Occhi per videogiocare

Prototipo di occhiali che consentono di controllare un semplice videogame (Fonte: Imperial College di Londra)

Prototipo di occhiali che consentono di controllare un semplice videogame (Fonte: Imperial College di Londra)Occhi per videogiocare In Inghilterra nuovo sistema a basso costo che potrà essere utile ai disabili 2 aprile 2010 – Videogiocare usando solo gli occhi sarà possibile a basso costo entro tre anni. Lo ha annunciato Aldo Faisal, docente del Dipartimento di Bioingegneria dell’Imperial College di Londra, il quale ha coordinato il lavoro di un team di studenti universitari. L’équipe è riuscita a mettere a punto un prototipo di occhiali a raggi infrarossi, su cui è montata una webcam collegata a un computer portatile che registra i movimenti oculari. Anche se attualmente il sistema è elementare ed utilizzato solo per un videogioco (chiamato Pong ), il dispositivo potràDisabile essere sfruttato dai disabili motori anche per applicazioni più complesse nell’uso del computer e, forse, anche per controllare la sedia a rotelle. “Speriamo – ha spiegato il Prof. Faisal – di rendere disponibile on-line la tecnologia (ossia il software, ndr ) in modo che chiunque possa sfruttarla per creare nuove applicazioni e giochi… Auspichiamo, in ultima battuta, di fornire opzioni d’intrattenimento per le persone che conservano pochissime capacità di movimento. In futuro la gente potrà ammiccare per sfogliare le pagine di un libro elettronico o potrà sentire la propria canzone preferita grazie a un movimento oculare”. Attualmente il prototipo ha un costo indicativo di 25 sterline.

Fonte: Imperial College di Londra

I costi della disabilità visiva

Copertina di IOVS

Copertina di IOVSI costi della disabilità visiva Nuove linee guida aiuteranno ad adottare politiche sanitarie più efficaci nei diversi Paesi 2 aprile 2010 – Nuove linee guida per la disabilità visiva, in modo da poterne anche valutare l’impatto economico. Sono emerse da un gruppo di lavoro organizzato dall’ARVO ( Association for Research in Vision and Ophthalmology ) e dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB): i risultati sono stati pubblicati questo mese dall’autorevole rivista Investigative Ophthalmology and Visual Science (IOVS). Il team di ricercatori si è riunito per revisionare i metodi già usati in due studi americani e in uno studio australiano e mira a una valutazione uniforme dei costi dell’ipovisione e della cecità, indipendentemente da dove le ricerche vengano condotte. Il fine ultimo è quello di adottare criteri e provvedimenti che possano essere utili in tutti i Paesi sia a livello di politica sanitaria che dal punto di vista medico-scientifico. In ultima analisi, prevenire la cecità comporta notevoli vantaggi non solo a livello sociale, ma anche per l’economia degli Stati. Referenza originale: Kevin D. Frick, Steven M. Kymes, Paul P. Lee, David B. Matchar, M. Lynne Pezzullo, David B. Rein, Hugh R. Taylor, “The Cost of Visual Impairment: Purposes, Perspectives, and Guidance”, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci., 2010 51: 1801-1805.

Fonti: IOVS, ARVO

Occhio bionico… in vista

Protesi retinica elettronica (Foto: www.artificialretina.energy.gov)

