Se la salute va in fumo

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Il 31 maggio si celebra la Giornata mondiale contro il tabacco con l’Oms. Il fumo può causare anche danni oculari

Se non volete che la vostra salute vada in fumo, rinunciate a sigari, pipe e sigarette. Si è celebrata il 31 maggio la Giornata mondiale contro il tabacco assieme all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Il fumo prima causa evitabile di decesso

Secondo l’Oms “il consumo di tabacco è la singola causa globale di decesso più prevenibile ed è attualmente responsabile del 10% delle morti di adulti nel mondo”. Oltre l’80% dei decessi evitabili avvengono nei Paesi a reddito medio-basso. Il fumo uccide quasi sei milioni di persone l’anno, delle quali oltre 600 mila non fumano (subiscono il fumo passivo). Smettere di fumare può significare quindi non solo salvare la propria vita, ma anche quella di chi vi sta intorno.

Dunque l’Agenzia Onu per la salute suggerisce di aumentare ulteriormente le tasse sulle sigarette oltre a rafforzare le avvertenze sui pacchetti di sigarette. Le maggiori entrate dello Stato potrebbero essere investite proprio in salute. Visione con cataratta

Miglior vista senza il fumo

Il fumo può annebbiare o danneggiare la vista. I rischi oculari per i fumatori vanno da una maggiore incidenza di cataratta, passando per un incremento di potenziali danni alla retina centrale (a causa della degenerazione maculare legata all’età), oltre all’irritazione diretta provocata dal fumo sulla congiuntiva (arrossamento oculare transitorio) e al maggior rischio di uveiti. Fondamentale è, quindi, rinunciare al fumo e praticare l’esercizio fisico regolare. Può giovare anche bere vino in modo molto moderato durante i pasti. Come questi tre fattori incidano sulla salute visiva è stato studiato, ad esempio, da ricercatori dell’ Università del Wisconsin (Usa), che hanno seguito quasi 5000 adulti per un ventennio.

Sigarette elettroniche della discordia

L’ideale è ovviamente smettere di fumare del tutto. Che le sigarette elettroniche (e-cig) non rappresentino un’alternativa salutare al classico fumo di sigaretta viene sottolineato da un nuovo studio condotto da allergologi americani (pubblicato sul numero di giugno degli annali di “Allergy, Asthma & Immunology”). Infatti accade spesso che l’uso della sigaretta elettronica si sommi alla sigaretta classica e, inoltre, permane il problema della dipendenza dalla nicotina. è vero che esistono anche delle e-cig senza nicotina – che consentono di “svapare” senza i residui della combustione della carta oltre che senza i veleni del tabacco –, ma sono stati sollevati dubbi riguardo alla potenziale nocività dei liquidi contenuti nelle ricariche. Però ci sono autorevoli studiosi, quali Umberto Veronesi, che difendono l’impiego della sigaretta elettronica rigorosamente senza nicotina, usata quindi come presidio medico: “Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali – afferma l’oncologo – si mettessero a fumare e-cig, salveremmo almeno 30 mila vite all’anno in Italia e 500 milioni nel mondo”.

Il fumo nel Belpaese

In Italia i fumatori sono 11,3 milioni, circa il 22% della popolazione: sono questi i nuovi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Mediamente nel nostro Paese chi fuma consuma 13 sigarette al giorno. Per la prima volta dal 2009 si osserva un aumento della percentuale di fumatrici (che passano dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014). Viceversa si è avuta una lieve diminuzione dei fumatori maschi (dal 26,2% al 25,4%). Fumano, comunque, più gli uomini delle donne in tutte le fasce d’età. Il picco si registra tra i 25 e 44 anni: fuma il 26% delle femmine e il 32,3% dei maschi. I consumatori di sigarette elettroniche risultano oggi meno della metà rispetto ai dati forniti nel 2013. Tuttavia, prosegue l’Istituto Superiore di Sanità, almeno “tra gli utilizzatori della e-cig è aumentata quest’anno la percentuale di chi ha dichiarato di aver smesso di fumare le sigarette tradizionali“ (il 18,8% nel 2014 contro il 10,6 % del 2013).

