Oltre 11,2 milioni di prestazioni oculistiche in Italia I dati, relativi al 2011, sono stati pubblicati dal Ministero della Salute. Record per analisi di laboratorio e prestazioni diagnostiche Più di 11,2 milioni di prestazioni oculistiche sono state effettuate in strutture pubbliche o private convenzionate nel 2011. È uno dei dati contenuti nell’Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pubblicato nel sito del Ministero della Salute. Eppure c’è ancora chi non si sottopone regolarmente a check-up oculistici periodici, che possono aiutare a prevenire i principali problemi visivi o a trattare tempestivamente eventuali patologie.Complessivamente le visite oculistiche e gli esami effettuati da strutture del Servizio Sanitario e da strutture accreditate sono state più del doppio di quelle otorinolaringoiatriche (quasi 6 milioni) e, comunque, superiori alle prestazioni di ostetricia e ginecologia (oltre 8,2 milioni). Medicina fisica e riabilitazione sono state da record, con quasi 57 milioni di prestazioni in un solo anno, mentre cardiologia si è attestata quasi a 18 milioni di prestazioni. Com’è intuitivo i numeri più elevati sono quelli degli esami e delle prestazioni diagnostiche: la medaglia d’oro va alle analisi di laboratorio (oltre un miliardo) e la medaglia d’argento a quelle radiologiche (oltre 60 milioni). Sempre nel 2011 – sommando la degenza ordinaria al Day Hospital e al Day Surgery – tra pubblico e privato accreditato per l’oculistica ci si è attestati complessivamente, a livello nazionale, a 3677 posti letto. Si prevede che, col nuovo “Patto per la salute” (il Ministero della Salute lo redige d’intesa con le Regioni), vengano ridotti i posti letto negli ospedali più piccoli.
Occhiali da sole, almeno due litri d’acqua al giorno e aria condizionata ben regolata
Il caldo eccessivo è una potenziale minaccia per la salute. Per questo il Ministero della Salute ha pubblicato un decalogo di buone norme da seguire nei mesi più caldi. Si va dalla protezione con occhiali da sole (dotati di filtri a norma di legge) a un adeguato apporto idrico, passando per la protezione con creme solari adatte fino a un impiego intelligente dell’aria condizionata (temperatura non troppo bassa).
Ecco il decalogo ministeriale nel dettaglio:
1. Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata. Evitare di uscire all’aria aperta nelle ore centrali della giornata (dalle ore 11 alle 18). Comunque non dimenticare di mettersi un cappello di colore chiaro e di proteggere gli occhi con occhiali da sole; inoltre occorre prevenire le scottature con creme solari ad alto fattore protettivo [30-50, ndr].
2. Indossare un abbigliamento adeguato e leggero. Sia in casa che all’aperto, indossare abiti leggeri, non aderenti, preferibilmente di fibre naturali, in modo da assorbire meglio il sudore e permettere la traspirazione della cute.
3. Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro. Schermare le finestre esposte al sole utilizzando tapparelle, persiane, tende, ecc. Chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante le ore più fresche della giornata (la sera e la notte).
Se si utilizza l’aria condizionata (consigliata oltre i 30°), ricordarsi che qva utilizzato adottando alcune precauzioni per evitare conseguenze negative sulla salute ed eccessivi consumi energetici. In particolare, si raccomanda di regolare la temperatura tra i 24/25° e i 26/27° centigradi; di coprirsi nel passaggio da un ambiente caldo ad uno più freddo; di provvedere regolarmente alla manutenzione dei dispositivi e alla pulizia regolare dei filtri; di evitare l’uso contemporaneo di elettrodomestici che producono calore e consumo di energia.
4. Ridurre la temperatura corporea. Fare bagni e docce con acqua tiepida, bagnarsi viso e braccia con acqua fresca. In caso di temperature molto elevate porre un panno bagnato sulla nuca.
5. Ridurre il livello di attività fisica. Nelle ore più calde della giornata evitare di praticare all’aperto attività fisica soprattutto se intensa o lavori pesanti.
6. Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta. Bere almeno due litri di acqua al giorno (salvo diversa indicazione del medico curante). Gli anziani devono bere anche se non ne avvertono il bisogno. Evitare di bere alcolici e limitare l’assunzione di bevande gassate o troppo fredde. Mangiare preferibilmente cibi leggeri e ad alto contenuto d’acqua (frutta e verdura). Porre particolare attenzione alla conservazione degli alimenti ed evitare di lasciarli all’aperto per più di due ore.
7. Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina. Se si entra in un’auto parcheggiata al sole, prima di salire aprire gli sportelli, poi iniziare il viaggio a finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione. Prestare attenzione nel sistemare i bambini sui seggiolini di sicurezza, verificando che non siano surriscaldati. Quando si parcheggia la macchina non lasciare mai, nemmeno per pochi minuti, persone o animali nell’abitacolo.
9. Adottare precauzioni particolari in caso di persone a rischio. Una volta arrivato il gran caldo, le persone anziane con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, diabete, ecc.) e coloro che assumono farmaci devono osservare le seguenti precauzioni: consultare il medico per un eventuale aggiustamento della terapia o della frequenza dei controlli clinici e di laboratorio [ad esempio per i diabetici è consigliabile aumentare la frequenza dei controlli glicemici: si veda la scheda informativa sulla retinopatia diabetica, ndr]; segnalare al medico qualsiasi malessere, anche lieve, che sopraggiunga durante la terapia farmacologica; non sospendere mai di propria iniziativa la terapia in corso.
10. Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio. Nei periodi prolungati di caldo intenso, prestare attenzione a familiari o vicini di casa anziani, specialmente se vivono da soli e, ove possibile, aiutarli a svolgere alcune piccole faccende, come fare la spesa, ritirare i farmaci in farmacia, ecc. Segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitino di un intervento, come persone che vivono in situazioni di grave indigenza o di pericolo per la salute (ad es. i senzatetto in condizioni di grave bisogno).
Il Ministero della Salute mette, tra l’altro, a disposizione un numero gratuito di pubblica utilità: è il 1500.
In caso di malessere bisogna contattare il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi d’emergenza, invece, è opportuno chiamare subito il 118.
Occhiali da sole, almeno due litri d’acqua al giorno e aria condizionata ben regolata
Il caldo eccessivo è una potenziale minaccia per la salute. Per questo il Ministero della Salute ha pubblicato un decalogo di buone norme da seguire nei mesi più caldi. Si va dalla protezione con occhiali da sole (dotati di filtri a norma di legge) a un adeguato apporto idrico, passando per la protezione con creme solari adatte fino a un impiego intelligente dell’aria condizionata (temperatura non troppo bassa).
Ecco il decalogo ministeriale nel dettaglio:
1. Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata. Evitare di uscire all’aria aperta nelle ore centrali della giornata (dalle ore 11 alle 18). Comunque non dimenticare di mettersi un cappello di colore chiaro e di proteggere gli occhi con occhiali da sole; inoltre occorre prevenire le scottature con creme solari ad alto fattore protettivo [30-50, ndr].
2. Indossare un abbigliamento adeguato e leggero. Sia in casa che all’aperto, indossare abiti leggeri, non aderenti, preferibilmente di fibre naturali, in modo da assorbire meglio il sudore e permettere la traspirazione della cute.
3. Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro. Schermare le finestre esposte al sole utilizzando tapparelle, persiane, tende, ecc. Chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante le ore più fresche della giornata (la sera e la notte).
Se si utilizza l’aria condizionata (consigliata oltre i 30°), ricordarsi che qva utilizzato adottando alcune precauzioni per evitare conseguenze negative sulla salute ed eccessivi consumi energetici. In particolare, si raccomanda di regolare la temperatura tra i 24/25° e i 26/27° centigradi; di coprirsi nel passaggio da un ambiente caldo ad uno più freddo; di provvedere regolarmente alla manutenzione dei dispositivi e alla pulizia regolare dei filtri; di evitare l’uso contemporaneo di elettrodomestici che producono calore e consumo di energia.
