Per gli italiani la salute prima di tutto

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L’ISTAT: Italia al primo posto per speranza di vita alla nascita degli uomini. I più istruiti fanno spesso più prevenzione

gmv-gazebo_persone_in_fila_a_torino-controllo_pressione_oculare-web.jpgLa salute e gli stili di vita hanno conquistato il primo posto tra gli italiani: lo attesta una classifica pubblicata dall’ISTAT contenuta nel nuovo Rapporto intitolato BES 2018, presentato a Roma il 18 dicembre, in cui vengono considerati dodici indicatori relativi al benessere. Seguono – in ordine d’importanza – l’istruzione e la formazione, la sicurezza personale, il lavoro e la sua qualità, l’ambiente e la sua tutela, il sentirsi soddisfatti della propria vita. Si trovano, invece, all’ultimo posto la politica e le istituzioni pubbliche.

Più speranza di vita

jogging-mare-web.jpgSecondo gli ultimi dati Istat disponibili (2016) l’Italia è al primo posto nella graduatoria europea per la speranza di vita alla nascita dei maschi (81 anni) mentre per le donne, con 85,6 anni, è preceduta di poco da Spagna e Francia.

Italiani meno seduti

Continua a ridursi la sedentarietà anche nel 2017: la percentuale di persone che non praticano alcuna attività fisica nel tempo libero è passata dal 39,4% al 37,9% (persone di 14 anni e più). La flessione è maggiore nel Mezzogiorno che, tuttavia, continua a presentare un’incidenza di sedentari significativamente superiore a quella del Nord [[+22,2% punti percentuali]].

La sedentarietà e l’eccesso di peso sono fattori di rischio che spesso si cumulano, con possibili ripercussioni sfavorevoli sulle condizioni di salute: nel 2017 un maggiorenne su 5 è sia in eccesso di peso sia sedentario e la percentuale arriva quasi al 30% nel Mezzogiorno (contro il 15% nel Nord).

Frutta e verdura

verdura-verde-cavolo-foto_freedigitalphotos_net.jpgIn merito alla adeguata alimentazione, si riduce lievemente la percentuale di persone che consumano porzioni giornaliere adeguate di frutta e verdura (19,2%). Il livello comunque è in linea con quello della media degli ultimi anni (19%).

Stabili il fumo e in consumo di alcol

Negli ultimi quattro anni rimangono stabili sia l’abitudine al fumo sia il consumo a rischio di alcol (rispettivamente 19,9% e 16,7% delle persone di 14 anni e più nel 2017). Entrambi questi comportamenti sono più diffusi tra gli uomini, e interessano circa il 25% delle persone di 14 anni e più per entrambi gli indicatori, rispetto al 15,4% di fumatrici e al 9,3% di donne che hanno abitudini rischiose nel consumo di alcol.

Più istruzione, più prevenzione

Il possesso di un elevato titolo di studio rappresenta un fattore protettivo per la salute, e, in particolare, per la prevenzione primaria. Il ruolo attribuito all’istruzione risulta particolarmente significativo e in aumento rispetto agli altri domini, in coerenza con gli indicatori Bes che mostrano nel periodo considerato un quadro piuttosto positivo in termini di partecipazione e un aumento dei livelli di istruzione.

Fonte: ISTAT

Censis: come gli italiani vivono la sanità

Censis edificio

Il nuovo rapporto sulla situazione del Paese: sette italiani su dieci pensano di poter curare da soli i piccoli disturbi

rapporto_annuale_censis-52o-logo-photospipa56e5c742a90c65cd9aebc6c0a6ba2c7.jpgÈ stato presentato il 7 dicembre a Roma il 52° Rapporto del Censis. Quando l’accesso alla sanità è difficile genera costi aggiuntivi, con la crescente sensazione di disuguaglianze e ingiustizie [[accompagnato da un crescente risentimento o rabbia]]. Troppo di rado il medico specialista è fonte d’informazione sanitaria: solo in 18 casi su 100.

