OMS, ok a Piano mondiale contro la cecità

Oms di Ginevra

L’azione programmata di prevenzione della disabilità visiva (2014-2019)

Oms di GinevraLa prevenzione della disabilità visiva ha un respiro mondiale. L’Oms ha dato l’ok a un Piano d’azione per contrastare la cecità e l’ipovisione (2014-2019). L’approvazione del documento è avvenuta durante la 66ª assemblea mondiale dell’Organizzazione mondiale della sanità, che si è tenuta a Ginevra dal 20 al 27 maggio 2013.

I tre documenti Oms

Durante i lavori sono stati considerati tre punti d’azione globale: 1) uno sulle patologie non trasmissibili (ossia non contagiose da persona a persona, come il diabete) e le malattieMargaret Chan, Direttrice generale OMS tropicali dimenticate (a livello oculare si pensi al tracoma o all’oncocercosi); 2) un testo sulla salute mentale; 3) un documento sulla prevenzione della cecità e dell’ipovisione evitabili (vedi Piano d’azione globale 2014-2019).

Direttrice OMS: più equità e copertura sanitaria universale

“Tutti e tre i piani – ha affermato Margaret Chan, già Direttrice generale Oms – necessitano di un approccio vita natural durante e mirano ad ottenere equità mediante una copertura sanitaria universale”.
La prevenzione è uno dei punti cardine del nuovo documento. E’ fondamentale che gli Stati offrano l’accesso a servizi sanitari integrati, adottando un approccio più ampio alle cure. In conclusione, la prevenzione della cecità nel mondo ha ora… uno sguardo più lungo!

Leggi anche: “ In Italia nuovo centro di collaborazione Oms

Link utile:Universal eye health: a global action plan 2014–2019

Notizia pubblicata il 31 maggio 2013. Ultima modifica: 18 novembre 2017

Riabilitazione e fissazione retinica

Riabilitazione presso il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva: microperimetriaRiabilitazione e fissazione retinica Persino gli adulti possiedono un certo grado di plasticità del sistema visivo: possono imparare a sfruttare meglio le proprie capacità residue 28 maggio 2013 – La plasticità del nostro cervello non tramonta mai definitivamente. Se è vero che la nostra corteccia è molto più plastica da bambini, in realtà un certo grado di “flessibilità” neuronale è presente anche negli adulti. Però se si è ipovedenti o ciechi parziali occorre seguire speciali programmi di riabilitazione per allenarsi a vedere sfruttando una zona diversa della retina rispetto a quella che è stata danneggiata dalla malattia (il cosiddetto residuo visivo). È quanto sottolineano optometristi dell’Università della California (Berkeley), i quali – studiando le possibilità riabilitative di chi aveva perso la visione centrale – hanno insegnato ai loro pazienti a guardare con un’altra zona della retina (miglior punto di fissazione retinico o Preferred Retinal Locus). Le persone che hanno perso la visione centrale (ad esempio i malati di AMD a uno stadio avanzato), hanno seri problemi a orientarsi nella vita quotidiana: non riconoscono i volti, non possono guidare, ecc. Eppure qualcosa si può fare: la riabilitazione e i corsi di orientamento e mobilità consentono di tornare a essere relativamente autonomi. Per sfruttare appieno le potenzialità residue dei propri occhi c’è però bisogno di una allenamento costante e di rivolgersi a un centro specializzato nella riabilitazione degli ipovedenti.

Leggi anche: “ Fissazione e riabilitazione visiva “, microperimetria

Fonte: Wolters Kluwer Health

Quel mondo dipinto di blu

Quel mondo dipinto di blu Abusare della luce artificiale può disturbare il sonno: lo sostiene un esperto dell’università di Harvard 24 maggio 2013 – Gli schermi dei dispositivi tecnologici non fanno dormire sonni tranquilli. A sottolinearlo è un docente dell’Università di Harvard, Charles Czeisler, che ha pubblicato su Nature un interessante Prof. Charles Czeisler (Harvard University. 

