistica per trattare un’eventuale patologia che potrebbe essere all’origine dell’occhio secco.
Il rischio è che si alterino i principi attivi e perdano d’efficacia se le temperature sono elevate
Dobbiamo sempre ricordarci, soprattutto d’estate, di conservare correttamente i colliri e gli altri farmaci. Mentre ve ne sono alcuni che vanno tenuti sempre in frigo, altri devono comunque rimanere in ambienti freschi.
Consideriamo, ad esempio, un’associazione di un antibiotico e un cortisonico (betametasone e cloramfenicolo): deve essere conservata tra i 2° e gli 8° sotto forma di collirio, mentre solo l’unguento oftalmico “sopporta” sino ai 25°. Un’altra associazione dello stesso tipo (tobramicina e desametasone) “tollera” quest’ultima temperatura a prescindere dalla forma. Si tratta di farmaci che possono essere indicati – dopo consulto di un oculista – per il trattamento delle infiammazioni oculari e quando esista almeno il rischio di un’infezione oculare. Anche per un FANS (antinfiammatorio non steroideo) – a base di bromfenac – nel foglietto illustrativo vengono indicati sempre 25° come temperatura limite di conservazione.
Inoltre va considerato che, sempre sui “bugiardini”, è indicato anche un tempo massimo di utilizzo dal momento dell’apertura, che deve essere sempre rispettata. Generalmente i colliri non vanno utilizzati oltre i 15-30 giorni dal loro primo utilizzo.
Evitare l’esposizione solare?
Occhio anche all’esposizione al sole. Infatti non solo i farmaci non devono essere rimanere al caldo, ma se li assumiamo per bocca in certi casi dobbiamo evitare l’esposizione alla luce solare. Infatti l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha scritto:
Alcuni farmaci possono causare reazioni da fotosensibilizzazione (reazioni fototossiche o fotoallergiche che solitamente sono costituite da manifestazioni cutanee come dermatiti, eczemi, ecc.) a seguito dell’esposizione al sole. Controlla attentamente le istruzioni in caso di assunzione di: antibiotici (tetracicline, chinolonici), sulfamidici, contraccettivi orali (pillola), antinfiammatori non steroidei (FANS), prometazina (antistaminico).
Se i filtri non vengono puliti regolarmente gli impianti possono causare anche irritazioni oculari: la manutenzione è fondamentale
“Irritazioni degli occhi e delle vie respiratorie, allergie e perfino infezioni da legionella. Sono i rischi possibili di una mancata o non corretta attività di manutenzione dei condizionatori d’aria. In casa, in ufficio, in auto possono annidarsi insidie anche gravi per la salute”: lo scrive l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nella sua newsletter estiva del 2018.
Tra l’altro Gaetano Settimo (esperto del Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS) consiglia una pulizia dei filtri almeno annuale:
Molto importante è il corretto utilizzo dell’aerazione naturale o meccanica dei locali e come questi sono raffrescati e ventilati con un regolare ricambio dell’aria. Queste attività dipendono dalla grandezza dei locali, dal loro grado di isolamento dall’esterno, dal tipo di attività che vengono svolte, dall’affollamento durante l’arco della giornata, dal tipo di impianto installato e dal livello e qualità della manutenzione. […] I condizionatori in cattivo stato di manutenzione possono diventare una fonte di inquinamento importante sia da un punto di vista chimico, sia biologico. […] È necessario che un tecnico effettui la manutenzione degli impianti di climatizzazione con la pulizia dei filtri, almeno una volta l’anno.
Per quanto riguarda, invece, la temperatura sarebbe meglio regolare l’aria condizionata non troppo fredda (tra i 24/25° o i 26/27°) e di avvalersi della deumidificazione. L’uso dei ventilatori, invece, è sconsigliato oltre i 32° dal Ministero della Salute.
Assumere quotidianamente arance o succo d’arancia potrebbe contribuire a prevenire la degenerazione maculare legata all’età: lo sostengono ricercatori australiani
Che la frutta e la verdura contribuiscano a proteggere la nostra retina, in particolare la macula, è già noto da tempo. Che però soprattutto le arance possano essere particolarmente utili per prevenire la degenerazione maculare legata all’età (AMD) non era ancora stato compreso. È quanto ora ha fatto un’équipe di ricercatori universitari australiani, la quale scrive che “bevande che contengono flavonoidi (ad esempio il succo d’arancia) è ragionevole che vengano raccomandate ai pazienti”.
