Quel diabete da tenere d’occhio

Pubblicato il rapporto statistico Oms 2014: assieme a ipertensione e sovrappeso, il diabete è un importante fattore di rischio di una serie di malattie

Diabete, pressione alta e sovrappeso: sono queste le tre “minacce” principali alla nostra salute da cui guardarsi tra le malattie non trasmissibili. Nel Rapporto statistico dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicato a maggio del 2014 sono contenute molte cifre e le malattie non contagiose rivestono un ruolo di peso (soprattutto nei Paesi più industrializzati).

Retinopatia diabetica, controlliamo la glicemia e la retina

“Negli adulti – si legge nel Rapporto Oms – il diabete, l’ipertensione e il sovrappeso o l’obesità aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diversi tipi di cancro. Questi rischi contribuiscono anche a malattie non fatali come l’artrite e la perdita della vista dovuta alla retinopatia diabetica“.

A volte quest’ultima porta a un calo progressivo della vista fino all’ipovisione e alla cecità, ma in altri casi è priva di sintomi: si può persino non avvertire alcun disturbo fino a stadi avanzati della malattia, quando si manifesta un calo grave ed improvviso dell’acutezza visiva. Dunque, per prevenirla è fondamentale sia sottoporsi regolarmente a controlli oculistici che fare periodicamente le analisi del sangue: i valori della glicemia (concentrazione di zuccheri nel sangue) devono essere sempre tenuti d’occhio.

L’esercito dei diabetici

L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato, più recentemente (nel 2014), che i malati di diabete siano 422 milioni nel mondo (approfondisci). In Italia si calcola che circa 3,2 milioni di persone siano affette da diabete (secondo l’Istat il 5,3% della popolazione): questa malattia colpisce soprattutto gli anziani, ma i controlli periodici vanno fatti ad ogni età. Tutti i diabetici sono potenzialmente a rischio di contrarre una retinopatia diabetica.

Un mondo più longevo

Secondo l’Oms nel mondo una femmina nata nel 2012 ha mediamente un’aspettativa di vita di circa 73 anni, mentre un maschio 68. Quindi ci si attende che oggi un bambino viva in media sei anni in più rispetto al 1990. L’Italia resta uno dei Paesi più longevi al mondo, anche se ha perso qualche posizione. Tra le donne italiane l’aspettativa di vita è di 85 anni – il Belpaese si trova oggi al quinto posto in classifica –, mentre il Giappone è primo assoluto (con 87 anni). Dal canto loro i maschi nati oggi in Italia vivono mediamente 80,2 anni (al quarto posto, a pari merito con altri Stati), mentre il record lo detiene l’Islanda con 81,2 anni, a cui seguono la Svizzera (80,7) e l’Australia (80,5 anni).

Malattie infettive e non infettive?

Malattie cardiache (alle coronarie), infezioni polmonari (come la polmonite) e ictus: sono queste le tre cause più importanti di morte prematura. Semplificando il mondo appare diviso in due: se in 22 Paesi (tutti africani) oltre il 70% degli anni persi sono causati ancora da malattie infettive e malattie correlate, in molti altri Paesi (ben 47) – soprattutto quelli ad alto reddito – le patologie non contagiose sono la causa di oltre il 90% degli anni persi per decesso prematuro. Infine, oltre cento Paesi si trovano in una fase di transizione: le malattie non trasmissibili stanno conquistando un peso crescente.

Obesità e prematurità

L’obesità infantile non sta crescendo solo nei Paesi industrializzati, ma curiosamente anche in diverse zone dell’Africa. Sotto i cinque anni, tuttavia, la maggior parte di decessi avviene a causa di nascite premature (17,3% dei casi) – che tra l’altro causano anche problemi retinici ( ROP ) –, mentre la polmonite è la seconda causa di mortalità infantile (15,2%). Infine, l’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia due adulti su cinque (42%) abbiano un peso superiore alla norma, di cui il 31% sono in sovrappeso e l’11% di obesi.

