In arrivo il nuovo Patto per la Salute

Ministero della Salute (sede di Roma Eur)

Ministero della Salute (sede di Roma Eur) In arrivo il nuovo Patto per la Salute Il documento 2014-2016, che sarà firmato dal Ministero della Salute e dalle Regioni, prevede più risparmi e appropriatezza: si prevede che colpisca principalmente le esenzioni dai ticket e i piccoli ospedali I tagli alla sanità arriveranno anche questa volta, ma cambieranno forma: non saranno lineari bensì mirati. Secondo indiscrezioni saranno volti soprattutto a colpire gli ospedali più piccoli e le esenzioni dai ticket. Più efficienza e appropriatezza Il Ministro della Salute Lorenzin, in un suo editoriale pubblicato nella newsletter del Ministero della Salute, spiega la ratio del nuovo Patto per la Salute 2014-2016, che presto dovrà essere sottoscritto dal suo Dicastero e dalle Regioni:La parola d’ordine è recuperare efficienza ed appropriatezza attraverso l’eliminazione degli sprechi”. Per le prestazioni sanitarie più richieste e a maggior rischio di inappropriatezza ci saranno nuove linee guida a cui i medici si dovranno attenere per capire quando una cura o un esame diagnostico saranno rimborsabili o meno. L’ottica del risparmio farà ovviamente da leitmotiv. Manager pubblici licenziabili? “Spero vivamente – prosegue il Ministro – che riusciremo a fare un Patto per la salute che vada verso il futuro, che risolva quelle criticità del sistema sanitario che non sono più eludibili”. Ci dovrà essere una maggiore flessibilità, con la possibilità di congedare i manager pubblici inefficienti: “Il merito deve essere la nostra stella polare perché, come ho già detto, in sanità chi sbaglia deve andare a casa”. Maggiore assistenza territoriale e domiciliare Sarà importante una “riorganizzazione della rete ospedaliera e del territorio, fondamentale per garantire la continuità assistenziale dall’ospedale al domicilio del cittadino-paziente”. Un aspetto di cui si parla da molti anni, ma fino ad oggi con risultati, in molti casi, ancora insoddisfacenti. Quindi l’assistenza domiciliare andrebbe potenziata, soprattutto per gli anziani, che rappresentano ormai circa il 20 per cento della popolazione italiana. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin Quant’è umano lei… “Un altro tema al quale tengo molto – sottolinea ancora il Ministro della Salute – è quello dell’umanizzazione delle cure. Nel rispetto della centralità della persona nella sua interezza fisica, psicologica e sociale, va quindi condiviso l’impegno ad attuare interventi di umanizzazione in ambito sanitario che coinvolgano gli aspetti strutturali, organizzativi e relazionali dell’assistenza”. Programmazione, qualità e universalismo Dunque, si punta ad aver un budget costante per 3-4 anni in modo da fare un minimo di programmazione, che “ci permetta di affrontare il futuro – conclude il Ministro Lorenzin – nell’ottica di migliorare qualità, efficienza, appropriatezza, continuando a garantire lo spirito universalistico su cui il nostro sistema è fondato”. Un aspetto che è uno dei fiori all’occhiello della sanità italiana, ma che da qualche tempo ha iniziato a incrinarsi. Meno esenzioni dai ticket L’intenzione dell’esecutivo, inoltre, è quella di andare a colpire le esenzioni dai ticket sanitari (considerate decisamente troppe, dato che metà degli italiani risulta esente e beneficia di circa l’80 per cento delle prestazioni). Insomma, con tutta probabilità ci sarà anche un tentativo di perequazione. Vedi anche: Verso un taglio dei posti letto

Fonti principali: Ministero della Salute , Il Sole 24 Ore-Sanità

Pagina pubblicata il 6 giugno 2014. Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2014

