Ipovisione e riabilitazione al Gemelli

Riabilitazione visiva di ipovedente presso il Polo Nazionale Ipovisione della IAPB Italia onlus (presso il Policlinico A. Gemelli di Roma)

Riabilitazione visiva di ipovedente presso il Polo Nazionale Ipovisione della IAPB Italia onlus (presso il Policlinico A. Gemelli di Roma)Ipovisione e riabilitazione al Gemelli Il 22 gennaio inizierà a Roma un corso teorico-pratico rivolto ai medici. Proseguirà sino al 15 ottobre 20 gennaio 2010 – Un corso teorico-pratico di ipovisione e riabilitazione per gli ipovedenti: inizierà il 22 gennaio e sarà rivolto a medici chirurghi specialisti in oculistica, ortottisti e assistenti in oftalmologia. Si terrà presso il Policlinico A. Gemelli di Roma, in collaborazione col Polo Nazionale Ipovisione della IAPB Italia onlus. Il direttore del corso di perfezionamento è il Prof. Benedetto Falsini, mentre il coordinatore scientifico è il Prof. EmilioProf. E. Balestrazzi (Policlinico A. Gemelli) Balestrazzi (Direttore della Clinica Oculistica del Gemelli); invece, la coordinatrice della didattica è la dott.ssa Romina Fasciani. Complessivamente sono previsti sette incontri fino al 15 ottobre. Inizialmente avranno cadenza mensile: si terranno lezioni sui principi clinici e strumentali che permettono l’inquadramento del paziente ipovedente. Sono previste anche attività ed esercitazioni pratiche in ambulatorio.

Fonte: Policlinico A. Gemelli

Ormoni contro la pressione alta dell’occhio

Visita oculistica

Visita oculisticaOrmoni contro la pressione alta dell’occhio Le donne in menopausa possono trarre giovamento dall’assunzione di progesterone ed estrogeni 20 gennaio 2010 – Che le donne in menopausa potessero trarre giovamento dall’assunzione di ormoni era già noto da tempo. Ora, però, è stato dimostrato che possono beneficiarne anche gli occhi, aiutando a tenere la pressione oculareCampo visivo ridotto (tubulare) per glaucoma in stato avanzato entro valori normali. L’Università di Nottingham, infatti, ha condotto uno studio su 263 signore, di cui 91 seguivano una terapia ormonale (33 a base di estrogeni e 58 in associazione col progesterone). “La pressione intraoculare media nel gruppo che seguiva una terapia ormonale – scrivono i ricercatori su Menopause – è stata significativamente inferiore rispetto a quello che non la seguiva”. Infatti, la differenza media della pressione dell’occhio è stata di 1,41 mm di mercurio. Per avere un’idea, il valore limite generalmente accettato è di 20 mm di mercurio. Una pressione oculare al di sopra di questo valore può essere segno di glaucoma, una malattia che – se non trattata correttamente – può danneggiare irreparabilmente il nervo ottico, portando all’ipovisione e alla cecità. La ricerca, tuttavia, è stata condotta su donne non glaucomatose.

Fonte: Menopausejournal

Correre migliora le capacità spaziali

Cavie di laboratorio... di corsa

Cavie di laboratorio... di corsaCorrere migliora le capacità spaziali I topi che praticano quotidianamente l’esercizio fisico riescono a localizzare meglio gli stimoli 20 gennaio 2010 – Per migliorare le capacità di percezione spaziale basta correre ogni giorno. Almeno se verranno estesi anche all’uomo i risultati che sono stati ottenuti sui topi (anch’essi mammiferi): l’incremento delle prestazioni – in un test in cui le cavie dovevano distinguere tra due stimoli uguali provenienti da due punti diversi –, è strettamente correlato con l’aumento delle cellule cerebrali. Lo studio, pubblicato su PNAS, è stato condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge (Uk) e dell’Istituto nazionale dell’invecchiamento di Baltimora (Usa). Nelle giovani cavie (3 mesi d’età) ci si è resi conto che la nascita dei nuovi neuroni dovuti all’esercizio potenzia leLo jogging fa bene alla salute capacità di discriminare i diversi stimoli spaziali. Al contrario, i topi anziani (22 mesi d’età) avevano cattive capacità di discriminazione degli stimoli spaziali e una genesi cellulare neuronale bassa: a loro la corsa non ‘piaceva’. Non solo lo sport praticato regolarmente migliora la salute cerebrale e accresce il numero di sinapsi (collegamenti tra cellule nervose), ma migliora anche l’apprendimento, sebbene i meccanismi secondo cui questo avviene non siano ancora del tutto noti. Infine, ricordiamo come l’esercizio fisico giovi anche alla vista, aiutando a prevenire una serie di malattie oculari degenerative (tra cui l’AMD). Referenza originale: “Running enhances spatial pattern separation in mice“, by David J. Creer, Carola Romberg, Lisa M. Saksida, Henriette van Praag and Timothy J. Bussey, pubblicato on-line prima della stampa il 19 gennaio 2010 (doi: 10.1073/pnas.0911725107)