Più della metà degli italiani (54,7%) ritiene che in Italia le persone non abbiano ovunque le stesse opportunità di diagnosi e cure. [[Lo pensa il 58,3% dei residenti al Nord-Est, il 53,9% al Sud, il 54,1% al Centro e il 53,3% al Nord-Ovest.]] Emblematici sono i dati sul grado di soddisfazione rispetto al Servizio sanitario della propria Regione: il valore medio nazionale del 62,3% oscilla tra il 77% al Nord-Ovest, il 79,4% al Nord-Est, il 61,8% al Centro e il 40,6% al Sud e nelle isole.

Cresce il fai-da-te: più fiducia nel web rispetto ai medici specialisti

Nella tutela della salute e nel rapporto con la sanità è sempre più diffuso il principio del fai-da-te, nel solco del sapere esperto. Sono 49,4 milioni le persone che soffrono di piccoli disturbi che condizionano la funzionalità e la qualità della loro vita quotidiana.

farmaci-blister_vuoto_compresse_sfondo_rosso-photospipd127bb29d74153df6aca4b300bac5ab1.jpgIl 73,4% degli italiani si è detto convinto che sia possibile curarsi da soli quando sono colpiti da lievi disturbi (con un incremento del 9,3% rispetto al 2007). Il 56,5% ritiene che sia possibile curarsi autonomamente perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, il 16,9% perché è il modo più rapido. Nonostante la crescita del web (28%), i principali canali informativi degli italiani rimangono il medico di medicina generale (53,5%), il farmacista (32,2%) e il medico specialista (17,7%).

Uno dei terreni su cui maggiormente si esprime l’autoregolazione della salute è quello del ricorso a farmaci da automedicazione: infatti, è la maggioranza degli italiani a curarsi con questi. Le conseguenze per la qualità della vita delle persone e per la funzionalità dei lavoratori sono rilevanti. Sono 17,6 milioni gli italiani che l’ultima volta che hanno avuto un piccolo disturbo hanno preso un farmaco da banco: una scelta che si è rivelata decisiva perché hanno potuto continuare a svolgere le attività che altrimenti avrebbero dovuto lasciare.

Fonte di riferimento: Censis

Il futuro dell’assistenza visto dal Ministero della Salute

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L’Atto d’indirizzo del 2019: prevenzione, universalismo delle cure, più collaborazione Stato-Regioni

ministero_della__salute-sede_rm_eur-prsn-500pixels.jpgUn sistema sanitario di ottimo livello che presenta alcuni aspetti critici. È questo il quadro italiano che emerge dal nuovo Atto d’indirizzo del Ministero della Salute 2019, in cui si spiega l’importanza della prevenzione, di un accesso universale alle cure e di una maggiore collaborazione tra Stato e Regioni del Belpaese.

Il Dicastero della Salute scrive:

Il sistema sanitario presenta un buon rapporto costi/efficacia, tant’è che la speranza di vita in Italia è rimasta costantemente al di sopra della media dell’Unione Europea e i tassi di mortalità evitabile sono tra i più bassi […]. Malgrado questo risultato lusinghiero si registra un elevato fabbisogno di cure mediche insoddisfatto, atteso che emergono realtà inerenti a fasce di popolazione, in evidente stato di disagio economico, che guardano, con maggior speranza, ad un reale e concreto universalismo, al fine di evitare il rinvio o l’abbandono delle cure.

Bisogna sempre promuovere la salute: l’interesse preminente da tutelare – sottolinea il documento ufficiale – deve essere quello dei cittadini, ai quali dovrà essere assicurata, nella massima trasparenza, ogni notizia e informazione utile.

Fonte principale: Ministero della Salute

Giornata Mondiale della Disabilità

Disabile motorio ministero Welfare

Si è celebrata il 3 dicembre con l’ONU: i ciechi e gli ipovedenti sono 285 milioni nel mondo

logo_giornata_internazionale_disabili-3_dicembre_2018.jpgAlmeno un individuo su dieci nel mondo è disabile: si tratta complessivamente di 650 milioni di persone. Solo i ciechi e gli ipovedenti sono 285 milioni [[in un rapporto di oltre uno a sei, pari a 39 milioni di non vedenti e 246 milioni d’ipovedenti (stime WHO 2010)]].

Lo si è ricordato il 3 dicembre, quando si è celebrata la Giornata Mondiale della Disabilità: è stata proclamata dall’ONU nel 1981 per promuovere i diritti e il benessere dei portatori di handicap. Per l’occasione sono stati organizzati eventi e conferenze in molte città del mondo, tra cui New York (nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite).

