ISS, potenziare la prevenzione

Il Ministro della Salute uscente Renato Balduzzi

Fabrizio Oleari, neopresidente dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS)ISS, potenziare la prevenzione Fabrizio Oleari nuovo presidente dell’Istituto Superiore di Sanità 29 marzo 2013 – “Occorre sempre più potenziare l’Istituto Superiore di Sanità, perché oggi siamo di fronte a grandi sfide in Italia, in Europa e nel mondo intero, soprattutto nel campo delle prevenzione. Il compito che ci attende è integrare sempre più strettamente prevenzione, cura e riabilitazione, considerando fondamentale e sempre più strategico il ruolo della ricerca scientifica”: sono le parole di Fabrizio Oleari, che il 27 marzo è stato nominato nuovo presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con decreto della PresideIl Ministro della Salute uscente Renato Balduzzinza del Consiglio dei Ministri. Il Ministro della Salute uscente Renato Balduzzi oggi ha commentato la nomina, da lui fortemente voluta, ribadendo il ruolo dell’ISS come strumento fondamentale per tutto il Servizio Sanitario Nazionale. “Si rafforza ancora di più – ha concluso Balduzzi – il ruolo dell’Istituto Superiore di Sanità come organismo tecnico-scientifico al servizio dell’intera sanità italiana, del Ministero della Salute e delle Regioni”.

Fonti di riferimento: Ministero della Salute, Governo.it

Fissazione e riabilitazione visiva

Riabilitazione visiva

Riabilitazione visivaFissazione e riabilitazione visiva Tra gli ipovedenti le peggiori performance di lettura si osservano in persone affette da degenerazione maculare legata all’età, mentre le migliori in chi è colpito da retinite pigmentosa 27 marzo 2013 – Lettere poco definite, campo visivo ridotto e minore sensibilità al contrasto: gli ipovedenti, che vedono da un ventesimo a tre decimi, generalmente leggono con difficoltà. Ciò si ritiene sia dovuto a una loro ridotta capacità di fissazione: da un lato può essere più instabile mentre, dall’altro, può essere necessario sfruttare un punto eccentrico (poiché il centro della retina risulta danneggiato da una malattia oculare). Una nuova ricerca è stata condotta dal Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva (struttura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus presso il Policlinico A. Gemelli), dall’Università Cattolica di Roma e dal Moorfields Eye Hospital di Londra. Grazie al microperimetro MP-1 è stato analizzato il grado di stabilità della fissazione. Le peggiori performance di lettura e la minore stabilità sono state osservate in persone colpite da degenerazione maculare legata all’età (AMD), mentre i risultati migliori sono stati ottenuti nei pazienti affetti da retinite pigmentosa. Dunque la riabilitazione visiva necessita di un lavoro specifico per migliorare la stabilità di fissazione e sfruttare meglio la zona retinica dedicata alla visione. Infine, per gli ipovedenti è importante sottoporsi a training specifici per migliorare la velocità di lettura e la comprensione dei testi.

Riferimenti bibliografici: Amore FM, Fasciani R, Silvestri V, Crossland MD, de Waure C, Cruciani F, Reibaldi A., “Relationship between fixation stability measured with MP-1 and reading performance”, Ophthalmic Physiol Opt. 2013 Mar 15. doi: 10.1111/opo.12048 (pubblicazione anticipata on-line)

Fonte principale: Ophthalmic and Physiological Optics

Occhi “impollinati”

Il 15-20% della popolazione soffre di congiuntiviti allergiche, che in primavera affliggono sempre più persone