Fonte principale: PNAS

Cristallino hi-tech contro la cataratta

Cristallino limpido e cristallino con cataratta

Cristallino limpido e cristallino con catarattaCristallino hi-tech contro la cataratta Realizzato con un materiale fotosensibile, può essere modificato dopo l’impianto 19 gennaio 2010 – La sua forma può essere plasmata con un’intensa luce ultravioletta al fine di correggere i difetti visivi residui: è il cristallino hi-tech, impiantato durante un’operazione avveniristica di cataratta effettuata a Milano presso l’Ospedale S. Giuseppe. La lente speciale, sviluppata in California, è composta da un polimero di silicone scoperto da un premio Nobel per la chimica del 2005 (Robert H. Grubbs, vincitore assieme a Yves Chauvin e Richard R. Schrock).Operazione di cataratta “Grazie alla realizzazione di questo speciale materiale fotosensibile, la lente – assicura Federico Badalà, che con Fulvio Begamini ha operato – cambia forma in risposta ai raggi ultravioletti e può essere modificata, in modo assolutamente sicuro e indolore, anche dopo essere stata impiantata nell’occhio, semplicemente usando un raggio di luce”. La chirurgia per la cataratta consiste nella rimozione del cristallino opaco e nella sua sostituzione con un cristallino artificiale. Dopo l’impianto della lente fotosensibile, i pazienti devono però portare occhiali speciali (dotati di un filtro contro i raggi ultravioletti naturali), che servono per proteggere l’occhio per le prime settimane, fino a quando non viene effettuata la cosiddetta ‘personalizzazioné. La lente può essere modificata per correggere non solo l’astigmatismo, ma anche la miopia e l’ipermetropia. Il risultato è, naturalmente, un miglioramento della qualità visiva. L’intervento può essere effettuato in convenzione col Servizio sanitario nazionale. Un intervento dello stesso tipo è stato eseguito anche a Verona, presso l’ospedale di Borgo Trento, da Roberto Bellucci, direttore della Clinica Oculistica dell’Ospedale Maggiore. Anche in questo caso, infatti, è stata impiantata una lente in silicone fotosensibile, di cui si può modificare il potere refrattivo dopo l’intervento.

Fonti: multimedica.it, tgVerona. Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2010