Si fa riferimento ad almeno una porzione al giorno ossia indicativamente a un’arancia grande oppure a una spremuta di 200-300 ml. Su Original Research Communications gli autori spiegano:
I flavonoidi sono composti bioattivi che si trovano in alimenti come la cioccolata, il tè, il vino rosso, la frutta e le verdure. […] Possono avere un’azione antiossidante e antinfiammatoria. C’è anche una forte evidenza per cui i flavonoidi influenzano positivamente la salute vascolare attraverso un miglioramento della funzione endoteliale. Pertanto, il loro ruolo sembra promettente nell’invertire lo stress ossidativo e il danno infiammatorio associato nonché a migliorare la funzione vascolare e i segni clinici dell’AMD.
Erano stati già condotti altri studi per cercare di individuare il modo per prevenire la degenerazione maculare legata all’età. Gli autori dello studio sintetizzano così questi risultati:
La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è la principale causa di cecità e d’importante riduzione della vista tra gli ‘adulti anziani’. Gli studi attuali suggeriscono che le persone affette da AMD debbano assumere quotidianamente verdure a foglia verde scuro, seguire diete a basso indice glicemico e mangiare pesce (almeno due volte la settimana). Lo studio AREDS (Age-Related Eye Disease Study) ha dimostrato che assumere complementi alimentari contenenti dosi elevate di vitamina C, E, β-carotene, zinco e rame potrebbe ridurre del 25% la progressione dell’AMD. [[Tuttavia la portata di questo risultato è stata decisamente ridimensionata in uno studio successivo]]
I fattori di cui tenere conto – anche a livello di stile di vita – sono però molteplici: non solo la dieta (è importante anche consumare regolarmente pesce), ma anche non fumare e praticare quotidianamente l’esercizio fisico. Accanto a questi aspetti modificabili ce n’è uno non modificabile: la predisposizione genetica. Chi ha un parente di primo grado affetto da AMD ha una probabilità 3-6 volte superiore di esserne colpito. In ogni caso, dopo i 60 anni è consigliabile sottoporsi almeno a una visita oculistica l’anno.
Bocciata l’alimentazione con grassi e troppa carne rossa
Al contrario, uno stile alimentare occidentale – a base di carne rossa, insaccati, patatine fritte, latticini ad alto contenuto di grassi, cereali raffinati e uova – parrebbe essere associato a una maggiore incidenza di degenerazione maculare [[che può colpire la zona centrale della retina soprattutto a partire dai 55 anni. Attualmente è considerata la prima causa di perdita della vista nei Paesi sviluppati]].
“Migliorare la qualità della dieta, aumentare – ha affermato il direttore dello studio dell’Università di Auckland, Naoko Chapman – l’assunzione di alimenti che contengono nutrienti è richiesto per la retina, così come gioca un ruolo importante nel proteggere dall’AMD evitare cibi che inducono un danno ossidativo”.
Puntiamo sui carotenoidi e sugli omega-3
Gli autori dell’articolo pubblicato su Clinical & Experimental Ophthalmology, che hanno basato il loro lavoro su 18 studi precedenti (review), scrivono che tradizionalmente:
Andrebbero limitati i grassi animali (in particolare il burro) e gli oli vegetali. Oltre agli aspetti legati all’alimentazione è opportuno ricordare che, al fine di prevenire o rallentare l’evoluzione dell’AMD, è fondamentale smettere di fumare, praticare sport o comunque muoversi quotidianamente e mettersi occhiali da sole dotati di filtri a norma di legge (soprattutto in zone molto assolate, d’estate e dove è presente molto riverbero). Al momento in cui scriviamo l’AMD atrofica (secca), la forma più diffusa di degenerazione maculare legata all’età, non è curabile mentre per la forma umida (essudativa) esistono dei trattamenti farmacologici.
A S. Benedetto del Tronto e a San Severino si sono tenuti check-up gratuiti per tutti
La “Carovana della salute” – composta da diverse unità mobili – ha concluso i suoi appuntamenti marchigiani con tanto di controlli oculistici gratuiti a bordo di un camper hi-tech dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Dopo S. Benedetto del Tronto (l’8 luglio) è stata la volta di San Severino (9 luglio).
Le tappe marchigiane
Grazie a una serie di associazioni e a medici che hanno partecipato all’iniziativa – realizzata in collaborazione con la IAPB Italia onlus, Susan G. Komen Italia e la Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”, la Croce Rossa e Amplifon – ci si è potuti sottoporre gratuitamente non solo al controllo oculistico, ma anche a una mammografia, a un’ecografia e a una visita senologica; a S. Benedetto sono stati, inoltre, fatti dei controlli dell’udito. Complessivamente sono stati effettuati, in occasione di questi due appuntamenti, oltre 600 controlli gratuiti.
