Check-up oculistici e giochi educativi in Piemonte

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Tre appuntamenti gratuiti per tre domeniche nell’astigiano con “Estate in vista”: il 14 luglio a Castagnole Lanze, il 21 a Castell’Alfero e il 28 a Buttigliera

estate_in_vista-asti-comitato_iapb-400pix.jpgTre giornate per far brillare gli occhi dei cittadini, promuovere la prevenzione oftalmica e farli divertire in modo intelligente. Approda in Piemonte la campagna “Estate in vista”: nell’astigiano, a partire dalla metà di luglio, per tre domeniche consecutive si effettueranno check-up oculistici gratuiti a bordo di un’Unità mobile oftalmica dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, un camper hi-tech attrezzato ad ambulatorio oculistico.

Tre paesi per tre domeniche

Gli appuntamenti piemontesi in calendario – che rientrano nell’ambito del progetto “La prevenzione non va in vacanza” – sono i seguenti: il 14 luglio 2019 a Castagnole Lanze, il 21 a Castell’Alfero e il 28 luglio a Buttigliera.

Ci si potrà immergere in una dimensione ludica: oltre ai check-up oftalmici il Comitato provinciale della IAPB proporrà un esperimento di simulazione della cecità e dell’ipovisione sotto forma di gioco durante il quale i partecipanti – indossando appositi occhiali in grado di riprodurre i difetti della vista – dovranno individuare e riconoscere alcuni oggetti attraverso la sola percezione tattile e muoversi nello spazio circostante aiutandosi con il bastone bianco.

Il tutto è reso possibile grazie al Comitato IAPB di Asti, con il patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e della Croce Rossa Italiana e il prezioso supporto dei volontari dell’UNIVoC.

Gli obiettivi di prevenzione e sensibilizzazione

Adriano Capitolo, presidente del Comitato IAPB di Asti, spiega:
Il nostro obiettivo è quello di offrire occasioni di incontro e di sensibilizzazione sulle patologie della vista, in un periodo particolare come quello estivo, in cui aumenta l’esposizione ai raggi solari e crescono i rischi per la salute dei nostri occhi, soprattutto nei soggetti giovani. Con incontri informativi e recandoci con l’Unità mobile oftalmica nelle piazze di alcuni paesi della provincia, attuiamo ormai da anni uno screening di prevenzione delle malattie degli occhi…

Quando siamo in vacanza la nostra attenzione è tutta rivolta alla pelle, ma occorre sapere che anche gli occhi corrono dei rischi. Da qui la necessità di sensibilizzare i cittadini, informandoli correttamente sui danni che possono derivare da un’eccessiva esposizione ad agenti irritanti come i raggi ultravioletti, la polvere, la sabbia, le impurità dell’acqua, ecc.

Tutto gratis per tutti

Anche durante le due tappe successive – a Castell’Alfero (21 luglio) e a Buttigliera d’Asti (28 luglio) – grazie ai volontari sarà distribuito un opuscolo (“Estate in vista”) che spiega come proteggere gli occhi e prevenire danni e malattie della vista.

“A tutti i partecipanti – si annuncia in un comunicato – verranno offerti una merenda e un succo a base di frutta e verdure, alimenti amici della salute dei nostri occhi. Tutti potranno contribuire alla promozione social dell’evento postando foto e selfie della giornata con gli hashtag che verranno comunicati a bordo dell’unità oftalmica. Sarà inoltre effettuata la raccolta degli occhiali usati in collaborazione con i Lions”.

Fonte di riferimento: Comitato IAPB di Asti

La fotografia in bianco e nero dell’Italia

Presentazione del Rapporto di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità (Roma, 4 luglio 2019) (Foto: pagina FB di Cittadinanzattiva)

Il XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulle cronicità: ritardi nelle diagnosi, lunghe liste d’attesa e poca prevenzione secondo 47 associazioni

La prevenzione è trascurata dalle associazioni in Italia: soltanto una su tre certifica corsi in questo campo. Inoltre oltre l’80% delle 47 associazioni interpellate denuncia ritardi nelle diagnosi. Molto carente risulta l’integrazione tra assistenza primaria e specialistica (lo denuncia il 73%), così come la continuità tra ospedale e territorio (69%). Sono alcuni dei dati contenuti nel XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità che, presentato a Roma il 4 luglio 2019, è intitolato Regione che vai, cura che trovi (forse).

Troppe le attese soprattutto nel Lazio, Campania e Calabria

Più di due associazioni su tre (68%) denunciano lunghe liste di attesa: ad esserne afflitti soprattutto i pazienti del Lazio, della Campania e della Calabria. Solo una su tre afferma che visite ed esami per la gestione della patologia sono prenotati direttamente dallo specialista, mentre la maggioranza dei cittadini deve provvedere autonomamente, attraverso il Centro Unico di Prenotazioni (CUP: 60%) o recandosi direttamente agli sportelli ospedalieri (28%). Le cure possono essere diseguali a seconda del luogo di residenza.

