Vita più lunga per ricette malati cronici La proposta del Ministro della Salute: passare l’impegnativa da una scadenza di 60 giorni a 18017 giugno 2014 – I malati cronici potranno prendersela più comoda: il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin punta a triplicare i tempi di scadenza delle loro ricette. Col decreto legge semplificazioni si dovrebbe passare dai canonici 60 giorni a 180. Con meno sovraccarico per i medici di famiglia e meno disagi per i malati stessi. “Abbiamo fatto un importante passo in avanti – ha commentato il Ministro della Salute – nel segno della semplificazione, dell’appropriatezza e delle regole a vantaggio di cittadini ed operatori sanitari”.Secondo il Ministero della Salute si tratta di “una grande novità per i malati cronici, cioè per più di 14 milioni di persone che rappresentano il 24% degli assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale”. Di conseguenza si ridurranno le file dal medico di famiglia: “il malato potrà così andare per le ricette solo una volta ogni 6 mesi e si potranno prescrivere 6 scatole ogni ricetta (salvo naturalmente indicazioni diverse del medico curante). Uno snellimento burocratico che va a tutto vantaggio dei malati cronici e delle loro famiglie”.
Schermi da tenere d’occhio Un lavoro quotidiano prolungato al computer può contribuire ad alterare le lacrime. Fondamentali le pause regolariIl vostro monitor rischia di lasciare i vostri occhi a secco. Infatti, un abuso nell’impiego dello schermo può causare secchezza oculare per diverse ragioni, causando bruciore o senso di fastidio. Non solo si riduce l’ammiccamento (si sbattono di meno le palpebre), ma può persino cambiare la composizione delle lacrime. In Giappone è stata condotta una ricerca su 96 volontari di mezza età (poco più di 41 anni in media) che trascorrevano al computer dell’ufficio un tempo variabile. Al 9% dei partecipanti è stata diagnosticata la sindrome dell’ occhio secco , mentre il 57% probabilmente ne soffriva. La concentrazione media di mucine nelle lacrime – secrezioni viscose della congiuntiva, che fungono da lubrificante protettivo – era maggiore nelle persone che trascorrevano meno tempo davanti al monitor; inoltre, tale concentrazione era ancora più bassa in chi lamentava affaticamento oculare. Per stabilirlo i ricercatori hanno periodicamente prelevato lacrime dal fornice degli occhi dei volontari per poi analizzarle chimicamente.Se da un lato ci può essere ridotta produzione di film lacrimale che garantisce una corretta lubrificazione della superficie oculare, dall’altra ci può essere un’alterazione nella composizione stessa delle lacrime (dislacrimia). Dunque potrebbe essere necessaria – previa consultazione di un medico oculista – l’instillazione di lacrime artificiali, soprattutto quando negli uffici si fa uso di aria condizionata (che, secondo il Ministero della Salute, dovrebbe essere regolata tra i 24° e i 26° centigradi). N. B. è sconsigliabile l’impiego prolungato di lenti a contatto se si è videoterminalisti, per cui è meglio mettere occhiali dotati di lenti antiriflesso. In generale, prima di mettere lenti a contatto è opportuno consultare un contattologo, che potrà valutare anche il tipo di lacrimazione. Sono fondamentali pause regolari quando si lavora al computer (un quarto d’ora ogni due ore o cinque minuti ogni tre quarti d’ora). Quando si “staccano“ gli occhi dal monitor bisogna guardare lontano (almeno a sei metri di distanza) e non mettersi né su un altro dispositivo elettronico (tipo tablet o smartphone) né leggere la carta stampata. Dopo una possibile breve pausa
Leggi anche: Come usare i videoterminali——- il liquido lacrimale ha una componente acquosa di natura salina, un’altra oleosa (lipidica) e una terza glicoproteica (mucine).