Nuovo studio genetico su malattia rara

Dna

DnaNuovo studio genetico su malattia rara La sindrome di Joubert può causare degenerazione retinica e cecità infantile 19 gennaio 2010 – Colpisce all’incirca una persona su centomila e può causare gravi problemi alla retina: è la malattia di Joubert, che può provocare cecità infantile in seguito alla degenerazione dei fotorecettori (coni e bastoncelli della retina). Un’équipe internazionale diretta da Joseph G. Gleeson dell’Università della California (San Diego), composta da 25 ricercatori (di cui 5 italiani), è riuscita a individuare un nuovo tratto del Dna che gioca un ruolo importante nella malattia di Joubert. Si tratta di un gene indicato con una sigla (AHI1) che, se mancante o alterato, provoca problemi di diversa natura, colpendo le ciglia delle cellule (ciliopatia ereditaria): oltre alla cecità, causa obesità, insufficienza renale, fibrosi epatica e problemi cerebrali (colpisce i centri responsabili della coordinazione dei movimenti). Tra l’altro si manifesta già nei primi mesi di vita, con diminuzione del tono muscolare, problemi respiratori e movimenti oculari anomali. “Stiamo iniziando a scoprire – ha affermato il Professor Gleeson – le cause genetiche di questi problemi, ma occorrono più ricerche per capire perché i pazienti con queste particolari alterazioni genetiche soffrono di malattie tanto varie”. In ogni caso, già è noto come la malattia di Joubert sia causata da una serie di geni: allo stato attuale ne sono stati individuati una decina (tra cui l’INPP5E, la cui mutazione provoca problemi alla vista e al fegato). Negli esperimenti condotti sulle cavie di laboratorio è stato notato che i fotorecettori, le cellule sensibili alla luce, muoiono in seguito all’accumulo, che ha effetti tossici, del fotopigmento che capta i segnali luminosi (rodopsina). La terapia genica, che consiste nell’introduzione dei geni sani nel codice genetico, è una delle strade più promettenti per curare le malattie ereditarie. Note: Si tratta di piccolissimi peli distribuiti sulla superficie cellulare, simili a piccole antenne. Referenza originale: “AHI1 is required for photoreceptor outer segment development and is a modifier for retinal degeneration in nephronophthisis“, by Carrie M Louie, Gianluca Caridi, Vanda S Lopes, Francesco Brancati, Andreas Kispert, Madeline A Lancaster, Andrew M Schlossman, Edgar A Otto, Michael Leitges, Hermann-Josef Gröne, Irma Lopez, Harini V Gudiseva, John F O’Toole, Elena Vallespin, Radha Ayyagari, Carmen Ayuso, Frans P M Cremers, Anneke I den Hollander, Robert K Koenekoop, Bruno Dallapiccola, Gian Marco Ghiggeri, Friedhelm Hildebrandt, Enza Maria Valente, David S Williams & Joseph G Gleeson, Nature Genetics, Published online: 17 January 2010 | doi:10.1038/ng.519

Fonti principali: Nature Genetics, University of California (San Diego)

Il bollettino dell’Unione mondiale ciechi arriva in Braille

Pubblicazione in alfabeto Braille

Pubblicazione in alfabeto Braille Il bollettino dell’Unione mondiale ciechi arriva in Braille Fino al 28 gennaio si potrà richiedere una copia cartacea in lingua inglese 18 gennaio 2010 – C’è tempo sino al 28 gennaio per richiedere un bollettino in lingua inglese, stampato in Braille, a cura dell’Unione mondiale dei ciechi. Chi avesse dimestichezza sia con l’alfabeto puntiforme che con la lingua di Shakespeare, quindi, potrà consultare il documento periodico non solo in formato elettronico (tra l’altro è disponibile persino in francese e spagnolo), ma anche stampato su carta. Tuttavia, l’Unione mondiale dei ciechi avverte: sarà in grado di inviare a casa solo un numero limitato di copie. Per avanzare la richiesta inviare un’e-mail a inter@uiciechi.it oppure un fax al numero 06-69988328 (entro giovedì 28 gennaio 2010), specificando se si desidera la versione in Braille integrale o in Braille contratto (Ufficio Affari Internazionali dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti).

Fonte: Uici

Quando i film non si vedono 3D

sala cinematografica

Sala cinematograficaQuando i film non si vedono 3D Sono sempre più frequenti le pellicole a tre dimensioni; ma chi ha difficoltà a vederle dovrebbe farsi controllare da un oculista 18 gennaio 2010 – Avete difficoltà a percepire la tridimensionalità quando andate a vedere un film 3D? Se non si tratta di un sempliceSpettatori ad un film 3D (Fonte: appuntidigitali.it) fastidio potreste soffrire di qualche patologia oculare (oppure non avere corretto bene il vostro difetto visivo). Ad esempio, le persone colpite da ambliopia non riescono a percepire le distanze perché uno dei due occhi, anche se apparentemente sano, non viene utilizzato dal cervello. Inoltre, potrebbe avere problemi anche chi ha uno strabismo oppure se la correzione del vizio refrattivo (miopia, astigmatismo, ipermetropia) non è adeguata. Esiste, comunque, il test di Lang, che consente al medico oculista di valutare se la visione tridimensionale sia buona. Visita oculistica di controllo“Ci può essere un problema – afferma Silvia, medico oculista della linea verde della IAPB Italia onlus (800-068506) – di alterata stereopsi (mancata visione tridimensionale): se i due occhi non lavorano assieme viene meno la visione binoculare. Questo può essere dovuto proprio all’ambliopia (mancato uso di un occhio). Comunque, anche per chi non ha problemi di visione binoculare, la visione di film 3D può comportare, in alcuni casi, uno sforzo oculare in più. Nel caso in cui si avverta un disagio, è consigliabile fare una pausa tenendo gli occhi chiusi per un po’ oppure distogliendo lo sguardo dallo schermo (per pochi secondi)”.

