Pericolo obesità

Pericolo obesità Secondo un nuovo studio retrospettivo il sovrappeso aumenta il tasso di mortalità similmente al fumo 18 marzo 2009 – Il peso aumenta troppo, la vita si abbrevia. Semplificando è questa la conclusione a cui perviene una ricerca retrospettiva che ha preso in considerazione 57 studi in cui sono state esaminate quasi novecentomila persone. L’obesità è nemica delle longevità in misura analoga al fumo: sono stati calcolati dieci anni di esistenza in meno nel caso in cui si sia colpiti dalla forma grave della malattia. Sovrappeso e obesità incidono negativamente sulla qualità della vita; tra l’altro possono aumentare anche il rischio di contrarre malattie oculari e altre malattie generali dell’organismo (di tipo sistemico). In particolare, per ridurre la probabilità di ammalarsi di degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) – malattia che colpisce il centro della retina dopo i 55 anni – bisogna controllare costantemente il peso corporeo così come l’ipertensione (vedi retinopatia ipertensiva) e il colesterolo. Dunque, bisogna seguire una dieta varia e ricca (soprattutto verdure a foglia verde, pesce, noci). L’AMD è la principale causa di cecità (campo visivo centrale) nei Paesi benestanti: 41 ciechi su cento hanno perso la vista per questa causa anche se da diversi anni sono disponibili le iniezioni intravitreali (che si praticano nel bulbo oculare) che rallentano o bloccano almeno l’evoluzione della forma più grave (detta umida, è meno comune ma provoca un rapido peggioramento della vista). Inoltre, chi è in sovrappeso o è obeso è maggiormente a rischio di contrarre il diabete, che può provocare una forma particolarmente grave di retinopatia. Dunque, tenere d’occhio il peso… può contribuire ad alleggerire la vita e a preservare la vista.

Fonti di riferimento: The Lancet , Bbc , opuscolo sull’AMD .

I flash fanno male alla vista?

Le foto non vanno scattate troppo da vicino, ma è difficile che la retina e la cornea subiscano danni

Si resta per un attimo abbagliati e leggermente storditi: avviene quando si viene fotografati con un flash particolarmente potente e si fissa l’obiettivo. Infatti, la retina va in saturazione per unaLe foto col flash vanno scattate da una distanza adeguata frazione di secondo, ossia in “sovraccarico”.

Cosa accade però se si viene fotografati spesso? Generalmente nulla. Tuttavia, è prudente non scattare una foto col flash da una distanza troppo ravvicinata perché, in quel caso, ci potrebbero essere delle conseguenze negative per la retina e per la cornea (la superficie trasparente dell’occhio che si trova di fronte all’iride).

Non poche persone che hanno figli piccoli si chiedono, inoltre, se l’uso costante di macchinette dotate di flash possa danneggiare i loro occhi. La risposta, tuttavia, è nella maggior parte dei casi negativa: “I neonati – commenta Don Bienfang, docente di oftalmologia presso la Harvard Medical School – sono più protetti dai flash degli adulti poiché di solito a loro non interessa essere fotografati e non guardano diritti nell’obiettivo. Inoltre, generalmente hanno pupille più piccole, il che significa che la loro retina è raggiunta da una quantità di luce inferiore”.

In uno studio giapponese del 2006 si sono effettuati esperimenti studiando gli effetti dei flash di macchinette commerciali su cavie da laboratorio scattando foto a tre distanze diverse: dieci centimetri, un metro e tre metri. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che “l’esposizione luminosa ai flash fotografici non danneggia la cornea o la retina eccetto quando vengono esposte a mille flash a una distanza di dieci centimetri” (ossia da molto vicino).

I raggi ultravioletti del sole possono nuocere gravemente alla vistaRischi certamente più elevati sono dati dal sole, che non va mai fissato a occhio nudo; inoltre, anche i puntatori laser rossi possono nuocere gravemente alla vista se sono troppo potenti e vengono indirizzati direttamente negli occhi. “In generale – commenta Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus – ogni forma di luce forte nella fovea, la zona più sensibile al centro della retina, può essere dannosa. Ad esempio, chi volesse osservare un’eclissi di sole e non facesse uso di speciali protezioni (filtri solari superiori rispetto a quelli dei normali occhiali da sole) può andare incontro a cecità per ustioni retiniche irreversibili”( maculopatia fototraumatica ).