26 marzo 2013– Occhi rossi o lucidi, lacrimazione eccessiva, prurito oculare o nasale, starnuti improvvisi. Circa la metà degli allergici soffre di disturbi oculari più o meno pronunciati. Le congiuntiviti causate da allergeni colpiscono, secondo alcune stime, tra il 15 e il 20 per cento della popolazione. Possono essere stagionali (quando sono causate da pollini presenti solo in alcuni periodi) oppure periennali. Insomma ce n’è per tutti i “gusti”. Sono questi alcuni dei numeri citati in un articolo retrospettivo appena pubblicato sull’Italian Journal of Pediatics. I pollini possono scatenare forti reazioni allergiche I ricercatori dell’università di Catania, diretti dal Prof. A. Reibaldi, osservano che “il termine congiuntivite allergica ha un carattere inclusivo che comprende diversi aspetti clinici”. La diagnosi dell’allergia viene fatta, in primo luogo, da uno specialista sulla base dei sintomi. Dopodiché bisogna sottoporsi a test, che possono essere cutanei (prick-test) oppure effettuati con un semplice prelievo di sangue. Da bambini la congiuntivite allergica si può presentare frequentemente, con maggiori probabilità nelle ultime fasi dell’infanzia e nei giovani adolescenti. Spesso le persone che ne soffrono hanno anche avuto dermatiti, eczema, asma o, più comunemente, le riniti. Nei casi più gravi di congiuntivite allergica può essere necessario il coinvolgimento di un oculista pediatrico. I numeri degli allergici sono per varie cause, a partire dal riscaldamento del pianeta e dallo smog che, in associazione con i pollini, può provocare una maggiore sensibilizzazione. Si stima che nel mondo circa 300 milioni di persone soffrano solo di rinite allergica. Di questi argomenti si parlerà, tra l’altro, a Milano dal 22 al 26 giugno 2013 in occasione del convegno intitolato “Allergia, una sfida sanitaria mondiale”.

Fonte principale: Italian Journal of Pediatrics

Puntatori laser da tenere d’occhio

Puntatore laser a luce verde

Puntatore laser a luce verdePuntatori laser da tenere d’occhio Studio condotto negli Usa: quasi il 90% di quelli a luce verde non rispettano i limiti di emissione 21 marzo 2013 – Se il laser può essere curativo o utile quando usato correttamente, bisogna essere particolarmente accorti se si usano i puntatori luminosi, evitando naturalmente di dirigerli verso gli occhi. Negli Usa puntatori laser apparentemente innocui troppo spesso non rispettano i limiti di emissione: ciò avviene per i puntatori a luce verde in quasi il 90% dei casi e per quelli a luce rossa in misura del 44%. A queste conclusioni è giunto uno studio condotto da ricercatori americani del National Institute of Standards and Technology (NIST) su 122 puntatori laser. Spettacolo con raggi laser I test sono stati effettuati selezionando casualmente dispositivi laser commerciali (classificati come IIIA o 3R), venduti negli Stati Uniti per impiego didattico nelle aule e in altri spazi pubblici. Questi laser – secondo le regole federali americani per la sicurezza – devono rispettare il limite massimo di emissione di 5 milliwatt nello spettro visibile e di 2 milliwatt nell’infrarosso. Ebbene, circa metà dei dispostivi testati hanno emesso una potenza almeno doppia rispetto al limite massimo legalmente consentito. Secondo l’ American National Standards Institute (ANSI) i dispositivi laser che eccedono i limiti citati possono essere dannosi e dovrebbero essere soggetti a controlli più rigorosi, in modo tale da prevenire eventuali danni (innanzitutto quelli retinici).

Leggi anche: Intervista a Mariutti, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità

Fonte: National Institute of Standards and Technology (NIST, Usa)