4. Ridurre la temperatura corporea. Fare bagni e docce con acqua tiepida, bagnarsi viso e braccia con acqua fresca. In caso di temperature molto elevate porre un panno bagnato sulla nuca.
5. Ridurre il livello di attività fisica. Nelle ore più calde della giornata evitare di praticare all’aperto attività fisica soprattutto se intensa o lavori pesanti.
6. Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta. Bere almeno due litri di acqua al giorno (salvo diversa indicazione del medico curante). Gli anziani devono bere anche se non ne avvertono il bisogno. Evitare di bere alcolici e limitare l’assunzione di bevande gassate o troppo fredde. Mangiare preferibilmente cibi leggeri e ad alto contenuto d’acqua (frutta e verdura). Porre particolare attenzione alla conservazione degli alimenti ed evitare di lasciarli all’aperto per più di due ore.
7. Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina. Se si entra in un’auto parcheggiata al sole, prima di salire aprire gli sportelli, poi iniziare il viaggio a finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione. Prestare attenzione nel sistemare i bambini sui seggiolini di sicurezza, verificando che non siano surriscaldati. Quando si parcheggia la macchina non lasciare mai, nemmeno per pochi minuti, persone o animali nell’abitacolo.
9. Adottare precauzioni particolari in caso di persone a rischio. Una volta arrivato il gran caldo, le persone anziane con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, diabete, ecc.) e coloro che assumono farmaci devono osservare le seguenti precauzioni: consultare il medico per un eventuale aggiustamento della terapia o della frequenza dei controlli clinici e di laboratorio [ad esempio per i diabetici è consigliabile aumentare la frequenza dei controlli glicemici: si veda la scheda informativa sulla retinopatia diabetica, ndr]; segnalare al medico qualsiasi malessere, anche lieve, che sopraggiunga durante la terapia farmacologica; non sospendere mai di propria iniziativa la terapia in corso.
10. Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio. Nei periodi prolungati di caldo intenso, prestare attenzione a familiari o vicini di casa anziani, specialmente se vivono da soli e, ove possibile, aiutarli a svolgere alcune piccole faccende, come fare la spesa, ritirare i farmaci in farmacia, ecc. Segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitino di un intervento, come persone che vivono in situazioni di grave indigenza o di pericolo per la salute (ad es. i senzatetto in condizioni di grave bisogno).
Il Ministero della Salute mette, tra l’altro, a disposizione un numero gratuito di pubblica utilità: è il 1500.
In caso di malessere bisogna contattare il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi d’emergenza, invece, è opportuno chiamare subito il 118.
In arrivo il nuovo Patto per la Salute Il documento 2014-2016, che sarà firmato dal Ministero della Salute e dalle Regioni, prevede più risparmi e appropriatezza: si prevede che colpisca principalmente le esenzioni dai ticket e i piccoli ospedali I tagli alla sanità arriveranno anche questa volta, ma cambieranno forma: non saranno lineari bensì mirati. Secondo indiscrezioni saranno volti soprattutto a colpire gli ospedali più piccoli e le esenzioni dai ticket. Più efficienza e appropriatezza Il Ministro della Salute Lorenzin, in un suo editoriale pubblicato nella newsletter del Ministero della Salute, spiega la ratio del nuovo Patto per la Salute 2014-2016, che presto dovrà essere sottoscritto dal suo Dicastero e dalle Regioni: “La parola d’ordine è recuperare efficienza ed appropriatezza attraverso l’eliminazione degli sprechi”.Per le prestazioni sanitarie più richieste e a maggior rischio di inappropriatezza ci saranno nuove linee guida a cui i medici si dovranno attenere per capire quando una cura o un esame diagnostico saranno rimborsabili o meno. L’ottica del risparmio farà ovviamente da leitmotiv. Manager pubblici licenziabili? “Spero vivamente – prosegue il Ministro – che riusciremo a fare un Patto per la salute che vada verso il futuro, che risolva quelle criticità