Occhio bionico… in vista In Australia si mira a ridare la vista per via elettronica a chi l’ha persa a causa della retinite pigmentosa e dell’AMDProtesi retinica elettronica (Foto: www.artificialretina.energy.gov) 1 aprile 2010 – L’ occhio bionico va tenuto… d’occhio: in Australia, così come in altri Paesi (tra cui Inghilterra, Usa e Germania), prosegue la sperimentazione su un dispositivo ipertecnologico che potrebbe consentire, almeno in alcuni casi, di ridare la vista. Anche se la visione è per ora ancora in bianco e nero e a una risoluzione molto bassa, le persone che hanno perso le capacità visive a causa della retinite pigmentosa e della degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) potrebbero un giorno rivedere le forme. Anche se attualmente si tratta ancora di esperimenti limitati, la retina elettronica sembra infatti avere prospettive promettenti su chi non ha il nervo ottico danneggiato e conservi un minimo di vitalità della retina. Il prototipo australiano dell’occhio bionico, sviluppato principalmente da ricercatori dell’Università di New South Wales,Cliniche e ospedali nel mondo dove si impianta la retina elettronica (Argus II). Oltre a questi, attualmente anche l'Australia sta sperimentando l'occhio bionico è stato presentato il 30 marzo all’Università di Melbourne. Il dispositivo testato consta di una telecamera in miniatura montata su occhiali che catturano l’input visivo, trasformandolo in segnali elettrici che stimolano direttamente i neuroni sopravvissuti della retina. L’impianto consentirà ai pazienti di percepire dei punti luminosi nel campo visivo, che il cervello potrà poi ricomporre in un’immagine. Le ricerche sull’occhio bionico necessitano di équipe interdisciplinari: in Australia sono composte da medici oculisti, chirurghi della retina, neuroscienziati, biomedici ed ingegneri. I ricercatori sono entusiasti: “Anticipiamo – ha annunciato il Prof. Anthony Burkitt, professore di ingegneria all’Università di Melbourne – che quest’impianto retinico consentirà agli utilizzatori una maggiore mobilità e indipendenza e le sue versioni future permetteranno, in fin dei conti, di riconoscere le facce e di leggere i caratteri ingranditi”.

Leggi anche: “Australia, si punta all’occhio bionico“. Solo laddove la vista si sia perduta completamente e non si possa procedere più ad alcun trattamento farmacologico. Direttore scientifico di Bionic Vision Australia.

Fonte: Università di Melbourne (Australia)

Retinite pigmentosa, nuove speranze dalla terapia genica

Topo mutante

Topo mutanteRetinite pigmentosa, nuove speranze dalla terapia genica Grazie alle nanoparticelle si è rallentata la degenerazione dei coni nelle cavie di laboratorio 1 aprile 2010 – Una nuova prospettiva di cura si è aperta per la retinite pigmentosa, una malattia degenerativa ereditaria della retina. Infatti, ricercatori che lavorano negli Usa sono riusciti a prevenire la degenerazione dei coni grazie a iniezioni sottoretiniche di geni sani trasportati da nanoparticelle. L’esperimento è stato condotto su topi di laboratorio: i geni sani, inseriti in una sorta di ‘cavallo di troia’, sono penetrati nel Dna delle cellule retiniche, andando a sostituire i geni difettosi che causano la retinite. Il confronto dell’efficacia terapeutica di questo trattamento è stato fatto con due gruppi di controllo: al primo è stata iniettata una soluzione salina (placebo) sotto alla retina mentre al secondo è stato iniettato il gene (Rds) così com’era. Si è riusciti così a rallentare la degenerazione di fotorecettori fondamentali per la visione centrale, almeno in un modello animale (su giovani cavie). “Queste scoperte – scrivono sul FASEB Journal i ricercatori diretti da Muna I. Naash –, facendo ricorso a un paradigma di trattamento clinicamente rilevante, illustrano le applicazioni di una terapia di sostituzione del gene basata sulle nanoparticelle, al fine di trattare le degenerazioni retiniche umane”. Resta, tuttavia, ancora tutta da verificare la sua effettiva efficacia sugli uomini; allo stato attuale, infatti, la retinite pigmentosa è ancora ritenuta una malattia genetica incurabile. In ogni caso, questo studio potrebbe avere sviluppi interessanti nel tentativo di contrastare l’evoluzione di una malattia rara contro cui, allo stato attuale, la medicina nulla può. Referenza originale: “Gene delivery to mitotic and postmitotic photoreceptors via compacted DNA nanoparticles results in improved phenotype in a mouse model of retinitis pigmentosa”, by Xue Cai, Shannon M. Conley, Zack Nash, Steven J. Fliesler, Mark J. Cooper and Muna I. Naash, Published as doi: 10.1096/fj.09-139147, The FASEB Journal. 2010;24:1178-1191.

Fonti principali: Faseb Journal, Federation of American Societies for Experimental Biology.