Fonti di riferimento: Inoue M, Shinoda K, Ohde H, Tezuka K, Hida T., “Phototoxic effects of commercial photographic flash lamp on rat eyes“, Doc Ophthalmol. 2006 Nov;113(3):155-64. Epub 2006 Oct 3.; Carefirst.

Pagina pubblicata il 17 marzo 2009. Ultima modifica: 11 maggio 2017

Di che colore è il vento

Di che colore è il vento Esposizione a Roma: bambini dai 3 ai 10 anni possono leggere i libri tattili


16 marzo 2009 – I bambini amano conoscere il mondo con le dita. Potranno farlo ancor più all’esposizione in corso presso la Casina di Raffaello (ludoteca di Villa Borghese di Roma, fino al 3 maggio). Qui i piccoli dai 3 ai 10 anni possono apprezzare con i polpastrelli ben 80 libri tattili illustrati, imparando com’è l’alfabeto dei ciechi (puntini in rilievo detti ‘punzonaturé). Laboratori sull’immagine tattile e sulla scrittura braille completano la mostra intitolata “Di che colore è il vento”, allestita nell’anno in cui ricorre il bicentenario della nascita del genio francese Louis Braille.

Si tratta, dunque, di un modo ludico per rendere omaggio all’inventore di un altro modo di leggere e scrivere lettere e numeri. La mostra raccoglie così una selezione di oltre 80 titoli e prototipi appartenenti alle collezioni degli editori più rappresentativi.

I libri tattili nascono per soddisfare le esigenze dei bambini con differenti abilità di lettura, ma nel tempo hanno trovato sempre più estimatori grazie all’originalità delle creazioni, sospese tra la didattica speciale e il classico libro d’arte. Sono, infatti, libri da sfogliare letteralmente… ad occhi chiusi, lasciando libera l’immaginazione!
Vedi: Giornata mondiale del Braille

Fonte: Comune di Roma

Si è conclusa la conferenza mondiale sul tabacco

No smoking, please!Si è conclusa la conferenza mondiale sul tabacco Il fumo ha effetti negativi anche sulla salute oculare: favorisce l’insorgenza dell’AMD


12 marzo 2009 – Non bisogna gettare ‘fumo’ negli occhi: il tabacco fa male anche al bulbo oculare, soprattutto alla retina. Degli effetti (deleteri) sulla salute di sigari e sigarette si discute alla 14° conferenza mondiale che si è conclusa oggi a Mumbai, in India. I lavori, iniziati lo scorso 8 marzo, hanno visto la partecipazione di esperti, ricercatori, attivisti e dirigenti. L’appuntamento, di cadenza triennale, si è focalizzato questa voltaCampagna antifumo a Bruxelles: il fumo fa male anche alla vista sull’approccio multisettoriale necessario per limitare le conseguenze nefaste del tabacco.


Inoltre, sono state trattate le questioni delle avvertenze chiare sui pacchetti di sigarette (che, ad esempio, in Inghilterra sono diventate anche grafiche), le donne e il tabacco (compresi gli effetti negativi sul feto) e la necessità di introdurre norme più severe.


Fumare è uno dei fattori di rischio che, tra l’altro, favoriscono l’insorgenza dell’AMD, una malattia degenerativa della retina che rappresenta la prima causa di cecità in Occidente e colpisce soprattutto dopo i 50 anni.

Leggi anche: “Per fumatori maggiori rischi per l’AMD“.

Fonte: Oms

Correggere un gene retinico per impedire la cecità infantile

Doppia elica del DNACorreggere un gene retinico per impedire la cecità infantile
Lo SPATA7 ha un ruolo importante nella retinite pigmentosa e nell’Amaurosi congenita di Leber

10 marzo 2009 – Esplorando il Dna, il codice della vita, scienziati americani sono riusciti a individuare un nuovo gene responsabile di due malattie oculari che causano cecità infantile. Si tratta della retinite pigmentosa e dell’ Amaurosi congenita di Leber . L’obiettivo finale è quello di correggere i geni ‘malati’, curando queste malattie ereditarie alla

Fonte. Tuttavia, per far questo l’ingegneria genetica dovrà ancora compiere molti passi avanti.