Fonte di riferimento: COVD

Nuova tecnica chirurgica contro il glaucoma

Nuova tecnica chirurgica contro il glaucoma Slitta a febbraio l’inizio della sperimentazione a Pisa: si ridurrà la pressione oculare entrando nel bulbo anteriormente, come si fa con la cataratta 18 gennaio 2010 – Dura dai 15 ai 30 minuti, è meno invasiva, riduce le complicazioni e i tempi di degenza: è una nuova tecnica per operare il glaucoma, a cui si potrà ricorrere quando la malattia oculare non sarà più trattabile con i colliri per abbassare la pressione dell’occhio e nel caso in cui la tecnica tradizionale non abbia avuto successo. Almeno se avrà buon esito la sperimentazione a Pisa, presso l’ospedale di Cisanello, alla Clinica oculistica universitaria (diretta dal prof. Marco Nardi): l’inizio delle operazioni è previsto a febbraio (in un primo tempo erano previste a gennaio). La tecnica attuale più utilizzata, la trabeculectomia, deve essere considerata sempre valida; ma, se saranno confermate le aspettative, la nuova tecnica potrebbe rappresentare un’alternativa efficace per ridurre la pressione interna dell’occhio: quando è eccessiva causa la perdita progressiva della visione a partire dalla periferia del campo visivo – in seguito aVisione tubulare caratteristica di un glaucoma avanzato danni al nervo ottico –, che può culminare nell’ipovisione e nella cecità. Se tale intervento avrà fallito nel lungo periodo, si potrà procedere, quindi, al nuovo tipo di operazione chirurgica. Con la nuova tecnica sperimentale l’oculista non interviene più dall’esterno dell’occhio – incidendo la congiuntiva e la sclera –, bensì dall’interno: entra nel bulbo attraverso la superficie trasparente dell’occhio posta davanti all’iride (cornea), passando per la camera anteriore, praticando un taglio simile a quello delle operazioni di cataratta. Dopodiché viene inserito un piccolo tubicino d’acciaio, che assicura il deflusso dell’umor acqueo, che viene poi riassorbito dai tessuti. Anche l’efficacia dell’intervento deve essere ancora dimostrata, tra i suoi vantaggi c’è quello dell’eliminazione delle cicatrici che si possono formare con la tecnica tradizionale. Nota: Si crea un passaggio al deflusso dell’umor acqueo forando la sclera (il bianco dell’occhio). Infatti, facilitando l’uscita del liquido la pressione intraoculare diminuisce di conseguenza.

Fonti principali: Corsera, Il Tirreno Notizia pubblicata per la prima volta il 23 dicembre 2009. Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2010.

Non più ciechi nei confronti dei terremotati

Haiti, terremotati (Fonte: Cbm Italia)