Occhio alla strada

Occhio alla strada Con le festività pasquali si ripropone il tema della sicurezza stradale 31 marzo 2010 – Una buona vista può salvare la vita. Ovviamente chiunque guidi deve portare gli occhiali se sono stati prescritti da un medico oculista; ma non bisogna mai dimenticarsi dei controlli oculistici periodici. Ciò va sottolineato con ancora più forza nei giorni di più intenso traffico legato alle festività pasquali. Secondo una ricerca condotta recentemente dall’Università di Milano Bicocca su un campione di 960 persone, i rischi legati ai problemi visivi vengono di fatto sottovalutati. Infatti, se pur munito di patente il 18,6% dei volontari aveva un’acutezza visiva inadeguata mentre l’1,9% soffriva di un’alterata percezione dei colori. Come se non bastasse, il 24,5% non vedeva bene di notte, il 2,35% aveva un campo visivo non idoneo e il 3,2% una visione binoculare inadatta (mancata percezione delle distanze). Questo studio conferma che gli automobilisti non tengono sufficientemente d’occhio la propria vista, rischiando così di mettere a repentaglio l’incolumità propria e altrui. Basti pensare che, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ogni anno perdono la vita 1,2 milioni di persone in incidenti automobilistici e altre 50 milioni restano ferite (alcuni di essi vanno incontro a disabilità). Secondo le proiezioni contenute nell’ultimo Rapporto mondiale sul traffico stradale e la prevenzione dei feriti, queste cifre potranno aumentare del 65% nei prossimi 20 anni; ma il più delle volte gli incidenti automobilistici sono prevenibili.

Leggi anche: “ Viaggiare in sicurezza sulle strade ”

Fonti: Quattroruote, Oms.

Più della metà della popolazione fa uso di lenti

L'applicazione delle lenti a contatto deve avvenire con mani pulite e asciutte

L'applicazione delle lenti a contatto deve avvenire con mani pulite e asciuttePiù della metà della popolazione fa uso di lenti Principalmente si usano occhiali, mentre quasi 6 italiani su cento impiegano le lenti a contatto 31 marzo 2010 – In Italia circa il 51,8 per cento della popolazione corregge il proprio difetto visivo con occhiali o lenti a contatto : si tratta di miopi , ipermetropi , astigmatici e presbiti . A portare le lenti a contatto sono circa 3,4 milioni di italiani, pari al 5,7% della popolazione. Sono i dati che sono stati presentati ieri a Milano durante il convegno Lenti a contatto-Benessere della vista . “Oggi le lenti a contatto possono compensare praticamente tutte le ametropie visive e contribuire al miglioramento della qualità della vita degli utilizzatori – ha spiegato il professor Luigi Lupelli dell’Università degli Studi Roma Tre –: sono sufficienti poche, semplici regole per ridurre il rischio di reazioni oculari e per poter aumentare il comfort delle lenti a contatto”. Se si ritiene di avere una reazione oculare sospetta, bisogna sottoporsi a unPazienti con occhiali di prova e oculista esame oculistico. L’uso di lenti a contatto da parte di un fumatore comporta rischi maggiori. Se vengono applicate sia di giorno che di notte (solo il tipo ‘night & day’ ) si può andare più facilmente incontro a problemi oculari: bisogna valutarne l’opportunità d’impiego caso per caso. Un paio di occhiali con correzione aggiornata dovrebbe, comunque, essere sempre tenuto a portata di mano. Non bisogna andare a dormire con gli occhi doloranti e arrossati: se l’occhio reagisce in questo modo all’uso di lenti a contatto bisogna sospenderne l’uso oppure ridurre le ore d’impiego. Si tratta di aspetti che sono stati evidenziati anche dalla dott.ssa Emanuela Bonci, Segretario Generale della Società Italiana di Contattologia Medica e medico oculista che collabora con l’Università Sapienza di Roma. Ricordiamo che non bisogna mai risciacquare le lenti con soluzioni diverse da quelle prescritte dal professionista e bisogna indossarle solo per un numero limitato di ore (in genere 6 o 7). Quando si nuota è consigliabile levarle; altrimenti bisogna usare gli occhialini ma, comunque, dopo l’attività natatoria le lenti a contatto è meglio buttarle. Chi usa scorrettamente le lenti a contatto rischia soprattutto di contrarre cheratiti, congiuntiviti e, nei casi più gravi, di essere colpito da un’ulcera corneale.

Leggi anche: “ Decalogo per l’uso corretto delle lenti a contatto ”

Fonte principale: Diversamenteabili.info.

Ultima modifica di questa pagina: 1 aprile 2010.