Il gene individuato è indicato con una sigla degna di un agente segreto, SPATA7, e ha un ruolo prezioso nel metabolismo della retina . I ricercatori hanno individuato, complessivamente, quindici geni (sui 25-30 mila del nostro organismo) responsabili dell’Amaurosi congenita. Eppure lo SPATA7 è il primo gene che, se colpito da una La visione può peggiorare gravemente con la retinite pigmentosa arrivando fino alla cecitàmutazione, impedisce il trasporto delle proteine tra due zone importanti della cellula (il reticolo endoplasmatico – sistema di membrane presente nel citoplasma – e l’apparato di Golgi, organulo di natura lipidica scoperto dall’omonimo italiano nel 1898).

“Questo è un passo molto importante – hanno scritto i ricercatori – che apre molte strade di ricerca, particolarmente per la comprensione di processi cellulari specifici coinvolti nella cecità. Questa scoperta aumenta anche il numero di obiettivi terapeutici potenziali e, pertanto, accresce le possibilità di scoprire una cura”.

Referenza originale: Am J Hum Genet. 2009 Mar 4. [E-pub ahead of print], “Mutations in SPATA7 Cause Leber Congenital Amaurosis and Juvenile Retinitis Pigmentosa”, by Wang H, den Hollander AI, Moayedi Y, Abulimiti A, Li Y, Collin RW, Hoyng CB, Lopez I, Bray M, Lewis RA, Lupski JR, Mardon G, Koenekoop RK, Chen R. Department of Molecular and Human Genetics, Baylor College of Medicine, Houston, TX 77030, USA; Human Genome Sequencing Center, Baylor College of Medicine, Houston, TX 77030, USA. (Per l’abstract clicca qui).

Fonte principale: McGill University Health Centre
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Quando l’AMD cambia il cervello

Foto: retina colpita da AMD (forma umida)Quando l’AMD cambia il cervello

Un nuovo studio del MIT illustra come la malattia oculare modifichi la struttura neuronale

4 marzo 2009 – L’ AMD cambia il cervello: lo ha dimostrato un’_quipe del MIT, che ha studiato come la malattia degenerativa della retina provochi una riorganizzazione della struttura neuronale. La degenerazione maculare legata all’età provoca una distorsione progressiva delle immagini fino alla comparsa di buchi nel campo visivo e alla cecità centrale, impedendo di riconoscere volti, di leggere, di fissare un punto, ecc.

La corteccia cerebrale è, tuttavia, più plastica di quanto non si ritenesse in precedenza: se si perde progressivamente la visione centrale, altri punti della retina iniziano a rispondere agli stimoli luminosi; infatti, la visione periferica (oppure quella paracentrale) è quella che viene sfruttata quando si fa riabilitazione visiva (vedi Polo Nazionale Ipovisione ). In ogni caso, questa ricerca getta nuova luce su come avvenga il cambiamento a carattere nervoso: sono state scattate una serie di ‘fotografié dell’attività del cervello e si è effettuato un confronto tra le persone sane e quelle malate.

“Questa ricerca dimostra – ha affermato Nancy Kanwisher dell’MIT – un cambiamento cerebrale quando gli input variano. I neuroni sembra che ‘desiderino’ ricevere un input: quando quello abituale scompare, iniziano a rispondere a un input successivo più forte”.

“Il nostro studio dimostra – ha incalzato Kanwisher – che le modifiche che abbiamo riscontrato nella risposta neuronale delle persone colpite da AMD sono probabilmente dovute a una carenza di input di una popolazione di neuroni, non a un cambiamento nella strategia di elaborazione dell’informazione visiva”.