Più prevenzione anche contro il fumo passivo

Il Ministro della Salute Lorenzin ha affermato che “grave è esporre al fumo passivo i nostri figli: la metà dei bambini lo è già al secondo anno di vita, 38 [bambini] su cento hanno un genitore che fuma in casa, questo ci dicono i dati Istat”. Quindi, ha proseguito il Ministro, “combattere il fumo, attivo e passivo, è il primo passo della prevenzione, unica infallibile arma contro le malattie croniche”.

Come smettere di fumare

Per smettere di fumare esistono dei centri specializzati antifumo segnalati dall’Istituto Superiore di Sanità, che tra l’altro fornisce anche un telefono verde contro il fumo (800 55 40 88) . Può aiutare, inoltre, la Guida pratica per smettere di fumare della Fondazione Veronesi.

Fonti: Oms (Who); American College of Allergy, Asthma, and Immunology, ISS , Ophthalmology, Corsera, Ministero della Salute.

Pagina pubblicata il 27 maggio 2014. Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2014

Più sanità elettronica per risparmiare

Più sanità elettronica per risparmiare Il Ministro della Salute Lorenzin: Italia in ritardo rispetto al resto d’Europa e agli Usa 27 maggio 2014 – Sette miliardi di euro: sarebbe questo il risparmio stimato per il Servizio Sanitario Nazionale italiano se fossero attuati tutti i progetti della sanità digitale, dalle ricette elettroniche alle nuove tecnologie che consentono di ridurre gli accessi agli ospedali. È quanto è stato sostenuto oggi a Roma, presso il Forum della Pubblica Amministrazione, dov’è intervenuto anche il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Sul fronte della sanità digitale siamo assolutamente in ritardo rispetto a Europa e Usa, ma molto è stato fatto considerando il punto di partenza. Uno dei problemi per la sanità elettronica è – ha sottolineato la titolare del Dicastero – che, come avviene per la sanità italiana in generale, abbiamo una situazione che nelle regioni è a macchia di leopardo”.Fascicolo sanitario elettronico (Regione Lombardia) A essere carente, secondo il Ministro, è principalmente il conseguimento dell’uniformità di procedure elettroniche a livello regionale per consentire la condivisione tra strutture sanitarie diverse . Insomma, il sistema sanitario italiano non solo non ha raggiunto uno standard omogeneo, ma sfrutta troppo poco la rete (nel senso che le strutture sanitarie non comunicano sufficientemente tra loro). Nel corso del Forum è stato presentato lo studio condotto su 560 strutture sanitarie valutate con il metodo internazionale “Emram” (Electronical medical record adoption model), dal quale si evince come nella nostra Penisola non sia stato ancora raggiunto il livello massimo di digitalizzazione: sette strutture su dieci si limitano a immettere i dati nel sistema digitale senza tuttavia portare avanti il processo.

Fonte principale: pubblicaamministrazione.net (Forum PA)

Sarcoidosi oculare, no al fumo di sigaretta

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Sarcoidosi oculare, no al fumo di sigaretta Per i fumatori aumenta di oltre cinque volte il rischio di contrarre la malattia 21 maggio 2014 – Può colpire non solo gli occhi, i polmoni e i linfonodi ma anche la pelle, il sistema nervoso, il fegato e le articolazioni. Parliamo della sarcoidosi, una malattia granulomatosa cronica la cui origine è ancora poco chiara (è coinvolto il sistema immunitario e potrebbe essere scatenata da virus e batteri in chi è geneticamente predisposto). Va però assolutamente evitato il fumo. “I fattori di rischio della sarcoidosi oculare non sono stati ben studiati – ha affermato Adam Janot della Virginia Commonwealth University School of Medicine –. Di conseguenza abbiamo studiato i casi di 109 pazienti, in cui la diagnosi di sarcoidosi era stata dimostrata con biopsia, e abbiamo identificato i fattori di rischio indipendenti”. I granulomi sono aggregati di cellule che possono svilupparsi in molte parti del corpo: gli organi più comunemente colpiti sono i polmoni, i linfonodi, la cute, l’occhio, il sistema nervoso, il fegato e le articolazioni. La sarcoidosi oculare, che può causare cecità, può colpire fino a un paziente su due a cui è stata diagnosticata una sarcoidosi. I ricercatori americani hanno concluso che l’esposizione al fumo di tabacco aumenta di oltre cinque volte il rischio di sviluppare una sarcoidosi oculare (per l’esattezza 5,24 volte) e i maschi sono più esposti a questa malattia rispetto alle femmine (7,48 volte di più).