SSN, più prevenzione per maggiori risparmi

SSN, più prevenzione per maggiori risparmi Secondo un’indagine parlamentare conoscitiva è fondamentale diffondere corretti stili di vita 5 giugno 2014 – Più investimenti in prevenzione per rendere più efficiente il Servizio Sanitario Nazionale. È questo uno dei concetti-chiave contenuti nell’indagine conoscitiva approvata ieri da due Commissioni riunite della Camera dei Deputati (Bilancio e Affari Sociali). Il documento vuole essere un contributo al “Patto per la salute” che le Regioni e il Ministero della Salute si apprestano a siglare. Migliorare gli stili di vita Nei passi delle conclusioni dedicati alla prevenzione si sottolinea l’importanza dell’adozione di stili di vita corretti. Infatti, si legge nel documento, “nel nostro Paese, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’ottanta per cento delle malattie è determinato da quattro fattori di rischio: fumo, alcool, eccessiva alimentazione e sedentarietà. Tuttavia, la prevenzione, sia in campo sociale sia in campo sanitario, appare ancora insufficiente”. Rafforzare politiche di prevenzione Si potrà, quindi, ridurre il sovraccarico cui è sottoposto il Servizio Sanitario Nazionale col “rafforzamento delle politiche legate alla prevenzione, con investimenti anche allargati a settori diversi da quello sanitario, che contribuiscano a limitare il ricorso al Servizio sanitario nazionale per finalità di cura, sia in termini di accessi che di livello delle cure richieste”. Da un lato, quindi, bisogna rafforzare le politiche di prevenzione primaria per impedire che nuove persone si ammalino (agendo sull’ambiente e sugli individui). Dall’altro bisogna prevenire, per quanto possibile, le malattie stesse e le loro complicazioni mediante la prevenzione secondaria (ad esempio con screening o check-up periodici). Insomma, conclude il documento parlamentare, “puntare sulla prevenzione comporterebbe il passaggio dalla sanità d’attesa alla sanità d’iniziativa, con un’organizzazione sanitaria che mette al centro dell’attenzione le persone e non le malattie”. Vedi anche: La prevenzione delle malattie oculari

Fonte principale: ll Sole 24 Ore-Sanità (doc. Commissioni parlamentari riunite)

Ultima modifica: 3 luglio 2014

Riabilitazione visiva, verso probabile aumento dei fondi

Riabilitazione visiva, verso probabile aumento dei fondi Il Ministero della Salute, grazie alle sollecitazioni della IAPB Italia onlus, ha proposto di aumentare lo stanziamento di almeno un milione di euro Verranno molto probabilmente parzialmente ripristinati i fondi destinati alla riabilitazione visiva in Italia. Il Ministero della Salute (Direzione generale della prevenzione), in sede di assestamento di bilancio, ha richiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze di aumentare di almeno un milione di euro gli attuali stanziamenti ad essa dedicati nel nostro Paese. Il tutto grazie alle ripetute sollecitazioni dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, che lo scorso 24 gennaio ha organizzato un convegno presso il Policlinico A. Gemelli – attraverso il suo Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva – per portare all’attenzione dei Policy Makers la grave situazione in cui versa la riabilitazione visiva in Italia. L’ultima legge di bilancio aveva, infatti, drasticamente ridotto i fondi per la riabilitazione visiva in favore delle Regioni a meno di 200 mila euro, con una decurtazione dello stanziamento originario di oltre il 92 per cento, un importo considerato del tutto insufficiente per un’intera nazione, col conseguente elevato rischio di lasciare senza speranza oltre un milione di italiani colpiti da ipovisione. Infatti le Regioni attualmente non ricevono rimborsi per la riabilitazione visiva da parte del Servizio Sanitario Nazionale, in quanto essa non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Proprio per consentire di continuare ad operare in favore degli ipovedenti, il Dicastero della Salute auspica che l’importo per quest’attività riabilitativa salga fino ad attestarsi presumibilmente intorno a un milione e duecentomila euro. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin avrebbe mostrato, quindi, una considerevole attenzione e sensibilità al tema della disabilità visiva, considerando che il Servizio Sanitario Nazionale non può essere incentrato solo sulla cura, ma lo deve essere maggiormente anche sulla prevenzione e la riabilitazione.