Schermi da tenere d’occhio Un lavoro quotidiano prolungato al computer può contribuire ad alterare le lacrime. Fondamentali le pause regolariIl vostro monitor rischia di lasciare i vostri occhi a secco. Infatti, un abuso nell’impiego dello schermo può causare secchezza oculare per diverse ragioni, causando bruciore o senso di fastidio. Non solo si riduce l’ammiccamento (si sbattono di meno le palpebre), ma può persino cambiare la composizione delle lacrime. In Giappone è stata condotta una ricerca su 96 volontari di mezza età (poco più di 41 anni in media) che trascorrevano al computer dell’ufficio un tempo variabile. Al 9% dei partecipanti è stata diagnosticata la sindrome dell’ occhio secco , mentre il 57% probabilmente ne soffriva. La concentrazione media di mucine nelle lacrime – secrezioni viscose della congiuntiva, che fungono da lubrificante protettivo – era maggiore nelle persone che trascorrevano meno tempo davanti al monitor; inoltre, tale concentrazione era ancora più bassa in chi lamentava affaticamento oculare. Per stabilirlo i ricercatori hanno periodicamente prelevato lacrime dal fornice degli occhi dei volontari per poi analizzarle chimicamente.Se da un lato ci può essere ridotta produzione di film lacrimale che garantisce una corretta lubrificazione della superficie oculare, dall’altra ci può essere un’alterazione nella composizione stessa delle lacrime (dislacrimia). Dunque potrebbe essere necessaria – previa consultazione di un medico oculista – l’instillazione di lacrime artificiali, soprattutto quando negli uffici si fa uso di aria condizionata (che, secondo il Ministero della Salute, dovrebbe essere regolata tra i 24° e i 26° centigradi). N. B. è sconsigliabile l’impiego prolungato di lenti a contatto se si è videoterminalisti, per cui è meglio mettere occhiali dotati di lenti antiriflesso. In generale, prima di mettere lenti a contatto è opportuno consultare un contattologo, che potrà valutare anche il tipo di lacrimazione. Sono fondamentali pause regolari quando si lavora al computer (un quarto d’ora ogni due ore o cinque minuti ogni tre quarti d’ora). Quando si “staccano“ gli occhi dal monitor bisogna guardare lontano (almeno a sei metri di distanza) e non mettersi né su un altro dispositivo elettronico (tipo tablet o smartphone) né leggere la carta stampata. Dopo una possibile breve pausa
Leggi anche: Come usare i videoterminali——- il liquido lacrimale ha una componente acquosa di natura salina, un’altra oleosa (lipidica) e una terza glicoproteica (mucine).
Nuova decisione Aifa su farmaco AMD umidaL’Agenzia italiana del farmaco: le iniezioni intravitreali di Avastin entrano nella lista dei farmaci di uso consolidato per la forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età 11 giugno 2014 – Il trattamento della forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età ( AMD umida o essudativa) potrebbe pesare meno sulle casse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ( Aifa ) si è espressa, infatti, a favore dell’inserimento di bevacizumab (Avastin) nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tuttavia solo le farmacie ospedaliere potranno preparare il farmaco in singole dosi (per garantirne la sterilità) e le iniezioni intravitreali potranno essere effettuate unicamente in centri oculistici specializzati. Si tratta di iniezioni praticate nel bulbo oculare contenenti un principio attivo che può rallentare fortemente la formazione di vasi sanguigni dannosi per la retina, che possono causare cecità centrale.La Commissione tecnico scientifica, scrive l’Aifa, nella seduta del 9 e 10 giugno “ha accolto la richiesta per l’utilizzo del farmaco nell’indicazione non registrata, individuando all’unanimità una serie di condizioni indispensabili a tutela della salute dei pazienti:-il confezionamento in monodose del farmaco bevacizumab per l’uso intravitreale dovrà essere effettuato, per garantirne la sterilità, esclusivamente dalle farmacie ospedaliere in possesso dei requisiti necessari, nel rispetto delle Norme di Buona Preparazione;-la somministrazione di bevacizumab per uso intravitreale dovrà essere riservata a centri oculistici ad alta specializzazione presso ospedali pubblici individuati dalle Regioni;-la somministrazione del farmaco – puntualizza l’Aifa – potrà avvenire solo previa sottoscrizione da parte del paziente del consenso informato, che contenga le motivazioni scientifiche accompagnate da adeguate informazioni sull’esistenza di alternative terapeutiche approvate, seppure ad un costo più elevato a carico del SSN;-l’attivazione di un registro di monitoraggio a cui sia allegata la scheda di segnalazione delle reazioni avverse”.La stessa Commissione tecnico scientifica, tuttavia, introduce una riserva: quella di poter fare in futuro una diversa valutazione in seguito dell’analisi dei dati raccolti direttamente o di ogni ulteriore evidenza scientifica.“Con riferimento alla decisione di Aifa volta ad implementare la nuova legge sull’impiego di farmaci off label, Novartis – commenta la multinazionale farmaceutica – esprime la sua forte preoccupazione in merito alla rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale – seppur limitata a specifici centri di riferimento – dell’utilizzo off label di Avastin come alternativa al farmaco approvato Lucentis per il trattamento dei pazienti affetti da patologie oftalmiche”. Note ai sensi della legge 648/96 Il suo parere, scrive l’Aifa, “è stato espresso alla luce delle richieste avanzate dalle Regioni Veneto ed Emilia Romagna per l’inserimento di bevacizumab nella lista della legge 648/96 (lista classica) per la degenerazione maculare legata all’età, visto il parere del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) in merito al profilo di sicurezza e di efficacia dei farmaci Avastin e Lucentis (sezione V seduta del 15 aprile 2014) e la nuova regolamentazione sull’uso off-label dei farmaci (DL 20 marzo 2014 convertito in Legge n. 79 del 16 maggio 2014)”.
