Verso la rigenerazione del nervo ottico

Verso la rigenerazione del nervo ottico Ricercatori canadesi stanno studiando il ruolo di una molecola per riparare le cellule nervose 11 gennaio 2010 – Rigenerare il nervo ottico, il ‘cavetto’ naturale che trasporta i segnali bioelettrici dalla retina alla corteccia cerebrale, al giorno d’oggi non è ancora possibile. Tuttavia, è un sogno inseguito da gruppi di ricercatori e da pazienti di tutto il mondo (ad esempio da quelli che soffrono di glaucoma in stato avanzato). Un gruppo di ricercatori canadesi dell’Istituto di ricerche cliniche di Montreal ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare che consentirebbe la ricrescita di cellule nervose (assoni retinici all’altezza del chiasmo ottico, ossia dove si incrociano i nervi ottici). Lo studio è stato condotto concentrandosi sul ruolo di una proteina (Sonic Hedgehog, ossia Shh) in topi da laboratorio e i risultati sono incoraggianti, anche se la strada da percorrere per riparare un nervo ottico danneggiato è ancora lunga.

Fonte: Institut de recherches cliniques de Montreal (Canada). Ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience.

On-line la mini guida sulla disabilità

On-line la mini guida sulla disabilità Si trova nel nuovo sito del Ministero del Welfare dedicato al Terzo settore 8 gennaio 2010 – I numeri della disabilità in Italia, la sua storia a partire della Convenzione Onu sui portatori di handicap del 3 marzo 2007 (sottoscritta da 192 Paesi), per arrivare sino ai diritti dei disabili nella scuola italiana. Sono questi i temi principali trattati brevemente nel nuovo sito del Ministero del Welfare dedicato al Terzo Settore. Secondo l’ Istat in Italia i disabili sono circa 2,8 milioni (2004-5); dal canto loro i ciechi ammontano indicativamente a 362.000 persone. Se la percentuale dei portatori di handicap rimane tutto sommato bassa in giovane età, tra i 54 e i 75 anni tocca invece il 18,7%, giungendo poi a un massimo tra gli ultraottentenni: quasi uno su due (44,5%) soffre di qualche forma di disabilità. Dato l’allungamento della vita media e l’invecchiamento demografico tipico del nostro Paese, la prevenzione delle malattie diventa ancora più importante che in passato. Anche a livello oculare, infatti, sono aumentate le patologie tipiche della terza età, a partire da quelle che implicano una degenerazione della retina (come l’ AMD ) e la più comune cataratta , prima causa di cecità al mondo (operabile mediante la sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale). Eppure ci sono anche note positive: “Nel movimento delle associazioni italiane si sta consolidando – si legge nel sito ufficiale del Ministero del Lavoro sul Terzo Settore – il protagonismo delle persone con disabilità in condizione di rappresentare se stesse, che puntano a valorizzare l’autonomia personale, l’inclusione sociale, la vita indipendente”.

Fonte principale: Ministero del Lavoro-Terzo Settore

Un numero sempre più verde

Un numero sempre più verde Il servizio telefonico gratuito di consultazione oculistica è utilizzato sempre più spesso 8 gennaio 2010 – Si fa sempre più verde: è il servizio di consultazione oculistica telefonica dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus ( 800-068506 ). È più utilizzato che in passato dai cittadini per chiedere informazioni mediche (41% dei chiamanti), ma anche per porre domande su patologie oculari specifiche (in primis glaucoma 16%, retinopatie 23% e malattie della cornea 6%). Persino il passaparola ha avuto un incremento notevole (più del 230%). È quanto emerge nel raffronto statistico tra il 2009 e il 2008: la crescita del numero di chiamate sfiora il 20%. Per quanto riguarda la

Fonte di conoscenza del servizio telefonico, lo scorso anno si è registrata una forte crescita di internet (passato dal 22% al 40%, ora al primo posto); il numero verde, inoltre, è stato letto 17 volte su cento sui giornali (contro il 7% circa di due anni fa). Ricordiamo che all’800-068506 risponde sempre gratuitamente, dal lunedì al venerdì, un medico oculista (dalle 10 alle 13). Inoltre, è disponibile 24h al giorno il Forum “l’oculista risponde” oppure l’e-mail (info@iapb.it): in qualunque momento si possono porre domande all’esperto, che risponde puntualmente ogni mattina (tranne i weekend ).

