Le malattie oculari delle donne

Immagine: Prevent Blindness America

Immagine: Prevent Blindness AmericaLe malattie oculari delle donne AMD, cataratta e glaucoma colpiscono maggiormente il sesso femminile 22 aprile 2013 – Alcune malattie oculari colpiscono maggiormente le donne. Il gentil sesso è più predisposto dei maschi alla degenerazione maculare legata all’età (AMD), alla cataratta e al glaucoma. Da un lato ciò è dovuto a motivi ormonali e, dall’altro, soprattutto alla maggiore longevità femminile. Vivendo più a lungo, infatti, le donne sono più esposte a varie malattie, tra cui quelle oftalmologiche. Lo sottolinea Prevent Blindness America, che ricorda negli Stati Uniti si celebri il mese della salute oculare delle donne: il sesso femminile viene invitato a sottoporsi regolarmente a controlli oculistici per aiutare a preservare la propria vista. Negli Stati Uniti l’AMD colpisce le donne in misura del 65%, mentre la cataratta e il glaucoma per il 61%. Invece la retinopatia diabetica affligge quasi egualmente uomini (49%) e donne (51%) americani.Fumare nuoce gravemente alla salute (anche quella visiva): è consigliabile smettere Prevent Blindness America raccomanda, inoltre, di seguire una dieta sana, smettere di fumare, assumere complementi alimentari (se un medico professionista li ritiene utili), portare occhiali dotati di filtri dei raggi ultravioletti, indossare un cappello all’esterno (laddove l’ambiente sia molto assolato) e di tenere conto di eventuali precedenti di malattie oculari in famiglia (ad esempio per la degenerazione maculare legata all’età e per il glaucoma è accertata anche una componente genetica). Secondo l’Oms anche la disabilità visiva nel mondo colpisce in maggior misura il sesso femminile rispetto a quello maschile, soprattutto a partire dai 50 anni. Nota Circa il 56,3% dei ciechi e degli ipovedenti stando a dati divulgati nel 2009

Fonti principali: Prevent Blindess America, VSP Blog

Trapiantati fotorecettori da staminali di retina adulta

Cavia di laboratorio

I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra). (Fonte: Summagallicana) Trapiantati fotorecettori da staminali di retina adulta Negli Usa è stata ripristinata parzialmente la vista di cavie cieche 19 aprile 2013 – Aumentano le speranze di “curare“ la retina degenerata grazie alle cellule staminali. Sono state ottenute, infatti, staminali multipotenti dalle retine adulte di topo. Queste cellule giovanissime, grazie a uno speciale “cocktail“ che ne indirizza lo sviluppo, sono state trasformate in fotorecettori. Dopodiché questi ultimi sono stati impiantati nella retina di topi mutanti ciechi, ripristinando un po’ di sensibilità alla luce.Cavia di laboratorio è il procedimento che hanno seguito i ricercatori dello Stowers Institute for Medical Research (Usa), pubblicando poi i loro risultati sulla rivista Cell Research . Questa ricerca dà nuove prospettive a persone colpite, ad esempio, da retinite pigmentosa o degenerazione maculare legata all’età (AMD), la cui forma secca non è considerata trattabile. Anche se si è ancora a uno stadio sperimentale e lo studio è stato condotto unicamente su cavie animali, per il futuro non si può escludere che possano essere messi a punto trattamenti a base di staminali per “riparare“ la retina umana. Tuttavia occorreranno ulteriori ricerche per stabilire se questo metodo sia sicuro sugli esseri umani e consenta di curare efficacemente una serie di malattie retiniche degenerative.

Leggi anche: “ Trapianto di fotorecettori contro la cecità

Fonte: Li T, Lewallen M, Chen S, Yu W, Zhang N, Xie T, “Multipotent stem cells isolated from the adult mouse retina are capable of producing functional photoreceptor cells”, Cell Res. 2013 Apr 9. doi: 10.1038/cr.2013.48. [Epub ahead of print]

“Visioni future” sulle staminali adulte

Il Premio Nobel 2012 per la Medicina e la Fisiologia John Gurdon (12 aprile 2013)