Fonte: Nature)”  class=”right” width=”100″ height=”109″ src=”http://www.nature.com/nature/journal/v497/n7450_supp/images/497S13a-i1.0.jpg” />articolo intitolato “Gettare luce sulla deficienza di sonno”. Smanettare sino a notte fonda col proprio smartphone, tablet o col computer non è un’abitudine salutare: già dormiamo mediamente poco e siamo sovrastimolati dalla luce artificiale, che ha uno spettro di frequenze diverse da quella solare. Col risultato che il giorno dopo, magari dopo aver sofferto d’insonnia, si esagera coi caffè.</span>    <span >L’abuso degli </span><a href= schermi può creare non solo fastidi oculari diretti (se non si fanno regolarmente delle interruzioni), ma indirettamente può avere conseguenze negative sulla salute in generale perché le frequenze sul blu possono provocare insonnia (con maggiori rischi per il cuore, il sistema nervoso, ecc.). Lo stesso può essere vero per le lampadine a led: da questo punto di vista erano meglio le vecchie lampade a incandescenza che molti Paesi ora però vietano per motivi di risparmio energetico. Foto: monitorLa causa della nocività della luce emessa da diversi dispositivi artificiali starebbe – secondo lo studioso di Harvard (Usa) – nell’alterazione del ciclo sonno-veglia (circadiano) dovuto alle frequenze blu emesse in abbondanza da luci al led e da schermi grandi e piccoli. Per questo Czeisler suggerisce di arricchire le frequenze dei dispositivi elettronici con una luce giallo-arancio. Insomma, uno spettro multicolore giova alla vista e… alla qualità del sonno.

Fonte: Nature

Ultima modifica: 26 giugno 2013

Troppi ipertesi nel mondo

Troppi ipertesi nel mondo Il 17 maggio si è celebrata la Giornata mondiale dell’ipertensione arteriosa: importante controllarla anche per evitare rischi alla retina 17 maggio 2013 – Rischio ipertensione in vista. La salute della retina viene ‘minacciata’ da una pressione troppo elevata, che non solo causa danni al sistema cardio-vascolare e ai reni, ma può provocare anche la retinopatia ipertensiva. Anche questo aspetto va ricordato in occasione della IX Giornata mondiale dell’ipertensione arteriosa che si è celebrata il 17 maggio. In Italia ci sono circa 15 milioni di ipertesi e nel mondo sono circa un miliardo e mezzo. La pressione arteriosa alta ha varie cause: da quelle genetiche a quelle legate agli stili di vita. Su questi ultimi si può intervenire facilmente: praticando regolarmente l’esercizio fisico, smettendo di fumare, limitando il numero di caffè, mangiando cibi conditi con poco sale. Fondamentale è controllare periodicamente la pressione e, se elevata, consultare uno specialista e seguire le indicazioni del caso. Va sottolineato che non c’è un nesso evidente tra la pressione arteriosa eccessiva e una pressione dell’occhio troppo elevata (dovuta all’accumulo eccessivo dell’umor acqueo -> glaucoma): generalmente sono considerate indipendenti. Una pressione arteriosa tenuta sotto controllo allunga la vita!

Fonti principali: Siia , Who

Vaccini contro l’allergia a confronto

Vaccini contro l’allergia a confronto Un nuovo studio ha comparato due tipi di immunoterapia desensibilizzante contro la congiuntivite allergica, la rinite e l’asma 13 maggio 2013 – Sapere a quale tipo di terapia desensibilizzante eventualmente sottoporsi può essere un passo avanti per gli allergici. Fermo restando la necessità di un consulto presso l’oculista e l’allergologo, potrebbe essere utile ricorrere a un vaccino desensibilizzante in caso di congiuntivite , asma e/o rinite causate da pollini, acari o altri allergeni. Un nuovo studio condotto sui bambini, basato su precedenti ricerche, mette a confronto gli effetti di due terapie iposensibilizzanti specifiche che possono migliorare la vita: quella eseguita con iniezione sottocutanea e quella sublinguale (gocce sotto la lingua contenenti la sostanza a cui si è allergici), concludendo che possono essere entrambe efficaci nel rendere l’allergico meno suscettibile a reazioni spropositate. “L’immunoterapia sottocutanea (SCIT) – precisano gli autori su Pediatrics – è approvata negli Stati Uniti per il trattamento dell’asma e della rinite pediatriche; l’immunoterapia sublinguale (SLIT) non ha un’approvazione ufficiale, ma viene impiegata nella pratica clinica”. Va tuttavia sottolineato come, in alcuni casi, si possano avere effetti collaterali. Dunque è indispensabile una gradualità nella somministrazione, ammesso che sia necessaria, la quale deve comunque essere sempre monitorata da uno specialista.