Fonti: American Thoracic Society, ATJournals, uveitimilano.it

Occhio bionico, una luce hi-tech

Occhio bionico

Occhio bionicoOcchio bionico, una luce hi-tech Si è svolto a Bergamo un convegno sulla protesi retinica: si può sperimentare quasi solamente in caso di retinite pigmentosa 19 maggio 2014 – Fare luce sull’occhio bionico, sull’ipovisione e sulla riabilitazione visiva. Attorno a questi temi si sono incentrati i lavori del convegno che si è svolto a Bergamo venerdì scorso. L’occhio bionico è una protesi retinica elettronica che, solo in alcuni casi, si può sperimentare quasi esclusivamente su malati di retinite pigmentosa, una malattia retinica ereditaria. L’obiettivo dei lavori è stato – scrivono gli organizzatori – “fornire informazioni ed esperienze nel percorso di ricerca relativo alle gravi malattie degenerative oculari” (come l’AMD e le altre forme di retinopatia). In particolare ci si è focalizzati sugli aspetti epidemiologici, di prevenzione e sulle terapie innovative. Il tutto è avvenuto nell’orizzonte di una rete di collaborazione promossa dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB Italia onlus) attraverso il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva e dall’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI). Hanno preso parte ai lavori, tra gli altri, A. Mombelli e M. Corcio (Vicepresidente della IAPB Italia onlus).

Quel diabete da tenere d’occhio

Pubblicato il rapporto statistico Oms 2014: assieme a ipertensione e sovrappeso, il diabete è un importante fattore di rischio di una serie di malattie

Diabete, pressione alta e sovrappeso: sono queste le tre “minacce” principali alla nostra salute da cui guardarsi tra le malattie non trasmissibili. Nel Rapporto statistico dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicato a maggio del 2014 sono contenute molte cifre e le malattie non contagiose rivestono un ruolo di peso (soprattutto nei Paesi più industrializzati).

Retinopatia diabetica, controlliamo la glicemia e la retina

“Negli adulti – si legge nel Rapporto Oms – il diabete, l’ipertensione e il sovrappeso o l’obesità aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diversi tipi di cancro. Questi rischi contribuiscono anche a malattie non fatali come l’artrite e la perdita della vista dovuta alla retinopatia diabetica“.

A volte quest’ultima porta a un calo progressivo della vista fino all’ipovisione e alla cecità, ma in altri casi è priva di sintomi: si può persino non avvertire alcun disturbo fino a stadi avanzati della malattia, quando si manifesta un calo grave ed improvviso dell’acutezza visiva. Dunque, per prevenirla è fondamentale sia sottoporsi regolarmente a controlli oculistici che fare periodicamente le analisi del sangue: i valori della glicemia (concentrazione di zuccheri nel sangue) devono essere sempre tenuti d’occhio.

L’esercito dei diabetici

L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato, più recentemente (nel 2014), che i malati di diabete siano 422 milioni nel mondo (approfondisci). In Italia si calcola che circa 3,2 milioni di persone siano affette da diabete (secondo l’Istat il 5,3% della popolazione): questa malattia colpisce soprattutto gli anziani, ma i controlli periodici vanno fatti ad ogni età. Tutti i diabetici sono potenzialmente a rischio di contrarre una retinopatia diabetica.