Quei camici che non ascoltano

sagoma_oculista.jpg“Per quanto riguarda l’umanizzazione delle cure, gli elementi sui quali bisognerebbe maggiormente agire sono – scrive Cittadinanzattiva – la mancanza di aiuto nella gestione della patologia, coniugata con la mancanza di ascolto da parte del personale sanitario (74%). Altri due aspetti che rendono particolarmente gravosa la vita delle persone affette da patologie croniche e rare sono le liste d’attesa (68%) e la burocrazia inutile (55%). Ad essere, poi, ancora oggi sottovalutato è il dolore, sia quello fisico che quello psicologico (53%)”.

Assistenza ospedaliera, troppi gli spostamenti

A livello di assistenza da parte degli ospedali, ben il 70% delle persone con malattie croniche e rare si lamentano di doversi spostare dalla città in cui risiedono. Il 53% denuncia la mancanza di personale specializzato, mentre uno su tre rileva lunghe liste di attesa per il ricovero. Non sono pochi i casi di chi è costretto a pagare una persona che l’assista durante il ricovero (lo denuncia il 23%) e ci sono persino persone che si trovano costrette a portarsi i farmaci da casa (17%).

Nel caso delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e lungodegenze, il primo problema è accedervi a causa delle lunghe liste di attesa (63%), segue la mancanza di specialisti (37%) e la necessità di pagare una persona per assistere il malato (26%). “La riabilitazione – precisa Cittadinanzattiva – non è totalmente garantita dal SSN, visto che per un’associazione su cinque il cittadino deve integrare a proprie spese per avere le ore sufficienti e uno su tre deve addirittura provvedere privatamente del tutto”.

Assistenza domiciliare? Solo in pochi casi

anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpgNon va meglio per l’assistenza domiciliare che, secondo l’82% delle associazioni, viene erogata solo in pochi casi; inoltre per il 70% le ore non sono comunque sufficienti, per il 53% mancano figure specialistiche, in particolar modo lo psicologo.

Nell’ambito dell’assistenza protesica ed integrativa, quasi il 60% lamenta tempi troppi lunghi per l’autorizzazione, mentre più della metà si ritrova a sostenere spese per l’acquisto di protesi, ausili e dispositivi non erogati dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Troppe spese e poco sostegno

cnamc_2019_disuguaglianze-cittadinattiva-web.jpgPer quanto riguarda l’assistenza farmaceutica, in cima ai problemi si trova la spesa economica per farmaci in fascia C (quelli non mutuabili) o a causa delle limitazioni di budget da parte delle ASL o aziende ospedaliere (41%); segue la limitazione di prescrizione da parte del medico di medicina generale e dei pediatri (28%).
Sempre a detta del 54% delle associazioni coinvolte, infine, i bisogni psicosociali non vengono presi in considerazione: in particolare, mancano le forme di sostegno psicologico e di tutela sul lavoro (65%) nonché le forme di sostegno economico (51%).

Le proposte di Cittadinanzattiva

Dunque Cittadinanzattiva, come proposte conclusive per migliorare il quadro socio-sanitario italiano, ha chiesto di: 1) ridurre le differenze nell’accesso alle cure; 2) recepire e attuare uniformemente il Piano nazionale delle cronicità; 3) semplificare le procedure burocratiche nel campo sanitario e renderle più omogenee.

L’Osservatorio nazionale liste d’attesa

Il 9 luglio 2019 al Dicastero della Salute – alla presenza del Ministro della Salute Giulia Grillo – si è insediato l’Osservatorio nazionale liste d’attesa e si è svolta la prima riunione.

All’incontro hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni, dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali (Agenas), dell’Istituto Superiore di Sanità, di Cittadinanzattiva e le Direzioni generali della Programmazione e dei Sistemi informativi del Ministero. Il tavolo è presieduto dal direttore della Programmazione, Andrea Urbani.

Il Ministro Grillo ha spiegato:

Siamo qui non solo per attivare un osservatorio operativo che possa il_ministro_della_salute_giulia_grillo_col_premier_giuseppe_conte-fonte_twitter-web-photospip819cb023210d7c7317d89d97599faf8a.jpgconcretamente vigilare sull’efficienza delle liste d’attesa, ma per lavorare insieme affinché sia restituito ai cittadini un diritto a lungo negato: quello dei tempi certi per le cure e per le diagnosi nella sanità pubblica. Tutte le risposte che questo gruppo di lavoro riuscirà a trovare, saranno risposte date ai cittadini che negli anni hanno perso fiducia e ai tanti che hanno smesso di curarsi… L’obiettivo comune è restituire al Paese un modello più efficiente di sanità pubblica.