Fonte: Pediatrics

Concluso l’ARVO, un Nobel dagli oculisti

Concluso l’ARVO, un Nobel dagli oculisti L’appuntamento di respiro mondiale si è svolto negli Usa dal 5 al 9 maggio 2013 10 maggio 2013 – Sono circa 13 mila i partecipanti dell’ARVO 2013 (The Association for Research in Vision and Ophthalmology): si tratta di un appuntamento fondamentale dell’oculistica mondiale che si è svolto a Seattle (Usa) dal 5 al 9 maggio. Quest’anno è intervenuto persino un premio Nobel: è Oliver Smithies, che ha conquistato nel 2007, assieme a Mario Capecchi e Martin Evans, il premio per la medicina conferito dall’Accademia di Stoccolma. I tre hanno scoperto, infatti, i principi per “introdurre specifiche modifiche genetiche nei topi sfruttando le staminali embrionali”. Insomma, sono considerati oggi dei maestri della manipolazione genetica a scopo sperimentale: si possono indurre geneticamente una serie di malattie nelle cavie di laboratorio, per poi studiare gli effetti dei trattamenti sperimentali. I temi che sono stati affrontati dai relatori durante l’ARVO vanno dalle tematiche classiche dell’oculistica (cataratta, glaucoma, ecc.) fino a questioni più specifiche. Non ci si è occupati tuttavia esclusivamente di malattie degli occhi, ma anche di neurologia della visione, di esami specialistici quali l’ OCT (che consente la visualizzazione degli strati retinici) e di trattamenti farmacologici contro una serie di malattie oculari. Durante l’ARVO ci si è occupati anche di salute globale e salute pubblica, in particolare con Christopher Murray, professore americano che in passato ha lavorato per l’Oms.

Fonti principali: Arvo, nobelprize.org

Ultima modifica: 13 maggio 2013

Complementi alimentari da tenere d’occhio

Come può vedere un malato di AMD

Come può vedere un malato di AMD 8 maggio 2013 – La prevenzione delle malattie oculari passa anche per una corretta alimentazione, che può essere opportunamente integrata. Vitamine e mineraliStadio avanzato dell'AMD secca. (Immagine: Fondazione per la macula onlus) antiossidanti avrebbero potuto ridurre del 25% il rischio di essere colpiti dalla forma avanzata di degenerazione maculare legata all’età (AMD) con un’assunzione quotidiana di complementi alimentari per un periodo di cinque anni: questa era la conclusione di un vasto studio chiamato “AREDS”.

La seconda fase di quest’ampia ricerca ha ridimensionato notevolmente, invece, l’efficacia dei complementi alimentari a base di due carotenoidi (luteina, zeaxantina) e omega-3 (DHA ed EPA), sostenendo che essi non contribuiscono a bloccare l’evoluzione della malattia che colpisce il centro della retina.

Per dimostrarlo sono stati studiati 1940 occhi (1608 persone) per un lustro, quando la progressione della degenerazione maculare legata all’età si è evoluta nonostante l’assunzione di complementi a base di luteina, zeaxantina e omega-3. Durante lo studio AREDS 2, infatti, “il confronto con placebo […] ha dimostrato che non esiste alcuna riduzione statisticamente significativa nella progressione dell’AMD fino a uno stadio avanzato”. Questa tesi è contenuta nello studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association.