Un mondo più longevo

Secondo l’Oms nel mondo una femmina nata nel 2012 ha mediamente un’aspettativa di vita di circa 73 anni, mentre un maschio 68. Quindi ci si attende che oggi un bambino viva in media sei anni in più rispetto al 1990. L’Italia resta uno dei Paesi più longevi al mondo, anche se ha perso qualche posizione. Tra le donne italiane l’aspettativa di vita è di 85 anni – il Belpaese si trova oggi al quinto posto in classifica –, mentre il Giappone è primo assoluto (con 87 anni). Dal canto loro i maschi nati oggi in Italia vivono mediamente 80,2 anni (al quarto posto, a pari merito con altri Stati), mentre il record lo detiene l’Islanda con 81,2 anni, a cui seguono la Svizzera (80,7) e l’Australia (80,5 anni).

Malattie infettive e non infettive?

Malattie cardiache (alle coronarie), infezioni polmonari (come la polmonite) e ictus: sono queste le tre cause più importanti di morte prematura. Semplificando il mondo appare diviso in due: se in 22 Paesi (tutti africani) oltre il 70% degli anni persi sono causati ancora da malattie infettive e malattie correlate, in molti altri Paesi (ben 47) – soprattutto quelli ad alto reddito – le patologie non contagiose sono la causa di oltre il 90% degli anni persi per decesso prematuro. Infine, oltre cento Paesi si trovano in una fase di transizione: le malattie non trasmissibili stanno conquistando un peso crescente.

Obesità e prematurità

L’obesità infantile non sta crescendo solo nei Paesi industrializzati, ma curiosamente anche in diverse zone dell’Africa. Sotto i cinque anni, tuttavia, la maggior parte di decessi avviene a causa di nascite premature (17,3% dei casi) – che tra l’altro causano anche problemi retinici ( ROP ) –, mentre la polmonite è la seconda causa di mortalità infantile (15,2%). Infine, l’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia due adulti su cinque (42%) abbiano un peso superiore alla norma, di cui il 31% sono in sovrappeso e l’11% di obesi.

Fonti principali: Oms , Epicentro-ISS

Pagina pubblicata il 19 maggio 2014. Ultima modifica: 2 febbraio 2017

Campagna retinopatia diabetica (clicca sull’immagine per il video)

Oms, occhi puntati su Ginevra

Assemblea annuale Oms (Foto Who-V. Martin)

Assemblea annuale Oms (Foto Who-V. Martin)Oms, occhi puntati su Ginevra Dal 19 al 24 maggio 2014 si tiene la 67° Assemblea internazionale, con la partecipazione di oltre 3000 delegazioni. La Direttrice dell’Oms Chan: la prevenzione deve avere almeno la stessa priorità delle cure Oltre tremila delegazioni provenienti da tutto il mondo, 194 Stati partecipanti, sei giorni di lavori. Sono questi i numeri della 67° Assemblea annuale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che il 19 maggio si è aperta a Ginevra.La Direttrice Generale Oms Margaret Chan (Foto WHO-V. Martin, part.) Più attenzione alla prevenzione La Direttrice Generale dell’Oms Margaret Chan è intervenuta con un discorso inaugurale. “Occorre un impegno molto maggiore nella prevenzione“, ha affermato. Puntare, in particolare, alla prevenzione e al controllo delle malattie non contagiose è un’ottima strategia. “Con le malattie non trasmissibili che attualmente sono i maggiori killer nel mondo, questo secolo – ha precisato Chan – deve essere un’era in cui la prevenzione abbia almeno la stessa priorità delle cure“. Battaglia contro le malattie non trasmissibili Tra i numerosi appuntamenti è prevista una sessione dedicata alle malattie non contagiose e alla loro prevenzione (come il diabete – che ha conseguenze negative anche sulla vista –, le malattie cardiache, le patologie polmonari o il cancro). Verranno, inoltre, presi in considerazione una serie di indicatori per valutare il Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (2013-2020). Maternità, infanzia e disabilitàBambini etiopi Si parlerà – tra i numerosi temi affrontati – di maternità, infanzia e alimentazione. Verrà anche discusso un documento sulla disabilità e un altro sulla “promozione della salute per tutta la vita”. Non mancheranno le analisi dedicate allo sviluppo di un’agenda post-2015. Sarà, infine, valutato il successo degli otto obiettivi del millennio. Più equità e crescita inclusiva L’equità nell’accesso alle cure, dell’eliminazione della povertà e della crescita inclusiva fanno da sfondo ai lavori dell’Oms che si concluderanno il 24 maggio. Lo ha ricordato la stessa Direttrice generale Chan nel suo discorso d’apertura. Per ulteriori aggiornamenti consultare la pagina Facebook dell’Oms