Il Premio Nobel 2012 per la Medicina e la Fisiologia John Gurdon (12 aprile 2013)“Visioni future” sulle staminali adulte Il Premio Nobel per la Medicina J. Gurdon nella Città del Vaticano: un giorno si potranno rimpiazzare le cellule retiniche degenerate negli uomini La cecità causata dalla degenerazione della retina potrà essere curata, in futuro, grazie alle cellule staminali non embrionali (cellule adulte geneticamente riprogrammate). È ciòMacchia scura al centro del campo visivo provocata da AMD che, nella Città del Vaticano, ha prospettato John Gurdon, il britannico Premio Nobel per la Medicina 2012, intervenuto nel corso di un convegno internazionale di tre giorni (11-13 aprile) organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura. In particolare – ha sostenuto il Premio Nobel il 12 aprile, durante il convegno Medicina rigenerativa: cambiamento fondamentale nella scienza e nella cultura – ci sono prospettive incoraggianti per l’AMD (degenerazione maculare legata all’età), una malattia che può colpire il centro della retina generalmente a partire dai 55 anni: la sua forma più comune, detta “secca”, è considerata oggi incurabile e può provocare la perdita della vista centrale, ma un giorno potrà essere trattata ricorrendo alle staminali adulte. Le cellule adulte – una volta ringiovanite fino allo stadio di staminali mediante tecniche di manipolazione del DNA – possono essere fatte crescere fino a diventare cellule retiniche. Queste cellule di ‘ricambio’ potranno in futuro essere innestate nelle aree dove le cellule della retina sono morte, ripristinando almeno parzialmente la vista in persone che l’hanno perduta.Cellule staminali riprogrammate della retina (pluripotenti indotte o iPS) sono state sperimentate sui maiali (immagine: Stem Cells, aprile 2011) “Se si perde la vista, riaverla sarebbe semplicemente immensamente utile”, ha dichiarato il Premio Nobel a margine del convegno. Ci sono “buone prospettive” di cura delle degenerazioni retiniche sugli esseri umani, sulla base dei successi già ottenuti sugli animali, ma ci vorrà del tempo per ottenere i necessari permessi per le sperimentazioni sugli uomini. In futuro si potrà rimpiazzare correttamente un singolo tipo di cellule nella retina nelle zone in cui essa è degenerata. La stessa cosa si può fare anche con Occhio in nuce ottenuto mediante clonazione di cellule muscolari (riprogrammate). Diaspositiva proiettata il 12 aprile 2013 da J. Gurdon alla Città del Vaticanoi fotorecettori, ma produrre un occhio intero naturalmente “è più complicato”. Infatti persino le cellule muscolari (così come quelle della pelle) si possono trasformare in cellule staminali adulte che, a loro volta, possono essere fatte sviluppare fino a diventare un bulbo oculare in nuce, già dotato di cristallino, retina e iride. Inoltre si possono ottenere cellule del nervo ottico a partire dalle staminali adulte riprogrammate, però “integrarle correttamente è molto difficile”: anche se – ha concluso il Premio Nobel – “credo che accadrà, ma ci vorrà molto tempo”.

Leggi anche: “Premio Nobel per le staminali riprogrammate

Link utili: Euronews, Radio Vaticana Per i Premi Nobel per la Medicina e la Fisiologia (anno 2012): Le Scienze ___________________________________________________

Pagina pubblicata il 12 aprile 2013.

Ultima modifica: 18 aprile

Un diabete da evitare

Un diabete da evitare Solo il dieci per cento degli studi internazionali verte sulla prevenzione di una malattia che causa retinopatia 11 aprile 2013 – Le ricerche scientifiche internazionali non considerano a sufficienza la prevenzione del diabete. Quando vengono condotte, inoltre, studiano troppo spesso un numero troppo contenuto di persone, escludendo sia anziani che bambini. Questa è la conclusione critica a cui è pervenuto un meta-studio diretto dal Duke Clinical Research Institute di Durham (Usa) e pubblicato sulla rivista Diabetologia . Secondo i dati aggiornati dell’Oms i diabetici nel mondo sono circa 347 milioni, mentre in Italia sarebbero circa 3 milioni. Tutti i diabetici dovrebbero sottoporsi più frequentemente della norma a controlli medici (inclusi quelli a carattere oculistico). Per la prevenzione del diabete è fondamentale sottoporsi periodicamente ad esami del sangue: la concentrazione degli zuccheri in circolo (glicemia) deve rientrare retina di diabetico trattata col lasernella norma, altrimenti la salute del nostro organismo è sicuramente più a rischio. Infatti il diabete può provocare sia danni alla retina (vedi retinopatia diabetica) sia problemi cardiovascolari, renali e ai nervi periferici. Chi è colpito da retinopatia diabetica può subire, a lungo andare, un calo della vista se non segue correttamente la terapia che gli è stata prescritta dal diabetologo (da una semplice dieta con pochi zuccheri fino alla somministrazione d’insulina). Nei casi più avanzati, che comportano una forte riduzione della vista, l’oculista può ricorrere a un trattamento laser della retina.