Fonte: JAMA

In Italia un Centro di collaborazione OMS per salvare la vista

équipe del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di Roma, presso il Policlinico A. Gemelli

Il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva della IAPB Italia onlus è un unicum

Nel nostro Paese è attivo un Centro di collaborazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che si occupa di riabilitazione visiva: è attualmente l’unico in Europa che fa, a questo livello, équipe del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di Roma, presso il Policlinico A. Gemelliprevenzione della cecità ed è uno dei più accreditati al mondo. Si tratta del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva (con sede presso il Policlinico A. Gemelli di Roma), un centro all’avanguardia fondato e gestito dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. L’OMS e il Polo Nazionale hanno concordato di collaborare, col parere favorevole del Ministero della Salute, per raggiungere i seguenti obiettivi: 1) definire standard minimi internazionali in termini di figure professionali e metodi per una riabilitazione ottimale degli ipovedenti; 2) pubblicare un libro bianco sulla diffusione delle buone prassi in materia di riabilitazione visiva e prevenzione della cecità in Italia; 3) realizzare uno studio epidemiologico nazionale sullo stato della funzionalità visiva e della salute oculare della popolazione italiana. L’accordo, avviato nel 2013, è stato poi rinnovato nel 2017 fino al primo maggio del 2020. Tra i nuovi obiettivi compare anche quello di adattare un questionario internazionale a carattere psicologico (PHQ-9) ai protocolli riabilitativi dei centri d’ipovisione e riabilitazione visiva del mondo. In sostanza chi si reca in uno di questi centri potrà ricevere, in futuro, un’eventuale diagnosi di depressione/ansia correlata a un’importante riduzione della vista. In questo caso le terapie riabilitative potranno essere “modellate” sullo stato psicologico del singolo soggetto invece che aderire in modo pedissequo alle precedenti procedure più “rigide”. [Si tenga conto che, secondo l’OMS, la depressione già colpisce 322 milioni di persone ed è un’importante causa di disabilità globale tendente alla crescita ([approfondisci), ndr]] avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus e del Polo Nazionale

L’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia, ha affermato:
Nuovi orizzonti si sono aperti in Italia per la riabilitazione visiva e per gli studi scientifici. Lo straordinario risultato del riconoscimento del Polo Nazionale, in qualità di centro di collaborazione OMS, è stato conseguito grazie a una proficua collaborazione con l’Agenzia ONU e a frequenti contatti istituzionali. Il nostro Polo Nazionale è un centro pensato per gli ipovedenti che ora ha un ruolo davvero unico.
Ha dichiarato inoltre l’ex Direttore del Gemelli, il dott. Maurizio Guizzardi:
Questo prestigioso riconoscimento per la sanità italiana è il giusto tributo alla qualità del lavoro svolto da medici, ricercatori e operatori sanitari &ndash –. Siamo davvero lieti di questo riconoscimento dell’OMS, frutto della sinergia del nostro Policlinico, con un’organizzazione come la IAPB Italia onlus che, come noi, tutela e promuove la salute e il benessere di persone fragili come gli ipovedenti.
Il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva è operativo sin dal 2008: all’interno del Gemelli occupa una superficie complessiva di oltre 430 metri quadrati.
Attached documents

Più vita all’aperto per prevenire la miopia

Bambini all'aria aperta: la luce del giorno fa bene alla vista soprattutto da piccoli

I bambini che trascorrono più tempo alla luce naturale sviluppano meno spesso il difetto visivo

Bambini all'aria aperta: la luce del giorno fa bene alla vista soprattutto da piccoliGuardare allo stile di vita… fa vedere meglio da lontano. Se un bambino trascorre più tempo alla luce naturale e all’aria aperta più difficilmente diventerà miope oppure svilupperà una forma più lieve di miopia. Questo vizio refrattivo – che colpisce circa 15 milioni di italiani – può essere, almeno in parte, prevenuto: oltre alle cause genetiche, un corretto stile di vita ha un peso notevole. Ad arrivare a una simile conclusione è una ricerca condotta dall’Università di Taiwan, pubblicata sulla rivista Ophthalmology.