Le sfumature del linguaggio

Le sfumature del linguaggio Con uno studio Usa si sono analizzati in 110 culture i termini usati per indicare i colori: solo 11 sono quelli di base 7 gennaio 2010 – Se le sfumature dei colori sono infinite, il linguaggio rende necessario il loro incasellamento. Per questo ‘l’arcobaleno’ lessicale di base è limitato: 11 termini sono sufficienti per designarli tutti nella maggior parte delle lingue del mondo. Ricercatori americani ne hanno analizzate 110, arrivando a una semplice conclusione: nelle lingue la varietà dei colori viene ordinata in modo da “ipotizzare procedimenti universali del controllo dei loro nomi”. Ci sono, sulla Terra, dai tre ai sei sistemi per indicare i colori. In italiano abbiamo, com’è noto, il rosso, il verde, il bianco, il giallo, il blu, ecc. Invece, nelle civiltà preindustriali si è meno complicati nel designare le sfumature: si ‘ritrae’ cromaticamente il mondo usando meno termini. Il colore viene percepito grazie ai coni, abbondanti nel centro della retina (in una zona chimata macula). Ne esistono tre tipi diversi, sensibili rispettivamente al colore rosso, al verde e al blu-violetto. Grazie alla loro differente attivazione (il bianco, ad esempio, li coinvolge tutti e tre) viene generata la ‘tavolozza’ del mondo. Un’alterazione nella percezione dei colori può essere dovuta a varie cause: si va da disturbi al nervo ottico o alla macula (vedi maculopatie), a semplici alterazioni del cristallino e degli altri mezzi diottrici (tra cui la superficie oculare trasparente, ossia la cornea, che funge da lente naturale esterna). Il glossario di base dei colori risente, ovviamente, dell’evoluzione storica: “i lessici cromatici – hanno scritto i ricercatori su PNAS – sono cambiati nel tempo in un modo complesso ma ordinato”. Referenza originale: “World Color Survey color naming reveals universal motifs and their within-language diversity”, by Lindsey DT e Brown AM, Proc Natl Acad Sci U S A. 2009 Nov 24;106(47):19785-90. Epub 2009 Nov 9.

Fonti: PNAS (Ohio State University), Le Scienze

Vista salvata con le staminali

Zona oculare ricca di staminali, ossia di cellule capaci di riparare la cornea

Zona oculare ricca di staminali, ossia di cellule capaci di riparare la corneaVista salvata con le staminali In seguito a causticazione della cornea è stata recuperata buona parte della sua trasparenza prelevando cellule rigeneratrici dall’occhio sano La cornea sana è trasparente Diventato cieco all’occhio sinistro in seguito a un’aggressione, ha recuperato la vista al 90% grazie alle staminali. È avvenuto presso l’Istituto universitario di cellule staminali dell’Inghilterra nord-orientale (NESCI). Un trentottenne di nome Russell, una sera del 1994, stava tornando a casa in autobus a Newcastle (in Gran Bretagna); intervenuto per sedare un litigio, uno dei due litiganti iniziò a spruzzare ammoniaca in diverse direzioni. L’occhio sinistro di Russell venne colpito, riportando gravi causticazioni alla cornea (la ‘calotta’ trasparente che abbiamo di fronte all’ iride ). La sua qualità visiva si ridusse drasticamente: la In alto: occhio colpito da ammoniaca. In basso: occhio sano (a destra) e anomalie della cornea occhio causticato (a sinistra)superficie oculare, colpita dalla sostanza chimica, divenne opaca e, in seguito, si arricchì di capillari indesiderati (vedi immagine). Dopo dodici anni di dolore oculare e di cecità da un occhio, il malcapitato è stato sottoposto a un’operazione chirurgica: sono state prelevate cellule staminali da una zona dell’occhio sano, chiamata limbus (collocata al confine tra la sclera e l’iride), impiantandole poi nell’occhio danneggiato – dopo averle moltiplicate in coltura – per mezzo di una membrana amniotica: “Questa è una tecnica relativamente nuova che, come tale – scrivono su Stem Cells i ricercatori diretti da Francisco Figueiredo –, non è ancora stata regolata da protocolli nazionali e internazionali specifici”. In questo modo si favorisce la rigenerazione spontanea della cornea, che progressivamente riacquisisce una maggiore trasparenza. Inoltre, le staminali già specializzate hanno l’enorme vantaggio di non causare problemi di rigetto. Visita oculisticaNel caso specifico la causticazione aveva provocato una deficienza di cellule staminali limbari (LSCD). Infatti, se si impoverisce la riserva naturale di cellule di ricambio della cornea persino un semplice graffio sulla superficie oculare ha difficoltà a essere riparato spontaneamente. L’équipe ha condotto uno studio più ampio su otto occhi di altrettanti pazienti colpiti da LSCD, seguiti per oltre un anno e mezzo dopo l’impianto di staminali autologhe (ossia dell’individuo stesso). “Una ricostruzione soddisfacente – scrive l’équipe su Stem Cells – della superficie oculare, con un epitelio corneale stabile, è stata ottenuta con tutti gli occhi”. Tuttavia, non sempre il trattamento ha avuto successo: all’ultimo esame l’acuità visiva è migliorata in cinque casi, mentre è rimasta inalterata in altri tre. Comunque, assicurano i ricercatori, si tratta di un “metodo sicuro” di ricostruzione della superficie dell’occhio. Vedi cecità corneale. Referenza originale: “Successful Clinical Implementation of Corneal Epithelial Stem Cell Therapy for Treatment of Unilateral Limbal Stem Cell Deficiency“, by Sai Kolli, Sajjad Ahmad, Majlinda Lako, Francisco Figueiredo, Stem Cells (Received September 24, 2009; accepted for publication December 01, 2009).