Anche se le politiche d’integrazione sono più diffuse che in passato soprattutto nei Paesi sviluppati, siamo tuttavia ancora lontani dal raggiungere una reale parità nell’accesso a tutti i servizi.

A Trento al museo della scienza si entra gratis dopo le due

Il 3 dicembre 2018 il Museo delle Scienze di Trento ha offerto l’ingresso gratuito dalle 14 alle 18. Infatti il MUSE – scrive la struttura – è diventato una “vetrina delle buone pratiche di inclusione e coesione sociale che gli enti e le associazioni di settore promuovono quotidianamente. Dai laboratori creativi alle micro conferenze, dal bar al buio ai percorsi bendati o in carrozzina, i partecipanti potranno vivere numerose esperienze per rendere la diversità parte della normalità, mettendo al centro la dignità e il valore della persona”.

Tra gli eventi della giornata – costellata da incontri e conferenze – segnaliamo “Abitare: storie di vita e autonomia possibile”, oltre all’attore comico Checco Zalone, col suo dialogo “Noi come supereroi. La normalità è sopravvalutata” (leggi il programma della giornata).
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Con l’occasione l’IRIFOR del Trentino ha messo a disposizione il suo bar al buio: si tratta di un tir attrezzato dove vengono serviti caffè e altre bevande nell’oscurità completa; avendo difficoltà a orientarsi o perdendo il senso dell’orientamento ci si avvicina al mondo dei non vedenti.

Fonti principali: OMS, Irifor, Muse

Inquinamento: possibile aumento rischio glaucoma

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L’esposizione a lungo termine al particolato e una predisposizione genetica potrebbero essere associati a un aumento della pressione oculare negli anziani

centrale-a-carbone-web-001fd.jpgSe si vive in ambienti inquinati si potrebbe essere più a rischio glaucoma [soprattutto se si è anziani e ci sono altri casi in famiglia della malattia oculare]]. Che il particolato possa incrementare la possibilità di essere colpiti dalla prima causa di cecità irreversibile al mondo è stato evidenziato da uno studio pubblicato da [Jama Ophthalmology: per la prima volta sarebbe stata individuata una possibile associazione tra pressione oculare elevata e un’esposizione di lungo periodo ad ambienti ricchi di particolato prodotto dalla combustione del carbone.

L’analisi ha incluso 419 anziani – per un totale di 911 visite complessive incluse quelle successive alla prima – che sono stati sottoposti periodicamente a misurazione della pressione oculare (tonometria).

I ricercatori di diverse università americane hanno effettuato analisi associate alla tossicità del carbone: può esistere una predisposizione genetica ad alterazioni provocate da fattori ambientali nocivi. Nei modelli elaborati l’associazione tra esposizione ai residui della combustione del carbone e la pressione oculare è risultata più elevata negli individui con un elevato stress ossidativo.

In conclusione, scrivono gli autori:

L’esposizione ad ambienti ricchi di [prodotti di scarto della combustione del] carbone potrebbe essere un fattore di rischio per l’aumento della pressione intraoculare in persone predisposte ad altri fattori biologici ossidativi stressanti. Se ulteriori studi confermassero questi risultati, monitorare l’esposizione al carbone e lo stress fisiologico ossidativo potrebbe prevenire lo sviluppo e la progressione di malattie correlate a una pressione intraoculare [elevata].

Fonte: Jama Ophthalmology

Stili di vita errati, occhio al diabete

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Soprattutto chi fa turni lavorativi di notte è più a rischio di essere colpito dal diabete alimentare

diabete-retina_malata-web.jpgSei nottambulo, fumi e mangi male? Potresti essere più a rischio di diabete di tipo 2, quello alimentare, rispetto a chi segue uno stile di vita corretto. Anche se non si può arrivare a una conclusione definitiva, il British Medical Journal ha avanzato l’ipotesi per cui l’associazione di turni di notte e uno stile di vita malsano possa aumentare di quasi tre volte (2,83) il rischio di contrarre la forma meno grave di diabete, con un’interazione “amplificatrice” tra i due fattori.