Fonti: Cittadinanzattiva, Ministero della Salute

OMS: vittoria contro il tracoma

Pozzo realizzato grazie alla IAPB Italia onlus in una regione rurale dell'Etiopia per prevenire il tracoma (2008)

Le persone a rischio si sono ridotte da 2 miliardi a 142 milioni, con una diminuzione del 91% tra il 2002 e il 2019. Però la malattia oculare tropicale è ancora endemica in 44 Paesi

Foto OMS-RTI International-by Nabin Baral (WHO)
Foto OMS-RTI International-by Nabin Baral (WHO)

L’OMS canta vittoria contro il tracoma, una malattia infettiva oculare che può causare perdita della vista, facendo riferimento a una riduzione del 91% delle persone a rischio in quasi 20 anni: sono passate da 2 miliardi nel 2002 a 142 milioni nel 2019. Questi numeri sono stati citati il 27 giugno 2019 a Maputo (Mozambico) in occasione del 22° meeting internazionale dedicato all’eliminazione di questa patologia tropicale (Global Elimination of Trachoma by 2020-GET2020).

A Maputo si sono riuniti circa 180 specialisti provenienti da ogni parte del mondo. Si è detto che il numero di persone che necessitano d’intervento chirurgico per l’ultimo stadio del tracoma (trachomata trichiasis) si è ridotto significativamente, passando da 7,6 milioni del 2002 a 2,5 milioni del 2019 (-68%).

180 specialisti al meeting dell’OMS (Maputo, 27 giugno 2019) (Foto WHO)
180 specialisti al meeting dell’OMS (Maputo, 27 giugno 2019) (Foto WHO)

Il tracoma è una malattia che – precisa l’Organizzazione Mondiale della Sanità –, nonostante i progressi registrati, resta endemica in 44 Paesi: si stima che abbia causato cecità o ipovisione a circa 1,9 milioni di persone nel periodo considerato.

Lo studio della sua distribuzione è stato completato, in modo tale da poterlo controllare meglio grazie ai seguenti mezzi: 1) chirurgia per la trichiasi (le palpebre si rigirano verso l’interno e le ciglia finiscono col graffiare la cornea, causando infezioni); 2) impiego di antibiotici per combattere l’infezione; 3) pulizia del viso; 4) miglioramento delle condizioni ambientali per ridurre il rischio di contagio (acqua potabile, ecc.).

Il tracoma è causato da un’infezione veicolata da un batterio (Chlamydia trachomatis) che coinvolge la congiuntiva e la cornea. Solo nel 2018 sono stati trattati 146.112 casi di trichiasi e sono stati somministrati antibiotici contro questa malattia oculare a oltre 90 milioni di persone.

Anche la IAPB Italia onlus ha dato un suo contributo, realizzando 113 pozzi d’acqua potabile in una zona povera rurale dell’Etiopia chiamata Amhara (approfondisci).

“Eliminare il tracoma contribuisce alla salute oculare e alla qualità della vita delle persone più povere e svantaggiate in tutto il mondo e ci avvicina di più alla copertura sanitaria universale”, ha affermato il dott. Mwelecele Ntuli Malecela, direttore del Dipartimento dell’OMS per il controllo delle malattie tropicali dimenticate. “Liberare il mondo da questa malattia dolorosa e debilitante è reso possibile grazie a generose donazioni di un antibiotico come l’azitromicina”.

Scott McPherson, presidente della Coalizione internazionale per il controllo del tracoma, ha affermato invece:

Eliminare il tracoma dà un beneficio immediato nel preservare la vista delle persone a rischio. Però il lavoro per combattere il tracoma ha richiesto la creazione di partnership innovative, che contribuiranno a garantire che le persone più lontane ed emarginate non vengano lasciate indietro man mano che vengono rafforzati i servizi sanitari, [che divengono sempre] più completi.

Fonti principali: WHO, IAPB

Centri urbani meno sani

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Il 2 luglio 2019 si è celebrata la seconda Giornata nazionale per la salute e il benessere in città, laddove è maggiore il rischio di diabete e obesità

benessere-city-grafica-2019.jpgNei centri urbani ci sono più opportunità, ma la qualità della vita è tendenzialmente peggiore. Il 2 luglio 2019 si è celebrata la Giornata nazionale per la salute e il benessere in città istituita l’anno precedente. Suo obiettivo è contrastare la crescita delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, importanti problemi di salute del nostro tempo (vedi anche retinopatia diabetica).

Solo i diabetici in Italia si stima che siano oltre tre milioni mentre i maggiorenni obesi sono oltre uno su dieci; il 40% degli italiani non pratica né sport né altra attività fisica (dati Istat). [[“Affrontare i problemi di salute pubblica, a partire dalla promozione di stili di vita sani, di una corretta alimentazione, dell’attività fisica costante per creare consapevolezza che siamo tutti chiamati all’azione”. È quanto ha auspicato una lettera aperta indirizzata alle autorità nazionali in particolare ai membri del Governo, a senatori e deputati, ai presidenti di Regioni e Province, ai sindaci dei Comuni e ai rettori delle università italiane e ai presidenti dei centri di ricerca nazionali, presentata il 7 maggio 2019 presso la Camera dei Deputati.]]