Creata una “mini-retina” in vitro , è sensibile alla luceOttenuta con cellule staminali riprogrammate, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio 11 giugno 2014 – è stata creata in laboratorio una “mini-retina” piuttosto rudimentale partendo da cellule staminaligeneticamente riprogrammate: è sensibile alla luce e, dunque, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio per trattare gravi danni visivi che coinvolgono il fondo oculare. “Molte forme di cecità – scrivono ricercatori cinesi e americani su Nature Communications – sono causate da una disfunzione o da una perdita di fotorecettori retinici”. Per questo le cellule staminali pluripotenti indotte (iPCS) offrono grandi potenzialità: si possono “ricreare in vitro caratteristiche chiave strutturali e funzionali di una retina naturale” partendo proprio da cellule – ‘ringiovanite’ riprogrammando il loro Dna – che vengono fatte crescere nella direzione desiderata. In questo caso ricercatori della Johns Hopkins University (Usa) e di altre università hanno generato un tessuto retinico tridimensionale. Eppure si tratta solo di uno dei passi iniziali di questo tipo di ricerca; per ora i risultati sperimentali non hanno alcuna applicazione clinica immediata. Attualmente la scienza medica non consente un trapianto di retina neanche da un essere umano all’altro. In caso di un suo distacco si deve intervenire rapidamente prima che muoia questo fine tessuto nervoso: si cerca di riattaccarlo con un intervento chirurgico tempestivo. In futuro potrebbe essere diverso, almeno se questa strada di ricerca darà i suoi frutti. Insomma – è il caso di dirlo – un giorno si vedrà.
Nuova decisione Aifa su farmaco AMD umidaL’Agenzia italiana del farmaco: le iniezioni intravitreali di Avastin entrano nella lista dei farmaci di uso consolidato per la forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età 11 giugno 2014 – Il trattamento della forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età ( AMD umida o essudativa) potrebbe pesare meno sulle casse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ( Aifa ) si è espressa, infatti, a favore dell’inserimento di bevacizumab (Avastin) nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tuttavia solo le farmacie ospedaliere potranno preparare il farmaco in singole dosi (per garantirne la sterilità) e le iniezioni intravitreali potranno essere effettuate unicamente in centri oculistici specializzati. Si tratta di iniezioni praticate nel bulbo oculare contenenti un principio attivo che può rallentare fortemente la formazione di vasi sanguigni dannosi per la retina, che possono causare cecità centrale.La Commissione tecnico scientifica, scrive l’Aifa, nella seduta del 9 e 10 giugno “ha accolto la richiesta per l’utilizzo del farmaco nell’indicazione non registrata, individuando all’unanimità una serie di condizioni indispensabili a tutela della salute dei pazienti:-il confezionamento in monodose del farmaco bevacizumab per l’uso intravitreale dovrà essere effettuato, per garantirne la sterilità, esclusivamente dalle farmacie ospedaliere in possesso dei requisiti necessari, nel rispetto delle Norme di Buona Preparazione;-la somministrazione di bevacizumab per uso intravitreale dovrà essere riservata a centri oculistici ad alta specializzazione presso ospedali pubblici individuati dalle Regioni;-la somministrazione del farmaco – puntualizza l’Aifa – potrà avvenire solo previa sottoscrizione da parte del paziente del consenso informato, che contenga le motivazioni scientifiche accompagnate da adeguate informazioni sull’esistenza di alternative terapeutiche approvate, seppure ad un costo più elevato a carico del SSN;-l’attivazione di un registro di monitoraggio a cui sia allegata la scheda di segnalazione delle reazioni avverse”.La stessa Commissione tecnico scientifica, tuttavia, introduce una riserva: quella di poter fare in futuro una diversa valutazione in seguito dell’analisi dei dati raccolti direttamente o di ogni ulteriore evidenza scientifica.“Con riferimento alla decisione di Aifa volta ad implementare la nuova legge sull’impiego di farmaci off label, Novartis – commenta la multinazionale farmaceutica – esprime la sua forte preoccupazione in merito alla rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale – seppur limitata a specifici centri di riferimento – dell’utilizzo off label di Avastin come alternativa al farmaco approvato Lucentis per il trattamento dei pazienti affetti da patologie oftalmiche”. Note ai sensi della legge 648/96 Il suo parere, scrive l’Aifa, “è stato espresso alla luce delle richieste avanzate dalle Regioni Veneto ed Emilia Romagna per l’inserimento di bevacizumab nella lista della legge 648/96 (lista classica) per la degenerazione maculare legata all’età, visto il parere del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) in merito al profilo di sicurezza e di efficacia dei farmaci Avastin e Lucentis (sezione V seduta del 15 aprile 2014) e la nuova regolamentazione sull’uso off-label dei farmaci (DL 20 marzo 2014 convertito in Legge n. 79 del 16 maggio 2014)”.