Come si è svolto lo studio

Scienziati americani, cinesi e austriaci hanno preso in considerazione una base dati di 143.410 infermiere che – quando è iniziato lo studio – non soffrivano né di diabete né di malattie cardiovascolari né di cancro. I turni di notte sono stati presi in considerazione solo se pari o superiori a tre giorni al mese. Gli stili di vita insalubri sigaretta.jpgerano consueti e comprendevano: fumare, insufficiente attività fisica moderata o intesa (meno di mezz’ora al giorno), una cattiva qualità della dieta e un indice di massa corporea superiore almeno di un quarto rispetto alla norma. Questi ultimi fattori sono stati determinanti, incidendo complessivamente per il 71,2%.

Nel corso dei 22-24 anni dello studio si sono verificati 10.915 casi di diabete alimentare. Secondo i ricercatori “queste scoperte suggeriscono che la maggior parte dei casi dei diabete di tipo 2 possono essere prevenuti seguendo uno stile di vita sano e i benefici potrebbero essere persino maggiori per i lavoratori che fanno i turni di notte”. Tra le varie complicanze del diabete c’è naturalmente anche la retinopatia.

Fonte: British Medical Journal

Coroideremia, parziale successo della terapia genica

(Fonte: Ospedale S. Raffaele, Mi)

Una sperimentazione condotta in Inghilterra ha consentito a 6 persone su 14 di recuperare almeno una riga sull’ottotipo

dna-animazione.gifCecità notturna e restringimento del campo visivo durante l’infanzia fino alla cecità dopo i 40 anni. È il tragico destino dei malati di coroideremia, una malattia rara del tessuto che nutre la retina (coroide): quest’ultima, senza un apporto sufficiente di nutrienti e ossigeno, va incontro a una progressiva degenerazione.

Tale meccanismo genetico – che fino a oggi appariva inesorabile – è stato in parte “invertito”: grazie a una terapia genica sperimentale sei occhi di altrettanti malati hanno recuperato oltre una riga sul tabellone utilizzato da un’équipe di medici inglesi (ottotipo).

Il gruppo di ricercatori, appartenenti principalmente all’Università di Oxford e ad altri atenei londinesi, ha pubblicato infatti su Nature una lettera [[Kanmin Xue, Jasleen K Jolly, Alun R. Barnard, Anna Rudenko, Anna P. Salvetti, Maria I. Patrício, Thomas L. Edwards, Markus Groppe, Harry O. Orlans, Tanya Tolmachova, Graeme C. Black, Andrew R. Webster, Andrew J. Lotery, Graham E. Holder, Susan M. Downes, Miguel C. Seabra & Robert E. MacLaren, “Beneficial effects on vision in patients undergoing retinal gene therapy for choroideremia”, Letter, 8 October 2018, Nature Medicine, volume 24, pp. 1507-1512 (2018)]] in cui si legge:

I [nostri] risultati suggeriscono che la terapia genetica retinica può aiutare a migliorare l’acuità visiva in una coorte di pazienti, principalmente con coroideremia all’ultimo stadio, per cui normalmente sarebbe prevista una rapida perdita dell’acuità visiva.

I geni sani da sostituire a quelli “difettosi” sono stati veicolati grazie al virus del raffreddore mediante iniezioni sotto la retina: come vettore si è fatto ricorso a un adenovirus preventivamente svuotato del suo contenuto nocivo.

La terapia sperimentale per la coroideremia è stata testata su 14 individui (un occhio per paziente). Dopo due anni, mentre il visus delle persone non trattate si è ridotto (-1,5 lettere in media per 14 occhi), c’è stato invece un parziale recupero entro i primi 6 mesi nelle persone sottoposte a trattamento. Tale miglioramento si è mantenuto fino ai 5 anni successivi.

Bisognerà vedere se il miglioramento del visus sarà stabile nel lungo periodo e se la terapia verrà tradotta in un protocollo clinico, ma per ora è meramente sperimentale.

Fonte: Nature

Se il web batte il medico specialista

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Secondo il Censis per le informazioni di salute il medico di famiglia resta invece al primo posto

chiocciola-internet-in-mano.jpgIl medico specialista è stato superato, anche se di poco, da internet come principale fonte d’informazione sulla salute (22,7% contro 23%). Ancora più comune è l’affidarsi della tv (25,7%), seguire ciò che dicono parenti, vicini e amici (31,9%), mentre al primo posto resta saldamente il medico di famiglia, che anzi migliora la sua posizione (dal 66,3% del 2008 al 72,3% del 2016).