Ai lavori [[coordinati da Maria Trentin, Coordinamento Donne nazionale FNP CISL e conclusi da Loreno Coli, Segretario Generale Aggiunto FNP CISL nazionale]] hanno partecipato, oltre alle autorità locali, anche Michele Corcio (Vicepresidente dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus) e Mario Canale (Segretario Generale FNP Marche).
Giulio Grazioli, Segretario regionale della Fnp Cisl Marche, ha invece commentato a chiusura della campagna:
L’alto numero di persone presenti in piazza per questa iniziativa dimostra l’importanza del tema della salute e della prevenzione. Un tema che per noi è sempre stato prioritario e che sul quale continueremo a impegnarci con politiche sui territori mirate a sensibilizzare le persone di tutte le età, specialmente i pensionati, per convincerle a prendersi cura di loro stesse.
Gli screening della Carovana della Salute non hanno rappresentato solo un messaggio per promuovere la cultura della prevenzione. Da alcuni esami sono emersi sintomi, come ad esempio noduli, che meritano un successivo approfondimento e che sono la prova concreta dell’importanza di curare e monitorare la propria salute.
Il vizio refrattivo riguarda il 20-30% dei giovani alunni: trascorrere più tempo all’aria aperta potrebbe essere una strategia preventiva
Cresce la miopia tra i bambini cinesi: in un gruppo composto da 4741 alunni è risultata un’incidenza compresa tra il 20 e il 30%. In Cina c’è una particolare diffusione di questo vizio refrattivo che è particolarmente diffuso tra la popolazione asiatica.
Questo studio è stato condotto nelle scuole primarie e nelle scuole medie: sono state scelte casualmente, proporzionalmente al numero d’istituti presenti in ciascuna città degli 11 distretti di Guangzhou.
Gli stessi autori auspicano strategie preventive, ad esempio di aumentare il tempo trascorso all’aria aperta sin da quando si è piccoli (approfondisci). Tra l’altro la miopia, secondo l’OMS, è in aumento nel mondo.
Performance variabili, col Centro-Nord che di solito si comporta meglio. La Toscana è due volte medaglia d’oro. Presentato a Roma il nuovo volume di CREA Sanità
Sul gradino più alto del podio si trova la Toscana, mentre l’argento va all’Emilia Romagna e il bronzo alla Lombardia. È questo il risultato dei giudizi degli utenti sulle performance dei propri sistemi sanitari regionali (SSR).
Usando criteri di efficienza più “oggettivi” a vincere è sempre la Toscana, mentre la Lombardia sale al secondo posto e la Liguria si piazza terza. A fornire questi risultati è Crea Sanità dell’Università di Tor Vergata, che ha appena pubblicato il V volume di “Una misura di Performance dei SSR” [[A cura di F. Spandonaro e D. d’Angela]], presentato a Roma il 4 luglio 2018.
All’ultimo posto – sempre come performance sanitarie valutate sulla base di numerosi indicatori “oggettivi” – troviamo il Molise, mentre il Friuli Venezia Giulia è penultima e terzultima è la Puglia. Se ci affidiamo invece al giudizio degli utenti, sono Abruzzo, Piemonte e Friuli Venezia Giulia a occupare le ultime tre posizioni.
In questo lavoro di Crea Sanità sono stati utilizzati indicatori legati all’equità (a carattere sociale [[ad esempio le famiglie a rischio impoverimento per le spese sanitarie di tasca propria oppure quote di persone che rinunciano a curarsi]]), all’appropriatezza clinica e organizzativa, agli esiti [[tra cui c’è la quota di persone in buona salute e quella di disabili]], ad aspetti economico-finanziari e all’innovazione sanitaria.
L’analisi viene sintetizzata così dagli autori, che raggruppano le prestazioni in tre grandi gruppi: in pole position abbiamo cinque regioni (Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna) che mantengono da anni questo “primato”, al più invertendosi nelle posizioni di testa; seguono altre undici regioni (Lazio, Sardegna, Marche, Provincia Autonoma di Bolzano, Valle d’Aosta, Sicilia, Umbria, Piemonte, Campania, Provincia autonoma di Trento e Basilicata), con un livello abbastanza omogeneo. Agli ultimi posti abbiamo cinque regioni che si trovano in una situazione critica: Calabria, Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise (queste ultime due sono nuovi ingressi perché fortemente penalizzate da alcuni indicatori).
Le zone o le regioni che hanno registrato i migliori progressi sono, infine, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Val d’Aosta e le Marche.