Fonte: Who

Pagina pubblicata il 19 maggio 2014.

Ultima modifica: 20 maggio 2014

Consiglio Superiore di Sanità: intravitreali ‘sosia’

Consiglio Superiore di Sanità: intravitreali ‘sosia’ I due trattamenti più utilizzati contro la forma umida dell’AMD avrebbero un’efficacia e una sicurezza pressoché identiche 16 maggio 2014 – Il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), dietro richiesta del Ministero della Salute, ha espresso un parere di sostanziale equivalenza, sul piano dell’efficacia e della sicurezza, dei due trattamenti più utilizzati contro la forma umida della degenerazione maculare legata all’età (AMD), smentendo quanto sostenuto lo scorso anno dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Insomma, i due tipi di iniezioni intravitreali più celebri avrebbero effetti e rischi analoghi nel trattamento di una malattia retinica degenerativa che può provocare ipovisione e cecità centrali (generalmente a partire dai 55 anni). Si consideri che l’AMD è considerata la prima causa di cecità legale nei Paesi industrializzati. Consiglio Superiore di Sanità: molecole diverse, ma effetti sovrapponibili Più precisamente, il 15 aprile 2014 la V Sezione del Consiglio Superiore di Sanità – organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministro della Salute – ha espresso il seguente parere: “I dati attualmente valutabili dalla comunità scientifica evidenziano che i medicinali Lucentis (Ranibizumab) e Avastin (Bevacizumab), pur nella diversità strutturale e farmacologica delle molecole, non presentano differenze statisticamente significative dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza nella terapia della degenerazione maculare senile”. Lo stesso Consiglio ritiene, pertanto, che sussistano le condizioni per l’applicazione, da parte dell’Aifa, di procedure per “consentire, il più presto possibile, l’impiego dell’Avastin per il trattamento della degenerazione maculare senile“. Il CSS auspica la registrazione del farmaco più economico (Avastin) per l’indicazione oftalmica e intanto afferma che, “allo scopo di garantire la sterilità”, il confezionamento in monodose del medicinale deve avvenire “da parte di farmacie ospedaliere in possesso dei necessari requisiti”. Inoltre, il Consiglio Superiore di Sanità sollecita “l’immediata attivazione da parte di Aifa di idonei strumenti di monitoraggio” raccomandando, infine, “l’utilizzo appropriato dei suddetti farmaci in centri di alta specializzazione”. Dunque non ovunque ci si potrà sottoporre a trattamento contro l’AMD umida, che mira a bloccare la proliferazione dei vasi indesiderati nocivi per la retina. “Il Consiglio Superiore di Sanità ha fatto un lavoro molto approfondito ed ha ascoltato tutti i maggiori esperti in materia e anche coloro che dovranno applicare lo spacchettamento in sicurezza di Avastin“, ha commentato il Ministro della Salute Lorenzin il 15 maggio 2014. Il che significa che bisognerà prestare particolare attenzione all’igiene quando un singolo flaconcino di questa intravitreale verrà suddiviso in più dosi, in modo da poter effettuare più iniezioni per la terapia. SOI, importante è sbloccare l’ impasse Molti pazienti si sono ritrovati, per così dire, in mezzo al guado: non viene più somministrato loro l’Avastin, ma in parecchi casi non viene neanche garantito il trattamento con il Lucentis, un farmaco nettamente più caro. Dunque il Presidente della Società Oftalmologica Italiana Matteo Piovella ha inviato, il 27 marzo 2014, una lettera aperta al Presidente del Consiglio Renzi in cui si nota che “è assolutamente necessario e urgente sbloccare l’ impasse e rendere Avastin di nuovo utilizzabile per quei 100 mila pazienti che non hanno potuto beneficiarne e che, anzi, sono stati costretti a comprare, a loro spese, un farmaco estremamente più costoso”. Tra l’altro, proprio in seguito alla denuncia dello stesso Presidente della SOI e di altri soggetti, le aziende farmaceutiche Roche e Novartis sono state condannate nel 2014 dall’Autorità Antitrust a una multa di 180 milioni di euro. Le multinazionali hanno tuttavia presentato ricorso al TAR. Novartis: “Lucentis ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato” La posizione della SOI va in direzione contraria rispetto a ciò che sostiene il colosso farmaceutico svizzero. “Lucentis – ha scritto il 25 marzo 2014 Novartis – ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato, con un’esposizione di oltre 2,4 milioni di pazienti per anno di trattamento nel mondo a partire dal suo lancio. Lucentis è diventato il trattamento standard di prima linea per la degenerazione maculare essudativa senile (wAMD – AMD “umida”), indicazione per la quale è autorizzato in oltre 100 Paesi. Il profilo di sicurezza di Lucentis viene continuamente monitorato e comunicato a operatori sanitari e pazienti per tutte le sue indicazioni autorizzate, tramite un sistema di farmacovigilanza e un piano di gestione del rischio a tutela della sicurezza del paziente”. “Avastin (bevacizumab) di Roche resta non approvato – sottolinea ancora l’azienda farmaceutica – per alcuna patologia oculare, né per l’iniezione nell’occhio né per il frazionamento in dosi più piccole”.