del sistema sanitario che non sono più eludibili”. Ci dovrà essere una maggiore flessibilità, con la possibilità di congedare i manager pubblici inefficienti: “Il merito deve essere la nostra stella polare perché, come ho già detto, in sanità chi sbaglia deve andare a casa”. Maggiore assistenza territoriale e domiciliare Sarà importante una “riorganizzazione della rete ospedaliera e del territorio, fondamentale per garantire la continuità assistenziale dall’ospedale al domicilio del cittadino-paziente”. Un aspetto di cui si parla da molti anni, ma fino ad oggi con risultati, in molti casi, ancora insoddisfacenti. Quindi l’assistenza domiciliare andrebbe potenziata, soprattutto per gli anziani, che rappresentano ormai circa il 20 per cento della popolazione italiana. Quant’è umano lei… “Un altro tema al quale tengo molto – sottolinea ancora il Ministro della Salute – è quello dell’umanizzazione delle cure. Nel rispetto della centralità della persona nella sua interezza fisica, psicologica e sociale, va quindi condiviso l’impegno ad attuare interventi di umanizzazione in ambito sanitario che coinvolgano gli aspetti strutturali, organizzativi e relazionali dell’assistenza”.Programmazione, qualità e universalismo Dunque, si punta ad aver un budget costante per 3-4 anni in modo da fare un minimo di programmazione, che “ci permetta di affrontare il futuro – conclude il Ministro Lorenzin – nell’ottica di migliorare qualità, efficienza, appropriatezza, continuando a garantire lo spirito universalistico su cui il nostro sistema è fondato”. Un aspetto che è uno dei fiori all’occhiello della sanità italiana, ma che da qualche tempo ha iniziato a incrinarsi. Meno esenzioni dai ticket L’intenzione dell’esecutivo, inoltre, è quella di andare a colpire le esenzioni dai ticket sanitari (considerate decisamente troppe, dato che metà degli italiani risulta esente e beneficia di circa l’80 per cento delle prestazioni). Insomma, con tutta probabilità ci sarà anche un tentativo di perequazione.Vedi anche: Verso un taglio dei posti letto
SSN, più prevenzione per maggiori risparmi Secondo un’indagine parlamentare conoscitiva è fondamentale diffondere corretti stili di vita5 giugno 2014 – Più investimenti in prevenzione per rendere più efficiente il Servizio Sanitario Nazionale. È questo uno dei concetti-chiave contenuti nell’indagine conoscitiva approvata ieri da due Commissioni riunite della Camera dei Deputati (Bilancio e Affari Sociali). Il documento vuole essere un contributo al “Patto per la salute” che le Regioni e il Ministero della Salute si apprestano a siglare.Migliorare gli stili di vitaNei passi delle conclusioni dedicati alla prevenzione si sottolinea l’importanza dell’adozione di stili di vita corretti. Infatti, si legge nel documento, “nel nostro Paese, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’ottanta per cento delle malattie è determinato da quattro fattori di rischio: fumo, alcool, eccessiva alimentazione e sedentarietà. Tuttavia, la prevenzione, sia in campo sociale sia in campo sanitario, appare ancora insufficiente”. Rafforzare politiche di prevenzioneSi potrà, quindi, ridurre il sovraccarico cui è sottoposto il Servizio Sanitario Nazionale col “rafforzamento delle politiche legate alla prevenzione, con investimenti anche allargati a settori diversi da quello sanitario, che contribuiscano a limitare il ricorso al Servizio sanitario nazionale per finalità di cura, sia in termini di accessi che di livello delle cure richieste”. Da un lato, quindi, bisogna rafforzare le politiche di prevenzione primaria per impedire che nuove persone si ammalino (agendo sull’ambiente e sugli individui). Dall’altro bisogna prevenire, per quanto possibile, le malattie stesse e le loro complicazioni mediante la prevenzione secondaria (ad esempio con screening o check-up periodici). Insomma, conclude il documento parlamentare, “puntare sulla prevenzione comporterebbe il passaggio dalla sanità d’attesa alla sanità d’iniziativa, con un’organizzazione sanitaria che mette al centro dell’attenzione le persone e non le malattie”.Vedi anche: La prevenzione delle malattie oculari