I numeri del diabete e dell’obesità

Secondo quanto scrive la Federazione Internazionale del Diabete (IDF) circa 425 milioni di adulti (20-79 anni) hanno il diabete ed, entro il 2045, questa cifra arriverà a 629 milioni di persone. A livello mondiale la maggior parte dei diabetici hanno oggi tra i 40 e i 59 anni, ma in un caso su due non sono stati diagnosticati (212 milioni). Ben 352 milioni di persone sono a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 che comunque resta quello più diffuso. Talvolta questa forma si può aggravare e, in questo caso, potrebbe diventare necessaria l’insulina.

I dati epidemiologici nazionali – secondo la Società Italiana di Diabetologia (SID) – suggeriscono circa 250.000 nuove diagnosi di diabete tipo 2 e circa 25.000 nuove diagnosi di diabete tipo 1 ogni anno.
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Secondo l’OMS l’obesità, rispetto al 1975, è quasi triplicata a livello mondiale. Tanto che nel 2016 già si contavano oltre 650 milioni di adulti obesi. Anche l’obesità infantile risulta in crescita, in particolar modo in Italia, dove – scrive l’ISTAT – tra gli adulti il 35,5% è in sovrappeso e il 10,4% è obeso.

Stili di vita sani più in vista

Dunque bisogna correre ai ripari perché, se lo scenario è preoccupante, le prospettive rischiano di essere peggiori. Dunque tutti cittadini e gli amministratori pubblici sono chiamati ad essere parte attiva, mentre associazioni ed istituzioni potranno organizzare autonomamente azioni di sensibilizzazione culturali, sociali, sportive, sanitarie collegate al tema della salute e del benessere urbano. Tutto ciò caratterizza la Giornata promossa da Health City Institute, Cittadinanzattiva, CIA-Agricoltori Italiani, rete delle Città per il cammino e della salute della FIDAL-Federazione Italiana Atletica Leggera e rete Cities Changing Diabetes [[con il patrocinio di Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, ANCI-Associazione Nazionale Comuni d’Italia, Intergruppo parlamentare Qualità di vita nelle città, Unione Provincie Italiane, Coni e Rete Città Sane dell’Organizzazione Mondiale della Sanità]].
Per la seconda Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città del 2 luglio Enzo Bianco, Vicepresidente del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, ha spiegato che l’Italia si è fatta parte attiva “per portare la proposta di istituire la Giornata per la salute e il benessere nelle città a livello europeo presso il Comitato delle Regioni dell’UE”.

Il Prof. Andrea Lenzi
Il Prof. Andrea Lenzi

Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute e del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha ricordato – riferendosi alla crescita di malattie croniche quali diabete e obesità – “che si tratta di un fenomeno strettamente legato all’aumento della popolazione nelle città e che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo dell’uomo”.

Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, ha dichiarato:

Nell’ultimo decennio, la popolazione mondiale risiedente negli ambiti urbani ha superato il 50 per cento e questo trend è in costante crescita, tanto che le stime dicono che rappresenterà circa il 70 per cento da qui a trent’anni… Questo imponente sviluppo urbano ha modificato profondamente lo stile di vita e trasforma il contesto sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute. Per contrastare questo fenomeno è necessario promuovere politiche che rendano i cittadini partecipi e consapevoli dell’importanza di avere comportamenti più virtuosi, come praticare attività fisica o seguire un’alimentazione corretta.

Fonti principali: Cittadinanza Attiva, IDF, SID, Istat

Prevenire gli effetti del caldo

Il Ministero della Salute pubblica i bollettini sulle ondate di calore. La Croce Rossa ha attivato il numero verde 800-065510

termometro-temperatura_40o-freedigitalphotos.jpgIl caldo attanaglia l’Italia e può mettere a rischio la nostra salute. Cosa si può fare per prevenirne gli effetti negativi? Innanzitutto leggere i bollettini sulle ondate di calore pubblicati dal Ministero della Salute e adottare una serie di accorgimenti (vedi oltre). Inoltre la Croce Rossa Italiana (CRI) mette ora a disposizione un numero verde.

Occhio ai numeri utili

cri_per_le_persone-web-2.jpgNel 2019 la CRI ha attivato un nuovo servizio telefonico per tutte le persone, l’800-065510 (disponibile 24 ore su 24), per l’emergenza caldo e i consigli quotidiani relativi alla salute.

Inoltre per ottenere informazioni esiste anche il numero verde di pubblica utilità 1500 del Ministero della Salute. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16.[[Salvo eventuale potenziamento]]

Naturalmente resta sempre valido e utile il numero unico europeo 112 per tutte le emergenze.