Link utile: Riabilitazione visiva, nuova luce sulla legge

Fonte principale di riferimento: Ministero della Salute

Pagina pubblicata il 4 giugno 2014.

Ultima modifica: 22 luglio 2014

Istat, più anziani e disabili tra gli italiani

Disabile visivo con bastone bianco

Rapporto annuale 2014: quasi il 15% della popolazione ha almeno una malattia cronica grave

Sono aumentati gli italiani che dichiarano di stare male o molto male, attestandosi attorno al 7,7 per cento della popolazione (circa un punto percentuale in più nel 2012 rispetto al 2005). Sono, inoltre, cresciute in percentuale le persone che soffrono almeno di una patologia cronica grave, soprattutto perché la popolazione è invecchiata. E’ quanto si legge nel Rapporto Annuale 2014 dell’Istat nel capitolo dedicato a “Tendenze demografiche e trasformazioni sociali: nuove sfide per il sistema di welfare”.

Occhio al diabete, ai tumori e alle demenze senili

Le persone colpite almeno da una malattie cronica grave due anni fa erano il 14,8 per cento della popolazione (+1,5% rispetto al 2005). C’è stato, in generale, un incremento della popolazione anziana esposta al rischio di ammalarsi (pensiamo ad esempio, a livello oculare, all’AMD). Il diabete – che tra l’altro causa retinopatia diabetica –, i tumori, l’Alzheimer e le demenze senili sono le patologie che mostrano una dinamica in evidente crescita rispetto al passato.

Più disabili anziani a rischio emarginazione

“Con l’invecchiamento della popolazione – spiega l’Istat – aumenta la disabilità, intesa come una condizione della persona legata a quel ventaglio di attività di vita che subiscono serie di restrizioni a causa di limitazioni funzionali (menomazioni fisiche o sensoriali legate alla vista, all’udito e alla parola). Si tratta di limitazioni che insorgono con il peggioramento delle condizioni di salute e riducono la mobilità degli anziani o le loro capacità sensoriali (vista e udito in particolare)”. Di conseguenza ci può essere un aumento dell’emarginazione sociale degli anziani, almeno se “le politiche sociali non intervengono con adeguate strategie di aiuto e assistenza, che permettano loro di continuare a vivere in maniera autonoma e a partecipare attivamente alla vita sociale”.

L’Italia spende in salute meno della media Ue

Il nostro Paese si attesta al 24,9 per cento delle risorse pro-capite destinate alla spesa sociale, collocandosi tra le ultime posizioni nel contesto europeo (l’Ue a 28 destina mediamente il 29,4 per cento). L’Irlanda è, invece, il Paese che destina la quota più alta di spesa della protezione sociale alla sanità, con il 45 per cento.

Bassa spesa per i minorati

Nel Belpaese la spesa destinata alle persone con disabilità è pari al 5,8 per cento della spesa per la protezione sociale (si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali): “l’impegno economico per questa funzione – scrive l’Istat – ci colloca tra i Paesi europei con le percentuali più basse di spesa destinate alla disabilità, per la quale l’Europa alloca il 7,7 per cento della spesa per la protezione sociale. Tra i 28 Paesi europei spicca la Croazia (17,2 per cento); all’opposto troviamo Malta, con una percentuale pari al 4,1 per cento”.

Il Mezzogiorno resta indietro

Lo svantaggio del Mezzogiorno è strutturale: le condizioni di salute sono mediamente peggiori rispetto al resto del Paese. Più in generale in Italia l’accessibilità alle cure sanitarie è più difficile per chi ha risorse economiche scarse o inadeguate. In oltre la metà dei casi (50,4%), chi rinuncia ad una prestazione sanitaria lo fa per motivi economici, nel 32,4% a causa delle liste di attesa o eccessiva distanza dalle strutture.