Fonte principale: Diabetologia

ROP, il successo col trattamento laser precoce

Retina di prematuro colpito da ROP

A dieci mesi d’età la retinopatia del prematuro è regredita in nove casi su dieci

Curare col laser la retina dei nati prematuri consente di far regredire una malattia retinica chiamata ROP. Chi nasce prima del tempo, infatti, tende a sviluppare la retinopatia del prematuro: una molteplicità di vasi retinici indesiderati crescono fino a danneggiare irreparabilmente la vista. Se non viene trattata rapidamente, questa patologia retinica può portare all’ipovisione e persino alla cecità.

Alcuni ricercatori australiani hanno condotto un esperimento andando a colpire diversi punti della retina di neonati che, in media, alla nascita pesavano oltre 700 grammi e avevano poco più di sei mesi. Sessantasei neonati sui circa 350 visitati sono stati sottoposti a trattamento laser.Retina di prematuro colpito da ROP A dieci mesi d’età si è riscontrata in 119 occhi (93%) una regressione della retinopatia del prematuro. Al contrario, in 15 occhi la ROP si è manifestata in modo ancora più aggressivo (11,7% di quelli trattati). Ben 43 piccoli sono stati seguiti mediamente per quasi cinque anni, con buoni risultati complessivi: la terapia laser, hanno concluso i ricercatori su Clinical & Experimental Ophthalmology , “è una tecnica efficace per fermare, nella maggior parte dei casi, la progressione della ROP”.

Riferimento bibliografico: Gunn, D. J., Cartwright, D. W., Yuen, S. A. and Gole, G. A. (2013), “Treatment of retinopathy of prematurity in extremely premature infants over an 18-year period“, Clinical & Experimental Ophthalmology, 41: 159–166. doi: 10.1111/j.1442-9071.2012.02839

Fonte: Clinical and Experimental Ophthalmology


Notizia pubblicata il 10 aprile 2013.

Coscienza dell’esperienza visiva

Campi magnetici generati dal cervello

Campi magnetici generati dal cervelloCoscienza dell’esperienza visiva Nuovo studio sull’attività della corteccia cerebrale durante la visione delle immagini (con questionario) 5 aprile 2013 – Vedo o non vedo? Questo è il problema. La coscienza della visione, in fin dei conti, si possiede o non si possiede. Stadi intermedi sono trascurabili, tenendo conto sia delle scelte fatte dopo la visione di immagini proposte da sperimentatori e sia del livello di attività della corteccia cerebrale. Questo è l’esito a cui è pervenuta una nuova ricerca condotta da ricercatori americani e ora pubblicata su PNAS. Gli studiosi hanno chiesto ai volontari di rispondere a una delle seguenti quattro scelte, dopo aver mostrato loro delle immagini: 1) non ho visto nulla (nessuna consapevolezza); 2) non sono riuscito a identificare cosa vedevo (consapevolezza senza identificazione); 3) sono insicuro/insicura riguardo a ciò che visto (consapevolezza con basso grado di certezza nell’identificazione); 4) sono sicuro/sicura di ciò che ho visto (consapevolezza con alto grado di certezza nell’identificazione). esempio di magnetoencefalografo Mentre ai volontari venivano presentate le foto, veniva studiata la risposta della loro corteccia cerebrale mediante un magnetoencefalografo: si tratta di un dispositivo che consente di misurare l’attività elettrica neuronale rilevando variazioni del campo magnetico prodotto dal cervello. Tutto sommato la consapevolezza di vedere, concludono i ricercatori, “è relativamente ben demarcata”.