Fonti principali: Oms , Epicentro-ISS

Pagina pubblicata il 19 maggio 2014. Ultima modifica: 2 febbraio 2017

Campagna retinopatia diabetica (clicca sull’immagine per il video)

Oms, occhi puntati su Ginevra

Assemblea annuale Oms (Foto Who-V. Martin)

Assemblea annuale Oms (Foto Who-V. Martin)Oms, occhi puntati su Ginevra Dal 19 al 24 maggio 2014 si tiene la 67° Assemblea internazionale, con la partecipazione di oltre 3000 delegazioni. La Direttrice dell’Oms Chan: la prevenzione deve avere almeno la stessa priorità delle cure Oltre tremila delegazioni provenienti da tutto il mondo, 194 Stati partecipanti, sei giorni di lavori. Sono questi i numeri della 67° Assemblea annuale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che il 19 maggio si è aperta a Ginevra.La Direttrice Generale Oms Margaret Chan (Foto WHO-V. Martin, part.) Più attenzione alla prevenzione La Direttrice Generale dell’Oms Margaret Chan è intervenuta con un discorso inaugurale. “Occorre un impegno molto maggiore nella prevenzione“, ha affermato. Puntare, in particolare, alla prevenzione e al controllo delle malattie non contagiose è un’ottima strategia. “Con le malattie non trasmissibili che attualmente sono i maggiori killer nel mondo, questo secolo – ha precisato Chan – deve essere un’era in cui la prevenzione abbia almeno la stessa priorità delle cure“. Battaglia contro le malattie non trasmissibili Tra i numerosi appuntamenti è prevista una sessione dedicata alle malattie non contagiose e alla loro prevenzione (come il diabete – che ha conseguenze negative anche sulla vista –, le malattie cardiache, le patologie polmonari o il cancro). Verranno, inoltre, presi in considerazione una serie di indicatori per valutare il Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (2013-2020). Maternità, infanzia e disabilitàBambini etiopi Si parlerà – tra i numerosi temi affrontati – di maternità, infanzia e alimentazione. Verrà anche discusso un documento sulla disabilità e un altro sulla “promozione della salute per tutta la vita”. Non mancheranno le analisi dedicate allo sviluppo di un’agenda post-2015. Sarà, infine, valutato il successo degli otto obiettivi del millennio. Più equità e crescita inclusiva L’equità nell’accesso alle cure, dell’eliminazione della povertà e della crescita inclusiva fanno da sfondo ai lavori dell’Oms che si concluderanno il 24 maggio. Lo ha ricordato la stessa Direttrice generale Chan nel suo discorso d’apertura. Per ulteriori aggiornamenti consultare la pagina Facebook dell’Oms

Fonte: Who

Pagina pubblicata il 19 maggio 2014.

Ultima modifica: 20 maggio 2014

Occhio bionico, una luce hi-tech

Occhio bionico

Occhio bionicoOcchio bionico, una luce hi-tech Si è svolto a Bergamo un convegno sulla protesi retinica: si può sperimentare quasi solamente in caso di retinite pigmentosa 19 maggio 2014 – Fare luce sull’occhio bionico, sull’ipovisione e sulla riabilitazione visiva. Attorno a questi temi si sono incentrati i lavori del convegno che si è svolto a Bergamo venerdì scorso. L’occhio bionico è una protesi retinica elettronica che, solo in alcuni casi, si può sperimentare quasi esclusivamente su malati di retinite pigmentosa, una malattia retinica ereditaria. L’obiettivo dei lavori è stato – scrivono gli organizzatori – “fornire informazioni ed esperienze nel percorso di ricerca relativo alle gravi malattie degenerative oculari” (come l’AMD e le altre forme di retinopatia). In particolare ci si è focalizzati sugli aspetti epidemiologici, di prevenzione e sulle terapie innovative. Il tutto è avvenuto nell’orizzonte di una rete di collaborazione promossa dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB Italia onlus) attraverso il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva e dall’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI). Hanno preso parte ai lavori, tra gli altri, A. Mombelli e M. Corcio (Vicepresidente della IAPB Italia onlus).