Fonti: Newcastle University, Stem Cells. Notizia pubblicata il 7 gennaio 2010

Toccare con mano l’evoluzione

Ricostruzione delle sembianze di Homo habilis (foto di Lillyundfreya, Westfälisches Museum für Archäologie, Herne, Germania)

Toccare con mano l’evoluzione Un viaggio attraverso la preistoria alla mostra “Anthropos” di Ferrara 5 gennaio 2010 – Dagli australopiteci all’ Homo sapiens del neolitico: l’evoluzione può ora essere apprezzata con le dita da ciechi e ipovedenti presso il museo di Storia NaturaleRicostruzione delle sembianze di Homo habilis (foto di Lillyundfreya, Westfälisches Museum für Archäologie, Herne, Germania) di Ferrara (in collaborazione col Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’università cittadina). La mostra “Anthropos. Alle origini dell’uomo”, organizzata per il bicentenario della nascita di Darwin che si è celebrato lo scorso anno, è stata infatti prorogata sino al 28 febbraio. Ai calchi dei crani degli ominidi e alle repliche degli strumenti in pietra propri delle diverse età dell’uomo, si affiancano arcaici manufatti in ceramica e riproduzioni delle prime espressioni artistiche. Infatti, si mira a illustrare le tappe che caratterizzano i passaggi evolutivi dell’uomo, soffermandosi sia sul lato anatomico che su quello culturale: dal consolidamento della stazione eretta degli australopiteci, avvenuto 4-5 milioni di anni fa nella savana del corno d’Africa, alla prima straordinaria espansione del cervello che si osserva nell’ Homo habilis (capace di padroneggiare gli utensili in pietra del primo Paleolitico). Si potranno apprezzare i resti dell’uomo di Neanderthal (che 200 mila anni fa compare in Europa e Asia occidentale), il quale per un certo periodo convivrà col celebre Homo sapiens , la cui ‘nascita’ si può collocare intorno a 160 mila anni fa: comparso prima in Africa e poi in Asia, si sposterà quindi in Europa, finendo per colonizzare completamente la Terra. Apre il percorso il modello a dimensioni reali di Lucy, ricostruito in base allo scheletro fossile di australopiteco afarensis, rinvenuto nel 1973 nella Rift Valley (Etiopia) da Donald Johanson. “L’esperienza del percorso tattile… permetterà – scrive il Comune di Ferrara – di interagire con i prototipi ordinati lungo un percorso aperto. Cogliere i segni eloquenti dell’evoluzione fisica dell’uomo, toccando con le proprie mani conformazione e capacità cranica dei diversi esemplari, manipolare gli strumenti e gli utensili della preistoria, seguirne con le dita la precisione della lavorazione, la levigatezza conquistata con paziente lavoro, aiuta a comprendere le molte informazioni connesse”. Si tratta, in poche parole, di un suggestivo viaggio nel tempo che si può apprezzare persino con le mani. Per ulteriori informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere alla Sezione Didattica del Museo (tel. 0532.203381) oppure alla Sig.a Emanuela Cariani alla e-mail e.cariani@comune.fe.it Sito web: www.comune.fe.it/storianaturale e-mail. E-mail: dido.storianaturale@comune.fe.it Per scaricare il pieghevole della mostra cliccare: pieghevole_anthropos.pdf

Fonti: Uici, Comune di Ferrara.