Diabete, controlliamolo a vista

Retina colpita da diabete

Retina colpita da diabeteDiabete, controlliamolo a vista Può provocare seri problemi retinici, ma è molto facile da diagnosticare 19 marzo 2013 – Basta pungere il dito, fare uscire una goccia di sangue e misurare la concentrazione di zuccheri (ossia sottoporsi a un prick-test). Oppure fare gli esami del sangue di routine, che comprendono la misurazione della glicemia . Sono questi due sistemi classici per diagnosticare il diabete, una malattia che può provocare molti problemi se non viene individuata per tempo. Ora un nuovo studio dell’Oms rilancia l’allarme: “Il diabete – si legge nel Rapporto sulla salute europea 2012 – è il principale problema di salute pubblica in Europa a causa dei suoi effetti, diretti e indiretti, sui malati”. Tali complicazioni hanno un carattere vascolare o neurologico: si va dai danni retinici a quelli renali, passando per problemi al cervello, agli arti e al cuore. “Nonostante sia relativamente facile da diagnosticare – avverte il rapporto dell’Oms –, esso resta ampiamente non diagnosticato”. Ad esempio, dopo vent’anni di diabete sette persone su dieci soffrono di retinopatia diabetica. Insomma, gli alti livelli di zuccheri nel sangue tendono, col tempo, a danneggiare anche la vista. Secondo la federazione internazionale del diabete nel 2011 in Europa erano affetti dalla malattia 35 milioni di adulti. Secondo l’Oms a livello mondiale i malati sono circa 347 milioni, tanto che impropriamente il fenomeno della diffusione del diabete è stata definita un’epidemia silenziosa. La buona notizia è però che la morte prematura causata da diabete è diminuita in Europa del 25% in quindici anni (tra il 1995 e il 2010), arrivando a quattro casi su centomila. Per prevenire il diabete o controllarlo è fondamentale anche lo stile di vita: mangiare in modo sano, vario, non eccedere nel consumo di zuccheri e praticare regolarmente un’attività fisica. Nel caso del diabete di tipo 2 (meno grave) può essere sufficiente seguire una dieta attenta, mentre nel tipo 1 (più grave) occorre somministrare regolarmente insulina.

Link utile: Oms, rapporto sulla salute europea 2012

Fonti principali: Oms Europa, International Diabetes Federation (Europa)

Ultima modifica: 20 marzo 2013

Pericolo zuccheri in vista

Pericolo zuccheri in vista Uno stile di vita sano è essenziale per prevenire o bloccare la retinopatia diabetica Mangiare sano, praticare attività fisica, mantenere il peso forma e non fumare. Queste semplici quattro regole – da non perdere mai di vista – sono state ricordate recentemente dall’Oms. Adottandole si può prevenire o ritardare il diabete di tipo 2, la forma meno grave ma comunque potenzialmente dannosa per la retina, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici. Se complessivamente nel mondo vivono all’incirca 347 milioni di diabetici, dopo vent’anni di malattia in sette casi su dieci si viene colpiti da retinopatia diabetica. La prevenzione resta, quindi, la prima “arma” per continuare a vederci chiaro. Una concentrazione eccessiva di zuccheri nel sangue, infatti, può rappresentare un pericolo da molti punti di vista. Un recente studio australiano ha esaminato 72 ricerche condotte in 33 Paesi diversi. Per le persone colpite dalla forma meno grave di diabete si è visto che la prevalenza della retinopatia diabetica varia dal 10 al 61 per cento nei malati da lungo tempo, mentre se il diabete è stato appena diagnosticato tale percentuale varia tra l’1,5 e il 31 per cento. Il diabete è una malattia tipica dell’opulenza: è più diffusa nei Paesi economicamente sviluppati, dove si mangia di più e la sedentarietà rappresenta un problema. Fondamentale è la diagnosi tempestiva, che può essere fatta semplicemente sottoponendosi agli esami del sangue (la glicemia risulta elevata). Fermare in tempo i danni che il diabete può provocare anche a livello oculare è possibile: sono indispensabili i check-up periodici. Clicca qui per leggere l’opuscolo sulla retinopatia diabetica

Fonti: Oms , Diabet. Med .

Pagina pubblicata il 13 marzo 2013.