Quando i disabili navigano gratis

Disabile motorio

Disabile motorioQuando i disabili navigano gratis Braille.Net a Foggia: un centro informatico con collegamento internet pensato soprattutto per ciechi e ipovedenti 30 marzo 2010 – Dal semplice utilizzo del computer alla navigazione su internet, passando per l’accesso all’ e-government delle pubbliche amministrazioni e i servizi on-line del Terzo Settore. Sono alcune delle attività che a Foggia possono fare gli utenti di Braille.Net , il nuovo centro voluto dall’Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (Irifor) e finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito di un progetto per la connettività sociale. Il Centro consta di dieci postazioni informatiche gratuite: è destinato principalmente ai minorati della vista e ai loro familiari, ma anche alle persone affette da altre forme di disabilità. In particolare, c’è una postazione specifica dedicata agli invalidi motori. Il nuovo centro informatico per disabili è stato inaugurato ufficialmente lo scorso 19 marzo a Foggia da Elena Gentile (assessore alle Politiche sociali e solidarietà della Regione Puglia), Michele Corcio (presidente della sezione foggiana dell’Irifor e dell’Unione ItalianaBarra elettronica braille dei Ciechi e degli Ipovedenti nonché componente della Direzione nazionale della IAPB Italia onlus) e Giuseppe Simone, presidente regionale dell’Uici. “Il momento in cui si riesce a fare a meno dell’aiuto degli altri è, per un disabile, molto importante”, ha dichiarato Corcio. Una giovane studentessa universitaria non vedente ha poi dato dimostrazione delle funzionalità del centro con tutte le tecnologie a disposizione degli utenti, che vanno dai grandi schermi ai sistemi di sintesi vocale, passando per le tastiere facilitate per i disabili motori, quelle con lettere ingrandite per gli ipovedenti e i display braille per i ciechi assoluti (tastiera con caratteri rappresentati con punti mobili in rilievo). Come fare per accedere ai servizi di Braille.Net: prenotarsi al numero telefonico 0881-772505 e chiedere di Annarita Gentile, responsabile gestionale del progetto. Il centro è allestito a Foggia in via Gorizia 48 presso la sede dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ed è aperto lunedì, martedì, giovedì e venerdì pomeriggio dalle ore 16.30 alle ore 19.30 e martedì mattina dalle ore 10 alle ore 13.

Fonte principale: UICI (Fg)

Rilassarsi per ricordare meglio

Zone colorate: aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco)

Zone colorate: aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco)Rilassarsi per ricordare meglio Si memorizzano più facilmente le immagini se l’attività dei neuroni è sincronizzata: lo attesta uno studio californiano Cento foto mostrate al ritmo di una al secondo. Dopo 15-30 minuti sono stati riproposti cento scatti, di cui solo la metà nuovi. Si è chiesto poi ai volontari di dire se fossero già stati mostrati in precedenza. Risultato: le persone più rilassate hanno risposto in modo più corretto. Se, per certi versi, questa scoperta non fa altro che confermare il senso comune (è noto che nei periodi di stress la memoria tende a peggiorare), il rigore con cui è stata condotta è esemplare. Infatti, sono stati monitorati singolarmente 296 neuroni che, Ippocampo (zona del cervello evidenziata in rosso scuro, che ha un ruolo importante nei processi di memorizzazione assieme all'amigdala). 

Fonte: Life Science Databases”  class=”left” width=”200″ height=”200″ src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2010/03/Ippocampo-da-Life-Science-Databases-web.jpg” />secondo i ricercatori, sono essenziali per la memorizzazione delle immagini (zone del cervello chiamate </span><a title= ippocampo e amigdala ). Ebbene, quando l’attività di questi neuroni risultava sincronizzata su una frequenza bassa, l’attività di memorizzazione era migliore. Si tratta delle onde theta, associate al rilassamento, al sognare a occhi aperti, alla sonnolenza e al sonno vero e proprio. Così come due strumenti musicali possono emettere note leggermente diverse e dunque essere dissonanti, analogamente avviene con le onde cerebrali che, se hanno una frequenza diversa e non sono in fase, sortiscono effetti peggiori (dal punto di vista del rendimentoneurone mnemonico). “La nostra ricerca dimostra – spiega Adam N. Mamelak, uno degli autori dello studio pubblicato su Nature on-line – che, quando i neuroni correlati con la memoria sono ben coordinati dalle onde theta durante il processo di apprendimento, i ricordi sono più forti”. Lo studio è stato condotto su otto soggetti che soffrono di epilessia; per questo è stato possibile collocare gli elettrodi direttamente sul cervello (dato che si stava effettuando un elettroencefalogramma intracranico), ottenendo in tal modo misurazioni più precise. 4-7 cicli al secondo. Referenza originale: “Post a job for freeHuman memory strength is predicted by theta-frequency phase-locking of single neurons” di Ueli Rutishauser, Ian B. Ross, Adam N. Mamelak & Erin M. Schuman, Nature advance online publication 24 March 2010 | doi:10.1038/nature08860; Received 19 August 2009; Accepted 27 January 2010; Published online 24 March 2010.