Nello studio sono stati esaminati 571 alunni di età compresa tra i 7 e gli 11 anni che frequentavano due scuole elementari vicine: 333 bambini hanno trascorso fuori dall’edificio scolastico 80 minuti al giorno, mentre gli altri 238 sono rimasti in classe (gruppo di controllo). Dopo un solo anno i ricercatori hanno constatato che i tassi di diffusione della miopia erano significativamente più bassi nel primo gruppo (8,41% contro 17,65%) ossia in quello che trascorreva quotidianamente un’ora e venti minuti all’aperto. Anche la progressione della miopia si è rivelata inferiore nello stesso gruppo: un peggioramento della miopia solo di un quarto di diottria l’anno contro 0,38 diottrie. Sottoporre i propri figli a un check-up periodico della vista è fondamentale per la loro vista Un precedente studio – pubblicato sempre sulla rivista Ophthalmology – è stato invece condotto su 235 bambini miopi danesi dagli 8 ai 14 anni che frequentavano la scuola, dimostrando che il grado di miopia è minore negli allievi che beneficiano della luce naturale per alcune ore al giorno: in sei mesi la lunghezza del loro bulbo oculare è aumentata di meno rispetto al gruppo di controllo.

“I nostri risultati indicano che l’esposizione alla luce del giorno aiuta a proteggere i bambini dalla miopia – ha affermato Dongmei Cui della Sun Yat-sen University, Cina –. Ciò significa che i genitori e le altre persone che gestiscono il tempo dei bambini dovrebbero incoraggiarli ogni giorno a trascorrere del tempo all’esterno”. Insomma, la luce solare aiuta a far sviluppare meglio il bulbo oculare e non dovrebbe mai essere sottovalutata. Uno stile di vita sano, compreso del tempo trascorso all’aria aperta, è quindi fondamentale sin da bambini anche per contribuire alla salute oculare.

Fonti: Ophthalmology , American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 2 maggio 2013. Ultima modifica: 6 luglio 2018

Cercare col cervello

Aree corticali dell'attenzione selettiva durante la ricerca di esseri umani o di veicoli

Aree corticali dell'attenzione selettiva durante la ricerca di esseri umani o di veicoliCercare col cervello L’attenzione visiva selettiva attiva diverse aree corticali a seconda di ciò che si ricerca 23 aprile 2013 – Cercare un volto tra la folla o individuare un’automobile nel traffico: questi due compiti, certamente affini, sono in grado di ‘accendere’ anche diverse aree della corteccia visiva. Questo fenomeno è stato studiato da tre ricercatori californiani e da un ricercatore giapponese: a cinque volontari è stato mostrato un filmato di un’ora mentre si registrava l’attività dell’intera corteccia cerebrale per mezzo della risonanza magnetica (fMRI). Mentre inizialmente si chiedeva la fruizione passiva del filmato, in un secondo momento veniva chiesto di individuare persone o veicoli. Dopodiché si è fatto un confronto sulle aree della corteccia cerebrale che erano state attivate. In particolari condizioni determinate categorie possono essere ignorate mentre altre possono essere ricercate: è come se impostassero dei ‘filtri’ che ci consentono di selezionare le informazioni rilevanti. Il nostro cervello ha organizzato migliaia di categorie di oggetti che hanno certi legami di senso (connessioni semantiche o alberi semantici). Tali relazioni non sono però solo concettuali, ma hanno anche una rispondenza a livello di localizzazione sulla corteccia cerebrale. “L’attenzione – scrivono i ricercatori su Nature Neuroscience – amplia la rappresentazione di categorie inattese semanticamente simili alla categoria attesa”. Ad esempio, se si sta cercando un’automobile e si trova un tir, è evidente che il nostro cervello sarà più recettivo nell’individuare quest’ultimo grande veicolo rispetto a una zebra. Infatti abbiamo ‘impostato’ una ricerca specifica: ciò che compare di affine viene evidentemente considerato potenzialmente utile. Per dare un’idea dell’impegno profuso, gli sperimentatori hanno classificato 935 oggetti e azioni diverse presenti nel filmato, studiando l’attività corticale associata.

Fonti: Nature Neuroscience, La Stampa