L’ISTAT: Italia al primo posto per speranza di vita alla nascita degli uomini. I più istruiti fanno spesso più prevenzione
La salute e gli stili di vita hanno conquistato il primo posto tra gli italiani: lo attesta una classifica pubblicata dall’ISTAT contenuta nel nuovo Rapporto intitolato BES 2018, presentato a Roma il 18 dicembre, in cui vengono considerati dodici indicatori relativi al benessere. Seguono – in ordine d’importanza – l’istruzione e la formazione, la sicurezza personale, il lavoro e la sua qualità, l’ambiente e la sua tutela, il sentirsi soddisfatti della propria vita. Si trovano, invece, all’ultimo posto la politica e le istituzioni pubbliche.
Più speranza di vita
Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (2016) l’Italia è al primo posto nella graduatoria europea per la speranza di vita alla nascita dei maschi (81 anni) mentre per le donne, con 85,6 anni, è preceduta di poco da Spagna e Francia.
Italiani meno seduti
Continua a ridursi la sedentarietà anche nel 2017: la percentuale di persone che non praticano alcuna attività fisica nel tempo libero è passata dal 39,4% al 37,9% (persone di 14 anni e più). La flessione è maggiore nel Mezzogiorno che, tuttavia, continua a presentare un’incidenza di sedentari significativamente superiore a quella del Nord [[+22,2% punti percentuali]].
La sedentarietà e l’eccesso di peso sono fattori di rischio che spesso si cumulano, con possibili ripercussioni sfavorevoli sulle condizioni di salute: nel 2017 un maggiorenne su 5 è sia in eccesso di peso sia sedentario e la percentuale arriva quasi al 30% nel Mezzogiorno (contro il 15% nel Nord).
Frutta e verdura
In merito alla adeguata alimentazione, si riduce lievemente la percentuale di persone che consumano porzioni giornaliere adeguate di frutta e verdura (19,2%). Il livello comunque è in linea con quello della media degli ultimi anni (19%).
Stabili il fumo e in consumo di alcol
Negli ultimi quattro anni rimangono stabili sia l’abitudine al fumo sia il consumo a rischio di alcol (rispettivamente 19,9% e 16,7% delle persone di 14 anni e più nel 2017). Entrambi questi comportamenti sono più diffusi tra gli uomini, e interessano circa il 25% delle persone di 14 anni e più per entrambi gli indicatori, rispetto al 15,4% di fumatrici e al 9,3% di donne che hanno abitudini rischiose nel consumo di alcol.
Più istruzione, più prevenzione
Il possesso di un elevato titolo di studio rappresenta un fattore protettivo per la salute, e, in particolare, per la prevenzione primaria. Il ruolo attribuito all’istruzione risulta particolarmente significativo e in aumento rispetto agli altri domini, in coerenza con gli indicatori Bes che mostrano nel periodo considerato un quadro piuttosto positivo in termini di partecipazione e un aumento dei livelli di istruzione.
Fonte: ISTAT





È stato presentato il 7 dicembre a Roma il 52° Rapporto del Censis. Quando l’accesso alla sanità è difficile genera costi aggiuntivi, con la crescente sensazione di disuguaglianze e ingiustizie [[accompagnato da un crescente risentimento o rabbia]]. Troppo di rado il medico specialista è fonte d’informazione sanitaria: solo in 18 casi su 100.
Il 73,4% degli italiani si è detto convinto che sia possibile curarsi da soli quando sono colpiti da lievi disturbi (con un incremento del 9,3% rispetto al 2007). Il 56,5% ritiene che sia possibile curarsi autonomamente perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, il 16,9% perché è il modo più rapido. Nonostante la crescita del web (28%), i principali canali informativi degli italiani rimangono il medico di medicina generale (53,5%), il farmacista (32,2%) e il medico specialista (17,7%). 








Almeno un individuo su dieci nel mondo è disabile: si tratta complessivamente di 650 milioni di persone. Solo i ciechi e gli ipovedenti sono 285 milioni [[in un rapporto di oltre uno a sei, pari a 39 milioni di non vedenti e 246 milioni d’ipovedenti (stime WHO 2010)]]. 








Se si vive in ambienti inquinati si potrebbe essere più a rischio 


Sei nottambulo, fumi e mangi male? Potresti essere più a rischio di diabete di tipo 2, quello alimentare, rispetto a chi segue uno stile di vita corretto. Anche se non si può arrivare a una conclusione definitiva, il
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Sempre secondo il Censis, se nel 2008 per gli italiani stare bene significava “sentirsi in forma, efficienti e in grado di svolgere le normali attività” (27,6%), invece nel 2017 l’asse si è spostato verso la dimensione interiore: stare bene è “uno stato di benessere psicologico, soddisfazione, tranquillità e felicità” (40,8%).




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Ci possono essere problemi persino col fumo passivo, tanto che in Italia è vietato fumare in macchina in presenza di donne incinte e minorenni. 