Rischio alte temperature, c’è la app

caldo-e-salute-app-360pix.jpgIl sistema ministeriale di monitoraggio delle temperature funziona già in 27 città italiane [[Le città monitorate sono: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo.]]: consente d’individuare le condizioni meteo-climatiche a rischio per la salute, soprattutto nelle persone più vulnerabili (anziani, malati cronici, bambini, donne in gravidanza).

Gli aggiornamenti sono consultabili anche attraverso la app “Caldo e Salute”, realizzata dal Ministero della Salute in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio-ASL Roma.[[Disponibile per dispositivi Android su Google Play e per iOS su App Store]]

Consigli utili

Ecco alcuni consigli del Ministero della Salute [[Dispensati già nel 2018]] sui comportamenti da adottare d’estate per proteggersi dal caldo:

  • Non uscire nelle ore più calde: durante le giornate in cui viene previsto un rischio elevato, deve essere ridotta l’esposizione all’aria aperta nella fascia oraria compresa tra le 11.00 e le 18.00.
  • Migliorare l’ambiente domestico e di lavoro: la misura più semplice è la schermatura delle finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende e oscuranti regolabili (persiane, veneziane) che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria. Efficace è naturalmente l’impiego dell’aria condizionata che tuttavia va impiegata con attenzione, evitando di regolare la temperatura a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. Una temperatura tra 25-27°C con un basso tasso di umidità è sufficiente a garantire il benessere e non espone a bruschi sbalzi termici rispetto all’esterno. Sono da impiegare con cautela anche i ventilatori meccanici. Accelerano il movimento dell’aria, ma non abbassano la temperatura ambientale. Per questo il corpo continua a sudare: è perciò importante continuare ad assumere grandi quantità di liquidi. Quando la temperatura interna supera i 32°C, l’uso del ventilatore è sconsigliato perché non è efficace per combattere gli effetti del caldo.frutta-donna-sorriso-web.jpg
  • Bere molti liquidi: bere molta acqua e mangiare frutta fresca è una misura essenziale per contrastare gli effetti del caldo. Soprattutto per gli anziani è necessario bere anche se non si sente lo stimolo della sete. Esistono tuttavia particolari condizioni di salute (come l’epilessia, le malattie del cuore, del rene o del fegato) per le quali l’assunzione eccessiva di liquidi è controindicata. Se si è affetti da qualche malattia è necessario consultare il medico prima di aumentare l’ingestione di liquidi. È necessario consultare il medico anche se si sta seguendo una cura che limita l’assunzione di liquidi o ne favorisce l’espulsione.
  • Non bere bevande alcoliche o bevande contenenti caffeina.
  • Fare pasti leggeri: la digestione è per il nostro organismo un vero e proprio lavoro che aumenta la produzione di calore nel corpo.
  • Vestire comodi e leggeri, con indumenti di cotone, lino o fibre naturali (evitare le fibre sintetiche). All’aperto è utile indossare cappelli leggeri e di colore chiaro per proteggere la testa dal sole diretto.
  • In auto, ricordarsi di ventilare l’abitacolo prima di iniziare un viaggio, anche se la vettura è dotata di un impianto di ventilazione. In questo caso, regolare la temperatura su valori di circa 5 gradi inferiori alla temperatura esterna evitando di orientare le bocchette della climatizzazione direttamente sui passeggeri. Se ci si deve mettere in viaggio, evitare le ore più calde della giornata (specie se l’auto non è climatizzata) e tenere sempre in macchia una scorta d’acqua. Non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina, neanche per brevi periodi.
  • Evitare l’esercizio fisico nelle ore più calde della giornata. In ogni caso, se si fa attività fisica, bisogna bere molti liquidi. Per gli sportivi può essere necessario compensare la perdita di elettroliti con gli integratori.
  • Occuparsi delle persone a rischio, facendo visita almeno due volte al giorno e anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpg controllando che non mostrino sintomi di disturbi dovuti al caldo. Controllare neonati e bambini piccoli più spesso.
  • Dare molta acqua fresca agli animali domestici e lasciarla in una zona ombreggiata.

Link utile: opuscoli del Ministero della Salute

Fonti: Ministero della Salute, Cri

ISTAT: migliorano gli indicatori della salute

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Presentato alla Camera il 20 giugno il 27° Rapporto sulla situazione del Paese. Il Presidente dell’ISTAT Blangiardo: c’è “malessere demografico”

immagine-rapporto-annuale-istat-2019-2.jpgMigliora la salute in Italia, ma c’è ancora un problema demografico. Sono due punti importanti contenuti nella 27ª edizione del “Rapporto annuale ISTAT 2019-La situazione del Paese”, presentato a Roma il 20 giugno 2019 alla Camera dei Deputati.

A proposito di longevità nel volume si legge che in Italia:

Un uomo può godere di buona salute in media 59,7 anni, mentre una donna 57,8 anni. Queste ultime, sebbene più longeve degli uomini, vivono un maggior numero di anni in condizioni di salute via via più precarie. Le donne sono infatti maggiormente colpite da patologie croniche meno letali, che insorgono più precocemente e diventano progressivamente invalidanti con l’avanzare degli anni. Rispetto al 2009 gli uomini hanno però guadagnato solo due anni di vita in buona salute, mentre le donne ne hanno conquistati quasi tre.