Riabilitazione visiva, verso probabile aumento dei fondi Il Ministero della Salute, grazie alle sollecitazioni della IAPB Italia onlus, ha proposto di aumentare lo stanziamento di almeno un milione di euroVerranno molto probabilmente parzialmente ripristinati i fondi destinati alla riabilitazione visiva in Italia. Il Ministero della Salute (Direzione generale della prevenzione), in sede di assestamento di bilancio, ha richiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze di aumentare di almeno un milione di euro gli attuali stanziamenti ad essa dedicati nel nostro Paese. Il tutto grazie alle ripetute sollecitazioni dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, che lo scorso 24 gennaio ha organizzato un convegno presso il Policlinico A. Gemelli – attraverso il suo Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva – per portare all’attenzione dei Policy Makers la grave situazione in cui versa la riabilitazione visiva in Italia.L’ultima legge di bilancio aveva, infatti, drasticamente ridotto i fondi per la riabilitazione visiva in favore delle Regioni a meno di 200 mila euro, con una decurtazione dello stanziamento originario di oltre il 92 per cento, un importo considerato del tutto insufficiente per un’intera nazione, col conseguente elevato rischio di lasciare senza speranza oltre un milione di italiani colpiti da ipovisione. Infatti le Regioni attualmente non ricevono rimborsi per la riabilitazione visiva da parte del Servizio Sanitario Nazionale, in quanto essa non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Proprio per consentire di continuare ad operare in favore degli ipovedenti, il Dicastero della Salute auspica che l’importo per quest’attività riabilitativa salga fino ad attestarsi presumibilmente intorno a un milione e duecentomila euro. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin avrebbe mostrato, quindi, una considerevole attenzione e sensibilità al tema della disabilità visiva, considerando che il Servizio Sanitario Nazionale non può essere incentrato solo sulla cura, ma lo deve essere maggiormente anche sulla prevenzione e la riabilitazione.
Rapporto annuale 2014: quasi il 15% della popolazione ha almeno una malattia cronica grave
Sono aumentati gli italiani che dichiarano di stare male o molto male, attestandosi attorno al 7,7 per cento della popolazione (circa un punto percentuale in più nel 2012 rispetto al 2005). Sono, inoltre, cresciute in percentuale le persone che soffrono almeno di una patologia cronica grave, soprattutto perché la popolazione è invecchiata. E’ quanto si legge nel Rapporto Annuale 2014 dell’Istat nel capitolo dedicato a “Tendenze demografiche e trasformazioni sociali: nuove sfide per il sistema di welfare”.
Occhio al diabete, ai tumori e alle demenze senili
Le persone colpite almeno da una malattie cronica grave due anni fa erano il 14,8 per cento della popolazione (+1,5% rispetto al 2005). C’è stato, in generale, un incremento della popolazione anziana esposta al rischio di ammalarsi (pensiamo ad esempio, a livello oculare, all’AMD). Il diabete – che tra l’altro causa retinopatia diabetica –, i tumori, l’Alzheimer e le demenze senili sono le patologie che mostrano una dinamica in evidente crescita rispetto al passato.
Più disabili anziani a rischio emarginazione
“Con l’invecchiamento della popolazione – spiega l’Istat – aumenta la disabilità, intesa come una condizione della persona legata a quel ventaglio di attività di vita che subiscono serie di restrizioni a causa di limitazioni funzionali (menomazioni fisiche o sensoriali legate alla vista, all’udito e alla parola). Si tratta di limitazioni che insorgono con il peggioramento delle condizioni di salute e riducono la mobilità degli anziani o le loro capacità sensoriali (vista e udito in particolare)”. Di conseguenza ci può essere un aumento dell’emarginazione sociale degli anziani, almeno se “le politiche sociali non intervengono con adeguate strategie di aiuto e assistenza, che permettano loro di continuare a vivere in maniera autonoma e a partecipare attivamente alla vita sociale”.