Meno spesa sanitaria pubblica e più disuguaglianze, deficit minore

In Italia la spesa sanitaria pubblica tende a diminuire: se era pari a circa 111 miliardi di euro nel 2012, è stata comunque inferiore di circa l’1% rispetto al 2011 e dell’1,5% in confronto al 2010. Eppure c’è qualche aspetto positivo in questo scenario con molte ombre: nella sanità pubblica diminuisce il deficit della Aziende sanitarie, migliora l’appropriatezza organizzativa e clinica, anche se ­– conclude l’Istat – “persistono le disuguaglianze di salute e di accessibilità alle cure”.

Fonte: Istat

Ultima modifica: 13 giugno 2014

Quei nei da tenere d’occhio

CASI DI MELANOMA (Fonte grafico: www.aimatmelanoma.org)

CASI DI MELANOMA (Fonte grafico: www.aimatmelanoma.org)Quei nei da tenere d’occhio Per evitare il rischio di melanoma cutaneo i nei sospetti vanno asportati. Il sole va sempre preso con cautela 30 maggio 2014 – Il rischio di tumori della pelle non va mai sottovalutato: i nei sospetti vanno controllati e rimossi (anche se sono sulle palpebre). Ad accendere nuovamente i riflettori sul problema è il Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Bisogna però agire sul fronte della prevenzione anche con una rapida diagnosi.Melanoma palpebrale “La tempestiva asportazione di un neo che degenera in melanoma – assicura il Gemelli – garantisce la guarigione al 100%”. Infatti, “programmi di prevenzione e diagnosi precoce hanno dimostrato che di melanoma si guarisce”. Sono più a rischio le persone tra i 25 e i 50 anni, soprattutto le donne. Tuttavia il melanoma – che riguarda l’occhio nel 3% dei casi – può colpire chiunque e ad ogni età. In sintesi, le regole citate per godere spensieratamente dell’aria aperta e delle vacanze sono: 1) esporsi al sole gradualmente evitando le ore centrali della giornata (dalle 12 alle 16); 2) far uso di creme solari adeguate, con filtri elevati (30-50), applicandole ogni due ore durante l’esposizione; 3) usare occhiali da sole a norma di legge e, quando necessario, anche un cappellino e una maglietta.

Leggi anche: “ Proteggere gli occhi dal sole ” Vedi anche: “ Melanoma della coroide ” Evento in calendario: 21-22 giugno 2014, Prevenzione dei tumori della pelle con “Gemelli Insieme“ (Lido di Ostia, Roma)

Fonte principale: Policlinico A. Gemelli Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2014

Il Ministero della Salute chiede i danni alle farmaceutiche

Il Ministero della Salute chiede i danni alle farmaceutiche Sotto accusa supposte pratiche illecite riguardo a un farmaco contro il glaucoma e alle iniezioni intravitreali contro l’AMD umida 29 maggio 2014 – Cresce lo scontro tra lo Stato e gli interessi privati di tre multinazionali farmaceutiche (Pfizer, Roche e Novartis) che producono alcuni farmaci ad uso oculare. Il Ministero della Salute ha reso noto il 28 maggio di avere chiesto sia i danni patrimoniali (14 milioni di euro) sia i danni non patrimoniali alla Pfizer per abuso di posizione dominante in relazione a un farmaco contro la forma più comune di glaucoma (Xalatan), una malattia correlata a una pressione oculare eccessiva. Inoltre continua la controversia riguardo alle iniezioni che vengono praticate nel bulbo oculare (intravitreali di anti-VEGF) per bloccare la proliferazione indesiderata di vasi retinici che danneggiano rapidamente la visione centrale (per l’AMD umida, detta anche essudativa o neovascolare, la forma più grave di degenerazione maculare legata all’età). Se da un lato esiste un farmaco molto più economico concepito però per trattare il tumore al colon (Avastin con impiego off-label, che esula dalle indicazioni del foglietto illustrativo), dall’altro ne è stato sintetizzato un altro molto simile per specifico uso oftalmico (Lucentis). Il Consiglio Superiore di Sanità ha sostenuto tuttavia, il 14 aprile 2014, come tra i due farmaci non esistano differenze “statisticamente significative” né a livello di efficacia né di sicurezza. Inoltre l’Antitrust ha comminato una multa alle due aziende farmaceutiche produttrici per pratiche anticoncorrenziali. Di conseguenza – dando credito alla tesi accusatoria di “un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza finalizzata alla commercializzazione del farmaco Lucentis molto più costoso del farmaco Avastin, ad esso equivalente” – il Dicastero della Salute ha richiesto alle società farmaceutiche coinvolte (Roche e Novartis) il risarcimento di tutti i danni patrimoniali (circa 45 milioni nel 2012, 540 milioni nel 2013 e 615 milioni nel 2014) e non patrimoniali “arrecati illecitamente al Sistema Sanitario Nazionale” (per un totale di 1,2 miliardi di euro). Novartis ha precisato però che “non ha ricevuto al momento alcuna notifica”. Inoltre la grande azienda farmaceutica svizzera “respinge in maniera decisa le accuse di pratiche anti-concorrenziali e per questo ha impugnato il provvedimento dell’autorità Antitrust dinanzi al TAR del Lazio: il procedimento è ancora in corso e la sentenza è attesa entro la fine dell’anno”. “Pertanto – prosegue Novartis in una nota diffusa il 28 maggio 2014 – risulta infondata qualsiasi richiesta di risarcimento così come le cifre indicate nella comunicazione del Ministero che non trovano alcuna corrispondenza con la realtà dei fatti”. Infine la multinazionale farmaceutica “ribadisce la correttezza del proprio operato e di avere sempre agito nel pieno rispetto della normativa italiana ed europea”.