Nel confronto internazionale si sottolinea, sempre nel Rapporto ISTAT, come “l’Italia sia tra i paesi in Europa con i minori differenziali sociali nella salute” in relazione al livello d’istruzione. Insomma, il nostro Sistema Sanitario Nazionale nel complesso sembra funzionare efficacemente come “livellatore” sociale.

Progressi su diversi fronti

Secondo l’ISTAT gli ambiti nei quali oltre due terzi degli indicatori in Italia migliorano sono sei: salute, benessere soggettivo, politica e istituzioni, sicurezza, ambiente, innovazione ricerca e creatività.

Ciò sintetizza progressi per buona parte degli indicatori che riguardano la salute: la speranza di vita alla nascita, indicatori relativi agli stili di vita, con diminuzioni nella quota di fumatori, nel comportamento a rischio nel consumo di alcol e nella sedentarietà, ecc. Per quanto riguarda il benessere soggettivo, è aumentata la quota di persone che ritengono che la loro situazione migliorerà nei prossimi cinque anni [[passando dal 24,6 per cento nel 2012 al 29 per cento nel 2018]].

presidente_dell_istat_gian_carlo_blangiardo-2019-2-photospip786a3d59e17934a853a52caa81ec26ea.jpgIl Presidente dell’ISTAT, Gian Carlo Blangiardo, ha illustrato a grandi linee i contenuti del Rapporto nella cornice istituzionale della Camera. “Gli ultra 90enni – oggi 800.000 – sono destinati ad aumentare di altri 500.000 nei prossimi 20 anni”. Allungamento della vita e diminuzione della natalità sono già in atto da tempo e sono fenomeni che non mostrano un’inversione di rotta, anzi s’aggravano in Italia, testimoniando un “malessere demografico del Paese” (il numero di nascite si è ulteriormente ridotto a poco più di un figlio per donna).

Dal canto suo il Presidente della Camera Roberto Fico ha auspicato, nel suo intervento, una “ridefinizione di una strategia di sviluppo sostenibile e duratura, senza lasciare indietro nessuna delle categorie più fragili”.

Fonti: ISTAT, Camera dei Deputati

Riabilitazione, il punto dell’OMS

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Nei Paesi a basso e medio reddito i riabilitatori sono troppo pochi in rapporto alle esigenze reali: c’è una diffusione crescente di malattie non trasmissibili

Malattie, lesioni o traumi. Sono diversi i motivi per cui può essere necessaria la riabilitazione, compresa quella visiva. A fare il punto è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che cita non solo le difficoltà di vedere – in particolare per gli ipovedenti – oppure problemi di tipo cognitivo, ma anche di udito, comunicazione, deambulazione, difficoltà relazionali e lavorative.

L’OMS scrive nel suo sito:

La riabilitazione consente a individui di ogni età di mantenere o di recuperare le proprie attività quotidiane, adempiere al proprio ruolo significativo e massimizzare il proprio benessere.

Cos’è la riabilitazione

riabilitazione_visiva_signora_ipovedente-chiaroscuro-web-small.jpgLa riabilitazione è una strategia sanitaria incentrata sulla persona che può essere portata avanti grazie a programmi specifici oppure integrata in altri programmi e servizi, ad esempio inseriti nell’assistenza primaria.

Gli interventi precoci consentono di ottenere risultati migliori soprattutto in alcuni bambini, sfruttando la plasticità cerebrale, l’integrazione sensoriale e la cura di sé.

Interventi a sostegno delle attività quotidiane possono contemplare l’accesso a gruppi di auto e mutuo aiuto costituiti da persone colpite da grave riduzione oppure da perdita visiva. Esiste una vasta gamma di professionisti della salute che offrono interventi riabilitativi (compresi fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, tecnici, medici fisici e medici specializzati nella riabilitazione).

L’OMS precisa:

C’è un crescente bisogno di riabilitazione in tutto il mondo associato al cambiamento delle tendenze sanitarie e demografiche della crescente prevalenza di malattie non trasmissibili e dell’invecchiamento della popolazione. Si prevede che la proporzione di individui di età superiore a 60 anni raddoppierà entro il 2050 e c’è [già] stato un aumento del 18% nella prevalenza di malattie non trasmissibili negli ultimi 10 anni.

oms-edificio-ginevra-vert-web.jpgAttualmente la necessità di riabilitazione è in gran parte insoddisfatta nel mondo. in particolare, in molti Paesi a basso e medio reddito vi è una forte carenza di professionisti qualificati per fornire servizi riabilitativi, con meno di 10 professionisti qualificati ogni milione di abitanti.