Fonte: PNAS

I rischi della miopia non corretta

I rischi della miopia non corretta Studio condotto su 1894 alunni di Taiwan: il mancato uso di lenti può causare un peggioramento del vizio refrattivo 4 aprile 2013 – Mettiamo a fuoco la miopia. Se da un lato ha cause genetiche, dall’altro lo stile di vita riveste la sua importanza. In un nuovo studio – condotto in tre scuole di Taiwan su 1894 alunni di età compresa tra i 6 e gli 11 anni – si è constatato che esistono una ventina di fattori modificabili che incidono sull’evoluzione del vizio refrattivo. ottotipo per lontano I fattori che condizionano maggiormente l’evoluzione della miopia nei bambini in età scolare sono principalmente: 1) correzione non ottimale (maggiore di una diottria) rispetto al grado di miopia misurato; 2) occhiali non indossati a permanenza (anche all’esterno); 3) lenti inadatte per diverse distanze di lavoro; 4) molte ore trascorse a leggere e a scrivere nel weekend. Invece il tempo passato all’aperto e una dieta sana non avrebbero un ruolo particolarmente importante nell’impedire il peggioramento della miopia: la prima incide per lo 0,2% e la seconda per il 2,5%. In conclusione, indossare le lenti se si è miopi è importante affinché il vizio refrattivo non peggiori o quasi. In fin dei conti l’interrelazione tra le variabili che causano la miopia stabilisce il grado e l’evoluzione di questo comune vizio refrattivo. ______ Precedenti studi sono giunti a conclusioni diverse. Leggi, ad esempio, “Giovani meno miopi stando all’aria aperta” ______

Fonte: Optometry and Vision Science

Colesterolo, un potenziale nemico della vista

Retina colpita da AMD neovascolare (Fonte: JAMA)

Retina colpita da AMD neovascolare (Fonte: JAMA)Colesterolo, un potenziale nemico della vista Può favorire l’insorgenza della degenerazione maculare legata all’età 3 aprile 2013 – Il colesterolo alto può costituire, almeno indirettamente, un pericolo per la nostra vista. Infatti l’accumulo indesiderato di lipidi nella retina è uno dei fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età ( AMD ). Questo perché, a partire dai 50-55 anni i nostri “spazzini” cellulari – grandi cellule difensive chiamate macrofagi – possono smettere di lavorare bene a livello retinico, non riuscendo più ad eliminare i grassi che, accumulandosi, intasano i vasi sanguigni. Nella retina potrebbero nascere nuovi vasi indesiderati (angiogenesi) perché l’organismo cerca di rimediare alla riduzione dell’apporto di ossigeno e nutrimento attraverso il sangue. Verificandosi questo fenomeno, tuttavia, si danneggia il centro della retina ossia la macula. La forma meno grave di AMD, detta secca, può degenerare nella forma umida che, dopo aver provocato una deformazione delle immagini al centro del campo visivo, può causare una perdita della vista centrale. Non si riconoscono più i volti, non si può guidare, non si riesce a leggere. Si tratta, insomma, di una malattia potenzialmente invalidante. Da un lato la degenerazione maculare ha ragioni genetiche (predisposizione familiare), ma dall’altro esistono cause modificabili: il fumo, a cui bisogna rinunciare, la scarsa attività fisica, una dieta non sufficientemente varia e ricca di vitamine e acidi grassi (i celebri omega-3 e omega-6) e, appunto, livelli di colesterolo troppo elevati. I farmaci contro il colesterolo, dunque, sortendo effetti positivi sui vasi sanguigni, non solo prevengono l’aterosclerosi, ma possono persino aiutare a prevenire la degenerazione maculare legata all’età. Ora i ricercatori dalla Washington University a St. Louis (Usa) puntano a mettere a punto nuovi colliri che possano ridurre i livelli di colesterolo negli occhi, come già sperimentato su cavie di laboratorio anziane.

Riferimento bibliografico: Abdoulaye Sene, Aslam A. Khan, Douglas Cox, Rei E.I. Nakamura, Andrea Santeford, Bryan M. Kim, Rohini Sidhu, Michael D. Onken, J. William Harbour, Shira Hagbi-Levi, Itay Chowers, Peter A. Edwards, Angel Baldan, John S. Parks, Daniel S. Ory, Rajendra S. Apte, “Impaired Cholesterol Efflux in Senescent Macrophages Promotes Age-Related Macular Degeneration”, Cell Metabolism , 2 April 2013 (Vol. 17, Issue 4, pp. 549-561)

Fonti: Washington University, Cell , Bbc

Colesterolo, un potenziale nemico della vista

Retina colpita da AMD neovascolare o umida, la forma più grave considerata però trattabile (Fonte: JAMA)