L’AMD insorge in due forme, quella secca (a più lenta evoluzione, non ha cura) e quella umida (è la forma più grave, ma si può bloccare o rallentare grazie a iniezioni nel bulbo oculare dette ‘intravitreali’): si tratta della prima causa di cecità (centrale) dei Paesi sviluppati (41% dei ciechi, secondo l’Oms, hanno perso la vista per questa malattia). In ogni caso, per la sua prevenzione occorre adottare uno stile di vita sano: smettere di fumare, seguire una dieta ricca (in particolare di pesce, verdure e noci) e praticare regolarmente esercizio fisico.

Referenza originale: Daniel D. Dilks, Chris I. Baker, Eli Peli, and Nancy Kanwisher, “Reorganization of Visual Processing in Macular Degeneration Is Not Specific to the “Preferred Retinal Locus”, J. Neurosci., 2009 29: 2768-2773 (4 marzo 2009: per l’abstract clicca qui ).

Fonte: MIT
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Nuova luce grazie all’occhio bionico

Occhio bionico

Occhio bionicoNuova luce grazie all’occhio bionico Un cieco ha recuperato parzialmente la vista grazie a un dispositivo installato al Moorfield’s Eye Hospital di Londra 4 marzo 2009 – L’ occhio bionico ha ridato parzialmente la vista a un cieco. Dopo oltre trent’anni di oscurità ora riesce a distinguere il bianco dal grigio e dal nero, può seguire una linea e presto… spera di vedere la luna. Anche se attualmente consente una visione limitata – sotto forma di flash luminosi qualitativamente rudimentali – grazie al dispositivo installato sette mesi fa al Moorfield’s Eye Hospital di Londra, la vita di Ron è cambiata. Ne ha dato notizia la Bbc. Pur con tutte le cautele del caso – si tratta di esperimenti pilota – l’alta tecnologia, che ormai ha Retinite pigmentosa (visione tubulare)sconfinato nella letteratura fantascientifica, è riuscita in parte a rimediare agli effetti deleteri di una malattia oculare a carattere genetico: la retinite pigmentosa , che danneggia irreparabilmente la retina dalla periferia verso il centro (visione tubulare come nella foto). Dunque, questo tipo di occhio bionico – messo a punto grazie al progetto Argus II – è costituito da una retina artificiale (basata su un chip) che riceve senza fili le immagini provenienti da microtelecamere collocate sulla montatura degli occhiali; infine, queste immagini vengono inviate – sotto forma di segnali elettrici – attraverso il nervo ottico fino alla corteccia cerebrale.

Fonte di riferimento: Bbc Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Cataratta, basso rischio infezioni dopo l’operazione

Occhio colpito da catarattaCataratta, basso rischio infezioni dopo l’operazione Studio condotto su oltre 440.000 operazioni per quattro anni: rari i casi di endoftalmite
3 marzo 2009 – Rischi ve ne sono, ma molto rari. Stiamo parlando di una seria infezione oculare, l’endoftalmite, che si può contrarre in seguito a un’operazione di cataratta , malattia oculare che causa l’opacizzazione del cristallino. poiché le tecniche chirurgiche si sono evolute rapidamente negli ultimi anni, oggi l’operazione è considerata sostanzialmente sicura. Lo attesta uno studio condotto in Canada dall’Università di Toronto su oltre 440.000 persone, che ha avuto una durata di quattro anni.
A due settimane dall’operazione – che consiste in una sostituzione del cristallino opaco con uno artificiale – solo nell’1,4 per mille delle operazioni è stata diagnosticata un’endoftalmite acuta, soprattutto a persone molto anziane (ultraottantacinquenni). Ad alcuni pazienti, invece, si è rotta la capsula ossia l’involucro che contiene il cristallino.
“L’endolftalmite – ha affermato Marco, medico oculista dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (linea verde 800-068506) – è una patologia molto grave, che consiste in un’infezione e in un’infiammazione di tutto il bulbo oculare. Necessita di ricovero e comporta il rischio di perdita dell’occhio. però è una malattia che oggi, grazie alle cure antibiotiche e Operazione di catarattaall’intervento di vitrectomia, può essere controllata; ma è necessaria una pronta diagnosi per instaurare il prima possibile la terapia adeguata. può insorgere – ha osservato l’esperto – in seguito a perforazioni dell’occhio, sia di origine traumatica che chirurgica”.
La cataratta è ritenuta dall’Oms la principale causa di cecità al mondo (39,1%) perché la maggioranza dei ciechi vive nei Paesi in via di sviluppo, dove i costi delle operazioni non sono sostenibili e spesso non esistono attrezzature e competenze necessarie.