L’appuntamento

A febbraio 2017 l’OMS ha ospitato l’evento Rehabilitation 2030: a Ginevra, in seguito a un appello, si sono riuniti oltre 200 esperti in riabilitazione provenienti da 46 Paesi. Si è così fatto il punto sulle esigenze riabilitative globali, invitando a un’azione coordinata a livello mondiale da parte di tutti i protagonisti della riabilitazione (stakeholders). Un secondo appuntamento è previsto l’8 e il 9 luglio 2019 sempre a Ginevra.

Fonte: OMS

Quasi 20 milioni di italiani si pagano le prestazioni sanitarie

Welfare Day 2019 (13 giugno a Roma), foto Twitter

Presentato il 13 giugno a Roma il IX Rapporto Rbm-Censis: nell’ultimo anno un italiano su tre si è dovuto rivolgere alla sanità privata o all’intramoenia per tempi d’attesa eccessivi

Gli italiani pagano sempre più spesso di tasca propria le prestazioni sanitarie: nell’ultimo anno 19,6 milioni di persone hanno provato a prenotarle col Servizio Sanitario Nazionale, ma si sono dovute rivolgere alla sanità privata o all’intramoenia per i tempi d’attesa eccessivi. Insomma, hanno dovuto pagare di tasca propria le prestazioni sanitarie necessarie. Lo rileva il IX Rapporto Rbm-Censis presentato il 13 giugno a Roma, presso il “Welfare Day 2019” – sulla base di un campione nazionale di 10.000 maggiorenni –, un evento patrocinato dal Ministero della Salute.

Stando a questo studio gli italiani sono arrivati alla sanità a pagamento dopo il 36,7% dei tentativi di prenotazione di visite specialistiche e il 24,8% degli accertamenti diagnostici. I Livelli Essenziali d’Assistenza (LEA) – a cui si ha diritto sulla carta –, è scritto nel Rapporto, “in realtà sono in gran parte negati a causa delle difficoltà di accesso alla sanità pubblica”.

Aspettando una visita

medici-capannello.jpgListe d’attesa troppo lunghe oppure bloccate. In media in Italia si attendono 128 giorni per una visita endocrinologica, 114 per una diabetologica, 65 per una oncologica, 58 per una neurologica, 57 per una gastroenterologica e 56 giorni per una visita oculistica (comunque in miglioramento perché l’anno precedente per una visita oculistica bisognava attendere mediamente 88 giorni).

Nell’ultimo anno il 35,8% degli italiani non è riuscito a prenotare, almeno una volta, una prestazione nel sistema pubblico perché ha trovato le liste d’attesa chiuse. Per questo poi si sono rivolti al privato anche per prestazioni prescritte dai propri medici.

I rassegnati

Oltre a tentare di prenotare le prestazioni sanitarie nel sistema pubblico e decidere se attendere i tempi delle liste d’attesa oppure rivolgersi al privato, di fronte a una esigenza di salute stringente, molti cittadini si sono rassegnati a priori. Nell’ultimo anno il 44% degli italiani si è rivolto direttamente al privato per ottenere almeno una prestazione sanitaria, senza nemmeno tentare di prenotare nel sistema pubblico.

Ci si fida del pronto soccorso

Il 48,9% dei cittadini che nell’ultimo anno hanno avuto una esperienza di accesso al pronto soccorso ha espresso un giudizio positivo, ma solo il 29,7% ci è andato per una condizione di effettiva emergenza, mentre il 38,9% lo ha fatto perché non erano disponibili altri servizi (come il medico di medicina generale, la guardia medica, l’ambulatorio di cure primarie). Il 17,3%, invece, ci è andato perché ha maggiore fiducia nel pronto soccorso dell’ospedale rispetto agli altri servizi.

La spesa sanitaria

Nel 2018 la spesa sanitaria privata è lievitata a 37,3 miliardi di euro: +7,2% in termini reali rispetto al 2014. Nello stesso periodo la spesa sanitaria pubblica ha registrato, invece, un -0,3%. La spesa privata riguarda prestazioni sanitarie necessarie o inutili? Di sicuro tutte quelle svolte nel privato dopo il fallito tentativo di prenotazione nel sistema pubblico sono state prescritte da un medico. “Sono numeri – si legge nel Rapporto Rbm-Censis – che riguardano prestazioni necessarie, non un ingiustificato consumismo sanitario”.

Fonte principale: Censis

Troppi ipovedenti si sentono discriminati

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Lo sostiene JAMA Ophthalmology in uno studio condotto su 7677 partecipanti inglesi over 50

ipovedente-giapponese-lettura-web.jpgNon solo i ciechi possono essere discriminati, ma naturalmente anche gli ipovedenti. Tanto più che la loro disabilità sovente non è visibile dall’esterno e potrebbero essere persino scambiati per falsi ciechi. Si consideri tra l’altro che nel mondo gli ipovedenti sono molto più numerosi dei non vedenti, complice l’invecchiamento demografico globale.