È quanto emerge dalla ricerca “Il medico pilastro del buon Servizio sanitario” – condotta dal Censis [su un campione di 1000 persone]] – che è stata presentata il 15 novembre 2018 a Roma nell’ambito dell’evento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ([Fnomceo) intitolato “40 anni del Servizio sanitario nazionale. La conquista di un diritto, un impegno per il futuro”.

Occhio alla spesa sanitaria

La spesa sanitaria non sembra brillare e, pertanto, il Censis scrive:
La stretta sulla spesa sanitaria pubblica, a fronte della crescita dei fabbisogni sanitari per invecchiamento e cronicità di massa, dà luogo ad una riduzione della copertura reale pienamente percepita dai cittadini. Meno sanità pubblica, anche a causa della lunghezza delle liste di attesa e più ampi divari territoriali in quantità e qualità dell’offerta impongono un più intenso ricorso alla sanità privata […].

Ancora una volta si assiste ad uno sviluppo della prevenzione basata sugli stili di vita ed ancor nel ricorso agli screening e accertamenti vari, in particolare per le patologie oncologiche. [[Il Censis prosegue: “Informazione e autodeterminazione entrano prepotentemente anche nel rapporto con il medico ma informano tutti i comportamenti sanitari. L’asimmetria informativa nella relazione medico-paziente viene definitivamente messa in discussione […]”.]]

Il benessere psicologico è importante

monitor_con_occhio-photospipba952de564fea5c48b8b276d50dec5f7.jpgSempre secondo il Censis, se nel 2008 per gli italiani stare bene significava “sentirsi in forma, efficienti e in grado di svolgere le normali attività” (27,6%), invece nel 2017 l’asse si è spostato verso la dimensione interiore: stare bene è “uno stato di benessere psicologico, soddisfazione, tranquillità e felicità” (40,8%).

Fonti: Censis, Quotidiano Sanità

“Apri gli Occhi!”, torna il concorso a premi nelle scuole

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Principali protagonisti sono gli insegnanti, gli alunni delle primarie e le loro famiglie. Le iscrizioni sono già aperte: la scadenza è il 30 aprile 2019

apri_gli_occhi-quiz-copertina-400_pixel.jpgLa campagna di prevenzione “Apri gli Occhi!” è oggi disponibile nelle scuole in versione digitale, al fine di “illuminare” gli alunni, gli insegnanti e i genitori riguardo alla cura dei nostri occhi e alla centralità della vista.

Anche nell’anno scolastico 2018-2019 la campagna è basata su una formula innovativa: tutto si svolge su una piattaforma multimediale rivolta principalmente ai docenti, com’è già avvenuto durante lo scorso anno scolastico. Si mira infatti alla salvaguardia della salute oculare con l’aiuto dell’insegnamento.

L’adozione del progetto può essere richiesta agli insegnanti anche dalle famiglie e dagli alunni: si tratta delle classi della scuola primaria e di quelle dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. La nuova scadenza del concorso a premi “Trivia” è il 30 aprile 2019. [[L’iscrizione può avvenire da subito e le classi possono giocare fino al 30 aprile 2019. Ogni classe iscritta avrà la possibilità di giocare 3 volte (10 domande ciascuna volta). A chiusura del concorso il sistema considererà automaticamente valida solamente la giocata migliore (maggior numero di risposte esatte, nel minor tempo); in questo modo, i bambini si sentiranno spronati a dare il massimo. La sfida online dovrà sempre essere mediata dall’insegnante.]]

Il concorso ha un carattere interscolastico e si svolgerà tra le classi che hanno partecipato all’allenamento ludico-didattico (10 quiz ogni volta sui 100 complessivi, in modo da simulare efficacemente la sfida finale online), di cui l’8 novembre 2018 è stata rilasciata una nuova versione. Nella fase decisiva le classi dovranno rispondere a dieci quesiti a risposta multipla selezionati casualmente tra quelli già proposti durante l’allenamento.

L’iniziativa, voluta e ideata dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, è gestita da CivicaMente: si rivolge principalmente a bambini dai 5 agli 11 anni, in modo da educarli alla prevenzione dei disturbi della vista attraverso il divertimento. Grazie alla campagna “Apri gli Occhi!” si può scaricare il multimediale educativo e si possono leggere gli approfondimenti: materiali integrativi utili per le lezioni in classe.