Fonti: Ministero della Salute , Consiglio Superiore di Sanità (Sole24hSanità), Novartis .

Corteccia visiva attivata anche da stimoli non retinici

Corteccia visiva attivata anche da stimoli non retinici Suoni e parole hanno un potere evocativo che non va affatto sottovalutato 28 maggio 2014 – La corteccia visiva si attiva anche con suoni e parole, non solo con la visione diretta delle immagini. Una serie di cinque esperimenti è stata condotta in Scozia e in Svizzera sfruttando la risonanza magnetica funzionale, che ha evidenziato una precisa interazione tra stimoli uditivi e l’area cerebrale principale deputata alla visione. Infatti, a un gruppo di volontari bendati sono stati fatti ascoltare tre tipi di suoni: il canto degli uccelli, il rumore del traffico e il parlottio di una folla. Tali suoni – spiegano i ricercatori su Current Biology – possono avere indotto delle “aspettative o delle rappresentazioni mentali”. Insomma, ognuno di noi, quando ascolta un suono, evoca una scena o pensa a un concetto (che diventa “un’unica forma di input non-retinico nella corteccia visiva primaria”). Dunque i ricercatori hanno concluso che gli esperimenti offrono una prova sempre più stringente dell’esistenza di un feedback coerente d’informazioni astratte proveniente da

Fonti non retiniche. Come dire: gli occhi sono importanti, ma non sono tutto. Un racconto e un suono possiedono un potere evocativo che può provocare una visualizzazione di tipo mentale che ormai ha un riscontro sperimentale attendibile. Nota Tale esame (fMRI) permette di mappare l’attività delle aree cerebrali nel momento in cui si eseguono determinati compiti.

Fonte principale: Current Biology

Se la salute va in fumo

sigaretta

Il 31 maggio si celebra la Giornata mondiale contro il tabacco con l’Oms. Il fumo può causare anche danni oculari

Se non volete che la vostra salute vada in fumo, rinunciate a sigari, pipe e sigarette. Si è celebrata il 31 maggio la Giornata mondiale contro il tabacco assieme all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Il fumo prima causa evitabile di decesso

Secondo l’Oms “il consumo di tabacco è la singola causa globale di decesso più prevenibile ed è attualmente responsabile del 10% delle morti di adulti nel mondo”. Oltre l’80% dei decessi evitabili avvengono nei Paesi a reddito medio-basso. Il fumo uccide quasi sei milioni di persone l’anno, delle quali oltre 600 mila non fumano (subiscono il fumo passivo). Smettere di fumare può significare quindi non solo salvare la propria vita, ma anche quella di chi vi sta intorno.

