Cinque tipi di recettori per i colori e il movimento Gli uccelli hanno una visione quadricromatica, mentre gli esseri umani tricromatica 17 febbraio 2010 – Gli uccelli battono gli esseri umani nella visione dei colori. La loro retina può, infatti, contare su quattro tipi di coni sensibili (violetto e parte dell’ultravioletto, blu, verde e rosso), mentre quella degli esseri umani possiede unicamente questi ultimi tre. Inoltre, i volatili hanno un quinto tipo di cono doppio, deputato unicamente alla percezione degli oggetti in movimento. I cinque fotorecettori della retina del pollo sono distribuiti in mosaici ordinati collegati tra loro: è questa la descrizione che ne hanno fatto gli scienziati del Dipartimento di Patologia e Immunologia della Washington University School of Medicine (St. Louis, Usa), che sono rimasti colpiti dalla sua
complessità strutturale. Gli occhi dei volatili sono particolarmente sofisticati. Ad esempio, nella retina della maggior parte degli uccelli si trovano delle strutture specializzate soprannominate “occhiali da sole cellulari”: nel cono c’è una sorta di goccia d’olio che funge da lente e filtra le lunghezze d’onda indesiderate. Gli scienziati hanno usato proprio queste gocce per individuare i coni e si sono resi conto che quelli dello stesso tipo non sono mai collocati vicini. Si suppone che l’elevata sensibilità cromatica degli uccelli sia dovuta all’importanza della ricerca del partner – spesso basata sul colore della livrea – e della ricerca del cibo (bacche e frutta: il grado di maturazione è indicato dal colore). Questi studi, sostiene Joseph C. Corbo – direttore dello studio pubblicato su Plos One –, potranno contribuire alla ricerca dell’impiego delle staminali retiniche e di altri trattamenti, col fine di curare le quasi 200 malattie genetiche che possono causare diverse forme di cecità. Vedi anche: daltonismo . Referenza originale: Kram YA, Mantey S, Corbo JC. “Avian cone photoreceptors tile the retina as five independent, self-organizing mosaics”. PLoS One, Feb. 1, 2010.
Fonti: Washington University (St. Louis), PLoS One.

tecnica adottata per aiutare i dislessici a leggere, si allena il cervello a concentrarsi sulle informazioni rilevanti. Lo attesta una nuova ricerca condotta dall’università di Groningen (Olanda), che ha elaborato matematicamente questo aspetto.
In effetti, specialmente al giorno d’oggi siamo ‘bombardati’ dalle informazioni visive e il nostro cervello deve continuamente decidere cosa sia importante e cosa non lo sia. Di fatto la gente vede meglio se si allena ad orientarsi nell’affollamento di numeri e lettere. In questo modo sia i bordi dei simboli alfanumerici che degli oggetti divengono più nitidi. “L’affollamento, pertanto, è un trucco per aumentare – puntualizza Cornelissen – la nitidezza delle immagini allenando il cervello a distinguere tra le informazioni importanti e quelle inutili”. 
potrebbero essere portatori del gene senza avere ancora manifestato i sintomi della malattia. Dunque, secondo ricercatori dell’Università di Leeds un semplice test potrebbe consentire di effettuare una diagnosi precoce e di ricorrere ad eventuali trattamenti.

Quando usate correttamente, infatti, le nuove tecnologie consentono di abbattere le barriere tra abili e disabili (anche visivi): si pensi solo ai software di lettura dello schermo, che consentono ai non vedenti di farsi leggere da una voce sintetica le pagine web che visitano. Dunque, il monitor può diventare, per chi ha perso la vista, una sorta di ‘specchio’ tecnologico parlante.





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