Più vitamine contro la retinopatia diabetica?

Retina di diabetico

Retina di diabeticoPiù vitamine contro la retinopatia diabetica? Non esistono prove certe che la vitamina C, E e il magnesio proteggano la retina da eventuali danni 5 gennaio 2010 – Un baluardo contro la degenerazione della retina provocata dal diabete? Non è definitivamente dimostrato che la vitamina C, la vitamina E e il magnesio possano aiutare a prevenire la retinopatia diabetica, una malattia oculare potenzialmente invalidante per la vista. Lo si sostiene in un articolo pubblicato questo mese dalla rivista Ophthalmology (dell’Accademia americana di oculistica) che passa in rassegna 15 autorevoli studi condotti tra il 1988 e il 2008. Secondo i fautori degli integratori, le vitamine C ed E potrebbero agire bloccando la produzione di un fattore di crescita (VEG-F) che causa la moltiplicazione incontrollata di vasi sanguigni che devastano la retina (i quali, sfiancandosi o rompendosi, provocano microemorragie); persino grandi quantità di magnesio nella dieta possono essere associate a livelli inferiori diIl diabete va sempre tenuto sotto osservazione, anche perché può provocare danni alla vista zuccheri nel sangue e a una pressione sanguigna più bassa. Eppure questa tesi non è ancora stata dimostrata in modo inequivocabile. Gli studi scelti dall’équipe di ricercatori guidati da Amanda Adler (Università di Cambridge, UK) hanno preso in esame 4.094 persone; ma non è stato dimostrato in modo certo che i complementi alimentari giovino ai diabetici. Tuttavia, vanno fatti dei distinguo: se negli studi condotti in ospedale livelli ematici più elevati di vitamina C erano più difficilmente associati alla retinopatia diabetica, la stessa correlazione non è stata riscontrata nel resto della popolazione. Per quanto riguarda, invece, la vitamina E nessuno studio tra quelli esaminati ha dimostrato che la sua assunzione riduce il rischio di retinopatia diabetica. Infine, per il magnesio, un solo studio tra quelli presi in esame ha dimostrato una correlazione tra bassi livelli di magnesio nel sangue e la progressione della malattia retinica dei diabetici (per cui è fondamentale monitorare la glicemia); eppure, gli altri studi non sono pervenuti a una conclusione definitiva.

Fonte: American Academy of Ophthalmology (AAO)

L’invalidità si fa telematica

disabile motoria

disabile motoriaL’invalidità si fa telematica Da quest’anno le domande di riconoscimento dell’handicap si presentano attraverso il sito dell’INPS con un medico certificatore 4 gennaio 2010 – Se da un lato aumentano i controlli per stanare i falsi invalidi, dall’altro si semplifica la vita del cittadino e del medico che vogliano presentare onestamente una domanda di riconoscimento di handicap. Dal primo gennaio le richieste possono essere presentate esclusivamente collegandosi al sito dell’INPS: grazie a un pin si può persino seguire la propria pratica. Il web diventa così un prezioso alleato di chi deve richiedere qualche tipo di invalidità civile, che va dalla cecità alla sordità, passando per la disabilità motoria; ma per accedere al servizio si deve essere soggetti abilitati. Nel sito dell’Inps viene spiegata la procedura burocratica più nel dettaglio: 1. Il cittadino si reca dal medico certificatore. La “certificazione medica” può essere compilata dal medico solo on line, sul sito internet dell’istituto www.inps.it. Il medico, dopo l’invio telematico del certificato, consegna al cittadino la stampa firmata, che dovrà essere esibita all’atto della visita, e la ricevuta di trasmissione con il numero di certificato. L’elenco dei medici certificatori accreditati (in possesso di PIN) è pubblicato sul sito INTERNET dell’Isituto Nazionale di Previdenza Sociale. 2. Il cittadino, in possesso del PIN, compila la “domanda” esclusivamente on line collegandosi sul sito internet dell’INPS e abbina il numero di certificato indicato sulla ricevuta di trasmissione rilasciata dal medico certificatore entro il termine massimo di trenta giorni. 3. La domanda e il certificato abbinato sono trasmessi all’INPS telematicamente. L’avvenuta ricezione della domanda è attestata dalla ricevuta rilasciata dalla stessa procedura. L’Inps trasmette telematicamente la domanda alla ASL. La domanda può essere presentata anche tramite i Patronati, le Associazioni di categoria o gli altri soggetti abilitati. Per maggiori informazioni: INPS, Cittadinanzattiva.