Consiglio Superiore di Sanità: intravitreali ‘sosia’

Consiglio Superiore di Sanità: intravitreali ‘sosia’ I due trattamenti più utilizzati contro la forma umida dell’AMD avrebbero un’efficacia e una sicurezza pressoché identiche 16 maggio 2014 – Il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), dietro richiesta del Ministero della Salute, ha espresso un parere di sostanziale equivalenza, sul piano dell’efficacia e della sicurezza, dei due trattamenti più utilizzati contro la forma umida della degenerazione maculare legata all’età (AMD), smentendo quanto sostenuto lo scorso anno dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Insomma, i due tipi di iniezioni intravitreali più celebri avrebbero effetti e rischi analoghi nel trattamento di una malattia retinica degenerativa che può provocare ipovisione e cecità centrali (generalmente a partire dai 55 anni). Si consideri che l’AMD è considerata la prima causa di cecità legale nei Paesi industrializzati. Consiglio Superiore di Sanità: molecole diverse, ma effetti sovrapponibili Più precisamente, il 15 aprile 2014 la V Sezione del Consiglio Superiore di Sanità – organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministro della Salute – ha espresso il seguente parere: “I dati attualmente valutabili dalla comunità scientifica evidenziano che i medicinali Lucentis (Ranibizumab) e Avastin (Bevacizumab), pur nella diversità strutturale e farmacologica delle molecole, non presentano differenze statisticamente significative dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza nella terapia della degenerazione maculare senile”. Lo stesso Consiglio ritiene, pertanto, che sussistano le condizioni per l’applicazione, da parte dell’Aifa, di procedure per “consentire, il più presto possibile, l’impiego dell’Avastin per il trattamento della degenerazione maculare senile“. Il CSS auspica la registrazione del farmaco più economico (Avastin) per l’indicazione oftalmica e intanto afferma che, “allo scopo di garantire la sterilità”, il confezionamento in monodose del medicinale deve avvenire “da parte di farmacie ospedaliere in possesso dei necessari requisiti”. Inoltre, il Consiglio Superiore di Sanità sollecita “l’immediata attivazione da parte di Aifa di idonei strumenti di monitoraggio” raccomandando, infine, “l’utilizzo appropriato dei suddetti farmaci in centri di alta specializzazione”. Dunque non ovunque ci si potrà sottoporre a trattamento contro l’AMD umida, che mira a bloccare la proliferazione dei vasi indesiderati nocivi per la retina. “Il Consiglio Superiore di Sanità ha fatto un lavoro molto approfondito ed ha ascoltato tutti i maggiori esperti in materia e anche coloro che dovranno applicare lo spacchettamento in sicurezza di Avastin“, ha commentato il Ministro della Salute Lorenzin il 15 maggio 2014. Il che significa che bisognerà prestare particolare attenzione all’igiene quando un singolo flaconcino di questa intravitreale verrà suddiviso in più dosi, in modo da poter effettuare più iniezioni per la terapia. SOI, importante è sbloccare l’ impasse Molti pazienti si sono ritrovati, per così dire, in mezzo al guado: non viene più somministrato loro l’Avastin, ma in parecchi casi non viene neanche garantito il trattamento con il Lucentis, un farmaco nettamente più caro. Dunque il Presidente della Società Oftalmologica Italiana Matteo Piovella ha inviato, il 27 marzo 2014, una lettera aperta al Presidente del Consiglio Renzi in cui si nota che “è assolutamente necessario e urgente sbloccare l’ impasse e rendere Avastin di nuovo utilizzabile per quei 100 mila pazienti che non hanno potuto beneficiarne e che, anzi, sono stati costretti a comprare, a loro spese, un farmaco estremamente più costoso”. Tra l’altro, proprio in seguito alla denuncia dello stesso Presidente della SOI e di altri soggetti, le aziende farmaceutiche Roche e Novartis sono state condannate nel 2014 dall’Autorità Antitrust a una multa di 180 milioni di euro. Le multinazionali hanno tuttavia presentato ricorso al TAR. Novartis: “Lucentis ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato” La posizione della SOI va in direzione contraria rispetto a ciò che sostiene il colosso farmaceutico svizzero. “Lucentis – ha scritto il 25 marzo 2014 Novartis – ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato, con un’esposizione di oltre 2,4 milioni di pazienti per anno di trattamento nel mondo a partire dal suo lancio. Lucentis è diventato il trattamento standard di prima linea per la degenerazione maculare essudativa senile (wAMD – AMD “umida”), indicazione per la quale è autorizzato in oltre 100 Paesi. Il profilo di sicurezza di Lucentis viene continuamente monitorato e comunicato a operatori sanitari e pazienti per tutte le sue indicazioni autorizzate, tramite un sistema di farmacovigilanza e un piano di gestione del rischio a tutela della sicurezza del paziente”. “Avastin (bevacizumab) di Roche resta non approvato – sottolinea ancora l’azienda farmaceutica – per alcuna patologia oculare, né per l’iniezione nell’occhio né per il frazionamento in dosi più piccole”.