Dunque l’Agenzia Onu per la salute suggerisce di aumentare ulteriormente le tasse sulle sigarette oltre a rafforzare le avvertenze sui pacchetti di sigarette. Le maggiori entrate dello Stato potrebbero essere investite proprio in salute. Visione con cataratta

Miglior vista senza il fumo

Il fumo può annebbiare o danneggiare la vista. I rischi oculari per i fumatori vanno da una maggiore incidenza di cataratta, passando per un incremento di potenziali danni alla retina centrale (a causa della degenerazione maculare legata all’età), oltre all’irritazione diretta provocata dal fumo sulla congiuntiva (arrossamento oculare transitorio) e al maggior rischio di uveiti. Fondamentale è, quindi, rinunciare al fumo e praticare l’esercizio fisico regolare. Può giovare anche bere vino in modo molto moderato durante i pasti. Come questi tre fattori incidano sulla salute visiva è stato studiato, ad esempio, da ricercatori dell’ Università del Wisconsin (Usa), che hanno seguito quasi 5000 adulti per un ventennio.

Sigarette elettroniche della discordia

L’ideale è ovviamente smettere di fumare del tutto. Che le sigarette elettroniche (e-cig) non rappresentino un’alternativa salutare al classico fumo di sigaretta viene sottolineato da un nuovo studio condotto da allergologi americani (pubblicato sul numero di giugno degli annali di “Allergy, Asthma & Immunology”). Infatti accade spesso che l’uso della sigaretta elettronica si sommi alla sigaretta classica e, inoltre, permane il problema della dipendenza dalla nicotina. è vero che esistono anche delle e-cig senza nicotina – che consentono di “svapare” senza i residui della combustione della carta oltre che senza i veleni del tabacco –, ma sono stati sollevati dubbi riguardo alla potenziale nocività dei liquidi contenuti nelle ricariche. Però ci sono autorevoli studiosi, quali Umberto Veronesi, che difendono l’impiego della sigaretta elettronica rigorosamente senza nicotina, usata quindi come presidio medico: “Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali – afferma l’oncologo – si mettessero a fumare e-cig, salveremmo almeno 30 mila vite all’anno in Italia e 500 milioni nel mondo”.

Il fumo nel Belpaese

In Italia i fumatori sono 11,3 milioni, circa il 22% della popolazione: sono questi i nuovi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Mediamente nel nostro Paese chi fuma consuma 13 sigarette al giorno. Per la prima volta dal 2009 si osserva un aumento della percentuale di fumatrici (che passano dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014). Viceversa si è avuta una lieve diminuzione dei fumatori maschi (dal 26,2% al 25,4%). Fumano, comunque, più gli uomini delle donne in tutte le fasce d’età. Il picco si registra tra i 25 e 44 anni: fuma il 26% delle femmine e il 32,3% dei maschi. I consumatori di sigarette elettroniche risultano oggi meno della metà rispetto ai dati forniti nel 2013. Tuttavia, prosegue l’Istituto Superiore di Sanità, almeno “tra gli utilizzatori della e-cig è aumentata quest’anno la percentuale di chi ha dichiarato di aver smesso di fumare le sigarette tradizionali“ (il 18,8% nel 2014 contro il 10,6 % del 2013).

Più prevenzione anche contro il fumo passivo

Il Ministro della Salute Lorenzin ha affermato che “grave è esporre al fumo passivo i nostri figli: la metà dei bambini lo è già al secondo anno di vita, 38 [bambini] su cento hanno un genitore che fuma in casa, questo ci dicono i dati Istat”. Quindi, ha proseguito il Ministro, “combattere il fumo, attivo e passivo, è il primo passo della prevenzione, unica infallibile arma contro le malattie croniche”.