Fonti: Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità (documento pubblicato dal Sole24Ore-Sanità), Sole24Ore-Sanità , SOI , AGCM , Novartis-Fatti e notizie , AIFA

Ultima modifica: 22 maggio 2014

Occhio secco, impatto sulla lettura degli anziani

Occhio secco, impatto sulla lettura degli anziani Negli Usa ne soffre il 17% delle donne e l’11% degli uomini: incide sulla loro qualità della vita 15 maggio 2014 – L’occhio secco può provocare fastidi tali che gli anziani rinunciano a leggere il giornale. È la conclusione a cui è pervenuto un nuovo studio condotto su un campione di 1981 persone d’età compresa tra i 65 e gli 84 anni, condotto presso la Johns Hopkins University di Baltimora (Usa), basato a sua volta su dati raccolti durante una precedente ricerca ( Salisbury Eye Evaluation ). I ricercatori sostengono che l’occhio secco non incida significativamente sulla lettura degli anziani, ma è più che altro associato a disturbi riferiti dai soggetti esaminati. In ogni caso, esiste anche un test oggettivo (test di Schirmer) che consente di quantificare la lacrimazione. Solo negli Stati Uniti ne soffre il 17% delle donne e l’11% degli uomini, peggiorando la loro qualità della vita. La prevalenza dei sintomi della sindrome dell’occhio secco aumenta però con l’età: dopo gli 80 anni colpisce l’80% della popolazione. Anche nel caso in cui si soffra di occhio secco è consigliabile sottoporsi a una visita oculistica. Si può sempre fare ricorso a lacrime artificiali o a umettanti oculari, ripristinando così un adeguato film lacrimale. Infatti, la superficie oculare (cornea) non deve mai essere troppo secca perché rappresenta la prima barriera dell’occhio agli agenti esterni potenzialmente nocivi (batteri, polveri, pollini, ecc.).