Uno studio pubblicato su JAMA Ophthalmology ha preso a cuore il benessere psicologico di chi vede poco, pochissimo o per nulla: sono stati analizzati i loro sintomi depressivi, il livello di soddisfazione della vita, la qualità di vita e il senso di solitudine. Gli aspetti psicologici degli ipovedenti e dei ciechi sono stati confrontati con quelli di chi dichiarava di vedere bene, molto bene o perfettamente.

Complessivamente hanno partecipato allo studio 7677 persone a partire dai 50 anni, con un’età media di quasi 67 anni.

A distanza sei anni, quando si è fatto un nuovo controllo, la sensazione di essere discriminati era associata a un maggiore rischio di sintomi depressivi tra coloro che riferivano di vedere poco all’inizio dello studio.

La rivista dell’Accademia americana di oftalmologia (AAO) conclude:

Queste scoperte suggeriscono che gli adulti con un’età più avanzata e menomazione visiva sono più a rischio di sentirsi discriminati. Coloro che hanno vissuto quest’esperienza avevano livelli più alti di sintomi depressivi e solitudine, oltre a una qualità della vita inferiore e a un minore livello di soddisfazione. Un’azione per affrontare questa discriminazione potrebbe aiutare, in queste persone, a mitigare questo maggior rischio tra coloro che vivono uno scarso senso di benessere.


Punti chiave secondo l’OMS (Vision Impairment)

  • Globalmente si stima che circa 1,3 miliardi di persone vivano con qualche forma di riduzione visiva più o meno grave;
  • Per quanto riguarda la visione da lontano sono 188,5 milioni di persone che vedono meno di 5/10, mentre 217 milioni soffrono di forme medio-gravi ossia sono ipovedenti (da 3/10 a 1/10) e 36 milioni sono cieche.
  • 826 milioni di persone vedono molto male da vicino.
  • Globalmente le principali cause di riduzione visiva importante sono gli errori refrattivi non corretti e la cataratta.
  • Circa l’80% di tutte le forme di “vision impairment” sono considerate evitabili o trattabili (ad esempio grazie a un’operazione come l’intervento di cataratta)
  • La maggior parte delle persone che vivono una riduzione delle proprie capacità visive hanno dai 50 anni in su.

Fonti: Jama Ophthalmology, WHO

Anziani, ansia e depressione in agguato

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Soprattutto gli ipovedenti sono più a rischio sul piano psicologico per la riduzione della qualità della vi(s)ta

Ansia e depressione possono colpire più spesso gli anziani affetti da gravi problemi visivi e questi ultimi potrebbero essere una causa importante dell’umor “nero”. È quanto si evince da uno studio pubblicato su Jama Ophthalmology. Le persone che vivono una riduzione significativa della proprie capacità visive rischiano, infatti, almeno due volte più spesso alterazioni del proprio benessere psicologico perché la loro qualità della vita si riduce. Ad esempio negli ipovedenti che subiscono una diminuzione della visione centrale possono insorgere difficoltà nella lettura, nel riconoscimento delle persone o nella guida (a cui spesso devono rinunciare).

Joshua R. Ehrlich della University of Michigan di Ann Arbor (Usa), primo autore dello studio scientifico ha dichiarato: “Gli anziani sono esposti a un alto rischio di problemi alla vista rispetto ad altre fasce di età”. Inoltre, “la compromissione della vista, soprattutto in età avanzata, ha molte conseguenze oltre a quella di non vedere chiaramente, tra cui un maggiore rischio di disturbi dell’umore”.

Occhio ai dati

amd_degenerazione_simulazione_distorsione_centrale_barca_vela.jpgAnalizzando i dati di oltre 7.500 anziani di entrambi i sessi, la squadra di Ehrlich ha osservato che i soggetti con problemi alla vista che segnalavano sintomi di depressione erano di numero maggiore rispetto a quelli che non avevano la vista compromessa (31% versus 13%).

Lo stesso valeva per i sintomi dell’ansia (riferiti dal 27% delle persone con compromissione della vista e dall’11% degli altri soggetti). Nel complesso oltre il 40% dei partecipanti con problemi alla vista diventavano ansiosi o depressi contro il 19% che non vivevano difficoltà visive. Le persone con problemi alla vista avevano anche una probabilità superiore del 33% di segnalare nuovi sintomi di depressione nel corso del tempo una volta vissuti altri episodi (lo stesso non valeva però per l’ansia).

Inoltre i depressi avevano una probabilità il 37% più elevata di sviluppare problemi alla vista rispetto a coloro che non erano depressi, mentre per le persone ansiose si saliva al 55%.

In conclusione è opportuno sottolineare l’importanza della consapevolezza – da parte degli oculisti e degli optometristi – del carico psicologico negativo vissuto dalle persone affette da malattie oculari e, in alcuni casi, da menomazione visiva.

Fonti: Jama Ophthalmology, Popular Science