Ultima modifica: 19 marzo 2013

Sette nuovi geni per l’AMD

Codice genetico: una malattia come l'AMD è scritta nel DNA

Codice genetico: una malattia come l'AMD è scritta nel DNA Sette nuovi geni per l’AMD La degenerazione maculare legata all’età ha una causa genetica, ma lo stile di vita può aiutare a prevenirla 7 marzo 2013 – Sono stati individuati sette nuovi geni che contribuiscono a causare l’AMD, la degenerazione maculare legata all’età. Si tratta di una malattia retinica degenerativa che può colpire il centro della retina a partire dai 50-55 anni: è la principale causa di cecità e ipovisione nei Paesi di maggior benessere, in particolare tra gli anziani. L’università di Miami (Usa) ha appena pubblicato uno studio firmato su Nature Genetics assieme a una sessantina di istituti di ricerca di tutto il mondo: si tratta di un consorzio creato nel 2010 dall’Istituto Oftalmologico Nazionale americano (NIH) proprio per individuare le cause genetiche della malattia oculare. Lo studio è stato condotto su oltre 17.100 casi di degenerazione maculare avanzata. I ricercatori sperano che, avendo individuato nuovi geni responsabili della malattia, si possa infine giungere a nuovi trattamenti farmacologici. Attualmente, infatti, esiste solo la possibilità di trattare la forma umida dell’AMD, mentre quella secca (più diffusa) è ritenuta sostanzialmente incurabile. Eppure qualcosa si può fare a livello di prevenzione: precedenti ricerche hanno dimostrato che la degenerazione maculare legata all’età si manifesta più difficilmente o, comunque, evolve più lentamente se non si fuma, si pratica l’esercizio fisico regolare e si segue una dieta ricca di vitamine e antiossidanti.

Leggi anche: “ Tre volte meno malati di AMD

Fonti principali: Università di Miami, Nature Genetics, Ophthalmology

Ecco l’occhio bionico senza fili

Chip sottoretinico per la stimolazione della retina: dotato di 1500 elettrodi, consente di restituire parzialmente la vista a malati di retinite pigmentosa

Chip sottoretinico per la stimolazione della retina: dotato di 1500 elettrodi, consente di restituire parzialmente la vista a malati di retinite pigmentosaEcco l’occhio bionico senza fili In Germania impiantato un chip sotto la retina di malati i cui fotorecettori non erano più funzionanti La visione elettronica non è più prerogativa dei film di fantascienza e ora è anche senza fili. In otto ciechi colpiti da retinite pigmentosa e in uno affetto da distrofia dei coni (età compresa tra i 35 e i 62 anni), è stato impiantato in Germania un chip fotosensibile sotto la retina, che viene alimentato wireless . Ora cinque persone su nove riescono ad apprezzare il movimento di oggetti. Inoltre, quattro persone arrivano a leggere grandi lettere in colore bianco su sfondo nero. In una persona operata si è verificata, tuttavia, una grave complicazione, poi risolta: si è rilevato un sanguinamento sotto la retina e la pressione dell’occhio è aumentata molto. La visione dei ‘miracolati tecnologici’ ha però dei forti limiti: è in bianco e nero, si presenta per ‘fotogrammi’ successivi (cinque-sette immagini al secondo) e – ammesso che l’impianto abbia successo –Un cieco con occhio bionico prova a vedere un anello di Landolt (Fonte immagine: E. Zrenner et al., copre solo i 10° gradi centrali del campo visivo, che tra l’altro ha una forma romboidale e non circolare. Alcuni fortunati riescono a vedere delle sagome, ma solo due persone su nove arrivano ad apprezzare gli anelli di Landolt (grandi C). Il chip sottoretinico è dotato di 1500 elettrodi (corrispondenti ad altrettanti pixel), ma ancora non si riesce ad avere una percezione fine delle immagini. La maggior parte dei ciechi sottoposti all’impianto hanno ottenuto però una ‘promozioné: ora sono ipovedenti. Le persone che potrebbero partecipare alla sperimentazione – in Italia solo presso l’Azienda ospedaliera dell’Università di Pisa – devono avere una retina ancora vitale e il loro nervo ottico deve essere integro. Quindi la protesi elettronica retinica può sostituire unicamente i fotorecettori quando non sono più funzionanti. Il chip capta la luce e invia i segnali elettrici alla retina che, attraverso il nervo ottico, giungono alla corteccia cerebrale. In conclusione, anche se il dispositivo è stato battezzato ‘occhio bionico, in realtà sfrutta ampiamente strutture anatomiche create da madre natura: il ‘cuoré del dispositivo consiste di un chip dotato di sensori sensibili alla luce, che però stimola la retina naturale. Se quest’ultima non fosse affatto vitale l’attuale progresso tecnologico sarebbe, in ultima analisi, impotente.