Creata una “mini-retina” in vitro , è sensibile alla luceOttenuta con cellule staminali riprogrammate, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio 11 giugno 2014 – è stata creata in laboratorio una “mini-retina” piuttosto rudimentale partendo da cellule staminaligeneticamente riprogrammate: è sensibile alla luce e, dunque, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio per trattare gravi danni visivi che coinvolgono il fondo oculare. “Molte forme di cecità – scrivono ricercatori cinesi e americani su Nature Communications – sono causate da una disfunzione o da una perdita di fotorecettori retinici”. Per questo le cellule staminali pluripotenti indotte (iPCS) offrono grandi potenzialità: si possono “ricreare in vitro caratteristiche chiave strutturali e funzionali di una retina naturale” partendo proprio da cellule – ‘ringiovanite’ riprogrammando il loro Dna – che vengono fatte crescere nella direzione desiderata. In questo caso ricercatori della Johns Hopkins University (Usa) e di altre università hanno generato un tessuto retinico tridimensionale. Eppure si tratta solo di uno dei passi iniziali di questo tipo di ricerca; per ora i risultati sperimentali non hanno alcuna applicazione clinica immediata. Attualmente la scienza medica non consente un trapianto di retina neanche da un essere umano all’altro. In caso di un suo distacco si deve intervenire rapidamente prima che muoia questo fine tessuto nervoso: si cerca di riattaccarlo con un intervento chirurgico tempestivo. In futuro potrebbe essere diverso, almeno se questa strada di ricerca darà i suoi frutti. Insomma – è il caso di dirlo – un giorno si vedrà.
Oltre 11,2 milioni di prestazioni oculistiche in Italia I dati, relativi al 2011, sono stati pubblicati dal Ministero della Salute. Record per analisi di laboratorio e prestazioni diagnostiche Più di 11,2 milioni di prestazioni oculistiche sono state effettuate in strutture pubbliche o private convenzionate nel 2011. È uno dei dati contenuti nell’Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pubblicato nel sito del Ministero della Salute. Eppure c’è ancora chi non si sottopone regolarmente a check-up oculistici periodici, che possono aiutare a prevenire i principali problemi visivi o a trattare tempestivamente eventuali patologie.Complessivamente le visite oculistiche e gli esami effettuati da strutture del Servizio Sanitario e da strutture accreditate sono state più del doppio di quelle otorinolaringoiatriche (quasi 6 milioni) e, comunque, superiori alle prestazioni di ostetricia e ginecologia (oltre 8,2 milioni). Medicina fisica e riabilitazione sono state da record, con quasi 57 milioni di prestazioni in un solo anno, mentre cardiologia si è attestata quasi a 18 milioni di prestazioni. Com’è intuitivo i numeri più elevati sono quelli degli esami e delle prestazioni diagnostiche: la medaglia d’oro va alle analisi di laboratorio (oltre un miliardo) e la medaglia d’argento a quelle radiologiche (oltre 60 milioni). Sempre nel 2011 – sommando la degenza ordinaria al Day Hospital e al Day Surgery – tra pubblico e privato accreditato per l’oculistica ci si è attestati complessivamente, a livello nazionale, a 3677 posti letto. Si prevede che, col nuovo “Patto per la salute” (il Ministero della Salute lo redige d’intesa con le Regioni), vengano ridotti i posti letto negli ospedali più piccoli.