Fonti: Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità (documento pubblicato dal Sole24Ore-Sanità), Sole24Ore-Sanità , SOI , AGCM , Novartis-Fatti e notizie , AIFA

Ultima modifica: 22 maggio 2014

Occhio secco, impatto sulla lettura degli anziani

Occhio secco, impatto sulla lettura degli anziani Negli Usa ne soffre il 17% delle donne e l’11% degli uomini: incide sulla loro qualità della vita 15 maggio 2014 – L’occhio secco può provocare fastidi tali che gli anziani rinunciano a leggere il giornale. È la conclusione a cui è pervenuto un nuovo studio condotto su un campione di 1981 persone d’età compresa tra i 65 e gli 84 anni, condotto presso la Johns Hopkins University di Baltimora (Usa), basato a sua volta su dati raccolti durante una precedente ricerca ( Salisbury Eye Evaluation ). I ricercatori sostengono che l’occhio secco non incida significativamente sulla lettura degli anziani, ma è più che altro associato a disturbi riferiti dai soggetti esaminati. In ogni caso, esiste anche un test oggettivo (test di Schirmer) che consente di quantificare la lacrimazione. Solo negli Stati Uniti ne soffre il 17% delle donne e l’11% degli uomini, peggiorando la loro qualità della vita. La prevalenza dei sintomi della sindrome dell’occhio secco aumenta però con l’età: dopo gli 80 anni colpisce l’80% della popolazione. Anche nel caso in cui si soffra di occhio secco è consigliabile sottoporsi a una visita oculistica. Si può sempre fare ricorso a lacrime artificiali o a umettanti oculari, ripristinando così un adeguato film lacrimale. Infatti, la superficie oculare (cornea) non deve mai essere troppo secca perché rappresenta la prima barriera dell’occhio agli agenti esterni potenzialmente nocivi (batteri, polveri, pollini, ecc.).

Fonte principale: British Journal of Ophthalmology

Occhio bionico, riconosciuta una sagoma su tre

Occhio bionico, riconosciuta una sagoma su tre Il dispositivo Argus II non consente attualmente una visione fine degli oggetti Viene riconosciuta mediamente una sagoma su tre di un oggetto della vita quotidiana: avviene con una versione dell’ occhio bionico chiamata Argus II (60 pixel di risoluzione). È quanto si legge in un poster scientifico presentato in Florida nei giorni scorsi in occasione dell’ ARVO 2014 , l’appuntamento più importante dell’oculistica mondiale che si svolge annualmente negli Stati Uniti. I suoi autori sono chiari: la protesi retinica aiuta persone divenute cieche a causa della retinite pigmentosa a identificare oggetti quotidiani. Ci sono però alcune condizioni stringenti: il nervo ottico deve essere integro e la retina deve avere preservato un minimo di vitalità (i non vedenti percepiscono almeno la luce). Risultati modesti I risultati dei test condotti con l’Argus II appaiono tuttora modesti e non fantascientifici come si potrebbe pensare. Infatti dopo aver studiato otto persone a cui era stato impiantato l’occhio bionico si è giunti alle seguenti conclusioni: l’identificazione corretta di un oggetto si è avuta mediamente circa nel 32,8% dei casi con la protesi retinica accesa contro il 12,5% col dispositivo spento. Tuttavia tale percentuale è salita evidenziando meglio i contorni degli oggetti (quindi con l’aumento del contrasto): si è arrivati a una media del 41,4% col dispositivo acceso. Una visione per flash, in scala di grigi Ricordiamo che la visione con occhio bionico avviene per flash successivi, in scala di grigi e può consentire solo una parziale visione centrale. Tra l’altro non sempre l’impianto va a buon fine (e naturalmente l’operazione chirurgica comporta sempre dei rischi). Inoltre, secondo uno studio pubblicato su Archives of Ophthalmology l’impianto sperimentale di retina elettronica ha un tasso di successo del 54% (quindi poco più della metà dei casi). Il lavoro presentato negli Usa è stato firmato da scienziati del National Institute of Health Research, Biomedical Research Centre, Moorfields Eye Hospital, Institute of Ophthalmology, Second Sight Medical Products, Manchester Biomedical Research Centre, Manchester Royal Eye Hospital.