Fonte principale: British Journal of Ophthalmology

Occhio bionico, riconosciuta una sagoma su tre

Occhio bionico, riconosciuta una sagoma su tre Il dispositivo Argus II non consente attualmente una visione fine degli oggetti Viene riconosciuta mediamente una sagoma su tre di un oggetto della vita quotidiana: avviene con una versione dell’ occhio bionico chiamata Argus II (60 pixel di risoluzione). È quanto si legge in un poster scientifico presentato in Florida nei giorni scorsi in occasione dell’ ARVO 2014 , l’appuntamento più importante dell’oculistica mondiale che si svolge annualmente negli Stati Uniti. I suoi autori sono chiari: la protesi retinica aiuta persone divenute cieche a causa della retinite pigmentosa a identificare oggetti quotidiani. Ci sono però alcune condizioni stringenti: il nervo ottico deve essere integro e la retina deve avere preservato un minimo di vitalità (i non vedenti percepiscono almeno la luce). Risultati modesti I risultati dei test condotti con l’Argus II appaiono tuttora modesti e non fantascientifici come si potrebbe pensare. Infatti dopo aver studiato otto persone a cui era stato impiantato l’occhio bionico si è giunti alle seguenti conclusioni: l’identificazione corretta di un oggetto si è avuta mediamente circa nel 32,8% dei casi con la protesi retinica accesa contro il 12,5% col dispositivo spento. Tuttavia tale percentuale è salita evidenziando meglio i contorni degli oggetti (quindi con l’aumento del contrasto): si è arrivati a una media del 41,4% col dispositivo acceso. Una visione per flash, in scala di grigi Ricordiamo che la visione con occhio bionico avviene per flash successivi, in scala di grigi e può consentire solo una parziale visione centrale. Tra l’altro non sempre l’impianto va a buon fine (e naturalmente l’operazione chirurgica comporta sempre dei rischi). Inoltre, secondo uno studio pubblicato su Archives of Ophthalmology l’impianto sperimentale di retina elettronica ha un tasso di successo del 54% (quindi poco più della metà dei casi). Il lavoro presentato negli Usa è stato firmato da scienziati del National Institute of Health Research, Biomedical Research Centre, Moorfields Eye Hospital, Institute of Ophthalmology, Second Sight Medical Products, Manchester Biomedical Research Centre, Manchester Royal Eye Hospital.

Fonti: ARVO 2014 Annual Meeting Abstracts , Archives of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 14 maggio 2014.

Ultima modifica: 15 maggio

Un gel sperimentale per riparare i danni oculari

Un gel sperimentale per riparare i danni oculari Consentirebbe di creare un “tappo” temporaneo sulla sclera in caso di perforazione. È stato presentato all’ARVO 2014 13 maggio 2014 – In futuro i militari impegnati nei combattimenti potrebbero usare un gel per chiudere i punti di perforazione dell’occhio. Questa soluzione – attualmente sperimentale e testata solo su animali – potrebbe consentire ai soldati di ricorrere a un temporaneo fai-da-te fino all’intervento dell’oculista. Un’équipe di ricercatori californiani ha presentato questa ricerca all’ARVO 2014, considerato il principale appuntamento dell’oculistica mondiale (si è tenuto in Florida, negli Usa, dal 4 all’8 maggio). Questa sorta di “colla biologica” ad uso oculare è di fatto un gel oftalmico che reagisce al calore del bulbo oculare, indurendosi in misura sufficiente da evitare la fuoriuscita del liquido attraverso la sclera (il bianco dell’occhio), ma preservando un’elasticità tale da non provocare danni ai tessuti circostanti. Insomma, in futuro i militari potrebbero essere sempre più spesso dei “Rambo” che si curano da sé in via provvisoria. Se le sperimentazioni avranno esito positivo anche sugli esseri umani, il gel potrebbe avere anche applicazioni utili per i civili (ad esempio su chi ha subito una perforazione del bulbo e non ha la possibilità di essere visitato da un oculista perché si trova in zone remote). In occasione della stessa edizione dell’ARVO si è parlato anche di terapie geniche, nuove tecnologie, staminali, occhio bionico e, infine, di molti argomenti dell’oculistica classica.

Leggi anche: Traumi oculari

Fonte: ARVO