Occhiali da sole, almeno due litri d’acqua al giorno e aria condizionata ben regolata
Il caldo eccessivo è una potenziale minaccia per la salute. Per questo il Ministero della Salute ha pubblicato un decalogo di buone norme da seguire nei mesi più caldi. Si va dalla protezione con occhiali da sole (dotati di filtri a norma di legge) a un adeguato apporto idrico, passando per la protezione con creme solari adatte fino a un impiego intelligente dell’aria condizionata (temperatura non troppo bassa).
Ecco il decalogo ministeriale nel dettaglio:
1. Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata. Evitare di uscire all’aria aperta nelle ore centrali della giornata (dalle ore 11 alle 18). Comunque non dimenticare di mettersi un cappello di colore chiaro e di proteggere gli occhi con occhiali da sole; inoltre occorre prevenire le scottature con creme solari ad alto fattore protettivo [30-50, ndr].
2. Indossare un abbigliamento adeguato e leggero. Sia in casa che all’aperto, indossare abiti leggeri, non aderenti, preferibilmente di fibre naturali, in modo da assorbire meglio il sudore e permettere la traspirazione della cute.
3. Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro. Schermare le finestre esposte al sole utilizzando tapparelle, persiane, tende, ecc. Chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante le ore più fresche della giornata (la sera e la notte).
Se si utilizza l’aria condizionata (consigliata oltre i 30°), ricordarsi che qva utilizzato adottando alcune precauzioni per evitare conseguenze negative sulla salute ed eccessivi consumi energetici. In particolare, si raccomanda di regolare la temperatura tra i 24/25° e i 26/27° centigradi; di coprirsi nel passaggio da un ambiente caldo ad uno più freddo; di provvedere regolarmente alla manutenzione dei dispositivi e alla pulizia regolare dei filtri; di evitare l’uso contemporaneo di elettrodomestici che producono calore e consumo di energia.
4. Ridurre la temperatura corporea. Fare bagni e docce con acqua tiepida, bagnarsi viso e braccia con acqua fresca. In caso di temperature molto elevate porre un panno bagnato sulla nuca.
5. Ridurre il livello di attività fisica. Nelle ore più calde della giornata evitare di praticare all’aperto attività fisica soprattutto se intensa o lavori pesanti.
6. Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta. Bere almeno due litri di acqua al giorno (salvo diversa indicazione del medico curante). Gli anziani devono bere anche se non ne avvertono il bisogno. Evitare di bere alcolici e limitare l’assunzione di bevande gassate o troppo fredde. Mangiare preferibilmente cibi leggeri e ad alto contenuto d’acqua (frutta e verdura). Porre particolare attenzione alla conservazione degli alimenti ed evitare di lasciarli all’aperto per più di due ore.
7. Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina. Se si entra in un’auto parcheggiata al sole, prima di salire aprire gli sportelli, poi iniziare il viaggio a finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione. Prestare attenzione nel sistemare i bambini sui seggiolini di sicurezza, verificando che non siano surriscaldati. Quando si parcheggia la macchina non lasciare mai, nemmeno per pochi minuti, persone o animali nell’abitacolo.
9. Adottare precauzioni particolari in caso di persone a rischio. Una volta arrivato il gran caldo, le persone anziane con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, diabete, ecc.) e coloro che assumono farmaci devono osservare le seguenti precauzioni: consultare il medico per un eventuale aggiustamento della terapia o della frequenza dei controlli clinici e di laboratorio [ad esempio per i diabetici è consigliabile aumentare la frequenza dei controlli glicemici: si veda la scheda informativa sulla retinopatia diabetica, ndr]; segnalare al medico qualsiasi malessere, anche lieve, che sopraggiunga durante la terapia farmacologica; non sospendere mai di propria iniziativa la terapia in corso.
10. Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio. Nei periodi prolungati di caldo intenso, prestare attenzione a familiari o vicini di casa anziani, specialmente se vivono da soli e, ove possibile, aiutarli a svolgere alcune piccole faccende, come fare la spesa, ritirare i farmaci in farmacia, ecc. Segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitino di un intervento, come persone che vivono in situazioni di grave indigenza o di pericolo per la salute (ad es. i senzatetto in condizioni di grave bisogno).
Il Ministero della Salute mette, tra l’altro, a disposizione un numero gratuito di pubblica utilità: è il 1500.
In caso di malessere bisogna contattare il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi d’emergenza, invece, è opportuno chiamare subito il 118.