Retina colpita da AMD neovascolare o umida, la forma più grave considerata però trattabile (Fonte: JAMA)Colesterolo, un potenziale nemico della vista Può favorire l’insorgenza della degenerazione maculare legata all’età 3 aprile 2013 – Il colesterolo alto può costituire, almeno indirettamente, un pericolo per la nostra vista. Infatti l’accumulo indesiderato di lipidi nella retina è uno dei fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età ( AMD ). Questo perché, a partire dai 50-55 anni i nostri “spazzini” cellulari – grandi cellule difensive chiamate macrofagi – possono smettere di lavorare correttamente a livello retinico, non riuscendo più ad eliminare i grassi che, accumulandosi, intasano i vasi sanguigni. Nella retina potrebbero allora nascere nuovi vasi indesiderati (angiogenesi) perché l’organismo cerca di rimediare alla riduzione dell’apporto di ossigeno e nutrienti veicolati dal sangue. I vasi, tuttavia, moltiplicandosi all’eccesso danneggiano il centro della retina ossia la macula. La forma meno grave di AMD, detta secca, può degenerare nella forma umida che, dopo aver provocato una deformazione delle immagini al centro del campo visivo, può causare una perdita della vista centrale. Non si riconoscono più i volti, non si può guidare, non si riesce a leggere. Si tratta, insomma, di una malattia potenzialmente invalidante. Da un lato la degenerazione maculare ha ragioni genetiche (predisposizione familiare), ma dall’altro esistono cause modificabili: il fumo, a cui bisogna rinunciare, la scarsa attività fisica, una dieta non sufficientemente varia e ricca di vitamine e acidi grassi (i celebri omega-3 e omega-6) e, appunto, livelli di colesterolo troppo elevati. I farmaci contro il colesterolo, dunque, sortendo effetti positivi sui vasi sanguigni, non solo prevengono l’aterosclerosi, ma possono persino aiutare a prevenire la degenerazione maculare legata all’età. Ora ricercatori dalla Washington University di St. Louis (Usa) puntano a mettere a punto nuovi colliri che possano ridurre i livelli di colesterolo negli occhi, come già sperimentato su cavie di laboratorio anziane.

Riferimento bibliografico: Abdoulaye Sene, Aslam A. Khan, Douglas Cox, Rei E.I. Nakamura, Andrea Santeford, Bryan M. Kim, Rohini Sidhu, Michael D. Onken, J. William Harbour, Shira Hagbi-Levi, Itay Chowers, Peter A. Edwards, Angel Baldan, John S. Parks, Daniel S. Ory, Rajendra S. Apte, “Impaired Cholesterol Efflux in Senescent Macrophages Promotes Age-Related Macular Degeneration”, Cell Metabolism , 2 April 2013 (Vol. 17, Issue 4, pp. 549-561)

Fonti: Washington University, Cell , Bbc

Ultima modifica: 17 aprile 2013

Diabete troppo trascurato

Retina di diabetico trattata col laser. La prevenzione è però la prima 'terapia' da attuare

Retina di diabetico trattata col laser. La prevenzione è però la prima 'terapia' da attuareDiabete troppo trascurato Spesso non si cura a dovere. Ma le complicazioni sono prevenibili il più delle volte 2 aprile 2013 – Solo due diabetici su dieci si controllano regolarmente la pressione sanguigna, il colesterolo e la glicemia. Le dimenticanze degli inglesi sono imperdonabili quando si tratta di salute. A dirlo è la onlus Diabetes UK, che ha lanciato un nuovo allarme. In Gran Bretagna solo l’11,4 per cento dei diabetici colpiti dalla forma più grave della malattia (il tipo 1) cerca di prevenire la complicazioni, tra cui la retinopatia diabetica , i problemi cardiovascolari e renali. Il diabete di tipo 1 viene trattato con insulina Secondo la Federazione internazionale del diabete nel 2011 in Europa erano affetti dalla malattia da eccesso di zuccheri ben 35 milioni di adulti. Per l’Oms i malati sono circa 347 milioni in tutto il mondo e questo numero è in rapido aumento; per questo si è parlato di una sorta di “epidemia silenziosa“ (anche se il diabete, com’è noto, non è contagioso). Eppure in Europa le morti premature imputabili al diabete sono diminuite del 25% in quindici anni. Attualmente poco più della metà degli inglesi diabetici (il 54%) si sottopone ai nove check-up annuali raccomandati per prevenire problemi di salute connessi alla malattia. In Inghilterra i diabetici sono circa tre milioni, una cifra simile a quella dell’Italia (dove se ne contano almeno 2.700.000). Eppure le complicazioni sono in ampia misura evitabili… ma il diabete va sempre tenuto d’occhio! Nota concentrazione di zuccheri nel sangue.

Fonti principali: Bbc , International Diabetes Federation (Europa), Diabetes UK

Ultima modifica: 17 aprile 2013