Come smettere di fumare

Per smettere di fumare esistono dei centri specializzati antifumo segnalati dall’Istituto Superiore di Sanità, che tra l’altro fornisce anche un telefono verde contro il fumo (800 55 40 88) . Può aiutare, inoltre, la Guida pratica per smettere di fumare della Fondazione Veronesi.

Fonti: Oms (Who); American College of Allergy, Asthma, and Immunology, ISS , Ophthalmology, Corsera, Ministero della Salute.

Pagina pubblicata il 27 maggio 2014. Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2014

Più sanità elettronica per risparmiare

Più sanità elettronica per risparmiare Il Ministro della Salute Lorenzin: Italia in ritardo rispetto al resto d’Europa e agli Usa 27 maggio 2014 – Sette miliardi di euro: sarebbe questo il risparmio stimato per il Servizio Sanitario Nazionale italiano se fossero attuati tutti i progetti della sanità digitale, dalle ricette elettroniche alle nuove tecnologie che consentono di ridurre gli accessi agli ospedali. È quanto è stato sostenuto oggi a Roma, presso il Forum della Pubblica Amministrazione, dov’è intervenuto anche il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Sul fronte della sanità digitale siamo assolutamente in ritardo rispetto a Europa e Usa, ma molto è stato fatto considerando il punto di partenza. Uno dei problemi per la sanità elettronica è – ha sottolineato la titolare del Dicastero – che, come avviene per la sanità italiana in generale, abbiamo una situazione che nelle regioni è a macchia di leopardo”.Fascicolo sanitario elettronico (Regione Lombardia) A essere carente, secondo il Ministro, è principalmente il conseguimento dell’uniformità di procedure elettroniche a livello regionale per consentire la condivisione tra strutture sanitarie diverse . Insomma, il sistema sanitario italiano non solo non ha raggiunto uno standard omogeneo, ma sfrutta troppo poco la rete (nel senso che le strutture sanitarie non comunicano sufficientemente tra loro). Nel corso del Forum è stato presentato lo studio condotto su 560 strutture sanitarie valutate con il metodo internazionale “Emram” (Electronical medical record adoption model), dal quale si evince come nella nostra Penisola non sia stato ancora raggiunto il livello massimo di digitalizzazione: sette strutture su dieci si limitano a immettere i dati nel sistema digitale senza tuttavia portare avanti il processo.

Fonte principale: pubblicaamministrazione.net (Forum PA)

Sarcoidosi oculare, no al fumo di sigaretta

sigaretta

Sarcoidosi oculare, no al fumo di sigaretta Per i fumatori aumenta di oltre cinque volte il rischio di contrarre la malattia 21 maggio 2014 – Può colpire non solo gli occhi, i polmoni e i linfonodi ma anche la pelle, il sistema nervoso, il fegato e le articolazioni. Parliamo della sarcoidosi, una malattia granulomatosa cronica la cui origine è ancora poco chiara (è coinvolto il sistema immunitario e potrebbe essere scatenata da virus e batteri in chi è geneticamente predisposto). Va però assolutamente evitato il fumo. “I fattori di rischio della sarcoidosi oculare non sono stati ben studiati – ha affermato Adam Janot della Virginia Commonwealth University School of Medicine –. Di conseguenza abbiamo studiato i casi di 109 pazienti, in cui la diagnosi di sarcoidosi era stata dimostrata con biopsia, e abbiamo identificato i fattori di rischio indipendenti”. I granulomi sono aggregati di cellule che possono svilupparsi in molte parti del corpo: gli organi più comunemente colpiti sono i polmoni, i linfonodi, la cute, l’occhio, il sistema nervoso, il fegato e le articolazioni. La sarcoidosi oculare, che può causare cecità, può colpire fino a un paziente su due a cui è stata diagnosticata una sarcoidosi. I ricercatori americani hanno concluso che l’esposizione al fumo di tabacco aumenta di oltre cinque volte il rischio di sviluppare una sarcoidosi oculare (per l’esattezza 5,24 volte) e i maschi sono più esposti a questa malattia rispetto alle femmine (7,48 volte di più).

Fonti: American Thoracic Society, ATJournals, uveitimilano.it