Leggi anche: “ Nuove sfide nella prevenzione della cecità ”.
Referenza originale: Wendy V. Hatch, Geta Cernat, David Wong, Robert Devenyi, Chaim M. Bell, “Risk Factors for Acute Endophthalmitis after Cataract Surgery: A Population-based Study”, Ophthalmology, Volume 116, Issue 3, Pages 425-430 (March 2009).

Fonti: American Academy of Ophthalmology (AAO), Oms
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Meno EPO per la retina

Meno EPO per la retina La proliferazione incontrollata di vasi può essere rallentata inibendo l’eritropoietina


27 febbraio 2009 – Si chiama eritropoietina (Epo) ed è celebre come sostanza dopante degli sportivi, ovviamente vietata. Questo ormone viene però prodotto naturalmente anche dal nostro corpo e può essere pericoloso per la salute visiva. Infatti, un nuovo studio condotto a Boston (Harvard Medical School) ha dimostrato che, oltre ad aumentare i globuli rossi, provoca danni alla retina a causa della moltiplicazione incontrollata dei vasi sanguigni (retinopatia neovascolare: vedi maculopatia ).


Anche se condotto su cavie da laboratorio, l’esperimento è interessante perché – se si inibisce l’Epo a livello della Cavia da laboratorio retina – si riesce a bloccare parzialmente, in una misura pari al 40% circa, lo sviluppo di vasi che possono compromettere la visione (soprattutto quella centrale). Come terapia sono state praticate, quindi, precocemente iniezioni nel bulbo oculare, dette intravitreali. In conclusione, i ricercatori sostengono che bloccare la produzione di Epo a livello oculare sia una strada molto promettente: “Potenzialmente è un intervento farmacologico utile per trattare la retinopatia proliferativa”.


Referenza originale: “ Suppression of Retinal Neovascularization by Erythropoietin siRNA in a Mouse Model of Proliferative Retinopathy” di Jing Chen, Kip M. Connor, Christopher M. Aderman, Keirnan L. Willett, Oskar P. Aspegren, and Lois E. H. Smith.

Fonte: IOVS
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Diagnosi precoce con strumenti da ‘detectivé

Visita oculisticaDiagnosi precoce con strumenti da ‘detectivé
Grazie a tecniche sempre più sofisticate si possono individuare in anticipo alterazioni della retina

27 febbraio 2009 – Presto si potranno diagnosticare ancora più precocemente eventuali alterazioni della retina. Come fanno i Ris sulle scene dei delitti, gli oculisti saranno sempre più simili a ‘detectivé della salute ‘armati’ di strumenti tecnologici all’avanguardia. Infatti, si sta perfezionando un apparecchio basato sull’autofluorescenza: è una sorta di macchina fotografica che riesce a studiare accuratamente l’epitelio pigmentato retinico, uno strato che serve a ‘ricaricaré i fotorecettori (coni e bastoncelli) e a smaltire i prodotti di scarto che producono. Uno strato che manifesta presto segni di alterazione quando si è contratta una malattia della zona centrale della retina. Il trucco sta nel saperli individuare grazie all’aiuto delle nuove tecnologie.
Infatti la macula – zona deputata alla visione chiara e distinta – manifesta un’alterazione di questo meccanismo Cellule retiniche (epitelio pigmentato). Foto: University of Rochesterquando ci si ammala di una forma di degenerazione retinica detta, appunto, maculare (come l’AMD). Dunque, molto prima che si manifestino i primi sintomi di una malattia che provoca una distorsione progressiva delle immagini (fino a far perdere la visione centrale) si potrà adottare – laddove è possibile – un’opportuna terapia. Lo studio è stato pubblicato sul numero corrente dell’autorevole rivista Investigative Ophthalmology and Visual Science (IOVS).

Fonte: University of Rochester .
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