Fonti: Nature ( abstract ), Science Daily. Notizia pubblicata il 29 marzo 2010.

Retina… in corso

Retina… in corso Il 26 e il 27 marzo numerosi oculisti si sono dati appuntamento a Roma Fiumicino 27 marzo 2010 – Due giornate di corso a suon di retina. A Roma Fiumicino una serie di oculisti si sono dati appuntamento per parlare di èdema retinico (26 marzo) e coroide (27 marzo). Per quanto riguarda l’èdema retinico sono state “trattate – scrive il Prof. Bruno Lumbroso, organizzatore del convegno – le importanti novità che riguardano gli studi istopatologici di questa affezione e, soprattutto, le nuove terapie che trovano immediata applicazione nella pratica clinica di tutti i giorni”. Nel pomeriggio del 26 marzo si sono tenute tre tavole rotonde ed era in programma una lettura magistrale del Prof. Mario Stirpe, Presidente della Fondazione Bietti. Il 27 marzo è stato, invece, dedicato alla membrana vascolare dell’occhio: “Da due anni – osserva Lumbroso – le sue patologie vengono investigate con gli OCT a penetrazione profonda e con le angiografie panoramiche”; ma ancora molto resta da studiare. Per consultare il programma del convegno clicca qui . Notizia pubblicata per la prima volta il 26 marzo 2010 e aggiornata il 27 marzo 2010.

Lenti a contatto ‘intelligenti’ contro il glaucoma

Applicazione di lente a contatto tradizionale

Applicazione di lente a contatto tradizionaleLenti a contatto ‘intelligenti’ contro il glaucoma Verso nuove modalità di somministrazione dei farmaci per la pressione alta dell’occhio 25 marzo 2010 – Le lenti a contatto diventano ‘intelligenti’. Potranno essere utilizzate, ad esempio, per rilasciare lentamente farmaci contro la pressione alta dell’occhio, curando così il glaucoma in modo più efficace. Si tratta di una ricerca portata avanti da diversi anni presso l’Università della Florida e la Iowa State University, che ieri hanno presentato a San Francisco i loro risultati (al Congresso nazionale dell’American Chemical Society). Grazie alla vitamina E è stato possibile allungare il tempo di contatto tra la superficie oculare e il farmaco, che così può penetrare nell’occhio progressivamente. Si tratta di un sistema per curare una malattia oculare che, secondo le stime, ha già causato il 9-12% dei casi di cecità solo negli Usa, mentre l’Oms le imputa il 10,1% dei casi di disabilità visiva nel mondo. Complessivamente si stima che i glaucomatosi siano 55 milioni. “Troppo spesso i test rilevano il glaucoma dopo che la malattia ha danneggiato il nervo ottico in silenzio”, ha spiegato Chenxu Yu dell’Università dello Iowa, che ha diretto lo studio. Il quale contemporaneamente sta studiando un nuovo sistema per rilevare segni precoci di glaucoma scattando una foto alla retina grazie a una luce laser infrarossa che penetra nell’occhio attraverso la pupilla (spettroscopia di Raman). Eppure, riguardo alle future lenti a contatto curative c’è chi esprime delle riserve: perché obbligare persone che normalmente non indossano lenti a metterle? Inoltre, è noto che queste lenti non possono essere portate a lungo; dunque quali sarebbero i vantaggi della terapia? Questi sono alcuni dei dubbi avanzati da Alfred Sommer, docente di oftalmologia presso la John Hopkins University di Baltimora.

Fonti: ACS , Healthfinder.gov