Fonti: Inps, Uici Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2010

Miglior vista senza fumo

Miglior vista senza fumo Rinunciare alle sigarette giova anche alla vista degli anziani 4 gennaio 2010 – Non è mai troppo tardi per smettere di fumare e difendere così la propria salute visiva. Un nuovo studio statunitense, pubblicato sull’ American Journal of Ophthalmology , si è concentrato sui danni che il tabacco provoca alla zona centrale della retina (a causa di una malattia oculare chiamata AMD ) nelle donne dai 78 agli 83 anni. Per i malati di degenerazione maculare la prevenzione è fondamentale: la forma detta secca (atrofica), quella più comune, è attualmente incurabile, mentre la forma umida può essere trattata con iniezioni nell’occhio (dette intravitreali). La zona più sensibile della retina, detta macula, è deputata alla visione centrale, dettagliata e a colori; preservarne l’integrità è importante perché serve per attività quotidiane come la lettura, il riconoscimento dei volti o la guida. Se le cellule di questa zona degenerano si crea una macchia scura Visione con scotoma centrale (malato di AMD)al centro del campo visivo (scotoma centrale). Lo studio americano è stato condotto su 1.958 donne, a cui è stato fotografato il fondo oculare . Dopodiché è stata confrontata la retina delle fumatrici (75) con quella delle non fumatrici. Secondo i ricercatori le donne che ancora fumano corrono maggiori rischi di essere colpite dall’AMD (l’11% in più). Non solo, ma anche l’abuso di alcol può favorire l’insorgenza della malattia. è stato ipotizzato – sottolinea l’Università della California di Los Angeles in un comunicato – che il rischio di ammalarsi di degenerazione maculare senile aumenti a causa del calo del livello di antiossidanti nel siero sanguigno, con alterazione dell’irrorazione retinica e la riduzione dei pigmenti della retina. “Questo studio ci offre un’altra ragione stringente per smettere di fumare”, ha concluso Paul Sieving, direttore dell’Istituto oftalmologico statunitense (National Eye Institute). Oltre a rinunciare al fumo, è però importante seguire una dieta ricca di verdure a foglie verde, pesce e noci; inoltre, non va mai dimenticata l’importanza dell’esercizio fisico quotidiano. Referenza originale: “The Association of Smoking and Alcohol Use With Age-related Macular Degeneration in the Oldest Old“, by Anne L. Coleman, Robin L. Seitzman, Steven R. Cummings, Fei Yu, Jane A. Cauley, Kristine E. Ensrud, Katie L. Stone, Marc C. Hochberg, Kathryn L. Pedula, Edgar L. Thomas, Carol M. Mangione, The Study Of Osteoporotic Fractures Research Group, American Journal of Ophthalmology, Volume 149, Issue 1, January 2010, pp. 160-169.

Fonte: University of California-Los Angeles Ultimo aggiornamento: 5 gennaio 2009

Per la sanità ci si affida di più al pubblico

Per la sanità ci si affida di più al pubblico Il 35% degli italiani ha accettato liste di attesa più lunghe, il 40% tra gli anziani 22 dicembre 2009 – Nell’ultimo anno il 35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che, in altri tempi, avrebbero acquistato direttamente da strutture private. Lo assicura il Censis, che spiega: “La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra i soggetti meno istruiti, senza titolo di studio o con la sola licenza elementare“. Gli effetti della crisi sulla spesa per la salute si sono manifestati nella tendenza a ricorrere, più che nel passato, alla sanità pubblica. Secondo l’indagine del Forum per la Ricerca Biomedica e del Centro Studi Investimenti Sociali, nell’anno della crisi quasi il 18% degli italiani ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie (visite specialistiche, cure odontoiatriche, ecc.) per motivi economici. Il dato sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i possessori di titoli di studio più bassi. “Si può prevedere – scrive il Censis – che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell’anno nuovo. Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità”. Si tratta di un’esigenza sottolineata ripetutamente anche dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio. L’affollamento delle strutture pubbliche può determinare, ovviamente, anche un allungamento delle liste di attesa.

Fonte: Censis