L’Italia spende in salute meno della media Ue
Il nostro Paese si attesta al 24,9 per cento delle risorse pro-capite destinate alla spesa sociale, collocandosi tra le ultime posizioni nel contesto europeo (l’Ue a 28 destina mediamente il 29,4 per cento). L’Irlanda è, invece, il Paese che destina la quota più alta di spesa della protezione sociale alla sanità, con il 45 per cento.
Bassa spesa per i minorati
Nel Belpaese la spesa destinata alle persone con disabilità è pari al 5,8 per cento della spesa per la protezione sociale (si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali): “l’impegno economico per questa funzione – scrive l’Istat – ci colloca tra i Paesi europei con le percentuali più basse di spesa destinate alla disabilità, per la quale l’Europa alloca il 7,7 per cento della spesa per la protezione sociale. Tra i 28 Paesi europei spicca la Croazia (17,2 per cento); all’opposto troviamo Malta, con una percentuale pari al 4,1 per cento”.
Il Mezzogiorno resta indietro
Lo svantaggio del Mezzogiorno è strutturale: le condizioni di salute sono mediamente peggiori rispetto al resto del Paese. Più in generale in Italia l’accessibilità alle cure sanitarie è più difficile per chi ha risorse economiche scarse o inadeguate. In oltre la metà dei casi (50,4%), chi rinuncia ad una prestazione sanitaria lo fa per motivi economici, nel 32,4% a causa delle liste di attesa o eccessiva distanza dalle strutture.
Meno spesa sanitaria pubblica e più disuguaglianze, deficit minore
In Italia la spesa sanitaria pubblica tende a diminuire: se era pari a circa 111 miliardi di euro nel 2012, è stata comunque inferiore di circa l’1% rispetto al 2011 e dell’1,5% in confronto al 2010. Eppure c’è qualche aspetto positivo in questo scenario con molte ombre: nella sanità pubblica diminuisce il deficit della Aziende sanitarie, migliora l’appropriatezza organizzativa e clinica, anche se – conclude l’Istat – “persistono le disuguaglianze di salute e di accessibilità alle cure”.
Quei nei da tenere d’occhioPer evitare il rischio di melanoma cutaneo i nei sospetti vanno asportati. Il sole va sempre preso con cautela30 maggio 2014 – Il rischio di tumori della pelle non va mai sottovalutato: i nei sospetti vanno controllati e rimossi (anche se sono sulle palpebre). Ad accendere nuovamente i riflettori sul problema è il Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Bisogna però agire sul fronte della prevenzione anche con una rapida diagnosi.“La tempestiva asportazione di un neo che degenera in melanoma – assicura il Gemelli – garantisce la guarigione al 100%”. Infatti, “programmi di prevenzione e diagnosi precoce hanno dimostrato che di melanoma si guarisce”. Sono più a rischio le persone tra i 25 e i 50 anni, soprattutto le donne. Tuttavia il melanoma – che riguarda l’occhio nel 3% dei casi – può colpire chiunque e ad ogni età.In sintesi, le regole citate per godere spensieratamente dell’aria aperta e delle vacanze sono: 1) esporsi al sole gradualmente evitando le ore centrali della giornata (dalle 12 alle 16);2) far uso di creme solari adeguate, con filtri elevati (30-50), applicandole ogni due ore durante l’esposizione;3) usare occhiali da sole a norma di legge e, quando necessario, anche un cappellino e una maglietta.