Fonti: ARVO 2014 Annual Meeting Abstracts , Archives of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 14 maggio 2014.

Ultima modifica: 15 maggio

Un gel sperimentale per riparare i danni oculari

Un gel sperimentale per riparare i danni oculari Consentirebbe di creare un “tappo” temporaneo sulla sclera in caso di perforazione. È stato presentato all’ARVO 2014 13 maggio 2014 – In futuro i militari impegnati nei combattimenti potrebbero usare un gel per chiudere i punti di perforazione dell’occhio. Questa soluzione – attualmente sperimentale e testata solo su animali – potrebbe consentire ai soldati di ricorrere a un temporaneo fai-da-te fino all’intervento dell’oculista. Un’équipe di ricercatori californiani ha presentato questa ricerca all’ARVO 2014, considerato il principale appuntamento dell’oculistica mondiale (si è tenuto in Florida, negli Usa, dal 4 all’8 maggio). Questa sorta di “colla biologica” ad uso oculare è di fatto un gel oftalmico che reagisce al calore del bulbo oculare, indurendosi in misura sufficiente da evitare la fuoriuscita del liquido attraverso la sclera (il bianco dell’occhio), ma preservando un’elasticità tale da non provocare danni ai tessuti circostanti. Insomma, in futuro i militari potrebbero essere sempre più spesso dei “Rambo” che si curano da sé in via provvisoria. Se le sperimentazioni avranno esito positivo anche sugli esseri umani, il gel potrebbe avere anche applicazioni utili per i civili (ad esempio su chi ha subito una perforazione del bulbo e non ha la possibilità di essere visitato da un oculista perché si trova in zone remote). In occasione della stessa edizione dell’ARVO si è parlato anche di terapie geniche, nuove tecnologie, staminali, occhio bionico e, infine, di molti argomenti dell’oculistica classica.

Leggi anche: Traumi oculari

Fonte: ARVO

Giornata europea dei diritti dei pazienti

Giornata europea dei diritti dei pazienti Si è celebrato l’VIII appuntamento: nell’Ue più diritto all’informazione, ai trattamenti e alla copertura sanitaria universale Più informazione, diritto all’assistenza sanitaria universale e accesso ai trattamenti disponibili. Sono questi i punti salienti della Giornata europea dei diritti dei pazienti che il 12 maggio si è celebrata nell’Ue (si è proseguito però anche il 13 maggio). I pazienti sempre al centro “I pazienti dovrebbero essere al cuore delle nostre decisioni e delle nostre politiche”, ha affermato a Bruxelles il Commissario Ue per la salute Tonio Borg (che si occupa anche di protezione dei consumatori). “Sostengo convintamente – ha proseguito – la centralità del paziente e credo che migliorare le vite dei pazienti vada di pari passo con l’efficienza dei sistemi sanitari”. Una rete europea di medici “La qualità dell’assistenza – nota ancora il Commissario Borg –, tanto importante per i pazienti e i loro cari, viene garantita anche mediante una direttiva” in cui si fa riferimento a specifici network europei (gli ERN). In altre parole si mira a creare, in tutta l’Unione europea, una rete tra professionisti della salute altamente qualificati. Questa rete è importante soprattutto – secondo il Commissario Ue – perché “offre un concentrato di conoscenza e di risorse che vanno a beneficio dei pazienti. Ciò è di particolare valore nelle aree dove le risorse sono scarse e dove sono presenti malattie rare, complesse o a bassa prevalenza”. Cittadinanzattiva: occhio ai malati cronici Le organizzazioni di cittadini (in particolare Activecitizenship ossia Cittadinanzattiva internazionale) vogliono attribuire una particolare rilevanza ai pazienti affetti dalle malattie croniche, i quali sono soprattutto anziani. D’altronde in Italia almeno una persona su due tra i 65 e i 74 anni di età soffre di una o più patologie croniche (tra cui quelle oculari) e, sempre in questa fascia d’età, solo il 30% dichiara di essere in buona salute. In conclusione, secondo Activecitizenship bisogna: 1) migliorare le capacità della persona di gestire efficacemente la propria malattia cronica; 2) migliorare la capacità dei gruppi di pazienti di partecipare efficientemente alla costruzione di politiche sanitarie più efficaci. Vedi anche la Carta dei diritti del paziente affetto da maculopatia