Haiti, terremotati (Fonte: Cbm Italia)Non più ciechi nei confronti dei terremotati Si stima che ad Haiti ci siano circa 50mila vittime. È allarme anche per i disabili 15 gennaio 2010 – Haiti, mar dei Caraibi, 12 gennaio, alle 16:53 ora locale: la terra sussulta per una scossa del grado 7,3 della scala Richter. Molti edifici crollano: le vittime sono circa 50mila, feriti e i senza tetto tre milioni su una popolazione di poco più di nove milioni di persone (stime della Croce rossa internazionale; ma c’è anche chi ha parlato di 200mila morti). La povertà di molte abitazioni si fonde col dolore e col sangue dei feriti: urla, polvere e disperazione si levano al cielo. Poi arrivano gli aiuti internazionali: ancora oggi si scava persino con le mani sotto alle macerie, si ricorre ai cani per individuare le persone intrappolate, si inseguono i lamenti che provengono dagli edifici crollati nella speranza di salvare altre persone. è stato gravementeHaiti, terremotato ferito (Fonte: Cbm Italia) danneggiato anche l’edificio presidenziale di Port-au-Prince. Alla scossa principale, il cui epicentro è stato a soli 25 chilometri dalla capitale, ne sono seguite altre di assestamento (pari al quinto e al sesto grado della scala Richter). Il terremoto è stato avvertito anche nella Repubblica Dominicana (stessa grande isola), a Cuba, Giamaica, Porto Rico e Venezuela. Attualmente ad Haiti è in corso anche una missione umanitaria dell’Onu – il cui quartier generale è stato distrutto dalle scosse – sotto la guida del Brasile. A essere colpiti sono anche i disabili. Lo ricorda oggi CBM: una onlus il cui team che si occupa di emergenze è ad Haiti , pronto a fornire supporto ai partner locali impegnati nella ricerca delle persone intrappolate nelle macerie e negli aiuti di prima emergenza. “Infatti – scrive CBM in una nota – le persone disabili, in caso di tragedie naturali, sono le prime vittime e comunque i più bisognosi di aiuto. Immagina di essere cieco… di rimanere seduto, impotente, mentre tutto intorno a te sta crollando. Immagina il terrore di una persona prigioniera della sua sedia a rotelle, mentre la terra trema e il caos si diffonde! Immagina una persone sorda che non sente i soccorritori che la stanno cercando! I sopravvissuti hanno bisogno di cibo, acqua e assistenza medica e psicologica. Sappiamo – conclude CBM – che durante i terremoti le persone disabili sono le più vulnerabili”. Ieri l’Oms ha fatto presente che il sistema sanitario haitiano è stato gravemente colpito dal sisma: almeno otto strutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte, non si contano i feriti da trauma. Anche lo Stato italiano ha fatto la sua parte: ha fornito kit comprensivi di medicine per curare 500 pazienti che hanno bisogno di interventi chirurgici in seguito alle gravi ferite riportate. Per la galleria fotografica clicca qui .

Fonti principali: Cbm, Who. Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2010.

Tornare a vedere

Copertina della rivista Neuron

Copertina della rivista NeuronTornare a vedere In seguito a un’operazione chirurgica un 46enne ha riacquistato parzialmente la vista, ma le sue capacità sono molto limitate Operato a 46 anni torna a vedere parzialmente dopo essere diventato cieco a 3 anni, in seguito a danni allaAree del cervello deputate alla visione: corteccia occipitale (parte posteriore della testa) e corteccia parietale (lati del capo). 

Fonte: Università di Monaco (Germania)”  width=”230″ class=”right”  src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2010/01/Cervello-Aree_corteccia_cerebrale_per_visione-Univers_Monaco-Germania.jpg” /> </span><a title=cornea (la superficie oculare trasparente di fronte all’iride). A distanza di sette anni dall’intervento chirurgico, non riesce comunque ad affidarsi alle sue capacità visive: perdere la vista nella prima infanzia costituisce un problema permanente. La deprivazione visiva precoce, infatti, compromette lo sviluppo dei circuiti neuronali deputati alla visione e rende molto difficile un ‘riadattamento’ successivo. Lo hanno confermato quattro psicologi della Stanford University (Usa) e uno dell’Helmholtz Institute (Università di Utrecht, Olanda). Risonanza magnetica per immagini (particolare)“A 46 anni M.M. – scrivono i ricercatori su Neuron – ha riguadagnato la sua immagine retinica, ma le sue capacità visive […] restano molto limitate e non può contare sulla vista nella vita quotidiana”. Le misurazioni sono state condotte anche impiegando la risonanza magnetica per immagini, che consente di studiare l’attivazione delle aree cerebrali in risposta agli stimoli visivi. Nel caso in cui, invece, a essere danneggiata è la cornea di una persona il cui cervello sia già sviluppato (giovani, adulti e anziani), si possono ottenere ottimi risultati col trapianto. Negli ultimi anni si stanno testando anche le cellule staminali come soluzione contro la cecità corneale (clicca qui per approfondire). Referenza originale principale: “Cortical Maps and White Matter Tracts following Long Period of Visual Deprivation and Retinal Image Restoration“, by Netta Levin, Serge O. Dumoulin, Jonathan Winawer, Robert F. Dougherty, Brian A. Wandell, Neuron, Volume 65, Issue 1, 21-31, 14 January 2010 (10.1016/j.neuron.2009.12.006). Notizia pubblicata il 15 gennaio 2010.

Fonte principale: Neuron