Il Ministero della Salute chiede i danni alle farmaceutiche Sotto accusa supposte pratiche illecite riguardo a un farmaco contro il glaucoma e alle iniezioni intravitreali contro l’AMD umida 29 maggio 2014 – Cresce lo scontro tra lo Stato e gli interessi privati di tre multinazionali farmaceutiche (Pfizer, Roche e Novartis) che producono alcuni farmaci ad uso oculare. Il Ministero della Salute ha reso noto il 28 maggio di avere chiesto sia i danni patrimoniali (14 milioni di euro) sia i danni non patrimoniali alla Pfizer per abuso di posizione dominante in relazione a un farmaco contro la forma più comune di glaucoma (Xalatan), una malattia correlata a una pressione oculare eccessiva.Inoltre continua la controversia riguardo alle iniezioni che vengono praticate nel bulbo oculare (intravitreali di anti-VEGF) per bloccare la proliferazione indesiderata di vasi retinici che danneggiano rapidamente la visione centrale (per l’AMD umida, detta anche essudativa o neovascolare, la forma più grave di degenerazione maculare legata all’età). Se da un lato esiste un farmaco molto più economico concepito però per trattare il tumore al colon (Avastin con impiego off-label, che esula dalle indicazioni del foglietto illustrativo), dall’altro ne è stato sintetizzato un altro molto simile per specifico uso oftalmico (Lucentis). Il Consiglio Superiore di Sanità ha sostenuto tuttavia, il 14 aprile 2014, come tra i due farmaci non esistano differenze “statisticamente significative” né a livello di efficacia né di sicurezza. Inoltre l’Antitrust ha comminato una multa alle due aziende farmaceutiche produttrici per pratiche anticoncorrenziali.Di conseguenza – dando credito alla tesi accusatoria di “un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza finalizzata alla commercializzazione del farmaco Lucentis molto più costoso del farmaco Avastin, ad esso equivalente” – il Dicastero della Salute ha richiesto alle società farmaceutiche coinvolte (Roche e Novartis) il risarcimento di tutti i danni patrimoniali (circa 45 milioni nel 2012, 540 milioni nel 2013 e 615 milioni nel 2014) e non patrimoniali “arrecati illecitamente al Sistema Sanitario Nazionale” (per un totale di 1,2 miliardi di euro).Novartis ha precisato però che “non ha ricevuto al momento alcuna notifica”. Inoltre la grande azienda farmaceutica svizzera “respinge in maniera decisa le accuse di pratiche anti-concorrenziali e per questo ha impugnato il provvedimento dell’autorità Antitrust dinanzi al TAR del Lazio: il procedimento è ancora in corso e la sentenza è attesa entro la fine dell’anno”. “Pertanto – prosegue Novartis in una nota diffusa il 28 maggio 2014 – risulta infondata qualsiasi richiesta di risarcimento così come le cifre indicate nella comunicazione del Ministero che non trovano alcuna corrispondenza con la realtà dei fatti”. Infine la multinazionale farmaceutica “ribadisce la correttezza del proprio operato e di avere sempre agito nel pieno rispetto della normativa italiana ed europea”.
Corteccia visiva attivata anche da stimoli non retinici Suoni e parole hanno un potere evocativo che non va affatto sottovalutato 28 maggio 2014 – La corteccia visiva si attiva anche con suoni e parole, non solo con la visione diretta delle immagini. Una serie di cinque esperimenti è stata condotta in Scozia e in Svizzera sfruttando la risonanza magnetica funzionale, che ha evidenziato una precisa interazione tra stimoli uditivi e l’area cerebrale principale deputata alla visione.Infatti, a un gruppo di volontari bendati sono stati fatti ascoltare tre tipi di suoni: il canto degli uccelli, il rumore del traffico e il parlottio di una folla. Tali suoni – spiegano i ricercatori su Current Biology – possono avere indotto delle “aspettative o delle rappresentazioni mentali”. Insomma, ognuno di noi, quando ascolta un suono, evoca una scena o pensa a un concetto (che diventa “un’unica forma di input non-retinico nella corteccia visiva primaria”). Dunque i ricercatori hanno concluso che gli esperimenti offrono una prova sempre più stringente dell’esistenza di un feedback coerente d’informazioni astratte proveniente da
Fonti non retiniche. Come dire: gli occhi sono importanti, ma non sono tutto. Un racconto e un suono possiedono un potere evocativo che può provocare una visualizzazione di tipo mentale che ormai ha un riscontro sperimentale attendibile. Nota Tale esame (fMRI) permette di mappare l’attività delle aree cerebrali nel momento in cui si eseguono determinati compiti.