Leggi anche: 10 benefits the EU brings to patients

Fonti: Europea.eu , Activecitizenship

Pagina pubblicata il 12 maggio 2014.

Ultima modifica: 14 maggio 2014.

Quando la degenerazione retinica fa centro

Quando la degenerazione retinica fa centro A Roma l’8 maggio si è tenuto un incontro informativo presso il Policlinico Umberto I 9 maggio 2014 – Ciò che si fissa diventa prima distorto e poi può scomparire: se si hanno più di 55 anni potrebbe trattarsi della degenerazione maculare legata all’età (AMD), la prima causa di cecità legale nei Paesi di maggior benessere. Il Centro Maculopatie del Policlinico Umberto I di Roma l’8 maggio ha aperto le sue porte ai cittadini per un incontro durante il quale gli esperti hanno fornito informazioni per favorire la prevenzione e la diagnosi precoce. Con tutta probabilità l’incidenza della degenerazione maculare legata all’età è destinata a crescere nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Attualmente, secondo le stime fornite dall’Umberto I, ne soffre circa un milione di italiani e oltre 260 mila sarebbero colpiti dalla forma più grave (detta umida o neovascolare), che registrerebbe oltre 35 mila nuovi casi ogni anno. I primi cento partecipanti all’incontro hanno avuto, tra l’altro, la possibilità di prenotare una visita oculistica gratuita.

Fonte di riferimento: Policlinico Umberto I

Ambliopia, l’importanza del trattamento precoce

Ambliopia, l’importanza del trattamento precoce L’occhio pigro può essere curato con bendaggio o atropina. I risultati migliori si ottengono prima dei cinque anni La maggior parte dei bambini piccoli colpiti dall’occhio pigro (ambliopia) può guarire. Almeno quando la diagnosi è precoce e la terapia è corretta. è quanto conclude un’équipe di ricercatori americani: se trattati con successo prima dei sette anni, generalmente a quindici anni hanno ancora gli occhi “in forma”. Bendaggio o atropina contro l’occhio pigro Lo studio è stato condotto su 419 bambini ambliopi con meno di 7 anni. La ricerca è stata effettuata in diversi centri oftalmici americani dal Pediatric Eye Disease Investigator Group (PEDIG). Due tecniche sono state applicate in modo casuale: si è bendato l’occhio dominante (è stato coperto l’occhio sano per far lavorare l’altro) oppure è stata offuscata la vista con gocce di atropina instillate nell’occhio migliore. In entrambi i casi si è fatta lavorare correttamente l’area della corteccia cerebrale che elabora il segnale proveniente dall’occhio pigro, facendo sì che i circuiti neuronali si sviluppassero correttamente. Nonostante sia comune una “lieve ambliopia residua”, entrambi i trattamenti hanno dato dei risultati simili. Tuttavia, l’uso quotidiano di atropina potrebbe dare degli effetti indesiderati indicati nel foglietto illustrativo che il bendaggio non dà. Tuttavia quest’ultimo può essere levato dal bambino, compromettendo il percorso terapeutico. Risultati significativi A 15 anni mediamente l’acutezza visiva dell’occhio “malato” (ambliopico) era di almeno 8/10 in 6 casi su 10, mentre in un terzo dei casi era almeno di 10/10. L’acutezza visiva migliore è stata ottenuta nei bambini che avevano iniziato il trattamento prima dei 5 anni. Gli esami sono stati effettuati regolarmente a 6 mesi e a 2 anni dall’inizio del trattamento, la cui durata è stata naturalmente decisa dagli specialisti.

Fonte principale: Jama Ophthalmology

Pagina pubblicata il 6 maggio 2014.

Ultima modifica: 20 maggio 2014