Fonte principale: Proceedings of the Royal Society

Pagina pubblicata il 22 febbraio 2013. Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2013

Quando il mal d’Africa è l’AMD

La degenerazione maculare legata all'età (forma umida nella foto) è devastante per la retina centrale

La degenerazione maculare legata all'età (forma umida nella foto) è devastante per la retina centraleQuando il mal d’Africa è l’AMD La degenerazione maculare legata all’età non è un’esclusiva dei Paesi industrializzati 20 febbraio 2013 – è la terza causa di cecità e ipovisione mondiale dopo la cataratta e il glaucoma : si tratta della degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia che può devastare il centro della retina a partire dai 50-55 anni. Non si tratta di una patologia oculare che colpisce solo l’Europa o l’America (dove il 2,7-2,8% dei casi di menomazione visiva sono riconducibili proprio all’AMD), ma anche l’Africa (2,3% dei casi secondo l’Oms). Un nuovo studio pubblicato su Plos Medicine si è concentrato in particolare sul Kenya, dove gli ultracinquantenni colpiti da AMD si stima che siano oltre 300 mila (fino a 413.300). Tra le 4.381 persone visitate è stata osservata la forma precoce di degenerazione maculare senile nell’11,2% dei casi e avanzata nell’1,2% dei casi. Tra i primi sintomi è da rilevare la distorsione delle linee rette in prossimità del centro del campo visivo. L’AMD può causare la riduzione della capacità visive centrali fino alla loro perdita. L’équipe di inglesi, kenioti e ruandesi auspica, quindi, una “maggiore disponibilità di servizi legati all’ipovisione e una formazione specifica per gli oculisti per la diagnosi e il trattamento dell’AMD”. Solo la forma umida della malattia oculare (più rara ma a più rapida evoluzione) è oggi considerata trattabile. La forma secca, invece, è ritenuta incurabile, anche se una vita sana e complementi alimentari possono aiutare a rallentarne l’evoluzione.

Fonti: Plos Medicine , Oms

Individuati 24 geni responsabili della miopia

Individuati 24 geni responsabili della miopia Anche gli stili di vita hanno però importanza: il sole e l’aria aperta possono aiutare a prevenirla da bambini Per scoprire perché si diventa miopi bisogna guardare anche dentro al Dna. I ricercatori hanno individuato 24 geni considerati responsabili di un vizio refrattivo molto diffuso: la miopia colpisce in Italia circa 15 milioni di persone. Un nuovo meta-studio è stato recentemente pubblicato su Nature Genetics : il difetto visivo riguarda indicativamente il 30 per cento della popolazione occidentale e fino all’80 per cento degli asiatici. L’analisi dei dati genetici hanno riguardato oltre 37 mila persone in Europa e più di 8 mila in Asia. “Abbiamo identificato 16 nuovi loci [genetici] responsabili dell’errore refrattivo – scrive una vasta équipe di ricercatori – in individui con antenati europei, 8 dei quali sono condivisi con gli asiatici. Un’analisi combinata ha poi identificato 8 loci associati”. Oltre all’aspetto genetico sono importanti anche gli stili di vita. Infatti la miopia è associata a un allungamento del bulbo oculare, per cui il fuoco non cade più sulla retina ma di fronte ad essa (quindi le immagini risultano sfocate). Precedenti ricerche hanno dimostrato che i bambini che trascorrono più tempo al sole e all’aria aperta tendono però a sviluppare meno frequentemente la miopia.

Leggi anche: “ Giovani meno miopi stando all’aria aperta

Fonte principale: Nature Genetics Pagina pubblicata l’11 febbraio 2013.

Ultima modifica: 22 febbraio 2013