Occhiali da sole, almeno due litri d’acqua al giorno e aria condizionata ben regolata
Il caldo eccessivo è una potenziale minaccia per la salute. Per questo il Ministero della Salute ha pubblicato un decalogo di buone norme da seguire nei mesi più caldi. Si va dalla protezione con occhiali da sole (dotati di filtri a norma di legge) a un adeguato apporto idrico, passando per la protezione con creme solari adatte fino a un impiego intelligente dell’aria condizionata (temperatura non troppo bassa).
Ecco il decalogo ministeriale nel dettaglio:
1. Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata. Evitare di uscire all’aria aperta nelle ore centrali della giornata (dalle ore 11 alle 18). Comunque non dimenticare di mettersi un cappello di colore chiaro e di proteggere gli occhi con occhiali da sole; inoltre occorre prevenire le scottature con creme solari ad alto fattore protettivo [30-50, ndr].
2. Indossare un abbigliamento adeguato e leggero. Sia in casa che all’aperto, indossare abiti leggeri, non aderenti, preferibilmente di fibre naturali, in modo da assorbire meglio il sudore e permettere la traspirazione della cute.
3. Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro. Schermare le finestre esposte al sole utilizzando tapparelle, persiane, tende, ecc. Chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante le ore più fresche della giornata (la sera e la notte).
Se si utilizza l’aria condizionata (consigliata oltre i 30°), ricordarsi che qva utilizzato adottando alcune precauzioni per evitare conseguenze negative sulla salute ed eccessivi consumi energetici. In particolare, si raccomanda di regolare la temperatura tra i 24/25° e i 26/27° centigradi; di coprirsi nel passaggio da un ambiente caldo ad uno più freddo; di provvedere regolarmente alla manutenzione dei dispositivi e alla pulizia regolare dei filtri; di evitare l’uso contemporaneo di elettrodomestici che producono calore e consumo di energia.
4. Ridurre la temperatura corporea. Fare bagni e docce con acqua tiepida, bagnarsi viso e braccia con acqua fresca. In caso di temperature molto elevate porre un panno bagnato sulla nuca.
5. Ridurre il livello di attività fisica. Nelle ore più calde della giornata evitare di praticare all’aperto attività fisica soprattutto se intensa o lavori pesanti.
6. Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta. Bere almeno due litri di acqua al giorno (salvo diversa indicazione del medico curante). Gli anziani devono bere anche se non ne avvertono il bisogno. Evitare di bere alcolici e limitare l’assunzione di bevande gassate o troppo fredde. Mangiare preferibilmente cibi leggeri e ad alto contenuto d’acqua (frutta e verdura). Porre particolare attenzione alla conservazione degli alimenti ed evitare di lasciarli all’aperto per più di due ore.
7. Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina. Se si entra in un’auto parcheggiata al sole, prima di salire aprire gli sportelli, poi iniziare il viaggio a finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione. Prestare attenzione nel sistemare i bambini sui seggiolini di sicurezza, verificando che non siano surriscaldati. Quando si parcheggia la macchina non lasciare mai, nemmeno per pochi minuti, persone o animali nell’abitacolo.
9. Adottare precauzioni particolari in caso di persone a rischio. Una volta arrivato il gran caldo, le persone anziane con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, diabete, ecc.) e coloro che assumono farmaci devono osservare le seguenti precauzioni: consultare il medico per un eventuale aggiustamento della terapia o della frequenza dei controlli clinici e di laboratorio [ad esempio per i diabetici è consigliabile aumentare la frequenza dei controlli glicemici: si veda la scheda informativa sulla retinopatia diabetica, ndr]; segnalare al medico qualsiasi malessere, anche lieve, che sopraggiunga durante la terapia farmacologica; non sospendere mai di propria iniziativa la terapia in corso.
10. Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio. Nei periodi prolungati di caldo intenso, prestare attenzione a familiari o vicini di casa anziani, specialmente se vivono da soli e, ove possibile, aiutarli a svolgere alcune piccole faccende, come fare la spesa, ritirare i farmaci in farmacia, ecc. Segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitino di un intervento, come persone che vivono in situazioni di grave indigenza o di pericolo per la salute (ad es. i senzatetto in condizioni di grave bisogno).
Il Ministero della Salute mette, tra l’altro, a disposizione un numero gratuito di pubblica utilità: è il 1500.
In caso di malessere bisogna contattare il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi d’emergenza, invece, è opportuno chiamare subito il 118.