Gli strumenti didattici gratuiti a disposizione degli insegnanti e delle loro classi sono, in particolare, i seguenti:

  • la LEZIONE DIGITALE cartoon;
  • il QUIZ MULTIMEDIALE DI ALLENAMENTO;
  • il CONCORSO a premi TRIVIA QUIZ.

Collegandosi al sito i docenti possono scaricare il materiale e iscriversi. I bambini avranno, poi, tempo fino al 30 aprile 2019 per prepararsi alla sfida e tentare le proprie giocate, al fine di aggiudicarsi il premio in palio: una fornitura di materiale scolastico del valore di 250 euro.

In conclusione la prevenzione dei disturbi visivi si può “accendere” attraverso un divertimento istruttivo. A ogni insegnante si può richiedere direttamente la partecipazione alla campagna “Apri gli Occhi!”.

Link utile: Concorso Trivia

Più fumo, maggior rischio di strabismo nei neonati

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Fumare durante la gestazione potrebbe provocare danni neurologici al feto, così come anche patologie oculari

ecografia-3d-c-profilo-web.jpgGià le avvertenze sui pacchetti di sigarette parlano chiaro in molti casi. Fumare in gravidanza può avere conseguenze anche gravi sul feto, che vanno dai danni neurologici alle patologie oculari. Tra questi ultimi i rischi più comuni nei nascituri sono lo strabismo, la retinopatia neonatale e i vizi refrattivi.

A fare il punto sul maggiore rischio di strabismo dei neonati le cui madri hanno fumato durante la gestazione è un nuovo studio retrospettivo della rivista Acta Ophthalmologica [Yang Y, Wang C, Gan Y, Jiang H, Fu W, Cao S, Lu Z, “[Maternal smoking during pregnancy and the risk of strabismus in offspring: a meta-analysis“, Acta Ophthalmol. 2018 Nov 6. doi: 10.1111/aos.13953. (Epub ahead of print) Review]]

Sono stati presi in esame undici articoli già pubblicati, per un totale di 4833 pazienti. Secondo gli autori “il fumo materno durante la gravidanza è significativamente associato allo strabismo della prole”: complessivamente il rischio di sviluppare un’esotropia (occhi deviati verso l’interno) o un’exotropia (deviati verso l’esterno) è risultato superiore del 65% rispetto ai neonati le cui madri non hanno fumato nel corso della gestazione.

il_fumo_passivo_nuoce_alla_salute_sin_da_bambini-web.jpgCi possono essere problemi persino col fumo passivo, tanto che in Italia è vietato fumare in macchina in presenza di donne incinte e minorenni.

Come si legge in uno studio del 2015 pubblicato sempre su Acta Ophthalmologica:

Il fumo di sigaretta durante la gravidanza è un grave problema di salute pubblica. L’esposizione intra-uterina al fumo di sigaretta materno è associata a un aumento dei rischi di crescita e di problemi di sviluppo neurologico durante l’infanzia e nel resto della vita. …] Secondo la maggior parte degli studi (n=18, il numero di quelli considerati dalla ricerca, ndr) l’esposizione fetale al fumo di sigaretta materna attiva o passiva è associata, nei bambini, a un maggiore rischio di esiti visivi avversi. In particolare, c’erano più alti tassi di strabismo, errori di refrazione e retinopatia tra i figli di donne che fumavano durante la gravidanza. [[Fernandes M, Yang X, Li JY, Cheikh Ismail L., “[Smoking during pregnancy and vision difficulties in children: a systematic review“, Acta Ophthalmol. 2015 May;93(3):213-23. doi: 10.1111/aos.12627. Epub 2014 Dec 28]]

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Non solo il tabacco può nuocere alla salute dei neonati e delle loro madri, ma ricordiamo anche un’altra avvertenza presente sui pacchetti di sigarette: “il fumo aumenta il rischio di cecità” soprattutto negli anziani, in particolare perché potrebbe favorire la degenerazione maculare (area centrale della retina).

Servizio utile: telefono verde contro il fumo 800 554 088

Fonte: Acta Ophthalmologica